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mercoledì 26 giugno 2019

Dall'immagine alla Somiglianza


Il nome di Adamo è quello dell'umanità di tutti i tempi, quello di ciascuno di noi, uomini e donne.
È l'"uomo".
-"Creato" nel sesto giorno della Genesi, "a immagine di Dio", è chiamato a essere "fatto a sua somiglianza"; questo "fare" nettamente distinto dal "creare" è l'opera divino-umana di tutte di tutta la vita, la dinamica della nostra storia personale o collettiva.
Questo Adamo è creato "maschio e femmina"; ciò significa che su un piano animale -quello del sesto giorno- noi siamo biologicamente uomini e donne capaci di riproduzione; ma sul piano dell'uomo che emerge alla sua reale dimensione d'uomo, al di sopra dell'animale, capace di mutazioni per andare verso la "somiglianza" -quello del settimo giorno-, il significato è diverso.
Ogni essere umano è allora "maschio" quando "si ricorda" dell'immenso potenziale di cui è costituito nelle sue profondità; questo potenziale è chiamato la adamah, che è madre delle profondità, il polo "femminile" nel cuore del quale è sigillata segretamente l'immagine divina, seme di ogni essere, che costituisce la propria, unica persona (sebbene paradossalmente e poiché immagine di Dio, ogni essere sia anche l'umanità tutta intera; ogni parte di un tutto ricostruisce questo tutto).
Andare dall'immagine alla somiglianza significa realizzare questo potenziale nello sposalizio maschio-femmina, intendendolo a quel secondo livello che abbiamo detto sopra.
L'albero della conoscenza piantato in mezzo al giardino dell'Eden, non è quello della conoscenza "del bene e del male".
Queste due ultime parole qualificano rispettivamente la luce e la tenebra, cioè, nell' interiorità dell'uomo, la coscienza, e ciò che è ancora non cosciente e che costituisce il potenziale (di cui parlavo sopra).
Questo albero è l'uomo stesso (uomini e donne) nei suoi due lati cosciente e incosciente, relativi ai due rispettivi poli maschile e femminile che l'ebraico chiama: compiuto e incompiuto.
Quando nel secondo capitolo della Genesi, Dio mostra ad Adamo il suo lato (e non la costola) non compiuto, gli fa scoprire quella sua parte "femminile", con la quale fino a quel momento era totalmente confuso - è il primo "processo di differenziazione" caro a Jung - perché egli la sposi.
Questo suo lato è carico del seme divino chiamato dalla tradizione il NOME.
Ciascuno di noi è in seminato nel suo NOME segreto.
Questo seme è il bambino divino che dobbiamo far crescere nel corso delle nozze interiori che sono ancora l'avventura di un'immensa gestazione.
Il femminile interiore ad ogni essere e gravido del seme divino costituisce quel nostro lato in cui, all'inizio, siamo del tutto incoscienti perché siamo altrettanto totalmente confusi con esso.
Questo nostro inconscio guida la danza della vita finché all'improvviso... appare la luce d'un gioco nuovo!
E la vita reale comincia; essa è la storia del nostro compimento.
Il dramma, detto della "caduta" trascina l'uomo a dimenticare la vocazione a sponsali interiori e dunque a far nascere se stesso ad altri livelli di coscienza; lo trascina a normalizzare il suo stato di incoscienza in un identificazione quasi totale alla sua situazione animale del sesto giorno della Genesi.
Tale stato di incoscienza genere allora la schiavitù interiore dell'uomo.
L'ebreo, prototipo dell'umanità, sarà chiamato a vivere concretamente questa situazione in un'esperienza storica di estrema schiavitù in Egitto.
L'ebreo simboleggia in noi colui nel quale si apre uno spazio di coscienza via via più ampio attraverso mutazioni successive, mentre l'egiziano rappresenta colui che resta bloccato dalle forze di schiavitù interiore e chi si oppone ad ogni crescita di coscienza.
Ogni situazione esteriore è rivelatrice di uno stato interiore
Tratto da "L'Egitto interiore" Annick de Souzenelle

mercoledì 19 giugno 2019

La Grande Principessa

Intorno al 1537 a.C. o 17 anni prima della nascita di Mosè, nacque la più illustre delle donne di tutta la storia egiziana.
Si chiamava Hatshepsut e era l'unica figlia di Thoutmes I.
Sua madre, la regina Aahmes o Ahmose, nata dal Faraone Amenophis I, era doppiamente di sangue reale da parte dei suoi genitori.
Né Thoutmes I e i suoi immediati successori godettero di questo privilegio.
Così, per essere di fatto figlia della regina Aahmes e discendente di quei re che avevano cacciato gli Hyksos, Hatshepsut era circondata dalla fedeltà di una gran parte dell'Egitto che riteneva il sangue delle sue linea come il solo degno di onori sovrani.
Per questa ragione, ed anche a causa delle due superiore abilità, suo padre, Thoutmes I, l'associò al suo governo, circa all'epoca in cui nacque Mosè.
Essa continuò realmente a governare l'Egitto, durante il regno di Thoutmes II, ed anche durante i primi 16 anni di quello di Thoutmes III, prima che diventasse il più grande conquistatore egiziano.
Così, quanto si conosce della biografia di questa donna straordinaria concorda perfettamente con le allusioni della Bibbia riguardo alla figlia di un Faraone che accolse nella navicella dei giunchi Mosè bambino che navigava sulle acque del Nilo...
L'Epistola agli Ebrei afferma che la figlia del Faraone era disposta ad adottare Mosè.
Le circostanze che circondano la vita di Hatshepsut suggeriscono che essa avrebbe potuto attuare il suo progetto, ed anche fare di Mosè un Faraone.
"E Mosè fu istruito in tutta la saggezza degli Egiziani; ed era abile in parole e in opere."
Tratto da "La Bibbia ha detto il vero" di Charles Marston

mercoledì 12 giugno 2019

Iside e Eva


Su di un gran numero di monumenti egizi si vede una donna coronata, che tiene in mano una croce ansata, simbolo della vita eterna, e nell'altra uno scettro con fiori di loto, simbolo dell'iniziazione.
È la dea Iside.
Ora Iside ha tre sensi differenti.
Nel senso proprio essa è il tipo della Donna, e per conseguenza del genere femminile universale.
Nel senso comparativo, essa personifica la natura terrestre con tutti i suoi poteri di concezione.
Nel senso superlativo, simboleggia la natura celeste ed invisibile, l'elemento proprio delle anime e degli spiriti, la luce spirituale ed intelligibile per se stessa, che sola conferisce l'iniziazione.
Il simbolo che corrisponde ad Iside nel testo della Genesi è Eva, Heva, la Donna eterna.
Questa Eva non è soltanto la donna di Adamo, essa è altresì la sposa di Dio.
Essa costituisce i tre quarti della sua essenza, giacché il nome dell'Eterno, Jèvè, di cui abbiamo fatto impropriamente Jehova e Jahvè, si compone del prefisso jod e del nome di Eva.
Il gran potere di Gerusalemme pronunziava una volta all'anno il nome divino, enunciando lettera per lettera nel modo seguente: jod, he, vau, he.
La prima lettera esprimeva il pensiero divino e le scienze teogoniche; le tre lettere del nome d'Eva esprimevano tre ordini della natura, i tre mondi nei quali questo pensiero si realizza, e per conseguenza le scienze cosmogoniche, psichiche e fisiche, che a loro corrispondono.
L'ineffabile racchiude nel suo seno profondo l'Eterno maschile e l'Eterno femminile.
La loro unione indissolubile forma la sua potenza ed il suo mistero.
Tratto da "I grandi iniziati. Volume primo" di Edoardo Schuré

La donna velata: essa è l'Iside della Natura, con la faccia velata per mostrare che le forze spirituali sono nascoste dentro la forma esteriore.
"La veste esteriore dell'occultamento"
Tratto da "La Cabala mistica" Dion Fortune

Il serpente
Un personaggio che ha gran parte nella storia di Adamo ed Eva è il serpente.
La Genesi lo chiama Nahash.
Ora che cosa significava il serpente per i tempi antichi?
I misteri dell'India, dell'Egitto e della Grecia, rispondono con una sola voce; il serpente disposto in circolo significa la vita universale, il cui agente magico è la luce astrale.
In un senso più profondo ancora Nahash vuol dire la forza, che mette questa vita in movimento.. la ragione della gravitazione universale.
I greci la chiamavano Eros, l'amore o il desiderio.
Applicate ora questi due sensi alla storia di Adamo, d'Eva e del serpente e vedrete che la caduta della coppia, il famoso peccato originale, diventa ad un tratto il vasto svolgersi della natura divina universale, con i suoi regni, i suoi generi e le sue specie nel circolo formidabile e ineluttabile della vita.
Tratto da "I grandi iniziati. Volume primo" di Edoardo Schuré

mercoledì 5 giugno 2019

Ermete e Budha




In India, il pianeta Mercurio (o Ermete) è denominato Budha, parola la cui radice significa propriamente la Saggezza: è sufficiente determinare l'ordine in cui questa Saggezza, che nella sua essenza è il principio ispiratore di ogni conoscenza, deve trovare la sua applicazione più particolare, quando essa rapportata a questa funzione specialissima.
Non bisogna confondere il nome Budha con quello di Buddha, designazione di Shâkya-Muni, benché entrambi abbiano evidentemente il medesimo significato radicale e benché taluni attributi del Budha planetario siano stati trasferiti successivamente al Buddha satirico, raffigurandosi quest'ultimo come "illuminato" dalla irradiazione di questo astro di cui avrebbe assorbito l'essenza in sé.
Notiamo che la madre di Buddha è denominata Mâyâ-Dêvî e che, presso i Greci e i Latini, Maia era anche la madre di Ermete o di Mercurio.
A proposito del nome Budha c'è poi un fatto curioso da segnalare: esso è in realtà identico a quello scandinavo Odino, Woden o Wotan (si sa che la trasformazione della b in v o in w è un fenomeno linguistico frequentissimo); i Romani dunque non assimilarono arbitrariamente quest'ultimo al loro Mercurio e d'altronde, nelle lingue germaniche, il mercoledì, o giorno di Mercurio, è ancora oggi designato come giorno di Odino.
Forse ancor più degno di nota è il fatto che questo stesso nome si ritrova esattamente in Votan delle antiche tradizioni dell'America centrale; questo del resto ha i medesimi attributi di Ermete; infatti è Quetzalcohuatl, l'"uccello-serpente", e l'unione di questi due animali simbolici (corrispondenti rispettivamente ai due elementi aria e fuoco) viene rappresentata anche dalle ali e dalle serpi del caduceo.
Il serpente è opposto o associato all'uccello a seconda che sia considerato nel suo aspetto malefico o benefico.
Aggiungeremo che l'aquila che tiene un serpente fra gli artigli non evoca esclusivamente l'idea dell'antagonismo, rappresentata nelle tradizione indù, dalla lotta di Garuda contro Nâga; specialmente nel simbolismo araldico, accade che il serpente sia rimpiazzato dalla spada e la spada nel suo significato più elevato rappresenta la Saggezza e la potenza del Verbo.
C'è da rilevare che uno dei principali simboli del Thoth egizio era l'ibis, distruttore di rettili, divenuto come tale, simbolo del Cristo, ma nel caduceo ermetico si ha il serpente sotto i suoi due aspetti opposti.
Tratto da "Forme tradizionali e cicli cosmici" di René Guénon

mercoledì 1 maggio 2019

Il Male e il libero arbitrio


La natura di Dio è fare il bene, e quindi quando Egli restringe la sua natura il risultato è il male.
La Sephirah di Gevurah-Forza è quindi vista come la fonte del Male.
Il nord è associato al male.
Si dice "aperto" poiché l'esistenza del male apre la porta per il libero arbitrio.
Si dice che le espressioni "vento tempestoso", "grande nube" e "fuoco bruciante" menzionate da Ezechiele rappresentano le tre Scorze (Klipot) del male.
Queste Scorze sono la fonte di tutto il male.
La Scorza più vicina al mondo fisico è il fuoco, ed è questa che distrugge e punisce.
Per questa ragione si dice che la punizione di Gehenna è il fuoco.
La sephirah di Gevurah-Forza corrisponde al secondo giorno della creazione.
Il Talmud afferma che nel resoconto della creazione la frase "era bene" non ricorre il secondo giorno, perché fu in questo giorno che venne creato il fuoco di Gehenna.
Vi è una tensione costante da Chesed-Amore e Gevurah-Forza, essendo questi rispettivamente gli attributi di misericordia e di giustizia.
Quando Israele compie la volontà di Dio, allora è l'attributo della misericordia ad avere ascendente.
Tutta la creazione originariamente fu riempita con la Luce del Essere infinito e quindi l'oscurità che è la distruzione e costrizione di questa luce era qualcosa di completamente nuovo.
È per questa ragione che riguardo all'oscurità viene usata la parola "creò". Tuttavia il filo di Luce che entrò nell'oscurità dello spazio vacante ebbe origine nell'originaria Luce Infinita e per questo si dice che è stato formato.
"Dio disse, vi sia luce", la frase  "Dio disse" indica il livello del discorso, che è anche il livello della Formazione.
In nessun punto della creazione si afferma che "Dio disse" che l'oscurità dovesse essere creata.
L'oscurità per questo non coinvolge il discorso, ma solo il pensiero, che è il livello della Creazione.
La scrittura afferma: "E l'oscurità sul volto del profondo" (Genesi 1:2) senza fare alcuna menzione del dire.
Il concetto di oscurità è anche quello di separazione; "Egli divise la luce e oscurità" (Genesi 1:4); allo stesso modo, per "diventare sana", una persona separa se stessa dalla propria malattia.
Dio comprende tutte le cose, perfino lo spazio e il tempo, e non viene compreso da esse.
La realizzazione più importante della pace è la riconciliazione tra gli opposti finali, Creatore e creazione, ciò fu compiuto solo attraverso la creazione di male.
Dio prova il massimo piacere quando il male si trasforma in bene.
All'uomo fu dato il libero arbitrio per superare il male, essendo questo lo scopo della creazione.
Quando il male viene superato, questo scopo è compiuto ed è questo il "piacere" di Dio.
In un senso più profondo più si supera il male più si fa uso del libero arbitrio e così facendo si somiglia sempre più a Dio.
Un altro insegnamento importante dei filosofi cabalisti è che tutto della ricompensa e della posizione dell'uomo è il risultato delle sue azioni.
Le azioni di ogni individuo hanno un effetto sul "corpo" di Zer Anpin.
Zer Anpin è formato da sei Sefirot che formano il corpo dell'Adam Kadmon e rappresenta la connessione tra Keter (la Corona) e Malkhut (il Regno) che rappresenta l'effetto finale della creazione.
Zer Anpin è direttamente collegato all'uomo, supervisionando e guidando la provvidenza che lo influenza.
Quando una persona si pente eleva anche le sette Sefiroth.
Tratto da "BAHIR. Il libro dell'illuminazione di Aryeh Kaplan (commento al Baihr)

mercoledì 24 aprile 2019

Bet, Benedizione


La prima lettera della Torah è Bet, la seconda lettera dell'alfabeto ebraico.
È anche la prima lettera della parola Berachah, che significa "benedizione".
In senso cabalistico, tuttavia, la parola Torah si riferisce all'intero progetto spirituale della creazione.
Il concetto per il quale Dio "riempie tutti i mondi" è indicato dalla parola "benedizione".
Ogni volta che Dio rivela la Sua Essenza dentro qualcosa, si dice che Egli "benedice" quella cosa,... "la pienezza è la benedizione di Dio".
La Corona si riferisce alle cose che si trovano al di sopra delle facoltà di comprensione della mente.
La Sapienza è quindi la prima cosa che la mente può afferrare e per questo viene chiamata principio.
Poiché Chakhmah-Sapienza è la seconda Sefirah, a essa si allude attraverso la seconda lettera dell'alfabeto ebraico, che è la lettera Bet.
La parola Berachah (benedizione) è strettamente legata alla parola Berech, che significa "ginocchio".
Proprio come piegando Il ginocchio si abbassa il corpo, allo stesso modo il concetto di Berachah abbassa l'Essenza di Dio in modo che Egli possa relazionarsi all'universo ed essere compreso attraverso i Suoi atti.
La "benedizione" è quindi la nostra maggiore comprensione di Dio, che è il "Luogo verso il quale ogni ginocchio si piega".
...prima che vi sia un "risveglio dall'alto" ci deve essere "il risveglio dal basso".
In altre parole, prima che venga garantito qualsiasi sostentamento spirituale, ci deve essere qualche sforzo da parte del ricevente.
La parola "benedizione" si riferisce primariamente al sostentamento donato come risultato del "risveglio dal basso".
La Sefirah Chakhmah-Sapienza, rappresentata dalla lettera Bet, è la transizione tra la trascendenza di Dio e la Sua immanenza... È la "pienezza".
La Sapienza è il canale dell'Essenza di Dio e per questo sostenta tutte le cose.
Il Talmud dice: "Chi ha la Sapienza? Colui che vede l'innato" (Tamid 32a).
Chakhmah- Sapienza è il concetto attraverso il quale inizialmente Dio percepisce tutta la creazione.
Lo scopo di Dio nella creazione era che Egli donasse il Suo bene alla Sua opera manufatta.
Quando questo scopo viene compiuto attraverso "il risveglio dal basso", lo scopo di Dio viene compiuto, e, per così dire, Egli viene "elevato".
"Il risveglio dal basso" è coinvolto nel concetto di benedizione.
La pioggia che giunge dall'alto rappresenta il sostentamento di Dio che discende dall'aspetto in cui Egli "circonda tutti i mondi".
L'umidità del terreno è ciò che giunge dall'aspetto in cui Egli "riempie tutti i mondi".
Eppure, "acqua" deve anche provenire dal basso, dalla sorgente.
Ciò allude al fatto che il "risveglio dal basso" avviene primariamente attraverso la Torah.
Questo è anche il concetto di Lode, che comincia dalla base con la Regalità e ascende verso l'alto.
Tratto da "BAHIR. Il libro dell'illuminazione" di Aryeh Kaplan commento al Baihr

mercoledì 17 aprile 2019

La Creazione e la Luce di Dio


Dio deve essere immanente e trascendente.
Egli deve riempire tutta la creazione, eppure, allo stesso tempo deve essere nettamente separato da essa...
La creazione deve esistere come entità indipendente e quindi non può essere totalmente infusa della Presenza Divina.
Allo stesso tempo, tuttavia, non si può dire che questa Essenza non si infonda in tutta la creazione, poiché "non vi è luogo vuoto di Lui".
Pertanto quando guardiamo verso Dio, questa Luce deve in realtà essere lì.
La Costrizione esiste solo per quanto riguarda la creazione, ma non rispetto al Creatore.
Sebbene Lo vediamo circondato dall'oscurità, Egli vede Se stesso circondato dalla Luce, poiché per Lui perfino questa oscurità in realtà è luce...
Dio è un' Unità assolutamente semplice, e non può essere descritto da alcun tipo di caratteristica...
Due dei concetti più basilari sono quelli di donare e ricevere... ci si riferisce al concetto di donare come Luce, mentre il concetto di ricevere è detto Vaso..
Per ricevere la Luce di Dio un Vaso deve in qualche modo essere connesso a Dio.
La differenza basilare tra spirituale e fisico è il fatto che lo spazio non esiste nello spirituale e quindi non c'è modo di connettere fisicamente i Vasi a Dio.
Per questo l'unica possibile relazione è quella di somiglianza.
Quindi per ricevere la Luce di Dio, il Vaso deve, almeno in parte, somigliare a Dio.
Tuttavia, ciò presenta una difficoltà.
Se Dio è il Donatore finale, mentre il Vaso riceve soltanto, allora i due sono opposti assoluti.
Per questo, affinché un vaso possa ricevere appropriatamente, deve anche donare.
Ciò che è quindi necessario è un vaso che doni e riceva.
Il vaso finale di questo tipo è l'uomo.
Se l'uomo intende ricevere la Luce di Dio, deve prima somigliare a Dio nell'essere un donatore.
Lo fa... fornendo sostentamento spirituale ai mondi superni.
Prima di poter fare questo, tuttavia, Egli deve anche somigliare a Dio nell'avere sia libero arbitrio che libertà di scelta, e ciò è possibile solo se esistono sia il bene che il male...
Se una persona è confusa, significa che sta percependo un'idea che la sua mente non può contenere... La confusione e il disorientamento frammentano il ragionamento...
La ragione per la quale i Vasi in origine furono creati senza la capacità di contenere la Luce era fare in modo che il male giungesse all'essere, dando quindi all'uomo la libertà di scelta che era necessaria per la rettificazione dei Vasi...
Dopo essere stati frantumati, i Vasi furono rettificati e ricostruiti in Personificazioni.
Ciascuna di queste Personificazioni consiste di 613 parti, corrispondenti ale 613 parti del corpo, così come ai 613 comandamenti della Torah.
Dunque, queste Personificazioni erano capaci di interagire reciprocamente.... erano anche in grado di interagire con l' uomo e per questo diventarono donatori oltre che ricevitori.
Nello stato rettificato i Vasi erano adatti a ricevere la Luce di Dio.
Nella terminologia kabbalistica, questo viene chiamato l'Universo della Rettificazione (Tikkun).
Poiché i Vasi di Bohu possono interagire, si dice che c'è "pace" tra loro.
Per questo Bohu è considerato la fonte della pace.
Bohu viene tradotto come "desolazione", o più precisamente "vuoto".
Rappresenta il "vuoto" di un Vaso pronti a ricevere.
La parola Bohu si può anche leggere Bo Hu, letteralmente "in esso è" oppure "è in esso", anche perché vi è qualcosa che può contenere la Luce "in esso"...
Lo scopo primario di Dio nella creazione era che Egli fosse in grado di rivelare Se stesso alla Sua opera, essendo questa il maggior bene possibile che Egli possa concedere.
Dio deve costringere la Sua essenza, e abbassare e nascondere la Sua luce.
Tratto da "BAHIR. Libro dell'illuminazione" di Aryeh Kaplan
parte II commento al Bahir

martedì 16 aprile 2019

Mercurio nelle tradizioni: Seyidna Idris (Enoch) e Seydna Aissa (Cristo)

Nella tradizione islamica, Seyidna Idris viene assimilato contemporaneamente a Ermete e a Henoch: tale duplice assimilazione, sembra indicare una continuità di tradizione che risalirebbe al di là del sacerdozio egizio, quest'ultimo avendo solamente raccolto il retaggio di quanto Henoch rappresenta, e che si riferisce manifestatamente ad un'epoca anteriore.
Taluni affermano che il profeta Idris si identifica con Buddha ma in realtà si riferisce a Budha, l'equivalente indù di Ermete.
Infatti non potrebbe trattarsi del Buddha storico, la cui morte è un'avvenimento noto, mentre di Idris è detto espressamente che è stato assunto vivente in cielo, in correlazione con l'Henoch biblico.
Le scienze attribuite a Seyidna Idris e poste sotto la sua speciale influenza, non sono le scienze puramente spirituali, ricollegate a Seyidna Aissa, cioè al Cristo; sono le scienze che si possono definire "intermedie", fra cui figurano in prima linea l'alchimia e l'astrologia; e sono appunto queste, in effetti, che si possono definire propriamente scienze "ermetiche" (di origine egizia).
Nell'angelologia ebraica: in generale, Mikael è l'angelo del Sole e Raphael l'angelo di Mercurio, ma accade talvolta che i ruoli si invertano.
D'altronde, se Mikael, in quanto rappresentante del Metatron solare, è assimilato esotericamente al Cristo, Raphael, conformemente al significato del suo nome, è il "divino guaritore", e il Cristo viene visto anche come "guaritore spirituale" e come "riparatore"; del resto, si potrebbero trovare ancora altre correlazioni fra il Cristo e il principio rappresentato da Mercurio fra le sfere planetarie.
Il Cristo solare sarebbe propriamente il Cristo glorioso, cioè il decimo avatâra, che dovrà venire alla fine del ciclo.
A titolo di curiosità il mese di maggio deriva il suo nome da Maia, madre di Mercurio (che è detta essere una delle Pleiadi), alla quale era anticamente consacrato; ora miei cristianesimo, è divenuto il "mese di Maria", con un'assimilazione certo non solo fonetica, fra Maria e Maia.
Presso i Greci la medicina era attribuita ad Apollo, cioè al principio solare, e a suo figlio Asklepios (trasformato in Esculapio dai latini); ma, nei "libri ermetici", Asklepios diventa figlio di Ermete; si noti che il bastone che costituisce il suo attributo ha stretti rapporti simbolici con il caduceo.
Attorno al bastone di Esculapio è avviluppato un solo serpente, quello che rappresenta la forza benefica, perché quella malefica deve scomparire, trattandosi del genio della medicina.
L' esempio della medicina permette di comprendere come una medesima scienza possa avere degli aspetti che si riferiscono in realtà a differenti ordini... poiché vi è la medicina puramente spirituale o "teurgica", e vi è la medicina ermetica o "spargirica"
La medicina dal punto di vista tradizionale era ritenuta essenzialmente una scienza sacerdotale.
Tratto da "Forme tradizionali e cicli cosmici" di René Guénon

mercoledì 10 aprile 2019

'Olamot i mondi secondo la tradizione ebraica


'Olam significa mondo, gli 'Olamot vengono indicati come universi o livelli d'esistenza superni.
Nella Kabbalah esistono i diversi gradi dell'esistenza, ovvero i cinque mondi principali.
Il quinto mondo, il più elevato, è chiamato Adam Qadmon.
Ogni mondo dopo lo Adam Qadmon ha gradazioni crescenti di complessità e densità, percezione e realtà, fino all'ultimo mondo, lo Asijah (quello che percepiamo come nostro ambiente primario), che è il più denso e dà origine a forme fisiche e materiali di incredibile complessità
Lo Asijah è il mondo fisico insieme ai suoi aspetti spirituali; 
Jetzirah è il mondo dei Mal'Akhim (angeli); 
Berij'Ah è il mondo del Trono della Gloria e delle Forze; 
infine Atzijlut è il mondo degli Influssi di Dio, che si manifestano sotto forma di Partzufim e Sefirot.
Nei quattro mondi spirituali un'idea generale o un impulso creativo corrispondono al primo stadio della Creazione, il livello dello Atzijlut; il secondo stadio, in cui un'idea assume forme specifiche, corrisponde al mondo di Berij'Ah; il terzo stadio, in cui si formula un progetto e si radunano gli strumenti necessari a mettere in pratica l'idea nella realtà manifesta, corrisponde al mondo dello Asijah.
In tutti gli 'Olamot è infusa la saggezza della più alta Sefirot Superna (Chòkhmah de' Atzijlut.
Nei testi Kabbalistici, molte discussioni incentrate sui mondi riguardano solo quattro di essi, perché il primo, quello dello Adam Qadmon, è così prossimo alla sorgente divina da risultare inintellegibile per noi.
Ogni 'Olam è più denso del precedente, fino a che non inizia a esistere il nostro mondo finito e materiale.
Tutti i cinque mondi hanno alla base lo 'Asijah, la cui densità è tale da nascondere alla percezione umana u mondi più elevati.
Perché noi esseri umani possiamo esistere nel mondo dello 'Asijah e percepirci come esseri distinti, l'infinita luce di Dio deve essere parzialmente nascosta: da qui la relazione tra i termini ebraici 'Olam e he'elem, che significa "occultamento".
L'infinita luce di Dio deve condensarsi e contrarsi.
Questo triplice processo di condensazione, contrazione e occultamento viene riassunto dalla parola ebraica Tzimtzum.
Tale processo si rese necessari per "sminuire" la luce infinita di Dio, facendo la decrescere fino a rendere possibili i "Mondi", ognuno dotato delle proprie uniche possibilità e di modi diversi in cui l'Energia divina si manifesta.
Tutti i mondi esistono nello stesso spazio che sperimentiamo come il "nostro mondo".
Ciò è possibile perché i mondi che vibrano a una frequenza maggiore esistono al di là della portata dei normali organi della percezione umana, adatta solo a cogliere i segnali dello 'Asijah, il mondo in cui dimoriamo principalmente.
Questo fenomeno è analogo alla nostra esperienza dei colori e della luce: esistono tutti all'interno dello spettro luminoso, eppure alcuni di essi, come gli infrarossi e i raggi X, rimangono al di fuori delle nostre percezioni sensoriali.
Esistono, ma non riusciamo a vederli senza usare uno strumento apposito.
Gli 'Olamot possono essere percepiti come mondi che esistono a vari livelli di vibrazione. Si pensi all'energia elettromagnetica: quando vibra a una velocità (frequenza), 30-15.000 Hz, per esempio, viene percepita come suono, alla frequenza di 0,76-0,39 μm viene percepita come luce.
L'energia è la stessa, ma noi la percepiamo attraverso organi sensoriali diversi a seconda della frequenza della sua vibrazione.
Possiamo dunque comprendere come gli 'Olamot possano essere percepiti nello stesso tempo (simultaneamente) e nello stesso spazio (ubiquamente), mentre le nostre percezioni sensoriali ci permettono di percepirne solo uno, quello dalla vibrazione più "densa": il mondo fisico di 'Asijah.
Il nostro mondo vibra così lentamente che le sue manifestazioni sono di densa materia fisica.
Gli altri 'Olamot hanno vibrazioni molto più rapide, che vanno oltre la capacità delle nostre percezioni sensoriali e quelle degli strumenti di misurazione da noi inventati finora.
Gli 'Olamot (Mondi) circondano e pervadono la nostra esistenza, pur rimanendo al di là delle nostre capacità di percepirli singolarmente.
Riassumendo:
Il sistema di mondi si estende uno dopo l'altro dal più elevato e rarefatto al più denso: i mondi facilitano la discesa progressiva e la contrazione della Luce divina fino a che la sua destinazione ultima, il nostro mondo, non inizia a esistere.
Il risultato di questo processo incessante è una serie graduale di mondi caratterizzati da livelli discendenti di percezione tra le creature e livelli ascendenti di limitazioni e occultamento della luce infinita di Dio.
L'intero sistema di livelli di realtà interconnessi tra loro a volte viene chiamato Seder Ha-Hishtalshelut. La radice del termine ebraico Hishtalshelut è shalshelet, che significa "catena", a indicare l'interconnessione esistente tra tutti i mondi.
Tratto da "Kabbalah. Tutti i segreti del misticismo ebraico" di Gabriella Samuel

mercoledì 3 aprile 2019

Il simbolo precede la spiegazione


È stato detto che il pensiero si è sviluppato dal linguaggio, non il linguaggio dal pensiero.
Ciò che le parole sono per il pensiero, i simboli lo sono per l'intuizione.
Per quanto ciò possa sembrare curioso, il simbolo precede la spiegazione...
... si faceva riferimento al glifo sacro e la meditazione su esso rivelava ciò che generazioni di meditazione ci aveva infuso.
Ai mistici è ben noto che se un uomo medita su di un simbolo attorno al quale sono state associate mediante la passata meditazione determinate idee, egli otterrà accesso a quelle idee, anche se il glifo non gli è stato mai spiegato...
Il misticismo è insito nella razza umana, e sebbene la Chiesa avesse distrutto tutte le radici della tradizione nella sua anima-gruppo, nondimeno spiriti devoti nel suo ambito riscoprirono la tecnica dell'accostamento dell'anima a Dio...
Tutti gli uomini e tutte le donne che hanno avuto esperienza pratica di vita spirituale ci dicono di aver ricevuto l'insegnamento da esseri Divini.
Saremmo assai sciocchi se trascurassimo completamente una qualità così grande di testimoni, specialmente quanti fra noi non hanno mai avuto alcuna esperienza personale di stati superiori di coscienza.
Alcuni psicologi ci diranno che gli Angeli dei Cabalisti e gli Dei e i Mani di altri sistemi sono i nosti propri complessi repressi; altri, con una visione meno limitata, ci diranno che questi esseri Divini sono le capacità latenti dei nostri propri io superiori.
Per il mistico devozionale questo non è un punto di grande importanza; egli ottiene i suoi risultati e ciò è quanto interessa; ma il mistico filosofico.... riflette sul problema e arriva a determinate conclusioni.
Queste conclusioni posso essere comprese soltanto quando... abbiamo una chiara linea di demarcazione tra il soggettivo e l'oggettivo...
"La Cabala mistica" Dion Fortune
Pensare che a un simbolo possa essere attributo un significato nuovo, da esso non posseduto prima, equivale pressapoco a negare il simbolismo, perché significa ridurlo a qualcosa di artificiale, se pur non interamente arbitrario...
Ogni vero simbolo porta i suoi molteplici sensi in se stesso, e questo fin dall'origine, giacché esso non è costituito come tale in virtù di una convenzione umana, ma in grazia della "legge di corrispondenza" che ricollega tra di loro tutti i mondi; che mentre qualcuno questi significati li vede, altri non li percepiscono o non ne vedono che una parte, non per questo essi vi sono meno realmente contenuti in realtà, e la differenza è provocata dall'"orizzonte intellettuale" di ognuno; il simbolismo è una scienza esatta e non una fantasmagoria rispetto alla quale le fantasie individuali possono darsi libero corso.
Tratto da "Sull'esoterismo cristiano" di René Guénon

mercoledì 27 marzo 2019

L'uomo: una triade -Nous/Psiche/Sôma-


L'anima esiste dai tempi più remoti ed è dunque anteriore al suo corpo fisico (Platone Timeo).
Tutte le anime sono d'altronde simili ma, incarnandosi in corpi diversi, reagiscono differentemente alle vicissitudini del mondo e conosceranno da allora destini divergenti (Timeo).
Il loro numero è invariabile ed esse viaggiano continuamente tra Cielo e Terra.
Il loro destino è simile a quello delle gocce di pioggia che si trovano nell'alto del cielo, ma cadono sulla terra e vi conoscono sorti diverse: le une entrano nella terra, si purificano, escono nell'acqua fredda e limpida delle sorgenti, raggiungono l'oceano e una volta giunte sulla cresta delle onde sono aspirate dal sole e risalgono al cielo, loro patria originale.
Altre sono catturate dagli uomini e poste in recipienti che le imprigionano per un certo tempo, oppure sono rapidamente liberate con l'ebollizione.
Ma tutte terminano tosto o tardi Il loro viaggio terrestre ritornano alla loro dimora celeste per ricominciare di nuovo il loro doloroso periplo.
Sono dunque sempre le stesse gocce d'acqua che vanno e vengono visto che nulla si crea è nulla si distrugge in natura.
Nel nostro mondo sublunare è il sole, immagine vivente della divinità, che ha il ruolo essenziale di grande seminatore delle anime.
Egli le invia sulla terra dove esse si incarnano durante le generazioni...
Questa discesa si effettua nel canale nel canale dei raggi solari che si proiettano sulla luna: essa li rinvia sulla terra.
Questo passaggio per la luna è indispensabile perché il Nous, o corpo mentale, deve ricevere un involucro astrale, la Psiche, specie di doppio etereo, dotato di sensibilità e di mobilità; involucro che formerà il Nous e con il corpo di carne, o Sôma l'intera personalità dell'uomo.
Il Sole ci dà il Nous che assicura all'uomo la sua intelligenza e la ragione.
La Luna ci dà la Psiche sede della sensibilità.
La Terra fornisce soltanto il suo supporto materiale il Sôma.
Tale e l'uomo una Triade: uno spirito, servito da una sensibilità mobile, imprigionata nel corpo; un'anima, dotata di giudizio servito da una percettibilità sempre sveglia, chiusa nella tomba del corpo.
Solo il Nous è immortale...
Il Nous sopravviverà alla prima morte che è quella del corpo e alla seconda morte che è quella della Psiche (alla morte l'intelletto agente, che è immortale, libero da passioni, sopravvive al corpo che perisce quando l'intelletto passivo è mortale come il corpo. Aristotele "De Anima")
Col fuoco del nostro spirito siamo legati permanentemente al Fuoco celeste e all'immortale armonia delle sfere...
Tratto da "Plutarco i segreti esoterici" di Jean Mallinger

mercoledì 20 marzo 2019

Gli Dei


"Infatti nessun pensiero umano ha fatto amare e onorare gli dei 
Prima che incominciasse il canto nell'anima silenziosa, 
Né poté la terra nel sogno o con l'azione prendere il cielo su di sé 
Finché la parola non fu rivestita di linguaggio dalle labbra dell'uomo"
Gli dei sono le creazioni del creato.
Esse sono fatti dall'adorazione dei loro adoratori.
Non sono gli dei a fare l'opera della creazione.
Questa è fatta dalle grandi forze naturali che operano ciascuna a seconda della propria natura; gli dei vengono nella loro processione dopo che il Cigno dell'Empireo ha deposto l'uovo della manifestazione nell'oscurità della notte cosmica.
Gli dei sono emanazioni delle menti-gruppo delle razze; essi non sono emanazioni dell'Unico ed Eterno.
Nondimeno essi sono immensamente potenti perché mediante la loro influenza sulla immaginazione dei loro adoratori essi uniscono il microcosmo al macrocosmo; in quanto con la meditazione sulla bellezza ideale di Apollo l'anima dell'uomo è aperta alla bellezza in generale.
Dalla materia-mente (Akasha, Etere) sono formati gli stampi di tutte le forme; ed entro questi stampi sono costruite le strutture delle tensioni eretiche, entro le quali sono contenute le molecole della materia che formano il corpo della manifestazione sul piano fisico.
...queste forme sono costruite dalla consapevolezza cosmica espressa come forze naturali, funzionanti ciascuna secondo la propria natura; ma allorché la consapevolezza ha cominciato a svilupparsi nelle creature del Creatore, essa ha esercitato le sue funzioni in gradi vari sulla materia-mente astrale che, per sua natura, era suscettibile alle influenze della consapevolezza; di conseguenza, "il pensiero dell'uomo ha fatto gli Dei da amare e da onorare".
Queste forme, una volta costruite, sono divenute canali delle forze specializzate che esse erano destinate a rappresentare, concentrandole sui loro adoratori.
In questo senso illimitato gli iniziato non solo credono negli dei, ma li adorano.
I veggenti, quando cercano di discernere la natura spirituale e la più intima essenza di ogni forma di vita, si imbattono in queste immagini, le "creazioni del creato" e saranno ingannate da esse, prendendole per l'essenza astratta stessa, che non può essere trovata su nessun piano che dà immagini alla visione psichica, ma soltanto su quelli che sono visti dall'intuizione pura.
L'uomo, quando la sua mentalità era ancora primitiva, adorava queste immagini, per mezzo delle quali e gli rappresentava a se stesso le grandi forze naturali di importanza così essenziale al suo benessere materiale, stabilendo in tal modo un legame con esse, per mezzo del quale si sviluppava un canale in cui le forze che esse rappresentavano erano versate nella sua anima, stimolando così il corrispondente fattore della propria natura e perciò sviluppandolo.
Le operazioni di questa adorazione costruivano immagini estremamente precise e potenti e sono queste ad essere generalmente intese come dei.
Tratto da "La Cabala mistica" Dion Fortune

mercoledì 13 marzo 2019

La Croce


La croce con cui siamo più generalmente familiari è la Croce Calvario, per effetto della sua associazione col Cristianesimo, esistono parecchie altre forme di croce e ciascuna ha il proprio significato.
La Croce Greca, come la Croce Rossa del servizio medico dell'esercito, è chiamata dagli iniziati la Croce della Natura, e rappresenta il potere in equilibrio.
La si può trovare in cima ad alcune croci celtiche, spesso racchiusa in un circolo, sicché una croce celtica consiste in realtà in un'asta rastremata terminante in una croce-natura, e non ha nessuna relazione con la Croce Calvario, che è la Croce della Cristianità.
L'asta rastremata della croce celtica è in realtà una piramide tronca.
Alcune forme arcaiche suggeriscono l'imposizione della croce e del cerchio sulla conica pietra fallica che è un oggetto universale nell'adorazione primitiva.
La Svastica è anch'essa una croce-natura e qualche volta è chiamata la Croce di Thor o il Martello di Thor e la sua forma è supposta indicare l'azione vorticosa dei suoi fulmini
La Croce Calvario è la Croce di Sacrificio e dovrebbe propriamente essere colorata in nero.
La sua asta dovrebbe avere tre volte la lunghezza dei suoi bracci e la lunghezza di ciascun braccio dovrebbe essere tre volte quella della sua ampiezza.
La meditazione su questa croce porta iniziazione tramite sofferenza, sacrificio e abnegazione.
Il Crocifisso è un'elaborazione della Croce Calvario.
Il circolo sopra la croce è un simbolo iniziatorio, specialmente quando la croce è sollevata sopra tre gradini, come dovrebbe essere in questa forma.
Il circolo indica vita eterna; anche saggezza; e vediamo una forma di esso nell'emblema della Società Teosofica che ha per suo distintivo il "serpente che tiene in bocca la sua coda".
Una Croce Calvario col circolo sovrapposto significa iniziazione mediante la Strada della Croce e i tre gradini sono i tre gradi dell'illuminazione.
Questa è la cosiddetta Rosa Croce.
La Rosa associata alla Croce nel simbolismo occidentale è la Rosa Mundi ed è una chiave all'interpretazione delle forze naturali.
Sui suoi petali sono marcati i 32 segni delle forze naturali; questi corrispondono alle 22 lettere dell'alfabeto ebraico e ai Dieci Santi Sephiroth; questi a loro volta sono assegnati ai Trentadue Sentieri dell'Albero della Vita e questa è la chiave per la comprensione della Rosa Mundi.
Le curiose scritte che sono chiamate i sigilli degli spiriti elementari vengono fatte tracciando linee da una lettera all'altra dei nomi sulla Rosa.
Tratto da "La Cabala mistica" Dion Fortune

giovedì 7 marzo 2019

La Luna e il destino delle anime


La Luna, secondo Plutarco, ha due aperture: l'una certa Campi Elisi, di fronte al Sole, ed è per essa che le anime beate, dopo la seconda morte (la prima consiste nella morte del corpo materiale, la seconda della psiche) si lanciano nell'etere radioso.
L'altra guarda la Terra e si chiama il Campo di Proserpina.
È da questa apertura che le anime destinate alla reincarnazione ricadono sulla terra..
La Luna è il Luogo del Giudizio essa deve procedere al peso delle anime; in quanto collaboratrice del Sole, libera le anime giuste dalla loro Psiche (sentimenti)e invia il loro Nous (spirito) - o principio superiore - al mondo solare, mentre rinvia sulla Terra le anime imperfette che devono subire nuovamente la prova dell'esistenza fisica.
Infine, come collaboratrice dell'eterno Periplo delle anime, fornisce a quelle discendenti una Psiche sensitiva, e la riprende a quelle delle anime che risalgono per la loro ascensione finale.
Il suo ruolo è essenziale nella formazione e nella dissociazione della triade umana....
La Terra non dà niente.
Essa non fa che restituire, dopo la morte, quello che aveva ricevuto per operare una creazione.
Il Sole, da parte sua, non riceve nulla: egli si limita a riprendere il Nous che da lui proviene.
La Luna invece riceve e dona.
Essa collabora alla composizione come alla dissoluzione.
Nel primo caso si chiama Ilizia nel secondo Artemide.
Essa è dunque l'intermediaria obbligata di ogni incarnazione e di ogni disincarnazione.
Di qui si comprende la considerevole importanza che le è attribuita in tutti i culti e in tutte le dottrine esoteriche.
È in lei che si dissolvono le Psiche umane così come i cadaveri umani si dissolvono nel seno della Terra.
È in lei che si effettua la Seconda morte: il Nous si separa dalla Psiche nella Luna come l'anima si separa dal corpo sulla Terra.
Tratto da "Plutarco i segreti esoterici" di Jean Mallinger

mercoledì 6 marzo 2019

La Vergine Maria



Un fatto sembra essere chiaro nella storia leggendaria di Maria, ed è che Gesù fu prima ancora della sua nascita consacrato ad una missione profetica per desiderio della madre.
Il senso esoterico della tradizione giudaica e della leggenda cristiana: l'azione provvidenziale o, per dir meglio e più chiaramente, l'influsso del mondo spirituale, che concorre alla nascita di ogni essere umano, è più potente e visibile nella nascita di tutti gli uomini di genio, l'apparizione dei quali non si spiega affatto con la sola legge dell'avatismo fisico.
Questo influsso raggiunge la massima intensità quando si tratta di uno di quei divini profeti destinati a cambiare la faccia del mondo.
L'anima chiamata ad una missione divina proviene da un mondo divino: essa agisce liberamente e coscientemente; ma perchè possa entrare in scena nella vita terrestre occorre un vaso prezioso, occorre una madre superiore che per le attitudini del suo essere morale, pel desiderio della sua anima e la purità della sua vita intuisca, attiri, incarni nel suo sangue e nella sua carne l'anima del redentore, destinato ad essere agli occhi degli uomini un figlio di Dio.
tale è la verità profonda che ricopre l'antica idea della Vergine Madre.
"I grandi iniziati. Volume secondo" di E. Schurè



L'Intelligenza Santificatrice.
La santificazione reca l'idea di ciò che è santo e messo in serbo.
La Vergine Maria è ritenuta essere intimamente associata alla Grande Madre; e da questa attribuzione la mente è condotta all'idea di ciò che porta il Tutto ma conserva la propria verginità; in altre parole, la cui creatività non la coinvolge nella vita della sua creazione ma che rimane in disparte e indietro come base della manifestazione, la sostanza radice da cui scaturisce la materia...
La genitrice di ogni forma, sta dietro e oltre la sostanza che si manifesta... è semprevergine....
È la potente Madre di Tutti i Viventi ed è anche il principio della morte; in quanto il datore di vita nella forma è anche il datore di morte, poiché la forma deve morire quando il suo uso è esaurito.
Sui piani della forma morte e nascita sono due lati della stessa moneta.
L'aspetto madre trova espressione nell'appellativo Marah, il Mare...
È un fatto curioso che Venere-Afrodite sia rappresentata come nata dalla schiuma del mare, e la Vergine Maria è chiamata dai cattolici Stella Maris, Stella del Mare.
La parola Marah, che è la radice di Maria, significa amaro e l'esperienza spirituale attribuita è la Visione di Dolore.
Una visione che porta alla mente l'immagine della Vergine piangente ai piedi della Croce, col cuore trafitto da sette spade.
La Vergine sopra la Luna
È la tesoreria delle Immagini, la Sfera di Maya, Illusioni.
..Non è nient'altro che l'Etere Riflettentesi della Sfera-Terra..
La Luna si separò dalla Terra in un periodo in cui l'evoluzione era alla sua cuspide tra la fase eterica del suo sviluppo e la fase materia densa.
..la cuspide è quella fase tra due segni in cui si mescola l'influenza di entrambi.
La Luna quindi, ha qualcosa di materiale nella sua composizione, onde il globo luminoso che scorgiamo nel cielo..
La Luna e la Terra condividono un unico doppio eterico, anche se i loro due corpi fisici sono separati e la Luna è la compagna più anziana;  vale a dire nelle materie eteriche la Luna è il polo positivo e la Terra quello negativo...
La Luna brilla di luce mutuata, riflessa dal Sole..
La Luna è sempre in una stato di flusso e riflusso, perché la quantità di luce solare ricevuta e riflessa cresce e cala in un ciclo di 28 giorni.
Anche la Terra si trova in uno stato di flusso e riflusso in un ciclo di 24 ore per l'identica ragione.
La Luna sarebbe il guardiano, il filtro, il giudice delle anime prima della loro ascensione finale, dopo ciò che viene chiamata la Seconda morte.
Fonti:
"La Cabala mistica" di Dion Fortune
"Iside-Sophia. La dea ignota" di Massimo Scalingero
"Plutarco. I segreti esoterici" di Jean Mallinger

mercoledì 27 febbraio 2019

Cabala Mistica


"....Non si può però insegnare a cantare a una medusa nutrendola con semi da canarino"
"La Saggezza suggerisce alle nostre menti l'idea di conoscenza accumulata, delle infinite serie di immagini nella memoria; ma la Comprensione ci reca l'idea di una penetrazione nel loro significato, un potere di percepire la loro stessa essenza e interrelazione, che non è necessariamente implicita nella saggezza, presa come conoscenza intellettuale..
..Dalla Comprensione otteniamo l'idea della sintesi, della percezione dei significati che avviene quando le idee sono correlate una con l'altra e, parlando metaforicamente, sovrimposte una sull'altra, in una serie evoluzionale dalla densa alla sottile....
Comprensione, il principio sintetico della consapevolezza..."
"...bene e male non sono cose in sé, ma condizioni. Male è semplicemente forza mal riposta.
Mal riposta nel tempo, se è superata, o se è tanto avanti alla sua epoca da essere impraticabile.
Mal riposta nello spazio, se compare nel posto sbagliato come per esempio la brace ardente sul tappeto o l'acqua del bagno sul soffitto de salotto.
Mal riposta nelle proporzioni, se un eccesso di amore ci rende sciocchi e sentimentali, o una mancanza di amore ci rende crudeli e distruttori.
È in cose come queste che risiede il male, non in un demone personale che agisce come avversario"
La devozione potrebbe essere definita come amore per qualcosa superiore a noi stessi; qualcosa che evoca il nostro idealismo; che, mentre noi speriamo di divenire uguali ad essa, tuttavia, ci fa aspirare a divenire simili ad essa...
Nel vero altruismo l'anima supera i suoi confini ed entra in tutte le cose attraverso simpatia illimitata e amore perfetto; ma dell'orgoglio l'anima cerca di estendere i propri confini fino a possedere tutte le cose, ed è assai diverso possedere una cosa per essere fatta una cosa stessa con essa, in cui essa egualmente possiede noi in perfetta reciprocità.
"...Un tipo di amore di una qualità completamente diversa, assai più costante e permanente e, abbastanza curiosamente, assai più soddisfacente emozionalmente dell'amore in cui non c'è alcuna traccia di timore....
Il re sul suo carro da battaglia che va in guerra, a conquistarsi il nostro Rispetto..
....protegge il suo popolo con la spada del diritto e assicura che venga fatta Giustizia"
"La spada non deve essere maledetta come uno strumento del Demonio ma benedetta e consacrata affinché non possa essere mai sguainata in una causa ingiusta.
Non deve essere mai messa da parte in un pacifismo impraticabile, ma messa al servizio di Dio.."
"Sacrificio non significa rinunziare a qualcosa che vi è caro perché un Dio ne è geloso...ed è lusingato dal vostro dolore.
Esso significa la scelta deliberata e ad occhi aperti di un bene maggiore a preferenza di un bene minore, come l'atleta preferisce la fatica dell'esercizio alla comodità della pigrizia che lo mette fuori forma...
Il sacrificio è in realtà la trasmutazione della forza; l'energia latente nel carbone offerta sull'altare sacrificale della fornace è tramutata nell'energia dinamica del vapore per mezzo del macchinario adatto"
"Nella vita degli individui, nello sviluppo di qualsiasi affare, nel carattere di qualsiasi disciplinata o altamente organizzata mente-gruppo, vediamo l'alternarsi costante delle influenze.... in una ritmica oscillazione da un lato all'altro.
Chiunque è responsabile della disciplina di un gruppo organizzato conosce il bisogno costante di tirare e allentare le redini; di stimolare e di consolidare.
Esiste un senso nel bisogno di cedere allorché il gruppo rifluisce in avanti con un impulso di interesse e curiosità, seguito dal bisogno di agire sugli indolenti quando l'impulso si consuma."
"Ora l'iniziato, sapendo che una fase segue l'altra con il ritmo alterno, non prende troppo sul serio nessuna fase, né pensa che essa sia la fine del mondo o del millennio.
Egli sa che sa farà il suo corso, essendo da principio un correttivo valido e necessario, e arrivando alla fine agli estremi; ma, sempre che ci sia sufficiente visione tra gli illuminati di una razza, il popolo non perirà, proprio perché il fatto di essere arrivati agli estremi indica la fine dell'oscillazione, e normalmente il pendolo invertirà il suo moto e comincerà a tornare indietro verso il centro di stabilità....
...il principio del ritmo è insito in ogni esistenza che si manifesta e si stabilisce non appena una qualsiasi sorta di organizzazione comincia a sorgere dalle rovine."
"Esiste un certo tipo di coraggio che non teme la disgregazione, perché esso sa che tutti i principi spirituali sono indistruttibili, e finché permangono gli archetipi, ogni cosa può essere ricostruita..."
"La repressione sessuale è il risultato di una causa che è molto più profonda del sesso e ha le sue radici in una falsa spiritualità, in un falso raffinamento e idealismo, che ha portato alla privazione delle simpatie, del riconoscimento, della gratitudine di una creatura vinvente da parte del Datore di Vita, l'aspetto superiore della Natura.
Questo è causato da una vanità spirituale che considera gli aspetti più primitivi della natura come al di sotto della sua dignità"
"La bellezza consiste nella debita e giusta proporzione, qualunque possa essere la cosa bella, sia morale che materiale"
"Il sacrificio è la trasformazione della forza da una forma all'altra.
Non esiste una cosa come la totale distruzione della forza; per quanto scompare alla vista essa si conserva in qualche altra forma in base alla grande legge naturale della conservazione dell'energia..
Quando noi facciamo un sacrificio di qualsivoglia sorta, prendiamo una forma statica di energia, e infrangendo la forma che la imprigiona, la mettiamo in libera circolazione nel cosmo.
Ciò che sacrifichiamo in una forma riappare a tempi debito in un'altra forma"
"Nel regno della mente, l'etica è la Verità; sul piano astrale, che è la sfera delle emozioni e degli istinti, l'etica è la Bellezza .
Dobbiamo imparare a comprendere la rettitudine della bellezza, così come la Bellezza della rettitudine se vogliamo far si che tutte le province del regno interiore obbediscano al potere centrale della consapevolezza unificata"
La vita fluirà soltanto in circuito; isolatela, ed essa diviene inerte.
...la personalità umana.... deve essere connessa in alto con il generatore, che è Dio, la Sorgente di tutta la Vita, altrimenti non ci sarà potere motore; ma ugualmente essa deve essere "messa a terra" altrimenti il potere non scorrerà.
Ogni essere umano deve essere "messo a terra", sia letteralmente che metaforicamente.
L'idealista cerca di provocare un isolamento di tutti i contatti-terra affinché il potere che fruisce non possa essere sprecato; egli non riesce a rendersi conto che la terra è un unico grande magnete.
...È soltanto tramite il nostro potere di entrate immaginativamente nella vita dei tipi di esistenza diversi dai nostri che possiamo afferrare i nostri contatti con le forze della natura.
....uno non può destare all'attività ciò che non è già latente. La vita è la vera iniziatrice; le esperienze di vita stimolano alla funzione le capacità del nostro temperamento nella misura in cui noi le possediamo.
La gloria di Dio può solamente brillare nella manifestazione quando ci sono forme che la manifestano.
...Non è la forma a limitare la vita, ma la vita a determinare la forma.
Se cerchiamo di sottrarci alla disciplina della materia prima di essere padroni dell'insegnamento della materia, noi avanziamo verso il cielo, ma siamo colpiti da arresto dello sviluppo (animico)...
...trova(re) nell'idealismo dozzinale un'evasione alle rigorose richieste della vita...non è una via di progresso ma una vita di regresso.
Presto o tardi essi dovranno affrontare l'ostacolo e superarlo.
La vita ce li riporta ripetutamente e attualmente comincia a servirsi della frusta e dello sperone della malattia psicologica; in quanto coloro che non affronteranno la vita si dissoceranno; e la dissociazione è la causa prima della maggior parte dei mali di cui la mente è erede.
"Non sapete che siete il tempio del Dio vivente?"...
Se conosciamo l'uso dell'arredamento simbolico di questo tempio vivente, abbiamo nelle nostre mani le chiavi del Paradiso.
Dio muove in maniera misteriosa le sue meraviglie di attuazione quando la legge naturale è per noi un libro sigillato; ma quando comprendiamo i modi di funzionamento della natura, ci accorgiamo che Dio si muove in una maniera perfettamente naturale tramite i canali regolarmente stabiliti..
Il mondo materiale è l'illuminatore delle Luci...
Il cielo appare azzurro e luminoso soltanto per effetto del riflesso della luce sulle innumerevoli particelle di polvere in sospensione nell'atmosfera; l'aria completamente priva di polvere non è illuminata, e il nostro cielo avrebbe l'oscurità dello spazio interstellare se non fosse per queste particelle di polvere...vediamo gli oggetti unicamente mediante i raggi di luce che essi riflettono dalla loro superficie.
Dobbiamo essere in circuito con l'anima-Terra così come con il Dio del cielo; Esiste un'ispirazione che sorge dall'inconscio così come esiste un'ispirazione che fluisce giù dal superconscio.
Tutti gli affari mondani si alzano e si abbassano come le onde del mare, la cresta segue il ventre dell'onda e il ventre segue la cresta in progresso ritmico; di conseguenza, quando qualsiasi condizione mondana è allo zenit o al suo nadir sappiamo che dobbiamo attenderci nel prossimo futuro un mutamento di flusso.
..."L'ora più oscura è quella che precede l'alba"...
"Cabala Mistica" di Dion Fortune

mercoledì 20 febbraio 2019

Artemide


Probabilmente alla stregua di Afrodite, Artemide aveva origini asiatiche, in ogni caso il suo nome non è di origine greca. Incarnazione della natura incontaminata, delle valli solitarie e delle alture remote, era la regina incontrastata di una miriade di vite che germogliavano, crescevano, si agitavano, si cercavano, si distruggevano e si generavano.
L'essenza divina di Artemide, avvolta nel mistero, non agiva sulla coscienza dell'uomo ma piuttosto si manifestava nella purezza della natura incontaminata.
Ella simboleggiava la natura estiva vibrante di luce, non per nulla si diceva che assieme a suo fratello Apollo, con l'avvento dell'autunno, emigrasse nel paese degli Iperborei, i mitici popoli che vivevano in perfetta armonia e letizia nell'estremo nord della Terra abitabile, per far ritorno l'estate successiva.
Similmente ad Apollo, la dea lunare era sinonimo di lontananza e di purezza con alcune differenze dovute al sesso della delle due divinità; infatti mentre in Apollo il distacco e la purezza si originavano tramite un atto virile veicolato dalla volontà cosciente, per Artemide il raggiungimento degli ideali avveniva in virtù della sua natura femminile.
Vergine, lunare rimase sempre casta come si legge in un inno omerico dedicato ad Afrodite: "Artemide pure, la rumorosa dea del fuso d'oro, mai cedette all'amore di Afrodite, fal dolce sorriso".
Artemide era ritrosa, come la natura, tanto che Atteone, quando decise di spiarla mentre si bagnava nelle acque fu sbranato dai propri cani.
La selva sconfinata era il suo regno.
Qui la dea cacciava in compagnia delle Ninfe con le quali intrecciava danze sui prati fioriti.
Essendo dea della natura, Artemide era particolarmente vicino agli animali, sia come colei che li cura, sia anche come colei che li caccia.
È quanto emerge dalle parole di Omero: "Aspra agitatrice di belve".
Ecco perché spesso veniva raffigurata con i leoni, ma anche con l'orso e il cervo che erano sacri ad Artemide.
Nella sua qualità di cacciatrice il simbolo a lei attribuito era l'arco, che utilizzava per prendere le sue prede anche di notte sul monte.
Su molte raffigurazioni la dea reggeva in mano una fiaccola a volte due.
Inoltre Artemide racchiudeva valenze crudeli così come la natura presenta un lato feroce oscuro, basti pensare ai sacrifici umani che anticamente erano officiati in suo nome.
Artemide gemella di Apollo, il Sole, era soprannominata pure "colei che brilla di notte", alludendo alla sua natura lunare contrapposta a quella solare del fratello.
L'iconografia che la riguardava la ritraeva in abito da cacciatrice, con il capo ornato dalla falce della Luna, accompagnata da un levriero e da un cervo.
Tra i romani venne identificata con la dea Italica Diana, dea protettrice dei boschi e della selvaggina.
Artemide, la lucente, era conosciuta anche come Flitia o Locheia.
Tratto da "Luna Influssi Poteri Leggende" di Stefano Mayorca

mercoledì 13 febbraio 2019

Le tre facce della Luna


La natura femminile della Luna a causa dei suoi mutamenti ha dato vita ad alcune divinità legate al Pantheon greco-romano nel quale compaiono con i nomi e aspetti diversi, ognuno riconducibili alle varie fasi e alle multiformi trasformazioni operate dalla Luna.
Tra queste troviamo Cibele, Artemide, Ecate, Lucina,Trivia e Diana.
Ma quella che in qualche maniera è entrata a far parte dell'immaginario collettivo è Selene dea lunare madre di Pandia, la "tutta lucente", probabile personificazione del chiarore visibile nelle notte di plenilunio.
Selene era sorella di Elio (il Sole) e racchiudeva in sé differenti facce.
La Luna piena, la Luna nuova, e la Luna crescente; metafora che includeva rispettivamente la vita, la morte e la rinascita.
Fin dalla notte dei tempi, queste tre figure lunari hanno rappresentato il ciclo della vita, della fecondità, della femminilità, del divenire e dell'immortalità.
Nella sua scintillante pienezza apportatrice di vita il primo volto della luna era quello di Selene, nome che proviene da sélas, che significa splendore.
Selene nacque da Theia e Iperione divinità legate alla luminosità del cielo che con la loro unione generarono anche Elio, dio del Sole, ed Eos, dea dell'aurora.
Il secondo nome di Selene era Méne, di derivazione Frigia, la cui radice etimologica mé, significava misura computo.
Non è una coincidenza quindi che il termine latino mensis (mese) derivi dalla stessa radice...in origine il mese non era altro che l'unità di misura che rappresentava l'intervallo tra una luna nuova e l'altra.
Il secondo aspetto della dea corrispondente alla Luna nuova che in quella fase si trova in congiunzione con il Sole era configurato da Ecate, l'unica divinità cui era concesso di condividere con Zeus il privilegio di poter estendere il suo dominio sul Cielo, Terra e Mare.
Ecate, considerata come l'immagine della Luna nera, simbolo di morte e di rinascita lo stesso tempo, veniva spesso posta in relazione con il regno del soprannaturale degli spiriti e degli incantesimi.
Per tale ragione le erano sacri i crocevia, luoghi magici che la tradizione popolare riteneva teatro di pratiche stregonesche e sortilegi.
Ecate aveva diversi punti di contatto con la dea Proserpina, regina degli Inferi, per questo già nell'antichità si avanzava l'ipotesi che Ecate, Artemide e Proserpina formassero una triade se non addirittura le 3 persone di una medesima divinità.
Per tale ragione Ecate veniva appellata anche "Artemide triforme" giàcche le si attribuivano tre teste o tre corpi; di leone, di cavallo e di cane.
La natura triforme le conferiva il potere di indovinare il passato, il presente e il futuro.
Veniva anche chiamata Cagna o Lupa. Nonostante le apparenze Ecate era benigna e assisteva chi era simpatico.
La terza e ultima manifestazione legata a Selene, era la falce di Luna che riappare dopo il novilunio, simbolo di rinascita interiore di resurrezione.
Selene assume così il nome di Artemide sorella del dio solare Apollo.
La mitologia vuole che Artemide nata per prima aiutasse la madre Latona a partorire suo fratello.
Per questo le donne incinte e le partorienti la invocano al fine di ricevere protezione chiamandola Kourotròphos, nutrice, colei che custodiva i bambini e i cuccioli degli animali.
Tratto da "Luna Influssi Poteri Leggende" di Stefano Mayorca

mercoledì 6 febbraio 2019

Lilith e personaggi analoghi nei miti


Esempi di personaggi simili sono presenti in numerosi miti, che nella loro essenza non sono altro che le proiezioni inconsce di contenuti psichici umani e di archetipi universali e primordiali.
Si tratta di divinità che non fanno coppia con alcuna divinità maschile e conducono un'esistenza libera e indipendente.
Artemide, dea greca della vegetazione e della fecondità, era una vergine casta, cacciatrice e guerriera raffigurata a livello iconografico con molte mammelle, ma più spesso con arco e frecce.
Il fatto che fosse una dea dei boschi, a livello simbolico, ci suggerisce che viveva in una condizione psichica fuori dalla norma.
Infatti Artemide (Diana per i romani) appare come ritratto di una donna ribelle (non dimentichiamo che si tratta di una divinità lunare),ombrosa, vendicatrice e crudele che rifiuta la sua femminilità e di conseguenza il maschio e l'amore.
Questa dea della vegetazione arriverà perfino al punto di uccidere il giovane cacciatore Atteone e il gigante Orione, solo perché avevano osato posare il loro sguardo su di lei.
Proprio ispirandosi al nome romano di questa divinità a Freud (1856-1939) padre della psicoanalisi, denominò il "complesso di Diana" la tendenza inconscia che spinge alcune donne a comportarsi in modo virile e ostile verso il sesso opposto.
Per queste sue caratteristiche negative Diana, talvolta, viene identificata con la dea Ecate la strega infera che crea gli incantesimi e provoca l'apparizione di spettri notturni e di mostri terrificanti.
Altre divinità femminili legate alla nascita e alla morte, alla Terra, alla natura, alla guerra, alla fecondità e all'amore sono a Anatha e la dea frigia Cibele.
A proposito di quest'ultima è interessante notare che il culto di Cibele introdotto a Roma intorno al 204 a.C. racchiudeva inquietanti usi rituali.
Sul Palatino, dove era stato edificato un tempio in suo onore, i sacerdoti a lei consacrati nel corso dei diti dei festeggiamenti offerti a Cibele e nel momento di maggior esaltazione si infliggevano profonde ferite e in alcuni casi si auto eviravano.
Ciò conferma il carattere dominante e castrante della dea.
Anche Atena (la Minerva dei romani) dea greca, vergine, fiera e sdegnosa rivestiva analogo significato ed era raffigurata armata di lancia, scudo ed elmo.
Atena inoltre era una guerriera difficile da battere, tanto che ferisce in combattimento perfino Marte il dio della guerra.
Alla stregua delle altre delle altre divinità della notte, Atena assume carattere notturno come testimonia la civetta, animale simbolico a lei attribuito.
Con il tempo la dea subirà una trasformazione perdendo le sue caratteristiche di crudeltà e oscurità e divenendo divinità della vegetazione e della fecondità, nonché dea della sapienza.
La nuova personalità della dea viene creata attraverso la sua seconda esistenza che si origina dalla testa di Giove mediante partenogenesi.
Ma nonostante questa rinascita, nella dea restano alcuni elementi dissonanti; per esempio il fatto che ella sia nata solamente dal padre Giove senza la presenza e il concorso di una madre.
Tutto ciò in termini simbolici esprime una mancata accettazione della propria femminilità.
Tratto da (Luna Influssi Poteri Leggende) di Stefano Mayorca

mercoledì 30 gennaio 2019

Lilith e l'uomo


Dai tempi biblici ad oggi l'uomo non pare aver integrato alla coscienza questo contenuto rimosso nel suo inconscio: il mito di Lilith ha così assunto per la psiche umana un'importanza sempre crescente della quale esistono prove tangibili in ogni epoca.
In base a quanto scritto nella Cabala  il grande libro magico-esoterico, i Babilonesi e gli Assiri, durante la notte pronunciavano scongiuri per impedire a Lilith di emergere dalle profondità del mare e di avvicinarsi alle loro case; "Fermati, fermati, non entrare[...], ritorna ritorna nel mare. Le sue onde ti chiamano" G. Scholem, La Kabbale et sa symbolique
Allo scopo di proteggersi dagli attacchi di Lilith, fino al medioevo, gli ebrei indossavano amuleti non potendo fare a meno di rinnovare il mito che la riguardava, sempre presente e attivo nella loro anima, attraverso altre leggende e con medesimi contenuti simbolici.
Un esempio ci viene offerto da Dàlila (In ebraico Delilah) che porta un nome simile a quello di Lilith e incarna l'immagine della donna perversa che attraverso l'inganno capisce il segreto della forza a Sansone, taglia suoi capelli e lo consegna nelle mani dei Filistei.
Ancora ebrea è la storia di Giuditta (Yehudit in ebraico), la giovane e ricca vedova di Betulia, che taglia la testa di Oloferne, generale di Nabucodonosor, dopo avergli fatto credere di amarlo.
Si evince quindi che Lilith continua a vivere in ogni tempo e luogo, con le sembianze di Euridice, presso i greci o sotto le spoglie di una sirena.
Nella mitologia slava, invece, prendeva il nome di Rusalka e nella leggenda teutonica quello di Lorelei.
In tempi più recenti, l'immagine intramontabile di Lilith, appare nel celebre romanzo dello scrittore Antonio Fogazzaro, pubblicato nel 1910 e dal titolo Laila, la cui protagonista è una ragazza strana, enigmatica e infedele che incarna perfettamente le caratteristiche legate a Lilith.
Anche nell'ambito musicale ritroviamo questo archetipo, come nella famosa opera musicale del compositore austriaco Alban Berg (1855-1935), dal titolo Lulù, una fanciulla dalla bellezza infernale, che travolge nella più sfrenata passione ogni uomo che incontra costringendo i suoi spasimanti al suicidio.
Secondo quanto espresso dalla psicanalisi, un uomo che non è in grado di integrare a livello cosciente le esperienze sgradevoli avute con l'altro sesso, è portato a proiettare su ciascuna donna che incontra successivamente, le qualità negative rimosse nel suo inconscio.
Per questo motivo, l'immagine che il soggetto ha della figura femminile, equivale a quella di una donna che odia l'uomo e lo contesta, oppure che non è capace di comunicare a livello affettivo ed è eccentrica, anticonformista, ribelle falsa, gelosa, tormentata.
Inoltre egli vede in lei un soggetto che esprime lussuria, seduce e rifiuta la maternità.
L'immagine di Lilith, al contrario, assume per la donna un significato completamente diverso rispetto a quello vissuto dall'uomo, visto che quest'ultima si identifica con tale archetipo e con la sua personalità individuale a sé stante che trascende i valori di Eva.
Tratto da "Luna Influssi Poteri Leggende" di Stefano Mayorca

lunedì 28 gennaio 2019

Lilith come compagna di Adamo


È in alcuni testi ebraici quali la Bibbia, il Talmud, il Sefer ha Zoar (Libro dello splendore, testo cabalistico ed ermetico), alcune Haggadah (tradizioni popolari ebraiche) e alcuni Midrash (libri di indagine esegetica dei sacri testi ebraici), che incontriamo per la prima volta il nome di Lilith, come appellativo della compagna di Adamo in una versione quasi identica a quella sumerica.
Anche se il contenuto psicologico è rimasto identico, non è semplice fornire un'adeguata versione del mito ebraico di Lilith, diverso e maggiormente elaborato rispetto a quello sumerico più antico, a causa delle numerose contraddizioni che si riscontrano nei testi ebraici citati.
Le fonti, in ogni caso, sono in linea di massima concordi nell'affermare che Lilith sia stata la prima donna comparsa sulla terra, creata da Dio direttamente dal fango come Adamo, contemporaneamente e indipendentemente da lui.
Lilith e Adamo iniziarono a litigare fin dal primo momento.
Adamo voleva avere la supremazia su tutta la Terra e comandare anche su di lei, che a sua volta, pretendeva di avere gli stessi diritti e rifiutava di sottomettersi alla sua volontà.
Non riuscendo ad ottenere la parità di dominio con Adamo, Lilith fu presa dalla collera e abbandonò il suo compagno, conducendo in seguito una vita errabonda.
Dio la relegò in fondo al mare (in termini psicologici, nelle profondità dell'inconscio dell'uomo) e da una costola di Adamo generò Eva.
Le modalità relative alla nascita di Eva, assai differenti da quelle connesse con la nascita di Lilith, stabilirono fin dal principio della creazione biblica, un rapporto di stretta dipendenza della donna dall'uomo.
Eva rappresenterebbe un'emanazione, un riflesso di Adamo: nata da lui e per lui, rappresentava esclusivamente la compagna devota, fedele e sottomessa, senza avere un'esistenza propria.
Unioni del genere non costituiscono un evento eccezionale nell'ambito della mitologia, soprattutto in quella dei popoli la cui civiltà era basata su un modello prettamente patriarcale..
Totalmente diversa da Eva, Lilith non accetta la superiorità che Adamo vuole imporle, e al pari di una moderna femminista, esige da lui parità di diritti.
Ella rappresentava, e rappresenta tutt'ora, l'archetipo e l'immagine della donna libera emancipata, che è in grado di assumere una personalità propria e un ruolo indipendente, rifiutandosi in tal modo di farsi soggiogare dall'uomo o di vivere alla sua "ombra".
Tratto da "Luna Influssi Poteri Leggende" di Stefano Mayorca

venerdì 25 gennaio 2019

Zarathustra: frasi scelte per Nell'AniMo Antico (parte 4)

"Così parli a te stessa, e perciò, anima mia, preferisci sorridere che sfogare il tuo dolore...
Ma se non vuoi piangere, se non vuoi sfogare la tua melanconia purpurea, allora dovrai cantare... cantare un canto... finché tutti i mari ammutoliscano, per ascoltare il tuo anelito...
Mi piego, mi contorco , tormentato...
Colpito
Da te, il più crudele dei cacciatori..
Colpisci più a fondo!
Colpisci ancora una volta!
Pugnala, spezza questo cuore!
Perché questa tortura
Con dardi spuntati?
Perché torni a guardare...
Non vuoi uccidere?
Torturare soltanto, torturare?
Perché torturarmi,
Maligno, ignoto..."

"Nella solitudine, ciò che uno si è portato con se cresce, anche la bestia interiore.
Per questo la solitudine è da sconsigliare a molti."

"Vi sono stati mai sulla terra individui più sudici dei santi del deserto?
Attorno ad essi non si scatena soltanto il diavolo, - bensì anche il maiale."

"Puoi avere ingannato anche gente più fine di me,....io non sto all'erta contro i frodatori, io devo essere senza cautela: così vuole la mia sorte.
Tu però - non puoi non ingannare: fin qui ti conosco!
Tu devi sempre avere due tre quattro cinque significati!...
Tu, perverso falsario, come potresti altrimenti!...
In te penso non una parola è autentica, sì però la bocca: cioè la nausea, che è impressa sulla tua bocca."

"Avete coraggio fratelli?
Avete cuore?
Non coraggio davanti a testimoni, bensì il coraggio dei solitari e delle aquile, cui non  fa da spettatore nemmeno un dio?...
Ha cuore, chi conosce la paura, ma soggioga la paura, chi guarda nel baratro, ma con orgoglio.
Chi guarda nel baratro, ma con gli occhi d'aquila, chi con artigli d'aquila aggranfia il baratro: questi ha coraggio."

"Nulla, infatti, secondo me, è più prezioso e più raro dell'onestà, oggi.
...ma la plebe non sa che cosa sia grande, o piccolo, o diritto, o onesto: essa è innocentemente distorta, essa mente sempre."

"..Ti ricordi, caldo cuore,
Come assetato fosti:
Di lacrime del cielo, di gocciante rugiada;
Bruciato e stanco, avevi sete,
Mentre sull'erba gialla dei sentieri
Maligne occhiate del sole di sera
Intorno ti correvano dagli alberi neri,
Occhiate ardenti abbaglianti del sole,
Liete del tuo affanno."

"...Imparate da me la mia saggezza: anche la peggiore delle cose ha due buoni rovesci, - anche la peggiore delle cose ha buone gambe per ballare: perciò, vi prego... imparate a piazzarvi sulle gambe giuste!..."

"Voi tutti non avete imparato a danzare come si deve - a danzare senza curarvi di voi e al di sopra di voi stessi! Che importa se siete falliti!
Quante cose sono ancora possibili! E allora imparate a ridere, senza curarvi di voi e al di sopra di voi stessi! Elevate i vostri cuori, buoni ballerini, in alto! Più in alto! E non dimenticatevi la buona risata!"

"Circondatevi di piccole cose buone perfette...
Mature, d'oro: la loro vista risana il cuore.
La perfezione insegna a sperare."

"Bisogna per forza maledire, là dove non si può amare?...
Ogni grande amore non vuole amore: - vuole di più.
Colui che si approssima alla sua meta danza....
Anche sulla terra vi sono paludi di densa tetraggine: chi ha piedi lievi, riuscirà a correre anche sopra alla melma e a danzarvi come su ghiaccio polito."

lunedì 21 gennaio 2019

Lilith origine e significato del nome

Lilith è un nome misterioso circondato da un'aurea magica e, per alcuni aspetti, sinistra.
La sua origine si perde nella notte dei tempi.
La fonte più antica alla quale si può far risalire la sua incerta etimologia è, con ogni probabilità, il poema sumero Sha nagha imuru, che risale al terzo millennio a.C., tradotto in italiano con il titolo di Epopea di Gilgamesh.
Nell'ambito di questo leggendario poema si parla di una certa Lìllà o Lilitu, la quale si era costruita una casa nel tronco di un huluppu, un salice.
In seguito era stata costretta a lasciare la sua casa e a fuggire nel deserto inseguita dall'eroe Gilgamesh, che si apprestava a tagliare l'albero.
La natura di Lilitu traspare da due elementi fondamentali, di carattere psicologico e mitologico.
Nella lingua sumera, Lìllà significava Gran sacerdote o Sacerdotessa, mentre lilitu era un sostantivo che significava civetta, animale associato ale tempeste, ai fantasmi, alla morte, al tradimento e alle streghe.
Con ogni probabilità Lilitu alludeva alla donna vanitosa e leggera, che manca di riservatezza e si mette in mostra con lo scopo di adescare gli uomini e farsi corteggiare.
In ogni caso la civetta, animale lunare per eccellenza, simboleggia da sempre le tenebre, l'oscurità della notte, il peccato e le pericolose tendenze istintive rimosse nelle profondità dell'inconscio umano.
Il tipo di albero il cui Lilitu dimora, il salice, fin dai tempi più antichi era ritenuto sacro a tutte le dee della guerra e dell'amore, tra cui la dea sumerica Anatha (o Anth o Inanna); la dea babilonese-assira Ishtar, considerata la prostituta degli dèi; la dea biblica Neith o Lamia; la dea greca Atena nata da un uomo salice di nome Itono.
Lilitu continuò a comparire in altri miti babilonesi e assiri sotto forma di demone femminile che, nell'approssimarsi della notte, usciva dal deserto o dal mare per sedurre gli uomini con la sua bellezza, oppure per istigare le donne alla ribellione e all'odio nei loro riguardi.
Questo archetipo femminile-lunare costituiva un elemento perturbatore dell'ordine familiare e sociale... in una società costituita su modello patriarcale personificava il disordine e il caos.
Nell'iconografia mesopotamica Lilitu veniva rappresentata come una donna dai lunghi capelli, provvista di ali e artigli, in piedi su due leoni e con una civetta sul lato sinistro e un'altra su quello destro.
Il nome Lilith pare derivare dal sostantivo lajil, utilizzato dai popoli semitici per indicare la notte e configura un demone femminile che all'approssimarsi delle tenebre si mostra per far insorgere gli uomini la lussuria.
Anche gli ebrei si servivano delle parole layla, per definire l'angelo della notte e layl, per notte,.. nella lingua araba il nome lìlak, scuro, tenebroso; e ancora lailat, che significa notte e indica genericamente una donna misteriosa e perversa.
Tratto da "Luna Influssi Poteri Leggende" di Stefano Mayorca

venerdì 18 gennaio 2019

Zarathustra: frasi scelte per Nell'AniMo Antico (parte 3)

"...Ciascuno impari la solitudine...nodoso e ricurvo in duttile durezza, dovrà stare... in riva al mare, faro vivente di vita invincibile."

"Là, dove le tempeste in mare giù precipitano, e la proboscide del monte beve l'acqua, là ciascuno dovrà avere le sue veglie giorno e notte, a sua prova e conoscenza...."

"E per suo amor e per amore di quelli che sono come lui, bisogna che io compia me stesso..
Affinché nessuno riesca a vedere fin nel fondo di me stesso e della mia volontà ultima, - a questo fine ho inventato per me il lungo silenzio luminoso...."

"Tu, cielo taciturno invernale dalla barba di neve, tu, candida testa da gli occhi tondi su di me! Oh, tu similitudine celeste dell'anima mia..
..io mostro solo il ghiaccio e l'inverno delle mie cime - e non  che la mia montagna si cinge anche di tutti i cinti solari!"

"Come potrebbero sopportare la mia felicità, se non la circondassi di incidenti e miserie invernali e di cappe d'orso polare e di veli di cielo nevoso!
Questa è la saggia protervia e volontà buona dell'anima mia: di non nascondere il suo inverno e le sue tempeste di gelo; nemmeno i lividi del gelo essa nasconde."

"La solitudine dell'uno è la fuga del malato; la solitudine dell'altro è la fuga dal malato."

"Ma a te, pazzo, do questo insegnamento per congedo: dove non è più possibile amare, bisogna - passare oltre!
Là la migliore saggezza è tacere e passare oltre... là tutti parlano e nessuno fa attenzione... tutti parlano presso di loro, nessuno è più capace di intendere."

"Tutto va a finire nell'acqua, nulla più in profonde sorgenti."

"Si disimpara a conoscere gli uomini, se si vive tra gli uomini: troppo in tutti gli uomini è solo facciata, - a - ce servono, tra loro, occhi che mirano e cercano nella lontananza!... non ne trovai uno che non fosse povero di spirito..."

"Chi non è capace di comandare a se stesso, ha da obbedire.
E vi sono certi che sanno comandare a se stessi, ma molto ci manca a che sappiano anche obbedire a se stessi."

"Essere veri - pochi ne sono capaci! E chi ne è capace, non vuole ancora esserlo! Meno di tutti, però, ne son capaci i buoni.
Ah, questi buoni! - uomini buoni non dicono mai la verità; sicché, per lo spirito, la bontà è una malattia.
Cedono, questi buoni, si concedono, il loro cuore è fatto per ripetere, dal profondo essi obbediscono: ma chi obbedisce, non dà ascolto a sé stesso!"

"Io parlo troppo rude e sincero per coniglietti dal serico pelo"

"Bisogna imparare ad amare se stessi - questa è la mia dottrina - di un amore sano e salutare: tanto da sopportare di rimanere presso se stessi e non andare vagando in giro...
Invece è l'uomo che è per se stesso un grave fardello! E questo perché si trascina dietro sulle spalle troppe cose estranee."

"E in verità, anima mia...
La tua bontà,... non vuole lamentarsi né piangere: e tuttavia, anima mia, il tuo sorriso anela le lacrime, e la tua bocca tremante il singhiozzo."

"Non è ogni pianto un lamento? E ogni lamento un'accusa?"


lunedì 14 gennaio 2019

Il simbolismo del Dragone nei miti e nell'astrologia


Sotto il profilo psicologico il Drago o Dragone, rappresenta l'incarnazione della parte oscura e primitiva dell'essere umano, il mondo degli istinti aggressività, sessualità, asocialità, amoralità ecc..), rimossi nelle profondità dell'inconscio.
Quando ne emerge, il Dragone porta con sé tutto il terrore delle esperienze primordiali della vita.
Essere inghiottito e sparire nelle fauci del mostro, come accadde a Giasone rientra nell'ambito della simbologia archetipica universale, che allude, in termini psicologici e funzionali, a una regressione nelle viscere materne o una discesa agli inferi.
Questo ritorno nel grembo materno è in analogia con quanto accade al Sole, o alla Luna quando questa, giunta su uno dei suoi nodi, causa un'eclissi...
A livello di inconscio individuale, l'eclissi è avvertita come un evento drammatico, in cui l'Io conscio viene ghermito dalle tenebre dell'inconscio per essere in seguito distrutto dalle potenze del Male.L'elemento astronomico Testa del Dragone rappresenta quindi alcune analogie con quella parte della personalità umana ritenuta inferiore e negativa dalla conoscenza e ad essa rimossa nell'inconscio.
Jung considerava questa componente della psiche come una specie di alter ego o di fratello gemello sconosciuto, l'uomo interiore o uomo antico che Jung chiamava "ombra"...
La testa del Dragone rappresenta in poche parole la proiezione inconscia sullo Zodiaco dell'"ombra", che spesso oscura la rimanente parte della personalità dell'uomo, quella ritenuta luminosa a livello conscio.
Tratto da "La Luna - Influssi Poteri Leggende" di Stefano Mayorca
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