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mercoledì 10 luglio 2019

Il monoteismo come credenza primordiale




Gli avvenimenti narrati nel primo capitolo del libro del Genesi sembrano essersi svolti nelle vicinanze dell'Eufrate.
Il paese circostante si chiama la terra di Scinear (Sennaar), terra dei Caldei o Mesopotamia.
Essa porta il nome di Babilonia e le si dà attualmente quello di Stato dell'Irak.
Sotto la superficie del suolo, alcuni scavi hanno rivelato le vestigia di una vasta civiltà che risale a più di cinquemila anni prima dell'era cristiana.
Queste testimonianze d'un'età completamente leggendaria per gli scrittori classici, sono state lasciate da due grandi razze: i Sumeri e i Semiti.
Gli ultimi presero il loro nome da Sem, il primo figlio di Noè, e la razza ebraica da cui venne Abramo fu un ramo di questo popolo.
Ciò che esce dalla penombra degli attuali studi storici è il fatto che le tavolette d'argilla in caratteri cuneiformi attestano la veridicità dei primi capitoli del Genesi.
Sotto nomi diversi e forse per mezzo di alte e forme teologiche, si insegnava ai bambini del tempo di Abramo, come si fa a quelli d'oggi, la storia della creazione, della tentazione, della morte di Abele, dei Patriarchi prima del diluvio e del diluvio stesso.
Ciò che in primo tempo ci colpisce, è che il monoteismo (credere in un Dio supremo) precedette il politeismo o la fede in più dei.
Tale è, d'altronde, la conclusione profonda cui è giunto il dott. Langdon, professore di assirologia a Oxford e una delle maggiori autorità in letteratura cuneiforme e in tutto ciò che concerne il lontano periodo della civiltà cui corrisponde questa letteratura...
In Semitic Mythology il dott. Langdon scrive:
"..Il monoteismo precedette il politeismo e la credenza in spiriti buoni e malvagi.
La prova che io porto e le ragioni che fornisco in favore di una tale conclusione, sì contraria ai punti di vista accettati e dunque divulgati, sono state stabilite con la massima cura e tenendo conto degli argomenti della critica.
Io affermo, con la più profonda convinzione, che la mia conclusione è dovuta allo studio e non al risultato di una ipotesi temeraria..
A mio avviso, la storia della più antica religione (tradizione) degli uomini, rivela un declino rapido del monoteismo e l'espandersi della credenza negli spiriti del male.
Nel senso più assoluto, è propriamente, la storia della caduta dell'uomo"
Questo giudizio è il risultato di una studio profondo della letteratura mesopotamica.
Già nel XIX sec sir Peter Le Page Renouf, il traduttore dell'antico Libro dei Morti scriveva:
"M. De Rouge dichiara che a datare il periodo storico, e forse anche prima, il monoteismo puro passò attraverso una fase di sabeismo... tuttavia, più di 5000 anni fa, nella Valle del Nilo, l'inno religioso cominciava dal riconoscimento dell'Unità di Dio e dall'immortalità dell'anima..
Questa credenza nella Unità del Dio Supremo e nei suoi attributi in quanto creatore e legislatore supremo, era incastonata come un diamante indistruttibile nel centro delle sovrastrutture mitologiche accumulate in seguito nel corso dei secoli"
Anche gli annali cinesi forniscono la testimonianza di un monoteismo originale.
E le indicazioni che si trovano presso gli altri popoli confermano questa testimonianza.
Il grande tragico greco, Eschilo, si esprime in questi termini:
"Zeus è l'etere, Zeus è la terra, Zeus è il cielo, Zeus è l'universo e ciò che è al di là dell'Universo".
Quando si nota anche che c'è identità tra Zeû Pater e il Dyaus-Pitar dell'antica India,  lo Jupiter dell'antica Roma e il Thor dell'antica Scandinavia, la deduzione che s'impone è che questi diversi popoli ebbero tutti, in una certa epoca, lo stesso "Padre Celeste", la stessa credenza monoteistica, che degenerò in seguito in politeismo, come avvenne in Mesopotamia, in Egitto e in Cina.
Anche il prof Schmidt di Vienna nel suo Origine e sviluppo della Religione: fatti e teorie... ha tratto le sue conclusioni da testimonianze che gli sono state fornite da tutte le parti del mondo.
Esse attestano l'esistenza tra i popoli primitivi di un originario monoteismo e di una credenza universale in una vita futura.
(Il libro del dott Langdon e quello del prof Schmidt hanno conclusioni simili che derivano da studi diversi, il primo dall'archeologia e il secondo dall'antropologia e la scienza delle religioni comparate)
Tratto da "La Bibbia ha detto il vero" di Charles Marston"

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