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domenica 31 dicembre 2017

Profilo numerologico del 2018


Stiamo lasciando un anno caratterizzato (numerologicamente) dall'1 l'archetipo del guerriero, delle prove di coraggio e della crescita...
Del principio maschile attivo, dell'iniziazione.
L'Alfa.
Dell'individualità, dell'indipendenza, della forza e della motivazione, della scelta e delle decisioni.
Dell'autoaffermazione!
Del coraggio e dell'orgoglio...
Molti di noi hanno sperimentato la solitudine interiore pur avendo persone accanto, molti di noi hanno dovuto lottare con sé stessi per non cadere giù...
Il nuovo anno il 2018 è caratterizzato da ben due numeri: il 2 e l'11.
Iniziamo dall' archetipo del 2 femminile e passivo.
Il 2 è il numero della coppia cosmica e dell'equilibrio.
Dominato dal principio femminile, avrà un'energia più materna ma ricordiamo che la madre può essere sia dolce e protettiva, sia severa e spietata, dipenderà dalle prove che dovremmo superare ancora per il raggiungimento del nostro equilibrio interiore.
Ricettività, attrazione e unione degli opposti, matrimonio mistico, Yin e Yang, unione attraverso la conoscenza della separazione.
Immaginazione, riflessione e intuizione faranno da padrone in questo anno.
Bisognerà imparare a trarre i benefici da questo anno materno; attraverso la forza del distacco da una "madre" dolce e premurosa, che non ci permette di diventare "grandi", o attraverso la "sconfitta" della madre "drago divoratore", che nella modalità diametralmente opposta ci condurrà alla completezza di noi stessi attraverso il coraggio dell'eroe sperimentato nell'anno precedente.
Mentre il 2017 era dominato dall'elemento fuoco e dal Sole questo nuovo anno sarà dominato dall'elemento acqua e dalla Luna...che darà saggezza amorevole e fecondità...
Questo anno potrebbe portare importanti esperienze nel campo delle relazioni, nel riconoscimento del rapportarsi alla pari e della vita di coppia che conduce, anche, a una completezza individuale, anziché alla spersonalizzazione finse stessi.
Questo anno porta con sé anche un aspetto ancora più profondo e mistico perché 2+1+8 ha come risultato il numero maestro 11 che si esprime a livello potenziale nella sensitività, nel genio, nell'intuizione, nella preveggenza, nella profezia, nelle capacità mediatiche.
Farà da padrona la verità, la bellezza animica, l'equilibro di positivo e negativo, la giustizia universale...
In questo anno la luce potrà illuminare le tenebre...
Molti potranno avere una chiara visione della propria strada nella vita...
Si sveglieranno molte coscienze in un salto di elevazione spirituale...
Purché si sia pronti a riflettere sul vero significato della vita....
Un anno all'insegna dell'illuminazione.
Anche in questo numero archetipo troviamo l'elemento acqua mescolato all'aria e oltre alla Luna si avrà il domino di Urano come pianeti del misticismo...
Con questa analisi numerologica auguro a tutti un anno nuovo di esperienze e crescita interiore...
Auguro a tutti coloro che stanno cercando l'amore di trovarne uno che possa esaltare le qualità individuali di ognuno...
Auguro di essere sempre la luce di sé stessi e di trovare sempre la via...
Auguro di avere sempre la forza di rialzarsi, anche se la vita è difficile e piena di prove...
Ma soprattutto di trovare la completezza in sé stessi e di realizzare i propri potenziali...
Con amore
Nell'AniMo Antico

giovedì 28 dicembre 2017

Il Sè e la struttura spiraliforme


Si è tentato ripetutamente di connettere la visione lineare e quella ciclica del tempo.
L'immagine migliore di tale combinazione è la spirale.
Jung ha tentato di mostrare che il divenire conscio del nucleo psichico, del Sé, o l'immagine interiore dell'Uomo-Dio, hanno attraversato storicamente tale sviluppo spiraliforme.
Lo schema rappresenta, secondo Jung, lo sviluppo fondamentale della nostra immagine dell' Uomo-Dio.
Dobbiamo svolgere la catena secondo la spirale; allora il punto inferiore, "il cerchio", ritorna su, ma a un livello cosciente leggermente più elevato.
Sotto "Adamo terrestre" sta il serpente, che provocò la sua caduta e che rappresenta la materia divina primordiale, meta perseguita dagli alchimisti.
Circolando attraverso i quattro elementi, diviene la "pietra del sapere", un nuovo simbolo dell'Uomo-Dio.
Quest'ultimo viene poi rappresentato in forma di "rotondo" come l'elemento fondamentale del tutto.
Nel mezzo si trovano i quattro quaternioni, intesi come sviluppo del centro sovrastante.
Jung paragona questo processo spiraliforme nel Sè (immagine divina) all'autorinnovamento d'una sostanza, il carbonio, nel ciclo solare del carbonio-azoto, nel quale un nucleo di carbonio si annette quattro protoni e alla fine del ciclo si scinde nuovamente in forma di particella alfa, per ritornare così alla struttura originaria.
L'analogia con la fisica non è una digressione, in quanto uno stesso schema simbolico rappresenta la discesa nella materia e postula l'identità tra esterno e interno.
La psiche non può essere qualcosa di "totalmente altro" dalla materia; altrimenti come potrebbe muoverla?
E la materia non può essere totalmente estranea alla psiche; come potrebbe altrimenti produrla?
Il mondo psichico e materia è il medesimo, è l'una partecipa dell'altra, altrimenti l'interazione sarebbe impossibile .
Il modello simbolico spiraliforme di Jung tenta di descrivere una struttura fondamentale della vita fisica e psichica.
Non da ultimo, la sostanza genetica di tutti gli esseri viventi è avvolta in una doppia spirale.
Forse questa spirale genetica rappresenta un'analogia con la concezione archetipica del tempo, in cui vengono conciliati sia l'aspetto ciclico che quello lineare.
Tratto da "Psiche e materia" di Marie Louise von Franz

giovedì 21 dicembre 2017

Albert Einstein e C.Gustav Jung; la teoria della relatività del tempo


Albert Einstein riconobbe che tutte le indicazioni temporali sono relative alla posizione dell' osservatore.
Nell'ambito quotidiano possiamo lasciar passare inosservato questo dato perché velocità della luce è tanto elevata
Tuttavia appena l'osservatore si muove con grande rapidità, l'intervallo di tempo tra gli eventi e la loro osservazione pone un problema alla loro sequenza: due eventi accadono simultaneamente per un osservatore, ma non per un altro.
L'idea che lo spaziotempo possa essere rappresentato da un sistema di coordinate del tutto "oggettivo" non vale più; si tratta solo di un mezzo ausiliario dell' osservatore, per descrivere il suo mondo fenomenico.
Einstein riconobbe inoltre, nella descrizione di fenomeni elettromagnetici, la necessità di introdurre coordinate spaziotemporali relativistiche per esprimere le leggi della natura, in modo che abbiano la stessa forma in tutti i sistemi di coordinate, indipendentemente dalla posizione e dal movimento dell'osservatore.
Ogni passaggio da un quadro di riferimento a un altro unisce spazio e tempo in una forma matematicamente definita; essi formano un continuum.
Il progresso di Einstein consiste nell'aver inserito nel sistema spaziotempo la gravitazione, nel momento in cui essa lo curva.
Il tempo non scorre alla stessa velocità di uno "spaziotempo piano" (ma si incurva) e poiché la curvatura muta da luogo a luogo, secondo la distribuzione delle masse corporee, muta anche la velocità del flusso temporale.
Per una coincidenza degna di nota, nel momento in cui i fisici scoprivano la relatività dello spazio e del tempo, Jung giunse a risultati simili nell'indagine sull'inconscio umano: anche nell'ambito dei sogni il tempo è relativo e i concetti di "prima" e "dopo" perdono la loro importanza assoluta.
In strati ancora più profondi dell'inconscio (gli strati archetipici) spazio e tempo scompaiono addirittura quasi completamente.
Entrando in contatto con l'area archetipica della psiche, esperiamo il sentimento di essere a contatto con qualcosa di infinito.
Come afferma Jung, addirittura la questione decisiva della vita d'un essere umano è essere o non essere in contatto con l'infinito.
"Se riusciamo a capire e a sentire che già in questa vita abbiamo un legame con l'infinito, i nostri desideri e i nostri atteggiamenti mutano".
L' applicabilità più sorprendente del nuovo modello spaziotemporale di Einstein si trova in astrofisica.
Poiché astronomi e astrofisici hanno a che fare con distanze molto grandi, tanto che persino la luce ha bisogno d'un lungo tempo per giungere dall'osservatore all'oggetto, l'astronomo "vede" il suo oggetto non nel suo stato attuale, bensì nel passato.
Con i nostri telescopi vediamo i sistemi della Via Lattea, la cui esistenza risale i realtà a milioni di anni fa.
La stessa cosa vale per gli effetti della forza di gravità.
Poiché le stelle e galassie posseggono una grandissima massa, diviene importante la curvatura dello spazio.
Un effetto estremo si mostra ad esempio nel collasso gravitazionale d'un corpo massivo, come, nella prospettiva attuale, accade nei buchi neri dell'universo.
Una stella diviene più densa; lo spaziotempo intorno a essa diventa sempre più curvo, sinchè, alla fine, la luce non può più sfuggirle perché "succhia" i raggi di luce circostanti.
Si forma così un "orizzonte fenomenico" intorno alla stella, dal quale non ci raggiunge più niente di osservabile.
La stella si muove contemporaneamente fuori dal nostro tempo e scompare, benché sia ancora "là".
Ritengo possibile che nella morte accada qualcosa di simile.
È possibile supporre che con la morte scompariamo dall'"orizzonte fenomenico" dei vivi, pur rimanendovi ancora, invisibili.
Tratto da "Psiche e materia" di Marie Louise von Franz

martedì 19 dicembre 2017

Il tempo come divinità nelle tradizioni antiche


Il tempo è una delle fondamentali esperienze archetipiche dell'umanità; sfugge sinora a ogni tentativo di spiegazione puramente razionale.
In origine esso fu vissuto come divinità o manifestazione d'una suprema divinità, come in flusso vitale che da esso scaturisce.
La distinzione di passato presente e futuro non è riconosciuta da tutti.
Gli Indiani Hopi, ad esempio, non l'annoverano nella propria lingua.
Il loro mondo ha solo due aspetti fondamentali: quello manifesto oggettivo e quello non manifesto soggettivo.
Il futuro esiste solo soggettivamente "nel cuore"...possiede un'intensissima realtà. È la speranza che si avvera.
Il cuore del cosmo è lo "spirito del respiro"...da cui procedono gradualmente le cose, passando a uno stato manifesto...divenendo esteriormente vere, iniziano ad essere già "passate".
In origine l'uomo viveva il tempo come il segreto divino del flusso vitale stesso.
Gli antichi Greci equiparavano il tempo al fiume Oceano che circonda la terra e abbraccia il cosmo come in flusso o come un serpente che si morde la coda...
Questo fiume si chiamava anche Chronos (tempo)...
Ferecide insegnava che la sostanza primordiale del mondo era Chronos...Oceano per tanto era l'anima cosmica.
Gli Egizi simboleggiavano il tempo infinito accanto al dio Sole anche attraverso un dio speciale, Heh, che porta il segno della vita, Ankh al braccio destro.
In Egitto come in Grecia, il tempo era associato con il serpente, incarnava la vita e la salute... ogni uomo era accompagnato da un "serpente-tempo della vita" che garantiva la sua sopravvivenza dopo la morte.
In India nel Bhagavadgita (IV-III sec a.C.) il suo Krisna si manifesta all'eroe Arjuna nella sua autentica terribile forma:... allora il dio parla: "sono il tempo che annienta tutto il mondo, apparso per afferrare tutti gli uomini".
Anche Siva rappresenta il tempo.
Egli incarna nella sua danza l'energia eterna.... Siva si dice anche Mahā Kāla, Grande Tempo, o Kāla Rudra "tempo che tutto divora".
Sakti il suo lato attivo appare nella sua forma distruttiva come la terribile dea Kāli, che è la forma femminile di Kāla, che significa colore blu scuro, morte e tempo.
La mistica induista considera il mondo come irreale; è specialmente il tempo che seduce i non iniziati, inducendoli a credere alla propria esistenza autonomamente cosciente e alla realtà del mondo esterno.
In realtà il mondo transitorio è un'illusione: "Davvero per colui che è illuminato il sole non tramonta, né sorge mai. Per lui c'è un giorno eterno" (Chāndogya Upanusad III, 11.3).
In Cina la divinità suprema non fu sempre intesa in senso personale, eppure anche qui il tempo è un aspetto dell'ultimo principio primordiale, dinamico e creativo, appartenente al principio maschile Yang, che nel sistema oracolare di I Ching viene illustrato da una linea intera; lo spazio appartiene al principio Yin (linea spezzata). Insieme essi manifestano il Tao, l'occulta legge del mondo.
Il tempo rende reale tutto ciò che era solo potenziale.
Yang e Yin non sono potenze cosmiche, bensì ritmi cosmici alternantisi.
In Cina la parola tempo significa una situazione temporale valida o non valida per agire. "Spazio e tempo comprendono una totalità di condizioni determinate e determinanti, si presentano costantemente come una realtà concertata...duratura".
Nella rappresentazione del tempo dei Maya e degli Aztechi si trova la stessa relazione tra il tempo e l'energia cosmica creativa, che scaturisce dalla divinità.
La più frequente parola Maya per designare il tempo è kin e significa "sole" e "giorno".
Presso gli Aztechi il tempo era associato con la divinità suprema Omoteotl, creatore, padre e madre di tutte le cose...
Questo dio primordiale creò altri quattro dei: Tezcatlipoca, rosso in Oriente, nero a Nord, bianco ad Ovest, blu a sud.
In contrasto con questi miti, in cui Dio stesso è il tempo (e il non-tempo), la nostra tradizione giudaico-cristiana considera Dip estraneo al tempo, creatore del tempo insieme al mondo.
Tratto da "Psiche e materia" di Marie Louise von Franz

giovedì 14 dicembre 2017

Numeri e psiche


Jung affermò una volta in un dibattito che il numero era la forma più primitiva dello spirito.
Per spirito egli intendeva un fattore ordinante attivo-dinamico, che agisce entro e dietro lo psichico inconscio.
Il numero appare tuttavia anche come quell'elemento spirituale-oggettivo che ordina insieme psiche e materia.
Il numero non solo è "posto" da un atto cosciente, ma è trovato "a priori" in natura; è una struttura dinamica o, per parlare più esattamente, una configurazione ritmica di energia che appare in modo isomorfo nell'ambito della realtà psichica e fisica.
Dal punto di vista psicologico potremmo considerare i numeri sotto due aspetti complementari: come quantità discontinue e come un unico continuum.
Quest'ultimo corrisponderebbe a un simbolo matematico dell'unus mundus.
Ogni numero naturale possiederebbe in questo senso quattro aspetti principali:
1) relazione con lo spaziotempo, geometrizzabilità (topologia);
2) quantità (misura);
3) ratio posizionale (ordine sequenziale), teoria dei gruppi;
4) qualità = specifica configurazione ritmica del continuum unitario.
È dunque possibile dimostrare empiricamente che l'intero ambito psichico, che Jung definisce inconscio collettivo, lo strato più sotterraneo dell'inconscio osservabile psichicamente, possiede una struttura di campo, i cui punti "carichi di energia" corrispondono agli archetipi.
I decorsi energetici in questo campo seguono un processo lineare irreversibile, e quindi determinano il tempo.
Anche la cosiddetta progressione dei numeri naturali è verosimilmente nient'altro che una sequenza di decorsi simili, creata da ritmi ordinatori.
Su di essi poggia il nostro senso del tempo e fors'anche, come ha supposto Pauli, la possibilità della precognizione parapsicologica.
È interessante notare che già nell'antica Cina la matematica valeva solo come scienza per la predizione del futuro!
I modelli comuni di movimento dell'energia psicofisica sono i numeri, che fondano nei loro ritmi di progressione l'idea di tempo e nella loro natura di campi l'idea di un ordine atemporale.
Ciò spiega perché le personificazioni mitologiche del tempo, come il suo Aion in Roma, Zervān in Persia, Kāla in India, siano chiare incarnazioni della polivalente energia psichica.
Il "campo" dell'inconscio collettivo, inteso come isomorfo al campo dei numeri naturali, non solo è organizzato in modo non occasionale né caotico-parziale, ma sembra, al contrario, subordinato a un centro energetico superiore.
In molte civiltà arcaiche la divinazione numerica è usata anche come tramite di contatto col mondo degli spiriti.
Se attraverso il tunnel tra psicologia e fisica atomica, venisse confermata l'idea di Jung, secondo cui l'archetipo dei numeri naturali sarebbe l'ordinatore delle aree della psiche e della materia, avremmo riguadagnato inaspettatamente la luce nel punto in cui si trovavano vecchie conoscenze e tradizioni del pensiero orientale a lungo dimenticate.
Ciò confermerebbe dal punto di vista empirico una vecchia convinzione dei buddhisti, secondo cui lo strato intimo e più profondo della natura umana, dove la nostra psiche si mescola con l'ignota totalità cosmica, è identico dappertutto.
Tratto da "Psiche e materia" di Marie Louise von Franz

martedì 12 dicembre 2017

Universo e Unus Mundus


È interessante notare che anche alcuni sviluppi della recente fisica teorica sembrerebbero inerenti alle formulazioni dell'unus mundus e del "sapere assoluto": il fisico francese Oliver Costa de Beauregard giunge alla conclusione che l'universo indagato dai fisici non sarebbe la totalità, anzi farebbe supporre, al contrario, un universo psichico molto più primordiale, del quale l'universo materiale sarebbe solo un doppio passivo.
Egli intende l'universo psichico come un infrapsichico, un subconscio, la cui esistenza sarebbe coestesa all'universo corporeo quadridimensionale di Minkovski e di Einstein.
È noto che per i relativisti tutto ciò che appare nello spazio è la realizzazione delle proprietà matematiche di una rappresentazione invisibile, nella quale diventano misurabili non solo spazio e tempo, ma anche sostanza e dynamis.
Lo spazio si forma attraverso la divisione di materia ed energia e la materia diviene concepibile attraverso l'impronta matematica del continuum che può essere fissata concettualmente in numeri.
In questo continuum geometrico quadridimensionale il tempo diviene una grandezza discutibile e perciò, per il suo determinismo, la teoria relativista contrasta in certo qual modo con la fisica quantistica.
Per riconciliare le due direzioni, quella del modello dell'universo statistico-matematico di Einstein e quella che intende l'evento indeterminato della fisica quantistica come autentico, Alois Wenzl, un filosofo di Monaco, propose di concepire il primo modello dell'universo come esistente solo in potenza, come uno spazio matematico all'interno del quale si attualizzerebbe l'evento fisico quantistico.
Poiché l'unus mundus, secondo la nostra concezione, possiede una realtà solo potenziale, il modello relativistico dell'universo, in questa formulazione, si avvicina sensibilmente a un simbolo dell'unus mundus, specialmente laddove Costa de Beauregard afferma arditamente che l'inconscio sarebbe coestensivo a questo modello cosmico.
Fisici come Eddington, Wheeler e Feynman hanno suggerito di postulare due dimensioni del tempo: una per il tempo normalmente diretto (freccia del tempo secondo l'entropia crescente) e una seconda dimensione in cui il tempo sarebbe privo di direzione, nel senso che le cose possono andare sia avanti che indietro.
Secondo Eddington i microeventi che accadono nella dimensione temporale matematico-immaginaria potrebbero accavallarsi ai macroeventi nella dimensione temporale che va nella direzione abituale, analogamente agli eventi sincronistici che, secondo Jung, trapassano sporadicamente nello stato "abituale".
Costa del Beauregard definisce "infrapsichismo" questo "altrove" psichico dell'energia.
Egli intende chiaramente qualcosa del tutto simile al fattore definito da Jung aspetto psicoide degli archetipi o dell'inconscio collettivo.
L'"infrapsichismo" di Costa de Beauregard contiene anche una "sovracoscienza", che corrisponde esattamente al concetto di "sapere assoluto" di Jung.
L'"infrapsichismo" cosmico è un mondo antifisico retto da leggi finali invece che causali e coesistente con la materia.
Si cristallizza nella singola psiche di uomini e animali e il sapere che contiene si estende con velocità superiore a quella della luce e "sincronizza" le singole essenze, poiché ogni psiche deriva dalla stessa "rete di telecomunicazione".
Tutto il mondo materiale è però come una gigantesca macchina cibernetica, che serve al divenire cosciente dell'individuo.
Costa de Beauregard riconosce apertamente qualcosa di psichico nei "parametri nascosti".
Tratto da "Psiche e materia" di Marie Louise von Franz

giovedì 7 dicembre 2017

I Ching e il DNA e la sincronicità


Il punto di partenza è il cosiddetto principio di sincronicità di Jung.
Osservando gli strati più profondi della psiche inconscia nell'individuo, Jung sottolineò che - come è frequentemente osservabile - nella costellazione di un contenuto archetipico (excited state) si verificano eventi analoghi a quelli del mondo esterno; le cosiddette coincidenze, che sono più di un "puro caso", per il fatto che mostrano una omogeneità di senso con il contenuto interno-inconscio attivato.
Jung ha designato questa classe di eventi come fenomeni di sincronicità, poiché il loro legame reciproco sembra non essere causale, bensì contraddistinto da un suo senso e da una relativa contemporaneità.
Inoltre ha agito come una sincronicità il fatto che Jung, proprio quando cominciò a osservare questi fenomeni, conobbe Richard Wilhelm, dal quale fu introdotto nei segreti di I Ching, interamente basati sul principio di sincronicità.
Questa scoperta di Jung ha avvalorato l'ipotesi che quella realtà che tentiamo di descrivere introspettivamente come inconscio collettivo possa essere la stessa realtà sconosciuta e inconoscibile che la fisica atomica tenta di descrivere dall'esterno come realtà materiale.
È interessante osservare che la ricerca biologica abbia rilevato che l'immagazzinamento e la trasmissione di "informazione" nelle cellule del nostro corpo e, in particolare, nella base materiale dei nostri processi cognitivi vengono attuati dall'RNA (acido ribonucleico) e dai messaggeri dell'RNA.
Questi acidi, che come il DNA (desossiribonucleico ) si trovano alla base di ogni sostanza ereditaria, soggiacciono a un codice matematico, la cui struttura numerica di base corrisponde esattamente a quella in esagrammi di I Ching.
Come è noto, sono sessantaquattro.
Analogamente esistono 64 combinazioni possibili di segnali di codice per l'elaborazione dei venti amminoacidi nel codice RNA e nel codice DNA.
La trasmissione dell'informazione avviene in un codice-tripletta, simile ai segni di I Ching, che constano di due triplette.
Anche la tecnica divinatoria della geomanzia si basa sulle stesse combinazioni di numeri, in ordine inverso.
Attraverso il principio della sincronicità Jung ha creato una base dalla quale si potessero concepire in modo unitario le aree sin qui complementari di psiche e materia.
Nell'evento sincronistico si manifesta lo stesso senso nella psiche e nella disposizione d'un simultaneo evento esterno, per cui spesso esiste contemporaneamente un "sapere a priori intorno a un fatto non conoscibile nel tempo", che Jung definì un "sapere assoluto".
I fenomeni di sincronicità rinviano a un aspetto unitario cosciente trascendente dell'Essere, che Jung ha definito come unus mundus.
Vedi anche: Leonardo da Vinci e la struttura del DNA
Tratto da "Psiche e materia" di Marie Louise von Franz

martedì 5 dicembre 2017

I numeri naturali dal Pitagorismo alla fisica odierna

Del massimo interesse sono le rappresentazioni dello spaziotempo, che si riconducono tutte all'immagine archetipica di un'onnipresenza della divinità o di un pneuma divino.
Ciò era stato accennato da Platone e fu poi formulato da Plotino: "Dio è un nucleo spirituale, la cui origine è ovunque e il cui centro in nessun luogo".
Qui abbiamo già anche la rappresentazione fisica del punto onnipresente.
Una delle maggiori concezioni, divenuta oggi ancor più significativa, quasi un modello concettuale di base della fisica moderna, è l'idea che in definitiva abbiamo a che fare con strutture matematiche, idea già precorsa dai Pitagorici, che videro i numeri naturali e certe relazioni tra i numeri come autentiche costanti della natura.
Wolfgang Pauli ha definito la conoscenza fisica una scoperta di immagini interne attraverso eventi esterni.
Rudolf Carnap approfondisce ulteriormente questa teoria: "Si tratta di conoscenze fisiche e immagini divenute pure formule matematiche".
Tutte le immagini sono diventate formule astratte.
Il traguardo ultimo della fisica, secondo Carnap, sarebbe la possibilità di predire eventi esterni attraverso formule matematiche.
Persino l'esperimento pratico viene pregiudicato dalla rappresentazione mentale dell'osservatore.
Le odierne formule matematiche, in contrasto con le concezioni degli antichi Pitagorici, sono interamente algebriche e nella maggior parte dei casi sviluppi raffinati e corretti del calcolo delle probabilità.
La stima delle probabilità può dare informazioni solo sulle medie e sulle misure valutabili come regolari, ma non può dare alcuna informazione su ciò che avviene una sola volta.
Fisici eminenti sostengono che l'evento occasionale non cade nell'ambito dell'indagine fisica.
Essi sottraggono l'evento occasionale al campo della ricerca, poiché non si lascia cogliere con questi strumenti matematici, elaborati nel corso del tempo.
Viene esclusa ogni informazione su un'esperienza unica.
In altri termini, tutto ciò che è stato trovato sin qui nel formalismo matematico sono costruzioni dello spirito umano, questo può essere rappresentato nel campo dei numeri naturali, dove c'è ancora tanto da scoprire.
Tratto da "Psiche e materia" di Marie Louise von Franz
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