Visualizzazione post con etichetta von franz. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta von franz. Mostra tutti i post

martedì 30 gennaio 2018

Il "senso"


«Senza la coscienza riflettente dell'uomo il mondo ha un'enorme assenza di senso, poiché l'uomo, nella nostra esperienza, è l'unico essere che può costatare il "senso"».
Jung
...non significa che l'uomo crei il senso; lo realizza solo portandolo nella coscienza, ma esso esiste già, nascosto nella natura, indipendentemente dalla nostra percezione cosciente.
Il "senso" è un concetto trascendente, non definibile in modo conciso.
Riconoscere il senso non equivale a un semplice accumulo di informazioni o cognizioni, è piuttosto un'esperienza vissuta, che tocca tanto il cuore quanto la ragione.
Ci sembra una luce altamente rischiarante e al tempo stesso qualcosa di incomprensibile, una folgorazione.
Il pensiero logico-deduttivo si mostra solo raramente in questo riconoscimento del senso, poiché il "senso",  così come lo intende Jung, non coincide assolutamente con l'andamento del pensiero discorsivo, basato su una struttura d'ordine logico-matematico.
Il riconoscimento del senso è un "salto quantico" nella psiche.
Il "senso" d'un evento sincronistico non è però identico al "sapere assoluto", poiché nel promo caso si tratta d'una conoscenza puntuale e temporalmente determinata riguardante un individuo cosciente in un certo momento della sua vita.
Una simile conoscenza, coincidente con in atto creativo rappresentato dai fenomeni sincronistici, è un evento psichico, un'esperienza, il cui contenuto produce spesso un effetto curativo o distruttivo.
Quando porta guarigione, anche il più gran dolore diviene sopportabile, poiché possiamo scorgere dietro di esso un senso.
Il senso ci collega al numinoso - al senso del tutto -, al Tao, ci colloca di nuovo al posto giusto all'interno di questa totalità e ci dà la sensazione di "qualcosa che è giusto così com'è", di una riconciliazione con la vita e la morte, con gioia e dolore, con il conflitto e la pace.
Si tratta di un'accettazione completa dell'esistenza.
Per Jung individuazione e conoscenza del senso sono la stessa cosa, poiché individuazione significa trovare il proprio senso, cioè il proprio legame con il senso universale.
...comprende in sé il sentimento, la  sensazione, l'emozione, la totalità della persona.
Questo legame improvviso e illuminante che ci tocca nell'incontro con un evento sincronistico rappresenta una momentanea unificazione di due stati psichici: uno stato consapevole della nostra coscienza, che si muove all'interno del flusso del pensiero logico-deduttivo e di un processo continuo di percezione, da cui trae origine la nostra immagine del mondo cosiddetto materiale o esterno, e uno stato profondo, ove il "senso" del tutto si trova nell'ambito del "sapere assoluto".
Il senso ha bisogno del tempo come vettore per poter essere percepito dall'uomo.
«Il tempo è il mediatore tra il regno del possibile e il regno del fattuale» G.J.Whitrow
Esso necessita d'un flusso di eventi esterni e interni, per rendere visibile sotto forma di eventi sincronistici sporadici il senso nascosto di modelli archetipici.
Ogniqualvolta si verifica un tale evento, muta anche l'intero essere.
Ciò che chiamo tutto o unità corrisponde perfettamente all'unus mundus di Jung,  che trascende la dualità di psiche e materia.
Tratto da "Psiche e materia" di Marie Louise von Franz

giovedì 25 gennaio 2018

Il numero come archetipo primitivo


"Il numero serve in primissimo luogo a porre ordine nella caotica molteplicità del fenomenico.
È lo strumento dato per stabilire un ordine o per cogliere una regolarità già esistente ma ancora ignota, vale a dire una certa disposizione.
È certamente l'elemento ordinatore più primitivo dello spirito umano
Che il numero possegga un fondamento archetipico non è solo una mia (Jung) supposizione ma anche un'idea condivisa da certi matematici".
I numeri sono gli archetipi più primitivi esistenti, rappresentano la matrice degli archetipi.
Attraverso una raccolta delle loro proprietà "biologiche" si potrebbero comprendere al meglio questi fondamenti della fisica e della psiche oggettiva.
Il numero è, per così dire, al di qua dello psichico, elemento primordiale di ciò che Jung designa come spirito, cioè principio dinamico d'ordine.
Come archetipo il numero diviene perciò un fattore non solo psichico, bensì un generale creatore del mondo;in altri termini, i numeri rinviano a uno sfondo della realtà, in cui psiche e materia non sono più distinguibili.
La cosiddetta serie di numeri di Fibonacci concorda con le leggi della crescita delle piante e anche da ciò che Eugene Wigner ha definito "l'irrazionale effettività della matematica nelle scienze naturali".
Ordine identico si trova alla base sia della materia vivente, sia della psiche umana, "ergo una proprietà generale della materia (o dell'energia)", e in conseguenza di ciò anche di tutti i corpi mobili, compreso il "movimento psichico".
I numeri sembrano formare un autentico ponte tra il regolare coordinamento acausale e i fenomeni sincronistici irregolari.
Nell'antica Cina il numero era qualcosa di puramente qualitativo, di indissolubilmente connesso con il tempo; designava, attraverso il momento temporale, un "insieme" colorato, ponendosi quindi come simbolo di alcune configurazioni ritmico-temporali.
L'ordine mimetico di I Ching concorda esattamente con quello del DNA e dell'RNA.
Il "messaggero d'informazione", scoperto dalla chimica biologica occidentale, era già noto da tempo ai cinesi come ordine numerico fondamentale di situazioni psicofisiche tipiche.
Tratto da "Psiche e materia" di Marie Louise von Franz

Il mondo archetipico e la magia


Tra il mondo visibile e il mondo platonico delle cosiddette intelligenze (anime delle sfere divine) esiste un terzo mondo intermedio, la terra Hurqalya, mondo delle immagini archetipiche autonome, che il visionario percepisce mediante la sua immaginazione.
In quel mondo esistono le forme primordiali di tutto ciò che accade nel mondo visibile.
Questa terra immaginaria non è materiale, bensì un mundus archetypus di sottile materia.
Tutto ciò che il mistico intuisce, necessita di un'interpretazione simbolica.
Il visionario esperisce lì una realtà che ha, in fondo, un significato simbolico e che rinvia ai segreti divini che la sovrastano.
Tra le idee platoniche e il mondo si trova dunque un regno psicoide: l'aspetto secondo cui il mondo archetipico ha a che fare con l'anima umana e può esser raggiunto e influenzato da certe forme di meditazione religiosa, assume ora maggior importanza.
Si tratta del mondo dell'immaginazione creativa.
Poiché nell'anima esistono "forme" archetipiche, la materia potrebbe esserne influenzata, non solo all'interno bensì - e ciò è decisivo - anche all'esterno del corpo, come avviene nel caso "dello sguardo malvagio o dell'immaginazione, proprio quando l'anima è costante, sublime, affine ai principi, allora le obbedisce la materia che è nel mondo esterno e da essa viene influenzata, e si troverà nella materia del mondo esterno ciò che si forma sempre nell'anima, e ciò accade poiché l'anima umana non è prigioniera della materia, ma al contrario la governa".
Questa concezione di Avicenna influenzò in seguito soprattutto Alberto Magno (1206-80) e Tommaso d'Aquino, che la utilizzarono per sperare la trasmutazione alchimistica dei metalli: questa si verifica non per la consueta via tecnico-causale, bensì attraverso l'influsso dell'immaginazione creativa degli alchimisti.
In Alberto troviamo sottolineato un importante elemento già citato da Avicenna: la connessione di questa creatività materiale dell'anima con gli stati affettivi.
Nel sesto libro dei Naturalia di Avicenna si dice che è insita nell' anima umana una certa proprietà (virtus) di cambiare le cose, e che le altre cose le sono soggette; e precisamente quando essa è trascinata da un grande eccesso di amore e di odio.
Se quindi l'anima di un uomo cade preda a un grande eccesso di qualche passione, si può stabilire sperimentalmente che l'eccesso costringe [magicamente] le cose e le cambia nella direzione verso cui tende l'eccesso.
L'emotività (affectio) dell'anima umana è la radice principale di tutte le cose, sia che essa, a causa della sua grande emozione, modifichi il suo corpo e altre cose alle quali tende, sia che ad essa siano soggette, data la sua dignità, le altre cose inferiori... (ciò) che produce questa forza è causato dell'anima.
Chiunque può influenzare magicamente ogni cosa, se cade preda di un grande eccesso.... l'anima è allora così bramosa della cosa che vuole causare, che afferra anche da sé l'ora più importante è migliore, che comanda anche alle cose che più convengono a quell'effetto.
Marsilio Finicio dice nel suo Simposio: "Tutta la potenza della magia consiste nell'amore. L'opera della magia è una certa attrazione d'una cosa verso l'altra, per affinità naturale.
Tutte le parti di questo mondo dipendono, come le catene dell'essere, da un amore e sono legate da un nesso naturale (...) questa è l'autentica magia".
Bruno paragona quest'amore onnipresente a un lampo (fulgur) o una luce e lo definisce "anima cosmica" o "spirito dell'universo".
Tratto da "Psiche e materia" di Marie Louise von Franz

martedì 23 gennaio 2018

Alchimia e psicologia junghiana


La psicologia dell'inconscio come ramo della medicina è in definitiva un derivato di quella concezione riguardo alla scienze naturali che si manifestò in lungo tempo nell'alchimia.
Interessandoci all'alchimia ci richiamiamo alle radici della nostra concezione delle "scienze dello spirito".
Quel fattore sconosciuto, vitale, che gli alchimisti ipotizzavano era inerente alla vitalità della materia che oggi definiamo con un concetto approssimativo di inconscio.
Non è escluso che si tratti della stessa realtà che, considerata dall'interno e dall'esterno, si lascia descrivere in modo complementare dalla fisica e dalla psicologia del profondo.
Già nei più antichi testi alchimistici a noi sinora noti emerge il pensiero che la nascita del lapis philosophorum rappresenti un processo parallelo alla nascita del mondo.
Alcune tracce di analogia tra lavorazione dei metalli e creazione del mondo risalgono addirittura al patrimonio culturale babilonese.
La stessa analogia emerge nei documenti greci del III secolo d.C. ed è espressa chiaramente in completo parallelismo con i cosiddetti scritti ermetici, composti quando nello stesso tempo.
Nel Corpus hermeticum, 8.5, l'uomo sarebbe stato generato, nato a immagine e del mondo, e più avanti è detto che il cosmo sarebbe figlio di Dio e l'uomo un nipote di Dio: tutti sarebbero creati secondo la stessa immagine.
"Ermes definisce L' uomo un microcosmo poiché l'uomo ha tutto ciò che possiede il cosmo....
Il macrocosmo ha soffi d'aria che crescono sino a divenire venti, l'uomo respira. Il macrocosmo ha sole e luna, l'uomo ha due occhi: l'occhio destro si pone in analogia al sole, il sinistro alla luna...."
Il parallelismo stesso non è solo un'idea, bensì anche una sostanza, cioè l'"uomo" quale materia utilizzabile nell'opus alchimisti.
Questo sembra essere direttamente l'uomo cosmico, ad esempio l'alchimista, bensì una "materia", che è anche in qualche modo uomo.
L'uomo è una copia del cosmo, ma non esiste solo un'analogia, anzi il parallelismo stesso è qualcosa di concreto, è, per così dire, una sostanza, cioè la terra del cosmo, la materia primordiale.
Questa materia primordiale è contrassegnata da opposti: maschile-femminile o crisocolla-argento e così via.
Questa analogia, vista come sostanza, è esistita in modo latente, come l' "uomo luminoso", in ogni essere umano.
L'elaborazione della propria disposizione psichica sarebbe di importanza essenziale per l'opus; getta una nuova luce riguardo la separazione di corpo e anima, indicando che questa separazione è da intendere anche in senso interiore, dunque microcosmico, come mortificazione mistica e perdita dello spirito, come mors voluntaria.
Dio creò il cosmo a sua immagine, e l'uomo creò il lapis secondo lo stesso modello, l'immagine di Dio, che porta in sé.
Il parallelismo non è solo concettuale, ma sostanziale: sussiste invero nell'immagine dell'Anthropos, l'uomo luminoso, l'uovo...
L'opus è il luogo in cui l'uomo ha una certa libertà e dove, perciò, risiede le relazione forse più intima tra la chimica e l'Io dell'uomo empirico.
L'uomo potrebbe pervenire, attraverso la presa di coscienza della propria essenza corporea, al segreto della sostanza.
Tale conoscenza non viene "dall'esterno" bensì attraverso l'introspezione meditativa, per così dire attraverso l'immersione nelle percezioni spirituali endosomatiche.
Quel che gli alchimisti descrivono come immagine di Dio, uovo, uomo primordiale di luce e stadio dell'inizio e della fine, corrisponde esattamente al nostro inconscio collettivo dimostrabile sperimentalmente, simboleggiato esattamente nei sogni degli uomini moderni.
L'inconscio non sembra consistere dunque d'una caotica raccolta di "nuclei" archetipici, ma allude piuttosto a una strutturazione, che si cristallizza intorno a un centro, denominato da Jung Sé.
Il Sé è dimostrabile nella psiche inconscia dell' uomo come il fattore attivo di massima energia.
"Esso è creato da Dio". "E tu sei la prima materia".
L'individuo umano è il punto di partenza di quelle esperienze che conducono il Sé a divenire conscio: "Viene estratto da te".
"E dovunque tu sia, rimarrà inseparabile da te": chi prenda coscienza di un tale contenuto tramite l'esperienza vissuta, s'unirà per sempre con l'Io impersonale.
È un'esperienza trasformatrice, inalienabile per l'uomo.
Tratto da "Psiche e materia" di Marie Louise von Franz

giovedì 18 gennaio 2018

Inconscio collettivo


L'inconscio collettivo non è solo un'identità psichica strutturale e innata in tutti gli esseri umani, bensì anche "un continuum onnipresente, un presente inesteso.
Se accade qualcosa in un punto a, che tocca l'inconscio o muove a compassione, questo qualcosa è accaduto ovunque".
Se consideriamo l'inconscio collettivo come un continuum onnipresente o come un presente inesteso, esso è appunto qualcosa che avviene in un luogo, che tocca l'inconscio collettivo e avviene contemporaneamente ovunque.
"Il mondo archetipico è "eterno", cioè al di fuori del tempo, ed è dappertutto, poiché (...) in condizioni archetipiche non esiste spazio".
Su ciò si basa, ad esempio, lo stupefacente parallelismo degli stili d'epoca ed europei o il contemporaneo emerge della stessa idea in due scienziati all'opera autonomamente, com'è già accaduto più volte nella storia delle scienze.
Lo spirito appare come aspetto dinamico della psiche oggettiva, ciò che muove, vivifica, ispira, ciò che spontaneamente produce e ordina immagini simboliche nel campo ottico interno.
La sua più semplice e originaria forma fenomenica nello spazio psichico è il numero.
Per contro non possiamo conoscere l'"Essere" transpsichico dello spirito.
La materia forma il polo contrario, si manifesta nella sfera della psiche accoppiata con processi istintivi, cioè fisiologici e nei fenomeni che non possiamo comprendere attraverso l'elaborazione delle percezioni sensoriali.
La distinzione di spirito e materia, come afferma Jung, consiste solo nelle etichette per due manifestazioni dell'Essere, in sé sconosciute, che noi esperiamo internamente come spirituali o eternamente come materiali.
Alla base della necessità d'una duplice etichetta stanno gli archetipi di spirito-padre e materia-madre.
L'unica vera ragion d'essere, l'unica verità immediata è psichica, è l'esperienza psichica.
Il nostro razionalismo materialistico tende al crollo, nelle mani delle industrie o di uomini o di stato ossessionati dal potere.
Questo carattere demoniaco della potenza vive in ognuno di noi.
Ovunque vi sia programmazione orientata solo alla ratio e alle concrete esigenze materiali, questo diavolo distruttivo è all'opera; quando crediamo di cambiare la natura esterna con una programmazione o di dover "migliorare" con progetti tecnici o manipolazioni sociologiche o psicologiche, lavoriamo per la distruzione dell'anima e quindi della nostra vita.
Tratto da "Psiche e materia" di Marie Louise von Franz

martedì 16 gennaio 2018

Psiche e materia; due facce dello stesso segreto


L'energia è massa e la massa ha l'attributo dell'estensibilità.
In ogni caso un corpo che si muove a velocità superiore a quella della luce non è più visibile, e su di esso non si può affermare nulla di certo.
Non c'è alcuna possibilità di pronunciare qualcosa sulla sua collocazione o sulla sua esistenza, né sarebbe possibile stabilire il suo tempo.
..Il cervello potrebbe essere una stazione di scambio, in cui la tensione o l'intensità della psiche in sé, relativamente infinita, viene mutata in frequenze o "dilatazioni" percepibili.
All'opposto, il permanere di percezioni corporali introspettive può spiegarsi attraverso una graduale "psichizzazione" o intensificazione a scapito dell'estensione.
Psiche = altissima intensità nel minimo spazio.
La maggior parte delle percezioni extrasensoriali, dimostrano che la psiche non è assolutamente legata alle nostre categorie spaziotempo.
Essa coincide, inoltre, con quanto è provato dalla mistica orientale e occidentale: che in determinati stati estatici lo spaziotempo viene superato con una contemporanea intensificazione della coscienza psichica e spiega perché nell'impedimento delle funzioni cerebrali per effetti tossici si verifica anche una forte intensificazione dell'esperienza psichica, benché in tal caso disorganizzata e frammentaria.
Nella vita quotidiana presupponiamo una certa dicotomia di spirito e materia, che però è solo una forma della percezione cosciente.
In realtà non sappiamo né cosa sia la materia in sé, né cosa siano lo spirito o la psiche in sé.
Secondo Jung molto probabilmente sono semplicemente due facce dello stesso segreto vivente, che egli chiamò unus mundus, il mondo unico.
Attraverso l'ipotesi che psiche e materia siano forme di un'identica manifestazione di energia (l'una a basse frequenze, estesa nel tempo e nello spazio, l'altra come pura intensità), il mondo di psiche e materia sarebbe di fatto uno.
Se ciò è vero, il temporale e l'atemporale sono due fasce d'un unico segreto che si dovrebbe denominare tempo e non-tempo.
Adempiere alle esigenze del tempo orario e insieme seguire il ritmo del Sé richiede una considerevole maturità.
Ciò significa che talvolta tutti gli schemi e doveri impostici dall'esterno debbono essere lasciati cadere, se il Sé improvvisamente richiede da noi che facciamo qualcos'altro; che dobbiamo anche essere capaci di distinguere se una tale esigenza curve dal Sé o da altri complessi inconsci.
Considerato in tal modo, il tempo diviene una pietra di paragone, che ci mostra esattamente quanto siamo in armonia con noi stessi.
Tratto da "Psiche e materia" di Marie Louise von Franz

giovedì 11 gennaio 2018

La percezione personale del tempo


Il tempo nasce laddove l'eterno ordine extratemporale del Sé s'incontra con l'ordine legato al tempo del nostro mondo consciamente esperito.
Ciò ci porterebbe a concludere che la nostra relazione col tempo possa essere giusta "solo" se il nostro Io vive in stretta connessione con il Sè...
Sempre quando l'uomo non riesce a trovare senso e scopo della vita o smarrisce il suo modello "eterno", a causa di pregiudizi razionali, si pone sul piede di guerra contro il tempo.
La nostra valutazione dello scorrere del tempo, inoltre, varia se siamo sotto l'effetto di droghe o della febbre, se siamo anziani o giovani.
Gli orologi fisiologici in parte sembrano funzionare senza stimoli esterni, sembrano essere endogeni.
Non è ancora sicuro ma è probabile che molti di questi ritmi vengano scanditi dal cervello; la nostra percezione del tempo è quindi strettamente legata all'esistenza della nostra psiche nella sua forma incarnatasi nel cervello; nell'aspetto non incarnato, invece, la psiche appare in parte estranea al tempo, come ho già accennato.
Jung ha avanzato una spiegazione speculare di questo problema: "da un lato la coscienza non detiene alcuna informazione sui processi interni del corpo e dall'altra parte l'inconscio (...) si riferisce solo raramente al corpo o solo attraverso percorsi tangenziali, cioè in immagini fortemente "simbolizzate".
Tra "spirito e corpo"sembra sussistere un singolare vuoto".
Jung ritiene che in determinati luoghi del corpo possiamo avere un tumore a uno stadio avanzato, senza che ne siamo coscienti....
Jung menziona poi la relatività dello spaziotempo nei fenomeni parapsicologici e conclude infine con la domanda; «dobbiamo ricorrere alle categorie dello spazio e del tempo, quando si tratta della realtà psichica?... Forse la psiche potrebbe essere intesa come intensità inestesa e non come un corpo che si muove nel tempo.
Si potrebbe supporre che la psiche aumenti gradualmente da un'intensità minima a una infinita e che irrealizzi la realtà corporea se oltrepassa, ad esempio, la velocità della luce.
Ciò spiegherebbe l'"elasticità" dello spazio nelle percezioni extrasensoriali.
Senza un corpo che si muove nello spazio non può darsi alcun tempo e cioè spiegherebbe l'"elasticità" del tempo»
Tratto da "Psiche e materia" di Marie Louise von Franz

martedì 9 gennaio 2018

Gli eventi sincronistici


Gli eventi sincronistici sono per Jung fenomeni parapsicologici sporadici, emergenti in modo irregolare, che sembrano illustrate solo casi speciali all'interno d'un principio generale, da lui definito coordinamento acausale.
Vale a dire che certi fatti naturali sembrano possedere un ordine, senza che se ne possa indicare una causa.
Nell'ambito della materia, ad esempio, vi sono la legge temporale della disintegrazione radioattiva o la velocità costante della luce.
Nell'ambito dello spirito (psiche) il coordinamento acausale si trova ad esempio nel numero 6, numero perfetto: l'audizione di 1, 2, 3 dà infatti lo stesso risultato della loro moltiplicazione (1x 2 x 3).
Dobbiamo assumere tale dato, senza poterne fornire una ragione.
È possibile indagare l'ordine, che è alla base dei citati procedimenti oracolari, mentre gli eventi sincronistici sono solo casi speciali momentanei, nei quali l'osservatore è in grado di riconoscere il terzo elemento che connette psiche e materia, cioè l'omogeneità di senso tra eventi interni ed esterni.
"Questa forma del coordinamento di distingue da quella delle peculiarità dei numeri interi o delle discontinuità della fisica per il fatto che queste ultime sono reperibili da sempre e regolarmente, mentre le forme di coordinamento psichico rappresentano atti creativi nel tempo, nel senso di una creatio continua.
Così il contingente "sarebbe come qualcosa che da un lato è generale ed esiste da sempre e dall'altro è la somma di molti atti individuali di creazione che si realizzano nel tempo.
Tali atti creativi nel tempo, però, non si verificano del tutto al di fuori d'ogni possibilità predittiva, bensì all'interno di certi campi di probabilità nel coordinamento acausale, che tentano di comprendere l'oracolo con l'aiuto di procedimenti numerici.
I fisici moderni sono giunti all'idea di un'unità ultima dell'individuo e considerano tutte le nostre affermazioni una costruzione del nostro spirito.
In questo mondo unitario, dice Capra, "Ogni particella consiste di tutte le altre particelle".
Al tempo stesso esse esercitano con se stesse un effetto di scambio, emettono continuamente particelle "virtuali" e subito le riassorbono.
Le particelle tuttavia non sono "granuli isolati di materia, ma strutture probabili, connessioni in un tessuto cosmico inseparabile", che formano "un tessuto di relazione tra le diverse parti d'un tutto".
La distinzione tra mondo unitario e unus mundus di Jung poggia sul fatto che quest'ultimo include l'ambito psichico, cioè trascende la distinzione tra psiche e materia.
Quest'ultima realtà dell'unus mundus è trascendente, non può essere compresa dalla coscienza.
Gli eventi sincronistici sono singolarità in cui si manifesta sporadicamente l'unità di psiche e materia, l'unus mundus.
Anche il numero in particolare sembra mostrare una speciale relazione con entrambi i settori...
Il numero è perciò, secondo Jung, la forms più primitiva degli archetipi, quell'"ordinatore"  delle nostre riflessioni coscienti in cui si legano quantità e senso.
Tratto da "Psiche e materia" di Marie Louise von Franz

giovedì 4 gennaio 2018

La danza cosmica della materia


In Cina il tempo non è mai stato un vuoto quadro di riferimento; è stato sempre contrassegnato dagli eventi accaduti nella natura simultaneamente.
L'universo possedeva nel contempo una natura ritmico-temporale, il cui ritmo di fondo era formato dallo scambio di Yang e Yin.
Al suo ritmo, cioè, era connessa l'idea d'una enantiodromia: quando una linea dell'oracolo di I Ching raggiunge il suo vertice, si ribalta nel suo opposto.
Il filosofo greco Eraclito formulò un'idea analoga, quando definì il destino "un senso (logos) ordinatore del cosmo, che diviene, per enantiodromia, creatore di tutte le cose".
Jung riprese questo concetto indicando la legge psicologica che tende a rovesciare gli opposti psichici nel loro contrario: il male nel bene, l'amore nell'odio, l'eccessiva spiritualità nella pulsionalità e così via.
Afferma Capra: "Tutta la materia, sia qui sulla terra, sia nello spazio esterno, è coinvolta in una continua danza cosmica.
La fisica moderna ha rivelato che ciascuna particella "canta perennemente la sua canzone", producendo configurazioni ritmiche di energie in forme dense e tenui".
Anche quando ritorniamo nell'ambito macrofisico e ai corpi degli esseri viventi, incontriamo lo stesso fenomeno: tutti seguono determinati ritmi, i propri tempi biologici.
Piante e animali, così, non solo si adattano all'ambiente, ma al tempo; ad esempio al dì (il cosiddetto fenomeno circadiano), ma anche alle fasi lunari (bassa e alta marea) o persino all'anno solare.
Alcune attività, come la ricerca del cibo, vengono causate negli animali non solo dallo stimolo del sorgere del sole, ma anche da un ritmo interno, che consente loro la "programmazione".
Anche le piante posseggono quasi una memoria del tempo, poiché molte (non tutte) cominciano a schiudere i loro fiori parecchie ore prima dell'alba, come se "sapessero" che il sole entro breve sorgerà.
Se le si lascia apposta all'ombra, schiudono i loro fiori sempre alla stessa ora del dì.
Si presume che gli orologi biologici degli animali funzionino mediante oscillatori che regolano parecchi processi fisiologici; fasi di attività o di quiete, cambiamenti di stato nel metabolismo, temperatura corporea e altri.
Questi ritmi sembrano innati e sono endogeni, non prodotti da stimoli esterni.
Negli organismo unicellulari e in alcune piante il tutto è spesso legato a un ritmo.
Nel cervello sembra esistere un'organizzazione ritmica, cronologica, standardizzata, funzionante come un tutto, sostiene Schaltenbrand.
Adolf Portmann sottolineava che interi comportamenti di piante e animali hanno una natura temporale: "Ogni forma vitale forma vitale è al nostro cospetto come una figura che esperisce il proprio sviluppo peculiare non solo nello spazio, ma anche nel tempo".
Tratto da "Psiche e materia" di Marie Louise von Franz

giovedì 28 dicembre 2017

Il Sè e la struttura spiraliforme


Si è tentato ripetutamente di connettere la visione lineare e quella ciclica del tempo.
L'immagine migliore di tale combinazione è la spirale.
Jung ha tentato di mostrare che il divenire conscio del nucleo psichico, del Sé, o l'immagine interiore dell'Uomo-Dio, hanno attraversato storicamente tale sviluppo spiraliforme.
Lo schema rappresenta, secondo Jung, lo sviluppo fondamentale della nostra immagine dell' Uomo-Dio.
Dobbiamo svolgere la catena secondo la spirale; allora il punto inferiore, "il cerchio", ritorna su, ma a un livello cosciente leggermente più elevato.
Sotto "Adamo terrestre" sta il serpente, che provocò la sua caduta e che rappresenta la materia divina primordiale, meta perseguita dagli alchimisti.
Circolando attraverso i quattro elementi, diviene la "pietra del sapere", un nuovo simbolo dell'Uomo-Dio.
Quest'ultimo viene poi rappresentato in forma di "rotondo" come l'elemento fondamentale del tutto.
Nel mezzo si trovano i quattro quaternioni, intesi come sviluppo del centro sovrastante.
Jung paragona questo processo spiraliforme nel Sè (immagine divina) all'autorinnovamento d'una sostanza, il carbonio, nel ciclo solare del carbonio-azoto, nel quale un nucleo di carbonio si annette quattro protoni e alla fine del ciclo si scinde nuovamente in forma di particella alfa, per ritornare così alla struttura originaria.
L'analogia con la fisica non è una digressione, in quanto uno stesso schema simbolico rappresenta la discesa nella materia e postula l'identità tra esterno e interno.
La psiche non può essere qualcosa di "totalmente altro" dalla materia; altrimenti come potrebbe muoverla?
E la materia non può essere totalmente estranea alla psiche; come potrebbe altrimenti produrla?
Il mondo psichico e materia è il medesimo, è l'una partecipa dell'altra, altrimenti l'interazione sarebbe impossibile .
Il modello simbolico spiraliforme di Jung tenta di descrivere una struttura fondamentale della vita fisica e psichica.
Non da ultimo, la sostanza genetica di tutti gli esseri viventi è avvolta in una doppia spirale.
Forse questa spirale genetica rappresenta un'analogia con la concezione archetipica del tempo, in cui vengono conciliati sia l'aspetto ciclico che quello lineare.
Tratto da "Psiche e materia" di Marie Louise von Franz

giovedì 21 dicembre 2017

Albert Einstein e C.Gustav Jung; la teoria della relatività del tempo


Albert Einstein riconobbe che tutte le indicazioni temporali sono relative alla posizione dell' osservatore.
Nell'ambito quotidiano possiamo lasciar passare inosservato questo dato perché velocità della luce è tanto elevata
Tuttavia appena l'osservatore si muove con grande rapidità, l'intervallo di tempo tra gli eventi e la loro osservazione pone un problema alla loro sequenza: due eventi accadono simultaneamente per un osservatore, ma non per un altro.
L'idea che lo spaziotempo possa essere rappresentato da un sistema di coordinate del tutto "oggettivo" non vale più; si tratta solo di un mezzo ausiliario dell' osservatore, per descrivere il suo mondo fenomenico.
Einstein riconobbe inoltre, nella descrizione di fenomeni elettromagnetici, la necessità di introdurre coordinate spaziotemporali relativistiche per esprimere le leggi della natura, in modo che abbiano la stessa forma in tutti i sistemi di coordinate, indipendentemente dalla posizione e dal movimento dell'osservatore.
Ogni passaggio da un quadro di riferimento a un altro unisce spazio e tempo in una forma matematicamente definita; essi formano un continuum.
Il progresso di Einstein consiste nell'aver inserito nel sistema spaziotempo la gravitazione, nel momento in cui essa lo curva.
Il tempo non scorre alla stessa velocità di uno "spaziotempo piano" (ma si incurva) e poiché la curvatura muta da luogo a luogo, secondo la distribuzione delle masse corporee, muta anche la velocità del flusso temporale.
Per una coincidenza degna di nota, nel momento in cui i fisici scoprivano la relatività dello spazio e del tempo, Jung giunse a risultati simili nell'indagine sull'inconscio umano: anche nell'ambito dei sogni il tempo è relativo e i concetti di "prima" e "dopo" perdono la loro importanza assoluta.
In strati ancora più profondi dell'inconscio (gli strati archetipici) spazio e tempo scompaiono addirittura quasi completamente.
Entrando in contatto con l'area archetipica della psiche, esperiamo il sentimento di essere a contatto con qualcosa di infinito.
Come afferma Jung, addirittura la questione decisiva della vita d'un essere umano è essere o non essere in contatto con l'infinito.
"Se riusciamo a capire e a sentire che già in questa vita abbiamo un legame con l'infinito, i nostri desideri e i nostri atteggiamenti mutano".
L' applicabilità più sorprendente del nuovo modello spaziotemporale di Einstein si trova in astrofisica.
Poiché astronomi e astrofisici hanno a che fare con distanze molto grandi, tanto che persino la luce ha bisogno d'un lungo tempo per giungere dall'osservatore all'oggetto, l'astronomo "vede" il suo oggetto non nel suo stato attuale, bensì nel passato.
Con i nostri telescopi vediamo i sistemi della Via Lattea, la cui esistenza risale i realtà a milioni di anni fa.
La stessa cosa vale per gli effetti della forza di gravità.
Poiché le stelle e galassie posseggono una grandissima massa, diviene importante la curvatura dello spazio.
Un effetto estremo si mostra ad esempio nel collasso gravitazionale d'un corpo massivo, come, nella prospettiva attuale, accade nei buchi neri dell'universo.
Una stella diviene più densa; lo spaziotempo intorno a essa diventa sempre più curvo, sinchè, alla fine, la luce non può più sfuggirle perché "succhia" i raggi di luce circostanti.
Si forma così un "orizzonte fenomenico" intorno alla stella, dal quale non ci raggiunge più niente di osservabile.
La stella si muove contemporaneamente fuori dal nostro tempo e scompare, benché sia ancora "là".
Ritengo possibile che nella morte accada qualcosa di simile.
È possibile supporre che con la morte scompariamo dall'"orizzonte fenomenico" dei vivi, pur rimanendovi ancora, invisibili.
Tratto da "Psiche e materia" di Marie Louise von Franz

martedì 19 dicembre 2017

Il tempo come divinità nelle tradizioni antiche


Il tempo è una delle fondamentali esperienze archetipiche dell'umanità; sfugge sinora a ogni tentativo di spiegazione puramente razionale.
In origine esso fu vissuto come divinità o manifestazione d'una suprema divinità, come in flusso vitale che da esso scaturisce.
La distinzione di passato presente e futuro non è riconosciuta da tutti.
Gli Indiani Hopi, ad esempio, non l'annoverano nella propria lingua.
Il loro mondo ha solo due aspetti fondamentali: quello manifesto oggettivo e quello non manifesto soggettivo.
Il futuro esiste solo soggettivamente "nel cuore"...possiede un'intensissima realtà. È la speranza che si avvera.
Il cuore del cosmo è lo "spirito del respiro"...da cui procedono gradualmente le cose, passando a uno stato manifesto...divenendo esteriormente vere, iniziano ad essere già "passate".
In origine l'uomo viveva il tempo come il segreto divino del flusso vitale stesso.
Gli antichi Greci equiparavano il tempo al fiume Oceano che circonda la terra e abbraccia il cosmo come in flusso o come un serpente che si morde la coda...
Questo fiume si chiamava anche Chronos (tempo)...
Ferecide insegnava che la sostanza primordiale del mondo era Chronos...Oceano per tanto era l'anima cosmica.
Gli Egizi simboleggiavano il tempo infinito accanto al dio Sole anche attraverso un dio speciale, Heh, che porta il segno della vita, Ankh al braccio destro.
In Egitto come in Grecia, il tempo era associato con il serpente, incarnava la vita e la salute... ogni uomo era accompagnato da un "serpente-tempo della vita" che garantiva la sua sopravvivenza dopo la morte.
In India nel Bhagavadgita (IV-III sec a.C.) il suo Krisna si manifesta all'eroe Arjuna nella sua autentica terribile forma:... allora il dio parla: "sono il tempo che annienta tutto il mondo, apparso per afferrare tutti gli uomini".
Anche Siva rappresenta il tempo.
Egli incarna nella sua danza l'energia eterna.... Siva si dice anche Mahā Kāla, Grande Tempo, o Kāla Rudra "tempo che tutto divora".
Sakti il suo lato attivo appare nella sua forma distruttiva come la terribile dea Kāli, che è la forma femminile di Kāla, che significa colore blu scuro, morte e tempo.
La mistica induista considera il mondo come irreale; è specialmente il tempo che seduce i non iniziati, inducendoli a credere alla propria esistenza autonomamente cosciente e alla realtà del mondo esterno.
In realtà il mondo transitorio è un'illusione: "Davvero per colui che è illuminato il sole non tramonta, né sorge mai. Per lui c'è un giorno eterno" (Chāndogya Upanusad III, 11.3).
In Cina la divinità suprema non fu sempre intesa in senso personale, eppure anche qui il tempo è un aspetto dell'ultimo principio primordiale, dinamico e creativo, appartenente al principio maschile Yang, che nel sistema oracolare di I Ching viene illustrato da una linea intera; lo spazio appartiene al principio Yin (linea spezzata). Insieme essi manifestano il Tao, l'occulta legge del mondo.
Il tempo rende reale tutto ciò che era solo potenziale.
Yang e Yin non sono potenze cosmiche, bensì ritmi cosmici alternantisi.
In Cina la parola tempo significa una situazione temporale valida o non valida per agire. "Spazio e tempo comprendono una totalità di condizioni determinate e determinanti, si presentano costantemente come una realtà concertata...duratura".
Nella rappresentazione del tempo dei Maya e degli Aztechi si trova la stessa relazione tra il tempo e l'energia cosmica creativa, che scaturisce dalla divinità.
La più frequente parola Maya per designare il tempo è kin e significa "sole" e "giorno".
Presso gli Aztechi il tempo era associato con la divinità suprema Omoteotl, creatore, padre e madre di tutte le cose...
Questo dio primordiale creò altri quattro dei: Tezcatlipoca, rosso in Oriente, nero a Nord, bianco ad Ovest, blu a sud.
In contrasto con questi miti, in cui Dio stesso è il tempo (e il non-tempo), la nostra tradizione giudaico-cristiana considera Dip estraneo al tempo, creatore del tempo insieme al mondo.
Tratto da "Psiche e materia" di Marie Louise von Franz

giovedì 14 dicembre 2017

Numeri e psiche


Jung affermò una volta in un dibattito che il numero era la forma più primitiva dello spirito.
Per spirito egli intendeva un fattore ordinante attivo-dinamico, che agisce entro e dietro lo psichico inconscio.
Il numero appare tuttavia anche come quell'elemento spirituale-oggettivo che ordina insieme psiche e materia.
Il numero non solo è "posto" da un atto cosciente, ma è trovato "a priori" in natura; è una struttura dinamica o, per parlare più esattamente, una configurazione ritmica di energia che appare in modo isomorfo nell'ambito della realtà psichica e fisica.
Dal punto di vista psicologico potremmo considerare i numeri sotto due aspetti complementari: come quantità discontinue e come un unico continuum.
Quest'ultimo corrisponderebbe a un simbolo matematico dell'unus mundus.
Ogni numero naturale possiederebbe in questo senso quattro aspetti principali:
1) relazione con lo spaziotempo, geometrizzabilità (topologia);
2) quantità (misura);
3) ratio posizionale (ordine sequenziale), teoria dei gruppi;
4) qualità = specifica configurazione ritmica del continuum unitario.
È dunque possibile dimostrare empiricamente che l'intero ambito psichico, che Jung definisce inconscio collettivo, lo strato più sotterraneo dell'inconscio osservabile psichicamente, possiede una struttura di campo, i cui punti "carichi di energia" corrispondono agli archetipi.
I decorsi energetici in questo campo seguono un processo lineare irreversibile, e quindi determinano il tempo.
Anche la cosiddetta progressione dei numeri naturali è verosimilmente nient'altro che una sequenza di decorsi simili, creata da ritmi ordinatori.
Su di essi poggia il nostro senso del tempo e fors'anche, come ha supposto Pauli, la possibilità della precognizione parapsicologica.
È interessante notare che già nell'antica Cina la matematica valeva solo come scienza per la predizione del futuro!
I modelli comuni di movimento dell'energia psicofisica sono i numeri, che fondano nei loro ritmi di progressione l'idea di tempo e nella loro natura di campi l'idea di un ordine atemporale.
Ciò spiega perché le personificazioni mitologiche del tempo, come il suo Aion in Roma, Zervān in Persia, Kāla in India, siano chiare incarnazioni della polivalente energia psichica.
Il "campo" dell'inconscio collettivo, inteso come isomorfo al campo dei numeri naturali, non solo è organizzato in modo non occasionale né caotico-parziale, ma sembra, al contrario, subordinato a un centro energetico superiore.
In molte civiltà arcaiche la divinazione numerica è usata anche come tramite di contatto col mondo degli spiriti.
Se attraverso il tunnel tra psicologia e fisica atomica, venisse confermata l'idea di Jung, secondo cui l'archetipo dei numeri naturali sarebbe l'ordinatore delle aree della psiche e della materia, avremmo riguadagnato inaspettatamente la luce nel punto in cui si trovavano vecchie conoscenze e tradizioni del pensiero orientale a lungo dimenticate.
Ciò confermerebbe dal punto di vista empirico una vecchia convinzione dei buddhisti, secondo cui lo strato intimo e più profondo della natura umana, dove la nostra psiche si mescola con l'ignota totalità cosmica, è identico dappertutto.
Tratto da "Psiche e materia" di Marie Louise von Franz

martedì 12 dicembre 2017

Universo e Unus Mundus


È interessante notare che anche alcuni sviluppi della recente fisica teorica sembrerebbero inerenti alle formulazioni dell'unus mundus e del "sapere assoluto": il fisico francese Oliver Costa de Beauregard giunge alla conclusione che l'universo indagato dai fisici non sarebbe la totalità, anzi farebbe supporre, al contrario, un universo psichico molto più primordiale, del quale l'universo materiale sarebbe solo un doppio passivo.
Egli intende l'universo psichico come un infrapsichico, un subconscio, la cui esistenza sarebbe coestesa all'universo corporeo quadridimensionale di Minkovski e di Einstein.
È noto che per i relativisti tutto ciò che appare nello spazio è la realizzazione delle proprietà matematiche di una rappresentazione invisibile, nella quale diventano misurabili non solo spazio e tempo, ma anche sostanza e dynamis.
Lo spazio si forma attraverso la divisione di materia ed energia e la materia diviene concepibile attraverso l'impronta matematica del continuum che può essere fissata concettualmente in numeri.
In questo continuum geometrico quadridimensionale il tempo diviene una grandezza discutibile e perciò, per il suo determinismo, la teoria relativista contrasta in certo qual modo con la fisica quantistica.
Per riconciliare le due direzioni, quella del modello dell'universo statistico-matematico di Einstein e quella che intende l'evento indeterminato della fisica quantistica come autentico, Alois Wenzl, un filosofo di Monaco, propose di concepire il primo modello dell'universo come esistente solo in potenza, come uno spazio matematico all'interno del quale si attualizzerebbe l'evento fisico quantistico.
Poiché l'unus mundus, secondo la nostra concezione, possiede una realtà solo potenziale, il modello relativistico dell'universo, in questa formulazione, si avvicina sensibilmente a un simbolo dell'unus mundus, specialmente laddove Costa de Beauregard afferma arditamente che l'inconscio sarebbe coestensivo a questo modello cosmico.
Fisici come Eddington, Wheeler e Feynman hanno suggerito di postulare due dimensioni del tempo: una per il tempo normalmente diretto (freccia del tempo secondo l'entropia crescente) e una seconda dimensione in cui il tempo sarebbe privo di direzione, nel senso che le cose possono andare sia avanti che indietro.
Secondo Eddington i microeventi che accadono nella dimensione temporale matematico-immaginaria potrebbero accavallarsi ai macroeventi nella dimensione temporale che va nella direzione abituale, analogamente agli eventi sincronistici che, secondo Jung, trapassano sporadicamente nello stato "abituale".
Costa del Beauregard definisce "infrapsichismo" questo "altrove" psichico dell'energia.
Egli intende chiaramente qualcosa del tutto simile al fattore definito da Jung aspetto psicoide degli archetipi o dell'inconscio collettivo.
L'"infrapsichismo" di Costa de Beauregard contiene anche una "sovracoscienza", che corrisponde esattamente al concetto di "sapere assoluto" di Jung.
L'"infrapsichismo" cosmico è un mondo antifisico retto da leggi finali invece che causali e coesistente con la materia.
Si cristallizza nella singola psiche di uomini e animali e il sapere che contiene si estende con velocità superiore a quella della luce e "sincronizza" le singole essenze, poiché ogni psiche deriva dalla stessa "rete di telecomunicazione".
Tutto il mondo materiale è però come una gigantesca macchina cibernetica, che serve al divenire cosciente dell'individuo.
Costa de Beauregard riconosce apertamente qualcosa di psichico nei "parametri nascosti".
Tratto da "Psiche e materia" di Marie Louise von Franz

giovedì 7 dicembre 2017

I Ching e il DNA e la sincronicità


Il punto di partenza è il cosiddetto principio di sincronicità di Jung.
Osservando gli strati più profondi della psiche inconscia nell'individuo, Jung sottolineò che - come è frequentemente osservabile - nella costellazione di un contenuto archetipico (excited state) si verificano eventi analoghi a quelli del mondo esterno; le cosiddette coincidenze, che sono più di un "puro caso", per il fatto che mostrano una omogeneità di senso con il contenuto interno-inconscio attivato.
Jung ha designato questa classe di eventi come fenomeni di sincronicità, poiché il loro legame reciproco sembra non essere causale, bensì contraddistinto da un suo senso e da una relativa contemporaneità.
Inoltre ha agito come una sincronicità il fatto che Jung, proprio quando cominciò a osservare questi fenomeni, conobbe Richard Wilhelm, dal quale fu introdotto nei segreti di I Ching, interamente basati sul principio di sincronicità.
Questa scoperta di Jung ha avvalorato l'ipotesi che quella realtà che tentiamo di descrivere introspettivamente come inconscio collettivo possa essere la stessa realtà sconosciuta e inconoscibile che la fisica atomica tenta di descrivere dall'esterno come realtà materiale.
È interessante osservare che la ricerca biologica abbia rilevato che l'immagazzinamento e la trasmissione di "informazione" nelle cellule del nostro corpo e, in particolare, nella base materiale dei nostri processi cognitivi vengono attuati dall'RNA (acido ribonucleico) e dai messaggeri dell'RNA.
Questi acidi, che come il DNA (desossiribonucleico ) si trovano alla base di ogni sostanza ereditaria, soggiacciono a un codice matematico, la cui struttura numerica di base corrisponde esattamente a quella in esagrammi di I Ching.
Come è noto, sono sessantaquattro.
Analogamente esistono 64 combinazioni possibili di segnali di codice per l'elaborazione dei venti amminoacidi nel codice RNA e nel codice DNA.
La trasmissione dell'informazione avviene in un codice-tripletta, simile ai segni di I Ching, che constano di due triplette.
Anche la tecnica divinatoria della geomanzia si basa sulle stesse combinazioni di numeri, in ordine inverso.
Attraverso il principio della sincronicità Jung ha creato una base dalla quale si potessero concepire in modo unitario le aree sin qui complementari di psiche e materia.
Nell'evento sincronistico si manifesta lo stesso senso nella psiche e nella disposizione d'un simultaneo evento esterno, per cui spesso esiste contemporaneamente un "sapere a priori intorno a un fatto non conoscibile nel tempo", che Jung definì un "sapere assoluto".
I fenomeni di sincronicità rinviano a un aspetto unitario cosciente trascendente dell'Essere, che Jung ha definito come unus mundus.
Vedi anche: Leonardo da Vinci e la struttura del DNA
Tratto da "Psiche e materia" di Marie Louise von Franz

martedì 5 dicembre 2017

I numeri naturali dal Pitagorismo alla fisica odierna

Del massimo interesse sono le rappresentazioni dello spaziotempo, che si riconducono tutte all'immagine archetipica di un'onnipresenza della divinità o di un pneuma divino.
Ciò era stato accennato da Platone e fu poi formulato da Plotino: "Dio è un nucleo spirituale, la cui origine è ovunque e il cui centro in nessun luogo".
Qui abbiamo già anche la rappresentazione fisica del punto onnipresente.
Una delle maggiori concezioni, divenuta oggi ancor più significativa, quasi un modello concettuale di base della fisica moderna, è l'idea che in definitiva abbiamo a che fare con strutture matematiche, idea già precorsa dai Pitagorici, che videro i numeri naturali e certe relazioni tra i numeri come autentiche costanti della natura.
Wolfgang Pauli ha definito la conoscenza fisica una scoperta di immagini interne attraverso eventi esterni.
Rudolf Carnap approfondisce ulteriormente questa teoria: "Si tratta di conoscenze fisiche e immagini divenute pure formule matematiche".
Tutte le immagini sono diventate formule astratte.
Il traguardo ultimo della fisica, secondo Carnap, sarebbe la possibilità di predire eventi esterni attraverso formule matematiche.
Persino l'esperimento pratico viene pregiudicato dalla rappresentazione mentale dell'osservatore.
Le odierne formule matematiche, in contrasto con le concezioni degli antichi Pitagorici, sono interamente algebriche e nella maggior parte dei casi sviluppi raffinati e corretti del calcolo delle probabilità.
La stima delle probabilità può dare informazioni solo sulle medie e sulle misure valutabili come regolari, ma non può dare alcuna informazione su ciò che avviene una sola volta.
Fisici eminenti sostengono che l'evento occasionale non cade nell'ambito dell'indagine fisica.
Essi sottraggono l'evento occasionale al campo della ricerca, poiché non si lascia cogliere con questi strumenti matematici, elaborati nel corso del tempo.
Viene esclusa ogni informazione su un'esperienza unica.
In altri termini, tutto ciò che è stato trovato sin qui nel formalismo matematico sono costruzioni dello spirito umano, questo può essere rappresentato nel campo dei numeri naturali, dove c'è ancora tanto da scoprire.
Tratto da "Psiche e materia" di Marie Louise von Franz

giovedì 30 novembre 2017

Archetipo della Grande Madre e del Padre


Gli aspetti più importanti della Grande Madre sono stati individuati da Jung nelle seguenti immagini tipiche: sul piano personale la Madre, Grande Madre, la matrigna, la balia, la bambinaia, la nonna, la dea, la Vergine Maria, Sophia.
È la meta dell' ansia di liberazione, il Paradiso, il regno di Dio, la Chiesa, la terra, il cielo, il bosco, il mare, l'acqua stagnante, la materia, il mondo infero, la luna, il campo, il giardino, la roccia, la caverna, l'albero, il pozzo, il fonte battesimale, il fiore, il mandala, il forno, il cavallo, la mucca, la lepre e in generale tutti gli animali socorrevoli.
Psicologicamente è il principio benefico, protettivo, sostenitore, stimolante, fecondo e nutriente, il luogo della trasformazione, della rinascita, il segreto, l'occulto, la tenebra, il mondo dei morti, divorante, seducente, intossicante, la fonte d'ansia, l'ineluttabile.
Tutte queste immagini appartengono all'archetipo della Grande Madre.
All'archetipo del padre, cioè lo spirito, al polo opposto, appartengono le seguenti associazioni mitologiche: l'etere, il vento, il soffio spirituale, l'ossessione, i fantasmi dei defunti; si pensi allo pneuma, alla psiche, agli gnomi, agli spiriti, al diavolo, ai demoni, agli angeli, al vecchio soccorrevole.
Sul piano personale: il padre, il professore saggio, l'autorità, il sacerdote.
Spirito è l'elemento attivo, alato, mobile, vitale, stimolante, eccitante, focoso e dinamico elemento della psiche, ciò che produce entusiasmo e ispirazione.
Jung definisce lo spirito un principio spontaneo di movimento e attività, nel quale dimorano la peculiarità della libera produzione di immagini al di là della percezione sensoriale e la capacità d'una manipolazione autonoma e sovrana di esse.
Come si può facilmente osservare, in questi due archetipi - come in tutti - si distinguono determinati aspetti: Jung afferma che materia e spirito non sono per nulla comprensibili in sé e per sé, sono in definitiva forme fenomeniche d'un essere in sé trascendente, cioè transpsichico.
L'unica realtà immediata indagabile è la realtà psichica, cioè i nostri contenuti coscienti che deduciamo per così dire a posteriori da un'origine materiale o spirituale.
Tratto da "Psiche e materia" di Marie Louise von Franz

mercoledì 18 ottobre 2017

Il sentimento dell'illimitato

«Nel processo di individuazione non basta percepire l'esistenza del Sé, è necessario piuttosto conviverci, procedere a partire da questo centro e non dall'Io.»
«Il tempo nasce laddove l'eterno ordine extratemporale del Sé s'incontra con l'ordine legato al tempo del nostro mondo consciamente esperito.
Ciò ci porterebbe a concludere che la nostra relazione del tempo possa essere giusta "solo" se il nostro Ip vive in stretta connessione con il Sè...»
Marie Louise von Franz

«Solo se sappiamo che l'essenziale è illimitato,
possiamo evitare di porre il nostro interesse in cose futili,
e che non sono realmente importanti...
Se riusciamo a capire e a sentire che già in questa vita abbiamo un legame con l'illimitato i nostri desideri e i nostri atteggiamenti mutano.
In ultima analisi contiamo qualcosa solo grazie a ciò che di essenziale possediamo, e se non lo possediamo, la vita è sprecata...
Il sentimento dell'illimitato, comunque, si può raggiungere solo se percepiamo pianamente la nostra finitezza.
La più grande limitazione per l'uomo è il Sè; ciò è palese solo nell'esperienza:
"Io sono solo questo!"
In questa consapevolezza io mi sento limitato ed eterno, mi senti l'uno e l'altro.»
Carl Gustav Jung

giovedì 14 gennaio 2016

Tipo di intuizione introversa e sensazione estroversa inferiore


Tipo irrazionale n.4
Il tipo intuitivo introverso è dotato della capacità di fiutare il futuro, sa esprimere le giuste congetture o i giusti suggerimenti circa le possibilità future di una situazione.
La sua intuizione è  rivolta verso l'interno e perciò esso è soprattutto il tipo del profeta religioso o del veggente.
A livello primitivo è  lo sciamano che sa quello che vogliono gli spiriti, gli dei e gli antenati e che trasmette alla tribù i loro messaggi.
In termini psicologici diremmo che conosce i lenti processi che avvengono nell'inconscio collettivo, i cambiamenti archetipici e li comunicano alla società.
La sensazione inferiore di questo tipo fatica a tener conto dei bisogni del corpo e a controllarne gli appetiti.
L'intuitivo introverso spesso è a tal punto ignaro dei fatti esterni quanto egli riferisce va preso con grande cautela.
Coscientemente egli non intende mentire, ma la completa noncuranza di ciò che ha sotto gli occhi può portarlo a dire le più grosse falsità come le storie di fantasmi e dei resoconti di fatti parapsicologici.
Gli intuitivi introversi si interessano molto di questi argomenti, ma a causa della loro scarsa capacità di osservare i fatti e della loro mancanza di concentrazione su ciò che accade all'esterno, possono raccontare le sciocchezze più sbalorditive giurando che sono vere.
Essi sorvolano su un numero assolutamente stupefacente di fatti esterni; semplicemente non li avvertono.
La sensazione inferiore di un intuitivo introverso è estremamente intensa, ma emerge solo di tanto in tanto e quindi scompare nuovamente dal campo della coscienza.
L'intuitivo introverso trova difficile accostarsi al sesso perché esso chiama in causa la sua sensazione inferiore estroversa.
Una sensazione legata a un fatto esterno può  innescare in un tipo di intuizione introversa un processo  di individuazione.
Tratto da "Tipologia psicologica" di M. L. von Franz

Tipo di intuizione estroversa e sensazione introversa inferiore


Tipo irrazionale n.3
L'intuizione è  la funzione attraverso la quale percepiamo le possibilità.
Nella mitologia l'intuizione è  rappresentata dal fiuto.
Usiamo dire "la cosa mi puzza"... Non sappiamo bene di che cosa si tratti ma ne avvertiamo l'odore!
Poi successivamente succede qualcosa e allora diciamo: "Oh, ne sentivo l'odore! Avevo il presentimento che ci fosse qualcosa nell'aria!"
Queste sono le possibilità a venire, i germi del futuro.
L'intuizione è  perciò  la capacità di intuire anticipatamente ciò che al momento non è  ancora visibile.
Il tipo intuitivo estroverso applica questa facoltà al mondo esterno, e quindi è  molto abile nel prevedere gli sviluppi futuri dell'ambiente che lo circonda.
Un simile tipo è  piuttosto comune tra gli uomini d'affari.
Ovunque stia nascendo qualcosa di nuovo, anche negli ambienti più spirituali, questo tipo sarà sempre presente.
I movimenti culturali di avanguardia lo vedono spesso protagonista.
È  l'artista creativo, in genere, a creare il futuro.
È  la personalità creativa a essere realmente in contatto con il futuro, con i germi del futuro.
La sua intuizione sa riconoscere il valore delle personalità creative le quali invece essendo introverse, sono troppo impegnate dalle proprie creazioni per prendersi la briga di pubblicizzare il proprio lavoro.
(Talent scout) se lo farà  per tutta la vita finirà per proiettare sull'artista una certa dose della creatività che anche lui possiede, sia pure in misura minore, finendo con il perdersi.
Allora dovranno necessariamente immergersi nella propria sensazione inferiore e anziché badare alla creatività altrui, dovranno occuparsi della di ciò  che dalla propria sensazione inferiore potrà emergere.
Accade spesso che il tipo intuitivo semini senza sapere poi raccogliere i frutti.
È  sempre quello che inventa ma che alla fine non ne ricava nulla.
Quando invece è  un po' più  equilibrato sa concedersi dei tempi d'attesa e non si identifica con la funzione principale al punto da diventare completamente dissociato, allora avremo di fronte una persona capace di mettere in piedi qualcosa di nuovo in qualsiasi angolo del mondo si trovi.
Questo tipo non sa mai quando è  stanco, non se ne accorge; ci vuole un crollo perché ne prenda atto.
E neppure si accorge di quando ha fame.
Anche in loro la sensazione inferiore, come tutte le funzioni inferiori, è  lenta, pesante, carica di emotività.
Possiede un carattere mistico, comune a tutte le funzioni inferiori.
Essa è  la porta che apre all'esperienza degli strati più profondi  dell'inconscio.
Tratto da "Tipologia psicologica" di M. L. von Franz
Google+