Follow by Email

martedì 30 gennaio 2018

Il "senso"


«Senza la coscienza riflettente dell'uomo il mondo ha un'enorme assenza di senso, poiché l'uomo, nella nostra esperienza, è l'unico essere che può costatare il "senso"».
Jung
...non significa che l'uomo crei il senso; lo realizza solo portandolo nella coscienza, ma esso esiste già, nascosto nella natura, indipendentemente dalla nostra percezione cosciente.
Il "senso" è un concetto trascendente, non definibile in modo conciso.
Riconoscere il senso non equivale a un semplice accumulo di informazioni o cognizioni, è piuttosto un'esperienza vissuta, che tocca tanto il cuore quanto la ragione.
Ci sembra una luce altamente rischiarante e al tempo stesso qualcosa di incomprensibile, una folgorazione.
Il pensiero logico-deduttivo si mostra solo raramente in questo riconoscimento del senso, poiché il "senso",  così come lo intende Jung, non coincide assolutamente con l'andamento del pensiero discorsivo, basato su una struttura d'ordine logico-matematico.
Il riconoscimento del senso è un "salto quantico" nella psiche.
Il "senso" d'un evento sincronistico non è però identico al "sapere assoluto", poiché nel promo caso si tratta d'una conoscenza puntuale e temporalmente determinata riguardante un individuo cosciente in un certo momento della sua vita.
Una simile conoscenza, coincidente con in atto creativo rappresentato dai fenomeni sincronistici, è un evento psichico, un'esperienza, il cui contenuto produce spesso un effetto curativo o distruttivo.
Quando porta guarigione, anche il più gran dolore diviene sopportabile, poiché possiamo scorgere dietro di esso un senso.
Il senso ci collega al numinoso - al senso del tutto -, al Tao, ci colloca di nuovo al posto giusto all'interno di questa totalità e ci dà la sensazione di "qualcosa che è giusto così com'è", di una riconciliazione con la vita e la morte, con gioia e dolore, con il conflitto e la pace.
Si tratta di un'accettazione completa dell'esistenza.
Per Jung individuazione e conoscenza del senso sono la stessa cosa, poiché individuazione significa trovare il proprio senso, cioè il proprio legame con il senso universale.
...comprende in sé il sentimento, la  sensazione, l'emozione, la totalità della persona.
Questo legame improvviso e illuminante che ci tocca nell'incontro con un evento sincronistico rappresenta una momentanea unificazione di due stati psichici: uno stato consapevole della nostra coscienza, che si muove all'interno del flusso del pensiero logico-deduttivo e di un processo continuo di percezione, da cui trae origine la nostra immagine del mondo cosiddetto materiale o esterno, e uno stato profondo, ove il "senso" del tutto si trova nell'ambito del "sapere assoluto".
Il senso ha bisogno del tempo come vettore per poter essere percepito dall'uomo.
«Il tempo è il mediatore tra il regno del possibile e il regno del fattuale» G.J.Whitrow
Esso necessita d'un flusso di eventi esterni e interni, per rendere visibile sotto forma di eventi sincronistici sporadici il senso nascosto di modelli archetipici.
Ogniqualvolta si verifica un tale evento, muta anche l'intero essere.
Ciò che chiamo tutto o unità corrisponde perfettamente all'unus mundus di Jung,  che trascende la dualità di psiche e materia.
Tratto da "Psiche e materia" di Marie Louise von Franz

giovedì 25 gennaio 2018

Il numero come archetipo primitivo


"Il numero serve in primissimo luogo a porre ordine nella caotica molteplicità del fenomenico.
È lo strumento dato per stabilire un ordine o per cogliere una regolarità già esistente ma ancora ignota, vale a dire una certa disposizione.
È certamente l'elemento ordinatore più primitivo dello spirito umano
Che il numero possegga un fondamento archetipico non è solo una mia (Jung) supposizione ma anche un'idea condivisa da certi matematici".
I numeri sono gli archetipi più primitivi esistenti, rappresentano la matrice degli archetipi.
Attraverso una raccolta delle loro proprietà "biologiche" si potrebbero comprendere al meglio questi fondamenti della fisica e della psiche oggettiva.
Il numero è, per così dire, al di qua dello psichico, elemento primordiale di ciò che Jung designa come spirito, cioè principio dinamico d'ordine.
Come archetipo il numero diviene perciò un fattore non solo psichico, bensì un generale creatore del mondo;in altri termini, i numeri rinviano a uno sfondo della realtà, in cui psiche e materia non sono più distinguibili.
La cosiddetta serie di numeri di Fibonacci concorda con le leggi della crescita delle piante e anche da ciò che Eugene Wigner ha definito "l'irrazionale effettività della matematica nelle scienze naturali".
Ordine identico si trova alla base sia della materia vivente, sia della psiche umana, "ergo una proprietà generale della materia (o dell'energia)", e in conseguenza di ciò anche di tutti i corpi mobili, compreso il "movimento psichico".
I numeri sembrano formare un autentico ponte tra il regolare coordinamento acausale e i fenomeni sincronistici irregolari.
Nell'antica Cina il numero era qualcosa di puramente qualitativo, di indissolubilmente connesso con il tempo; designava, attraverso il momento temporale, un "insieme" colorato, ponendosi quindi come simbolo di alcune configurazioni ritmico-temporali.
L'ordine mimetico di I Ching concorda esattamente con quello del DNA e dell'RNA.
Il "messaggero d'informazione", scoperto dalla chimica biologica occidentale, era già noto da tempo ai cinesi come ordine numerico fondamentale di situazioni psicofisiche tipiche.
Tratto da "Psiche e materia" di Marie Louise von Franz

Il mondo archetipico e la magia


Tra il mondo visibile e il mondo platonico delle cosiddette intelligenze (anime delle sfere divine) esiste un terzo mondo intermedio, la terra Hurqalya, mondo delle immagini archetipiche autonome, che il visionario percepisce mediante la sua immaginazione.
In quel mondo esistono le forme primordiali di tutto ciò che accade nel mondo visibile.
Questa terra immaginaria non è materiale, bensì un mundus archetypus di sottile materia.
Tutto ciò che il mistico intuisce, necessita di un'interpretazione simbolica.
Il visionario esperisce lì una realtà che ha, in fondo, un significato simbolico e che rinvia ai segreti divini che la sovrastano.
Tra le idee platoniche e il mondo si trova dunque un regno psicoide: l'aspetto secondo cui il mondo archetipico ha a che fare con l'anima umana e può esser raggiunto e influenzato da certe forme di meditazione religiosa, assume ora maggior importanza.
Si tratta del mondo dell'immaginazione creativa.
Poiché nell'anima esistono "forme" archetipiche, la materia potrebbe esserne influenzata, non solo all'interno bensì - e ciò è decisivo - anche all'esterno del corpo, come avviene nel caso "dello sguardo malvagio o dell'immaginazione, proprio quando l'anima è costante, sublime, affine ai principi, allora le obbedisce la materia che è nel mondo esterno e da essa viene influenzata, e si troverà nella materia del mondo esterno ciò che si forma sempre nell'anima, e ciò accade poiché l'anima umana non è prigioniera della materia, ma al contrario la governa".
Questa concezione di Avicenna influenzò in seguito soprattutto Alberto Magno (1206-80) e Tommaso d'Aquino, che la utilizzarono per sperare la trasmutazione alchimistica dei metalli: questa si verifica non per la consueta via tecnico-causale, bensì attraverso l'influsso dell'immaginazione creativa degli alchimisti.
In Alberto troviamo sottolineato un importante elemento già citato da Avicenna: la connessione di questa creatività materiale dell'anima con gli stati affettivi.
Nel sesto libro dei Naturalia di Avicenna si dice che è insita nell' anima umana una certa proprietà (virtus) di cambiare le cose, e che le altre cose le sono soggette; e precisamente quando essa è trascinata da un grande eccesso di amore e di odio.
Se quindi l'anima di un uomo cade preda a un grande eccesso di qualche passione, si può stabilire sperimentalmente che l'eccesso costringe [magicamente] le cose e le cambia nella direzione verso cui tende l'eccesso.
L'emotività (affectio) dell'anima umana è la radice principale di tutte le cose, sia che essa, a causa della sua grande emozione, modifichi il suo corpo e altre cose alle quali tende, sia che ad essa siano soggette, data la sua dignità, le altre cose inferiori... (ciò) che produce questa forza è causato dell'anima.
Chiunque può influenzare magicamente ogni cosa, se cade preda di un grande eccesso.... l'anima è allora così bramosa della cosa che vuole causare, che afferra anche da sé l'ora più importante è migliore, che comanda anche alle cose che più convengono a quell'effetto.
Marsilio Finicio dice nel suo Simposio: "Tutta la potenza della magia consiste nell'amore. L'opera della magia è una certa attrazione d'una cosa verso l'altra, per affinità naturale.
Tutte le parti di questo mondo dipendono, come le catene dell'essere, da un amore e sono legate da un nesso naturale (...) questa è l'autentica magia".
Bruno paragona quest'amore onnipresente a un lampo (fulgur) o una luce e lo definisce "anima cosmica" o "spirito dell'universo".
Tratto da "Psiche e materia" di Marie Louise von Franz

martedì 23 gennaio 2018

Alchimia e psicologia junghiana


La psicologia dell'inconscio come ramo della medicina è in definitiva un derivato di quella concezione riguardo alla scienze naturali che si manifestò in lungo tempo nell'alchimia.
Interessandoci all'alchimia ci richiamiamo alle radici della nostra concezione delle "scienze dello spirito".
Quel fattore sconosciuto, vitale, che gli alchimisti ipotizzavano era inerente alla vitalità della materia che oggi definiamo con un concetto approssimativo di inconscio.
Non è escluso che si tratti della stessa realtà che, considerata dall'interno e dall'esterno, si lascia descrivere in modo complementare dalla fisica e dalla psicologia del profondo.
Già nei più antichi testi alchimistici a noi sinora noti emerge il pensiero che la nascita del lapis philosophorum rappresenti un processo parallelo alla nascita del mondo.
Alcune tracce di analogia tra lavorazione dei metalli e creazione del mondo risalgono addirittura al patrimonio culturale babilonese.
La stessa analogia emerge nei documenti greci del III secolo d.C. ed è espressa chiaramente in completo parallelismo con i cosiddetti scritti ermetici, composti quando nello stesso tempo.
Nel Corpus hermeticum, 8.5, l'uomo sarebbe stato generato, nato a immagine e del mondo, e più avanti è detto che il cosmo sarebbe figlio di Dio e l'uomo un nipote di Dio: tutti sarebbero creati secondo la stessa immagine.
"Ermes definisce L' uomo un microcosmo poiché l'uomo ha tutto ciò che possiede il cosmo....
Il macrocosmo ha soffi d'aria che crescono sino a divenire venti, l'uomo respira. Il macrocosmo ha sole e luna, l'uomo ha due occhi: l'occhio destro si pone in analogia al sole, il sinistro alla luna...."
Il parallelismo stesso non è solo un'idea, bensì anche una sostanza, cioè l'"uomo" quale materia utilizzabile nell'opus alchimisti.
Questo sembra essere direttamente l'uomo cosmico, ad esempio l'alchimista, bensì una "materia", che è anche in qualche modo uomo.
L'uomo è una copia del cosmo, ma non esiste solo un'analogia, anzi il parallelismo stesso è qualcosa di concreto, è, per così dire, una sostanza, cioè la terra del cosmo, la materia primordiale.
Questa materia primordiale è contrassegnata da opposti: maschile-femminile o crisocolla-argento e così via.
Questa analogia, vista come sostanza, è esistita in modo latente, come l' "uomo luminoso", in ogni essere umano.
L'elaborazione della propria disposizione psichica sarebbe di importanza essenziale per l'opus; getta una nuova luce riguardo la separazione di corpo e anima, indicando che questa separazione è da intendere anche in senso interiore, dunque microcosmico, come mortificazione mistica e perdita dello spirito, come mors voluntaria.
Dio creò il cosmo a sua immagine, e l'uomo creò il lapis secondo lo stesso modello, l'immagine di Dio, che porta in sé.
Il parallelismo non è solo concettuale, ma sostanziale: sussiste invero nell'immagine dell'Anthropos, l'uomo luminoso, l'uovo...
L'opus è il luogo in cui l'uomo ha una certa libertà e dove, perciò, risiede le relazione forse più intima tra la chimica e l'Io dell'uomo empirico.
L'uomo potrebbe pervenire, attraverso la presa di coscienza della propria essenza corporea, al segreto della sostanza.
Tale conoscenza non viene "dall'esterno" bensì attraverso l'introspezione meditativa, per così dire attraverso l'immersione nelle percezioni spirituali endosomatiche.
Quel che gli alchimisti descrivono come immagine di Dio, uovo, uomo primordiale di luce e stadio dell'inizio e della fine, corrisponde esattamente al nostro inconscio collettivo dimostrabile sperimentalmente, simboleggiato esattamente nei sogni degli uomini moderni.
L'inconscio non sembra consistere dunque d'una caotica raccolta di "nuclei" archetipici, ma allude piuttosto a una strutturazione, che si cristallizza intorno a un centro, denominato da Jung Sé.
Il Sé è dimostrabile nella psiche inconscia dell' uomo come il fattore attivo di massima energia.
"Esso è creato da Dio". "E tu sei la prima materia".
L'individuo umano è il punto di partenza di quelle esperienze che conducono il Sé a divenire conscio: "Viene estratto da te".
"E dovunque tu sia, rimarrà inseparabile da te": chi prenda coscienza di un tale contenuto tramite l'esperienza vissuta, s'unirà per sempre con l'Io impersonale.
È un'esperienza trasformatrice, inalienabile per l'uomo.
Tratto da "Psiche e materia" di Marie Louise von Franz

giovedì 18 gennaio 2018

Inconscio collettivo


L'inconscio collettivo non è solo un'identità psichica strutturale e innata in tutti gli esseri umani, bensì anche "un continuum onnipresente, un presente inesteso.
Se accade qualcosa in un punto a, che tocca l'inconscio o muove a compassione, questo qualcosa è accaduto ovunque".
Se consideriamo l'inconscio collettivo come un continuum onnipresente o come un presente inesteso, esso è appunto qualcosa che avviene in un luogo, che tocca l'inconscio collettivo e avviene contemporaneamente ovunque.
"Il mondo archetipico è "eterno", cioè al di fuori del tempo, ed è dappertutto, poiché (...) in condizioni archetipiche non esiste spazio".
Su ciò si basa, ad esempio, lo stupefacente parallelismo degli stili d'epoca ed europei o il contemporaneo emerge della stessa idea in due scienziati all'opera autonomamente, com'è già accaduto più volte nella storia delle scienze.
Lo spirito appare come aspetto dinamico della psiche oggettiva, ciò che muove, vivifica, ispira, ciò che spontaneamente produce e ordina immagini simboliche nel campo ottico interno.
La sua più semplice e originaria forma fenomenica nello spazio psichico è il numero.
Per contro non possiamo conoscere l'"Essere" transpsichico dello spirito.
La materia forma il polo contrario, si manifesta nella sfera della psiche accoppiata con processi istintivi, cioè fisiologici e nei fenomeni che non possiamo comprendere attraverso l'elaborazione delle percezioni sensoriali.
La distinzione di spirito e materia, come afferma Jung, consiste solo nelle etichette per due manifestazioni dell'Essere, in sé sconosciute, che noi esperiamo internamente come spirituali o eternamente come materiali.
Alla base della necessità d'una duplice etichetta stanno gli archetipi di spirito-padre e materia-madre.
L'unica vera ragion d'essere, l'unica verità immediata è psichica, è l'esperienza psichica.
Il nostro razionalismo materialistico tende al crollo, nelle mani delle industrie o di uomini o di stato ossessionati dal potere.
Questo carattere demoniaco della potenza vive in ognuno di noi.
Ovunque vi sia programmazione orientata solo alla ratio e alle concrete esigenze materiali, questo diavolo distruttivo è all'opera; quando crediamo di cambiare la natura esterna con una programmazione o di dover "migliorare" con progetti tecnici o manipolazioni sociologiche o psicologiche, lavoriamo per la distruzione dell'anima e quindi della nostra vita.
Tratto da "Psiche e materia" di Marie Louise von Franz

martedì 16 gennaio 2018

Psiche e materia; due facce dello stesso segreto


L'energia è massa e la massa ha l'attributo dell'estensibilità.
In ogni caso un corpo che si muove a velocità superiore a quella della luce non è più visibile, e su di esso non si può affermare nulla di certo.
Non c'è alcuna possibilità di pronunciare qualcosa sulla sua collocazione o sulla sua esistenza, né sarebbe possibile stabilire il suo tempo.
..Il cervello potrebbe essere una stazione di scambio, in cui la tensione o l'intensità della psiche in sé, relativamente infinita, viene mutata in frequenze o "dilatazioni" percepibili.
All'opposto, il permanere di percezioni corporali introspettive può spiegarsi attraverso una graduale "psichizzazione" o intensificazione a scapito dell'estensione.
Psiche = altissima intensità nel minimo spazio.
La maggior parte delle percezioni extrasensoriali, dimostrano che la psiche non è assolutamente legata alle nostre categorie spaziotempo.
Essa coincide, inoltre, con quanto è provato dalla mistica orientale e occidentale: che in determinati stati estatici lo spaziotempo viene superato con una contemporanea intensificazione della coscienza psichica e spiega perché nell'impedimento delle funzioni cerebrali per effetti tossici si verifica anche una forte intensificazione dell'esperienza psichica, benché in tal caso disorganizzata e frammentaria.
Nella vita quotidiana presupponiamo una certa dicotomia di spirito e materia, che però è solo una forma della percezione cosciente.
In realtà non sappiamo né cosa sia la materia in sé, né cosa siano lo spirito o la psiche in sé.
Secondo Jung molto probabilmente sono semplicemente due facce dello stesso segreto vivente, che egli chiamò unus mundus, il mondo unico.
Attraverso l'ipotesi che psiche e materia siano forme di un'identica manifestazione di energia (l'una a basse frequenze, estesa nel tempo e nello spazio, l'altra come pura intensità), il mondo di psiche e materia sarebbe di fatto uno.
Se ciò è vero, il temporale e l'atemporale sono due fasce d'un unico segreto che si dovrebbe denominare tempo e non-tempo.
Adempiere alle esigenze del tempo orario e insieme seguire il ritmo del Sé richiede una considerevole maturità.
Ciò significa che talvolta tutti gli schemi e doveri impostici dall'esterno debbono essere lasciati cadere, se il Sé improvvisamente richiede da noi che facciamo qualcos'altro; che dobbiamo anche essere capaci di distinguere se una tale esigenza curve dal Sé o da altri complessi inconsci.
Considerato in tal modo, il tempo diviene una pietra di paragone, che ci mostra esattamente quanto siamo in armonia con noi stessi.
Tratto da "Psiche e materia" di Marie Louise von Franz

giovedì 11 gennaio 2018

La percezione personale del tempo


Il tempo nasce laddove l'eterno ordine extratemporale del Sé s'incontra con l'ordine legato al tempo del nostro mondo consciamente esperito.
Ciò ci porterebbe a concludere che la nostra relazione col tempo possa essere giusta "solo" se il nostro Io vive in stretta connessione con il Sè...
Sempre quando l'uomo non riesce a trovare senso e scopo della vita o smarrisce il suo modello "eterno", a causa di pregiudizi razionali, si pone sul piede di guerra contro il tempo.
La nostra valutazione dello scorrere del tempo, inoltre, varia se siamo sotto l'effetto di droghe o della febbre, se siamo anziani o giovani.
Gli orologi fisiologici in parte sembrano funzionare senza stimoli esterni, sembrano essere endogeni.
Non è ancora sicuro ma è probabile che molti di questi ritmi vengano scanditi dal cervello; la nostra percezione del tempo è quindi strettamente legata all'esistenza della nostra psiche nella sua forma incarnatasi nel cervello; nell'aspetto non incarnato, invece, la psiche appare in parte estranea al tempo, come ho già accennato.
Jung ha avanzato una spiegazione speculare di questo problema: "da un lato la coscienza non detiene alcuna informazione sui processi interni del corpo e dall'altra parte l'inconscio (...) si riferisce solo raramente al corpo o solo attraverso percorsi tangenziali, cioè in immagini fortemente "simbolizzate".
Tra "spirito e corpo"sembra sussistere un singolare vuoto".
Jung ritiene che in determinati luoghi del corpo possiamo avere un tumore a uno stadio avanzato, senza che ne siamo coscienti....
Jung menziona poi la relatività dello spaziotempo nei fenomeni parapsicologici e conclude infine con la domanda; «dobbiamo ricorrere alle categorie dello spazio e del tempo, quando si tratta della realtà psichica?... Forse la psiche potrebbe essere intesa come intensità inestesa e non come un corpo che si muove nel tempo.
Si potrebbe supporre che la psiche aumenti gradualmente da un'intensità minima a una infinita e che irrealizzi la realtà corporea se oltrepassa, ad esempio, la velocità della luce.
Ciò spiegherebbe l'"elasticità" dello spazio nelle percezioni extrasensoriali.
Senza un corpo che si muove nello spazio non può darsi alcun tempo e cioè spiegherebbe l'"elasticità" del tempo»
Tratto da "Psiche e materia" di Marie Louise von Franz

martedì 9 gennaio 2018

Gli eventi sincronistici


Gli eventi sincronistici sono per Jung fenomeni parapsicologici sporadici, emergenti in modo irregolare, che sembrano illustrate solo casi speciali all'interno d'un principio generale, da lui definito coordinamento acausale.
Vale a dire che certi fatti naturali sembrano possedere un ordine, senza che se ne possa indicare una causa.
Nell'ambito della materia, ad esempio, vi sono la legge temporale della disintegrazione radioattiva o la velocità costante della luce.
Nell'ambito dello spirito (psiche) il coordinamento acausale si trova ad esempio nel numero 6, numero perfetto: l'audizione di 1, 2, 3 dà infatti lo stesso risultato della loro moltiplicazione (1x 2 x 3).
Dobbiamo assumere tale dato, senza poterne fornire una ragione.
È possibile indagare l'ordine, che è alla base dei citati procedimenti oracolari, mentre gli eventi sincronistici sono solo casi speciali momentanei, nei quali l'osservatore è in grado di riconoscere il terzo elemento che connette psiche e materia, cioè l'omogeneità di senso tra eventi interni ed esterni.
"Questa forma del coordinamento di distingue da quella delle peculiarità dei numeri interi o delle discontinuità della fisica per il fatto che queste ultime sono reperibili da sempre e regolarmente, mentre le forme di coordinamento psichico rappresentano atti creativi nel tempo, nel senso di una creatio continua.
Così il contingente "sarebbe come qualcosa che da un lato è generale ed esiste da sempre e dall'altro è la somma di molti atti individuali di creazione che si realizzano nel tempo.
Tali atti creativi nel tempo, però, non si verificano del tutto al di fuori d'ogni possibilità predittiva, bensì all'interno di certi campi di probabilità nel coordinamento acausale, che tentano di comprendere l'oracolo con l'aiuto di procedimenti numerici.
I fisici moderni sono giunti all'idea di un'unità ultima dell'individuo e considerano tutte le nostre affermazioni una costruzione del nostro spirito.
In questo mondo unitario, dice Capra, "Ogni particella consiste di tutte le altre particelle".
Al tempo stesso esse esercitano con se stesse un effetto di scambio, emettono continuamente particelle "virtuali" e subito le riassorbono.
Le particelle tuttavia non sono "granuli isolati di materia, ma strutture probabili, connessioni in un tessuto cosmico inseparabile", che formano "un tessuto di relazione tra le diverse parti d'un tutto".
La distinzione tra mondo unitario e unus mundus di Jung poggia sul fatto che quest'ultimo include l'ambito psichico, cioè trascende la distinzione tra psiche e materia.
Quest'ultima realtà dell'unus mundus è trascendente, non può essere compresa dalla coscienza.
Gli eventi sincronistici sono singolarità in cui si manifesta sporadicamente l'unità di psiche e materia, l'unus mundus.
Anche il numero in particolare sembra mostrare una speciale relazione con entrambi i settori...
Il numero è perciò, secondo Jung, la forms più primitiva degli archetipi, quell'"ordinatore"  delle nostre riflessioni coscienti in cui si legano quantità e senso.
Tratto da "Psiche e materia" di Marie Louise von Franz

giovedì 4 gennaio 2018

La danza cosmica della materia


In Cina il tempo non è mai stato un vuoto quadro di riferimento; è stato sempre contrassegnato dagli eventi accaduti nella natura simultaneamente.
L'universo possedeva nel contempo una natura ritmico-temporale, il cui ritmo di fondo era formato dallo scambio di Yang e Yin.
Al suo ritmo, cioè, era connessa l'idea d'una enantiodromia: quando una linea dell'oracolo di I Ching raggiunge il suo vertice, si ribalta nel suo opposto.
Il filosofo greco Eraclito formulò un'idea analoga, quando definì il destino "un senso (logos) ordinatore del cosmo, che diviene, per enantiodromia, creatore di tutte le cose".
Jung riprese questo concetto indicando la legge psicologica che tende a rovesciare gli opposti psichici nel loro contrario: il male nel bene, l'amore nell'odio, l'eccessiva spiritualità nella pulsionalità e così via.
Afferma Capra: "Tutta la materia, sia qui sulla terra, sia nello spazio esterno, è coinvolta in una continua danza cosmica.
La fisica moderna ha rivelato che ciascuna particella "canta perennemente la sua canzone", producendo configurazioni ritmiche di energie in forme dense e tenui".
Anche quando ritorniamo nell'ambito macrofisico e ai corpi degli esseri viventi, incontriamo lo stesso fenomeno: tutti seguono determinati ritmi, i propri tempi biologici.
Piante e animali, così, non solo si adattano all'ambiente, ma al tempo; ad esempio al dì (il cosiddetto fenomeno circadiano), ma anche alle fasi lunari (bassa e alta marea) o persino all'anno solare.
Alcune attività, come la ricerca del cibo, vengono causate negli animali non solo dallo stimolo del sorgere del sole, ma anche da un ritmo interno, che consente loro la "programmazione".
Anche le piante posseggono quasi una memoria del tempo, poiché molte (non tutte) cominciano a schiudere i loro fiori parecchie ore prima dell'alba, come se "sapessero" che il sole entro breve sorgerà.
Se le si lascia apposta all'ombra, schiudono i loro fiori sempre alla stessa ora del dì.
Si presume che gli orologi biologici degli animali funzionino mediante oscillatori che regolano parecchi processi fisiologici; fasi di attività o di quiete, cambiamenti di stato nel metabolismo, temperatura corporea e altri.
Questi ritmi sembrano innati e sono endogeni, non prodotti da stimoli esterni.
Negli organismo unicellulari e in alcune piante il tutto è spesso legato a un ritmo.
Nel cervello sembra esistere un'organizzazione ritmica, cronologica, standardizzata, funzionante come un tutto, sostiene Schaltenbrand.
Adolf Portmann sottolineava che interi comportamenti di piante e animali hanno una natura temporale: "Ogni forma vitale forma vitale è al nostro cospetto come una figura che esperisce il proprio sviluppo peculiare non solo nello spazio, ma anche nel tempo".
Tratto da "Psiche e materia" di Marie Louise von Franz
Google+