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giovedì 26 aprile 2018

Necessità e l'idea di "vincolo"

Che cos'è Necessità?
Nel pensiero mitico greco la necessità è definita ed esperita con modalità patologizzante.
Le esperienze patologizzate sono spesso connesse direttamente con Ananke (Necessità).
Le più usuali etimologie ricollegano anankē con il tedesco eng (angusto), con angina, angst e ansia, con il greco anchein, strangolare, e con il sanscrito agham, male.
Anche l'etimologia platonica raffigura anankē attraverso una metafora indicando il farsi stretto.
"L' idea è tratta dall'attraversare una volta impraticabile, accidentata e piena di rovi, che impedisce il movimento: e questa è la derivazione della parola necessario" Platone
Schereckenberg sottolinea in particolare i significati di giogo/collare/cappio, i quali mostrano al di là di ogni dubbio come, al fondo, necessità significhi un vincolo di servitù fisicamente oppressivo nei confronti di una potenza alla quale è impossibile sfuggire.
La parola latina per anankē è necessitas.
Anche qui troviamo l'idea di "legame stretto" o "vincolo stretto".
Necessitudines sono "persone alle quali si è strettamente legati, partenti, amici ecc..".
Necessaria è una donna parente o amica.
Questo sta ad indicare che i rapporti familiari e i legami che stringiamo nel nostro mondo personale rappresentano alcuni dei modi in cui noi esperiamo la forza della necessità.
I tentativi di liberarci dai vincoli personali sono tentativi di sfuggire allo stringente cerchio di anankē.
....sentirsi soffocare nella cerchia familiare...essere strangolati dal coniuge o... patologizzazioni della gola e del collo sono tutte espressioni della necessità...
Il complesso familiare è una manifestazione della necessità e la schiavitù nei confronti dei vincoli familiari un modo di ubbidire alle sue pretese.
Tratto da "La vana fuga dagli dei" di J. Hillman

mercoledì 25 aprile 2018

Rock rose: il tipo animico...e la sirenetta

Bach le conferì le proprietà del Terrore e del Coraggio.
Ha anche una profonda assonanza con un determinato tipo di individui: quelli che vivono in silenzio, oppressi dalla paura..
Quando riusciranno a vincerla, potranno a loro volta aiutare gli altri.
Quella Rock Rose tratta di una paura particolare, non di origine nervosa, ma di un sentimento più profondo e nascosto, provocato dalla vita stessa.
Dato che è nascosto è più difficile da cogliere da parte del prossimo: come i segreti della dodicesima casa astrologica, quello di Rock Rose non è visibile al mondo esterno.
Solo chi vibra con la sensazione di panico assoluto dell'anima Rock Rose sa riconoscerlo.
La sirenetta, la nota fiaba di Anderson, illustra perfettamente la condizione dell'anima Rock Rose; una sirena si innamora di un principe dopo avergli salvato la vita durante una tempesta.
Decide di lasciare la sua famiglia e di andare a vivere sulla terraferma, nella speranza che il principe ricambi il suo amore, cosa che le donerà un'anima immortale.
La sirenetta va allora dalla strega del mare, che le da la pozione che trasformerà la sua coda in arti umani, ma a determinate condizioni..
ogni passo le costerà un grande dolore, come se camminasse su una fila di coltelli affilati; se il principe sposerà un'altra, le si spezzerà il cuore e lei si dissolverà in schiuma nell'acqua del mare, e infine, quale forma di pagamento, dovrà donare alla strega la cosa più bella che possiede, la voce...
Con grande coraggio la sirenetta acconsente, la strega allora, le taglia la lingua e le dà la pozione.
Una volta giunta nel mondo degli uomini, beve la pozione.
Le fa male, la sente bruciare come fuoco, lacerarle le viscere come una lama e sviene.
Il principe la trova sulla spiaggia, la raccoglie e le dà protezione.
La sirenetta vive a palazzo e lo segue un tutto il regno, il cuore sempre pieno di speranza e dolore.
Alla fine il principe si innamora di una principessa e la sposa.
La sirenetta, come predetto, si dissolve in schiuma e sotto forma di spirito puro, vaga nel mondo.
È una fiaba interpretabile in più modi... soffermiamoci sul simbolismo dell'anima che si incarna nel mondo fisico; è il desiderio espresso dalla sirenetta... vuole avere un'anima umana...
Quando ne ha l'occasione, deve dimostrare grande coraggio, è costretta a patire costantemente, cosa che non può evitate se vuole realizzare il suo scopo, ossia sposare il principe...
Resta muta, incapace di raccontare la sua storia e fatto ancora più importante di dar voce allo splendido canto del suo essere.
Questa è la situazione animica di Rock Rose...
Questo tipo animico vive con tale paura per tutta la vita.
La forza e la speranza vengono infuse dalla luce dorata del sole che dona coraggio, forza d'animo e la volontà di vincere.
Questo tipo animico ha uno scopo chiaro, personale nella vita.
Quest'anima fa fatica a prosperare sulla terra; per lei esistere è già un compito abbastanza impegnativo....
Le persone Rock Rose si dimostrano attente: sono sempre vigili, pronte a osservare, a reagire all'ambiente.
Come la sirenetta che ammirava il suo principe, parlano poco ma vedono molto, in attesa che la vita risponda..
Rock Rose è incredibilmente sensibile.
Tratto da "Fiori di Bach - forme e funzioni" di J. Barnard
Conosco bene questo stato animico...
mi ha caratterizzato fin dalla nascita e per gran parte della mia vita, fino a quando non l'ho tramutato in Coraggio... quel coraggio che ti porta a sfidare la vita qualsiasi cosa ti riservi... perché comprendi che quello è l'unico modo di vivere la Tua vita e solo in questo modo  potrai giungere all'unica meta che prima di incarnarti ti sei proposto..
Tempo prima che leggessi questo libro scrissi una riflessione sul mio passato e di come mi sentivo metaforicamente e come, sempre, metaforicamente ero riuscita a trovare me stessa e la mia forza... il mio Coraggio;
 Dalle spine alle rose

martedì 24 aprile 2018

Rivelazione e poesia



"una poesia dovrebbe somigliare 
non essere veritiera...
Una poesia non dovrebbe significare 
solo essere"
Perceval 
Dalla maschera allo smascheramento, da uno specchio oscuro ed enigmatico all'illuminazione e a uno stato di conoscenza avremmo slittamenti incessanti dentro qualunque rappresentazione; "rivelato" e "occultato": un semplice gioco tra primo piano e sfondo, tra superficie e profondità; "rivelato" e "occultato": felici trasposizioni all'interno di qualunque metafora, modi di scherzare, allusione....nessun velo più da sollevare, aprire, squarciare.
Il velo diventa.. una vergogna, una timidezza che sta nella scoperta...A ogni nudità; il velo un sentimento dell'anima che mantiene...."diffidenti", riservati nello sguardo, che ci mantiene dal pronunciarci persino nel pieno significato.
...è l'emozione appropriata all'incontro, la risposta alla presenza piena che vorrebbe mantenerla parzialmente assente, nascosta.
...il mondo intrinsecamente intellegibile nel suo presentarsi all'esperienza estetica non necessita di alcuna rivelazione per essere divino...
L'esegesi diventa non un disvelamento del significato nascosto, bensì piuttosto una poiēsis, un'elaborazione poetica del dato, condotta nel piacere di un incessante immaginare.
Il cosiddetto 'nascosto' può essere riconosciuto come una necessaria letteralizzazione a posteriori dell'intuizione...
La rivelazione...Non ha bisogno di testimoni letterali, di speciali doni profetici, solo di intelligenza esegetica, della capacità di leggere il dispiegarsi dei fenomeni, di avvertire bellezza....
La rivelazione...è una categoria dell'esistenza che, se "rivelata", diventa letteralizzata come "l'occultato", mentre, in quanto categoria dell'esistenza, contiene e offre profondità, segretezza, interiorità, pregnanza, ricettacolo, risonanza, potenzialità e morte in ogni e qualunque fenomeno, e promuove nei confronti del fenomeno attenzione, cura diligente, proficua vigilanza e un modo di valutare che non considera mai le cose soltanto per quelle che a prima vista e semplicemente sembrano.
Tratto da "La vana fuga dagli dei" di J. Hillman

giovedì 19 aprile 2018

Anima Mercurialis


L'anima mercurialis fornisce l'orecchio capace di distogliere la mente dall'udire il 'vero' significato.
Senza Ermes il Messaggio, le allusioni e i gesti divini diventano ingiunzioni letterali e l'istinto religioso diventa malato, paranoide.
Jung paragona Mercurio con l'inconscio.
L'idea stessa di inconscio....diventa, riguardo alla paranoia, terapeutica in modo decisivo...l'idea di inconscio salva se stessa dalla letteralizzazione; l'inconscio non può essere identificato con alcun effettivo stato mentale di comportamento.
L'inconscio non può avere una fenomenologia sua propria e le asserzioni fatte su di esso non possono essere verificate.
Elusivo, mercuriale, l'inconscio non è un luogo, non è uno stato, è un oscuro fratello ironico, una sorella che fa da eco, per non dimenticare.
...come osserva Jung, la rivelazione non può essere distinta da "un autonomo funzionamento dell'inconscio"...
Il Deus absconditus non può diventare manifesto separatamente dalle immagini in cui la manifestazione si presenta.
La rivelazione non può essere separata dall'immaginazione.
Tra il nascosto e la percezione del nascosto sta il terzo elemento, la forza immaginativa dell'anima, la portatrice dei messaggi, l'anima mercurialis...
Mercurio pieno di stratagemmi, un malizioso monello, è lo psicopompo che conduce al nascosto, salvandoci dal letteralismo e dalla paranoia.
Tratto da "La vana fuga dagli dei" di J. Hillman

martedì 17 aprile 2018

Delirio e rivelazione

Libro Rosso di Jung -La depressione creativa

Tra delirio e rivelazione non esiste e non può esistere alcuna netta distinzione.
La rivelazione arriva sempre in forma non suscettibile di correzione, arriva sempre in forma delirante.
Come "il delirio in senso proprio non è suscettibile di correzione", così anche la rivelazione.
Essa viene dalla suprema Autorità, dalla voce stessa della Verità con tutta la certezza del nous trascendente.
Che cosa mai si potrebbe correggere, e di dove potrebbe venire una siffatta correzione, se non da una prospettiva inferiore, fallibile e meramente umana?
...Il delirio è sempre rivelazione e la rivelazione sempre delirio...
La Divinità è nascosta e l'essenza della religione è il rapporto con il nascosto, allora la rivelazione diventa necessaria alla religione, ma così pure il delirio...
Quel bisogno... che un Dio nascosto si riveli, un Dio le cui rivelazioni non si possono nettamente distinguere dai deliri..
Psicologia e teologia hanno bisogno di mantenere il loro inerente nesso reciproco, altrimenti la teologia perde anima e la psicologia dimentica gli Dei...
Non ci è lecito dividere la psicologia dalla teologia, così come non ci è lecito dividere l'anima dallo spirito...
Finché una cultura per la propria religione avrà bisogno della rivelazione, in quella cultura sarà endemica la follia religiosa; finché la rivelazione sarà necessaria all'essenza della religione, avremo necessariamente una teologia dogmatica e una Chiesa e una psichiatria istituzionalizzata che garantiscono la correttezza della rivelazione..
Possiamo vedere (i contenuti della follia) anche dell'odierna crisi apocalittica, nel nostro settarismo fondamentalista e nella paranoia politica del nostro mondo.
Perceval disse che la sua follia era il letteralismo:...eppure, questo letteralismo del matto è il diretto risultato della rivelazione...
Non possiamo rimuovere il fatto che Dio della teologia della nostra cultura sia una divinità che per essere divina deve rivelare, rivelare con parole, parole letterali; che questo Dio della teologia sia egli stesso un praticante del letteralismo...
È un Dio teologico, un Dio delle scritture - delle Sacre Scritture - che si identifica con la propria parola...
"Nel principio era la Parola, e la Parola era con Dio, e la Parola era Dio"
Vangelo di Giovanni
...come dice William James, con una "qualità noetica": "illuminazioni, rivelazioni, piene di senso e importanza... sono stati di conoscienza".
Lo spirito parla letteralmente con istruzioni e profezie assolutamente letterari e con miracoli esclusivamente sensoriali fatti di carne e di cose.
Tratto da "La vana fuga dagli dei" di J. Hillman

giovedì 12 aprile 2018

Il Sé e la paranoia

Immagine tratta dal Libro Rosso di Jung

Secondo K. Jaspers la paranoia è un disturbo del significato... e la visione del significato è stata il principale impegno di Jung:il suo fu davvero "il mito del significato"....
Nel sistema junghiano l'archetipo del significato è il Sè.
Ne consegue, dunque, che la paranoia, in quanto disturbo del significato, è un disturbo del Sé e che la fenomenologia della paranoia rende manifeste le patologizzazioni del Sé.
In tutti i casi (di paranoia) sono evidenti fenomeni riferibili al Sé: pensiero fisso su Dio, quaternità, ermafroditismo, grandiosità cosmica, trascendenza ecc..
Il Sé, che nella scala di Jung è l'archetipo più importante, diventa il contenitore del nostro più importante disturbo mentale....
Esperienze del Sé non soltanto per ricevere rivelazioni ma anche per delucidare la nostra paranoia.
...si può cader preda del significato ed essere resi deliranti dal Sé...
Ciò che Jung vuole significare con significato ha un significato più ampio di quanto esso significhi di solito.
Il significato junghiano trascende le spiegazioni del significato.
Si identifica con la realtà dello spirito.
È qualcosa di più che semantico, contestuale, o perfino ermeneutico; è cosmologico, talchè la lotta dell'anima col significato, è in ultima analisi, una lotta con Dio, con lo spirito, con il cosmo.
...La ricerca di significato da parte dell'anima, ovvero per parafrasare William James, il suo armonico adattamento al divino, comporta che si lavori sulla propria paranoia..
Come dice Jung;
La psiche non offre alcun punto di osservazione oggettivo, esterno.
Siamo sempre prigionieri della nostra personale visione delle cose...
Dobbiamo 'vedere un trasparenza', vedere i significati che si celano oltre lo schermo delle apparenze e ascoltare con un terzo orecchio. Dobbiamo percepire nell'altro ciò di cui l'altro nega l'esistenza e affidarci a una teoria dell'"inconscio" per giustificare questo comportamento....
La psicologia cammina sempre al limite tra significato e paranoia: gli psicologi sono, a loro volta, dei casi "borderline", dei casi limite. Jung stesso con ironia... commenta questo fatto: "...Il significato è qualcosa di mentale o spirituale. Una finzione se vogliamo".
Ecco affiorare il sorriso malizioso di Mercurio....il significato come finzione, o la funzione come significato.
Le idee paranoidi che rendono manifesto il Sé, il Sé che manifesta idee paranoidi.
Dove finisce il delirio e dove comincia la rivelazione?
Ermes cammina sui confini.
Ed Ermes, ha detto Jung in una conferenza...è il Dio della rivelazione.
...Dobbiamo aspettarci nella rivelazione...a cogliere: lo scherzo, l'angolatura sorprendente, l'accenno.
E poiché Ermes è il dio della rivelazione, alle rivelazioni va prestato ascolto sono con orecchio ermetico, mercuriale, intendendo i loro significati come finzioni, trasponendo la parola dello spirito in immagine poetica...
Schreber, per trovare la duplicità mercuriale, ricette trasporre il proprio genere, diventare un travestito, mentre Perceval e Jung poterono immaginare Mercurio come analogie, come immagini.
Tratto da "La vana fuga dagli dei" di J. Hillman

martedì 10 aprile 2018

Jung e la paranoia

Immagine del Liro Rosso di Jung: fig 16 pag 164 - Io-Jung, Elia Salomè e il serpente

Jung scrisse pochissimo direttamente sulla paranoia.
Il punto focale del suo interesse psichiatrico era la schizofrenia.
Indirettamente, però, gli scritti di Jung dicono cose profonde e istruttrive sulla paranoia.
Anche Jung aveva la mente costantemente occupata dall'idea della femminilizzazione dell'unilateralità maschile, come si vede nei toni ispirati con cui parla dell'assunzione di Maria, nell'enfasi posta su Sophia....e nelle molteplici elaborazioni dell'archetipo dell'Anima... per illustrare la struttura di rapporti psicologici fecondi.
Jung disegnò diagrammi basati sulla quaternità e descrisse una sua "famiglia a quattro" (come Anton Boisen che scrisse nel resoconto del suo crollo psicotico uno schema di famiglia a quattro).
Jung immaginò una cruciale scissione all'interno dell'immagine di Dio è meditò sull'"instabilità interiore di Yahvèh".
Anche Jung esperiva i suoi pensieri e le sue immagini come se fossero autonomi.
Ricorreva a rituali dovinatori come Boisen che apriva la Bibbia a caso; anche Jung inventò una terminologia ricca e a tratti arcaica e riconobbe la natura personificata e 'alchemica' dei propri concetti.
Jung si sentiva chiamato ad ammonire dell'incombente catastrofe: "Non è la presunzione che mi muove, bensì la mia coscienza...che m'impone di compiere il mio dovere e di preparare i pochi che mi vorranno prestare ascolto a eventi futuri che si accordano con la fine di un'era..."
Schreber usa un linguaggio blasfemo e volgare... da Jung apprendiamo che questo è un effetto del divino, quasi che colui che è eletto dal cielo debba anche maledire il cielo.
"..."imprecazioni" è parola troppo mite di fronte a quello che si prova quando Dio ti sloga l'anca o trucida il tuo primogenito..."imprecazioni" è davvero una parola troppo moderata.
Sarebbero più adatti aggettivi come "bruto", "violento", "crudele", "infernale", "demoniaco"".
Anche Jung nutriva la convinzione che il destino della razza umana e la realizzazione del messaggio cristiano dipendessero dal singolo individuo, "quell'unità infinitesima da cui dipende il mondo"..."perché cambi l'intero, l'individuo deve cambiare se stesso"..."l'esperienza soggettiva dell'individuo rappresenta l'alfa e l'omega della religione".
Jung nella "Risposta a Giobbe", propone un'idea che è blasfema per la teologia e megalomane per la psichiatria, "l'idea dell'uomo superiore, dal quale Yahvèh  è mortalmente sconfitto"
Jung ha parole dure dettate da una certezza interiore, per l'ipocrisia della falsa religione, quasi che la vera religione fosse la setta della psicologia.
"Provo un senso di reale comunione solo con coloro che hanno un'esperienza religiosa uguale o simile alla mia, ma non con i credenti della Parola... essi usano la Parola per proteggere se stessi dalla volontà di Dio"...
Jung era un uomo pieno di idiosincrasie: ed era sano.
Il fatto che Jung chiama la sua "malattia creativa", (e) conversasse con i fantasmi, con Filrmone ed Elia, non toglie validità a quelle visioni né alla rivelazione ricevuta circa il mandala, circa l'autonomia delle figure e delle voci psichiche, o la disciplina dell'immaginazione attiva.
Possiamo dunque mantenere distinti i testi paranoidi e gli individui paranoidi...
Quanti di noi esibiscono tratti di personalità paranoidi: siamo rigidi, sospettosi, ipervigili, seriosi e pieni della nostra importanza, eppure ci sono stati risparmiati deliri e rivelazioni.
Traggo da "La vana fuga dagli dei" di J. Hillman

giovedì 5 aprile 2018

La voluttà dell'anima dei deliri di Schreber


I deliri di Schreber sono permeati di una sessualità erotica che egli chiama voluttà.
"Una volta, mentre ero ancora a letto, di mattina...ebbi una sensazione che mi fece un effetto assai singolare...era la rappresentazione che dovesse essere davvero bello essere una donna che soggiace alla copula.
Questa rappresentazione era talmente estranea a tutto quanto il mio modo di sentire e io l'avrei respinta...se fossi stato in piena coscienza, con... indignazione..".
..Fu il processo, dapprima straziante poi via via sempre più fonte di piacere,... di evirazione, intesa non in senso fisico, ma come rimozione della categoria di uomo.
Schreber avvertiva nel suo corpo la ritrazione del membro maschile, la formazione di rudimentali genitali femminili, il primo fremito dell'embrione.
L'evirazione non mirava all'amore per gli uomini, all'omoerotismo nel senso letterale di omosessualità.
Mirava non tanto alla femminilizzazione quanto all'anima, e procedeva mediante la voluttà, una sempre crescente voluptas; e Voluttà è il nome della creatura che, nella favola di Apuleio, Psiche porta in seno.
La voluttà è "corrispondente alla condizioni di esistenza delle anime conforme all'Ordine del Mondo...
Questa beatitudine è soprattutto un godimento di carattere voluttuoso al quale occorre la fantasia di essere o di voler diventare un essere femminile...
Il virile disprezzo della morte, quale si attende dagli uomini... per esempio in guerra dal soldato e in particolare dall'ufficiale, non è... dato alle anime per la loro stessa natura...
Ogni giorno si verificarono a più riprese periodi nei quali...nuoto nella voluttà... un benessere indescrivibile, corrispondente alla sensazione femminile della voluttà... per questo è assolutamente necessario che io lasci libero gioco alla mia fantasia in direzione sessuale; anche in altre occasioni, per esempio quando leggo un passo d'opera poetica che mi commuove particolarmente, suono al pianoforte un brano musicale che mi procura una particolare gioia estetica, oppure mi trovo sotto l'impressione di un particolare godimento della natura....il benessere che si fonda sulla voluttà dell'anima genera...un presentimento della beatitudine"
Tratto da "La vana fuga dagli dei" di J. Hillman

martedì 3 aprile 2018

L'antidoto del delirio; l'umorismo


Perceval;
"Ritengo pertanto che la pazzia sia anche uno stato di confusione dell'intelletto, per cui la mente sbaglia nell'interpretare i comandi di uno spirito di umorismo, o di ironia, o di farsa; ritengo altresì che siano molte le menti che si trovano in questo stato; e forse questo è lo stato di tutte le menti umane.... voglio dire che nelle operazioni dell'intelletto, accade sovente che la Divinità... manifesti il suo volere così celiando, se mi è concessa l'espressione... e che nel fraintendere o pervenire questa forma di discorso consiste forse il peccato originale; o comunque tale fraintendimento.... è la conseguenza prima del peccato originale ...da cui risultarono invalide ogni futura deliberazione e concezione e azione.
Di qui, suppongo, deriva il fatto che coloro che professano la religione sono così di sovente degli ipocriti..."
L'uomo dopo la caduta è uomo sincero e insieme uomo malato di mente; infatti, avendo perduto lo spirito di umorismo, che è lo stato di grazia, egli scambia la levità dello spirito di Dio per gravità della verità.
Dalla levità alla gravità: è questa la Caduta...
Il Verbo è ellittico, parabolico, scherza, gioca con le nostre menti definitorie.
L'Onnipotente pensa secondo spirito di umorismo: un Dio Briccone; Dio, un fanciullo che gioca (Eraclito, fr. 52 DK); Dio che si gioca Giacobbe con Satana. Dio contaminato da Mercurio, come direbbe Jung.
....imparando a non ripudiare i deliri, perché... la cura è consistita nell'andare fedelmente a fondo del delirio (delusion) stesso...deludico, giocoso, imparando a eludere il delirio, a giocare bricconate al Briccone, usando l'immaginazione per curare l'immaginazione....
Che l'inganno e la duplicità sono coerenti con una coscienza sana... a una metafora di Mercurio con i due serpenti del caduceo, intesi come le componenti maschile e femminile di una coscienza umana bifronte.
La più debole o più femminile porta umorismo, gaiezza e allegria, indispensabili per la duttilità della mente...le figure parlano in sogno.
Ma la cura non consiste nell'annientarle.
Parceval dice;
"La mia rovina fu causata da un abituale errore della mente, comune a molti credenti... quello di temere il dubbio..."
Fu tentato in considerazione delle sue lunghe sofferenze, di recitare una sorta di imitatio Christi, "ma resistetti risolutamente...con tutti i difetti, ma anche con tutta l'onestà di un uomo naturale"
Bosein diceva di agire "in obbedienza a un comando divino".
Schreber scrive che era giunto il suo "momento sacro": "grazie alla mia malattia entrai in particolari rapporti con Dio.... io vivevo nella consapevolezza...di dovere assolvere uno dei compiti più difficili che mai siano stati imposti a un uomo e di condurre una santa battaglia per i beni supremi dell'umanità"
Il suo compito era niente meno che quello di dare un nuovo ordine al cosmo...rendere Dio cosciente dei Suoi difetti".
Il fine di tutto questo era essenzialmente di ordine teologico.
Tratto da "La vana fuga dagli dei" di J. Hillman
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