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martedì 10 aprile 2018

Jung e la paranoia

Immagine del Liro Rosso di Jung: fig 16 pag 164 - Io-Jung, Elia Salomè e il serpente

Jung scrisse pochissimo direttamente sulla paranoia.
Il punto focale del suo interesse psichiatrico era la schizofrenia.
Indirettamente, però, gli scritti di Jung dicono cose profonde e istruttrive sulla paranoia.
Anche Jung aveva la mente costantemente occupata dall'idea della femminilizzazione dell'unilateralità maschile, come si vede nei toni ispirati con cui parla dell'assunzione di Maria, nell'enfasi posta su Sophia....e nelle molteplici elaborazioni dell'archetipo dell'Anima... per illustrare la struttura di rapporti psicologici fecondi.
Jung disegnò diagrammi basati sulla quaternità e descrisse una sua "famiglia a quattro" (come Anton Boisen che scrisse nel resoconto del suo crollo psicotico uno schema di famiglia a quattro).
Jung immaginò una cruciale scissione all'interno dell'immagine di Dio è meditò sull'"instabilità interiore di Yahvèh".
Anche Jung esperiva i suoi pensieri e le sue immagini come se fossero autonomi.
Ricorreva a rituali dovinatori come Boisen che apriva la Bibbia a caso; anche Jung inventò una terminologia ricca e a tratti arcaica e riconobbe la natura personificata e 'alchemica' dei propri concetti.
Jung si sentiva chiamato ad ammonire dell'incombente catastrofe: "Non è la presunzione che mi muove, bensì la mia coscienza...che m'impone di compiere il mio dovere e di preparare i pochi che mi vorranno prestare ascolto a eventi futuri che si accordano con la fine di un'era..."
Schreber usa un linguaggio blasfemo e volgare... da Jung apprendiamo che questo è un effetto del divino, quasi che colui che è eletto dal cielo debba anche maledire il cielo.
"..."imprecazioni" è parola troppo mite di fronte a quello che si prova quando Dio ti sloga l'anca o trucida il tuo primogenito..."imprecazioni" è davvero una parola troppo moderata.
Sarebbero più adatti aggettivi come "bruto", "violento", "crudele", "infernale", "demoniaco"".
Anche Jung nutriva la convinzione che il destino della razza umana e la realizzazione del messaggio cristiano dipendessero dal singolo individuo, "quell'unità infinitesima da cui dipende il mondo"..."perché cambi l'intero, l'individuo deve cambiare se stesso"..."l'esperienza soggettiva dell'individuo rappresenta l'alfa e l'omega della religione".
Jung nella "Risposta a Giobbe", propone un'idea che è blasfema per la teologia e megalomane per la psichiatria, "l'idea dell'uomo superiore, dal quale Yahvèh  è mortalmente sconfitto"
Jung ha parole dure dettate da una certezza interiore, per l'ipocrisia della falsa religione, quasi che la vera religione fosse la setta della psicologia.
"Provo un senso di reale comunione solo con coloro che hanno un'esperienza religiosa uguale o simile alla mia, ma non con i credenti della Parola... essi usano la Parola per proteggere se stessi dalla volontà di Dio"...
Jung era un uomo pieno di idiosincrasie: ed era sano.
Il fatto che Jung chiama la sua "malattia creativa", (e) conversasse con i fantasmi, con Filrmone ed Elia, non toglie validità a quelle visioni né alla rivelazione ricevuta circa il mandala, circa l'autonomia delle figure e delle voci psichiche, o la disciplina dell'immaginazione attiva.
Possiamo dunque mantenere distinti i testi paranoidi e gli individui paranoidi...
Quanti di noi esibiscono tratti di personalità paranoidi: siamo rigidi, sospettosi, ipervigili, seriosi e pieni della nostra importanza, eppure ci sono stati risparmiati deliri e rivelazioni.
Traggo da "La vana fuga dagli dei" di J. Hillman
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