mercoledì 30 gennaio 2019

Lilith e l'uomo


Dai tempi biblici ad oggi l'uomo non pare aver integrato alla coscienza questo contenuto rimosso nel suo inconscio: il mito di Lilith ha così assunto per la psiche umana un'importanza sempre crescente della quale esistono prove tangibili in ogni epoca.
In base a quanto scritto nella Cabala  il grande libro magico-esoterico, i Babilonesi e gli Assiri, durante la notte pronunciavano scongiuri per impedire a Lilith di emergere dalle profondità del mare e di avvicinarsi alle loro case; "Fermati, fermati, non entrare[...], ritorna ritorna nel mare. Le sue onde ti chiamano" G. Scholem, La Kabbale et sa symbolique
Allo scopo di proteggersi dagli attacchi di Lilith, fino al medioevo, gli ebrei indossavano amuleti non potendo fare a meno di rinnovare il mito che la riguardava, sempre presente e attivo nella loro anima, attraverso altre leggende e con medesimi contenuti simbolici.
Un esempio ci viene offerto da Dàlila (In ebraico Delilah) che porta un nome simile a quello di Lilith e incarna l'immagine della donna perversa che attraverso l'inganno capisce il segreto della forza a Sansone, taglia suoi capelli e lo consegna nelle mani dei Filistei.
Ancora ebrea è la storia di Giuditta (Yehudit in ebraico), la giovane e ricca vedova di Betulia, che taglia la testa di Oloferne, generale di Nabucodonosor, dopo avergli fatto credere di amarlo.
Si evince quindi che Lilith continua a vivere in ogni tempo e luogo, con le sembianze di Euridice, presso i greci o sotto le spoglie di una sirena.
Nella mitologia slava, invece, prendeva il nome di Rusalka e nella leggenda teutonica quello di Lorelei.
In tempi più recenti, l'immagine intramontabile di Lilith, appare nel celebre romanzo dello scrittore Antonio Fogazzaro, pubblicato nel 1910 e dal titolo Laila, la cui protagonista è una ragazza strana, enigmatica e infedele che incarna perfettamente le caratteristiche legate a Lilith.
Anche nell'ambito musicale ritroviamo questo archetipo, come nella famosa opera musicale del compositore austriaco Alban Berg (1855-1935), dal titolo Lulù, una fanciulla dalla bellezza infernale, che travolge nella più sfrenata passione ogni uomo che incontra costringendo i suoi spasimanti al suicidio.
Secondo quanto espresso dalla psicanalisi, un uomo che non è in grado di integrare a livello cosciente le esperienze sgradevoli avute con l'altro sesso, è portato a proiettare su ciascuna donna che incontra successivamente, le qualità negative rimosse nel suo inconscio.
Per questo motivo, l'immagine che il soggetto ha della figura femminile, equivale a quella di una donna che odia l'uomo e lo contesta, oppure che non è capace di comunicare a livello affettivo ed è eccentrica, anticonformista, ribelle falsa, gelosa, tormentata.
Inoltre egli vede in lei un soggetto che esprime lussuria, seduce e rifiuta la maternità.
L'immagine di Lilith, al contrario, assume per la donna un significato completamente diverso rispetto a quello vissuto dall'uomo, visto che quest'ultima si identifica con tale archetipo e con la sua personalità individuale a sé stante che trascende i valori di Eva.
Tratto da "Luna Influssi Poteri Leggende" di Stefano Mayorca

lunedì 28 gennaio 2019

Lilith come compagna di Adamo


È in alcuni testi ebraici quali la Bibbia, il Talmud, il Sefer ha Zoar (Libro dello splendore, testo cabalistico ed ermetico), alcune Haggadah (tradizioni popolari ebraiche) e alcuni Midrash (libri di indagine esegetica dei sacri testi ebraici), che incontriamo per la prima volta il nome di Lilith, come appellativo della compagna di Adamo in una versione quasi identica a quella sumerica.
Anche se il contenuto psicologico è rimasto identico, non è semplice fornire un'adeguata versione del mito ebraico di Lilith, diverso e maggiormente elaborato rispetto a quello sumerico più antico, a causa delle numerose contraddizioni che si riscontrano nei testi ebraici citati.
Le fonti, in ogni caso, sono in linea di massima concordi nell'affermare che Lilith sia stata la prima donna comparsa sulla terra, creata da Dio direttamente dal fango come Adamo, contemporaneamente e indipendentemente da lui.
Lilith e Adamo iniziarono a litigare fin dal primo momento.
Adamo voleva avere la supremazia su tutta la Terra e comandare anche su di lei, che a sua volta, pretendeva di avere gli stessi diritti e rifiutava di sottomettersi alla sua volontà.
Non riuscendo ad ottenere la parità di dominio con Adamo, Lilith fu presa dalla collera e abbandonò il suo compagno, conducendo in seguito una vita errabonda.
Dio la relegò in fondo al mare (in termini psicologici, nelle profondità dell'inconscio dell'uomo) e da una costola di Adamo generò Eva.
Le modalità relative alla nascita di Eva, assai differenti da quelle connesse con la nascita di Lilith, stabilirono fin dal principio della creazione biblica, un rapporto di stretta dipendenza della donna dall'uomo.
Eva rappresenterebbe un'emanazione, un riflesso di Adamo: nata da lui e per lui, rappresentava esclusivamente la compagna devota, fedele e sottomessa, senza avere un'esistenza propria.
Unioni del genere non costituiscono un evento eccezionale nell'ambito della mitologia, soprattutto in quella dei popoli la cui civiltà era basata su un modello prettamente patriarcale..
Totalmente diversa da Eva, Lilith non accetta la superiorità che Adamo vuole imporle, e al pari di una moderna femminista, esige da lui parità di diritti.
Ella rappresentava, e rappresenta tutt'ora, l'archetipo e l'immagine della donna libera emancipata, che è in grado di assumere una personalità propria e un ruolo indipendente, rifiutandosi in tal modo di farsi soggiogare dall'uomo o di vivere alla sua "ombra".
Tratto da "Luna Influssi Poteri Leggende" di Stefano Mayorca

venerdì 25 gennaio 2019

Zarathustra: frasi scelte per Nell'AniMo Antico (parte 4)

"Così parli a te stessa, e perciò, anima mia, preferisci sorridere che sfogare il tuo dolore...
Ma se non vuoi piangere, se non vuoi sfogare la tua melanconia purpurea, allora dovrai cantare... cantare un canto... finché tutti i mari ammutoliscano, per ascoltare il tuo anelito...
Mi piego, mi contorco , tormentato...
Colpito
Da te, il più crudele dei cacciatori..
Colpisci più a fondo!
Colpisci ancora una volta!
Pugnala, spezza questo cuore!
Perché questa tortura
Con dardi spuntati?
Perché torni a guardare...
Non vuoi uccidere?
Torturare soltanto, torturare?
Perché torturarmi,
Maligno, ignoto..."

"Nella solitudine, ciò che uno si è portato con se cresce, anche la bestia interiore.
Per questo la solitudine è da sconsigliare a molti."

"Vi sono stati mai sulla terra individui più sudici dei santi del deserto?
Attorno ad essi non si scatena soltanto il diavolo, - bensì anche il maiale."

"Puoi avere ingannato anche gente più fine di me,....io non sto all'erta contro i frodatori, io devo essere senza cautela: così vuole la mia sorte.
Tu però - non puoi non ingannare: fin qui ti conosco!
Tu devi sempre avere due tre quattro cinque significati!...
Tu, perverso falsario, come potresti altrimenti!...
In te penso non una parola è autentica, sì però la bocca: cioè la nausea, che è impressa sulla tua bocca."

"Avete coraggio fratelli?
Avete cuore?
Non coraggio davanti a testimoni, bensì il coraggio dei solitari e delle aquile, cui non  fa da spettatore nemmeno un dio?...
Ha cuore, chi conosce la paura, ma soggioga la paura, chi guarda nel baratro, ma con orgoglio.
Chi guarda nel baratro, ma con gli occhi d'aquila, chi con artigli d'aquila aggranfia il baratro: questi ha coraggio."

"Nulla, infatti, secondo me, è più prezioso e più raro dell'onestà, oggi.
...ma la plebe non sa che cosa sia grande, o piccolo, o diritto, o onesto: essa è innocentemente distorta, essa mente sempre."

"..Ti ricordi, caldo cuore,
Come assetato fosti:
Di lacrime del cielo, di gocciante rugiada;
Bruciato e stanco, avevi sete,
Mentre sull'erba gialla dei sentieri
Maligne occhiate del sole di sera
Intorno ti correvano dagli alberi neri,
Occhiate ardenti abbaglianti del sole,
Liete del tuo affanno."

"...Imparate da me la mia saggezza: anche la peggiore delle cose ha due buoni rovesci, - anche la peggiore delle cose ha buone gambe per ballare: perciò, vi prego... imparate a piazzarvi sulle gambe giuste!..."

"Voi tutti non avete imparato a danzare come si deve - a danzare senza curarvi di voi e al di sopra di voi stessi! Che importa se siete falliti!
Quante cose sono ancora possibili! E allora imparate a ridere, senza curarvi di voi e al di sopra di voi stessi! Elevate i vostri cuori, buoni ballerini, in alto! Più in alto! E non dimenticatevi la buona risata!"

"Circondatevi di piccole cose buone perfette...
Mature, d'oro: la loro vista risana il cuore.
La perfezione insegna a sperare."

"Bisogna per forza maledire, là dove non si può amare?...
Ogni grande amore non vuole amore: - vuole di più.
Colui che si approssima alla sua meta danza....
Anche sulla terra vi sono paludi di densa tetraggine: chi ha piedi lievi, riuscirà a correre anche sopra alla melma e a danzarvi come su ghiaccio polito."

lunedì 21 gennaio 2019

Lilith origine e significato del nome

Lilith è un nome misterioso circondato da un'aurea magica e, per alcuni aspetti, sinistra.
La sua origine si perde nella notte dei tempi.
La fonte più antica alla quale si può far risalire la sua incerta etimologia è, con ogni probabilità, il poema sumero Sha nagha imuru, che risale al terzo millennio a.C., tradotto in italiano con il titolo di Epopea di Gilgamesh.
Nell'ambito di questo leggendario poema si parla di una certa Lìllà o Lilitu, la quale si era costruita una casa nel tronco di un huluppu, un salice.
In seguito era stata costretta a lasciare la sua casa e a fuggire nel deserto inseguita dall'eroe Gilgamesh, che si apprestava a tagliare l'albero.
La natura di Lilitu traspare da due elementi fondamentali, di carattere psicologico e mitologico.
Nella lingua sumera, Lìllà significava Gran sacerdote o Sacerdotessa, mentre lilitu era un sostantivo che significava civetta, animale associato ale tempeste, ai fantasmi, alla morte, al tradimento e alle streghe.
Con ogni probabilità Lilitu alludeva alla donna vanitosa e leggera, che manca di riservatezza e si mette in mostra con lo scopo di adescare gli uomini e farsi corteggiare.
In ogni caso la civetta, animale lunare per eccellenza, simboleggia da sempre le tenebre, l'oscurità della notte, il peccato e le pericolose tendenze istintive rimosse nelle profondità dell'inconscio umano.
Il tipo di albero il cui Lilitu dimora, il salice, fin dai tempi più antichi era ritenuto sacro a tutte le dee della guerra e dell'amore, tra cui la dea sumerica Anatha (o Anth o Inanna); la dea babilonese-assira Ishtar, considerata la prostituta degli dèi; la dea biblica Neith o Lamia; la dea greca Atena nata da un uomo salice di nome Itono.
Lilitu continuò a comparire in altri miti babilonesi e assiri sotto forma di demone femminile che, nell'approssimarsi della notte, usciva dal deserto o dal mare per sedurre gli uomini con la sua bellezza, oppure per istigare le donne alla ribellione e all'odio nei loro riguardi.
Questo archetipo femminile-lunare costituiva un elemento perturbatore dell'ordine familiare e sociale... in una società costituita su modello patriarcale personificava il disordine e il caos.
Nell'iconografia mesopotamica Lilitu veniva rappresentata come una donna dai lunghi capelli, provvista di ali e artigli, in piedi su due leoni e con una civetta sul lato sinistro e un'altra su quello destro.
Il nome Lilith pare derivare dal sostantivo lajil, utilizzato dai popoli semitici per indicare la notte e configura un demone femminile che all'approssimarsi delle tenebre si mostra per far insorgere gli uomini la lussuria.
Anche gli ebrei si servivano delle parole layla, per definire l'angelo della notte e layl, per notte,.. nella lingua araba il nome lìlak, scuro, tenebroso; e ancora lailat, che significa notte e indica genericamente una donna misteriosa e perversa.
Tratto da "Luna Influssi Poteri Leggende" di Stefano Mayorca

venerdì 18 gennaio 2019

Zarathustra: frasi scelte per Nell'AniMo Antico (parte 3)

"...Ciascuno impari la solitudine...nodoso e ricurvo in duttile durezza, dovrà stare... in riva al mare, faro vivente di vita invincibile."

"Là, dove le tempeste in mare giù precipitano, e la proboscide del monte beve l'acqua, là ciascuno dovrà avere le sue veglie giorno e notte, a sua prova e conoscenza...."

"E per suo amor e per amore di quelli che sono come lui, bisogna che io compia me stesso..
Affinché nessuno riesca a vedere fin nel fondo di me stesso e della mia volontà ultima, - a questo fine ho inventato per me il lungo silenzio luminoso...."

"Tu, cielo taciturno invernale dalla barba di neve, tu, candida testa da gli occhi tondi su di me! Oh, tu similitudine celeste dell'anima mia..
..io mostro solo il ghiaccio e l'inverno delle mie cime - e non  che la mia montagna si cinge anche di tutti i cinti solari!"

"Come potrebbero sopportare la mia felicità, se non la circondassi di incidenti e miserie invernali e di cappe d'orso polare e di veli di cielo nevoso!
Questa è la saggia protervia e volontà buona dell'anima mia: di non nascondere il suo inverno e le sue tempeste di gelo; nemmeno i lividi del gelo essa nasconde."

"La solitudine dell'uno è la fuga del malato; la solitudine dell'altro è la fuga dal malato."

"Ma a te, pazzo, do questo insegnamento per congedo: dove non è più possibile amare, bisogna - passare oltre!
Là la migliore saggezza è tacere e passare oltre... là tutti parlano e nessuno fa attenzione... tutti parlano presso di loro, nessuno è più capace di intendere."

"Tutto va a finire nell'acqua, nulla più in profonde sorgenti."

"Si disimpara a conoscere gli uomini, se si vive tra gli uomini: troppo in tutti gli uomini è solo facciata, - a - ce servono, tra loro, occhi che mirano e cercano nella lontananza!... non ne trovai uno che non fosse povero di spirito..."

"Chi non è capace di comandare a se stesso, ha da obbedire.
E vi sono certi che sanno comandare a se stessi, ma molto ci manca a che sappiano anche obbedire a se stessi."

"Essere veri - pochi ne sono capaci! E chi ne è capace, non vuole ancora esserlo! Meno di tutti, però, ne son capaci i buoni.
Ah, questi buoni! - uomini buoni non dicono mai la verità; sicché, per lo spirito, la bontà è una malattia.
Cedono, questi buoni, si concedono, il loro cuore è fatto per ripetere, dal profondo essi obbediscono: ma chi obbedisce, non dà ascolto a sé stesso!"

"Io parlo troppo rude e sincero per coniglietti dal serico pelo"

"Bisogna imparare ad amare se stessi - questa è la mia dottrina - di un amore sano e salutare: tanto da sopportare di rimanere presso se stessi e non andare vagando in giro...
Invece è l'uomo che è per se stesso un grave fardello! E questo perché si trascina dietro sulle spalle troppe cose estranee."

"E in verità, anima mia...
La tua bontà,... non vuole lamentarsi né piangere: e tuttavia, anima mia, il tuo sorriso anela le lacrime, e la tua bocca tremante il singhiozzo."

"Non è ogni pianto un lamento? E ogni lamento un'accusa?"


lunedì 14 gennaio 2019

Il simbolismo del Dragone nei miti e nell'astrologia


Sotto il profilo psicologico il Drago o Dragone, rappresenta l'incarnazione della parte oscura e primitiva dell'essere umano, il mondo degli istinti aggressività, sessualità, asocialità, amoralità ecc..), rimossi nelle profondità dell'inconscio.
Quando ne emerge, il Dragone porta con sé tutto il terrore delle esperienze primordiali della vita.
Essere inghiottito e sparire nelle fauci del mostro, come accadde a Giasone rientra nell'ambito della simbologia archetipica universale, che allude, in termini psicologici e funzionali, a una regressione nelle viscere materne o una discesa agli inferi.
Questo ritorno nel grembo materno è in analogia con quanto accade al Sole, o alla Luna quando questa, giunta su uno dei suoi nodi, causa un'eclissi...
A livello di inconscio individuale, l'eclissi è avvertita come un evento drammatico, in cui l'Io conscio viene ghermito dalle tenebre dell'inconscio per essere in seguito distrutto dalle potenze del Male.L'elemento astronomico Testa del Dragone rappresenta quindi alcune analogie con quella parte della personalità umana ritenuta inferiore e negativa dalla conoscenza e ad essa rimossa nell'inconscio.
Jung considerava questa componente della psiche come una specie di alter ego o di fratello gemello sconosciuto, l'uomo interiore o uomo antico che Jung chiamava "ombra"...
La testa del Dragone rappresenta in poche parole la proiezione inconscia sullo Zodiaco dell'"ombra", che spesso oscura la rimanente parte della personalità dell'uomo, quella ritenuta luminosa a livello conscio.
Tratto da "La Luna - Influssi Poteri Leggende" di Stefano Mayorca

venerdì 11 gennaio 2019

Zarathustra: frasi scelte per Nell'AniMo Antico (parte 2)

"Io sono uscito dalla casa dei dotti: e per giunta ho sbattuto la porta alle mie spalle.
Troppo a lungo la mia anima sedette affamata alla loro mensa; io non sono addestrato alla conoscenza al pari di loro...io amo la libertà e l'aria sulla terra fresca; preferisco dormire su pelli di bue, che sulle vostre dignità e rispettabilità.
Io sono troppo ardente e riarso dai miei stessi pensieri... e allora bisogna che fugga all'aperto, via dal chiuso delle stanze polverose.
Loro invece siedono freddi nell'ombra fredda: in tutto non vogliono essere che spettatori e si guardano bene dal mettersi a sedere dove il sole arde i giardini"

"Il cammino con un miei pensieri al di sopra delle loro teste, e perfino volendo camminare sui miei errori, mi troverei pur sempre al di sopra di loro e delle loro teste"

"Chi non crede a se stesso, mente sempre"

"Questo vorrei sopra ogni altra cosa... amar la terra così come la luna l'ama, e sol con l'occhio palparne la bellezza.
E ciò sia per me la conoscenza immacolata di tutte le cose - che io nulla voglio dalle cose: se non poter giacere di fronte ad esse, come uno specchio dai cento occhi"

"....Ah pensiero abissale  che sei il mio pensiero! Quando troverò la forza di sentirti scavare, senza più tremare?
Il cuore mi batte fino in gola, quando ti sento scavare! E anche il tuo silenzio vuol strangolarmi, tu che taci dall'abisso!....
Non ero ancora abbastanza forte per l'estrema leonina audacia e tracotanza...
..Dovrò trovare anche la forza e la voce leonina che ti evochi in alto!...
Nel frattempo sono in balia di mari insicuri....Ancora non è giunta l'ora dell'ultima mia battaglia, - o è appena giunta? Davvero con perfidia bellezza tutt'intorno mi contemplano il mare e la vita!
Oh pace nell'incertezza!..."

"Sono come l'amante che diffida di un sorriso troppo vellutato.
Come questi allontana da sé la donna amata, tenero perfino nella sua durezza e pieno di gelosia -, così io allontano da me quest'ora di beatitudine.
Và via, ora beata! Con te giunse a me una beatitudine non voluta! Io sto qui docile al mio più fondo dolore: - tu sei venuta fuori tempo!"

"...Tra gli uomini, io odio più di tutti quelli che camminano a passetti felpati, i mezzi mezzi, le dubitose esitanti nuvole pigre."

"E chi non sa benedire, "impari" a maledire!"

"...Tutte le cose son benedette alla sorgente dell'eterno e di là del bene e del male; ma bene e male altro non sono che ombre intermedie e umidi triboli e nuvole pigre..."

"La terra, egli disse, ha una pelle; e questa pelle ha malattie.
Una di queste malattie si chiama, per esempio, uomo."

"Redimere coloro che sono passati e trasformare ogni "così fu" in ogni "così volli che fosse!" - solo questo può essere per me redenzione!
Volontà - è il nome di ciò che libera e procura la gioia"

"Non l'altezza: il declivio è spaventoso!
Il declivio, quando lo sguardo precipita in basso e la mano si aggrappa in alto.
Qui il cuore è preso da vertigine per la sua volontà duplice."

"Chi non voglia morire di sete in mezzo agli uomini, è costretto a imparare a bere da tutti i bicchieri; e chi in mezzo agli uomini voglia restare pulito, deve sapersi lavare con acqua sporca."

"Affinché sia possibile guardare bene alla vita, bisogna che il suo spettacolo sia ben recitato: a questo scopo occorrono dei bravi attori."

"Voi, uomini superiori tra tutti quelli che il mio occhio abbia mai incontrato! Verso di voi nutro un dubbio, che segretamente mi fa ridere di voi: scommetto che il mio superuomo voi lo chiamereste demonio!"

"Tutte le cose dritte mentono...ogni verità è ricurva, il tempo stesso è un circolo."

"Poiché tutto quanto è ancora in cammino tra cielo e terra ed è felicità, cerca per sé, proprio ora, asilo in un'anima luminosa: per la felicità, adesso, ogni luce si è fatta più quieta."

"Ma c'è qualcosa che io chiamo coraggio... Coraggio è infatti la mazza più micidiale...
Il coraggio ammazza anche la vertigine in prossimità degli abissi: e dove mai l'uomo non si trova vicino agli abissi! Non è la vista già di per sé un - vedere abissi?
... il coraggio ammazza anche la compassione.
Ma la compassione è l'abisso più profondo: quando l' uomo affonda la sua vista nella vita, altrettanto affonda nel dolore.
Coraggio è però la mazza più micidiale...esso ammazza anche la morte..."


lunedì 7 gennaio 2019

Il Dragone nella mitologia


Il tema del Dragone ricorre con una certa frequenza nell'ambito della mitologia legata alle antiche civiltà.
Era considerato un animale apparentemente legato all'elemento umido e freddo (valenza lunare), o al mondo ctonio (regno sotterraneo, infero)e, come nemico della luce, spesso era associato a ciò che ha carattere magico, occulto, primordiale, notturno, tenebroso e pericoloso.
Nelle mitologie più antiche quali la sumerica, la babilonese, l'assira, la cinese, la peruviana e altre ancora, è il Dragone celeste che divora il Sole o la Luna nel corso delle eclissi.
Le lotte mitiche e leggendarie che si generano fra le divinità babilonesi e assire (Marduk, Enlil, Sin ecc.) e i draghi spaventosi e feroci (Tiamat, Labbu, Drago di Babele ecc.), hanno sempre un carattere astrale che allude all'eterno conflitto tra luce e tenebra.
Nella mitologia greca il Drago era custode del celebre Vello d'Oro, appeso a una quercia situata in un bosco sacro a Marte, nella Colchide
Similmente, nel Giardino delle Esperidi un Drago con numerose teste, Ladone, era posto a guardare delle magiche "mele d'oro".
Proprio a questi miti si riferiscono le parole incise sull'architrave della famosa Porta magica alchemica, o Porta d'Oro, che si trova nei giardini di Piazza Vittorio  a Roma (Horti magici ingressum Esperidum custodit Drago sine Alcide Cholchidas delicias non gustasset Iason, vale a dire: "un Drago custodisce l'ingresso del magico giardino delle Esperidi e, senza Ercole, Giasone non avrebbe gustato le delizie della Colchide".
Nella tradizione mitica germanica un altro Drago, il terribile Fafnir, viene ucciso dall'eroe dei Nibelunghi, Sigfrido, che bagnandosi nel suo sangue diviene invulnerabile e acquisisce la facoltà di parlare il linguaggio degli uccelli.
Anche la religione cristiana è costellata di leggende e rappresentazioni associate ai Draghi che lottano con angeli o santi, basti pensare a San Michele, San Giorgio e così via.
Temibile  e pericoloso custode di tesori, il Drago simboleggia le difficoltà che devono essere superate, allo scopo di conquistare qualcosa che riveste un gran valore per l'umanità intera...
L'eroe che riesce a uccidere il Drago rappresenta il trionfo dell'uomo sulle sue tendenze istintive e regressive e sulla sua natura animalesca, oscura e lunare.
Tratto da "La Luna - Influssi Poteri Leggende" di Stefano Mayorca
...nello stemma di Cagliostro un serpente trafitto da una freccia, mira al sole passando di sopra al dragone, a quel dragone orrendo che è il guardiano terribile della Verità Vera.
La leggenda Giasonica, Bellerofonte, Perseo, Teseo sono forme favolose diverse della stessa conquista della Verità.
I combattimenti fantastici delle mitologie nordiche tra cavalieri e dragoni, tra generosi e valorosi militi della verità è mostri che vomitano fiamme e inghiottivano popoli come polli, non sono che identiche artificiose rappresentazioni di questa verità.
Giuliano Kremmerz "La scienza dei magi"

venerdì 4 gennaio 2019

Zarathustra: frasi scelte per Nell'AniMo Antico (parte 1)

"La sua saggezza si chiama: stare svegli, per dormire bene. E in verità, se la vita non avesse senso e io dovessi scegliere un'assurdità, questa sarebbe anche per me la più preferibile delle assurdità"

"Il creatore non voleva guardare se stesso e allora creò il mondo....questo mondo, eternamente imperfetto, di un'eterna contraddizione l'immagine riflessa, e un'imperfetta immagine - un ebbro piacere per il suo creatore imperfetto - così un tempo mi sembrò il mondo"

"Tra coloro che poetano e sono smaniosi di dio, vi è sempre stata molta gente malata; essi odiano furiosamente l' uomo della conoscenza e la virtù novissima, che si chiama: onestà.
Essi guardano sempre all'indietro verso epoche di tenebra: allora certo che l'illusione e la fede erano tutt'altra cosa; il delirio della ragione era somiglianza con Dio, e il dubbio era peccato"

"Voi mi dite: "la vita è pesante da portare".
Ma perché mai avreste la mattina il vostro orgoglio e la sera la vostra rassegnazione?
La vita è pesante da portare: ma, per favore, non fare troppo i delicati! Noi siamo tutti quanti graziosi e robusti asini e asine"

"Noi animano la vita non perché siamo abituati alla vita, bensì all'amore.
Nell'amore è sempre un po' di demenza. Ma anche nella demenza è sempre un po' di ragione"

"Quando ho visto il mio demonio, l'ho sempre trovato serio, radicale, profondo, solenne: era lo spirito di gravità - grazie a lui tutte le cose cadono.
Non con la collera, col riso si uccide.
Orsù uccidiamo lo spirito di gravità"

"Ho imparato a volare... adesso sono lieve, adesso io volo, adesso vedo al di sotto di me, adesso è un dio a danzare, se io danzo"

"Se volessi scuotere questo albero con le mie mani non ci riuscirei.
Ma il vento, da noi non veduto, lo squassa e lo piega dove vuole.
Sono mani invisibili quelle che più orribilmente ci squassano e piegano...
Quanto più egli vuole elevarsi in alto e verso la luce, con tanto più forza le sue radici tendono verso terra, in basso, verso le tenebre, l'abisso - verso il male"

"Il futuro e ciò che sta in remota lontananza sia la causa del tuo oggi"

"Ma anche l'amore vostro più nobile non è altro che un simbolo estatico, un doloroso ardore.
È una fiaccola che deve illuminarvi verso sentieri più alti.
Al di sopra di voi stessi dovrete amare, un giorno! Perciò imparate prima di tutto ad amare!"

"Colui che adempie la sua vita, morrà la sua morte da vittorioso, circondato dalla speranza e dalle promesse di altri.
Così si dovrebbe imparare a morire.."

"Chiunque vuole avere la gloria, deve prender per tempi congedo dagli onori e applicare l'arte difficile di - andar via al momento giusto"

"In alcuni è il cuore che invecchia per primo, in altri la mente.
E certi sono vecchi già da giovani: una tarda giovinezza è una lunga giovinezza. Per molti la vita è un fallimento; un verme velenoso li rode nel cuore"

"E questo è la cosa più difficile, chiudere per amore la mano che si è già aperta e, nel donare, conservare il pudore"

"Precipiti pure il mio torrente d'amore in sentieri impervi! Come non dovrebbe alla fine un torrente trovare la via verso il mare!... dentro di me c'è un lago, solitario, che basta a se stesso; ma il mio torrente d'amore lo trascina giù in basso con sé - verso il mare!"

"Creare - questa è la grande redenzione fa lo sofferenza, e il divenir lieve della vita.
Ma perché vi sia colui che crea è necessaria molta sofferenza e molta trasformazione"

"La voce della bellezza parla tenue: essa si insinua solo nelle anime risvegliate.
Tenue tremò e sorrise, oggi il mio scudo; questo è il sorriso e il tremito sacro della bellezza.
Di voi, o virtuosi, oggi la mia bellezza ha sorriso"

"Come la stella che si estingue è ogni opera della vostra virtù: la sua luce è sempre in cammino e va peregrinando - e quando finirà di essere in cammino?
Così la luce della vostra virtù è in cammino, ancora dopo che l'azione è stata compiuta. Anche se dimenticata e morta: il suo raggio di luce vive ancora ed è in cammino.
Sia la vostra virtù il vostro Sé e non qualcosa di estraneo"



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