C'è una similitudine che unisce le due parole porta-dalet דלח e conoscenza-da'at דעח.
Una lettera, quella mediana, le differenzia.
Nella parola "conoscenza", questa lettera, 'ayin ע, simbolizza la "sorgente" cui l' uomo deve attingere, così come l'"occhio" nuovo che deve acquisire avanzando sul cammino degli sponsali.
Nella parola "porta", questa lettera, lamed ל, simbolizza la "guida" sul cammino.
Il "conoscente" passa la "porta" tra le due lettere dalet ד e taw ח, la cui unione costituisce la parola דח che significa la legge.
Se passa la porta senza tener conto della legge, senza essersi reso conforme ad essa, è annientato dal complesso energetico nuovo cui la porta dà accesso; è fulminato dal fuoco della realtà che incontra e che le sue strutture non possono allo sopportare.
L'uomo non può dunque passare la porta se non nella conoscenza che, ancora una volta, non è intellettuale ma esperienza vissuta.
Lasciare il primo piano dell'esistenza per entrare nell'essere, passare la porta stretta che le tradizioni chiamano "porta degli uomini", vuol dire lasciare l'ignoranza intellettuale per vivere.
Chi può passare questa porta?
Ce lo dice la storia ben nota de La bella addormentata nel bosco:
Da 100 anni una principessa dorme all'interno di un castello nascosto nel centro di una foresta che si infoltisce di giorno in giorno ogni anno di più, fino a divenire invalicabile, al punto da soffocare questa vita nel sonno.
Con la principessa dormono il cane, i domestici, il castello intero, il giardino... al termine dei cent'anni, il figlio del re vicino viene a sapere dell'esistenza della bella addormentata.
Il suo cuore si infiamma per lei.
Decide di andare a svegliarla.
Si possono immaginare le avventure del giovane principe che sfoltisce la foresta per penetrarvi e arrivare fino al centro. Dopo un lungo tempo, con 1000 ferite, il principe ardente d'amore giunge a deporre sulle labbra della principessa un bacio che la sveglia.
Con lei si svegliano il cane, i domestici, la casa, il giardino. Tutto questo piccolo universo apre gli occhi.
Cosa è successo? La Bella che dorme e tif'eret-bellezza, il sole dell'essere, cui non sarebbe possibile brillare se prima l'uomo non ne ha portato a termine l'ascesa.
Non può raggiungerlo se prima non si è spogliato della foresta psichica, cosciente e inconscia, che l'invade, e lo soffoca a poco a poco.
Non può intraprendere questa avventura se non dopo aver preso coscienza della presenza di questa principessa, il suo essere essenziale, spirituale, riflesso e promessa del divino, germe nascosto, addormentato.
Il principe seducente che viene a sapere della presenza della Bella non è altro che la coscienza informata, capace di orientare sul cammino di questa avventura l'uomo risvegliato al solo desiderio giusto.
E l'uomo non può vivere l'avventura se non sotto l'impulso dell'amore, in una dimensione dell'amore in cui, purtroppo, questa parola oggi incredibilmente usurata, non può più e rendere l'accezione.
Solo l'amore vero permette al principe di attraversare le prove della foresta.
Dato il bacio, si ha il risveglio dell'essere.
Teniamo presente che contemporaneamente si risveglia Il cosmo intero.
I familiari, il cane, il giardino, sono i regni che attendono tutti il risveglio dell'umanità per brillare del loro "vero colore".
Lo possono testimoniare coloro che hanno fatto l'esperienza: il quotidiano, il gesto quotidiano, vissuto fino ad allora nella banalità della ripetizione, prende a questo livello un rilievo sempre nuovo: "Ecco, io faccio nuove tutte le cose" (Apocalisse 21, 5)
Tratto da "Il simbolismo del corpo umano" di Annick de Souzenelle
...la spiritualità, nell'animo antico che è in ognuno di noi.... "Colui che parla con immagini primordiali è come se parlasse con mille voci; Egli innalza il proprio destino personale a destino dell'umanità e al tempo stesso libera in noi tutte quelle forze soccorritrici che sempre hanno reso possibile all'umanità sfuggire a ogni pericolo e sopravvivere persino alle notti più lunghe" C.G.Jung
giovedì 14 novembre 2019
La bella addormentata in chiave cabalistica
lunedì 4 novembre 2019
La falsa "opera al bianco"
L'abito di luce non può che bruciare colui che non è divenuto luce.
Questo è il processo della falsa "opera al bianco".
Non mediteremo mai abbastanza su questa grandiosa tentazione di potere, uno dei tre tentacoli dell'idra -śatan, opera nera per rifiuto dell' "opera al nero".
E molte opere nere hanno l'apparenza del bianco.
Ma quando l'"opera al nero" viene elusa, la tunica brucia prima o poi chi l'ha rubata.
Ogni potenza acquisita per magia (scoramento dei misteri fuori dal NOME) è del śatan - opera di indiscrezione di colui che getta uno sguardo sul mistero che egli non è divenuto, e che va a diffonderlo all'esterno.
La magia non è che uno degli aspetti dei rapporti di forza dell'uomo e del cosmo.
Essa usa dei mezzi segreti che esigono il rinnovo dell'atto di Adamo che apre il suo nucleo prima del tempo.
Lungi da far uscire l'uomo dalla sua condizione di tunica di pelle, la magia ve lo imprigiona ulteriormente.
Essa non ha niente a che vedere con l'arte dei Magi, sacerdoti e uomini di scienza dell'antichità che formavano primitivamente la casta sacerdotale dei Medi.
In ciò consiste l'insidioso pericolo presentato da tutte le tecniche che pretendono di condurre all'"opera al bianco", quando non sono insegnate da maestri capaci di risvegliare nei loro discepoli la coscienza della totalità dell'"opera".
L'occidente è tanto più tentato da questo "falso bianco" in quanto è stato rinchiuso per secoli in una costruzione morale molto poco esaltante.
Ha cercato un compenso, finendo nella trappola inaridente di un attivismo intellettuale ad oltranza, che conduce all'attuale impasse.
Per reazione rischia fortemente di cadere nella trappola contraria di una mistica ad ogni costo.
Ciò viene diffusamente sollecitato con esperienze di ogni genere, praticate oggi senza discernimento, dalle tecniche che appaiono le più sagge fino ai viaggi artificiali più folli.
Via arida e via umida sono entrambe vissute come compensazione d'una tradizione rifiutata, perché infantilizzante e totalmente insufficiente per la nuova esigenza di un'umanità che affronti il mostro divoratore della "porta degli uomini".
L'uomo deve ritrovare la tradizione e, in essa, un'altra dimensione del suo messaggio.
Solo se vivrà questo messaggio, la tradizione gli affiderà il resto dei suoi tesori, e l'uomo comincerà a vivere la propria incarnazione autentica.
Tratto da "Il simbolismo del corpo umano" di Annick de Souzenelle
mercoledì 24 luglio 2019
Capovolgimento delle luci
Si tratta di un rovesciamento misterioso secondo il quale l'uomo, che fin qui era specchio di Dio, attraversa lo specchio.
Il suo braccio destro di viene il braccio sinistro di Dio, quello sinistro il braccio destro di Dio.
L'uomo che entra del Divino è "capovolto" e l'interiore diviene esteriore; "Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo faccia a faccia" (1Corinzi 13,12).
Questo capovolgimento si legge anche al livello del corpo umano : l'emisfero cerebrale destro comanda il lato sinistro del corpo, l'emisfero sinistro lato destro.
L'immagine più "mediata" di questo capovolgimento archetipale ci è data tramite i simboli; se la tradizione ebraica ci trasmette il "capovolgimento delle luci", la tradizione cristiana lo usa anche nella liturgia pontificale, durante la quale il vescovo va verso il popolo regale, il laós, (parola greca da cui deriva il termine laico), incrociando i candelabri.
Questo capovolgimento si effettua all'altezza delle "porte regali" (balausta presso i cattolici romani), le quali nella planimetria tradizionale del tempio cristiano, stanno, in rispondenza con lo schema dell'albero, all'altezza e "la porta degli déi".
Nella tradizione egiziana, il mista tiene la croce ansata nella mano destra.
Sugli affreschi che possiamo vedere al museo del Louvre, per esempio, e che rappresentano le scene che si svolgono dopo la morte nel soggiorno degli eletti, costoro tengono questa stessa croce ansata di vita nella mano sinistra.
Una sorta di operazione-specchio si è compiuta, ma colui che ha varcato la "porta degli dèi" è realmente all'altra parte dello specchio.
Questa nozione di capovolgimento, inafferrabile intellettualmente, non può essere accostata che attraverso l'immagine di un guanto che viene rovesciato; il guanto destro allora può coprire solo la mano sinistra.
Ma l'interno è divenuto esterno...
Questo rovesciamento si accompagna con la traversata delle gerarchie angeliche, mondi invisibili, di cui a livello corporeo, sono simbolo le vertebre cervicali.
Esse conducono al mistero ultimo.
Tratto da "Il simbolismo del corpo umano" di Annick de Souzenelle
venerdì 19 luglio 2019
Le due dimensioni dell'essere umano
I cinesi confermano questa visione: secondo la loro tradizione, il corpo energetico è, nella realtà non manifesta, maschile a destra e femminile a sinistra; nella realtà manifesta, femminile a destra e maschile a sinistra.
Chiamano il non-manifesto ontologico il "cielo anteriore" e il manifesto biologico immediato il "cielo posteriore".
Queste due dimensioni saranno spesso espresse nei miti con la gemellarità.
Le coppie Caino-Abele o Giacobbe-Esaù ne sono dei simboli viventi.
Caino e Giacobbe sono omologhi nell'ontologia dell'uomo.
L'uno, Qain ק'ז è "nido" (qen קז) dello yod, l'altro, Ya'aqov עקב', è "tallone" ('aqov עקב) dello yod.
Abele e Esaù sono omologhi dell'uomo in "tunica di pelle" natura aggiunta.
Sono entrambi identificati con il mondo animale: Abele, guardiano di greggi; Esaù, "uomo rosso" villoso, amante della caccia etc.
Ma per ciascuna coppia, i due uomini sono fratelli e ormai la natura profonda, portatrice della deificazione nello yod, non potrà compiersi se non assumendo totalmente la tunica animale.
ll dramma di Caino sarà uccidere Abele. La grandezza di Giacobbe sarà di accogliere Esaù, del quale riprenderà le energie (il diritto della primogenitura) solo quando sarà capace di realizzarle ontologicamente per mettere al mondo il Messia.
In altre parole, saremo più Abele-Esaù durante la prima parte della nostra vita, nel primo stadio della crescita del nostro albero, stadio dell'AVERE.
A questo stadio, totalmente identificati con le nostre energie -il mondo animale- non sapremo discernere la destra dalla sinistra.
Diventare uomini, passare "la porta degli uomini", vuol dire cominciare a discernere la destra dalla sinistra, e ancora di più: la destra ontologica maschile dalla destra esistenziale (fuori dall'essere) femminile, la sinistra ontologica femminile dalla sinistra esistenziale maschile.
Significa allora entrare nel vero senso della "sinistra" (in ebraico smol שםאל che può essere letto: שם'אל šem-El, NOME di Elohim), perché la sinistra femminile contiene lo yod, nome femminile in cui Elohim si nasconde, si fa germe nel cuore alla sua creazione.
Ma è vero che il suo avvicinarsi è terribile, come indica la sinistra latina, compresa nel suo senso spirituale.
Questo lato corrisponde alla colonna di sinistra del tempio di Salomone, colonna chiamata boaz בעז, "nella ב la forza עז".
La destra è yamin מ'ך'; essa raggiunge la colonna di destra del tempio di Salomone chiamata yakhin ב'ר'; queste due parole portano il simbolo solare del vino (yayin ך'').
L'opera maschile è sorgente d'ebrezza.
Divenire uomini col dire diventare Giacobbe-Israele, è cominciare costruire la colonna vertebrale di cui Giacobbe fa esperienza nel sogno della scala.
lunedì 15 luglio 2019
Il mondo interno e il mondo esterno all'uomo
Da questa relazione discende la vita del pensiero che si manifesta per via emozionale o intellettuale.
Non chiamo qui mondo interiore questo mondo del pensiero, per quanto segreto possa essere.
Il pensiero è ancora condizionato dall'esterno delle cose.
Al limite, queste "cose" si propongono in tutte le loro dimensioni, fino a quella che raggiunge il cuore stesso, il nocciolo, lo spirito.
Esse allora non entrano più in relazione ma in comunicazione, in comunione con il "nocciolo" dell'essere che si è reso capace di viverle; ciò costituisce il mondo interiore dell'uomo.
Il cuore del cosmo, nell'uomo, trova la sua immagine, la sua risonanza.
La vita del pensiero animata da questa ricezione interna fa parte del mondo interiore.
Vediamo come il pensiero appartenga ai due piani, esteriore o interiore, dell'uomo a seconda che si nutra di mondi psicofisici immediati o del mondo spirituale mediato.
Nel primo caso, il mondo spirituale non affiora alla coscienza, l'essere spirituale dorme, ed il fenomeno d'identificazione muove dal corpo e dalla psiche verso il mondo esteriore che li nutre.
Nel secondo caso il mondo spirituale è vissuto, l'uomo ne nutre insieme l'anima psichica, che si spiritualizza, e il corpo fisico che si identifica a poco a poco con la sostanza stessa del suo nutrimento.
Secondo il grado di partecipazione dell'uomo al suo essere divino, il corpo irradia, a differenti gradazioni, il mondo dell'alto.
In tale prospettiva, il corpo umano sembra veramente essere ciò che di più concreto ci è dato per riflettere il mondo divino.
Il corpo umano deve corrispondere al "corpo" divino.
La sua costruzione deve obbedire allo schema ontologico delle strutture divine deve essere adeguata al disegno del tetragramma, al disegno dell' albero delle sephiroth.
L'albero è lo schema della costruzione del mondo e che, a sua immagine, il corpo umano è lo schema della costruzione del nostro divenire.
Il corpo è ad un tempo lo strumento, il laboratorio e l'opera per raggiungere la nostra vera statura che è divina.
Tratto da "Il simbolismo del corpo" di Annick de Souzenelle
venerdì 4 gennaio 2019
Zarathustra: frasi scelte per Nell'AniMo Antico (parte 1)
Essi guardano sempre all'indietro verso epoche di tenebra: allora certo che l'illusione e la fede erano tutt'altra cosa; il delirio della ragione era somiglianza con Dio, e il dubbio era peccato"
Ma perché mai avreste la mattina il vostro orgoglio e la sera la vostra rassegnazione?
La vita è pesante da portare: ma, per favore, non fare troppo i delicati! Noi siamo tutti quanti graziosi e robusti asini e asine"
Nell'amore è sempre un po' di demenza. Ma anche nella demenza è sempre un po' di ragione"
Non con la collera, col riso si uccide.
Orsù uccidiamo lo spirito di gravità"
Ma il vento, da noi non veduto, lo squassa e lo piega dove vuole.
Sono mani invisibili quelle che più orribilmente ci squassano e piegano...
Quanto più egli vuole elevarsi in alto e verso la luce, con tanto più forza le sue radici tendono verso terra, in basso, verso le tenebre, l'abisso - verso il male"
È una fiaccola che deve illuminarvi verso sentieri più alti.
Al di sopra di voi stessi dovrete amare, un giorno! Perciò imparate prima di tutto ad amare!"
Così si dovrebbe imparare a morire.."
E certi sono vecchi già da giovani: una tarda giovinezza è una lunga giovinezza. Per molti la vita è un fallimento; un verme velenoso li rode nel cuore"
Ma perché vi sia colui che crea è necessaria molta sofferenza e molta trasformazione"
Tenue tremò e sorrise, oggi il mio scudo; questo è il sorriso e il tremito sacro della bellezza.
Di voi, o virtuosi, oggi la mia bellezza ha sorriso"
Così la luce della vostra virtù è in cammino, ancora dopo che l'azione è stata compiuta. Anche se dimenticata e morta: il suo raggio di luce vive ancora ed è in cammino.
Sia la vostra virtù il vostro Sé e non qualcosa di estraneo"
venerdì 28 dicembre 2018
I piccoli uomini
Essi cercano di mordermi, perché io dico loro: le virtù piccole sono necessarie per gente piccola - e perché mi riesce fatto che la gente piccola sia necessaria!....
Io passo in mezzo a questa gente e tengo gli occhi aperti: costoro son diventati più piccoli e diventano sempre più piccoli: -ma in ciò consiste la loro dottrina sulla felicità e la virtù.
...anche nella virtù essi sono modesti, - perché vogliono vivere comodi.
...tra la piccola gente è molta menzogna..
Alcuni di loro sono autentici, ma i più sono cattivi attori.. gli autentici sono sempre rari, specialmente gli attori autentici.
Qui c'è poca virilità: per questo le donne si virilizzano.
Perché solo chi è veramente uomo, potrà nella donna - liberare la donna.
E tra loro trovai questa che è la peggiore delle ipocrisie: che anche quelli che comandano fingono ipocritamente di avere le virtù di quelli che servono.
"Io servo, tu servi, noi serviamo" - così prega qui l'ipocrita di coloro che comandano ....il primo signore "non è altro che" primo servitore!...
In fondo alla loro semplicità essi non vogliono, prima di tutto, se non una cosa: che nessuno gli faccia male....
Questa è viltà: sebbene si chiami virtù..
Virtù è per loro ciò che rende modesti e mansueti: a questo mondo trasformano il lupo in cane e l'uomo stesso nel migliore animale domestico dell'uomo...
Ma questa è mediocrità: sebbene si chiami moderazione.
Questi maestri di rassegnazione! Essi si insinuano come pidocchi dovunque è meschinità e malattia e rogna: e solo il mio schifo mi impedisce di schiacciarli....
Voi state diventando sempre più piccoli, voi gente piccola! ..Voi che vivete comodi! Voi finirete per andare in rovina - per le vostre virtù piccole...
Per diventare grande, un albero vuol gettare le sue radici dure attorno a dure rupi!...
Ah se vi liberaste da ogni volere a metà e diventaste decisi....
"Fate pure pure ciò che volete, - ma siate prima di tutto di quelli che sanno volere!"
"Amate pure il vostro prossimo come voi stessi, - ma siate prima di tutto di quelli che amano se stessi - amano di grande amore e, di disprezzo grande, amano!"
E chi non sa benedire, "impari" a maledire!
...Tutte le cose son benedette alla sorgente dell'eterno e di là del bene e del male; ma bene e male altro non sono che ombre intermedie e umidi triboli e nuvole pigre...
venerdì 21 dicembre 2018
La cima più alta..
E se ormai ti sono venute a mancare tutte le scale, bisogna che tu sappia salire sul tuo capo: come potresti altrimenti salire in alto?
Sul tuo capo stesso e, via, a di sopra del tuo stesso cuore! Adesso la tua più tenera mitezza deve diventare la durezza più dura.... sia lodato ciò che rende duri!...
È necessario imparare a distogliere lo sguardo da sé stessi, per vedere molto: anche di questa durezza hanno bisogno tutti coloro che salgono le montagne.
Tu hai voluto vedere il fondo è sotto il fondo di tutte le cose: e già questo ti obbliga a salire al di sopra di te stesso - sempre più in alto, finché anche le tue stelle si trovino al di sotto di te!
Guardar giù verso te stesso e persino verso le mie stelle: solo questo può voler dire la mia vetta per me, questo mi è ancora rimasto come ultima vetta!...
Il monte dalla cima più alta e la più lunga delle mie peregrinazioni mi attendono: per questo debbo, prima ancora, discendere più in basso di quanto non sia mai disceso: - più in fondo del dolore di quanto non sia mai disceso, fin dentro il suo flutto più nero!
Così vuole il mio destino; orsù! Io sono pronto!
Donde vengono le montagne più alte? ....imparai che esse vengono dal mare.
Questa testimonianza sta scritta nelle loro rocce e nelle pareti delle loro cime.
Dall'abisso più profondo, la vetta più alta deve giungere alla sua altezza....
Tutto dorme ora, disse: anche il mare dorme.
Ebbro di sonno e straniato, il suo occhio si posa su di me.
Ma il suo respiro è caldo, lo sento.
E sento anche che il mare sogna. E sognando si gira e rigira...
Ascolta! Come sospira per i ricordi cattivi! O per cattive attese?...
Non c'è mostro che non ti sia venuta voglia di accarezzare.
Un soffio di caldo respiro, un po' di morbido vello sugli artigli - e subito eri pronto ad amare e ad attirare a te.
L'amore è il pericolo per il più solo tra gli uomini, l'amore verso qualsiasi cosa, purché vivente! La mia follia e la mia modestia in amore sono davvero risibili!...Così... rise...e subito dopo accade che colui che aveva riso si mettesse a piangere: di collera e di nostalgia, piangeva amaramente...
Tratto da "Così parlò Zarathustra" di F. Nietzsche
mercoledì 19 dicembre 2018
L'eroe, la bellezza e il super eroe
Egli non ha ancora imparato il riso e la bellezza.
Tetro fu il ritorno di questo cacciatore dalla foresta della conoscenza.
Dalla battaglia tornava a casa, con belve feroci: ma dalla sua tetragginde fa capolino ancora una belva feroce - non ancora vinta!..
Tutta la vita è una disputa su gusto e sapore!
Se si stancasse della sua sublimità, questo sublime: allora avrebbe inizio la sua bellezza - e allora lo gusterei e lo troverei saporoso.
E solo quando si distoglierà da sé stesso, salterà al di là della sua stessa ombra - è davvero! Nel suo sole....
La sua azione stessa è l'ombra su di lui: la mano oscura colui che agisce. Egli non ha ancora superato la sua azione...
Ha soggiogato mostri, ha risolto enigmi: ma egli dovrebbe liberare anche i suoi mostri e i suoi enigmi, dovrebbe trasformarli in figli del cielo.
La sua conoscenza non ha ancora imparato a sorridere e a essere senza gelosia: la sua scrosciante passione non si è ancora acquietata nella bellezza.
...Non nella sazietà dovrebbe tacere e immergersi la sua brama, ma nella bellezza! La grazia appartiene alla magnanimità di colui che ha grandi sensi.
Col braccio appoggiato sulla testa: così dovrebbe riposare l'eroe, così dovrebbe egli superare anche il suo riposarsi.
Ma proprio per l'eroe la bellezza è di tutte le cose la più ardua.
Irraggiungibile è la bellezza per ogni volontà violenta...
Quando la potenza diventa clemente e scende giù nel visibile: un tale scendere giù, io lo chiamo bellezza.
E da nessun altro come da te, o possente, io voglio appunto la bellezza: la tua bontà sia il tuo supremo sopraffare te stesso.
So che sei capace di ogni malvagità: perciò da te voglio la bontà...
Sì, o sublime, per te verrà il momento di essere anche bello e di specchiarti nella tua stessa bellezza.
Allora l'anima ti rabbrividirà di brame divine; e persino nella tua vanità sarà adorazione!
Questo infatti è il segreto dell' anima: solo quando l'eroe l'ha lasciata, le si avvicina, in sogno, - il super eroe.
Tratto da "Così parlò Zarathustra" di F. Nietzsche
venerdì 14 dicembre 2018
Il canto della danza: la vita e la saggezza
Invece io sono soltanto mutevole e selvaggia, e in tutto e per tutto femmina, e non virtuosa: sebbene per voi uomini mi chiami "la profonda" e "la fedele", "l'eterna", "la piena di mistero".
Ma voi uomini ci recate in dono sempre le vostre virtù, voi, virtuosi!"
Così rideva, l'incredibile; ma io non credo mai a lei, né al suo riso, quando parla male di se stessa.
Quando parlai a quattr'occhi con la mia saggezza selvaggia, quella mi disse incollerita: "Tu vuoi, tu desideri, tu ami, soltanto per questo lodi la vita!"
Quasi avrei voluto rispondere male e dire la verità a quella incollerita; e non è possibile rispondere peggio di quanto si "dice la verità" alla propria saggezza...
Infondo io amo soltanto la vita - e, davvero, soprattutto quando la odio!
Ma voglio bene - spesso troppo bene - alla mia saggezza, e questo perché essa mi ricorda moltissimo la vita!
Ha i suoi occhi, il suo riso e persino la sua aurea cannuccia da pesca: che posso farci se le due si assomigliano tanto?
E una volta, quando la vita mi chiese: "Ma chi è la saggezza?" Mi affrettati a rispondere: "A si! La saggezza!
Si ha sete di lei e non si diventa sazi, si guarda attraverso dei veli, si cerca di afferrarla con reti.
È bella? Che ne so! Ma anche le scarpe più vecchie e scaltrite abboccano alla sua esca.
Mutevole e impertinente essa è; spesso l'ho vista mordersi le labbra e pettinarsi i capelli contr'onda.
Forse è cattiva e falsa, e una donna in tutto e per tutto, ma proprio quando dice male di sé è seducente al massimo"
Quando dissi queste cose alla vita, si mise a ridere e chiuse gli occhi.
"Di chi parli?" Disse, "Di me, non è vero? E anche se tu avessi ragione - dirmi queste cose in faccia! Ma ora parlami anche della tua saggezza!"
Ahimè, e di nuovo apristi gli occhi, vita diletta! E di nuovo mi sembrò di sprofondare nel senza-fondo.
Tratto da "Così parlò Zarathustra" di F. Nietzsche
mercoledì 12 dicembre 2018
Il male, l'amore e la compassione
Imparare a meglio gioire è per noi il modo migliore di disimparare a far male agli altri e ad escogitare cose che fanno male.
..Credetemi, fratelli: i rimorsi insegnano a mordere.
Ma la cosa peggiore sono i pensieri meschini.
Davvero, è meglio aver fatto del male che aver pensato meschinamente....
La cattiva azione è come un'ulcera: prude, gratta, scoppia - parla onestamente.
"Ecco, io sono malattia" - così parla la cattiva azione; questa è la sua onestà.
Ma il pensiero meschino è come il fungo: striscia e si rannicchia e non vuol essere in alcun posto..
A colui che è posseduto dal diavolo, io dico queste parole nell'orecchio: "è meglio che tu faccia diventare grande il tuo diavolo! Anche per te c'è una via di grandezza!"
Di ognuno si sa qualcosa di troppo! E certi ci diventano trasparenti, ma ciò nonostante siamo lontani dall'averli penetrati....
Non verso colui che ci ispira ripugnanza siamo ingiusti, bensì colui del quale non ci importa nulla.
Se hai un amico che soffre, sii asilo di pace al suo affanno, ma simile a un letto duro.... così gli gioverai al massimo.
E se un amico ti fa del male, devi dire: "Io ti perdono ciò che hai fatto a me; ma come potrei perdonarti di aver fatto ciò a te stesso!"
Così parla l'amore grande: esso supera anche il perdono e la compassione.
Bisogna tener fermo il proprio cuore; infatti, a lasciarlo andare, se ne va via ben presto anche la ragione!..
Guai a coloro che amano, se non hanno un'elevatezza che sia superiore alla loro compassione.
Così una volta mi parlò il diavolo: "Anche Dio ha il suo inferno: è il suo amore per gli uomini".
E di recente gli ho sentito dire: "Dio è morto; a causa della sua compassione per gli uomini.."
Perciò siatemi in guardia verso la compassione...
Ogni grande amore è superiore a tutta la propria compassione: infatti esso vuol ancora creare ciò che ama!
"Io offro me stesso al mio amore, il prossimo mio come me stesso!" Così sentono di parlare tutti coloro che creano.
Tutti coloro che creano - però - sono duri.
Tratto da "Così parlò Zarathustra" di F. Nietzsche
venerdì 7 dicembre 2018
Il cammino solitario
E tu hai fatto a lungo parte del gregge.
La voce del gregge continuerà a risuonare dentro di te.
E quando dirai "Io non ho più la vostra stessa coscienza", ciò sarà un lamento e un dolore.
...sulla tua melanconia si riverbera, ardente, ancora l'ultimo bagliore di questa coscienza.
Ma tu vuoi procedere sul sentiero della tua melanconia, che è il sentiero verso te stesso? Fammi vedere che ne hai la forza e il diritto!
Sei...un moto primo? Una ruota che corre da sé? Sei capace di costringere le stelle a ruotarti intorno?...
Ahimè, vi sono tanti grandi pensieri che non fanno più di quel che faccia un mantice: gonfiano e rendono ancora più vuoti...
Sei tale da avere il diritto di sfuggire a un giogo?..
Libero da che cosa?... ma il tuo occhio deve limpidamente annunciarmi: libero per che cosa?
Sei capace di dare a te stesso il tuo male e il tuo bene e affiggere su di te la tua volontà come una legge?
Sei capace di essere per te stesso il giudice e il vendicatore della tua legge?...
Un astro viene proiettato nello spazio desolato e nel gelido respiro della solitudine.
Oggi soffri ancora a causa dei molti, tu che sei uno: oggi hai ancora per intero il tuo coraggio e le tue speranze...
Un giorno urlerai: "tutto è falso!"
Vi sono sentimenti che vogliono uccidere il solitario; se non ci riescono, devono morire essi stessi! Mai sei capace di essere assassino?...
E la tortura della tua giustizia: essere giusto verso coloro che ti disprezzano?
Tu costringi molti a ricominciare da capo nel conoscerti; ciò essi ti fanno pagar caro.
Sei giunto vicino a loro e sei passato oltre: non te lo perdoneranno mai...
Ma quanto più alto sali, tanto più piccolo ti vede l'occhio dell'invidia.
Ma più di tutti è invidiato colui che vola...
Fratello se vuoi essere una stella, devi nondimeno rilucere anche per loro!
E guardati dai buoni e giusti! Essi crocifiggono volentieri coloro che inventano le proprie virtù - essi odiano il solitario...
E guardati dagli accessi del tuo amore! Troppo precipitoso è il solitario nel tendere la mano a colui che incontra.
A certe persone non devi porgere la mano bensì solo la zampa; e io voglio che le tua zampa abbia anche artigli.
Ma il peggiore nemico che puoi incontrare, sarai sempre tu per te stesso; nelle caverne e nelle foreste ti tendi l'agguato a te stesso.
Da solo vai sul cammino che porta a te stesso! E il tuo cammino comprende anche te e i tuoi sette demoni!..
Tu ami te stesso e perciò ti disprezzi, come solo gli amanti sanno disprezzare.
Create vuole l'amante che disprezza! Chi sa che cosa è l'amore, se non è stato costretto a disprezzare ciò che amava!
Và nella solitudine, fratello, col tuo amore e con il tuo creare; solo in seguito la giustizia ti seguirà zoppicando.
Và con le mie lacrime nella solitudine, fratello. Io amo colui che vuole creare al di sopra di sé e cosi perisce.
Tratto da "Così parlò Zarathustra" di F. Nietzsche
mercoledì 5 dicembre 2018
L'oro interiore
Simile all'oro, luccica lo sguardo di colui che dona. Lo splendore dell'oro sigilla la pace tra la luna e il sole.
Non volgare è la virtù più nobile e non utile, essa luccica di mite splendore: una virtù che dona è la virtù più nobile....
Insaziabile, l'anima vostra anela a tesori e gemme, perché la vostra virtù è insaziabile nella volontà di donare.
Voi costringete tutte le cose a venire a voi e dentro di voi, perché riscaturiscano dalla vostra sorgente come doni del vostro amore...un predone di tutti i valori deve diventare questo amore che dona...
Dove manca l'anima che dona, noi indoviniamo sempre la degenerazione...
In alto vola la vostra mente: così essa è il simbolo del nostro corpo, di un'elevazione il simbolo...
Tutti quei momenti nei quali il vostro spirito vuol parlare un simboli: lì è l'origine della vostra virtù.
Lì il vostro corpo è elevato e risorto; col suo piacere esso delizia lo spirito, perché diventi colui che crea e valuta e ama e di tutte le cose il benefattore...
Lì è l'origine della vostra virtù.
Quando siete al di sopra della lode e del biasimo, e la vostra volontà vuol comandare a tutte le cose, come la volontà di uno che ama: lì è l'origine della vostra virtù...
Potenza è questa nuova virtù; un pensiero dominante essa è, attorno al quale si avvolge un'anima intelligente: un sole d'oro, e attorno a esso il serpente della conoscenza...
Rimanetemi fedeli alla terra, fratelli, con la potenza della vostra virtù! Il vostro amore che dona e la vostra conoscenza servano il senso della terra! Così vi prego e vi scongiuro....
Riportate...la virtù volata via sulla terra - sì, riportatela al corpo e alla vita: perché dia un senso alla terra, in senso umano!...
Il vostro spirito e la vostra virtù servano il senso della terra...
Perciò dovete essere combattenti! Perciò dovete essere creatori!
Il corpo si purifica nel sapere; facendo tentativi col sapere esso si eleva; a colui che conosce, tutti gli istinti si santificano; all'elevato, l'anima diventa gaia.
Medico aiuta te stesso: così aiuterai anche i tuoi malati....
Che egli guardi con gli occhi colui che risana se stesso...
Dal futuro giungono venti segretamente alitanti: la buona novella si rivela alle orecchie dei fini...
La terra deve ancora diventare un luogo di salute! E già intorno a essa alita profumo nuovo, che reca salute, - e una nuova speranza!...
L' uomo della conoscenza deve non soltanto saper amare i suoi nemici, bensì anche odiare i suoi amici.
Si ripaga male un maestro, se si rimane sempre scolari...
Voi non avete ancora cercato voi stessi: ecco che trovaste me.
Così fanno tutti i credenti; perciò ogni fede vale così poco.
E ora vi ordino di perdermi e di trovarvi; e solo quando mi avrete tutti rinnegato io tornerò tra voi...
Con altro amore allora vi amerò...
Quando l'uomo sta al centro del suo cammino tra l'animale e il superuomo, e celebra il suo avviarsi alla sera come la sua speranza più elevata: giacché quella è la via verso un nuovo mattino.
Allora colui che tramonta benedirà se stesso, come uno che passa dall'altra sponda; e il sole della sua conoscenza starà per lui nel meriggio...
Tratto da "Così parlò Zarathustra" di F. Nietzsche
venerdì 30 novembre 2018
Lo Stato
Essi è gelido anche quando mente; e questa menzogna gli striscia fiori di bocca: "Io, lo Stato, sono il popolo".
È una menzogna!...
Distruttori sono coloro che sistemano trappole per i molti e li chiamano Stato...
Lo Stato mente in tutte le lingue del bene e del male; e qualunque cosa dica, mente - e tutto quanto possiede, l'ha rubato.
Tutto è falso nello Stato...
Troppi vengono al mondo; per i superflui fu inventato lo Stato.
Guardate come alletta i troppi! Come li ingoia, digerisce, rumina!...
Esso sussurra le sue sinistre menzogne! Ahimè, esso sa scoprire i cuori generosi che volentieri si prodigano!
Anche voi stessi sa scoprire, voi vincitori del vecchio dio!
Stanchi siete usciti dal combattimento, e ora la vostra stanchezza presta servizio anche al nuovo idolo (lo Stato)!...
Compra lo splendore delle vostre virtù e lo sguardo dei vostri occhi orgogliosi....
Io lo chiamo Stato il luogo dove si trovano tutti i bevitori di veleno, buoni e cattivi: Stato è dove tutti si perdono, buoni e cattivi: Stato è dove il lento suicidio di tutti - è chiamato "vita"...
Essi rubano per sé le opere degli inventori e i tesori dei saggi: istruzione essi chiamano questo furto - e tutto diventa per essi malattia e vessazione!...
Vomitano la bile e la chiamano giornale...
Acquistano ricchezze cosi diventano più poveri...
Guardate come si arrampicano, queste agili scimmie! Nell'arrampicarsi si scavalcano a vicenda e così si trascinano nel fango e nella bassezza.
Tutti quanti vogliono giungere al trono: la loro demenza è credere che sul trono debba la felicità! Spesso è il fango che siede sul trono - e spesso anche il trono siede sul fango.
...tutti questi servitori (dello Stato) esaltano per me un odore cattivo....
Allontanatevi dall'idolatria dei superflui!..
Allontanatevi dalle esalazioni di questi sacrifici umani!
La terra è ancora aperta e libera per i magnanimi.
Ancora sono vuote le residenze fatte per gli eremiti solitari...che sono avvolte dal profumo di mari silenziosi.
Una vita libera è ancora possibile è aperta ai magnanimi.
In verità, colui che poco possiede è tanto meno posseduto...
Là dove lo Stato finisce, comincia l'uomo che non è superfluo; la comincia il canto della necessità, la melodia unica e insostituibile.
Là dove lo Stato finisce ... non vedete l'arcobaleno e i ponti del superuomo?
Tratto da "Così parlò Zarathustra" di F. Nietzsche
venerdì 23 novembre 2018
Dolore e piacere
Ebbene! Orsù! Vecchio mio cuore: "dice il dolore: perisci!"...
Dolore è anche un piacere, maledizione è anche una benedizione, notte è anche un sole, - andate via o vi toccherà imparare: un saggio è anche folle....
Ogni piacere vuole l'eternità di tutte le cose, vuole miele, vuole feccia, vuole mezzanotte ebbra, vuole avelli, vuole il conforto delle lacrime sui sepolcri, vuole il rosso orifiammante della sera - cosa vuole il piacere! È più assetato, più tenero, più affamato, più pauroso, più misterioso di ogni sofferenza, vuole se stesso, morde se stesso, in esso lotta la volontà dell'anello, - vuole amore, vuole odio, trabocca di ricchezza, dona, butta via, mendica, perché qualcuno lo prenda, ringrazia colui che prende, vorrebbe essere odiato, - così ricco è il piacere, che ha sete di sofferenza, d'inferno, di odio, di vergogna, di storpiato, di mondo, - perché questo mondo: oh, voi lo conoscete!
...il piacere anela a voi, sfrenato, beato, - alla vostra sofferenza, o malriusciti!
Perché ogni piacere vuole se, perciò vuole anche sofferenza!
Oh felicità, oh dolore! Oh, spezzati cuore!...
Piacere vuole eternità, - piacere vuole eternità di tutte le cose, vuole profonda, profonda eternità!...
Uomo sii attento!
Che dice la mezzanotte profonda?
"Io dormivo, dormivo -,
Da un sonno profondo mi sono risvegliata:
Profondo è il mondo,
E più profondo che nei pensieri del giorno.
Profondo è il suo dolore -,
Piacere - più profondo ancora di sofferenza:
Dice il dolore: perisci!
Ma ogni piacere vuole eternità -,
- vuole profonda profonda eternità!"
Tratto da "Così parlò Zarathustra" di F. Nietzsche
martedì 30 ottobre 2018
Il nemico e l'amico
Se non potete essere santi della conoscenza, siate almeno i guerrieri...
Io vedo molti soldati: vedessi molti guerrieri!...
Il vostro nemico voi dovete cercare...
Dovete amare la pace come mezzo per nuove guerre...
Sia il vostro lavoro una battaglia, sia la vostra pace una vittoria!
Solo chi ha la freccia e l'arco è capace di assidersi silenzioso...
Non la vostra compassione, bensì il vostro coraggio ha finora salvato le persone in pericolo...
Bisogna che siate superbi del vostro nemico: allora i successi del vostro nemico saranno anche i vostri successi...
Il vostro amore per la vita sia amore per la vostra speranza più alta: e la vostra speranza più alta sia il pensiero più alto della vita!...
L'uomo è qualcosa che deve essere superato..
Qual guerriero vuol essere risparmiato!
Per il solitario l'amico è sempre il terzo: il terzo è il sughero che impedisce al colloquio dei due di sprofondare nell'abisso....
La nostra fede in altri rivela in che cosa noi vorremmo credere di noi stessi.
Il nostro anelare a un amico è ciò che ci tradisce.
E spesso l'amore non è altro che un tentativo di superare d'un balzo l'invidia..
Nel proprio amico si deve onorare anche il nemico...
Nel proprio amico bisogna avere anche il proprio miglior nemico.
Col tuo cuore devi essergli massimamente vicino, proprio quando ti doppioni a lui...
Non ti adornerai mai abbastanza per piacere al tuo amico: infatti devi essere per lui la freccia che anela verso il superuomo..
Che cos'è il volto del tuo amico? È il tuo volto stesso, su di uno specchio ruvido e imperfetto...
Nell'indovinare e nel tacere l'amico dev'essere maestro: bisogna che tu non voglia vedere tutto.
Il tuo sogno deve rivelarti ciò che il tuo amico fa nella veglia....
Sei aria pura e solitudine e pane e medicina per il tuo amico? Vi sono certi che non sanno infrangere le proprie catene, pure sono i liberatori dell'amico...
Il vostro amore del prossimo è il vostro cattivo amore per voi stessi.
Voi fuggite verso il prossimo fuggendo da voi stessi...
Il tu e più antico dell'io; il tu è stato santificato, ma non ancora l'io...
Non riuscire a sopportare voi stessi e non vi andate abbastanza: ora volete sedurre il prossimo all'amore e trasfiguararvi nel suo errore...
"Il contatto con gli uomini rovina il carattere, specie se non si ha carattere".
Chi va dal prossimo, perché cerca se stesso, e chi, vorrebbe perdersi.
Il vostro cattivo amore di voi stessi vi trasforma la solitudine in un carcere...
Io non vi insegno il prossimo, bensì l'amico.
L'amico sia per voi la festa della terra e un presentimento del superuomo.
Io vi insegno l'amico e il suo cuore riboccante.
Ma bisogna saper essere spugna, se si vuole essere amati da cuori riboccanti.
Io vi insegno l'amico, nel quale il mondo si trova compiuto, una coppa del bene -l'amico che crea, che ha sempre da donare un mondo compiuto...
Nel tuo amico devi amare il superuomo come causa di te..
Tratto da "Così parlò Zarathustra" di F. Nietzsche
giovedì 25 ottobre 2018
Anima e istinti
Ma anche i tuoi istinti malvagi hanno sete di libertà.
I tuoi cani furiosi vogliono essere lasciati liberi; essi latrano dal piacere nel loro sotterraneo, se il tuo spirito si propone di aprire tutte le prigioni.
...tu sei ancora un prigioniero che almanacca sulla sua libertà: ahimè, l'anima del prigionieri come te diventa intelligente, ma anche astuta e cattiva.
Colui che è liberato nello spirito deve però anche purificarsi.
In lui sono ancora molti resti di carcere e di marciume: il suo occhio deve ancora diventare puro.
...Non buttare via il tuo amore e la tua speranza!
Ancora ti senti nobile, e nobile ti sentono anche gli altri, che ti detestano e ti lanciano occhiate malvagie.
Sappi che a tutti è di ostacolo una persona nobile.
La persona nobile vuole creare cose nuove e una nuova virtù.
Il buono vuole, invece, le cose vecchie e che si conservino....
Io ho conosciuto persone nobili che hanno perduto la loro speranza più elevata.
E allora calunniano tutte le speranze elevate...
"Lo spirito è anche voluttà"..
Perciò hanno spezzato le ali al loro spirito: che ora striscia per terra e contamina ciò che rode.
Un tempo pensarono di diventare eroi: oggi sono dei dissoluti.
Davanti all'eroe provano rimorso e orrore...
Non buttar via l'eroe che è nella tua anima! Mantieni sacra la tua speranza più elevata!...
Piena è la terra di superflui, corrotta la vita dai troppi...
Gli esseri... che portano dentro di sé la belva rapace e non hanno scelta che tra i piaceri e l'autoflagellazione.
I tisici dell'anima...
Tratto da "Così parlò Zarathustra" di F. Nietzsche
martedì 23 ottobre 2018
Zarathustra: la virtù
Certo, tu vuoi chiamarla per nome e vezzeggiarla;
Ma ecco!
Una volta avevi delle passioni e le chiamavo cattive.
Ma adesso non hai altro che le tue virtù:
Nel cuore di queste passioni ha posto la tua meta più alta: così sono diventate te le tue virtù e le tue gioie...
Alla fine tutte le tue passioni sono diventate virtù e tutti i tuoi diavoli angeli...
Dai tuoi veleni ti sei distillato il tuo balsamo: hai munto la tua vacca melanconia - e ora bevi il dolce latte della sua mammella...
Fratello se hai fortuna hai una sola virtù e non più:
Avere molte virtù è una distinzione, ma anche una sorte difficile...
Guarda come ognuna delle tue virtù brama la vetta suprema;
Ogni virtù è gelosa dell'altra e la gelosia è una cosa terribile.
Anche le virtù possono perire di gelosia.
Chi è avvolto dalla fiamma della gelosia, finisce per fare come lo scorpione e rivolge contro di sé l'aculeo avvelenato.
Ahimè fratello, non hai mai visto una virtù calunniare e trafiggere se stessa?
L' uomo è qualcosa che deve essere superato:
Tratto da "Così parlò Zarathustra" di F. Nietzsche
giovedì 18 ottobre 2018
Le tre metamorfosi: cammello, leone, fanciullo
Molte cose pesanti vi sono per lo spirito, lo spirito forte e paziente nel quale abita la venerazione: la sua forza anela verso cose pesanti, più difficile a portare....
Tutte queste cose, le più gravose da portare, lo spirito paziente prende su di sé: come il cammello che corre in fretta nel deserto sotto il suo carico, così forte anche lui nel suo deserto.
Ma là dove il deserto è più solitario avviene la seconda metamorfosi: qui lo spirito diventa leone, egli vuol come preda la sua libertà ed essere signore del proprio deserto.
Qui cerca il suo ultimo signore: il nemico di lui e del suo ultimo dio vuol egli diventare, con il grande drago vuol e gli combattere per la vittoria...
"Tu devi" si chiama il grande drago.
Ma lo spirito del leone dice "io voglio".
"Tu devi" gli sbarra il cammino, un rettile dalle squame scintillanti come l'oro, e su ogni squama splende a lettere d'oro "tu devi!"
Valori millenari riplendono su queste squame...
"Tutti i valori sono già stati creati, e io sono - ogni valore creato. In verità non ha da essere più alcun "io voglio!"...
Perché il leone è necessario allo spirito? Perché non basta la bestia da sola, che a tutto rinuncia ed è piena di venerazione?
Creare valori nuovi - di ciò il leone non è ancora capace; ma crearsi la libertà per una nuova creazione - di questo è capace la potenza del leone.
Crearsi la libertà e un no sacro anche verso il dovere, per questo è necessario il leone.
Prendersi il diritto per i valori nuovi...
Che cosa sa fare il fanciullo, che neppure il leone sa fare?...
Innocenza è il fanciullo e oblio, nuovo inizio, un giuoco, una ruota ruotante da sola, un primo moto, un sacro dire di sì.
Sì, per il giuoco della creazione... occorre un sacro dire di sì: ora lo spirito vuole la sua volontà, il perduto per il mondo conquista per sé il suo mondo.
Tre metamorfosi vi ho nominato dello spirito: come lo spirito divenne cammello, leone il cammello e infine il leone fanciullo..
Tratto da "Così parlò Zarathustra" di F. Nietzsche
martedì 16 ottobre 2018
Zarathustra: il corpo
Esso impara a parlare sempre più onestamente, l'io: è quanto più impara, tanto più trova parole in onore del corpo e della terra.
Un uomo orgoglioso mi ha insegnato l'io, e io lo insegno agli uomini: non ficcare più la testa nella sabbia delle cose del cielo, bensì portarla liberamente, una testa terrena, che crea il senso della terra!..
Possano cominciare a guarire e a superare se stessi e a crearsi un corpo più nobile!
Corpo io sono e anima - così parla il fanciullo....
Il corpo è una grande ragione, una pluralità con un solo senso, una guerra e pace, un gregge e un pastore...
"Io" dici tu, e sei orgoglioso di questa parola.
Il tuo corpo e la sua grande ragione: essa non dice "io", ma fa "io".
Ciò che il senso sente lo spirito conosce, non ha mai dentro di sé la propria fine.
Ma il senso e lo spirito vorrebbero convincerti che sono loro la fine di tutte le cose... dietro di loro sta il Sé.
Il Sé cerca anche con gli occhi dei sensi, ascolta anche con gli orecchi dello spirito...
Il Sé ascolta e cerca: esso compara, costringe, conquista, distrugge.
Esso domina ed è il signore anche dell'io.
Dietro ai tuoi pensieri e sentimenti..sta un possente sovrano, un saggio ignoto - che si chiama Sé.
Abita nel tuo corpo, è il tuo corpo.
Vi è più ragione nel tuo corpo che nella tua migliore saggezza.
Il Sé creatore ha creato... Il piacere e il dolore.
Il corpo creatore ha creato per sé lo spirito, e una mano della sua volontà....
Tratto da "Cosi parlò Zarathustra" di F. Nietzsche


















