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giovedì 18 ottobre 2018

Le tre metamorfosi: cammello, leone, fanciullo


Tre metamorfosi io vi nomino dello spirito: come lo spirito diventa cammello, e il cammello leone,  e infine il leone fanciullo.
Molte cose pesanti vi sono per lo spirito, lo spirito forte e paziente nel quale abita la venerazione: la sua forza anela verso cose pesanti, più difficile a portare....
Tutte queste cose, le più gravose da portare, lo spirito paziente prende su di sé: come il cammello che corre in fretta nel deserto sotto il suo carico, così forte anche lui nel suo deserto.
Ma là dove il deserto è più solitario avviene la seconda metamorfosi: qui lo spirito diventa leone, egli vuol come preda la sua libertà ed essere signore del proprio deserto.
Qui cerca il suo ultimo signore: il nemico di lui e del suo ultimo dio vuol egli diventare, con il grande drago vuol e gli combattere per la vittoria...
"Tu devi" si chiama il grande drago.
Ma lo spirito del leone dice "io voglio".
"Tu devi" gli sbarra il cammino, un rettile dalle squame scintillanti come l'oro, e su ogni squama splende a lettere d'oro "tu devi!"
Valori millenari riplendono su queste squame...
"Tutti i valori sono già stati creati, e io sono - ogni valore creato. In verità non ha da essere più alcun "io voglio!"...
Perché il leone è necessario allo spirito? Perché non basta la bestia da sola, che a tutto rinuncia ed è piena di venerazione?
Creare valori nuovi - di ciò il leone non è ancora capace; ma crearsi la libertà per una nuova creazione - di questo è capace la potenza del leone.
Crearsi la libertà e un no sacro anche verso il dovere, per questo è necessario il leone.
Prendersi il diritto per i valori nuovi...
Che cosa sa fare il fanciullo, che neppure il leone sa fare?...
Innocenza è il fanciullo e oblio, nuovo inizio, un giuoco, una ruota ruotante da sola, un primo moto, un sacro dire di sì.
Sì, per il giuoco della creazione... occorre un sacro dire di sì: ora lo spirito vuole la sua volontà, il perduto per il mondo conquista per sé il suo mondo.
Tre metamorfosi vi ho nominato dello spirito: come lo spirito divenne cammello, leone il cammello e infine il leone fanciullo..
Tratto da "Così parlò Zarathustra" di F. Nietzsche

martedì 16 ottobre 2018

Zarathustra: il corpo

...Questo io crea, vuole, valuta ed è la misura e il valore delle cose.
E questo che è l'essere più onesto, l'io - questo parla del corpo e vuole il corpo, anche quando si induce a poetare e fantasticare e svolazza qua e là con le ali spezzate.
Esso impara a parlare sempre più onestamente, l'io: è quanto più impara, tanto più trova parole in onore del corpo e della terra.
Un uomo orgoglioso mi ha insegnato l'io, e io lo insegno agli uomini: non ficcare più la testa nella sabbia delle cose del cielo, bensì portarla liberamente, una testa terrena, che crea il senso della terra!..
Possano cominciare a guarire e a superare se stessi e a crearsi un corpo più nobile!
Corpo io sono e anima - così parla il fanciullo....
Il corpo è una grande ragione, una pluralità con un solo senso, una guerra e pace, un gregge e un pastore...
"Io" dici tu, e sei orgoglioso di questa parola.
Il tuo corpo e la sua grande ragione: essa non dice "io", ma fa "io".
Ciò che il senso sente lo spirito conosce, non ha mai dentro di sé la propria fine.
Ma il senso e lo spirito vorrebbero convincerti che sono loro la fine di tutte le cose... dietro di loro sta il Sé.
Il Sé cerca anche con gli occhi dei sensi, ascolta anche con gli orecchi dello spirito...
Il Sé ascolta e cerca: esso compara, costringe, conquista, distrugge.
Esso domina ed è il signore anche dell'io.
Dietro ai tuoi pensieri e sentimenti..sta un possente sovrano, un saggio ignoto - che si chiama Sé.
Abita nel tuo corpo, è il tuo corpo.
Vi è più ragione nel tuo corpo che nella tua migliore saggezza.
Il Sé creatore ha creato... Il piacere e il dolore.
Il corpo creatore ha creato per sé lo spirito, e una mano della sua volontà....
Tratto da "Cosi parlò Zarathustra" di F. Nietzsche

giovedì 11 ottobre 2018

L'uomo... un ponte.


L'uomo è un cavo teso tra la bestia e il superuomo - un cavo al di sopra dell'abisso.
Un passaggio periglioso, un periglioso essere in cammino, un periglioso guardarsi indietro e un periglioso rabbrividire e fermarsi.
La grandezza dell'uomo è di essere un ponte e non uno scopo: nell'uomo si può amare che egli sia una transizione e un tramonto.
Io amo coloro che non sanno vivere se non tramontando, poiché essi sono una transizione...
Io amo colui che vive per la conoscenza e vuole conoscere, affinché un giorno viva il superuomo...
Io amo colui che ama la virtù: giacché virtù e volontà di tramontare è una freccia anelante.
Io amo colui che non serba per sé una goccia di spirito, bensì vuol essere un tutti e per tutto lo spirito della sua virtù: in questo modo egli passa, come spirito, al di là del ponte.
Io amo colui che nella sua virtù fa un'inclinazione e un destino funesto:così egli vuole vivere, e insieme non più vivere, per amore della sua virtù...
Io amo colui l'anima del quale si dissipa e non vuole essere ringraziato, né dà qualcosa in cambio; giacché egli dona sempre e non vuol conservare se stesso....
Io amo colui l'anima del quale è profonda anche quando viene ferito e che può perire anche a causa di vicende meschine: così egli passa volentieri al di là del ponte....
Io amo colui che è di spirito libero e libero di cuore: il suo cervello, in tal modo, non è altro che le viscere del cuore, ma il suo cuore lo spinge a tramontare.
Io amo tutti coloro che sono come gocce grevi, cadenti una a una dall'oscura nube incombente sugli uomini: essi preannunciano il fulmine e come messaggeri periscono.
Ecco, io sono un messaggero del fulmine e una goccia greve cadente dalla nube: ma il fulmine si chiama superuomo.
Tratto da "Così parlò Zarathustra" di F. Nietzsche

martedì 9 ottobre 2018

Zarathustra: prologo


"Gli uomini, io non li amo. L'uomo è per me una cosa troppo imperfetta. L'amore per gli uomini mi ammazzerebbe... non di amore dovevo parlare! Io reco gli uomini un dono"
"Io vi insegno il superuomo. L'uomo è qualcosa che deve essere superato. Che avete fatto per superarlo?
Tutti gli esseri hanno creato qualcosa al di sopra di sé; e voi volete essere il riflusso in questa grande marea e retrocedere alla bestia piuttosto che superare l'uomo?"
"Avete percorso il cammino dal verme all'uomo, e molto in voi ha ancora del verme. In passato foste scimmie, e ancor oggi l'uomo è più scimmia di qualsiasi scimmia"
"Il superuomo è il senso della terra... fratelli rimanete fedeli alla terra...
Commettere il sacrilegio contro la terra, questa è oggi la cosa più orribile, e apprezzare le viscere dell'imperscrutabile più del senso della terra"
"Bisogna essere un mare per accogliere un fiume immondo, senza divenire impuri...
Io vi insegno il superuomo: egli è il mare, nel quale si può inabissare il vostro grande disprezzo"
"È tempo che l'uomo fissi la propria meta. È tempo che l'uomo pianti il seme della sua speranza più alta.
Il suo terreno è ancora fertile abbastanza per ciò.
Ma questo terreno un giorno sarà impoverito e addomesticato, e non ne potrà più crescere un albero superbo"
"Voglio insegnare agli uomini il senso del loro essere: che è il superuomo e il fulmine che viene dalla nube oscura uomo.
Ma io sono ancora lontano da loro, ed essi non sentono come io sento"
"A portar via molti dal gregge - per questo io sono venuto"
"Canterò il mio canto per gli eremiti solitari o sdoppiati; e chi ha ancora orecchi per le cose inaudite, a lui voglio rendere il cuore greve della mia felicità"
"Un'aquila voltaggia in larghi circoli per l'aria, ad essa era appeso un serpente, non come preda, ma come un amico: le stava infatti inanellato al collo....
L'animale più orgoglioso sotto il sole e l'animale più intelligente sotto il solec- erano in volo per esplorare il terreno...
Ho trovato più pericoli tra gli uomini che in mezzo alle bestie.... possano guidarmi i miei animali....
..Prego il mio orgoglio di seguire sempre la mia intelligenza!
E se un giorno la mia intelligenza mi abbandonerà... possa almeno il mio orgoglio volar via con la mia follia!"
Tratto da "Così parlò Zarathustra" di F Nietzsche

martedì 2 ottobre 2018

Amore Iniziatico


Entrando nel terreno Sacro, in questo luogo dell'anima, l'Amore riflette la più pura delle razionalità..
Il sentimento della sacralità nasce da un perfetto equilibrio razionale che consente alla parte spirituale di percepire correttamente le eteree e insondabili emanazione che si irradiano dall'Invisibile, senza distorsioni dovute all'inquinamento  dei sensi (ubriacatura astrale)...
La sacralità si esterna per mezzo di una condizione neutra (o neutralità ermetica) che permette di rimanere in uno stato di lucidità capace di captare solo la realtà del Sacro, senza intrusioni estranee.
L'inalterabilità aiuta a rimanere integri nell'universo vibratorio che circonda l'essere fisico e superfisico, registrando internamente solo le autentiche radiazioni sensorie che provengono dal Macrocosmo.
L'amore... nasce dal distacco e favorisce le onde del cuore.
La voce divina del maestro interiore si manifesta allorché tutto tace e tacendo parla alla propria natura sottile.
Questo tipo di amore è indescrivibile... non rientra nei canoni umani pur servendosi dei sensi umani.
Nel contesto iniziatico l'Amore assume connotazioni di ordine occulto...
Quando l'iniziato gradualmente prende coscienza di sé e dell'Invisibile, acquisisce una percezione che lo pone in relazione con l'universo fenomenico e magico-ermetico.
La sua evoluzione lo trasmuta ed egli apprende che l'amore è una componente del Tutto... alla base di questa forza fecondante e spiritualizzante vi è l'energia sessuale che è il motore mediante il quale l'amore si esteriorizza...
Comprensione di una corrente amorosa che si riparte dall'eros e giunge a sacrificare l'essere...
L'Eros sublimato o al contrario esaltato, produce quella particolare condizione animica capace di trascendere la materia pur servendosi della materialità...
L'amore ideale diviene amore di anime che attraverso l'amore sessuale di ordine energetico innescherà quel processo di ascenso magico-ermetico necessitante per una vera crescita.
L'Amore iniziatico rientra in una corresponsione che, con il dovuto distacco, compenetri una o più persone....
Se l'amore è sinergico, interagente è attivo, si origina una corrente efficace e rigenerante...
Ma come si può essere coinvolti e distaccati al contempo? Questo è uno dei segreti ermetici più importanti...
Quando si è presi nella rete delle interconnessioni amorose, è fondamentale, anche coinvolgendosi, lasciare integro questo nucleo che non deve essere scalfito o messo in gioco nella catarsi emotiva....
Solo dopo un lungo ed estenuante lavoro interno i pochissimi riescono a non venire fagocitati e a chiudere, o sarebbe più esatto dire difendere, la propria centralità.
Qualunque sentimento attraversi l'animo umano deve essere tenuto lontano dal centralismo animico.
In questo modo l'Individuo storico non verrà minimamente sfiorato.
L'Amore è la luce...
La via della consapevolezza amorosa, conquista della natura ignea dell'astrale, è la via che conduce alla realizzazione dell'Amore iniziatico e del ricongiungimento degli opposti.... conferisce al sapiente la visione suprema...
Il buio si approssima e l'amore profano a volte ci inganna.
Restiamo saldi nella rocca interiore e aspettiamo.
Attendiamo che il Sole torni a scaldarci.
Stefano Mayorca

giovedì 27 settembre 2018

Il Magistero del Sole

Nell'uomo occulto, vero laboratorio trasmutante, il Magistero del Sole corrisponde alla purità della sostanza salina contenuta nella Materia Filosofica.
A questo punto si genera nell'uomo rosso (Zolfo), lo stato d'amore nei confronti della donna bianca (Mercurio), anche se il matrimonio tra il re (Zolfo) e la regina (Mercurio) non si è ancora verificato.
Tale processo si realizzerà per mezzo dell'attrazione del Mercurio, il quale, simpatizzando con lo Zolfo, sublimato si lascerà accattivare e coagulare da quest'ultimo .
Essendo lo Zolfo-Re colui che comanda in noi, la sua sovranità si esprime per mezzo della volontà.
L'attenuazione della condizione egoica consentirà di sopprimere le sovrastrutture che sottendono alla schiavitù della sentimentalità non controllata.
Si genererà quella luce spirituale che è in grado di fugare le tenebre interiori.
Il Sol Invictus, dimorante nelle profondità dell'anima, sorgerà glorioso in noi per illuminare la coscienza e metterci al riparo dalle tempeste interne che minano l'autentica fortezza animica.
Sole che spazza via con la fulgida luce le paure, le angosce e le passioni incontrollate che destabilizzano la psiche e il cuore.
Il compito dell'iniziato consiste nel penetrare la parte nascosta, occulta, esoterica della divinità. Facendo emergere l'Uomo Storico, il Nume, l'Adam Kadmon cabalistico o Uomo Celeste, egli entra in contatto con il suo aspetto primigenio, il Maestro interiore della Tradizione.
Questa parte sconosciuta che abita in lui possiede un livello di conoscenza elevatissimo e primordiale e può guidare l'iniziato sulle impervie vie del sapere.
Chi vincerà il serpente e domerà se stesso, perverrà alla vera realizzazione. Il Serpente-Drago crea nebbia, un fitto muro generatosi dal suo alito: l'alito del drago.
Tratto da "La Scienza dell'Hermes" di S.Mayorca

martedì 25 settembre 2018

Il canto delle Sirene


Le forme illusorie tendono a sviare l'iniziato dalla strada maestra della Conoscenza.
Sono le larve dei desideri, energie fantasmatiche, residui di pensieri morbosi che destabilizzano la mente e l'animo di colui che percorre il sentiero iniziatico.
Entrare in contatto con questi aggregati significa precipitare in un vortice magnetico che risucchia l'impronta animica consumandola.
Questa sudditanza è tanto più dolorosa quando vi si è intrappolati e pur coscienti di ciò non vi si riesce di liberarsi da tale giogo.
Solo una volontà ferrea, unita a un equilibrio fuori dal comune, consentono all'iniziato di salvarsi e di ritrovare la rotta perduta.
Il canto delle Sirene è vinto e il sapiente veleggia di nuovo verso le acque sicure della Lux rigeneratrice.
Queste forze oscure e dissolutrici sono sempre in agguato pronte a ghermire quanti cadono nella loro ragnatela.
Possono presentarsi sotto forma di una donna seducente, di una situazione appagante.
Prendono le fattezze dell'amico sincero e nel contesto di un misticismo esasperato e fuorviante corrodono lo spirito.
Si tratta di un vero e proprio contagio che assale i sensi fisici e quelli sottili per mezzo di una esaltazione destabilizzante.
Tali esperienze possono anche assumere il valore di prove, che si manifestano maggiormente quando il percorso intrapreso è giunto a un punto critico, a uno stadio avanzato.
Per quale ragione si innescano determinate dinamiche in un individuo evoluto, avanti nel cammino?
Possiamo definire il meccanismo come fattore umano.
L' uomo, pur con un bagaglio evolutivo di alto spessore, è soggetto alle leggi fisiche che si sostanziano sotto forma di passioni, desideri, aspirazioni mancate.
Tutti elementi radicati nel profondo, sopiti nell'inconscio, pronti a emergere sotto la spinta, lo stimolo di situazioni esterne.
Quando il terreno è fertile, la trappola scatta e l'iniziato proietta su talune situazioni quanto celato animicamente.
Le passioni e gli istinti non vanno eliminate vivendo una vita ascetica, ma solo dominati, controllati, al fine di disporne a piacimento diventandone padroni e non schiavi.
Viviamo nel mondo e non possiamo isolarci completamente, tuttavia è necessario proteggere la nostra essenza più nascosta, una sorta di barriera capace di respingere il Mare Magnum di energie che ci attraversano.
Tratto da "La scienza dell'Hermes" di S. Mayorca

giovedì 20 settembre 2018

I 5 sensi come strumenti di conoscenza


Il Risvegliato non accetta le mezze verità ma ricerca, sperimenta, opera per avvicinarsi alla Verità.
La sua testa svetta verso il cielo, si proietta tra le stelle dell'Astrale Superiore.
La prigione costituita dai sensi è ingannevole, però attenzione: non stiamo affermando che sia necessario estinguerli, ma semplicemente controllarli, dominarli e dirigerli.
Contrariamente, si entrerebbe nella filosofia dei mistici, che non ha nulla a che vedere con un percorso di ordine iniziatico-operativo.
Il misticismo dà vita alla passività e di conseguenza alla stagnazione.
L' alchimia, viceversa, abbisogna di un'azione dinamica, di sforzo attivo che ne esalti le qualità volitive facendo emergere la parte più antica dell'essere umano, o Uomo Storico.
I cinque sensi dell' uomo, demonizzati dall'egemonia religiosa sono al centro di ogni manifestazione vitale e percezione del mondo.
La loro funzione è fondamentale.
Senza questi strumenti l'essere umano non potrebbe sperimentare il bene e il male, quanto è luminoso e quanto è oscuro, la gioia e il dolore, in una parola tutta la gamma delle sensazioni ed emozioni che compongono il nostro vissuto.
Attraverso questi canali percettivi si forma l'esperienza dell'individuo, la sua personale evoluzione in sintonia con il bagaglio animico di cui viene dotato alla nascita.
Ermeticamente parlando, i sensi vanno purgati dalla tempeste vibratorie che la corrente volgare impone sin da quando veniamo al mondo.
Se nel quotidiano tenere a bada questo aspetto è importante, a livello iniziatico deve essere un principio inalienabile.
I sensi alterati generano un sentire falsato, inquinato dalle suggestioni della natura inferiore e della matrice lunare, impressionabile e instabile, in continuo mutamento.
Senza controllo essi producono una visione alterata della realtà, creando confusione, distorcendo negativamente quanto cade sotto il loro raggio d'azione.
Vanno educati e istituti, dominati, incanalati e diretti giacché sono parte integrante della struttura sottile.
Dobbiamo immaginare l'apparato sensorio come un sismografo sensibilissimo, capace di intercettare la minima scossa sismica.
La stessa cosa si palesa per i cinque sensi i quali, se non purgati e resi neutri percepiscono quanto li circonda in modo fantastico e contraffatto.
Il sensismo ermetico, intelligenza purissima, è connesso con forze, elementi che rinveniamo anche nell'antichità, per esempio nello Gnosticismo o nella filosofa campanelliana.
Quest'ultimo afferma che i sensi sono gli strumenti elettivi deputati alla conoscenza del mondo, della dimensione visibile e di quella non visibile.
I cinque sensi non vanno condannati come peccaminosi perché Dio li ha donati all'uomo per fare esperienza e sperimentare quanto lo circonda.
Ogni cosa creata manifesta uno spirito immanente e possiede in sé una forma di vita o principio intelligente e arcano.
Alla base del sensismo inteso in senso ermetico è presente l'unione con il Tutto.
I sensi ripuliti dal sostrato pesante, interagiscono con l'intera Creazione, con l'Universo...
Il Pentalfa che svetta in alto è simbolo dell'uomo evoluto, equilibrato, che ha dominato le sue passioni senza estinguerle.
Egli è padrone della sua esistenza fin dove il suo destino lo consente, poiché nessuno può sottrarsi completamente al fato.
Oltre i bagliori fugaci della dissolvenza di un mondo in rovina, la Luce, quella vera, illumina il sentiero che conduce alla Grande Opera.
Tratto da "La scienza dell'Hermes" di S. Mayorca

martedì 18 settembre 2018

L'evoluzione dopo la morte


Non bisogna credere che lo stato sottile cessi all'istante stesso del sopraggiungere della morte corporea; al contrario, è un passaggio dell'essere nella forma sottile, una fase transitoria nel riassorbimento delle facoltà individuali dal manifestato al non- manifestato.
L'"evoluzione postuma" dell'essere umano, vale a dire le conseguenze che derivano dalla morte, o per meglio dire dalla dissoluzione di quel composto che costituisce la sua individualità attuale.
Quando questa dissoluzione è avvenuta, non vi è più propriamente l'essere umano, poiché è appunto essenzialmente questo composto che costituisce l'uomo individuale; il solo caso in cui è ancora possibile chiamarlo umano è quando, dopo la morte corporea, l'essere resta in qualcuno di quei prolungamenti dell'individualità, alcuni dei suoi elementi psichici o sottili sussistono, in un certo qual modo, senza dissolversi.
Negli altri casi l'essere non può più considerarsi umano, poiché, dallo stato al quale si applica questo nome, è passato ad un altro stato che può essere individuale o non.
Se si considera la morte in un senso più generale, vale a dire come cambiamento di stato, ci rendiamo conto immediatamente che nascita e morte  sono delle modificazioni che si corrispondono analogicamente, essendo il principio e la fine d'un ciclo d'esistenza individuale.
Sono fenomeni rigorosamente equivalenti, la morte per uno stato, essendo nello stesso tempo la nascita in un altro.
La stessa modificazione che è una morte o una nascita, secondo lo stato o il ciclo di esistenza in rapporto al quale lo si considera è propriamente il punto comune ai due stati o il passaggio dall'uno all'altro.
L'essere e solo passato ad un altro stato non più umano, poiché non appartiene più alla specie umana.
L'uso della parola "postumo" è soltanto dal punto di vista speciale dell'individualità umana, ed in quanto questa è condizionata dal tempo, che si può parlare di ciò che si produrrà "dopo la morte"..si intende conservare quel significato cronologico.
In se stessi gli stati considerati, se sono al di fuori dell'individualità umana, non sono affatto temporali, né possono, per conseguenza, essere rilevati cronologicamente.
Lo stato non- manifestato è libero da ogni successione.
Quando un uomo sta per morire, la parola e poi il resto delle facoltà esterne, è riassorbita nel senso interno (manas) poiché l'attività degli organi esteriori cessa prima di questa facoltà interiore.
Questa facoltà interiore, nello stesso modo, si riassorbe poi nel "soffio vitale" (prana), accompagnata similmente da tutte le funzioni vitali, poiché queste funzioni sono inseparabili della vita stessa.
Il "soffio vitale" accompagnato da tutte le altre funzioni e facoltà è riassorbito nell'"anima vivente", manifestazione particolare del "Sé" al centro dell'individualità umana.
Come i servi di un re si riuniscono intorno a lui quando è in procinto di intraprendere un viaggio.
All'ultimo momento quando quest'"anima vivente" sta per ritirarsi dalla sua forma corporea essa si ritira in un'essenza individuale luminosa in uno stato sottile.
Per conseguenza si dice che il "soffio vitale" si ritira nella Luce, assimilata da un veicolo igneo.
La morte è essenzialmente sinonimo di cambiamento di stato.
Non è ancora la "Liberazione" realizzata poiché i vincoli individuali non sono interamente distrutti; ma è la possibilità di ottenere questa "Liberazione" prendendo come punto di partenza lo stato umano, nel cui prolungamento l'essere si trova mantenuto per tutta la durata del ciclo al quale questo appartiene, affinché possa essere compreso nella "trasformazione" finale che si compirà quando questo ciclo sarà compiuto, riconoscendo quello che allora vi sarà contenuto allo stato principiale di non-manifestazione.
Perciò si attribuisce a questa possibilità il nome di "Liberazione differita" o di "Liberazione per gradi", perché essa non sarà ottenuta che dopo tappe intermedie e non direttamente ed immediatamente.
Tratto da "L'uomo e il suo divenire secondo il Vedanta" di R. Guénon

giovedì 13 settembre 2018

Il monosillabo sacro OM e l'Atma


L'Om rappresenta un "appoggio" per ottenere la conoscenza di Atma.
Atma rappresentato dalla sillaba Om che a sua volta è rappresentata da caratteri (matra) per cui le condizioni di Atma sono le matra di Om e inversamente le matra di Om sono le condizioni di Atma:
Questi caratteri sono A, U e M.
-Vaishwanara, il cui seggio è nello stato di veglia è rappresentato da A, la prima matra, perché essa è la connessione (apti, tutti i suoni, il suono primordiale  A, quello emesso dagli organi della parola nella loro posizione naturale, essendo come immanente in tutti gli altri, che ne sono modificazioni e che si unificano in esso, come Vaishwanara è presente in tutte le cose del mondo sensibile che lo riconduce all'unità.
Adi è la prima delle condizioni d'Atma, la base su cui deve compiersi, per l'essere umano, la realizzazione metafisica.
-Taijasa, il cui seggio è nello stato di sogno, è rappresentato da U, la seconda matra, perché essa è l'elevazione (utkarsha, del suono, prendendo come punto di partenza la sua prima modalità, come lo stato sottile è nella manifestazione formale, d'un ordine più elevato dello stato grossolano) ed anche perché partecipa di entrambe, vale a dire che per la sua natura e per la sua posizione, è intermediaria fra i due elementi estremi del monosillabo Om, come lo stato di sogno è intermediario fra la veglia ed il sonno profondo.
Quegli che ciò conosce procede sulla via della Conoscenza e così illuminato è in armonia con tutte le cose, poiché considera l'Universo manifestato come la produzione della sua propria conoscenza che gli è inseparabile.
-Prajna, il cui seggio è nello stato di sonno profondo è rappresentato da M, la terza matra, perché essa è la misura, miti, delle altre due, come in un rapporto matematico, il denominatore è la misura del numeratore ed anche perché è lo scopo ultimo del monosillabo Om, considerato racchiudente la sintesi di tutti i suoni come il non-manifestato confine sinteticamente ed in principio, tutto il manifestato con i suoi diversi modi possibili.
Bisogna considerare che i suoni A e U si unificano in quello di O e questo a sua volta si disperde nel suono finale è nasale di M, senza tuttavia essere distrutto ma anzi prolungandosi indefinitamente anche se indistinto ed impercettibile.
Le forme geometriche che corrispondono rispettivamente alle tre matra sono una linea retta, una semicircolare (o meglio spirale) ed un punto; la prima simbolizza il dispiegarsi completo della manifestazione; la seconda, uno stato d'inviluppo relativo, in rapporto a questo dispiegarsi, ma tuttavia ancora sviluppato e manifestato; è finalmente la terza, lo stato informale e "senza dimensioni" i condizioni limitative speciali, vale a dire il non-manifestato.
L'insieme dei tre mondi o dei differenti gradi dell'Esistenza universale, di cui l'Essere puro e il "determinante".
Tratto da L'uomo e il suo divenire secondo il Vedanta" di R. Guénon

martedì 11 settembre 2018

Prajna lo stato di sonno profondo


Quando l'essere che dorme non prova più desideri, non è più soggetto ai sogni, esso è nello stato di sonno profondo; colui che in questo stato è divenuto uno, che si è identificato ad un insieme sintetico di Conoscenza integrale.
"Tutto è uno, dice il Taoismo; durante il sonno, l'anima, non distratta, si concentra in questa unità; ma durante la veglia, distratta, essa distingue diversi esseri".
La Conoscenza integrale s'oppone qui alla conoscenza distintiva, che, riferendosi specialmente all'individuale o al formale, caratterizza i due stati precedenti; è il primo degli involucri di Atma (vijnanamaya-kosha) penetrando nel "mondo dei nomi e delle forme" che è pieno di Beatitudine e che gode veramente di essa, e la cui bocca (lo strumento di conoscenza) è unicamente la Conoscenza totale, chiamato Prajna (Colui che conosce al di fuori e al di là ogni condizione speciale).
Il veicolo d'Atma nello stato di Prajna è il karana-sharira, esso non è affatto distinto veramente da Atma, poiché ormai siamo di là dalla distinzione.
La Beatitudine è fatta da tutte le possibilità d'Atma, si potrebbe dire che essa ne sia la somma stessa; Atma, in quanto Prajna, gode di questa Beatitudine come del suo proprio dominio, perché essa è, in realtà, la pienezza del suo essere.
È una stato essenzialmente informale e sopra-individuale; non potrebbe dunque trattarsi d'uno stato "psichico" o comunque "psicologico" (ciò che è propriamente psichico è lo stato sottile).
Questo stato di indifferenziazione, nel quale l'intera conoscenza è centralizzata sinteticamente nell'unità essenziale e fondamentale dell'essere, è lo stato non-manifestato o non-sviluppato, principio e causa di tutta la manifestazione e a partire dal quale essa è sviluppata nella molteplicità dei suoi diversi stati, e più particolarmente, per quel che concerne l'essere umano, nei suoi stati sottile e grossolano.
Questo non- manifestato è identificato, sotto questo rapporto, alla Natura primordiale; ma in realtà esso è contemporaneamente Purusha e Prakriti, poiché li contiene entrambi nella sua stessa indifferenziazione.
In questo stato i diversi oggetti della manifestazione (anche di quella individuale) sia esterni che interni, sussistono in modo principiale essendo unificati perché non più concepiti nell'aspetto secondario e contingente della distinzione; essi si trovano fra la possibilità del Sé che quando ha coscienza dell sua permanenza nell'"eterno presente" è per se stesso cosciente di tutte queste possibilità, considerate "non-distintivamente" nella Conoscenza integrale.
Nello stato di Prajna designato col nome di "serenità" (Nirvana), la Luce intelligibile è colta direttamente, ciò che costituisce l'intuizione intellettuale, e non più per riflesso attraverso il mentale come negli stati individuali.
Buddhi (facoltà di conoscenza soprarazionale), nello stato Prajna comprenderà tutto ciò che è oltre l'esistenza individuale.
Dobbiamo allora considerare nell'Essere un nuovo ternario, costituito da Purusha, Prakriti e Buddhi.
Purusha è il polo "subiettivo" della manifestazione e Prakriti ne è il polo "obbiettivo"; Buddhi corrisponde naturalmente alla conoscenza che è quasi una risultante del soggetto e dell'oggetto, o il loro "atto comune".
Tuttavia è bene notare che nell'ordine dell'Esistenza universale, e Prakriti che "concepisce" le sue produzioni per l'influenza non-agente di Purusha, mentre nell'ordine delle esistenze individuali il soggetto conosce al contrario per l'azione dell'oggetto; l'analogia è dunque invertita.
Se si considera l'intelligenza come inerente al soggetto si dovrà dire che l'Intelletto universale è essenzialmente attivo, mentre l'intelligenza individuale è passiva, per lo meno relativamente, ciò che del resto implica il suo carattere "riflesso".
Tratto da "L'uomo e il suo divenire secondo il vedanta" di R. Guénon

giovedì 6 settembre 2018

Taijasa, lo stato di sogno


In questo stato, le facoltà esterne, anche sussistendo potenzialmente, si riassorbono nel senso interno (manas) che ne è la comune sorgente, il loro appoggio e il loro fine immediato; esso risiede nelle arterie luminose (nadi) della forma sottile, dove è diffuso in modo indiviso come il calore.
L'elemento igneo, considerato nelle sue proprietà essenziali, è contemporaneamente luce e calore.
Tutto ciò che si riferisce a questo stato riguarda molto da vicino la natura stessa della vita, che è inseparabile dal calore; quanto alla luminosità bisogna intendere da ciò il riflesso e la diffrazione della Luce intelligibile nelle modalità extra-sensibili della manifestazione formale.
Per nadi o arterie della forma sottile, esse non debbono essere affatto confuse con le arterie corporee per le quali si effettua la circolazione del sangue, ma piuttosto corrispondono fisiologicamente, alle ramificazioni del sistema nervoso, poiché sono espressamente descritte come luminose; ora, essendo il fuoco in qualche modo polarizzato in luce e calore, lo stato sottile è collegato a quello corporeo in due modi differenti e complementari; per il sangue, quanto alla qualità calorica, per il sistema nervoso, quanto a quella luminosa.
Fra le nadi ed i nervi non vi è un'identificazione poiché le prime non sono corporee ed anche perché si tratta in realtà di due differenti domini nell'individualità integrale.
Parimenti quando si stabilisce un rapporto tra le funzioni di queste nadi e la respirazione, fondati sull'assimilazione di certi ritmi, principalmente legati al regolamento della respirazione...essa è essenziale al mantenimento della vita e corrisponde veramente all'atto vitale principale, ma non bisogna affatto concludere di poter rappresentare (i nadi) quasi come una specie di canali nei quali l'aria circolerebbe; sarebbe confondere con un elemento corporeo il "soffio vitale" (prana) che appartiene propriamente all'ordine della manifestazione sottile.
Il numero totale delle nadi è di 72000; per altri testi tuttavia sarebbe 720 milioni; ma la differenza è più apparente che reale, poiché questi numeri debbono essere intesi simbolicamente.
Nello stato di sogno, l'"anima vivente" individuale (jivatma) è per se stessa la sua propria luce  e produce, per l'effetto del suo desiderio (kama), un mondo che procede interamente da sé stessa, ed i cui oggetti consistono esclusivamente in concezioni mentali, vale a dire in combinazione d'idee rivestite di forme sottili, che dipendono sostanzialmente dalla forma sottile dell'individuo stesso, di cui questi oggetti ideali sono altrettante modificazioni accidentali e secondarie.
Questa produzione è considerata come illusoria i come se avesse solamente un'esistenza apparente, mentre, nel mondo sensibile, dov'è allo stato di veglia, la stessa "anima vivente" ha la facoltà d'agire nel senso d'una produzione "pratica" anche indubbiamente illusoria in rapporto alla realtà assoluta e transitoria come ogni manifestazione, ma che tuttavia ha una realtà relativa ed una stabilità sufficiente per servire ai bisogni della vita ordinaria e "profana".
Questa differenza non implica una superiorità effettiva dello stato di veglia su quello di sogno.
Le possibilità dello stato di sogno sono più estese di quelle dello stato di veglia e permettono all'individuo di sfuggire, in una certa misura, a qualcuna delle condizioni limitative alle quali è sottomesso nella modalità corporea.
Il Sé (Atma) però non può essere in nessun modo raggiunto da concezioni che in qualche modo si limitano alla considerazione degli oggetti esterni ed interni, la cui conoscenza costituisce rispettivamente lo stato di veglia e quello di sogno e perciò non spingendosi oltre l'insieme di questi due stati, restano interamente nei limiti della manifestazione formale e dell'individualità umana.
Il dominio della manifestazione sottile può, in ragione della sua natura mentale, designarsi come un modello ideale al fine di così distinguerlo dal mondo sensibile, che è il domino della manifestazione grossolana.
Sia che lo si consideri al punto di vista "macrocosmico" o a quello "microcosmico", il mondo ideale è concepito da facoltà che corrispondono analogicamente a quelle per le quali è percepito il mondo sensibile o, se si preferisce, che sono quelle stesse facoltà in principio, ma considerate in un altro modo d'esistenza e ad un altro grado di sviluppo, la loro attività esercitandosi in un dominio differente.
Perciò Atma, in questo stato di sogno, vale a dire in quanto è Taijasa, ha lo stesso numero di membra e di bocche (o strumenti di conoscenza) che in quello di veglia.
Tratto da "L'uomo e il suo divenire secondo il Vedanta" di R. Guénon

martedì 4 settembre 2018

Vaishwanara l'Uomo Universale


Vaishwanara è l'Uomo Universale, ma considerato più particolarmente nello sviluppo completo dei suoi stati di manifestazione e nell'aspetto speciale di questo sviluppo.
L'estensione di tale parola può qui sembrare limitata ad uno di questi stati, il più esteriore, quello della manifestazione grossolana, che costituisce il mondo corporeo; ma questo stato particolare può essere un simbolo per designare l'insieme della manifestazione universale, di cui è un elemento, proprio perché esso è per l'essere umano la base ed il punto di partenza obbligato di tutta la realizzazione.
È in questo senso che lo stato di cui si tratta può riferirsi all'"Uomo Universale" e può essere descritto come costituente il suo corpo, concepito in analogia con quello dell'uomo individuale, analogia che è quella del "macrocosmo" e del "microcosmo".
Sotto questo aspetto Vaishwanara è anche identificato all'Intelligenza cosmica in quanto regge ed unifica nella sua integralità l'insieme del mondo corporeo.
Vaishwanara significa "ciò che è comune a tutti gli uomini".
Le sette membra di cui parla il testo della Mandukya Upanishad sono le sette parti principali del corpo "macrocosmico" di Vaishwanara;
1° l'insieme della sfere luminose superiori, vale a dire degli stati superiori dell'essere, ma unicamente considerati nei loro rapporti con lo stato di cui specialmente si tratta, è paragonato alla parte della testa che contiene il cervello e corrisponde organicamente alla funzione "mentale", che è un riflesso della Luce intelligibile o dei principi sopra-individuali.
2° il Sole e la Luna, o più esattamente i principi rappresentanti nel mondo sensibile da questi due astri sono i due occhi.
3° il principio igneo è la bocca e l'atto vitale principale, il calore e intimamente associato alla vita stessa.
4° le direzioni dello spazio sono gli orecchi.
5° l'atmosfera, vale a dire l'ambiente cosmico da cui procede il soffio vitale (prana) corrisponde ai polmoni.
6° la regione intermediaria che si distende fra la Terra e le sfere luminose o i Cieli, regione che è considerata come l'ambiente dove si elaborano le forme corrisponde allo stomaco (esso comprende anche l'atmosfera, considerata allora come l'ambiente di propagazione della luce e l'agente di questa propagazione non è l'Aria bensì l'Etere.
7° la Terra, vale a dire in senso simbolico, l'ultimo attuarsi di tutta la manifestazione corporea, corrisponde ai piedi, che sono l'emblema di tutta la parte inferiore del corpo.
Le relazioni di queste diverse membra tra loro e le loro funzioni nell'insieme cosmico al quale appartengono sono analoghe a quelle corrispondenti parti dell'organismo umano.
Vaishwanara ha coscienza del mondo della manifestazione sensibile per mezzo di 19 organi designati come bocche perché sono le "entrate" della conoscenza per tutto quello che si riferisce a questo dominio; l'assimilazione intellettuale che d'opera nella conoscenza è spesso simbolicamente paragonata all'assimilazione vitale che s'effettua per mezzo della nutrizione.
Questo 19 organi sono; i 5 di sensazione, i 5 d'azione, i 5 soffi vitali (vayu) il mentale o il senso interno (manas), l'intelletto (Buddhi), il pensiero (chitta) facoltà che dà forma alle idee e le associa tra loro, e la coscienza individuale (ahankara).
Lo stato di veglia nel quale si esercita l'attività degli organi e delle facoltà è considerato come la prima condizione d'Atma, quantunque la modalità grossolana o corporea, alla quale corrisponde, costituisca l' ultimo grado dell'ordine dello sviluppo del manifestato, partendo dal suo principio primordiale e non-manifestato e definisca il termine di questo sviluppo, per lo meno in rapporto allo stato d'esistenza nel quale si situa l'individualità umana.
Tratto da "L'uomo e il suo divenire secondo il Vedanta" di R. Guénon

giovedì 28 giugno 2018

Le 10 facoltà di sensazione e d'azione e il manas

"L'apparato sensorio, nella sua funzione, è preciso come la natura l'ha fatto, per darci conto di ciò che immediatamente ci riguarda.
Le impressioni che dalla periferia si trasmettono ai centri, dalle più semplici alle più complesse, sono però tutte false quando i centri che le rivelano non sono tersi, cioè spogli da qualunque nebbia, cioè non malati, né fisicamente per alterazioni anatomiche, né passionalmente per attività suggestiva.
Il senso, in un uomo sano, compie il suo ufficio: il ricettore lo altera secondo le sue condizioni di ricettività."
G.Kremmerz 

I 5 tanmatra, determinazioni elementari sottili, dunque incorporee e non percettibili esteriormente, sono in modo diretto, i principi rispettivi dei 5 bhuta o elementi corporei e sensibili, ed hanno la loro definita espressione nelle condizioni stesse dell'esistenza individuale al grado dove si colloca lo stato umano.
La parola tanmatra significa letteralmente un'"assegnazione" (mantra, misura, determinazione) che delimita l'estensione propria d'una certa qualità (tad o tat, pronome neutro "quello").
Nell'Esistenza universale i 5 tanmatra sono abitualmente designati con i nomi delle qualità sensibili: auditiva o sonora (shabda), tangibile (sparsha), visibile (rupa, nel duplice significato di forma e colore), sapida (rasa), olfattiva (gandha); ma siffatte qualità, poiché saranno effettivamente manifestate nell'ordine sensibile soltanto dai bhuta, non possono essere qui considerate che allo stato principiale e "non-sviluppato"; la relazione dei tanmatra ai bhuta è analoga, nel suo grado relativo, a quella fra l'"essenza" e la "sostanza", perciò i tanmatra potrebbero giustamente chiamarsi "essenze elementari".
I 5 bhuta sono, nell'ordine della loro produzione e delle loro manifestazione l'Etere (Akasha), l'Aria (Vayu), il Fuoco (Tejas), l'Acqua (Ap) e la Terra (Prithvi o Prithivi); tutta la manifestazione grossolana o corporea è appunto formata da questi elementi.
Fra i tanmatra ed i bhuta, e costituendo con questi ultimi il gruppo delle "produzioni improduttive", vi sono 11 facoltà distinte, propriamente individuali, che procedono d'ahankara, e che partecipano tutte contemporaneamente dei 5 tanmatra.
10 di queste facoltà sono esterne: 5 di sensazione ed altrettante di azione; l'undicesima, la cui natura partecipa contemporaneamente di queste e di quelle, è il senso interno o la facoltà mentale (mamas), che è unita alla coscienza (ahankara) direttamente.
A manas deve essere riferito il pensiero individuale, d'ordine formale (includendo ragione, memoria e immaginazione).
Per Aristotele, l'intelletto puro è d'ordine trascendente ed ha per oggetto proprio la conoscenza dei principi universali; questa conoscenza, nient'affatto discorsiva, è ottenuta direttamente ed immediatamente dall'intuizione intellettuale, la quale, non ha alcun punto comune con la pretesa "intuizione" d'ordine unicamente sensitivo e vitale.
"L' intelletto, il senso interno e le facoltà di sensazione e d'azione sono sviluppati (nella manifestazione) e riassorbiti (nel non-manifestato) in un simile ordine, ordine che è sempre quello degli elementi da cui procedono queste facoltà per la loro costituzione tranne l'intelletto che è sviluppato nell'ordine informale, precedentemente ad ogni principio formale o propriamente individuale"
Brahma-Sutra
"Le diverse facoltà di sensazioni e d'azione (designate con la parola prana) sono 11: 5 di sensazione (buddhindrya o jnanendrya, mezzi o strumenti di conoscenza nel loro campo particolare), 5 d'azione (karmendriya), e il senso interno (manas)"
Le undici facoltà menzionate (designate insieme con la parola prana) non sono semplici modificazioni del mukhya-prana o dell'atto vitale principale (la respirazione) ma principi distinti (al punto di vista speciale dell'individualità umana).
La parola prana significa propriamente "soffio vitale": è detto che nel sonno profondo (sushupti) le facoltà sono riassorbite nel prana, poiché, "mentre un uomo dorme senza sognare, il suo principio spirituale (Atma) è uno con Brahma e questo stato è sopra-individuale; perciò la parola swapiti, "dorme", è interpretata con swam apito bhavati, "è entrato nel suo proprio Sè".
Le facoltà ed il suo organo corporeo insieme costituiscono uno strumento sia di conoscenza (buddhi o jnana) sia d'azione (karma), e sono così designate da uno stesso ed unico vocabolo indriya (potere, facoltà).
I 5 strumenti di sensazione sono: gli orecchi o l'udito (shrotra), la pelle o il tatto (twach), gli occhi o la vista (cakshus), la lingua o il gusto (rasana), il naso o l'odorato (ghrana),  essendo così remunerati nell'ordine dello sviluppo dei sensi, vale a dire quello degli elementi (bhuta) corrispondenti.
I 5 strumenti d'azione sono: gli organi di escrezione (payu), gli organi generatori (upastha), le mani (pani), i piedi (pada), e finalmente la voce o l'organo della parola (vach) [termine identico al latino vox].
Il manas dev'essere considerato l'undicesimo, poiché implica per la sua propria natura la duplice funzione, serve cioè alla sensazione ed all'azione e poi, partecipa alle proprietà degli uni e degli altri strumenti, che centralizza in certo modo in se stesso.
Un senso corporeo percepisce, ed un organo d'azione esegue, fra i due il  manas esamina, la coscienza (ahankara) compie il riferimento individuale, vale a dire l'assimilazione della percezione dell'"io", e l'intelletto puro (Buddhi) traspone nell'Universale i dati delle facoltà precedenti.
Tratto da "L'uomo e il suo divenire secondo il Vedanta" di R. Guénon

martedì 26 giugno 2018

Le Upanishad


Le Upanishad, facendo parte integrante del Veda, sono una delle basi stesse della tradizione ortodossa.
Le Upanishad rappresentano qui la tradizione primordiale e fondamentale, costituiscono il Vedanta stesso nella sua essenza, come tutti gli altri testi vedici fanno parte della Shruti.
La Shruti non è una "rivelazione" nel senso religioso ed occidentale, ma è il frutto di una ispirazione diretta, in modo da possedere per sé stessa la sua propria autorità.
La Shruti è necessariamente dipendente da un'altra autorità; la Smriti rappresenta una parte analoga a quella dell'induzione, poiché anch'essa fonda la sua autorità su un'autorità altra che se stessa.
Perché non si faccia confusione sul senso dell'indicata analogia tra la conoscenza trascendente e quella sensibile, bisogna aggiungere che, come ogni vera analogia, questa dev'essere intesa in senso inverso [Nella tradizione ermetica, il principio dell'analogia è espresso da questa frase della Tavola Smeraldina: "Ciò che è in basso è come ciò che è in alto e ciò che è in alto è come ciò che è in basso"; ma per comprendere questa formula ed applicarla correttamente, bisogna riferirla al simbolo del "Sigillo di Salomone" formato da due triangoli disposti in senso inverso l'uno all'altro ]: mentre l'induzione s'innalza al di sopra della percezione sensibile e permette di trasporsi ad un grado superiore, al contrario la percezione diretta o l'ispirazione, nell'ordine trascendente, raggiunge da sola il principio stesso, vale a dire ciò che vi è di più elevato e da cui in seguito bisogna soltanto dedurre le conseguenze e le diverse applicazioni.
La distinzione tra Shruti e Smriti equivale in fondo a quella dell'intuizione intellettuale immediata e della conoscenza riflessa; se la prima è designata con un nome il cui senso originario è "audizione", è appunto precisamente per far notare il suo carattere intuitivo (il suono secondo la dottrina cosmologica indù ha il primo posto fra le qualità sensibili).
Per la Smriti il senso originario del suo nome è "memoria"; infatti la memoria, essendo un semplice riflesso della percezione, può significare, per estensione, tutto quello che presenta il carattere di una coscienza riflessa o discorsiva, cioè indiretta; se la conoscenza è simbolizzata dalla luce, l'intelligenza pura e la memoria o anche la facoltà intuitiva e la facoltà discorsiva, potranno essere rappresentate rispettivamente dal sole e dalla luna.
Tratto da "L'uomo e il suo divenire secondo il Vedanta" di R. Guénon

giovedì 21 giugno 2018

Il Vedanta


Il Vedanta non è una filosofia, né una religione, né qualcosa che partecipa più o meno dell'una e dell'altra.
Nel Vedanta bisogna scorgervi una dottrina puramente metafisica, aperta su possibilità di concezioni veramente illimitate e che, come tale, non potrebbe affatto racchiudersi nei limiti più o meno angusti di un qualunque sistema.
La metafisica pura è interamente libera da ogni relatività, da tutte le contingenze filosofiche o altre, appunto perché la metafisica è essenzialmente la conoscenza dell'Universale, ed una tale conoscenza non potrebbe lasciarsi racchiudere in una qualunque forma, per quanto vasta.
Le diverse concezioni metafisiche e cosmologiche dell'India non sono dottrine differenti ma soltanto sviluppi secondo certi punti di vista e direzioni varie, ma per nulla incompatibili, di una sola dottrina.
La dottrina unica alla quale facciamo allusione costituisce essenzialmente il Veda, vale a dire la Scienza sacra e tradizionale per eccellenza, poiché tale è esattamente il senso proprio di questo vocabolo [la radice vid, da cui derivano Veda e vidya, significa nello stesso tempo "vedere" (in latino videre) e "sapere" (come in greco οεδα): la vista è rilevata come il simbolo della conoscenza di cui è il principale strumento nell'ordine sensibile; questo simbolismo è trasporto fin nell'ordine intellettuale puro, dove la conoscenza è paragonata ad una "vista interiore"].
La tradizione nella sua integralità, forma un insieme perfettamente coerente, poiché tutti i punti di vista che comporta possono essere considerati tanto simultaneamente quanto successivamente.
Se l'esposizione può, secondo le epoche, modificarsi fino ad un certo punto nella sua forma esteriore per adattarsi alle circostanze, il fondo resta sempre rigorosamente lo stesso, e queste modificazioni esteriori non alterano, né cambiano affatto l'essenza della dottrina.
Per la metafisica e tutto ciò che ne deriva più o meno direttamente, l'eterodossia di una concezione è in fondo, la sua falsità, risultante dal suo disaccordo con i principi essenziali; giacché questi sono contenuti nel Veda, ne consegue che l'accordo col Veda è l'unico criterio dell'ortodossia.
L'eterodossia comincia là dove comincia la contraddizione volontaria o involontaria col Veda....La tradizione ha per effetto di limitare la portata degli errori individuali...
Tratto da "L'uomo e il suo divenire secondo il Vedanta" di R. Guénon

martedì 19 giugno 2018

Il Buddhi


Il primo grado della manifestazione d'Atma è l'intelletto superiore (Buddhi) anche chiamato Mahat o il "grande principio": la prima di tutte le produzioni di Prakriti.
Questo principio è ancora d'ordine universale, poiché è informale; tuttavia, non bisogna dimenticare che già appartiene alla manifestazione; infatti ogni manifestazione, in qualunque grado la si considera, presuppone necessariamente questi due termini correlativi e complementari, Purusha e Prakriti, l'"essenza" e la "sostanza".
Buddhi è di là dal dominio, non soltanto dell'individualità umana, ma di ogni stato individuale; essa non è dunque mai individualizzata e non è che allo stadio seguente che noi troveremo l'individualità effettuata con la coscienza particolare (o meglio "particolarista") dell'"io".
Buddhi, considerata in rapporto all'individualità umana ne è dunque il principio immediato, ma trascendente essa è contemporaneamente l'espressione della personalità nella manifestazione, dunque ciò che unifica l'essere attraverso la molteplicità indefinita dei suoi stati individuali.
Se si considera il "Sé" (Atma) o la personalità come Sole spirituale che brilla al centro dell'essere totale, Buddhi sarà il raggio direttamente emanato da questo Sole ed illuminante nella sua integralità.
Si deve considerare il centro di ogni stato, nel quale si proietta questo raggio spirituale come identificato virtualmente col centro dell'essere totale, qualunque stato, tanto l'umano tanto gli altri, può essere la base per realizzare l'"Identità Suprema".
Buddhi può essere considerata in rapporto alla personalità (Atma) ed all'"anima vivente" (jivatma), quest'ultima non essendo che il riflesso della personalità nello stato individuale umano, riflesso che non potrebbe esistere senza l'intermediario di Buddhi: il raggio che determina la formazione dell'immagine e che, contemporaneamente, la ricollega alla sorgente luminosa.
È proprio in virtù del duplice rapporto indicato, e di questa parte d'intermediario fra le personalità e l'individualità che si può considerare l' intelletto come passante in un certo senso dallo stato di potenza universale allo stato individualizzato.
L' intelletto non cessa veramente di essere quello che era; la sua apparente individualizzazione non esiste che per il fatto della sua intersezione col dominio speciale di certe condizioni d'esistenza, dalle quali è definita l'individualità considerata; esso produce allora, come risultante di questa intersezione, la coscienza individuale (ahankara), implicita nell'"anima vivente" (jivatma), alla quale è inerente.
Questa coscienza, che è il terzo principio del Sankhya, dà la nascita alla nozione dell'"io", poiché ha per funzione propria di prescrivere la convinzione individuale (abhimana), vale a dire precisamente la nozione dell'"io sono" in rapporto agli oggetti esterni (bahya) ed interni (abhyantara), rispettivamente oggetti di percezione (pratyaksha) e di contemplazione (dhyana); l'insieme di questi oggetti è designato con la parola idam, "questo", quando è così concepito in opposizione con aham o l'"io".
Così la coscienza individuale procede immediatamente dal principio intellettuale e a sua volta produce gli altri principi o elementi speciali dell'individualità umana.
Tratto da "L'uomo e il suo divenire secondo il Vedanta" di R. Guénon

giovedì 14 giugno 2018

Manifestazione formale e informale


È necessario fare una distinzione tra la manifestazione informale e quella formale: quando ci limitiamo all'individualità si tratta sempre della seconda.
Lo stato propriamente umano appartiene interamente dall'ordine della manifestazione formale, poiché è precisamente la presenza della forma, fra le condizioni d'un certo modo d'esistenza.
Se consideriamo un elemento informale, questo sarà perciò un elemento sopra-individuale e quanto ai rapporti con l'individualità umana, dovrà essere rilevato, non perché la costituisca o ne faccia parte ad un qualche titolo, ma perché collega l'individualità alla personalità; infatti quest'ultima è non-manifestata.
La manifestazione informale è ancora principiale, in un senso relativo, in rapporto alla manifestazione formale; essa stabilisce così un legame fra questa ed il suo principio superiore non-manifestato.
Se si distingue poi, nella manifestazione formale o individuale, lo stato sottile e quello grossolano, il primo è, più relativamente ancora, principiale in rapporto al secondo e si colloca gerarchicamente fra quest'ultimo e la manifestazione informale.
Si ha dunque um concatenamento contemporaneo logico e ontologico che va dal non-manifestato alla manifestazione grossolana, per l'intermediario della manifestazione informale, poi di quella sottile; questo è l'ordine generale che dev'essere seguito nello sviluppo delle possibilità di manifestazione, sia che si tratti del "macrocosmo" o del "microcosmo".
La manifestazione sottile è produttrice di quella grossolana, mentre questa non è produttrice di nessun altro stato.
Deve ben essere inteso che quanto è rilevato della manifestazione sottile, in tutto ciò, non è altro propriamente se non quel che concerne lo stato individuale umano, nelle sue modalità extra-corporee; e quantunque queste siano superiori alla modalità corporea, in quanto ne contengono il principio immediato, tuttavia se le si ricolloca nell'insieme dell'Esistenza universale, esse apparterranno ancora allo stesso grado di quest'Esistenza, nel quale è interamente compreso lo stato umano.
L'individualità umana non può essere situata temporalmente in rapporto agli altri stati dell'essere, poiché essi, in modo generale, sono extra-temporali, e ciò anche quando si tratta di stati che ugualmente rilevano della manifestazione formale.
Certe estensioni dell'individualità umana al di fuori della sua modalità corporea, già sfuggono al tempo, senza essere però sottratte alle altre condizioni generali dello stato al quale appartiene questa individualità, perciò esse si situano veramente in semplici prolungamenti di questo stesso stato; tali prolungamenti possono precisamente essere raggiunti col sopprimere l'uno o l'altra delle condizioni il cui insieme completo definisce il mondo corporeo.
Tratto da "L'uomo e il suo divenire secondo il Vedanta" di R. Guénon

martedì 12 giugno 2018

I diversi gradi della manifestazione di Atma



I diversi gradi della manifestazione di Atma, considerato come la personalità costituente l'individualità umana, la quale non avrebbe esistenza separata dal suo principio, che è per l'appunto la personalità.
Per manifestazione d'Atma, intendiamo la manifestazione riferita ad Atma come al suo principio essenziale; ma non bisognerebbe perciò credere che Atma si manifesti in qualche modo, poiché mai entra nella manifestazione, che non può condizionarlo.
Atma è "Ciò per cui tutto è manifestato, senza che sia da nulla manifestato" (Kena Upanishad, 1° Khanda, shruti 5 a 9)
Atma e Purusha sono uno stesso e unico principio, la manifestazione è prodotta da Prakriti, non da Purusha.
Il Vedanta considera Atma fuori dalla modificazione e del "divenire", come il vero principio a cui tutto dev'essere infine riferito... a questo riguardo v'è il punto di vista della "sostanza" e quello dell'"essenza", quello della Natura e del "divenire", la metafisica non si limita all'"essenza", concepita correlativa della "sostanza", e nemmeno all'Essere, nel quale questi due termini sono unificati; essa li supera entrambi, poiché s'estende anche a Paramatma o Purushottama, il Supremo Brahma, perciò il suo punto di vista è veramente illimitato.
Quando parliamo dei differenti gradi della manifestazione individuale questi corrispondono a quelli della manifestazione universale, per analogia costitutiva del "macrocosmo" e del "microcosmo".
Tutti gli esseri manifestati sono ugualmente sottomessi alle condizioni generali che definiscono gli stati d'esistenza nei quali essi sono posti; se considerando un essere qualunque, è impossibile isolarne realmente uno stato dall'insieme degli altri stati fra i quali, ad un determinato livello, gerarchicamente si colloca, similmente non si può, ad un altro punto di vista, isolare questo stato da ciò che appartiene allo stesso grado di dell'Esistenza universale; così tutto è collegato in più modi, sia nella stessa manifestazione, sia in quanto questa, formando un insieme unico nella sua molteplicità indefinita, si riattacca al suo principio, vale a dire all'Essere, e quindi al Principio Supremo.
La molteplicità esiste secondo il suo modo proprio... l'esistenza stessa di questa molteplicità ha per base l'unità, da cui essa è prodotta e nella quale è principialmente contenuta.
Nella stessa molteplicità dei suoi gradi e dei suoi modi, l'"Esistenza è unica"..
Una differenza importante fra "unicità" e "unità" è  che la prima comporta la molteplicità come tale, la seconda ne è il principio (non la "radice", nel senso in cui questa parola è riferita solamente a Prakriti, ma in quanto contiene in sé tutte le possibilità di manifestazione, tanto "essenzialmente" quanto "sostanzialmente".
Dunque l'Essere è propriamente uno, ed è l'Unità stessa in senso metafisico d'altronde, non in senso matematico.
Fra l'Unità metafisica e l'unità matematica vi è analogia, non identità; parimenti, quando si parla della molteplicità della manifestazione universale, non si tratta nemmeno di una molteplicità quantitativa, poiché la quantità è solamente una condizione speciale di certi stati manifestati.
L'unità è la prima di tutte le determinazioni ma è già una determinazione e come tale non potrebbe essere riferita propriamente al Principio Supremo.
Tratto da "L'uomo e il suo divenire secondo il Vedanta" di R. Guénon

giovedì 7 giugno 2018

Luce e acqua come analogia di Prakriti e Purusha


"Così la luce solare o lunare (suscettibile di modificazioni multiple) sembra identica alla sua sorgente (luminosa e immutabile in sé stessa), ma tuttavia essa ne è distinta (nella sua manifestazione esteriore). Come l'immagine del sole riflessa nell'acqua trema i vacilla, secondo le ondulazioni di questa, senza tuttavia pregiudicare le altre immagini riflesse, né, a più forte ragione, l'orbe solare stesso, così le modificazioni di un individuo non alterano un altro individuo, né soprattutto il Supremo Ordinatore stesso" [ Brahma-Sutra, 2° Adhyaya, 3° Pasa, sutra 46 a 53]
come ogni scintilla l'è al fuoco, considerato indivisibile nella sua natura intima.
L'"anima vivente" (jivatma) qui paragonata all'immagine del sole nell'acqua è il riflesso (abhasa) nell'individuale ed in rapporto ad ogni individuo, della Luce, principalmente una, dello "Spirito Universale" (Atma); il raggio luminoso che fa esistere questa immagine e la unisce alla sua sorgente è l'intelletto superiore (Buddhi), che appartiene alla manifestazione informale [Bisogna notare che il raggio presuppone un ambiente di propagazione (manifestazione in modo non-individualizzato) e che l'immagine presuppone un piano di riflessione (individualizzazione per le condizioni d'un certo stato d'esistenza)].
Quanto all'acqua, che riflette la luce solare, e abitualmente il simbolo del principio plastico (Prakriti), l'immagine della "passività universale"; d'altronde, questo simbolismo è comune a tutte le dottrine tradizionali...
"E lo Spirito Divino era portato sulla superficie delle Acque" Genesi, 1, 2;
Lo Spirito corrisponde a Purusha e le Acque a Prakriti.
Ad un differente punto di vista, ma non di meno collegato analogicamente al precedente, il Ruahh Elohim del testo ebraico è anche assimilabile a Hamsa, il Cigno Simbolico, veicolo di Brahma, che cova il Brahmanda o l'"Uovo del Mondo", contenuto nelle Acque primordiali:
Hamsa è ugualmente il "soffio" (spiritus) Ruahh in ebraico...Ruahh è l'Aria (Vayu)...
L'acqua non può dunque qui rappresentare che l'insieme potenziale delle possibilità formali, il domino della manifestazione in modo individuale... essa lascia fuori di sé quelle possibilità informali che debbono essere riferite all'Universale [Se si conserva al simbolo dell'acqua il significato generale che ed esso è proprio, l'insieme delle possibilità formali è designato come le "Acque inferiori", e quello delle possibilità informali come le "Acque superiori". La separazione di esse, dal punto di vista cosmogonico, si trova anche descritta nella Genesi, I 6 e 7; ...le Acque primordiali, prima della separazione, sono la totalità delle possibilità di manifestazione, in quanto costituisce l'aspetto potenziale dell'Essere Universale, vale a dire Prakriti....Le Acque rappresentano la Possibilità Universale, considerata in modo assolutamente totale, abbraccia il dominio della manifestazione e quello della non-manifestazione.
È il grado immediatamente inferiore, nella polarizzazione primordiale dell'Essere, Prakriti.
Seguitando a percorrere altri gradi inferiori, possiamo considerare i tre gradi di questa; avremo allora, per i due primi, il "duplice caos" e finalmente, per il mondo corporeo, l'Acqua in quanto elemento sensibile trovandosi già contenuta nella manifestazione grossolana, nel domino delle "Acque inferiori", poiché la manifestazione sottile rappresenta la parte del Principio immediato e relativo in rapporto a questa manifestazione grossolana]
Tratto da "L'uomo e il suo divenire secondo il Vedanta" di R. Guénon
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