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martedì 22 maggio 2018

Il Sé considerato in rapporto ad un essere


Il "Sé" considerato in rapporto ad un essere... è propriamente la personalità; si potrebbe restringere l'uso di quest'ultimo termine al "Sé" come principio degli stati manifestati, nello stesso modo che la "Personalità Divina", Ishwara, è il principio della manifestazione universale; ma lo si può anche estendere analogicamente al "Sé" come principio di tutti gli stati dell'essere, manifestati o non-manifestati.
Questa personalità è una determinazione immediata, primordiale e non particolarizzata, del principio chiamato in sanscrito Atma o Paramatma e che possiamo designare, in mancanza di una parola che meglio si addica, come "Spirito Universale...
Atma penetra tutte le cose, che sono le sue modificazioni accidentali...ed è sempre "lo stesso", tanto attraverso la molteplicità indefinita dei gradi dell'Esistenza, intesa in senso universale, quanto di là dall'Esistenza stessa, vale a dire nella non-manifestazione principiale.
Il "Sé", anche per un essere qualsiasi, è identificato con l'Atma...tranne se lo si considera particolarmente e "distintamente", in rapporto ad un essere....in rapporto ad un certo stato definito di quest'essere, tale lo stato umano, ma soltanto finché lo si considera da questo punto di vista specializzato e limitato.
In tal caso il "Sé" non diventa effettivamente distinto da Atma, poiché non può essere "altro che se stesso"....
Dinnanzi al "Sé" tutti gli stati della manifestazione sono rigorosamente equivalenti e possono essere considerati similmente...
L'Universale sarà, non più solamente il non-manifestato, ma l'informale, comprendente nello stesso tempo il non-manifestato e gli stati di manifestazione sopra-individuali; quanto all'individuale, esso contiene tutti i gradi della manifestazione formale, vale a dire gli stati nei quali gli esseri sono rivestiti di forme, poiché il carattere speciale dell'individualità, che la costituisce essenzialmente come tale, è precisamente la presenza della forma fra le condizioni limitative che definiscono e determinano uno stato d'esistenza....
Lo "stato sottile" comprende, da una parte, le modalità extracorporee dell'essere umano, o di tutt'altro essere nello stesso stato di esistenza, ed anche, d'altra parte, tutti gli stati individuali altri che quello....
L'essere umano, considerato nella sua integralità, comporta un certo insieme di possibilità che costituiscono la sua modalità corporea o grossolana, nonché una moltitudine di altre possibilità che, prolungandosi in diversi sensi di là da questa, costituiscono le sue modalità sottili; ma tutte queste possibilità riunite non rappresentano tuttavia che solo ed uno stesso grado dell'Esistenza universale....
L'esistenza, vale a dire l'essere condizionato e manifestato, è contemporaneamente reale in un certo senso e illusoria in un altro...
L'Essere non è affatto il non-manifestato in sé, ma semplicemente il principio della manifestazione; e, poi, ciò che è al di là dell'Essere è molto più importante ancora, metafisicamente, dell'Essere stesso.
In altre parole, è Brahma, non Ishwara, che deve essere riconosciuto Principio Supremo; ciò è espressamente e prima di tutto dichiarato dai Brahma-sutra.
Tratto da "L'uomo e il suo divenire secondo il Vedanta" di R. Guénon

giovedì 17 maggio 2018

Il Sé


Il Sè è il principio stesso dell'essere...
Invece dei termini "Sé" ed "io" possiamo usare quelli di "personalità" ed "individualità"...tuttavia il "Sé" può essere anche qualche cosa in più della personalità.
...la personalità, intesa metafisicamente, niente ha in comune con quello che filosofi moderni chiamano la "personalità umana", che in realtà è l'individualità pura e semplice; del resto gli occidentali attribuiscono alla personalità quello che in verità è soltanto la parte superiore dell'individualità, o una semplice sua estensione...
Il "Sé" è il principio trascendente e permanente di cui l'essere manifestato, l'essere umano per esempio, non è che una modificazione transitoria e contingente, modificazione che non potrebbe d'altronde affatto alterate il principio..
Il "Sé" come tale, non è mai individualizzato, né può esserlo, poiché, dovendo sempre essere considerato nell'aspetto dall'eternità e dell'immutabilità, che sono attribuiti necessari dell'Essere puro, non è suscettibile di alcuna particolarizzazione...
Immutabile nella propria natura, sviluppa le possibilità indefinite che in sé comporta, per mezzo del passaggio relativo della potenza all'atto, attraverso un'indefinità di gradi, senza che la sua essenziale permanenza ne sia modificata...perché questo sviluppo è uno, propriamente parlando, solo considerandolo dal lato della manifestazione, fuori dalla quale non può essere questione di una qualsiasi successione, ma semplicemente di una perfetta simultaneità, di modo che anche quello che è virtuale sotto un certo rapporto non è meno realizzato nell'"eterno presente".
Quanto alla manifestazione, si può dire che il "Sé" sviluppa le sue possibilità in tutte le modalità di realizzazione, in moltitudine indefinita, che sono, per l'essere integrale, altrettanti stati differenti, stati di cui uno solo, sottoposto a condizioni d'esistenza.....costituisce la....particolare determinazione di quest'essere che è l'individualità umana.
Il "Sé" è così il principio per il quale esistono, ognuno nel suo proprio dominio, tutti gli stati dell'essere;...gli stati manifestati...come lo stato umano, o sopra-individuali, ma anche... lo stato non-manifestato, comprendente le possibilità che non sono suscettibili di alcuna manifestazione...
Tratto da "L'uomo e il suo divenire secondo il Vedanta" di R.Guénon

martedì 15 maggio 2018

Normalità e anormalità


Sotto il Regno delle Quantità, come ha definito la nostra epoca Guénon, ordinario, regolare, equilibrato, centrato, prevedibile, sono diventati norme ideali stabilendo i parametri per l'anima.
"Anormale" è contemporaneamente definizione statistica e condanna morale.
Ciò che è singolare diventa sbagliato; ciò che è irregolare e insolito diventa biasimevole....
Assistiamo all'affermazione del Regno della Quantità nel regno dell'uomo comune, all'infiltrazione della statistica nelle norme ideali....
(Se) la nostra visione dell'anima diventa normalizzata, (allora non siamo distinguibili) dalle api e dalle formiche: sociale, pratica, naturale.
E allora si che saremo ben difesi contro gli archetipi della nostra vita...e allora si che ci saremo modellati su norme prive di dimensioni archetipiche; l'uomo misuratore di tutte le cose, osservatore esterno, esterno alla propria sofferenza....un uomo che vive una vita priva di qualunque intrinseco senso di necessità..
Per Finicio la mediana...rappresenta la posizione dell'uomo pratico, l'uomo d'azione, la cui preoccupazione è la moralità e la cui posizione è quella dell'osservatore.
Tali uomini "se ne stanno fermi nei piaceri del vedere e delle relazioni sociali soltanto".
La via mediana evita la discesa nel contatto voluttuoso, sia l'ascesa all'astrazione contemplativa.
Limitarsi a osservare, a porre agli eventi l'interrogativo morale, a trasformare i moti dell'anima in azioni pratiche sono tutti atteggiamenti che attengono alla vita mediana, che è orizzontale e serve a difendersi dal potere demonico dell'amore, il quale ci attira sempre verticalmente, verso il basso e verso l'alto.
La vita mediana dell'uomo sociale-morale-pratico è la difesa della normalità contro l'irresistibile coinvolgimento delle altre due strade.
Le grandi passioni, le grandi verità, le grandi immagini non sono vie di mezzo...
Invasamenti, errori, ferite,...la verità metaforica è qualcosa di più grande della vita, di diverso della vita, pur mentre ci mostra i modelli ideali della vita.
Quell'idea stessa è in parte espressa attraverso enormità patologizzante.
Queste cose non sono che l'altra faccia della normalità...
la ragione da sola non governa il mondo né fissa le sue regole.
Cercare nella vita le norme, norme senza enormità, è ricusare la causa errante di  Anankē.
Norme del genere sono illusioni, false credenze, che non tengono conto della natura delle cose nella sua interezza.
Le norme senza patologizzazioni nelle loro immagini attuano un processo di normalizzazione sulla nostra visione psicologica, fungendo da idealizzazioni repressive, che ci fanno perdere il contatto con le nostre individuali anormalità...
Tratto da "La vana fuga dagli dei" di J. Hillman

giovedì 10 maggio 2018

Il potere delle parole


Pedro Laín Entralgo nel suo libro "la terapia della parola nell'antichità classica", dice : "Le parole, parole vigorose e persuasive: esse sono la chiave delle relazioni tra gli uomini..."
Toshihiko Izutsu scrisse: il linguaggio è in primo luogo un potere magico, tale potere è insito "nella sua stessa costituzione semantica" e determina l'organizzazione grammaticale, sintattica e semantica di una lingua: è la voce che attualizza in parole "l'alito sacro"; e ha la facoltà di risanare perché è eo ipso e a priori sacro.
Il discorso mette a nudo la natura più intima dell'uomo, disse Sofocle (Edipo a Coloni, v.1188).
La dea Peito, che è capace di modificare la realtà, "non ha altro tempio che la parola" disse Euripide.
Il discorso giusto è anche un modo di restaurare "il Tempio".
La retorica, come io la intendo, è una devotio, un tentativo di restituire la parola agli Dei e di dare forma appropriata alla magia divina, all'alito divino che è nel linguaggio...
La libertà di parola è dunque un principio psicologico fondamentale, un'esigenza dell'anima, che attraverso il linguaggio trova la libertà, entro i confini della necessità.
Il discorso scaturisce dalle medesime più segrete profondità, dove la necessità tiene schiava l'anima creando le nostre patologizzazioni.
Il discorso esprime l'anima d'aria delle pherenes.
Il discorso umano, non è mai completamente il logos di Nous. È sempre anche balzano, spontaneo, disgressivo, come la Causa Errante.
La parola non può por termine all'arcaico e feroce dominio di Anankē....
Possiamo offrire ad Anankē modalità espressive, modi di darsi un'immagine con le parole, persuadendola a uscire dal suo implacabile silenzio: una terapia archetipica, una terapia dell'archetipo stesso.
Con le parole, noi possiamo modificare la realtà;  possiamo far esistere e far cessare di esistere; possiamo plasmare e modificare la struttura e l'essenza stessa del reale.
L'arte della parola diventa modalità primaria per far muovere la realtà.
Tratto da "La vana fuga dagli dei" di J. Hillman

martedì 8 maggio 2018

L'immobilità di Necessità e il potere delle parole


Gli eventi reali della nostra anima, quello che possiedono vera realtà, sono quelli in cui non c'è movimento.
È nell'immobilitá, nelle immutabili fissazioni del nostro universo psichico, là dove siamo costretti e immobilizzati, che opera la necessità.
"E la necessità è considerata qualcosa che non è suscettibile di persuasione: e questo giustamente, perché essa è contraria al movimento che si accorda con lo scopo e col ragionamento....ciò che impedisce e ha la tendenza a ostacolare, che è contrario allo scopo"
Aristotele, Metafisica (1015 a).
"Contrario allo scopo"...eventi necessari come eventi arbitrari e contro i nostri scopi...Li viviamo come intralci, impedimenti senza motivo....
Un fastidioso impedimento da eliminare.
La necessità è dolorosa, dice Aristotele,  "perché ogni cosa necessaria è sempre fastidiosa"...
Gli Dei stessi, poiché sono necessari ci tormentano senza sosta.
La loro fastidiosità è inerente alla loro stessa necessità...e noi dobbiamo servirli e sentire il loro giogo...
La necessità opera alla stregua di un'inesorabile causa interna, di una virtù o proprietà inerente all'evento stesso.
"La necessità è quello per cui una cosa non può essere altrimenti"; è quello "senza il quale" una cosa non può esistere.
Aristotele richiama l'attenzione sul fatto che la necessità può operare come funzione della natura di una cosa, anziché essere soltanto una causa esterna, meccanica.
La necessità attiene allo stato, alla condizione in sé, alla natura stessa di un'immagine...un evento è indotto a forza non soltanto dall'esterno, ma anche dall'interno, dalla propria immagine....
I greci indagavano su ciò che definivano "la natura delle cose" e la domanda che si ponevano era: "che cosa in x fa sì che esso si comporti come si comporta?".
Su questo punto la teoria e la terapia di Jung sono tradizionali e greche.
La domanda che si pongono è: "che cosa nell'intima natura del mio disturbo e della mia afflizione è necessario e autogeno?"..
Quando l'angoscia ci invade o ci assale, noi non possiamo fare altro che accoglierla come un vuoto (chaos) aperto nella continuità della ragione....
(L'angoscia) Si fa strada ineluttabilmente finché non ne viene ammessa la necessità...
Non è possibile alcuna teoria razionale dell'angoscia.
Essa non ha altra ragione di essere che la sua intrinseca necessità. Le basi dell'angoscia risiedono nella necessità stessa...
Quando eludi la necessità, soffri nella carne, e peggio, smarrisci il corpo della tua immaginazione...
Più oltre andiamo con l'interiorizzazione, più le nostre necessità psichiche perdono corpo.
Allora mete come la scarica emotiva, la liberazione, la trasformazione impallidiscono, perché siamo indotti ad accudire con intelligenza e a comprendere immaginativamente le necessità che, attraverso il suo corpo psichico, le sue immagini più intime, le mitiche profondità che si celano l'anima nelle sue fantasie, governano l'anima...
La parola chiave per lo scioglimento dell'intera vicenda è peitho; la forza di persuasione, il discorso che convince, il fascino delle parole...
Il fondamentale conflitto tra la ragione che è dentro di noi e le forze del destino, che non sono capaci di prestare ascolto a quella ragione, che non possono essere raggiunte dall'intelletto né essere smosse dal loro corso obbligato...
Le parole hanno la facoltà di persuadere gli elementi più tenebrosi a partecipare, a darsi uno spazio.
Dobbiamo parlare e lasciarci parlare.
Tratto da "La vana fuga dagli dei" di J. Hillman

giovedì 3 maggio 2018

Ananke-Necessità il Tempo e le immagini

La dea Anankē ha occupato nell'immaginazione dei creatori di cosmologia un posto centrale.
Per Parmenide (frr. 8 e 10) Anankē governava l'Essere; lo stesso vale per gli atomisti, sia pure in maniera diversa.
Nel pensiero cosiddetto pitagorico e orfico Anankē era accoppiata con un grande serpente, Chronos, formando una sorta di spira che stringeva tutt'attorno l'universo.
Tempo e Necessità impongono un limite a tutte le nostre possibilità di espansione all'esterno..insieme formano una sizigia, una coppia archetipica, il cui nesso è intrinseco, sicché dove è l'uno è anche l'altra.
Quando siamo incalzati dalla necessità, noi esperiamo questa coercizione in termini temporali; ne sono un esempio i disturbi cronici, il ripetuto ripresentarsi dei medesimi complessi che ci rinserrano e impediscono...essere liberi dal tempo è essere liberi dalla necessità.
Avere tempo libero costella una fantasia di libertà dalla necessità...
Lo stato di essere afferrati o costretti dalla necessità viene espresso in modo concreto come un essere nelle mani di una potenza estranea.
Il pensiero orfico ha di fatto identificato direttamente Anankē con Persefone, la Regina del Mondo infero.
Il suo nome è stato tradotto come "portatrice di distruzione", sicché il processo di patologizzazione può essere inteso come un modo di muovere la psiche verso il Mondo infero.
La necessità s'impadronisce di noi attraverso le immagini.
Ogni immagine possiede una sua intrinseca necessità, per cui la forma che l'immagine assume "non può essere altra che quella", sia che dipingiamo, moduliamo un verso o facciamo un sogno....
Appunto perché è inseparabile dall'immagine diciamo che la forza dell'immagine è senza immagini. Cioè, la necessità non ha un'immagine perché è all'opera in ogni e qualsiasi immagine....
L'immaginazione non ci libera, ma anzi ci cattura e ci soggioga ai suoi limiti; noi siamo gli operai dei suoi Re e Regine.
Siamo legati con vincoli di sangue a ciò che Jung chiama le nostre "immagini istintuali"....
Le immagini sono primordiali, archetipiche, realtà ultime in se stesse, l'unica realtà immediata di cui la psiche ha esperienza.
Come tali, le immagini sono le presenze della necessità che hanno preso forma....
È alle immagini delle nostre fantasie che dobbiamo volgerci, dentro le quali sta celata la necessità.
Implica inoltre che bisogna stare attenti a non essere troppo "attivi" con le nostre immagini, manipolandole come facciamo per riscattare i nostri problemi.
Perché in tal caso l'immaginazione attiva diventerebbe il tentativo di eludere la necessità dell'immagine e i suoi diritti sopra l'anima.
Benché Necessità sia detta essere senza immagini, tuttavia a questa grande Dea, che è anche al tempo stesso un principio metafisico, attiene un gruppo di metafore particolari, che ci dicono come essa opera.
...essa rimanda ai limiti che vincolano e circoscrivono, vincoli e legami, l'anello, la corda, il cappio, il collare, il nodo, il fuso, la ghirlanda, le briglie e il giogo sono tutti modi per dire il dominio di anankē.
E così pure il chiodo.
Il chiodo conficcato in un personaggio (come Prometeo, come Cristo)... sta ad indicare l'ineludibile imperativo della necessità...
Vale la pena fermarsi un attimo sulla ghirlanda: per esempio la corona di alloro del laureato... è un riconoscimento che implica anche, però, un obbligo vincolante, la necessità di essere quello per cui si è stati incoronati...
Il riconoscimento vincola l'anima a uno specifico destino...
Tratto da "La vana fuga dagli dei" di J. Hillman

giovedì 26 aprile 2018

Necessità e l'idea di "vincolo"

Che cos'è Necessità?
Nel pensiero mitico greco la necessità è definita ed esperita con modalità patologizzante.
Le esperienze patologizzate sono spesso connesse direttamente con Ananke (Necessità).
Le più usuali etimologie ricollegano anankē con il tedesco eng (angusto), con angina, angst e ansia, con il greco anchein, strangolare, e con il sanscrito agham, male.
Anche l'etimologia platonica raffigura anankē attraverso una metafora indicando il farsi stretto.
"L' idea è tratta dall'attraversare una volta impraticabile, accidentata e piena di rovi, che impedisce il movimento: e questa è la derivazione della parola necessario" Platone
Schereckenberg sottolinea in particolare i significati di giogo/collare/cappio, i quali mostrano al di là di ogni dubbio come, al fondo, necessità significhi un vincolo di servitù fisicamente oppressivo nei confronti di una potenza alla quale è impossibile sfuggire.
La parola latina per anankē è necessitas.
Anche qui troviamo l'idea di "legame stretto" o "vincolo stretto".
Necessitudines sono "persone alle quali si è strettamente legati, partenti, amici ecc..".
Necessaria è una donna parente o amica.
Questo sta ad indicare che i rapporti familiari e i legami che stringiamo nel nostro mondo personale rappresentano alcuni dei modi in cui noi esperiamo la forza della necessità.
I tentativi di liberarci dai vincoli personali sono tentativi di sfuggire allo stringente cerchio di anankē.
....sentirsi soffocare nella cerchia familiare...essere strangolati dal coniuge o... patologizzazioni della gola e del collo sono tutte espressioni della necessità...
Il complesso familiare è una manifestazione della necessità e la schiavitù nei confronti dei vincoli familiari un modo di ubbidire alle sue pretese.
Tratto da "La vana fuga dagli dei" di J. Hillman

mercoledì 25 aprile 2018

Rock rose: il tipo animico...e la sirenetta

Bach le conferì le proprietà del Terrore e del Coraggio.
Ha anche una profonda assonanza con un determinato tipo di individui: quelli che vivono in silenzio, oppressi dalla paura..
Quando riusciranno a vincerla, potranno a loro volta aiutare gli altri.
Quella Rock Rose tratta di una paura particolare, non di origine nervosa, ma di un sentimento più profondo e nascosto, provocato dalla vita stessa.
Dato che è nascosto è più difficile da cogliere da parte del prossimo: come i segreti della dodicesima casa astrologica, quello di Rock Rose non è visibile al mondo esterno.
Solo chi vibra con la sensazione di panico assoluto dell'anima Rock Rose sa riconoscerlo.
La sirenetta, la nota fiaba di Anderson, illustra perfettamente la condizione dell'anima Rock Rose; una sirena si innamora di un principe dopo avergli salvato la vita durante una tempesta.
Decide di lasciare la sua famiglia e di andare a vivere sulla terraferma, nella speranza che il principe ricambi il suo amore, cosa che le donerà un'anima immortale.
La sirenetta va allora dalla strega del mare, che le da la pozione che trasformerà la sua coda in arti umani, ma a determinate condizioni..
ogni passo le costerà un grande dolore, come se camminasse su una fila di coltelli affilati; se il principe sposerà un'altra, le si spezzerà il cuore e lei si dissolverà in schiuma nell'acqua del mare, e infine, quale forma di pagamento, dovrà donare alla strega la cosa più bella che possiede, la voce...
Con grande coraggio la sirenetta acconsente, la strega allora, le taglia la lingua e le dà la pozione.
Una volta giunta nel mondo degli uomini, beve la pozione.
Le fa male, la sente bruciare come fuoco, lacerarle le viscere come una lama e sviene.
Il principe la trova sulla spiaggia, la raccoglie e le dà protezione.
La sirenetta vive a palazzo e lo segue un tutto il regno, il cuore sempre pieno di speranza e dolore.
Alla fine il principe si innamora di una principessa e la sposa.
La sirenetta, come predetto, si dissolve in schiuma e sotto forma di spirito puro, vaga nel mondo.
È una fiaba interpretabile in più modi... soffermiamoci sul simbolismo dell'anima che si incarna nel mondo fisico; è il desiderio espresso dalla sirenetta... vuole avere un'anima umana...
Quando ne ha l'occasione, deve dimostrare grande coraggio, è costretta a patire costantemente, cosa che non può evitate se vuole realizzare il suo scopo, ossia sposare il principe...
Resta muta, incapace di raccontare la sua storia e fatto ancora più importante di dar voce allo splendido canto del suo essere.
Questa è la situazione animica di Rock Rose...
Questo tipo animico vive con tale paura per tutta la vita.
La forza e la speranza vengono infuse dalla luce dorata del sole che dona coraggio, forza d'animo e la volontà di vincere.
Questo tipo animico ha uno scopo chiaro, personale nella vita.
Quest'anima fa fatica a prosperare sulla terra; per lei esistere è già un compito abbastanza impegnativo....
Le persone Rock Rose si dimostrano attente: sono sempre vigili, pronte a osservare, a reagire all'ambiente.
Come la sirenetta che ammirava il suo principe, parlano poco ma vedono molto, in attesa che la vita risponda..
Rock Rose è incredibilmente sensibile.
Tratto da "Fiori di Bach - forme e funzioni" di J. Barnard
Conosco bene questo stato animico...
mi ha caratterizzato fin dalla nascita e per gran parte della mia vita, fino a quando non l'ho tramutato in Coraggio... quel coraggio che ti porta a sfidare la vita qualsiasi cosa ti riservi... perché comprendi che quello è l'unico modo di vivere la Tua vita e solo in questo modo  potrai giungere all'unica meta che prima di incarnarti ti sei proposto..
Tempo prima che leggessi questo libro scrissi una riflessione sul mio passato e di come mi sentivo metaforicamente e come, sempre, metaforicamente ero riuscita a trovare me stessa e la mia forza... il mio Coraggio;
 Dalle spine alle rose

martedì 24 aprile 2018

Rivelazione e poesia



"una poesia dovrebbe somigliare 
non essere veritiera...
Una poesia non dovrebbe significare 
solo essere"
Perceval 
Dalla maschera allo smascheramento, da uno specchio oscuro ed enigmatico all'illuminazione e a uno stato di conoscenza avremmo slittamenti incessanti dentro qualunque rappresentazione; "rivelato" e "occultato": un semplice gioco tra primo piano e sfondo, tra superficie e profondità; "rivelato" e "occultato": felici trasposizioni all'interno di qualunque metafora, modi di scherzare, allusione....nessun velo più da sollevare, aprire, squarciare.
Il velo diventa.. una vergogna, una timidezza che sta nella scoperta...A ogni nudità; il velo un sentimento dell'anima che mantiene...."diffidenti", riservati nello sguardo, che ci mantiene dal pronunciarci persino nel pieno significato.
...è l'emozione appropriata all'incontro, la risposta alla presenza piena che vorrebbe mantenerla parzialmente assente, nascosta.
...il mondo intrinsecamente intellegibile nel suo presentarsi all'esperienza estetica non necessita di alcuna rivelazione per essere divino...
L'esegesi diventa non un disvelamento del significato nascosto, bensì piuttosto una poiēsis, un'elaborazione poetica del dato, condotta nel piacere di un incessante immaginare.
Il cosiddetto 'nascosto' può essere riconosciuto come una necessaria letteralizzazione a posteriori dell'intuizione...
La rivelazione...Non ha bisogno di testimoni letterali, di speciali doni profetici, solo di intelligenza esegetica, della capacità di leggere il dispiegarsi dei fenomeni, di avvertire bellezza....
La rivelazione...è una categoria dell'esistenza che, se "rivelata", diventa letteralizzata come "l'occultato", mentre, in quanto categoria dell'esistenza, contiene e offre profondità, segretezza, interiorità, pregnanza, ricettacolo, risonanza, potenzialità e morte in ogni e qualunque fenomeno, e promuove nei confronti del fenomeno attenzione, cura diligente, proficua vigilanza e un modo di valutare che non considera mai le cose soltanto per quelle che a prima vista e semplicemente sembrano.
Tratto da "La vana fuga dagli dei" di J. Hillman

giovedì 19 aprile 2018

Anima Mercurialis


L'anima mercurialis fornisce l'orecchio capace di distogliere la mente dall'udire il 'vero' significato.
Senza Ermes il Messaggio, le allusioni e i gesti divini diventano ingiunzioni letterali e l'istinto religioso diventa malato, paranoide.
Jung paragona Mercurio con l'inconscio.
L'idea stessa di inconscio....diventa, riguardo alla paranoia, terapeutica in modo decisivo...l'idea di inconscio salva se stessa dalla letteralizzazione; l'inconscio non può essere identificato con alcun effettivo stato mentale di comportamento.
L'inconscio non può avere una fenomenologia sua propria e le asserzioni fatte su di esso non possono essere verificate.
Elusivo, mercuriale, l'inconscio non è un luogo, non è uno stato, è un oscuro fratello ironico, una sorella che fa da eco, per non dimenticare.
...come osserva Jung, la rivelazione non può essere distinta da "un autonomo funzionamento dell'inconscio"...
Il Deus absconditus non può diventare manifesto separatamente dalle immagini in cui la manifestazione si presenta.
La rivelazione non può essere separata dall'immaginazione.
Tra il nascosto e la percezione del nascosto sta il terzo elemento, la forza immaginativa dell'anima, la portatrice dei messaggi, l'anima mercurialis...
Mercurio pieno di stratagemmi, un malizioso monello, è lo psicopompo che conduce al nascosto, salvandoci dal letteralismo e dalla paranoia.
Tratto da "La vana fuga dagli dei" di J. Hillman

martedì 17 aprile 2018

Delirio e rivelazione

Libro Rosso di Jung -La depressione creativa

Tra delirio e rivelazione non esiste e non può esistere alcuna netta distinzione.
La rivelazione arriva sempre in forma non suscettibile di correzione, arriva sempre in forma delirante.
Come "il delirio in senso proprio non è suscettibile di correzione", così anche la rivelazione.
Essa viene dalla suprema Autorità, dalla voce stessa della Verità con tutta la certezza del nous trascendente.
Che cosa mai si potrebbe correggere, e di dove potrebbe venire una siffatta correzione, se non da una prospettiva inferiore, fallibile e meramente umana?
...Il delirio è sempre rivelazione e la rivelazione sempre delirio...
La Divinità è nascosta e l'essenza della religione è il rapporto con il nascosto, allora la rivelazione diventa necessaria alla religione, ma così pure il delirio...
Quel bisogno... che un Dio nascosto si riveli, un Dio le cui rivelazioni non si possono nettamente distinguere dai deliri..
Psicologia e teologia hanno bisogno di mantenere il loro inerente nesso reciproco, altrimenti la teologia perde anima e la psicologia dimentica gli Dei...
Non ci è lecito dividere la psicologia dalla teologia, così come non ci è lecito dividere l'anima dallo spirito...
Finché una cultura per la propria religione avrà bisogno della rivelazione, in quella cultura sarà endemica la follia religiosa; finché la rivelazione sarà necessaria all'essenza della religione, avremo necessariamente una teologia dogmatica e una Chiesa e una psichiatria istituzionalizzata che garantiscono la correttezza della rivelazione..
Possiamo vedere (i contenuti della follia) anche dell'odierna crisi apocalittica, nel nostro settarismo fondamentalista e nella paranoia politica del nostro mondo.
Perceval disse che la sua follia era il letteralismo:...eppure, questo letteralismo del matto è il diretto risultato della rivelazione...
Non possiamo rimuovere il fatto che Dio della teologia della nostra cultura sia una divinità che per essere divina deve rivelare, rivelare con parole, parole letterali; che questo Dio della teologia sia egli stesso un praticante del letteralismo...
È un Dio teologico, un Dio delle scritture - delle Sacre Scritture - che si identifica con la propria parola...
"Nel principio era la Parola, e la Parola era con Dio, e la Parola era Dio"
Vangelo di Giovanni
...come dice William James, con una "qualità noetica": "illuminazioni, rivelazioni, piene di senso e importanza... sono stati di conoscienza".
Lo spirito parla letteralmente con istruzioni e profezie assolutamente letterari e con miracoli esclusivamente sensoriali fatti di carne e di cose.
Tratto da "La vana fuga dagli dei" di J. Hillman

giovedì 12 aprile 2018

Il Sé e la paranoia

Immagine tratta dal Libro Rosso di Jung

Secondo K. Jaspers la paranoia è un disturbo del significato... e la visione del significato è stata il principale impegno di Jung:il suo fu davvero "il mito del significato"....
Nel sistema junghiano l'archetipo del significato è il Sè.
Ne consegue, dunque, che la paranoia, in quanto disturbo del significato, è un disturbo del Sé e che la fenomenologia della paranoia rende manifeste le patologizzazioni del Sé.
In tutti i casi (di paranoia) sono evidenti fenomeni riferibili al Sé: pensiero fisso su Dio, quaternità, ermafroditismo, grandiosità cosmica, trascendenza ecc..
Il Sé, che nella scala di Jung è l'archetipo più importante, diventa il contenitore del nostro più importante disturbo mentale....
Esperienze del Sé non soltanto per ricevere rivelazioni ma anche per delucidare la nostra paranoia.
...si può cader preda del significato ed essere resi deliranti dal Sé...
Ciò che Jung vuole significare con significato ha un significato più ampio di quanto esso significhi di solito.
Il significato junghiano trascende le spiegazioni del significato.
Si identifica con la realtà dello spirito.
È qualcosa di più che semantico, contestuale, o perfino ermeneutico; è cosmologico, talchè la lotta dell'anima col significato, è in ultima analisi, una lotta con Dio, con lo spirito, con il cosmo.
...La ricerca di significato da parte dell'anima, ovvero per parafrasare William James, il suo armonico adattamento al divino, comporta che si lavori sulla propria paranoia..
Come dice Jung;
La psiche non offre alcun punto di osservazione oggettivo, esterno.
Siamo sempre prigionieri della nostra personale visione delle cose...
Dobbiamo 'vedere un trasparenza', vedere i significati che si celano oltre lo schermo delle apparenze e ascoltare con un terzo orecchio. Dobbiamo percepire nell'altro ciò di cui l'altro nega l'esistenza e affidarci a una teoria dell'"inconscio" per giustificare questo comportamento....
La psicologia cammina sempre al limite tra significato e paranoia: gli psicologi sono, a loro volta, dei casi "borderline", dei casi limite. Jung stesso con ironia... commenta questo fatto: "...Il significato è qualcosa di mentale o spirituale. Una finzione se vogliamo".
Ecco affiorare il sorriso malizioso di Mercurio....il significato come finzione, o la funzione come significato.
Le idee paranoidi che rendono manifesto il Sé, il Sé che manifesta idee paranoidi.
Dove finisce il delirio e dove comincia la rivelazione?
Ermes cammina sui confini.
Ed Ermes, ha detto Jung in una conferenza...è il Dio della rivelazione.
...Dobbiamo aspettarci nella rivelazione...a cogliere: lo scherzo, l'angolatura sorprendente, l'accenno.
E poiché Ermes è il dio della rivelazione, alle rivelazioni va prestato ascolto sono con orecchio ermetico, mercuriale, intendendo i loro significati come finzioni, trasponendo la parola dello spirito in immagine poetica...
Schreber, per trovare la duplicità mercuriale, ricette trasporre il proprio genere, diventare un travestito, mentre Perceval e Jung poterono immaginare Mercurio come analogie, come immagini.
Tratto da "La vana fuga dagli dei" di J. Hillman

martedì 10 aprile 2018

Jung e la paranoia

Immagine del Liro Rosso di Jung: fig 16 pag 164 - Io-Jung, Elia Salomè e il serpente

Jung scrisse pochissimo direttamente sulla paranoia.
Il punto focale del suo interesse psichiatrico era la schizofrenia.
Indirettamente, però, gli scritti di Jung dicono cose profonde e istruttrive sulla paranoia.
Anche Jung aveva la mente costantemente occupata dall'idea della femminilizzazione dell'unilateralità maschile, come si vede nei toni ispirati con cui parla dell'assunzione di Maria, nell'enfasi posta su Sophia....e nelle molteplici elaborazioni dell'archetipo dell'Anima... per illustrare la struttura di rapporti psicologici fecondi.
Jung disegnò diagrammi basati sulla quaternità e descrisse una sua "famiglia a quattro" (come Anton Boisen che scrisse nel resoconto del suo crollo psicotico uno schema di famiglia a quattro).
Jung immaginò una cruciale scissione all'interno dell'immagine di Dio è meditò sull'"instabilità interiore di Yahvèh".
Anche Jung esperiva i suoi pensieri e le sue immagini come se fossero autonomi.
Ricorreva a rituali dovinatori come Boisen che apriva la Bibbia a caso; anche Jung inventò una terminologia ricca e a tratti arcaica e riconobbe la natura personificata e 'alchemica' dei propri concetti.
Jung si sentiva chiamato ad ammonire dell'incombente catastrofe: "Non è la presunzione che mi muove, bensì la mia coscienza...che m'impone di compiere il mio dovere e di preparare i pochi che mi vorranno prestare ascolto a eventi futuri che si accordano con la fine di un'era..."
Schreber usa un linguaggio blasfemo e volgare... da Jung apprendiamo che questo è un effetto del divino, quasi che colui che è eletto dal cielo debba anche maledire il cielo.
"..."imprecazioni" è parola troppo mite di fronte a quello che si prova quando Dio ti sloga l'anca o trucida il tuo primogenito..."imprecazioni" è davvero una parola troppo moderata.
Sarebbero più adatti aggettivi come "bruto", "violento", "crudele", "infernale", "demoniaco"".
Anche Jung nutriva la convinzione che il destino della razza umana e la realizzazione del messaggio cristiano dipendessero dal singolo individuo, "quell'unità infinitesima da cui dipende il mondo"..."perché cambi l'intero, l'individuo deve cambiare se stesso"..."l'esperienza soggettiva dell'individuo rappresenta l'alfa e l'omega della religione".
Jung nella "Risposta a Giobbe", propone un'idea che è blasfema per la teologia e megalomane per la psichiatria, "l'idea dell'uomo superiore, dal quale Yahvèh  è mortalmente sconfitto"
Jung ha parole dure dettate da una certezza interiore, per l'ipocrisia della falsa religione, quasi che la vera religione fosse la setta della psicologia.
"Provo un senso di reale comunione solo con coloro che hanno un'esperienza religiosa uguale o simile alla mia, ma non con i credenti della Parola... essi usano la Parola per proteggere se stessi dalla volontà di Dio"...
Jung era un uomo pieno di idiosincrasie: ed era sano.
Il fatto che Jung chiama la sua "malattia creativa", (e) conversasse con i fantasmi, con Filrmone ed Elia, non toglie validità a quelle visioni né alla rivelazione ricevuta circa il mandala, circa l'autonomia delle figure e delle voci psichiche, o la disciplina dell'immaginazione attiva.
Possiamo dunque mantenere distinti i testi paranoidi e gli individui paranoidi...
Quanti di noi esibiscono tratti di personalità paranoidi: siamo rigidi, sospettosi, ipervigili, seriosi e pieni della nostra importanza, eppure ci sono stati risparmiati deliri e rivelazioni.
Traggo da "La vana fuga dagli dei" di J. Hillman

giovedì 5 aprile 2018

La voluttà dell'anima dei deliri di Schreber


I deliri di Schreber sono permeati di una sessualità erotica che egli chiama voluttà.
"Una volta, mentre ero ancora a letto, di mattina...ebbi una sensazione che mi fece un effetto assai singolare...era la rappresentazione che dovesse essere davvero bello essere una donna che soggiace alla copula.
Questa rappresentazione era talmente estranea a tutto quanto il mio modo di sentire e io l'avrei respinta...se fossi stato in piena coscienza, con... indignazione..".
..Fu il processo, dapprima straziante poi via via sempre più fonte di piacere,... di evirazione, intesa non in senso fisico, ma come rimozione della categoria di uomo.
Schreber avvertiva nel suo corpo la ritrazione del membro maschile, la formazione di rudimentali genitali femminili, il primo fremito dell'embrione.
L'evirazione non mirava all'amore per gli uomini, all'omoerotismo nel senso letterale di omosessualità.
Mirava non tanto alla femminilizzazione quanto all'anima, e procedeva mediante la voluttà, una sempre crescente voluptas; e Voluttà è il nome della creatura che, nella favola di Apuleio, Psiche porta in seno.
La voluttà è "corrispondente alla condizioni di esistenza delle anime conforme all'Ordine del Mondo...
Questa beatitudine è soprattutto un godimento di carattere voluttuoso al quale occorre la fantasia di essere o di voler diventare un essere femminile...
Il virile disprezzo della morte, quale si attende dagli uomini... per esempio in guerra dal soldato e in particolare dall'ufficiale, non è... dato alle anime per la loro stessa natura...
Ogni giorno si verificarono a più riprese periodi nei quali...nuoto nella voluttà... un benessere indescrivibile, corrispondente alla sensazione femminile della voluttà... per questo è assolutamente necessario che io lasci libero gioco alla mia fantasia in direzione sessuale; anche in altre occasioni, per esempio quando leggo un passo d'opera poetica che mi commuove particolarmente, suono al pianoforte un brano musicale che mi procura una particolare gioia estetica, oppure mi trovo sotto l'impressione di un particolare godimento della natura....il benessere che si fonda sulla voluttà dell'anima genera...un presentimento della beatitudine"
Tratto da "La vana fuga dagli dei" di J. Hillman

martedì 3 aprile 2018

L'antidoto del delirio; l'umorismo


Perceval;
"Ritengo pertanto che la pazzia sia anche uno stato di confusione dell'intelletto, per cui la mente sbaglia nell'interpretare i comandi di uno spirito di umorismo, o di ironia, o di farsa; ritengo altresì che siano molte le menti che si trovano in questo stato; e forse questo è lo stato di tutte le menti umane.... voglio dire che nelle operazioni dell'intelletto, accade sovente che la Divinità... manifesti il suo volere così celiando, se mi è concessa l'espressione... e che nel fraintendere o pervenire questa forma di discorso consiste forse il peccato originale; o comunque tale fraintendimento.... è la conseguenza prima del peccato originale ...da cui risultarono invalide ogni futura deliberazione e concezione e azione.
Di qui, suppongo, deriva il fatto che coloro che professano la religione sono così di sovente degli ipocriti..."
L'uomo dopo la caduta è uomo sincero e insieme uomo malato di mente; infatti, avendo perduto lo spirito di umorismo, che è lo stato di grazia, egli scambia la levità dello spirito di Dio per gravità della verità.
Dalla levità alla gravità: è questa la Caduta...
Il Verbo è ellittico, parabolico, scherza, gioca con le nostre menti definitorie.
L'Onnipotente pensa secondo spirito di umorismo: un Dio Briccone; Dio, un fanciullo che gioca (Eraclito, fr. 52 DK); Dio che si gioca Giacobbe con Satana. Dio contaminato da Mercurio, come direbbe Jung.
....imparando a non ripudiare i deliri, perché... la cura è consistita nell'andare fedelmente a fondo del delirio (delusion) stesso...deludico, giocoso, imparando a eludere il delirio, a giocare bricconate al Briccone, usando l'immaginazione per curare l'immaginazione....
Che l'inganno e la duplicità sono coerenti con una coscienza sana... a una metafora di Mercurio con i due serpenti del caduceo, intesi come le componenti maschile e femminile di una coscienza umana bifronte.
La più debole o più femminile porta umorismo, gaiezza e allegria, indispensabili per la duttilità della mente...le figure parlano in sogno.
Ma la cura non consiste nell'annientarle.
Parceval dice;
"La mia rovina fu causata da un abituale errore della mente, comune a molti credenti... quello di temere il dubbio..."
Fu tentato in considerazione delle sue lunghe sofferenze, di recitare una sorta di imitatio Christi, "ma resistetti risolutamente...con tutti i difetti, ma anche con tutta l'onestà di un uomo naturale"
Bosein diceva di agire "in obbedienza a un comando divino".
Schreber scrive che era giunto il suo "momento sacro": "grazie alla mia malattia entrai in particolari rapporti con Dio.... io vivevo nella consapevolezza...di dovere assolvere uno dei compiti più difficili che mai siano stati imposti a un uomo e di condurre una santa battaglia per i beni supremi dell'umanità"
Il suo compito era niente meno che quello di dare un nuovo ordine al cosmo...rendere Dio cosciente dei Suoi difetti".
Il fine di tutto questo era essenzialmente di ordine teologico.
Tratto da "La vana fuga dagli dei" di J. Hillman

giovedì 29 marzo 2018

Religione e paranoia


Se si dovesse caratterizzare la vita religiosa nel senso più ampio e generale, si potrebbe dire che essa consiste nel credere che esiste un ordine invisibile e che il nostro bene supremo è l'adattamento armonico ad esso.
In questa convinzione e in questo adattamento consiste l'atteggiamento religioso dell'anima
William James
Tutte le religioni riguardano in un modo o nell'altro il manifestarsi della divinità.
E questo consiste nella rimozione di ciò che la nasconde.
Non può darsi accesso diretto alla divinità....la divinità è nascosta... nel senso più ampio tutte le religioni dipendono dalla rivelazione... fa parte della natura della divinità rendersi manifesta
Kittel
I casi di rivelazione sbagliata, falsa o delirante rientrano nella psicologia anormale e in particolare in una categoria di questa, la paranoia...
È nella paranoia... che noi troviamo sinceri tentativi di adattamento all'ordine invisibile, vite vissute nell'intento di armonizzarsi con la verità rivelata, alle quali... va accordata la definizione di vite vissute religiosamente.
Eppure la paranoia è una forma di pazzia molto profonda, centrale, sovente tragica e cronica...
Indagando sul metodo sbagliato, il delirio, si può scoprire qualcosa di nuovo sul metodo giusto, la rivelazione...
Paranoia: squilibrio mentale, follia, délire, pazzia.
Para + Noia: pensiero a lato, attività mentale alienata, difettosa, de-viata.
Secondo Eschilo (I sette a Tebe, v. 756), fu la paranoia a far accoppiare Giocasta ed Edipo.
Secondo Euripide (Oreste, v. 822), l'assassinio di Clitennestra fu paranoia.
Nel Teeteto di Platone (195 a), il dialogo che riguarda il retto pensare, si usa il termine paranoia in riferimento a chi ogni occasione vede, sente e pensa in modo erroneo, sbaglia a classificare le cose.
Per Plotino (VI, VIII, 13), l'aggettivo paranoēteon indica l'allontanarsi o il distrarsi dal ragionamento rigoroso...
Se si potesse arrivare con certezza alla definizione fondamentale della paranoia, allora davvero saremmo in grado di definire la vera follia e di prestare soccorso alla mente malata.
Laddove la psicosi maniaco-depressiva, le schizofrenie e persino le personalità psicopatiche si immagina che abbiamo una base organica nella bioenergetica o nella biochimica, la paranoia, indipendentemente dalla scuola che la definisce, rimane puramente mentale, una sindrome noetica, un disturbo del nous...
La caratteristica determinante della paranoia è la presenza di idee deliranti...
A prescindere dalla bizzarria del delirio, dalla sua durata...non dobbiamo dimenticare una caratteristica su cui tutti i manuali insistono, il fatto che "di norma il comportamento, le emozioni e l'intelletto dei pazienti affetti da questo disturbo rimangono integri, talchè, se le loro premesse fossero fondate, il loro atteggiamento generale e la loro conversazione passerebbero per normali o quasi...
Il sentimento, la ragione e i dati di fatto collaborano alla costruzione di un sistema di difese volte a spiegare l'esperienza primaria, un'esperienza primaria che è uno stato di conoscenza, una realtà noetica dentro la quale il paziente è fissato e che conferisce significato a tutti gli altri eventi....
Tutta l'attività di pensiero è pensiero attorno ai significati... si ha una conoscenza diretta e intrusiva del significato e questa appunto, in se stessa, è l'esperienza delirante.
La paranoia è un disturbo del significato...
Non potrebbe, la fonte dell'errore, trovarsi anche nella natura stessa della rivelazione?...
Recuperare la salute significa recuperare il divino da dentro la malattia, vedere come il contenuto di essa sia autenticamente religioso.
Questi tipi di delirio potranno forse essere, a posteriori, psicologi; ma fenomenologicamente essi sono teogeni, hanno origine in Dio.
Non sono deliri soltanto mentali, sono deliri noetici.
Li possiamo attribuire non soltanto alle invisibili psicodinamiche della mente umana (l'inconscio), ma anche alle dinamiche dell'ordine invisibile....
I criteri di definizione dei sintomi paranoici sono il più delle volte di tipo sociale; all'interno di una setta certi comportamenti ed esperienze risultano meno vistosamente bizzarri e più conformi alle norme interne che non se vengono esibiti individualmente o nella normale vita secolare.
...molte idee deliranti... dalle quali sono oppressi i malati di mente consistono nello scambiare una forma di discorso figurata o poetica per un discorso letterale...lo spirito parla poeticamente, ma l'uomo capisce letteralmente.
Perceval
Tratto da "La vana fuga dagli dei" di J. Hillman

martedì 27 marzo 2018

Paracelso, frasi e aforismi


Nel 1531 si diede alla predicazione religiosa, distribuendo delle bibbie, criticando aspramente le lotte delle varie sette e predicando l'amore reciproco e la bontà.
Egli dice: "Un uomo vale l'altro; i nobili e i ricchi come i più meschini.
Non vi deve essere prostituzione, non nobiltà, non mendicità, non possedimenti e tributi, ma ognuno deve procacciarsi il necessario mediante il proprio lavoro, perché la volontà di Dio sia fatta sulla terra come in cielo.
Gli insegnamenti e gli ordini di Dio ci furono dati perché intendessimo ciò che egli vuole da noi: non altro cioè, che eguaglianza, pace e concordia.
Nessuno deve cercare le ricchezze sulla terra, ma aspettarsele in cielo.
Beato e più che beato è l'uomo cui Dio diede la grazia della povertà.
Chi ama la ricchezza sta su un ramo pericoloso...
Fatti povero e mendico.
Il Papa ti lascia tranquillo, l'Imperatore pure, e ti tengono per pazzo.
Ora sei quieto e la tua pazzia è una grande saggezza davanti al Signore.
Ma chi ama la ricchezza è sospeso su un ramo pericoloso..."

Nelle creature appaiono due spiriti, l'"evestrum " e il "trarames".
L'"evestrum" è uno spirito oscuro, diverso dallo spirito astrale e nemico dell'idea divina nell'uomo; come tale è spirito di malattia.
Le concupiscenze e le empie rappresentazioni affluiscono all'evestro, per mezzo del quale gli uomini stanno in contatto col macrocosmo.
È dunque una forza del male, che corrisponde all'incirca alla "cattiva stella".
Paracelso chiama "evestrum" lo spirito profetico e la visione interna sorgente nei sonnambuli in stato di "trance".
Il "trarames" è inteso invece come essere d'ombra, invisibile, esistente nella sensibilità animale e nella ragione e causante dei suoni, delle voci, delle musiche interne, che sorgono dal cuore quando esso ha conosciuto la libertà interna.


-La buona opera deve maturare
Se tu sei destinato a scrivere un libro, non sarà male aspettare sia pure sessanta o settanta anni e più.
Se il pensiero si agitasse in te e se tu credessi di poterlo esprimere, non voler montare subito in sella.
Tanto, il pensiero non rimarrà nascosto, ma dovrà uscire come esce il bimbo dal seno della madre.
E ciò che esce in quel modo sarà fruttifero e buono e non si dovrà trascurarlo.
Segui l'insegnamento di quel pensiero, chiedi e batti, invece di dare importanza ad ogni inezia.
Ogni frutto ha la sua stagione.

-Molti sono chiamati, ma pochi sono eletti
Ognuno dovrà studiare fino alla sua più alta espressione quel che è suo dovete d'imparare...
Se in te v'è qualcosa che deve uscire, uscirà senz'altro, se Dio lo vorrà, pur senza che tu ne sappia nulla e senza che tu lo abbia voluto o desiderato.
Infatti....molti saprebbero regnare, ma uno solo è re.

-Felicità e infelicità
Cos'è la felicità, se no lo stare in armonia con la saggezza della natura?
Cos'è l'infelicità, se non la violazione della natura, contrariamente all'ordine prestabilito?....
Chi procede nella luce, non sarà infelice e non lo sarà neppure chi cammina nelle tenebre: hanno ragione tutti e due.
Chi non cade, possiede l'ordine, e chi cade lo ha spezzato.
Perciò la felicità e l'infelicità non sono come la neve e il vento, ma bisogna conoscerle e disciplinarle, procedendo dal fondamento della natura; perciò l'infelicità è ignoranza e la felicità è pure un'ignoranza.

-Ama il tuo prossimo
Ricordatevi di non disprezzare il prossimo: noi non sappiamo cosa siamo: Iddio è l'unico giudice e conoscitore delle cose.

-Il mondo e l'uomo sono una sola cosa
La medicina cresce dalla terra solo in favore dell'uomo destinato ad essere medico; la medicina conosce costui e gli obbedisce.
Noi conosciamo e sperimentiamo le tre sostanze....mediante l'esperienza naturale e mediante la spiegazione di questa proprietà dell'esperienza.
Si studia l' uomo sul macrocosmo e non sull'uomo.
Questa è la concordanza che conferisce la completezza ad ogni vero medico: se egli conoscerà il mondo, osserverà confrontando ad esso l'uomo che i due sono una sola cosa...

L'uomo e la donna debbono stare insieme.
Quando s'incontrano due di loro che hanno da stare insieme e che sono fatto l'uno per l'altro, non avverrà mai alcun adulterio, poiché la loro anatomia e concordanza è unita e non si spezza.
Ma se questo non si trova in loro, non vi sarà dell'amore costante, ma esso sarà incostante come una canna al vento.
L'uomo infedele non ha la sua vera donna secondo il contenuto dell'anatomia, è altrettanto vale per la donna infedele.
Dio ha disposto per ognuno il suo piacere, affinché nessuno diventi adultero.

Dio ha disposto gli uomini in modo che l'uno riesca a dare all'altro dell'intelligenza e del sapere e l'uso di queste doti per mezzo dei propri lumi....
Dio ha disposto che un uomo insegni all'altro e che lo educhi nella ragione e nel sapere, affinché la sua intelligenza ne resti rafforzata.
...se gli strumenti della vita interna di un uomo fossero puri e perfetti, nessuno avrebbe bisogno di maestri, poiché ognuno avrebbe abbastanza intelligenza per speculare, sapere e conoscere quel che viene solitamente insegnato...

-Anima, ragione e spirito
...V'è l'anima che porta eternamente i dolori e le gioie degli uomini.
Poi gli viene data l'intelligenza, la preveggenza e la saggezza, e queste tre sono preordinate a reggere e guidare il corpo, affinché non pesi troppo il giogo sul collo dell'anima.
Infine si aggiunge ad esse lo spirito,...onde è diretta l'intelligenza, la  saggezza e la preveggenza.
Queste virtù contengono l'ordinamento della vita e tutto procede dalla luce dello spirito, al pari della natura, ossia della luce della natura.

-Spirito e anima
Lo spirito non è l'anima, anzi, se fosse possibile, lo spirito sarebbe l'anima delle anime, come l'anima è lo spirito del corpo.
Lo spirito dell'uomo non si identifica al corpo né all'anima...
L'anima sta nel luogo ove si paga tutto, fino all'ultimo soldo...
Lo spirito va dove lo manda Iddio. Rimane con lui o con l'anima o col corpo o nelle dimore umane....
L'uomo concepisce delle immagini, ma l'immaginazione non è né il corpo, né l'anima, ma lo stesso spirito, che non lascia l'uomo, poiché in esso sono riposti i giudizi umani, sia dell'anima sia del corpo, sia di qualunque altra cosa.

-La morte
La morte di tutte le cose naturali non è che una inversione e trasformazione delle forze e delle virtù, un trionfo sul bene e sul male, uno sradicamento ed un soggiogamento della prima natura e la generazione di un'altra e nuova natura.

-La morte dell'uomo
La morte dell'uomo non è che la fine di una giornata di lavoro, una mancanza dell'aria, uno sparire del balsamo, un oscuramento della luce naturale, una grande separazione delle tre sostanze corpo, anima e spirito, una restituzione al corpo della madre.
Dato che l'uomo terreno e naturale proviene dalla terra, la terra è la madre in cui egli deve tornare, per perdervi la carne terrestremente naturale e per rinascere al giorno del giudizio in una nuova carne celeste e chiarificata, come disse Cristo a Nicodemo che venne da lui di notte.
Alla fine si vedrà in modo indubbio che l'eternità di tutte le cose sarà riunita.
Molte cose ignote saranno palesate alla fine ed esse risplenderanno in più d'una maniera....

-Spiritualizzazione della natura
La natura insegna ogni cosa e quel che essa non sa, l'acquista dallo Spirito Santo, che glielo insegna: lo Spirito Santo e la natura sono tutt'uno e cioè, la natura è giorno per giorno un lume che procede dallo Spirito Santo e che impara da esso la sua scienza e giunge così agli uomini, che sono come addormentati.

....Ma tu guarda di curare il tuo giardino interiore.

...Sappiate che il mondo e tutto ciò che noi vediamo e affermiamo nel suo ambito, non è che metà del mondo: e quel  che non vediamo è uguale ed altrettanto quanto a peso, essenza e caratteristica.
Ciò vuol dire che esiste pure un'altra metà d'uomo in cui agisce ed opera il mondo invisibile.
I due mondi ci fanno intendere che in un corpo solo dimorano due uomini.

La natura ha in sé una forza visibile ed una invisibile, un corpo visibile e uno invisibile.
Ciò che si vede con gli occhi non è infatti che la cornice...la prima materia degli elementi è invisibile ed inafferrabile, eppure si trova ovunque.
Infatti, la prima materia degli elementi non è diversa dalla vita che è riposta in tutti gli esseri viventi...
Un elemento non è diverso dall'anima; con ciò non voglio dire che la sua essenza sia simile all'anima, ma che ha la stessa forma dell'anima.

Quando il fuoco vive, la vita brucia, ma quando essa si trova nell'anima, nel suo elemento, vi sta senza ardere.

Il corpo e lo spirito sidereo testimoniano della forza della costellazione, come si può osservare nei sonnambuli, in cui lo spirito corporeo sidereo e il magnete sono risvegliati dall'influenza della luna nuova.

...Neppure il mondo interiore è dunque troppo grande per l'immaginazione, poiché con l'immaginazione si possono attraversare mille miglia; si può spingere l'immaginazione fino al cielo ed imprimere il suo segno su di esso...

Cercate, cercate, dice il massimo alchimista, e troverete; battete, e vi sarà aperto...
Seguire le retta arte e giungerete per mezzo di essa alla conoscenza perfetta.

La natura è tanto acuta e sottile nelle sue cose, che non di deve usarla se non con molta arte.
Essa non dà nulla che sia perfetto, ed è l'uomo che deve renderla perfetta.
Questo compimento si chiama alchimia.

Quando si trova la giusta misura, la materia si nobilita e si avvicina alla perfezione. La retta via è facile infatti, ma pochi sono quelli che la trovano.

..Un uomo d'arte saprà ben portare ragionevolezza alla perfezione la trasmutazione dei metalli...
Se tu possiedi la capacità e la scienza riguardo a tutto il resto, da ed opera se ne hai voglia.
Ma se in te o nella tua intelligenza o nella tua opera vi è difetto, verranno meno pure i pianeti, le costellazioni e i segni.

Noi chiamiamo destino, secondo la filosofia, la costellazione che agisce in noi.
Perché si riconosca meglio il destino, dirò che ogni uomo possiede uno spirito che abita fuori di lui e che risiede nella sua stella superiore.
Esso realizza la volontà del suo Maestro: predice gli eventi futuri e rinarra quelli passati.

La saggezza di ogni uomo comanda al cielo. Come la mano dell'uomo piega la terra alla sua volontà, così il microcosmo intero obbliga il cielo ad obbedire a guisa d'un cagnolino che accorre o scappa secondo la volontà del padrone...
Questa saggezza è la base del carattere.
Il carattere è come un'arma che ognuno usa secondo la capacità e scienza che tiene in mano.

Iddio non creò i pianeti e le altre stelle del cielo perché comandassero agli uomini e perché fossero loro padroni, ma perché servissero ad essi a somiglianza di tutte le altre creature.
Le stelle superiori danno la loro inclinazione e contrassegnano gli uomini di tutti i corpi terrestri con segni naturali, seguendo la loro generazione.
Non si tratta di un dominio o di una potenza superiore, ma di un ordine ed ufficio predestinato, perché nulla resti nascosto e perché la forza e la virtù interna si diano invece a riconoscere per mezzo dei segni esterni.

L'uomo ha una natura duplice, mortale in parte e in parte eterna.
Ognuna di queste due parti accoglie il proprio lume da Dio e non v'è nulla che non derivi da Dio.
Io posseggo il dono di quello stesso spirito irraggia dal Padre nella luce naturale e che solitamente procede dal Padre che dimora nel Foglio, espandendosi da Lui nella luce eterna.

Voglio dichiarare col soccorso della natura, che vi sono molti uomini in fama di dei o santi, che dovrebbero essere reputati invece assai più miseri di un cadavere.
Il diavolo usa infatti la sua virtù satanica per innalzare l'uomo.
Bisogna dunque conoscere la vera luce per allontanare da noi le virtù sataniche.

Le cose soprannaturali, destinate all'eternità, ritornano al Signore dopo la separazione della massa e dello spirito: essa dimora infatti nell'uomo come un maestro, per illuminarlo nelle cose eterne.

La differenza tra un santo e un mago è questa, che il santo agisce per mezzo di Dio e il mago opera invece per mezzo della natura.

La causa ed origine della divinazione consiste nel fatto che l'uomo possiede un corpo sidereo unito alla costellazione esterna, e i due conversano in modo che il corpo sidereo non si cura di quello elementare; nulla viene dato infatti al corpo elementare, ma tutto va al corpo sidereo, cui affluiscono tutti i doni.
Nel sonno, quando il corpo elementare riposa, il corpo sidereo compie le sue operazioni....durante il riposo del corpo elementare giungono i sogni e le loro spiegazioni.
I sogni giungono secondo la maggiore o minore abilità delle costellazioni.

L'uomo possiede tre specie di sapienza: la sapienza carnale, ossia animale, la sapienza siderea, cioè l'arte e l'intelligenza temporale dell'uomo, ed infine la sapienza dello Spirito, che è un dono di Dio.
Le prime due specie di sapienza sono mortali... la terza proviene da Dio e porta in sé una virtù divina, mentre lo spirito carnale porta seco una virtù carnale e lo spirito sidereo una virtù siderea.
Siccome Dio vuole che l'uomo venga nel suo regno, gli conferì un'intelligenza che gli fa comprendere quel che bisogna fare per giungere nel regno di Dio.

..L'uomo è destinato a rimanere per breve tempo su questa terra e quel che ottiene in quel breve lasso di tempo, gli resterà per sempre e lo seguirà in eterno...
Egli dovrà badare a ravvisare con certezza i doni che Dio gli ha destinato e per compiere la volontà divina per di essi.
Tutto ciò che riguarda il Cielo deve infatti essere compiuto per mezzo della rinascita e non per mezzo della vita terrestre.

Chi vuole possedere la retta fede, non l'attinga dalle cerimonie, dalle parvenze esterne, dalle immagini ecc.. ma direttamente da Cristo, senza nessun intermediario.
Tu non potrai nelle parvenze esterne nelle immagini, nelle cerimonie la parola che insegna; tu la troverai solo nello Spirito uno, che lo Spirito Santo.
Quando ti viene annunziata la fede, bisogna che tu te la conservi nel cuore e che tu creda in essa....
Se avrai attinto la tua fede alle parvenze esterne essa tornerà alle parvenze esterne.
Tutte le cose tornano infatti alla loro origine e le origini che abbiamo menzionato sono mortali e passeggere. Pure la tua fede sarà dunque mortale, passeggera e fragile.

Tutta la saggezza della terra deve dirci una sola cosa: di vivere rispetto al prossimo come gli angeli del cielo, poiché noi siamo degli angeli....
Noi siamo quel che siamo e la sola differenza tra noi e gli angeli è il corpo umano e il giudizio umano che ci sovrasta...
Le arti di Dio stanno negli angeli anche sulla terra. Essi sono puri e mondi e perciò sono svegli e senza sonno.

L'uomo è dotato d'un corpo e dorme; bisognerà perciò svegliarlo affinché giunga alla saggezza degli angeli, ossia alla saggezza e alle arti divine.

giovedì 22 marzo 2018

Lucifero, Adamo e Cristo


La caduta di Lucifero non consistette nel fatto che fu scacciato dal suo regno e mandato in un altro regno della sfera, ma in questo invece:
Che rimase al suo posto ma esso fu trasformato nel luogo più impuro e più ripugnante alla sua natura, e cioè, in quel luogo passeggero.
Ed egli, che è un angelo, deve dimorare in due luoghi; né vi è contrarietà peggiore che racchiudere nello stesso luogo quel che è eterno e quel che è passeggero.
E quanto ad Adamo, egli non fu scacciato dal paradiso, come se fosse stato cacciato da un paese nell'altro, ma la sua punizione di questa:
Che il paradiso gli fu tolto e trasformato sotto i suoi occhi nel mondo passeggero, e lui fu posto in un corpo mortale, afflitto da malattie e contrarietà.
Egli rimase nello stesso posto e fu il posto ad essere cambiato.
Inferno non sta fuori del centro, bensì il suo contro sta ovunque abitino gli uomini...
Quando Dio ebbe creato tutte le cose, gli dispiacque di aver creato l'uomo.
All'inizio della sua opera egli si compiacque dell'uomo e di tutte le creature ma dopo la caduta dell'uomo Egli se ne pentí.
E dopo che Iddio si fu pentito, l'uomo cadde nel peccato, nei dolori e nella miseria.
Poiché Dio allontanò da lui la sua mano, il diavolo diventò potente sulla terra.
Ma dopo un certo tempo...si mosse a pietà e pensò di rifare l'uomo e di crearlo di nuovo....(Cristo)
Questa luce venne nel mondo, ma il mondo non la riconobbe, salvo pochi beati che la ricevettero e credettero in essa.
Per questo Iddio diede loro il potere di evitare l'Adamo e di uscire dall'oscurità adamitica, per procedere verso l'eternità e per diventare figli di Dio...
Noi nasciamo da lui e non dagli uomini e dalle donne e perché noi abbiamo il potere di renderci figli di Dio....
Perché siamo carne proviene da Dio e non da Adamo.
Dimorando in questa carne scorgeremo nelle tenebre la nostra luce, e cioè Colui che ci renderà beati e che darà la vita nella rinascita a noi, figli concreati in Dio, nati da carne celeste, ossia dal secondo Adamo.
Tratto da "Il tesoro dei tesori. Scritti magici alchemici e ermetici" di Paracelso

martedì 20 marzo 2018

Spirito e Anima


Lo spirito naturale guida in noi l'intelligenza naturale, mentre lo spirito divino guida in noi la conoscenza divina; ambedue sono degli spiriti e ambedue abbandonano l'uomo quando egli muore; ma il primo di questi spiriti muore, mentre il secondo rimane in vita...
L'anima è il centro dell' uomo, ed in essa si recano a dimorare tutti gli altri spiriti, sia quelli buoni sia quelli cattivi.
Per parlare in immagini, il corpo è la casa dell'anima e l'anima è la casa degli spiriti dati all'uomo; o per usare un'altra similitudine: siede un re in consiglio ed ha nel suo consiglio dei consiglieri in parte buoni e in parte cattivi e i consigli entrano in lui a modo degli spiriti ed il re li accoglie in se.
Ora dipende da lui la scelta di compiere...il re possiede dunque la libera elezione di seguire il consiglio che crede.
Abita dunque nell'uomo l'anima d'un re e nel consiglio è riposta quella legge naturale che l'uomo è obbligato a seguire...
L'anima nasce dalla parola di Dio e la natura la riveste di carne mortale creata nella fede di una carne viva che seguirà alla rinascita dei corpi..
L'anima dimora nel cuore, nel centro dell'uomo e consuma in esso gli spiriti concreati che conoscono il bene e il male.
L'anima siede nell'uomo al posto ove abita la vita che lotta contro la morte e cioè nel cuore e l'anima è il cuore dell'uomo....
Bisogna che tutte le forze contrarie a Dio abbandonino l'anima e che tutto ciò che non è divino se ne allontani affinché l'anima resti completamente pura ed immacolata, monda di ogni altra cosa, nitida e limpida....
Arrivata a questo, l'anima resterà interamente sola, il corpo sarà rinnovato in Dio, come un re il cui cuore è nella mano di Dio.
Un cuore siffatto sarà veramente quale un re....
Invece in cuore macchiato non è regale...
L'anima siede nel cuore del mondo che non si può tagliarne le membra ma bisogna togliere tutta la vita, e allora l'anima tornerà a chi la diede...
Sappiate... che ogni cosa è uno spirito...lo spirito nasce da Dio con tutte le forze spirituali, come la carne che il mondo colma di tutte quelle forze che appartengono all'uomo.
E quando tutte le forze, sia quelle naturali, sia quelle celesti, saranno impiegate a dovere, secondo la volontà di Dio, tutto rimarrà in un'anima sola; e rimarrà eternamente in un'anima sola.
Ambedue le parti attingono dunque la propria saggezza ed intelligenza dall'ente onde provengono: la parte divina l'accoglie da Dio e quella naturale l'accoglie dalla natura.
Tratto da "Il tesoro dei tesori. Scritti magici alchemici e ermetici" di Paracelso

giovedì 15 marzo 2018

Magia e negromanzia

I sogni soprannaturali sono sempre veraci e mai ingannevoli.
Bileam era molto esperto di visioni ed apparizioni notturne.
Dice infatti la Scrittura che egli poteva avere una simile visione ogni notte e quante volte volesse; e non è certamente da imputarsi a questo se la Scrittura gli ha dato un nome rozzo, chiamandolo mago.
La Scrittura non fa differenza e chiama maghi tutti quelli che erano versati nelle cose soprannaturali, senza essere stati nel contempo dei santi.
Infatti ciò si spiega con delle ragioni ben profonde.
Iddio vuole che noi viviamo in semplicità come vissero gli apostoli e non vuole che ci diamo alla ricerca delle cose alte e segrete, che avvengono in modo soprannaturale, affinché non ci venga la tentazione di abusarne per danneggiare il prossimo e per dannarci così il corpo e l'anima.
Non tutti quelli che la Scrittura chiama maghi sono propriamente dei maghi, perché se così fosse, allora i tre re dell'Oriente sarebbero stati degli arcimaghi, versati com'erano nelle cose soprannaturali, più di chiunque altro ai loro tempi e prima di loro.
Poiché la Scrittura li chiama maghi e non negromanti, che cosa dobbiamo dedurre noi? Solo questo, che essi non hanno abusato della loro arte e della grande loro sapienza nascosta.
La magia è infatti un'arte che trae dalla fede la sua maggiore potenza e forza, ma quando viene usata a fin di male, diventa negromanzia....
Le visioni della negromanzia sono apparizioni ingannevoli e false e quantunque gli spiriti che vi compaiono parlino e spesso rispondano giurando le mille volte con le dita alzate, non c'è da disfarsene né si deve credere che ciò avvenga per ordine e volontà di Dio.
Tratto da "Il tesoro dei tesori. Scritti magici alchemici e ermetici" di Paracelso
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