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giovedì 22 febbraio 2018

La concezione dell'astrologia secondo Paracelso


Paracelso è capace di parlare di una "chiromanzia delle erbe" o di una "anatomia delle stelle", poiché "anatomia" diventa per lui la conoscenza dello stato originario di un corpo e la sua scomposizione in sale, zolfo e mercurio.
Egli disprezzava l'anatomia ordinaria.
Considerava quale retta anatomia la conoscenza della volontà e delle forme del mondo e dei loro effetti nelle funzioni organiche del corpo.
Quanto all'astrologia, Paracelso riprende il concetto platonico della duplicità dell'uomo, scisso in un corpo visibile ed uno invisibile.
L'uomo così composto è sottoposto all'influenza delle stelle.
Anzitutto egli rigetta l'astronomia jurdiciaria e cioè quella ordinaria che pretende di predire l'avvenire in ogni dettaglio.
Divide poi nettamente l'uomo in un essere bestiale ed uno celestiale o angelico, e limita l'influsso delle stelle alla "bestia" nell'uomo, cioè alle sensazioni materiali.
L'adagio "volentem fata ducunt, nolentem trahunt", è espresso nel seguente modo: l'uomo saggio comanda alle stelle e al suo destino meccanicamente preordinato nel corso della Natura, operando, quanto alla sua persona, un'alterazione nel determinismo cosmico mediante una esplicazione del suo libero volere: l' uomo bestiale è invece 'dominato, retto, costretto, forzato dalle stelle".
Le costellazioni agiscono puramente sul lato bestiale dell' uomo, non avendo invece potere sulla sua anima divina in lui, essendo diretta emanazione del volete divino.
Si potrebbe dire che la nostra concezione delle leggi naturali coincida con la costellazione paracelsiana oppure che Paracelso inquadri l'uomo in un determinismo cosmico ove l'azione svolgentesi sulla stella più lontana si ripercuote sul divenire mondiale e sui casi umani; ad esso l'uomo rettamente ispirato e purificato da ogni scoria può opporsi però mediante uno sforzo volitivo della sua essenza divina.
Paracelso tenta di penetrare negli arcani dell'Eterno e di scoprire il volere del cielo '
"magicamente" e non "astrologicamente", gettando il suo sguardo nella correlazione del cosmo ben evidente nella sua coscienza magica.
Gli astri sorgono come il Tutto dal vento "Fiat" della volontà divina e corrispondono alle necessità causali insite nei fenomeni, mediante una correlazione strettissima tra macrocosmo e microcosmo.
"Le stelle sono i modelli, gli stampi, le forme e le matrici di tutte le piante. Per mezzo della forza d'attrazione ogni stella genera sulla terra un'erba che le corrisponde".
Tale concetto richiama il principio indiano di un "karma" mondiale, ossia di una catena di cause ed effetti esplicantesi in una correlazione cosmica ineluttabile e priva di elasticità.
La costellazione è dunque per Paracelso "l'unione di ciò che sta in basso con ciò che sta in alto".
Paracelso presupponeva in ogni cosa una volontà e vede a espressa questa tendenza volitiva in particolare nella costellazione, nella congiunzione tra gli elementi (fattori) e la terra, esprimentesi in una forza invisible che dà loro configurazione alle stelle.
Tratto da "Il tesoro dei tesori. Scritti magici alchemici e ermetici" di Paracelso

martedì 20 febbraio 2018

La teoria degli elementi secondo Paracelso

Zolfo Sale Mercurio
Nella terminologia paracelsiana queste tre sostanze indicano qualcosa di assai più generico che non le tre sostanze effettivamente designate da questi nomi: lo "zolfo" comprende ciò che è combustibile; il "sale" tutto ciò che è solubile; il "mercurio" tutto ciò che è volatile più i metalli.
"Omnia metalla fuerunt mercurius" e 
"ex Mercurio omnia metalla produci possum"; 
"Mercurius est metallum apertum", dice Paracelso.
Le sostanze sono delle espressioni tecniche per contraddistinguere le forze cosmiche che operano nella natura.
Il mercurio è lo spirito (pensiero), lo zolfo l'anima (sensazione), il sale il corpus (volontà).
Tutti e sette i metalli nascono da queste tre sostanze, assumendo colori diversi.
Le sostanze contraddistinguono delle categorie di materia secondo come si esprime in loro l'impulso vitale, mentre gli elementi indicano le forme essenziali, i tipi (ed archetipi) delle conformazioni fenomeniche, costituitesi nei vari stati d'aggregazione della materia

"Anzitutto fu diviso l'iliastro, che sparì, dando e facendo e coordinando i quattro elementi, seme onde cresce il fusto dell'albero.
L'elemento dovrà essere inteso secondo la sua tendenza e non secondo il suo corpo o sostanza, poiché ciò che è visibile non è che l'inquadratura, e l'elemento è  uno spirito che vive nelle cose come l'anima nel corpo.
I quattro elementi si dividono in due categorie, di cui l'una costituita dall'aria e dal fuoco e l'altra dalla terra e dall'acqua.
L'elemento aria è in sé una casa degli altri tre elementi, che esso conserva, separandone ognuno nella propria camera.
L'aria rinchiude in essa ciò che è mortale, lo separa da ciò che è immortale e tiene il mondo in coesione.
È la pelle, il muro, l'argine che non lascia passare nulla.
L'aria è il respiro onde hanno vita tutte le cose.
Agli inizi l'aria non era che dello zolfo bianco, coagulato dallo spirito del sale e chiarificato dal mercurio.
Nell'aria non v'è sopra né sotto, alto né basso, poiché la sua rotondità fu fatta in modo che non si distinguesse in essa altezza né profondità.
L'aria è inafferrabile e spirituale, né può generare alcunché di afferrabile e corporeo.
Da essa prendono vita le fate, le apparizioni nel sogno, i "diemei", che dimorano nelle pietre dure, i "durdali", che abitano negli alberi e le "melusine",  che stanno nel sangue.
Il fuoco materiale, come l'adoperiamo noi, si trova in tutti e quattro gli elementi, e di chiama "tristo".
Ma l'elemento del fuoco è semplicemente il firmamento, le stelle.
Dal fuoco fu tolta in primo luogo la candidezza bianca, onde fu fatta una massa ed una materia, dando origine al sole, in cui si ritrova dunque la candidezza dell'elemento del fuoco, il quale ne fu privato.
Poi ne fu estratta la diafanità rossa e se ne crearono le stelle e la luna, divise in molti pezzi.
E come la candidezza bianca è conglobata in uno, i candori rossi sono suddivisi in tante particelle.
L'elemento del fuoco possiede due nature, calda l'una e fredda l'altra. Il calore è rimasto nella candidezza bianca, il freddo in quella rossa...
L'elemento della terra fu separato dall'iliastro e concentrato in un globo che è il centro degli elementi esterni; tutte le forze nutritive che si trovano nell'iliastro, furono condotte nella terra.
Da essa sorgono (gl)i gnomi, i selvaggi, le villi e gli altri spiriti.
L'elemento dell'acqua ha da essere considerato come un albero fruttifero: l'acqua corrente corrisponde ai rami, il mare alla radici.
Derivano dall'acqua i sali, i minerali, le gemme, le pietre, i mostri marini, le ninfe, le sirene ecc..
I quattro elementi stanno in tutte le cose, non in atto però, ma a guisa di quattro complessioni.
Ogni elemento ha un suo colore: la terra è azzurra, l'acqua verde, l'aria gialla, il fuoco rosso; poi vi sono altri colori casuali e commisti, appena riconoscibili.
Ma tu vada con cura al colore elementare che predomina e giudica secondo quello.
Tratto da "Il tesoro dei tesori. Scritti magici alchemici e ermetici" di Paracelso

sabato 17 febbraio 2018

Macrocosmo e Microcosmo e le cause della malattia


L' uomo è l'immagine del cosmo e ripete in se tutta la costituzione di esso.
L'uomo-microcosmo è la quintessenza dell'universo-macrocosmo, e contiene in sé tutte le sue parti.
Le parti del macrocosmo sono poi in correlazione causale con le singole parti del microcosmo e presiedono al loro destino.
L'uomo riunisce in sé le forze cosmiche, rispecchiandole nel suo interno.
Le forze cosmiche imprimono il loro sigillo particolare su ogni cosa.
Le forze sono il "signator", il contrassegno è la "Signatur" e le cose contrassegnate sono i "Signata".
Grazie al segnatore,  noi possiamo comprendere l'interno delle cose mediante la sola osservazione del loro esterno; infatti anche nell'uomo il nocciolo spirituale si rispecchia nel volto e nell'abito complessivo (fisiognomia).
Taluni di questi segni sono manifesti, altri occulti.
La malattia è per Paracelso qualcosa d'invisibile, cui bisogna giungere attraverso l'esame del visibile, dei sintomi.
Questo invisibile deve essere ritrovato non nell'uomo, ma nella natura, quale corrispondenza al principio curativo.
La malattia non è che il sintomo, il fenomeno esterno della lotta dell'"uomo interno" contro le tendenze degenerative e distruttive della propria natura, causa della debolezza o della colpa dell'Io.
La malattia consiste dunque in una totalità o non in una qualità penetrata nel corpo dall'esterno.
Paracelso insegna che per lui il corpo è sano e perfetto; ciò che lo renderà malato, sarà l'influsso delle disarmonie spirituali e delle cattive disposizioni, nel caso di affezioni ereditarie.
La terapia paracelsiana consiste nella ricerca del farmaco adeguata ai singoli mali.
Concependo la natura organica nella sua trasformazione puramente fisiologica, egli cerca di individuare le forze che generano le trasformazioni, afferrandone l'azione correlativa tra macrocosmo e microcosmo, intervenendo in modo benefico e restauratore per ristabilire l'equilibrio turbato dalle impurità spirituali e dai mali influssi cosmici.
L'uomo si nutre di cose perfette in sé, le quali, entrando nell'organismo, subiscono delle alterazioni che a volte possono essere dannose, qualora l'alchimista interno non sappia vigilare su tutti gl'influssi.
In tal caso si produce la malattia, sviluppandosi da uno dei cinque enti.
Tratto da "Il tesoro dei tesori. Scritti magici alchemici e ermetici" di Paracelso

giovedì 15 febbraio 2018

Gli Enti e le cause delle malattie

Nella vita operano cinque sfere, che si chiamano enti: ente astrale, ente del veleno, ente naturale, ente spirituale ed ente di Dio.
L'ente astrale è una potenza che dà all'uomo il senso della comunità del destino ed è simbolicamente espresso nell'attività delle costellazioni; è "il rappresentante di quell'Unità di cui gli uomini sono i membri".
L'ente del veleno è la potenza dei rapporti fra l'uomo e le cose circostanti che egli assorbe in sé col cibo e con le impressioni dei sensi.
L'uomo si nutre di cose perfette in sé ma sottoposte ad alterazioni, una volta entrare nel corpo; perciò possono essere dannose all'uomo.
L'erba è una cosa perfetta in sé, ma entrando nel corpo umano come nutrimento, può diventare veleno.
A difendere l'armonia dell'organismo umano ed a vigilare sui mali influssi dell'ente del veleno è preposto il nostro alchimista interno che risiede nello stomaco.
Questo alchimista, emanazione dell'archeo opera per mezzo delle energie che gli fornisce il corpo stesso, separa il buono dal cattivo ed impedisce le malattie: in formulazione moderna, è la reazione dell'organismo ai perturbamenti nocivi.
L'ente naturale presiede al corso della vita umana con le sue trasformazioni e i suoi destini.
Appartengono a questo ente gli organi dei sensi e della generazione.
L'ente spirituale si riferisce ai sentimenti, all'amore, all'odio, alla vita sociale.
L'ente di Dio sta a sé, invigliando sugli altri quattro. Ad esso risalgono tutte le cause di morte che sfuggono al medico.
Quando i primi quattro enti sono in armonia, ed assolvono organicamente il loro compito, la persona è sana; in caso contrario sorge la malattia.
Ci sono dunque malattie della universalità (ente astrale), cioè di provenienza astrale (siderea), malattie derivanti da una disarmonia del nutrimento (ente del veleno), malattie del corso della vita (ente naturale) e malattie derivanti dalla ignoranza delle rette relazioni umane, ad esempio tra l'uomo e la donna (ente spirituale).
Al di sopra sta l'ente deale, che decide della vita o della morte, del ristabilimento dell'equilibrio o dello scioglimento della morte, trascendendo l'intelligenza e la sfera d'azione dell'uomo, essendo posto nella sfera impenetrabile della saggezza divina.
Tratto da "Il tesoro dei tesori. Scritti magici alchemici e ermetici" di Paracelso

martedì 13 febbraio 2018

Il cosmo secondo Paracelso


Secondo Paracelso, l'edificio del cosmo costituisce un'unità.
"Dio ha fatto un 'corpus' composto di quattro elementi, l'aria, la terra, il fuoco e l'acqua.
Questo 'corpus' fu stabilito in tre sostanze, mercurio, zolfo e sale.
Tutto ciò che esiste e che è formato nei quattro elementi è costituito da queste tre sostanze.
Le tre sostanze hanno in sé ogni forza e potenza delle cose caduche...
Questo 'Corpus Iliastri' (dal greco ύλη) è il ceppo nel quale sono poste tutte le erbe, tutte le acque, tutte le gemme, tutti i minerali, tutte le pietre, tutto il chaos..."
L'iliastro è la materia prima della creazione, mentre il cagastro è la corruzione, l'ultima materia del nutrimento = 'rebis', corrisponde nel linguaggio alchimistico, ad un simbolo composto di tre = prima materia + bis, contenente una duplice qualità, di cui la parte maschile, solare, si chiama zolfo, e quella femminile, lunare, mercurio.
Questo concetto, comune a tutte le filosofie della natura, che finiscono tutte col concepire il divenire del mondo sotto l'aspetto di una tensione allacciante due volontà polari, in un dualismo generatore dei fenomeni, si allaccia al concetto cinese della bipartizione della "Weltwille"
- Tai-Ki, o, nella formulazione taoista, "Tao" - nei due principi contrastanti ed opposti, maschile e femminile dello Yin e dello Yang.
"Nella creazione del mondo, quando la prima materia del mondo era solo un chaos, cominciò la prima separazione nei quattro elementi...
La separazione è la più grande meraviglia della filosofia...
E bisogna capire che ogni cosa creata proviene da una stessa materia e non ognuna da una propria.
Questa materia di tutte le cose è il Misterio Magno...
Il quale è la madre di tutti gli elementi e quindi l'ava di tutte le stelle, di tutti gli alberi, di tutte le creature di carne.
Dal Misterio Magno sono nate tutte le creature percettibili e non percettibili"
L'uomo riunisce dunque in sé tutto ciò che compone la materia dell'universo e non può evitare di conseguenza di partecipare alla vita dell'universo, subendo tutti gli influssi e reagendo alle azioni in cui si estrinseca la vita dell'universo.
Le costellazioni sono intimamente e costantemente collegate con l'uomo.
Tratto da "Il tesoro dei tesori. Scritti magici alchemici e ermetici" di Paracelso

sabato 10 febbraio 2018

Dal chaos al seme

Paracelso usa il termine "chaos" in un senso corrispondente a un depresso al nostro "gas", ma con un'accezione più ampia che non quella di una stato di aggregazione della materia.
Si può intendere il chaos come l'essenza della materia prima il "Limbo maggiore" e il "Mysterium Magnum".
Il concetto paracelsiano del chaos ricorda lo stato di nebulosa cosmica nella concezione Kant-Laplaciana della formazione dei sistemi solari.
Le cose escono dal chaos e procedono da uno stato di "prima materia" verso uno stato di "ultima materia" per mezzo della digestione puramente naturale o per mezzo di quella alchimistica.
Qui troviamo una straordinaria analogia coi concetti dei processi reversibili ed irreversibili della energetica moderna, come rilevò Schelegel: "Tutto procede dall'invisibile e torna ad esso: il mondo materiale si trova in uno stato intermedio, connesso da ogni parte con la vita.
Le azioni e le formazioni materiali si concretano in essi".
"La prima materia è nulla: e non è nulla neppure l'ultima materia" Paracelso
L'ultima materia è morte, ossia cessazione della vita in una forma determinata, poiché la vita in sé produce le forme, ma non ne è prodotta a sua volta.
Con la morte avviene una triplice separazione: tra l'anima e il corpo, tra lo spirito ed il corpo, tra lo spirito e l'anima.
La prima materia è immersa nel limbo e vive in uno stato privo di forme ed attributi.
Il limbo è la "madre" di ogni cosa terrena, è il chaos degli antichi, in cui tutte le cose giacevano allo stato potenziale (come possibilità non realtà) sotto la specie delle tre sostanze elementari.
Dormono nel limbo - stato d'unione del macrocosmo e del microcosmo - come in un  crogiolo, i "semi" di tutte le cose e passano dal limbo alla terra, ove vengono riposti in modo invisibile, per generare da essa le creature, sotto la spinta del "fiat" divino.
Usando il termine "seme" a proposito dell'uomo, Paracelso intende con esso  - a differenza dello "sperma" - l'estratto di tutte le parti dell'organismo umano.
Ogni organo genera un seme e i singoli semi si riuniscono nello sperma; quest'ultimo non è che l'"excrementum",  il veicolo, mentre la forza generatrice risiede nel raggruppamento dei semi provenienti dalle singole parti del corpo.
In questo modo Paracelso tenta di sviscerare il segreto tuttora profondo della generazione e dell'ereditarietà dei caratteri paterni.
Tratto da "Il tesoro dei tesori. Scritti magici alchemici e ermetici" di Paracelso

giovedì 8 febbraio 2018

L'essere quintuplice e le 5 cause della malattia


L'uomo è un essere quintuplice, ed in ognuna delle sue essenzialità può sorgere una malattia in seguito a decadimento o lesione di una di queste essenzialità, che vengono a turbare l'armonia del tutto.
Il complesso di queste cinque forze dà il pentagramma uomo; la loro armonia dà la salute:
L'essenza quintuplice consiste
1) nel cosiddetto corpo fisico, forma visibile, espressa dalla scheletro;
2) nel corpo etereo, espresso nel sistema delle secrezioni interne;
3) nel corpo astrale, o sidereo, operante per mezzo del sistema nervoso;
4) nell'Io, manifesto nel sistema dei vasi sanguigni; 
5)nell'essere superiore nell'uomo, nella sua parte eterna, individualità rifluente a Dio dopo la morte e creata con la parola del "fiat" demiurgico.
In altra formulazione, le cause delle malattie sono cinque e dipendono
1) dagli influssi del clima o dalle infezioni (ens astrale);
2) da veleni penetrati nell'organismo attraverso il nutrimento, la respirazione e le percezioni sensibili (ens veneni);
3) dalle disposizioni fisiche innate (ens naturale);
4) da magia e influssi spirituali (ens spirituale);
5) dalla volontà divina (ens Dei).
Tra i cinque enti v'è una perfetta armonia procedente dall'ens deale.
L'individuo sta in contatto con l'armonia cosmica attraverso di esso.
Una parte di questo ens deale, che presiede a tutte le creature del cielo e della terra, è assegnata al sistema solare e si chiama ens astrale.
Questo si espande dal sole e solo una piccola parte ne giunge alla terra: l'ens naturale; le frazioni di questo, che giungono all'uomo, si chiamano, in quanto agiscono come forze patogene, ens veneni ed ens spirituale.
Tratto da "Il tesoro dei tesori. Scritti magici alchemici e ermetici" di Paracelso

martedì 6 febbraio 2018

Dalla materia allo spirito



"Più t'abbandoni in Dio, più egli nasce in te; né meno né più t'aiuta nelle tue pene"
Angelo Silesio
In termini psicologici questa affermazione si potrebbe tradurre nel seguente modo; più l'io razionale si abbandona e segue i messaggi del Sé, più ci si avvicina alla propria essenza divina.
Questo avvicinamento tuttavia non solleva in alcun modo dall'essere anche terreni ed esposti a tutto quello che tale stato comporta.
Un percorso che voglia condurre a una crescita spirituale ed interiore non dovrebbe mai escludere l'aspetto terreno.
San Bernardo di Chiaravalle dice:
"Noi siamo fatti di carne, e siamo frutto della concupiscenza della carne;
è necessario che anche il nostro amore cominci dalla carne: 
e la carne, ritorna alla normalità, innalzandosi a mano a mano sotto la guida della grazia, si annulla nello spirito.
Ciò che in noi è spirituale non può precedere ciò che è animale, e sboccia dopo; 
prima di essere uomini celesti dobbiamo essere uomini della terra".
Disunire la materia dallo spirito è uno di quei pensieri tossici che informano una spiritualità poco centrata, di natura eccessivamente verticale e che vuole "liberarsi" dalla materia, la cui radice etimologica risiede non a caso nella parola "Mater".
Il Santo di Chiaravalle, risuonando con le sue radici celtiche, aveva ben chiaro invece che "madre" natura è, per l'appunto, il terreno di indispensabile coltura della anime.
Tratto da "Abraxas il mistero del sigillo" di Valerio Ivo Montanaro

giovedì 1 febbraio 2018

La razionalità patriarcale e il Femminile Sacro

L'umanità ha [...] sempre percepito l'esistenza di qualcosa che andasse oltre il tempo e lo spazio ordinario.
Si tratta proprio di quel mondo sottile, spirituale o archetipico che Jung ha cercato in qualche maniera di avvicinare allo spirito dei nostri tempi, quello zeitgeist razionalista per il quale ogni cosa, per essere considerata reale, deve essere riducibile ad una spiegazione di ordine logico.
L'attuale società è dominata da valori tipicamente maschili di natura patriarcale. Alcuni ricercatori [...] hanno tentato di dare una spiegazione di natura storica del passaggio dalle culture matrilineari a quelle patriarcali.
Indipendentemente dalle modalità con cui questo passaggio sia avvenuto, le energie maschili oggi sono dominanti.
"Il principio maschile, che rappresenta la nostra dimensione logica, come energia porta in noi la capacità di analizzare e di conoscere razionalmente [...] Il maschile è quindi conoscenza, misura ed evidenza, ordine e controllo, poiché nulla deve sfuggirgli.
Di conseguenza comporta il bisogno di stabilire confini e limiti certi[...]."
Dott. Z. Fusco
[...] la scienza [...] non è solamente una semplice e libera ricerca delle verità relative al mondo della fisica, ma risponde ad una pulsione psichica che si manifesta attraverso una sentita necessità di controllare e delimitare, ed ogni volta che la parola "controllo"si presenta, necessariamente si accompagna alla sua ombra, la paura.
[...]Alla paura si risponde con maggior controllo [...] il cui risultato non può essere certo un esempio di equilibrio.
Nel buio non è possibile stabilire quei confini e quei limiti che vengono percepiti da questa energia come rassicuranti.
In definitiva la coscienza razionale [...] con la quale siamo abituati ad identificarci, teme semplicemente di scomparire, come se si trovasse davanti a una sorta di imminente pericolo di morte al quale segue la necessità di ristabilire una condizione di sicurezza.
Siamo in questo modo giunti alle soglie dei misteri del Femminile Sacro, cui si accede non attraverso un atto volitivo posto coscientemente in essere, ma attraverso un "fare il vuoto", un "lasciarsi andare", un "farsi afferrare" [....]
Quando la mente razionale tace, ci rendiamo infatti permeabili alle sensazioni del cuore, luogo nel quale, anche secondo l'iconografia cristiana, risiedono le fiamme dell'Eros.
La capacità di farsi afferrare da questo fuoco è indispensabile ed equivale allo stabilire un rapporto autentico con il nostro inconscio, parte della nostra psiche di natura femminile, attraverso il quale possiamo ricontattare la nostra vera essenza...
Dal cuore deriva anche la parola coraggio, quella sana pulsione che, donandoci fiducia nella magia della vita, ci consente di mantenere le porte aperte e di fare spazio a quel che sgorga nella nostra interiorità, sorgendo da profondità che ci sono sconosciute.
Tratto da "Abraxas il mistero del sigillo" di Valerio Ivo Montanaro

martedì 30 gennaio 2018

Il "senso"


«Senza la coscienza riflettente dell'uomo il mondo ha un'enorme assenza di senso, poiché l'uomo, nella nostra esperienza, è l'unico essere che può costatare il "senso"».
Jung
...non significa che l'uomo crei il senso; lo realizza solo portandolo nella coscienza, ma esso esiste già, nascosto nella natura, indipendentemente dalla nostra percezione cosciente.
Il "senso" è un concetto trascendente, non definibile in modo conciso.
Riconoscere il senso non equivale a un semplice accumulo di informazioni o cognizioni, è piuttosto un'esperienza vissuta, che tocca tanto il cuore quanto la ragione.
Ci sembra una luce altamente rischiarante e al tempo stesso qualcosa di incomprensibile, una folgorazione.
Il pensiero logico-deduttivo si mostra solo raramente in questo riconoscimento del senso, poiché il "senso",  così come lo intende Jung, non coincide assolutamente con l'andamento del pensiero discorsivo, basato su una struttura d'ordine logico-matematico.
Il riconoscimento del senso è un "salto quantico" nella psiche.
Il "senso" d'un evento sincronistico non è però identico al "sapere assoluto", poiché nel promo caso si tratta d'una conoscenza puntuale e temporalmente determinata riguardante un individuo cosciente in un certo momento della sua vita.
Una simile conoscenza, coincidente con in atto creativo rappresentato dai fenomeni sincronistici, è un evento psichico, un'esperienza, il cui contenuto produce spesso un effetto curativo o distruttivo.
Quando porta guarigione, anche il più gran dolore diviene sopportabile, poiché possiamo scorgere dietro di esso un senso.
Il senso ci collega al numinoso - al senso del tutto -, al Tao, ci colloca di nuovo al posto giusto all'interno di questa totalità e ci dà la sensazione di "qualcosa che è giusto così com'è", di una riconciliazione con la vita e la morte, con gioia e dolore, con il conflitto e la pace.
Si tratta di un'accettazione completa dell'esistenza.
Per Jung individuazione e conoscenza del senso sono la stessa cosa, poiché individuazione significa trovare il proprio senso, cioè il proprio legame con il senso universale.
...comprende in sé il sentimento, la  sensazione, l'emozione, la totalità della persona.
Questo legame improvviso e illuminante che ci tocca nell'incontro con un evento sincronistico rappresenta una momentanea unificazione di due stati psichici: uno stato consapevole della nostra coscienza, che si muove all'interno del flusso del pensiero logico-deduttivo e di un processo continuo di percezione, da cui trae origine la nostra immagine del mondo cosiddetto materiale o esterno, e uno stato profondo, ove il "senso" del tutto si trova nell'ambito del "sapere assoluto".
Il senso ha bisogno del tempo come vettore per poter essere percepito dall'uomo.
«Il tempo è il mediatore tra il regno del possibile e il regno del fattuale» G.J.Whitrow
Esso necessita d'un flusso di eventi esterni e interni, per rendere visibile sotto forma di eventi sincronistici sporadici il senso nascosto di modelli archetipici.
Ogniqualvolta si verifica un tale evento, muta anche l'intero essere.
Ciò che chiamo tutto o unità corrisponde perfettamente all'unus mundus di Jung,  che trascende la dualità di psiche e materia.
Tratto da "Psiche e materia" di Marie Louise von Franz

giovedì 25 gennaio 2018

Il numero come archetipo primitivo


"Il numero serve in primissimo luogo a porre ordine nella caotica molteplicità del fenomenico.
È lo strumento dato per stabilire un ordine o per cogliere una regolarità già esistente ma ancora ignota, vale a dire una certa disposizione.
È certamente l'elemento ordinatore più primitivo dello spirito umano
Che il numero possegga un fondamento archetipico non è solo una mia (Jung) supposizione ma anche un'idea condivisa da certi matematici".
I numeri sono gli archetipi più primitivi esistenti, rappresentano la matrice degli archetipi.
Attraverso una raccolta delle loro proprietà "biologiche" si potrebbero comprendere al meglio questi fondamenti della fisica e della psiche oggettiva.
Il numero è, per così dire, al di qua dello psichico, elemento primordiale di ciò che Jung designa come spirito, cioè principio dinamico d'ordine.
Come archetipo il numero diviene perciò un fattore non solo psichico, bensì un generale creatore del mondo;in altri termini, i numeri rinviano a uno sfondo della realtà, in cui psiche e materia non sono più distinguibili.
La cosiddetta serie di numeri di Fibonacci concorda con le leggi della crescita delle piante e anche da ciò che Eugene Wigner ha definito "l'irrazionale effettività della matematica nelle scienze naturali".
Ordine identico si trova alla base sia della materia vivente, sia della psiche umana, "ergo una proprietà generale della materia (o dell'energia)", e in conseguenza di ciò anche di tutti i corpi mobili, compreso il "movimento psichico".
I numeri sembrano formare un autentico ponte tra il regolare coordinamento acausale e i fenomeni sincronistici irregolari.
Nell'antica Cina il numero era qualcosa di puramente qualitativo, di indissolubilmente connesso con il tempo; designava, attraverso il momento temporale, un "insieme" colorato, ponendosi quindi come simbolo di alcune configurazioni ritmico-temporali.
L'ordine mimetico di I Ching concorda esattamente con quello del DNA e dell'RNA.
Il "messaggero d'informazione", scoperto dalla chimica biologica occidentale, era già noto da tempo ai cinesi come ordine numerico fondamentale di situazioni psicofisiche tipiche.
Tratto da "Psiche e materia" di Marie Louise von Franz

Il mondo archetipico e la magia


Tra il mondo visibile e il mondo platonico delle cosiddette intelligenze (anime delle sfere divine) esiste un terzo mondo intermedio, la terra Hurqalya, mondo delle immagini archetipiche autonome, che il visionario percepisce mediante la sua immaginazione.
In quel mondo esistono le forme primordiali di tutto ciò che accade nel mondo visibile.
Questa terra immaginaria non è materiale, bensì un mundus archetypus di sottile materia.
Tutto ciò che il mistico intuisce, necessita di un'interpretazione simbolica.
Il visionario esperisce lì una realtà che ha, in fondo, un significato simbolico e che rinvia ai segreti divini che la sovrastano.
Tra le idee platoniche e il mondo si trova dunque un regno psicoide: l'aspetto secondo cui il mondo archetipico ha a che fare con l'anima umana e può esser raggiunto e influenzato da certe forme di meditazione religiosa, assume ora maggior importanza.
Si tratta del mondo dell'immaginazione creativa.
Poiché nell'anima esistono "forme" archetipiche, la materia potrebbe esserne influenzata, non solo all'interno bensì - e ciò è decisivo - anche all'esterno del corpo, come avviene nel caso "dello sguardo malvagio o dell'immaginazione, proprio quando l'anima è costante, sublime, affine ai principi, allora le obbedisce la materia che è nel mondo esterno e da essa viene influenzata, e si troverà nella materia del mondo esterno ciò che si forma sempre nell'anima, e ciò accade poiché l'anima umana non è prigioniera della materia, ma al contrario la governa".
Questa concezione di Avicenna influenzò in seguito soprattutto Alberto Magno (1206-80) e Tommaso d'Aquino, che la utilizzarono per sperare la trasmutazione alchimistica dei metalli: questa si verifica non per la consueta via tecnico-causale, bensì attraverso l'influsso dell'immaginazione creativa degli alchimisti.
In Alberto troviamo sottolineato un importante elemento già citato da Avicenna: la connessione di questa creatività materiale dell'anima con gli stati affettivi.
Nel sesto libro dei Naturalia di Avicenna si dice che è insita nell' anima umana una certa proprietà (virtus) di cambiare le cose, e che le altre cose le sono soggette; e precisamente quando essa è trascinata da un grande eccesso di amore e di odio.
Se quindi l'anima di un uomo cade preda a un grande eccesso di qualche passione, si può stabilire sperimentalmente che l'eccesso costringe [magicamente] le cose e le cambia nella direzione verso cui tende l'eccesso.
L'emotività (affectio) dell'anima umana è la radice principale di tutte le cose, sia che essa, a causa della sua grande emozione, modifichi il suo corpo e altre cose alle quali tende, sia che ad essa siano soggette, data la sua dignità, le altre cose inferiori... (ciò) che produce questa forza è causato dell'anima.
Chiunque può influenzare magicamente ogni cosa, se cade preda di un grande eccesso.... l'anima è allora così bramosa della cosa che vuole causare, che afferra anche da sé l'ora più importante è migliore, che comanda anche alle cose che più convengono a quell'effetto.
Marsilio Finicio dice nel suo Simposio: "Tutta la potenza della magia consiste nell'amore. L'opera della magia è una certa attrazione d'una cosa verso l'altra, per affinità naturale.
Tutte le parti di questo mondo dipendono, come le catene dell'essere, da un amore e sono legate da un nesso naturale (...) questa è l'autentica magia".
Bruno paragona quest'amore onnipresente a un lampo (fulgur) o una luce e lo definisce "anima cosmica" o "spirito dell'universo".
Tratto da "Psiche e materia" di Marie Louise von Franz

martedì 23 gennaio 2018

Alchimia e psicologia junghiana


La psicologia dell'inconscio come ramo della medicina è in definitiva un derivato di quella concezione riguardo alla scienze naturali che si manifestò in lungo tempo nell'alchimia.
Interessandoci all'alchimia ci richiamiamo alle radici della nostra concezione delle "scienze dello spirito".
Quel fattore sconosciuto, vitale, che gli alchimisti ipotizzavano era inerente alla vitalità della materia che oggi definiamo con un concetto approssimativo di inconscio.
Non è escluso che si tratti della stessa realtà che, considerata dall'interno e dall'esterno, si lascia descrivere in modo complementare dalla fisica e dalla psicologia del profondo.
Già nei più antichi testi alchimistici a noi sinora noti emerge il pensiero che la nascita del lapis philosophorum rappresenti un processo parallelo alla nascita del mondo.
Alcune tracce di analogia tra lavorazione dei metalli e creazione del mondo risalgono addirittura al patrimonio culturale babilonese.
La stessa analogia emerge nei documenti greci del III secolo d.C. ed è espressa chiaramente in completo parallelismo con i cosiddetti scritti ermetici, composti quando nello stesso tempo.
Nel Corpus hermeticum, 8.5, l'uomo sarebbe stato generato, nato a immagine e del mondo, e più avanti è detto che il cosmo sarebbe figlio di Dio e l'uomo un nipote di Dio: tutti sarebbero creati secondo la stessa immagine.
"Ermes definisce L' uomo un microcosmo poiché l'uomo ha tutto ciò che possiede il cosmo....
Il macrocosmo ha soffi d'aria che crescono sino a divenire venti, l'uomo respira. Il macrocosmo ha sole e luna, l'uomo ha due occhi: l'occhio destro si pone in analogia al sole, il sinistro alla luna...."
Il parallelismo stesso non è solo un'idea, bensì anche una sostanza, cioè l'"uomo" quale materia utilizzabile nell'opus alchimisti.
Questo sembra essere direttamente l'uomo cosmico, ad esempio l'alchimista, bensì una "materia", che è anche in qualche modo uomo.
L'uomo è una copia del cosmo, ma non esiste solo un'analogia, anzi il parallelismo stesso è qualcosa di concreto, è, per così dire, una sostanza, cioè la terra del cosmo, la materia primordiale.
Questa materia primordiale è contrassegnata da opposti: maschile-femminile o crisocolla-argento e così via.
Questa analogia, vista come sostanza, è esistita in modo latente, come l' "uomo luminoso", in ogni essere umano.
L'elaborazione della propria disposizione psichica sarebbe di importanza essenziale per l'opus; getta una nuova luce riguardo la separazione di corpo e anima, indicando che questa separazione è da intendere anche in senso interiore, dunque microcosmico, come mortificazione mistica e perdita dello spirito, come mors voluntaria.
Dio creò il cosmo a sua immagine, e l'uomo creò il lapis secondo lo stesso modello, l'immagine di Dio, che porta in sé.
Il parallelismo non è solo concettuale, ma sostanziale: sussiste invero nell'immagine dell'Anthropos, l'uomo luminoso, l'uovo...
L'opus è il luogo in cui l'uomo ha una certa libertà e dove, perciò, risiede le relazione forse più intima tra la chimica e l'Io dell'uomo empirico.
L'uomo potrebbe pervenire, attraverso la presa di coscienza della propria essenza corporea, al segreto della sostanza.
Tale conoscenza non viene "dall'esterno" bensì attraverso l'introspezione meditativa, per così dire attraverso l'immersione nelle percezioni spirituali endosomatiche.
Quel che gli alchimisti descrivono come immagine di Dio, uovo, uomo primordiale di luce e stadio dell'inizio e della fine, corrisponde esattamente al nostro inconscio collettivo dimostrabile sperimentalmente, simboleggiato esattamente nei sogni degli uomini moderni.
L'inconscio non sembra consistere dunque d'una caotica raccolta di "nuclei" archetipici, ma allude piuttosto a una strutturazione, che si cristallizza intorno a un centro, denominato da Jung Sé.
Il Sé è dimostrabile nella psiche inconscia dell' uomo come il fattore attivo di massima energia.
"Esso è creato da Dio". "E tu sei la prima materia".
L'individuo umano è il punto di partenza di quelle esperienze che conducono il Sé a divenire conscio: "Viene estratto da te".
"E dovunque tu sia, rimarrà inseparabile da te": chi prenda coscienza di un tale contenuto tramite l'esperienza vissuta, s'unirà per sempre con l'Io impersonale.
È un'esperienza trasformatrice, inalienabile per l'uomo.
Tratto da "Psiche e materia" di Marie Louise von Franz

giovedì 18 gennaio 2018

Inconscio collettivo


L'inconscio collettivo non è solo un'identità psichica strutturale e innata in tutti gli esseri umani, bensì anche "un continuum onnipresente, un presente inesteso.
Se accade qualcosa in un punto a, che tocca l'inconscio o muove a compassione, questo qualcosa è accaduto ovunque".
Se consideriamo l'inconscio collettivo come un continuum onnipresente o come un presente inesteso, esso è appunto qualcosa che avviene in un luogo, che tocca l'inconscio collettivo e avviene contemporaneamente ovunque.
"Il mondo archetipico è "eterno", cioè al di fuori del tempo, ed è dappertutto, poiché (...) in condizioni archetipiche non esiste spazio".
Su ciò si basa, ad esempio, lo stupefacente parallelismo degli stili d'epoca ed europei o il contemporaneo emerge della stessa idea in due scienziati all'opera autonomamente, com'è già accaduto più volte nella storia delle scienze.
Lo spirito appare come aspetto dinamico della psiche oggettiva, ciò che muove, vivifica, ispira, ciò che spontaneamente produce e ordina immagini simboliche nel campo ottico interno.
La sua più semplice e originaria forma fenomenica nello spazio psichico è il numero.
Per contro non possiamo conoscere l'"Essere" transpsichico dello spirito.
La materia forma il polo contrario, si manifesta nella sfera della psiche accoppiata con processi istintivi, cioè fisiologici e nei fenomeni che non possiamo comprendere attraverso l'elaborazione delle percezioni sensoriali.
La distinzione di spirito e materia, come afferma Jung, consiste solo nelle etichette per due manifestazioni dell'Essere, in sé sconosciute, che noi esperiamo internamente come spirituali o eternamente come materiali.
Alla base della necessità d'una duplice etichetta stanno gli archetipi di spirito-padre e materia-madre.
L'unica vera ragion d'essere, l'unica verità immediata è psichica, è l'esperienza psichica.
Il nostro razionalismo materialistico tende al crollo, nelle mani delle industrie o di uomini o di stato ossessionati dal potere.
Questo carattere demoniaco della potenza vive in ognuno di noi.
Ovunque vi sia programmazione orientata solo alla ratio e alle concrete esigenze materiali, questo diavolo distruttivo è all'opera; quando crediamo di cambiare la natura esterna con una programmazione o di dover "migliorare" con progetti tecnici o manipolazioni sociologiche o psicologiche, lavoriamo per la distruzione dell'anima e quindi della nostra vita.
Tratto da "Psiche e materia" di Marie Louise von Franz

martedì 16 gennaio 2018

Psiche e materia; due facce dello stesso segreto


L'energia è massa e la massa ha l'attributo dell'estensibilità.
In ogni caso un corpo che si muove a velocità superiore a quella della luce non è più visibile, e su di esso non si può affermare nulla di certo.
Non c'è alcuna possibilità di pronunciare qualcosa sulla sua collocazione o sulla sua esistenza, né sarebbe possibile stabilire il suo tempo.
..Il cervello potrebbe essere una stazione di scambio, in cui la tensione o l'intensità della psiche in sé, relativamente infinita, viene mutata in frequenze o "dilatazioni" percepibili.
All'opposto, il permanere di percezioni corporali introspettive può spiegarsi attraverso una graduale "psichizzazione" o intensificazione a scapito dell'estensione.
Psiche = altissima intensità nel minimo spazio.
La maggior parte delle percezioni extrasensoriali, dimostrano che la psiche non è assolutamente legata alle nostre categorie spaziotempo.
Essa coincide, inoltre, con quanto è provato dalla mistica orientale e occidentale: che in determinati stati estatici lo spaziotempo viene superato con una contemporanea intensificazione della coscienza psichica e spiega perché nell'impedimento delle funzioni cerebrali per effetti tossici si verifica anche una forte intensificazione dell'esperienza psichica, benché in tal caso disorganizzata e frammentaria.
Nella vita quotidiana presupponiamo una certa dicotomia di spirito e materia, che però è solo una forma della percezione cosciente.
In realtà non sappiamo né cosa sia la materia in sé, né cosa siano lo spirito o la psiche in sé.
Secondo Jung molto probabilmente sono semplicemente due facce dello stesso segreto vivente, che egli chiamò unus mundus, il mondo unico.
Attraverso l'ipotesi che psiche e materia siano forme di un'identica manifestazione di energia (l'una a basse frequenze, estesa nel tempo e nello spazio, l'altra come pura intensità), il mondo di psiche e materia sarebbe di fatto uno.
Se ciò è vero, il temporale e l'atemporale sono due fasce d'un unico segreto che si dovrebbe denominare tempo e non-tempo.
Adempiere alle esigenze del tempo orario e insieme seguire il ritmo del Sé richiede una considerevole maturità.
Ciò significa che talvolta tutti gli schemi e doveri impostici dall'esterno debbono essere lasciati cadere, se il Sé improvvisamente richiede da noi che facciamo qualcos'altro; che dobbiamo anche essere capaci di distinguere se una tale esigenza curve dal Sé o da altri complessi inconsci.
Considerato in tal modo, il tempo diviene una pietra di paragone, che ci mostra esattamente quanto siamo in armonia con noi stessi.
Tratto da "Psiche e materia" di Marie Louise von Franz

giovedì 11 gennaio 2018

La percezione personale del tempo


Il tempo nasce laddove l'eterno ordine extratemporale del Sé s'incontra con l'ordine legato al tempo del nostro mondo consciamente esperito.
Ciò ci porterebbe a concludere che la nostra relazione col tempo possa essere giusta "solo" se il nostro Io vive in stretta connessione con il Sè...
Sempre quando l'uomo non riesce a trovare senso e scopo della vita o smarrisce il suo modello "eterno", a causa di pregiudizi razionali, si pone sul piede di guerra contro il tempo.
La nostra valutazione dello scorrere del tempo, inoltre, varia se siamo sotto l'effetto di droghe o della febbre, se siamo anziani o giovani.
Gli orologi fisiologici in parte sembrano funzionare senza stimoli esterni, sembrano essere endogeni.
Non è ancora sicuro ma è probabile che molti di questi ritmi vengano scanditi dal cervello; la nostra percezione del tempo è quindi strettamente legata all'esistenza della nostra psiche nella sua forma incarnatasi nel cervello; nell'aspetto non incarnato, invece, la psiche appare in parte estranea al tempo, come ho già accennato.
Jung ha avanzato una spiegazione speculare di questo problema: "da un lato la coscienza non detiene alcuna informazione sui processi interni del corpo e dall'altra parte l'inconscio (...) si riferisce solo raramente al corpo o solo attraverso percorsi tangenziali, cioè in immagini fortemente "simbolizzate".
Tra "spirito e corpo"sembra sussistere un singolare vuoto".
Jung ritiene che in determinati luoghi del corpo possiamo avere un tumore a uno stadio avanzato, senza che ne siamo coscienti....
Jung menziona poi la relatività dello spaziotempo nei fenomeni parapsicologici e conclude infine con la domanda; «dobbiamo ricorrere alle categorie dello spazio e del tempo, quando si tratta della realtà psichica?... Forse la psiche potrebbe essere intesa come intensità inestesa e non come un corpo che si muove nel tempo.
Si potrebbe supporre che la psiche aumenti gradualmente da un'intensità minima a una infinita e che irrealizzi la realtà corporea se oltrepassa, ad esempio, la velocità della luce.
Ciò spiegherebbe l'"elasticità" dello spazio nelle percezioni extrasensoriali.
Senza un corpo che si muove nello spazio non può darsi alcun tempo e cioè spiegherebbe l'"elasticità" del tempo»
Tratto da "Psiche e materia" di Marie Louise von Franz

martedì 9 gennaio 2018

Gli eventi sincronistici


Gli eventi sincronistici sono per Jung fenomeni parapsicologici sporadici, emergenti in modo irregolare, che sembrano illustrate solo casi speciali all'interno d'un principio generale, da lui definito coordinamento acausale.
Vale a dire che certi fatti naturali sembrano possedere un ordine, senza che se ne possa indicare una causa.
Nell'ambito della materia, ad esempio, vi sono la legge temporale della disintegrazione radioattiva o la velocità costante della luce.
Nell'ambito dello spirito (psiche) il coordinamento acausale si trova ad esempio nel numero 6, numero perfetto: l'audizione di 1, 2, 3 dà infatti lo stesso risultato della loro moltiplicazione (1x 2 x 3).
Dobbiamo assumere tale dato, senza poterne fornire una ragione.
È possibile indagare l'ordine, che è alla base dei citati procedimenti oracolari, mentre gli eventi sincronistici sono solo casi speciali momentanei, nei quali l'osservatore è in grado di riconoscere il terzo elemento che connette psiche e materia, cioè l'omogeneità di senso tra eventi interni ed esterni.
"Questa forma del coordinamento di distingue da quella delle peculiarità dei numeri interi o delle discontinuità della fisica per il fatto che queste ultime sono reperibili da sempre e regolarmente, mentre le forme di coordinamento psichico rappresentano atti creativi nel tempo, nel senso di una creatio continua.
Così il contingente "sarebbe come qualcosa che da un lato è generale ed esiste da sempre e dall'altro è la somma di molti atti individuali di creazione che si realizzano nel tempo.
Tali atti creativi nel tempo, però, non si verificano del tutto al di fuori d'ogni possibilità predittiva, bensì all'interno di certi campi di probabilità nel coordinamento acausale, che tentano di comprendere l'oracolo con l'aiuto di procedimenti numerici.
I fisici moderni sono giunti all'idea di un'unità ultima dell'individuo e considerano tutte le nostre affermazioni una costruzione del nostro spirito.
In questo mondo unitario, dice Capra, "Ogni particella consiste di tutte le altre particelle".
Al tempo stesso esse esercitano con se stesse un effetto di scambio, emettono continuamente particelle "virtuali" e subito le riassorbono.
Le particelle tuttavia non sono "granuli isolati di materia, ma strutture probabili, connessioni in un tessuto cosmico inseparabile", che formano "un tessuto di relazione tra le diverse parti d'un tutto".
La distinzione tra mondo unitario e unus mundus di Jung poggia sul fatto che quest'ultimo include l'ambito psichico, cioè trascende la distinzione tra psiche e materia.
Quest'ultima realtà dell'unus mundus è trascendente, non può essere compresa dalla coscienza.
Gli eventi sincronistici sono singolarità in cui si manifesta sporadicamente l'unità di psiche e materia, l'unus mundus.
Anche il numero in particolare sembra mostrare una speciale relazione con entrambi i settori...
Il numero è perciò, secondo Jung, la forms più primitiva degli archetipi, quell'"ordinatore"  delle nostre riflessioni coscienti in cui si legano quantità e senso.
Tratto da "Psiche e materia" di Marie Louise von Franz

giovedì 4 gennaio 2018

La danza cosmica della materia


In Cina il tempo non è mai stato un vuoto quadro di riferimento; è stato sempre contrassegnato dagli eventi accaduti nella natura simultaneamente.
L'universo possedeva nel contempo una natura ritmico-temporale, il cui ritmo di fondo era formato dallo scambio di Yang e Yin.
Al suo ritmo, cioè, era connessa l'idea d'una enantiodromia: quando una linea dell'oracolo di I Ching raggiunge il suo vertice, si ribalta nel suo opposto.
Il filosofo greco Eraclito formulò un'idea analoga, quando definì il destino "un senso (logos) ordinatore del cosmo, che diviene, per enantiodromia, creatore di tutte le cose".
Jung riprese questo concetto indicando la legge psicologica che tende a rovesciare gli opposti psichici nel loro contrario: il male nel bene, l'amore nell'odio, l'eccessiva spiritualità nella pulsionalità e così via.
Afferma Capra: "Tutta la materia, sia qui sulla terra, sia nello spazio esterno, è coinvolta in una continua danza cosmica.
La fisica moderna ha rivelato che ciascuna particella "canta perennemente la sua canzone", producendo configurazioni ritmiche di energie in forme dense e tenui".
Anche quando ritorniamo nell'ambito macrofisico e ai corpi degli esseri viventi, incontriamo lo stesso fenomeno: tutti seguono determinati ritmi, i propri tempi biologici.
Piante e animali, così, non solo si adattano all'ambiente, ma al tempo; ad esempio al dì (il cosiddetto fenomeno circadiano), ma anche alle fasi lunari (bassa e alta marea) o persino all'anno solare.
Alcune attività, come la ricerca del cibo, vengono causate negli animali non solo dallo stimolo del sorgere del sole, ma anche da un ritmo interno, che consente loro la "programmazione".
Anche le piante posseggono quasi una memoria del tempo, poiché molte (non tutte) cominciano a schiudere i loro fiori parecchie ore prima dell'alba, come se "sapessero" che il sole entro breve sorgerà.
Se le si lascia apposta all'ombra, schiudono i loro fiori sempre alla stessa ora del dì.
Si presume che gli orologi biologici degli animali funzionino mediante oscillatori che regolano parecchi processi fisiologici; fasi di attività o di quiete, cambiamenti di stato nel metabolismo, temperatura corporea e altri.
Questi ritmi sembrano innati e sono endogeni, non prodotti da stimoli esterni.
Negli organismo unicellulari e in alcune piante il tutto è spesso legato a un ritmo.
Nel cervello sembra esistere un'organizzazione ritmica, cronologica, standardizzata, funzionante come un tutto, sostiene Schaltenbrand.
Adolf Portmann sottolineava che interi comportamenti di piante e animali hanno una natura temporale: "Ogni forma vitale forma vitale è al nostro cospetto come una figura che esperisce il proprio sviluppo peculiare non solo nello spazio, ma anche nel tempo".
Tratto da "Psiche e materia" di Marie Louise von Franz

domenica 31 dicembre 2017

Profilo numerologico del 2018


Stiamo lasciando un anno caratterizzato (numerologicamente) dall'1 l'archetipo del guerriero, delle prove di coraggio e della crescita...
Del principio maschile attivo, dell'iniziazione.
L'Alfa.
Dell'individualità, dell'indipendenza, della forza e della motivazione, della scelta e delle decisioni.
Dell'autoaffermazione!
Del coraggio e dell'orgoglio...
Molti di noi hanno sperimentato la solitudine interiore pur avendo persone accanto, molti di noi hanno dovuto lottare con sé stessi per non cadere giù...
Il nuovo anno il 2018 è caratterizzato da ben due numeri: il 2 e l'11.
Iniziamo dall' archetipo del 2 femminile e passivo.
Il 2 è il numero della coppia cosmica e dell'equilibrio.
Dominato dal principio femminile, avrà un'energia più materna ma ricordiamo che la madre può essere sia dolce e protettiva, sia severa e spietata, dipenderà dalle prove che dovremmo superare ancora per il raggiungimento del nostro equilibrio interiore.
Ricettività, attrazione e unione degli opposti, matrimonio mistico, Yin e Yang, unione attraverso la conoscenza della separazione.
Immaginazione, riflessione e intuizione faranno da padrone in questo anno.
Bisognerà imparare a trarre i benefici da questo anno materno; attraverso la forza del distacco da una "madre" dolce e premurosa, che non ci permette di diventare "grandi", o attraverso la "sconfitta" della madre "drago divoratore", che nella modalità diametralmente opposta ci condurrà alla completezza di noi stessi attraverso il coraggio dell'eroe sperimentato nell'anno precedente.
Mentre il 2017 era dominato dall'elemento fuoco e dal Sole questo nuovo anno sarà dominato dall'elemento acqua e dalla Luna...che darà saggezza amorevole e fecondità...
Questo anno potrebbe portare importanti esperienze nel campo delle relazioni, nel riconoscimento del rapportarsi alla pari e della vita di coppia che conduce, anche, a una completezza individuale, anziché alla spersonalizzazione finse stessi.
Questo anno porta con sé anche un aspetto ancora più profondo e mistico perché 2+1+8 ha come risultato il numero maestro 11 che si esprime a livello potenziale nella sensitività, nel genio, nell'intuizione, nella preveggenza, nella profezia, nelle capacità mediatiche.
Farà da padrona la verità, la bellezza animica, l'equilibro di positivo e negativo, la giustizia universale...
In questo anno la luce potrà illuminare le tenebre...
Molti potranno avere una chiara visione della propria strada nella vita...
Si sveglieranno molte coscienze in un salto di elevazione spirituale...
Purché si sia pronti a riflettere sul vero significato della vita....
Un anno all'insegna dell'illuminazione.
Anche in questo numero archetipo troviamo l'elemento acqua mescolato all'aria e oltre alla Luna si avrà il domino di Urano come pianeti del misticismo...
Con questa analisi numerologica auguro a tutti un anno nuovo di esperienze e crescita interiore...
Auguro a tutti coloro che stanno cercando l'amore di trovarne uno che possa esaltare le qualità individuali di ognuno...
Auguro di essere sempre la luce di sé stessi e di trovare sempre la via...
Auguro di avere sempre la forza di rialzarsi, anche se la vita è difficile e piena di prove...
Ma soprattutto di trovare la completezza in sé stessi e di realizzare i propri potenziali...
Con amore
Nell'AniMo Antico

giovedì 28 dicembre 2017

Il Sè e la struttura spiraliforme


Si è tentato ripetutamente di connettere la visione lineare e quella ciclica del tempo.
L'immagine migliore di tale combinazione è la spirale.
Jung ha tentato di mostrare che il divenire conscio del nucleo psichico, del Sé, o l'immagine interiore dell'Uomo-Dio, hanno attraversato storicamente tale sviluppo spiraliforme.
Lo schema rappresenta, secondo Jung, lo sviluppo fondamentale della nostra immagine dell' Uomo-Dio.
Dobbiamo svolgere la catena secondo la spirale; allora il punto inferiore, "il cerchio", ritorna su, ma a un livello cosciente leggermente più elevato.
Sotto "Adamo terrestre" sta il serpente, che provocò la sua caduta e che rappresenta la materia divina primordiale, meta perseguita dagli alchimisti.
Circolando attraverso i quattro elementi, diviene la "pietra del sapere", un nuovo simbolo dell'Uomo-Dio.
Quest'ultimo viene poi rappresentato in forma di "rotondo" come l'elemento fondamentale del tutto.
Nel mezzo si trovano i quattro quaternioni, intesi come sviluppo del centro sovrastante.
Jung paragona questo processo spiraliforme nel Sè (immagine divina) all'autorinnovamento d'una sostanza, il carbonio, nel ciclo solare del carbonio-azoto, nel quale un nucleo di carbonio si annette quattro protoni e alla fine del ciclo si scinde nuovamente in forma di particella alfa, per ritornare così alla struttura originaria.
L'analogia con la fisica non è una digressione, in quanto uno stesso schema simbolico rappresenta la discesa nella materia e postula l'identità tra esterno e interno.
La psiche non può essere qualcosa di "totalmente altro" dalla materia; altrimenti come potrebbe muoverla?
E la materia non può essere totalmente estranea alla psiche; come potrebbe altrimenti produrla?
Il mondo psichico e materia è il medesimo, è l'una partecipa dell'altra, altrimenti l'interazione sarebbe impossibile .
Il modello simbolico spiraliforme di Jung tenta di descrivere una struttura fondamentale della vita fisica e psichica.
Non da ultimo, la sostanza genetica di tutti gli esseri viventi è avvolta in una doppia spirale.
Forse questa spirale genetica rappresenta un'analogia con la concezione archetipica del tempo, in cui vengono conciliati sia l'aspetto ciclico che quello lineare.
Tratto da "Psiche e materia" di Marie Louise von Franz

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