martedì 17 aprile 2018

Delirio e rivelazione

Libro Rosso di Jung -La depressione creativa

Tra delirio e rivelazione non esiste e non può esistere alcuna netta distinzione.
La rivelazione arriva sempre in forma non suscettibile di correzione, arriva sempre in forma delirante.
Come "il delirio in senso proprio non è suscettibile di correzione", così anche la rivelazione.
Essa viene dalla suprema Autorità, dalla voce stessa della Verità con tutta la certezza del nous trascendente.
Che cosa mai si potrebbe correggere, e di dove potrebbe venire una siffatta correzione, se non da una prospettiva inferiore, fallibile e meramente umana?
...Il delirio è sempre rivelazione e la rivelazione sempre delirio...
La Divinità è nascosta e l'essenza della religione è il rapporto con il nascosto, allora la rivelazione diventa necessaria alla religione, ma così pure il delirio...
Quel bisogno... che un Dio nascosto si riveli, un Dio le cui rivelazioni non si possono nettamente distinguere dai deliri..
Psicologia e teologia hanno bisogno di mantenere il loro inerente nesso reciproco, altrimenti la teologia perde anima e la psicologia dimentica gli Dei...
Non ci è lecito dividere la psicologia dalla teologia, così come non ci è lecito dividere l'anima dallo spirito...
Finché una cultura per la propria religione avrà bisogno della rivelazione, in quella cultura sarà endemica la follia religiosa; finché la rivelazione sarà necessaria all'essenza della religione, avremo necessariamente una teologia dogmatica e una Chiesa e una psichiatria istituzionalizzata che garantiscono la correttezza della rivelazione..
Possiamo vedere (i contenuti della follia) anche dell'odierna crisi apocalittica, nel nostro settarismo fondamentalista e nella paranoia politica del nostro mondo.
Perceval disse che la sua follia era il letteralismo:...eppure, questo letteralismo del matto è il diretto risultato della rivelazione...
Non possiamo rimuovere il fatto che Dio della teologia della nostra cultura sia una divinità che per essere divina deve rivelare, rivelare con parole, parole letterali; che questo Dio della teologia sia egli stesso un praticante del letteralismo...
È un Dio teologico, un Dio delle scritture - delle Sacre Scritture - che si identifica con la propria parola...
"Nel principio era la Parola, e la Parola era con Dio, e la Parola era Dio"
Vangelo di Giovanni
...come dice William James, con una "qualità noetica": "illuminazioni, rivelazioni, piene di senso e importanza... sono stati di conoscienza".
Lo spirito parla letteralmente con istruzioni e profezie assolutamente letterari e con miracoli esclusivamente sensoriali fatti di carne e di cose.
Tratto da "La vana fuga dagli dei" di J. Hillman

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