mercoledì 27 marzo 2019

L'uomo: una triade -Nous/Psiche/Sôma-


L'anima esiste dai tempi più remoti ed è dunque anteriore al suo corpo fisico (Platone Timeo).
Tutte le anime sono d'altronde simili ma, incarnandosi in corpi diversi, reagiscono differentemente alle vicissitudini del mondo e conosceranno da allora destini divergenti (Timeo).
Il loro numero è invariabile ed esse viaggiano continuamente tra Cielo e Terra.
Il loro destino è simile a quello delle gocce di pioggia che si trovano nell'alto del cielo, ma cadono sulla terra e vi conoscono sorti diverse: le une entrano nella terra, si purificano, escono nell'acqua fredda e limpida delle sorgenti, raggiungono l'oceano e una volta giunte sulla cresta delle onde sono aspirate dal sole e risalgono al cielo, loro patria originale.
Altre sono catturate dagli uomini e poste in recipienti che le imprigionano per un certo tempo, oppure sono rapidamente liberate con l'ebollizione.
Ma tutte terminano tosto o tardi Il loro viaggio terrestre ritornano alla loro dimora celeste per ricominciare di nuovo il loro doloroso periplo.
Sono dunque sempre le stesse gocce d'acqua che vanno e vengono visto che nulla si crea è nulla si distrugge in natura.
Nel nostro mondo sublunare è il sole, immagine vivente della divinità, che ha il ruolo essenziale di grande seminatore delle anime.
Egli le invia sulla terra dove esse si incarnano durante le generazioni...
Questa discesa si effettua nel canale nel canale dei raggi solari che si proiettano sulla luna: essa li rinvia sulla terra.
Questo passaggio per la luna è indispensabile perché il Nous, o corpo mentale, deve ricevere un involucro astrale, la Psiche, specie di doppio etereo, dotato di sensibilità e di mobilità; involucro che formerà il Nous e con il corpo di carne, o Sôma l'intera personalità dell'uomo.
Il Sole ci dà il Nous che assicura all'uomo la sua intelligenza e la ragione.
La Luna ci dà la Psiche sede della sensibilità.
La Terra fornisce soltanto il suo supporto materiale il Sôma.
Tale e l'uomo una Triade: uno spirito, servito da una sensibilità mobile, imprigionata nel corpo; un'anima, dotata di giudizio servito da una percettibilità sempre sveglia, chiusa nella tomba del corpo.
Solo il Nous è immortale...
Il Nous sopravviverà alla prima morte che è quella del corpo e alla seconda morte che è quella della Psiche (alla morte l'intelletto agente, che è immortale, libero da passioni, sopravvive al corpo che perisce quando l'intelletto passivo è mortale come il corpo. Aristotele "De Anima")
Col fuoco del nostro spirito siamo legati permanentemente al Fuoco celeste e all'immortale armonia delle sfere...
Tratto da "Plutarco i segreti esoterici" di Jean Mallinger

mercoledì 20 marzo 2019

Gli Dei


"Infatti nessun pensiero umano ha fatto amare e onorare gli dei 
Prima che incominciasse il canto nell'anima silenziosa, 
Né poté la terra nel sogno o con l'azione prendere il cielo su di sé 
Finché la parola non fu rivestita di linguaggio dalle labbra dell'uomo"
Gli dei sono le creazioni del creato.
Esse sono fatti dall'adorazione dei loro adoratori.
Non sono gli dei a fare l'opera della creazione.
Questa è fatta dalle grandi forze naturali che operano ciascuna a seconda della propria natura; gli dei vengono nella loro processione dopo che il Cigno dell'Empireo ha deposto l'uovo della manifestazione nell'oscurità della notte cosmica.
Gli dei sono emanazioni delle menti-gruppo delle razze; essi non sono emanazioni dell'Unico ed Eterno.
Nondimeno essi sono immensamente potenti perché mediante la loro influenza sulla immaginazione dei loro adoratori essi uniscono il microcosmo al macrocosmo; in quanto con la meditazione sulla bellezza ideale di Apollo l'anima dell'uomo è aperta alla bellezza in generale.
Dalla materia-mente (Akasha, Etere) sono formati gli stampi di tutte le forme; ed entro questi stampi sono costruite le strutture delle tensioni eretiche, entro le quali sono contenute le molecole della materia che formano il corpo della manifestazione sul piano fisico.
...queste forme sono costruite dalla consapevolezza cosmica espressa come forze naturali, funzionanti ciascuna secondo la propria natura; ma allorché la consapevolezza ha cominciato a svilupparsi nelle creature del Creatore, essa ha esercitato le sue funzioni in gradi vari sulla materia-mente astrale che, per sua natura, era suscettibile alle influenze della consapevolezza; di conseguenza, "il pensiero dell'uomo ha fatto gli Dei da amare e da onorare".
Queste forme, una volta costruite, sono divenute canali delle forze specializzate che esse erano destinate a rappresentare, concentrandole sui loro adoratori.
In questo senso illimitato gli iniziato non solo credono negli dei, ma li adorano.
I veggenti, quando cercano di discernere la natura spirituale e la più intima essenza di ogni forma di vita, si imbattono in queste immagini, le "creazioni del creato" e saranno ingannate da esse, prendendole per l'essenza astratta stessa, che non può essere trovata su nessun piano che dà immagini alla visione psichica, ma soltanto su quelli che sono visti dall'intuizione pura.
L'uomo, quando la sua mentalità era ancora primitiva, adorava queste immagini, per mezzo delle quali e gli rappresentava a se stesso le grandi forze naturali di importanza così essenziale al suo benessere materiale, stabilendo in tal modo un legame con esse, per mezzo del quale si sviluppava un canale in cui le forze che esse rappresentavano erano versate nella sua anima, stimolando così il corrispondente fattore della propria natura e perciò sviluppandolo.
Le operazioni di questa adorazione costruivano immagini estremamente precise e potenti e sono queste ad essere generalmente intese come dei.
Tratto da "La Cabala mistica" Dion Fortune

mercoledì 13 marzo 2019

La Croce


La croce con cui siamo più generalmente familiari è la Croce Calvario, per effetto della sua associazione col Cristianesimo, esistono parecchie altre forme di croce e ciascuna ha il proprio significato.
La Croce Greca, come la Croce Rossa del servizio medico dell'esercito, è chiamata dagli iniziati la Croce della Natura, e rappresenta il potere in equilibrio.
La si può trovare in cima ad alcune croci celtiche, spesso racchiusa in un circolo, sicché una croce celtica consiste in realtà in un'asta rastremata terminante in una croce-natura, e non ha nessuna relazione con la Croce Calvario, che è la Croce della Cristianità.
L'asta rastremata della croce celtica è in realtà una piramide tronca.
Alcune forme arcaiche suggeriscono l'imposizione della croce e del cerchio sulla conica pietra fallica che è un oggetto universale nell'adorazione primitiva.
La Svastica è anch'essa una croce-natura e qualche volta è chiamata la Croce di Thor o il Martello di Thor e la sua forma è supposta indicare l'azione vorticosa dei suoi fulmini
La Croce Calvario è la Croce di Sacrificio e dovrebbe propriamente essere colorata in nero.
La sua asta dovrebbe avere tre volte la lunghezza dei suoi bracci e la lunghezza di ciascun braccio dovrebbe essere tre volte quella della sua ampiezza.
La meditazione su questa croce porta iniziazione tramite sofferenza, sacrificio e abnegazione.
Il Crocifisso è un'elaborazione della Croce Calvario.
Il circolo sopra la croce è un simbolo iniziatorio, specialmente quando la croce è sollevata sopra tre gradini, come dovrebbe essere in questa forma.
Il circolo indica vita eterna; anche saggezza; e vediamo una forma di esso nell'emblema della Società Teosofica che ha per suo distintivo il "serpente che tiene in bocca la sua coda".
Una Croce Calvario col circolo sovrapposto significa iniziazione mediante la Strada della Croce e i tre gradini sono i tre gradi dell'illuminazione.
Questa è la cosiddetta Rosa Croce.
La Rosa associata alla Croce nel simbolismo occidentale è la Rosa Mundi ed è una chiave all'interpretazione delle forze naturali.
Sui suoi petali sono marcati i 32 segni delle forze naturali; questi corrispondono alle 22 lettere dell'alfabeto ebraico e ai Dieci Santi Sephiroth; questi a loro volta sono assegnati ai Trentadue Sentieri dell'Albero della Vita e questa è la chiave per la comprensione della Rosa Mundi.
Le curiose scritte che sono chiamate i sigilli degli spiriti elementari vengono fatte tracciando linee da una lettera all'altra dei nomi sulla Rosa.
Tratto da "La Cabala mistica" Dion Fortune

giovedì 7 marzo 2019

La Luna e il destino delle anime


La Luna, secondo Plutarco, ha due aperture: l'una certa Campi Elisi, di fronte al Sole, ed è per essa che le anime beate, dopo la seconda morte (la prima consiste nella morte del corpo materiale, la seconda della psiche) si lanciano nell'etere radioso.
L'altra guarda la Terra e si chiama il Campo di Proserpina.
È da questa apertura che le anime destinate alla reincarnazione ricadono sulla terra..
La Luna è il Luogo del Giudizio essa deve procedere al peso delle anime; in quanto collaboratrice del Sole, libera le anime giuste dalla loro Psiche (sentimenti)e invia il loro Nous (spirito) - o principio superiore - al mondo solare, mentre rinvia sulla Terra le anime imperfette che devono subire nuovamente la prova dell'esistenza fisica.
Infine, come collaboratrice dell'eterno Periplo delle anime, fornisce a quelle discendenti una Psiche sensitiva, e la riprende a quelle delle anime che risalgono per la loro ascensione finale.
Il suo ruolo è essenziale nella formazione e nella dissociazione della triade umana....
La Terra non dà niente.
Essa non fa che restituire, dopo la morte, quello che aveva ricevuto per operare una creazione.
Il Sole, da parte sua, non riceve nulla: egli si limita a riprendere il Nous che da lui proviene.
La Luna invece riceve e dona.
Essa collabora alla composizione come alla dissoluzione.
Nel primo caso si chiama Ilizia nel secondo Artemide.
Essa è dunque l'intermediaria obbligata di ogni incarnazione e di ogni disincarnazione.
Di qui si comprende la considerevole importanza che le è attribuita in tutti i culti e in tutte le dottrine esoteriche.
È in lei che si dissolvono le Psiche umane così come i cadaveri umani si dissolvono nel seno della Terra.
È in lei che si effettua la Seconda morte: il Nous si separa dalla Psiche nella Luna come l'anima si separa dal corpo sulla Terra.
Tratto da "Plutarco i segreti esoterici" di Jean Mallinger

mercoledì 6 marzo 2019

La Vergine Maria



Un fatto sembra essere chiaro nella storia leggendaria di Maria, ed è che Gesù fu prima ancora della sua nascita consacrato ad una missione profetica per desiderio della madre.
Il senso esoterico della tradizione giudaica e della leggenda cristiana: l'azione provvidenziale o, per dir meglio e più chiaramente, l'influsso del mondo spirituale, che concorre alla nascita di ogni essere umano, è più potente e visibile nella nascita di tutti gli uomini di genio, l'apparizione dei quali non si spiega affatto con la sola legge dell'avatismo fisico.
Questo influsso raggiunge la massima intensità quando si tratta di uno di quei divini profeti destinati a cambiare la faccia del mondo.
L'anima chiamata ad una missione divina proviene da un mondo divino: essa agisce liberamente e coscientemente; ma perchè possa entrare in scena nella vita terrestre occorre un vaso prezioso, occorre una madre superiore che per le attitudini del suo essere morale, pel desiderio della sua anima e la purità della sua vita intuisca, attiri, incarni nel suo sangue e nella sua carne l'anima del redentore, destinato ad essere agli occhi degli uomini un figlio di Dio.
tale è la verità profonda che ricopre l'antica idea della Vergine Madre.
"I grandi iniziati. Volume secondo" di E. Schurè



L'Intelligenza Santificatrice.
La santificazione reca l'idea di ciò che è santo e messo in serbo.
La Vergine Maria è ritenuta essere intimamente associata alla Grande Madre; e da questa attribuzione la mente è condotta all'idea di ciò che porta il Tutto ma conserva la propria verginità; in altre parole, la cui creatività non la coinvolge nella vita della sua creazione ma che rimane in disparte e indietro come base della manifestazione, la sostanza radice da cui scaturisce la materia...
La genitrice di ogni forma, sta dietro e oltre la sostanza che si manifesta... è semprevergine....
È la potente Madre di Tutti i Viventi ed è anche il principio della morte; in quanto il datore di vita nella forma è anche il datore di morte, poiché la forma deve morire quando il suo uso è esaurito.
Sui piani della forma morte e nascita sono due lati della stessa moneta.
L'aspetto madre trova espressione nell'appellativo Marah, il Mare...
È un fatto curioso che Venere-Afrodite sia rappresentata come nata dalla schiuma del mare, e la Vergine Maria è chiamata dai cattolici Stella Maris, Stella del Mare.
La parola Marah, che è la radice di Maria, significa amaro e l'esperienza spirituale attribuita è la Visione di Dolore.
Una visione che porta alla mente l'immagine della Vergine piangente ai piedi della Croce, col cuore trafitto da sette spade.
La Vergine sopra la Luna
È la tesoreria delle Immagini, la Sfera di Maya, Illusioni.
..Non è nient'altro che l'Etere Riflettentesi della Sfera-Terra..
La Luna si separò dalla Terra in un periodo in cui l'evoluzione era alla sua cuspide tra la fase eterica del suo sviluppo e la fase materia densa.
..la cuspide è quella fase tra due segni in cui si mescola l'influenza di entrambi.
La Luna quindi, ha qualcosa di materiale nella sua composizione, onde il globo luminoso che scorgiamo nel cielo..
La Luna e la Terra condividono un unico doppio eterico, anche se i loro due corpi fisici sono separati e la Luna è la compagna più anziana;  vale a dire nelle materie eteriche la Luna è il polo positivo e la Terra quello negativo...
La Luna brilla di luce mutuata, riflessa dal Sole..
La Luna è sempre in una stato di flusso e riflusso, perché la quantità di luce solare ricevuta e riflessa cresce e cala in un ciclo di 28 giorni.
Anche la Terra si trova in uno stato di flusso e riflusso in un ciclo di 24 ore per l'identica ragione.
La Luna sarebbe il guardiano, il filtro, il giudice delle anime prima della loro ascensione finale, dopo ciò che viene chiamata la Seconda morte.
Fonti:
"La Cabala mistica" di Dion Fortune
"Iside-Sophia. La dea ignota" di Massimo Scalingero
"Plutarco. I segreti esoterici" di Jean Mallinger

mercoledì 27 febbraio 2019

Cabala Mistica


"....Non si può però insegnare a cantare a una medusa nutrendola con semi da canarino"
"La Saggezza suggerisce alle nostre menti l'idea di conoscenza accumulata, delle infinite serie di immagini nella memoria; ma la Comprensione ci reca l'idea di una penetrazione nel loro significato, un potere di percepire la loro stessa essenza e interrelazione, che non è necessariamente implicita nella saggezza, presa come conoscenza intellettuale..
..Dalla Comprensione otteniamo l'idea della sintesi, della percezione dei significati che avviene quando le idee sono correlate una con l'altra e, parlando metaforicamente, sovrimposte una sull'altra, in una serie evoluzionale dalla densa alla sottile....
Comprensione, il principio sintetico della consapevolezza..."
"...bene e male non sono cose in sé, ma condizioni. Male è semplicemente forza mal riposta.
Mal riposta nel tempo, se è superata, o se è tanto avanti alla sua epoca da essere impraticabile.
Mal riposta nello spazio, se compare nel posto sbagliato come per esempio la brace ardente sul tappeto o l'acqua del bagno sul soffitto de salotto.
Mal riposta nelle proporzioni, se un eccesso di amore ci rende sciocchi e sentimentali, o una mancanza di amore ci rende crudeli e distruttori.
È in cose come queste che risiede il male, non in un demone personale che agisce come avversario"
La devozione potrebbe essere definita come amore per qualcosa superiore a noi stessi; qualcosa che evoca il nostro idealismo; che, mentre noi speriamo di divenire uguali ad essa, tuttavia, ci fa aspirare a divenire simili ad essa...
Nel vero altruismo l'anima supera i suoi confini ed entra in tutte le cose attraverso simpatia illimitata e amore perfetto; ma dell'orgoglio l'anima cerca di estendere i propri confini fino a possedere tutte le cose, ed è assai diverso possedere una cosa per essere fatta una cosa stessa con essa, in cui essa egualmente possiede noi in perfetta reciprocità.
"...Un tipo di amore di una qualità completamente diversa, assai più costante e permanente e, abbastanza curiosamente, assai più soddisfacente emozionalmente dell'amore in cui non c'è alcuna traccia di timore....
Il re sul suo carro da battaglia che va in guerra, a conquistarsi il nostro Rispetto..
....protegge il suo popolo con la spada del diritto e assicura che venga fatta Giustizia"
"La spada non deve essere maledetta come uno strumento del Demonio ma benedetta e consacrata affinché non possa essere mai sguainata in una causa ingiusta.
Non deve essere mai messa da parte in un pacifismo impraticabile, ma messa al servizio di Dio.."
"Sacrificio non significa rinunziare a qualcosa che vi è caro perché un Dio ne è geloso...ed è lusingato dal vostro dolore.
Esso significa la scelta deliberata e ad occhi aperti di un bene maggiore a preferenza di un bene minore, come l'atleta preferisce la fatica dell'esercizio alla comodità della pigrizia che lo mette fuori forma...
Il sacrificio è in realtà la trasmutazione della forza; l'energia latente nel carbone offerta sull'altare sacrificale della fornace è tramutata nell'energia dinamica del vapore per mezzo del macchinario adatto"
"Nella vita degli individui, nello sviluppo di qualsiasi affare, nel carattere di qualsiasi disciplinata o altamente organizzata mente-gruppo, vediamo l'alternarsi costante delle influenze.... in una ritmica oscillazione da un lato all'altro.
Chiunque è responsabile della disciplina di un gruppo organizzato conosce il bisogno costante di tirare e allentare le redini; di stimolare e di consolidare.
Esiste un senso nel bisogno di cedere allorché il gruppo rifluisce in avanti con un impulso di interesse e curiosità, seguito dal bisogno di agire sugli indolenti quando l'impulso si consuma."
"Ora l'iniziato, sapendo che una fase segue l'altra con il ritmo alterno, non prende troppo sul serio nessuna fase, né pensa che essa sia la fine del mondo o del millennio.
Egli sa che sa farà il suo corso, essendo da principio un correttivo valido e necessario, e arrivando alla fine agli estremi; ma, sempre che ci sia sufficiente visione tra gli illuminati di una razza, il popolo non perirà, proprio perché il fatto di essere arrivati agli estremi indica la fine dell'oscillazione, e normalmente il pendolo invertirà il suo moto e comincerà a tornare indietro verso il centro di stabilità....
...il principio del ritmo è insito in ogni esistenza che si manifesta e si stabilisce non appena una qualsiasi sorta di organizzazione comincia a sorgere dalle rovine."
"Esiste un certo tipo di coraggio che non teme la disgregazione, perché esso sa che tutti i principi spirituali sono indistruttibili, e finché permangono gli archetipi, ogni cosa può essere ricostruita..."
"La repressione sessuale è il risultato di una causa che è molto più profonda del sesso e ha le sue radici in una falsa spiritualità, in un falso raffinamento e idealismo, che ha portato alla privazione delle simpatie, del riconoscimento, della gratitudine di una creatura vinvente da parte del Datore di Vita, l'aspetto superiore della Natura.
Questo è causato da una vanità spirituale che considera gli aspetti più primitivi della natura come al di sotto della sua dignità"
"La bellezza consiste nella debita e giusta proporzione, qualunque possa essere la cosa bella, sia morale che materiale"
"Il sacrificio è la trasformazione della forza da una forma all'altra.
Non esiste una cosa come la totale distruzione della forza; per quanto scompare alla vista essa si conserva in qualche altra forma in base alla grande legge naturale della conservazione dell'energia..
Quando noi facciamo un sacrificio di qualsivoglia sorta, prendiamo una forma statica di energia, e infrangendo la forma che la imprigiona, la mettiamo in libera circolazione nel cosmo.
Ciò che sacrifichiamo in una forma riappare a tempi debito in un'altra forma"
"Nel regno della mente, l'etica è la Verità; sul piano astrale, che è la sfera delle emozioni e degli istinti, l'etica è la Bellezza .
Dobbiamo imparare a comprendere la rettitudine della bellezza, così come la Bellezza della rettitudine se vogliamo far si che tutte le province del regno interiore obbediscano al potere centrale della consapevolezza unificata"
La vita fluirà soltanto in circuito; isolatela, ed essa diviene inerte.
...la personalità umana.... deve essere connessa in alto con il generatore, che è Dio, la Sorgente di tutta la Vita, altrimenti non ci sarà potere motore; ma ugualmente essa deve essere "messa a terra" altrimenti il potere non scorrerà.
Ogni essere umano deve essere "messo a terra", sia letteralmente che metaforicamente.
L'idealista cerca di provocare un isolamento di tutti i contatti-terra affinché il potere che fruisce non possa essere sprecato; egli non riesce a rendersi conto che la terra è un unico grande magnete.
...È soltanto tramite il nostro potere di entrate immaginativamente nella vita dei tipi di esistenza diversi dai nostri che possiamo afferrare i nostri contatti con le forze della natura.
....uno non può destare all'attività ciò che non è già latente. La vita è la vera iniziatrice; le esperienze di vita stimolano alla funzione le capacità del nostro temperamento nella misura in cui noi le possediamo.
La gloria di Dio può solamente brillare nella manifestazione quando ci sono forme che la manifestano.
...Non è la forma a limitare la vita, ma la vita a determinare la forma.
Se cerchiamo di sottrarci alla disciplina della materia prima di essere padroni dell'insegnamento della materia, noi avanziamo verso il cielo, ma siamo colpiti da arresto dello sviluppo (animico)...
...trova(re) nell'idealismo dozzinale un'evasione alle rigorose richieste della vita...non è una via di progresso ma una vita di regresso.
Presto o tardi essi dovranno affrontare l'ostacolo e superarlo.
La vita ce li riporta ripetutamente e attualmente comincia a servirsi della frusta e dello sperone della malattia psicologica; in quanto coloro che non affronteranno la vita si dissoceranno; e la dissociazione è la causa prima della maggior parte dei mali di cui la mente è erede.
"Non sapete che siete il tempio del Dio vivente?"...
Se conosciamo l'uso dell'arredamento simbolico di questo tempio vivente, abbiamo nelle nostre mani le chiavi del Paradiso.
Dio muove in maniera misteriosa le sue meraviglie di attuazione quando la legge naturale è per noi un libro sigillato; ma quando comprendiamo i modi di funzionamento della natura, ci accorgiamo che Dio si muove in una maniera perfettamente naturale tramite i canali regolarmente stabiliti..
Il mondo materiale è l'illuminatore delle Luci...
Il cielo appare azzurro e luminoso soltanto per effetto del riflesso della luce sulle innumerevoli particelle di polvere in sospensione nell'atmosfera; l'aria completamente priva di polvere non è illuminata, e il nostro cielo avrebbe l'oscurità dello spazio interstellare se non fosse per queste particelle di polvere...vediamo gli oggetti unicamente mediante i raggi di luce che essi riflettono dalla loro superficie.
Dobbiamo essere in circuito con l'anima-Terra così come con il Dio del cielo; Esiste un'ispirazione che sorge dall'inconscio così come esiste un'ispirazione che fluisce giù dal superconscio.
Tutti gli affari mondani si alzano e si abbassano come le onde del mare, la cresta segue il ventre dell'onda e il ventre segue la cresta in progresso ritmico; di conseguenza, quando qualsiasi condizione mondana è allo zenit o al suo nadir sappiamo che dobbiamo attenderci nel prossimo futuro un mutamento di flusso.
..."L'ora più oscura è quella che precede l'alba"...
"Cabala Mistica" di Dion Fortune

mercoledì 20 febbraio 2019

Artemide


Probabilmente alla stregua di Afrodite, Artemide aveva origini asiatiche, in ogni caso il suo nome non è di origine greca. Incarnazione della natura incontaminata, delle valli solitarie e delle alture remote, era la regina incontrastata di una miriade di vite che germogliavano, crescevano, si agitavano, si cercavano, si distruggevano e si generavano.
L'essenza divina di Artemide, avvolta nel mistero, non agiva sulla coscienza dell'uomo ma piuttosto si manifestava nella purezza della natura incontaminata.
Ella simboleggiava la natura estiva vibrante di luce, non per nulla si diceva che assieme a suo fratello Apollo, con l'avvento dell'autunno, emigrasse nel paese degli Iperborei, i mitici popoli che vivevano in perfetta armonia e letizia nell'estremo nord della Terra abitabile, per far ritorno l'estate successiva.
Similmente ad Apollo, la dea lunare era sinonimo di lontananza e di purezza con alcune differenze dovute al sesso della delle due divinità; infatti mentre in Apollo il distacco e la purezza si originavano tramite un atto virile veicolato dalla volontà cosciente, per Artemide il raggiungimento degli ideali avveniva in virtù della sua natura femminile.
Vergine, lunare rimase sempre casta come si legge in un inno omerico dedicato ad Afrodite: "Artemide pure, la rumorosa dea del fuso d'oro, mai cedette all'amore di Afrodite, fal dolce sorriso".
Artemide era ritrosa, come la natura, tanto che Atteone, quando decise di spiarla mentre si bagnava nelle acque fu sbranato dai propri cani.
La selva sconfinata era il suo regno.
Qui la dea cacciava in compagnia delle Ninfe con le quali intrecciava danze sui prati fioriti.
Essendo dea della natura, Artemide era particolarmente vicino agli animali, sia come colei che li cura, sia anche come colei che li caccia.
È quanto emerge dalle parole di Omero: "Aspra agitatrice di belve".
Ecco perché spesso veniva raffigurata con i leoni, ma anche con l'orso e il cervo che erano sacri ad Artemide.
Nella sua qualità di cacciatrice il simbolo a lei attribuito era l'arco, che utilizzava per prendere le sue prede anche di notte sul monte.
Su molte raffigurazioni la dea reggeva in mano una fiaccola a volte due.
Inoltre Artemide racchiudeva valenze crudeli così come la natura presenta un lato feroce oscuro, basti pensare ai sacrifici umani che anticamente erano officiati in suo nome.
Artemide gemella di Apollo, il Sole, era soprannominata pure "colei che brilla di notte", alludendo alla sua natura lunare contrapposta a quella solare del fratello.
L'iconografia che la riguardava la ritraeva in abito da cacciatrice, con il capo ornato dalla falce della Luna, accompagnata da un levriero e da un cervo.
Tra i romani venne identificata con la dea Italica Diana, dea protettrice dei boschi e della selvaggina.
Artemide, la lucente, era conosciuta anche come Flitia o Locheia.
Tratto da "Luna Influssi Poteri Leggende" di Stefano Mayorca

mercoledì 13 febbraio 2019

Le tre facce della Luna


La natura femminile della Luna a causa dei suoi mutamenti ha dato vita ad alcune divinità legate al Pantheon greco-romano nel quale compaiono con i nomi e aspetti diversi, ognuno riconducibili alle varie fasi e alle multiformi trasformazioni operate dalla Luna.
Tra queste troviamo Cibele, Artemide, Ecate, Lucina,Trivia e Diana.
Ma quella che in qualche maniera è entrata a far parte dell'immaginario collettivo è Selene dea lunare madre di Pandia, la "tutta lucente", probabile personificazione del chiarore visibile nelle notte di plenilunio.
Selene era sorella di Elio (il Sole) e racchiudeva in sé differenti facce.
La Luna piena, la Luna nuova, e la Luna crescente; metafora che includeva rispettivamente la vita, la morte e la rinascita.
Fin dalla notte dei tempi, queste tre figure lunari hanno rappresentato il ciclo della vita, della fecondità, della femminilità, del divenire e dell'immortalità.
Nella sua scintillante pienezza apportatrice di vita il primo volto della luna era quello di Selene, nome che proviene da sélas, che significa splendore.
Selene nacque da Theia e Iperione divinità legate alla luminosità del cielo che con la loro unione generarono anche Elio, dio del Sole, ed Eos, dea dell'aurora.
Il secondo nome di Selene era Méne, di derivazione Frigia, la cui radice etimologica mé, significava misura computo.
Non è una coincidenza quindi che il termine latino mensis (mese) derivi dalla stessa radice...in origine il mese non era altro che l'unità di misura che rappresentava l'intervallo tra una luna nuova e l'altra.
Il secondo aspetto della dea corrispondente alla Luna nuova che in quella fase si trova in congiunzione con il Sole era configurato da Ecate, l'unica divinità cui era concesso di condividere con Zeus il privilegio di poter estendere il suo dominio sul Cielo, Terra e Mare.
Ecate, considerata come l'immagine della Luna nera, simbolo di morte e di rinascita lo stesso tempo, veniva spesso posta in relazione con il regno del soprannaturale degli spiriti e degli incantesimi.
Per tale ragione le erano sacri i crocevia, luoghi magici che la tradizione popolare riteneva teatro di pratiche stregonesche e sortilegi.
Ecate aveva diversi punti di contatto con la dea Proserpina, regina degli Inferi, per questo già nell'antichità si avanzava l'ipotesi che Ecate, Artemide e Proserpina formassero una triade se non addirittura le 3 persone di una medesima divinità.
Per tale ragione Ecate veniva appellata anche "Artemide triforme" giàcche le si attribuivano tre teste o tre corpi; di leone, di cavallo e di cane.
La natura triforme le conferiva il potere di indovinare il passato, il presente e il futuro.
Veniva anche chiamata Cagna o Lupa. Nonostante le apparenze Ecate era benigna e assisteva chi era simpatico.
La terza e ultima manifestazione legata a Selene, era la falce di Luna che riappare dopo il novilunio, simbolo di rinascita interiore di resurrezione.
Selene assume così il nome di Artemide sorella del dio solare Apollo.
La mitologia vuole che Artemide nata per prima aiutasse la madre Latona a partorire suo fratello.
Per questo le donne incinte e le partorienti la invocano al fine di ricevere protezione chiamandola Kourotròphos, nutrice, colei che custodiva i bambini e i cuccioli degli animali.
Tratto da "Luna Influssi Poteri Leggende" di Stefano Mayorca

mercoledì 6 febbraio 2019

Lilith e personaggi analoghi nei miti


Esempi di personaggi simili sono presenti in numerosi miti, che nella loro essenza non sono altro che le proiezioni inconsce di contenuti psichici umani e di archetipi universali e primordiali.
Si tratta di divinità che non fanno coppia con alcuna divinità maschile e conducono un'esistenza libera e indipendente.
Artemide, dea greca della vegetazione e della fecondità, era una vergine casta, cacciatrice e guerriera raffigurata a livello iconografico con molte mammelle, ma più spesso con arco e frecce.
Il fatto che fosse una dea dei boschi, a livello simbolico, ci suggerisce che viveva in una condizione psichica fuori dalla norma.
Infatti Artemide (Diana per i romani) appare come ritratto di una donna ribelle (non dimentichiamo che si tratta di una divinità lunare),ombrosa, vendicatrice e crudele che rifiuta la sua femminilità e di conseguenza il maschio e l'amore.
Questa dea della vegetazione arriverà perfino al punto di uccidere il giovane cacciatore Atteone e il gigante Orione, solo perché avevano osato posare il loro sguardo su di lei.
Proprio ispirandosi al nome romano di questa divinità a Freud (1856-1939) padre della psicoanalisi, denominò il "complesso di Diana" la tendenza inconscia che spinge alcune donne a comportarsi in modo virile e ostile verso il sesso opposto.
Per queste sue caratteristiche negative Diana, talvolta, viene identificata con la dea Ecate la strega infera che crea gli incantesimi e provoca l'apparizione di spettri notturni e di mostri terrificanti.
Altre divinità femminili legate alla nascita e alla morte, alla Terra, alla natura, alla guerra, alla fecondità e all'amore sono a Anatha e la dea frigia Cibele.
A proposito di quest'ultima è interessante notare che il culto di Cibele introdotto a Roma intorno al 204 a.C. racchiudeva inquietanti usi rituali.
Sul Palatino, dove era stato edificato un tempio in suo onore, i sacerdoti a lei consacrati nel corso dei diti dei festeggiamenti offerti a Cibele e nel momento di maggior esaltazione si infliggevano profonde ferite e in alcuni casi si auto eviravano.
Ciò conferma il carattere dominante e castrante della dea.
Anche Atena (la Minerva dei romani) dea greca, vergine, fiera e sdegnosa rivestiva analogo significato ed era raffigurata armata di lancia, scudo ed elmo.
Atena inoltre era una guerriera difficile da battere, tanto che ferisce in combattimento perfino Marte il dio della guerra.
Alla stregua delle altre delle altre divinità della notte, Atena assume carattere notturno come testimonia la civetta, animale simbolico a lei attribuito.
Con il tempo la dea subirà una trasformazione perdendo le sue caratteristiche di crudeltà e oscurità e divenendo divinità della vegetazione e della fecondità, nonché dea della sapienza.
La nuova personalità della dea viene creata attraverso la sua seconda esistenza che si origina dalla testa di Giove mediante partenogenesi.
Ma nonostante questa rinascita, nella dea restano alcuni elementi dissonanti; per esempio il fatto che ella sia nata solamente dal padre Giove senza la presenza e il concorso di una madre.
Tutto ciò in termini simbolici esprime una mancata accettazione della propria femminilità.
Tratto da (Luna Influssi Poteri Leggende) di Stefano Mayorca

mercoledì 30 gennaio 2019

Lilith e l'uomo


Dai tempi biblici ad oggi l'uomo non pare aver integrato alla coscienza questo contenuto rimosso nel suo inconscio: il mito di Lilith ha così assunto per la psiche umana un'importanza sempre crescente della quale esistono prove tangibili in ogni epoca.
In base a quanto scritto nella Cabala  il grande libro magico-esoterico, i Babilonesi e gli Assiri, durante la notte pronunciavano scongiuri per impedire a Lilith di emergere dalle profondità del mare e di avvicinarsi alle loro case; "Fermati, fermati, non entrare[...], ritorna ritorna nel mare. Le sue onde ti chiamano" G. Scholem, La Kabbale et sa symbolique
Allo scopo di proteggersi dagli attacchi di Lilith, fino al medioevo, gli ebrei indossavano amuleti non potendo fare a meno di rinnovare il mito che la riguardava, sempre presente e attivo nella loro anima, attraverso altre leggende e con medesimi contenuti simbolici.
Un esempio ci viene offerto da Dàlila (In ebraico Delilah) che porta un nome simile a quello di Lilith e incarna l'immagine della donna perversa che attraverso l'inganno capisce il segreto della forza a Sansone, taglia suoi capelli e lo consegna nelle mani dei Filistei.
Ancora ebrea è la storia di Giuditta (Yehudit in ebraico), la giovane e ricca vedova di Betulia, che taglia la testa di Oloferne, generale di Nabucodonosor, dopo avergli fatto credere di amarlo.
Si evince quindi che Lilith continua a vivere in ogni tempo e luogo, con le sembianze di Euridice, presso i greci o sotto le spoglie di una sirena.
Nella mitologia slava, invece, prendeva il nome di Rusalka e nella leggenda teutonica quello di Lorelei.
In tempi più recenti, l'immagine intramontabile di Lilith, appare nel celebre romanzo dello scrittore Antonio Fogazzaro, pubblicato nel 1910 e dal titolo Laila, la cui protagonista è una ragazza strana, enigmatica e infedele che incarna perfettamente le caratteristiche legate a Lilith.
Anche nell'ambito musicale ritroviamo questo archetipo, come nella famosa opera musicale del compositore austriaco Alban Berg (1855-1935), dal titolo Lulù, una fanciulla dalla bellezza infernale, che travolge nella più sfrenata passione ogni uomo che incontra costringendo i suoi spasimanti al suicidio.
Secondo quanto espresso dalla psicanalisi, un uomo che non è in grado di integrare a livello cosciente le esperienze sgradevoli avute con l'altro sesso, è portato a proiettare su ciascuna donna che incontra successivamente, le qualità negative rimosse nel suo inconscio.
Per questo motivo, l'immagine che il soggetto ha della figura femminile, equivale a quella di una donna che odia l'uomo e lo contesta, oppure che non è capace di comunicare a livello affettivo ed è eccentrica, anticonformista, ribelle falsa, gelosa, tormentata.
Inoltre egli vede in lei un soggetto che esprime lussuria, seduce e rifiuta la maternità.
L'immagine di Lilith, al contrario, assume per la donna un significato completamente diverso rispetto a quello vissuto dall'uomo, visto che quest'ultima si identifica con tale archetipo e con la sua personalità individuale a sé stante che trascende i valori di Eva.
Tratto da "Luna Influssi Poteri Leggende" di Stefano Mayorca

lunedì 28 gennaio 2019

Lilith come compagna di Adamo


È in alcuni testi ebraici quali la Bibbia, il Talmud, il Sefer ha Zoar (Libro dello splendore, testo cabalistico ed ermetico), alcune Haggadah (tradizioni popolari ebraiche) e alcuni Midrash (libri di indagine esegetica dei sacri testi ebraici), che incontriamo per la prima volta il nome di Lilith, come appellativo della compagna di Adamo in una versione quasi identica a quella sumerica.
Anche se il contenuto psicologico è rimasto identico, non è semplice fornire un'adeguata versione del mito ebraico di Lilith, diverso e maggiormente elaborato rispetto a quello sumerico più antico, a causa delle numerose contraddizioni che si riscontrano nei testi ebraici citati.
Le fonti, in ogni caso, sono in linea di massima concordi nell'affermare che Lilith sia stata la prima donna comparsa sulla terra, creata da Dio direttamente dal fango come Adamo, contemporaneamente e indipendentemente da lui.
Lilith e Adamo iniziarono a litigare fin dal primo momento.
Adamo voleva avere la supremazia su tutta la Terra e comandare anche su di lei, che a sua volta, pretendeva di avere gli stessi diritti e rifiutava di sottomettersi alla sua volontà.
Non riuscendo ad ottenere la parità di dominio con Adamo, Lilith fu presa dalla collera e abbandonò il suo compagno, conducendo in seguito una vita errabonda.
Dio la relegò in fondo al mare (in termini psicologici, nelle profondità dell'inconscio dell'uomo) e da una costola di Adamo generò Eva.
Le modalità relative alla nascita di Eva, assai differenti da quelle connesse con la nascita di Lilith, stabilirono fin dal principio della creazione biblica, un rapporto di stretta dipendenza della donna dall'uomo.
Eva rappresenterebbe un'emanazione, un riflesso di Adamo: nata da lui e per lui, rappresentava esclusivamente la compagna devota, fedele e sottomessa, senza avere un'esistenza propria.
Unioni del genere non costituiscono un evento eccezionale nell'ambito della mitologia, soprattutto in quella dei popoli la cui civiltà era basata su un modello prettamente patriarcale..
Totalmente diversa da Eva, Lilith non accetta la superiorità che Adamo vuole imporle, e al pari di una moderna femminista, esige da lui parità di diritti.
Ella rappresentava, e rappresenta tutt'ora, l'archetipo e l'immagine della donna libera emancipata, che è in grado di assumere una personalità propria e un ruolo indipendente, rifiutandosi in tal modo di farsi soggiogare dall'uomo o di vivere alla sua "ombra".
Tratto da "Luna Influssi Poteri Leggende" di Stefano Mayorca

venerdì 25 gennaio 2019

Zarathustra: frasi scelte per Nell'AniMo Antico (parte 4)

"Così parli a te stessa, e perciò, anima mia, preferisci sorridere che sfogare il tuo dolore...
Ma se non vuoi piangere, se non vuoi sfogare la tua melanconia purpurea, allora dovrai cantare... cantare un canto... finché tutti i mari ammutoliscano, per ascoltare il tuo anelito...
Mi piego, mi contorco , tormentato...
Colpito
Da te, il più crudele dei cacciatori..
Colpisci più a fondo!
Colpisci ancora una volta!
Pugnala, spezza questo cuore!
Perché questa tortura
Con dardi spuntati?
Perché torni a guardare...
Non vuoi uccidere?
Torturare soltanto, torturare?
Perché torturarmi,
Maligno, ignoto..."

"Nella solitudine, ciò che uno si è portato con se cresce, anche la bestia interiore.
Per questo la solitudine è da sconsigliare a molti."

"Vi sono stati mai sulla terra individui più sudici dei santi del deserto?
Attorno ad essi non si scatena soltanto il diavolo, - bensì anche il maiale."

"Puoi avere ingannato anche gente più fine di me,....io non sto all'erta contro i frodatori, io devo essere senza cautela: così vuole la mia sorte.
Tu però - non puoi non ingannare: fin qui ti conosco!
Tu devi sempre avere due tre quattro cinque significati!...
Tu, perverso falsario, come potresti altrimenti!...
In te penso non una parola è autentica, sì però la bocca: cioè la nausea, che è impressa sulla tua bocca."

"Avete coraggio fratelli?
Avete cuore?
Non coraggio davanti a testimoni, bensì il coraggio dei solitari e delle aquile, cui non  fa da spettatore nemmeno un dio?...
Ha cuore, chi conosce la paura, ma soggioga la paura, chi guarda nel baratro, ma con orgoglio.
Chi guarda nel baratro, ma con gli occhi d'aquila, chi con artigli d'aquila aggranfia il baratro: questi ha coraggio."

"Nulla, infatti, secondo me, è più prezioso e più raro dell'onestà, oggi.
...ma la plebe non sa che cosa sia grande, o piccolo, o diritto, o onesto: essa è innocentemente distorta, essa mente sempre."

"..Ti ricordi, caldo cuore,
Come assetato fosti:
Di lacrime del cielo, di gocciante rugiada;
Bruciato e stanco, avevi sete,
Mentre sull'erba gialla dei sentieri
Maligne occhiate del sole di sera
Intorno ti correvano dagli alberi neri,
Occhiate ardenti abbaglianti del sole,
Liete del tuo affanno."

"...Imparate da me la mia saggezza: anche la peggiore delle cose ha due buoni rovesci, - anche la peggiore delle cose ha buone gambe per ballare: perciò, vi prego... imparate a piazzarvi sulle gambe giuste!..."

"Voi tutti non avete imparato a danzare come si deve - a danzare senza curarvi di voi e al di sopra di voi stessi! Che importa se siete falliti!
Quante cose sono ancora possibili! E allora imparate a ridere, senza curarvi di voi e al di sopra di voi stessi! Elevate i vostri cuori, buoni ballerini, in alto! Più in alto! E non dimenticatevi la buona risata!"

"Circondatevi di piccole cose buone perfette...
Mature, d'oro: la loro vista risana il cuore.
La perfezione insegna a sperare."

"Bisogna per forza maledire, là dove non si può amare?...
Ogni grande amore non vuole amore: - vuole di più.
Colui che si approssima alla sua meta danza....
Anche sulla terra vi sono paludi di densa tetraggine: chi ha piedi lievi, riuscirà a correre anche sopra alla melma e a danzarvi come su ghiaccio polito."

lunedì 21 gennaio 2019

Lilith origine e significato del nome

Lilith è un nome misterioso circondato da un'aurea magica e, per alcuni aspetti, sinistra.
La sua origine si perde nella notte dei tempi.
La fonte più antica alla quale si può far risalire la sua incerta etimologia è, con ogni probabilità, il poema sumero Sha nagha imuru, che risale al terzo millennio a.C., tradotto in italiano con il titolo di Epopea di Gilgamesh.
Nell'ambito di questo leggendario poema si parla di una certa Lìllà o Lilitu, la quale si era costruita una casa nel tronco di un huluppu, un salice.
In seguito era stata costretta a lasciare la sua casa e a fuggire nel deserto inseguita dall'eroe Gilgamesh, che si apprestava a tagliare l'albero.
La natura di Lilitu traspare da due elementi fondamentali, di carattere psicologico e mitologico.
Nella lingua sumera, Lìllà significava Gran sacerdote o Sacerdotessa, mentre lilitu era un sostantivo che significava civetta, animale associato ale tempeste, ai fantasmi, alla morte, al tradimento e alle streghe.
Con ogni probabilità Lilitu alludeva alla donna vanitosa e leggera, che manca di riservatezza e si mette in mostra con lo scopo di adescare gli uomini e farsi corteggiare.
In ogni caso la civetta, animale lunare per eccellenza, simboleggia da sempre le tenebre, l'oscurità della notte, il peccato e le pericolose tendenze istintive rimosse nelle profondità dell'inconscio umano.
Il tipo di albero il cui Lilitu dimora, il salice, fin dai tempi più antichi era ritenuto sacro a tutte le dee della guerra e dell'amore, tra cui la dea sumerica Anatha (o Anth o Inanna); la dea babilonese-assira Ishtar, considerata la prostituta degli dèi; la dea biblica Neith o Lamia; la dea greca Atena nata da un uomo salice di nome Itono.
Lilitu continuò a comparire in altri miti babilonesi e assiri sotto forma di demone femminile che, nell'approssimarsi della notte, usciva dal deserto o dal mare per sedurre gli uomini con la sua bellezza, oppure per istigare le donne alla ribellione e all'odio nei loro riguardi.
Questo archetipo femminile-lunare costituiva un elemento perturbatore dell'ordine familiare e sociale... in una società costituita su modello patriarcale personificava il disordine e il caos.
Nell'iconografia mesopotamica Lilitu veniva rappresentata come una donna dai lunghi capelli, provvista di ali e artigli, in piedi su due leoni e con una civetta sul lato sinistro e un'altra su quello destro.
Il nome Lilith pare derivare dal sostantivo lajil, utilizzato dai popoli semitici per indicare la notte e configura un demone femminile che all'approssimarsi delle tenebre si mostra per far insorgere gli uomini la lussuria.
Anche gli ebrei si servivano delle parole layla, per definire l'angelo della notte e layl, per notte,.. nella lingua araba il nome lìlak, scuro, tenebroso; e ancora lailat, che significa notte e indica genericamente una donna misteriosa e perversa.
Tratto da "Luna Influssi Poteri Leggende" di Stefano Mayorca

venerdì 18 gennaio 2019

Zarathustra: frasi scelte per Nell'AniMo Antico (parte 3)

"...Ciascuno impari la solitudine...nodoso e ricurvo in duttile durezza, dovrà stare... in riva al mare, faro vivente di vita invincibile."

"Là, dove le tempeste in mare giù precipitano, e la proboscide del monte beve l'acqua, là ciascuno dovrà avere le sue veglie giorno e notte, a sua prova e conoscenza...."

"E per suo amor e per amore di quelli che sono come lui, bisogna che io compia me stesso..
Affinché nessuno riesca a vedere fin nel fondo di me stesso e della mia volontà ultima, - a questo fine ho inventato per me il lungo silenzio luminoso...."

"Tu, cielo taciturno invernale dalla barba di neve, tu, candida testa da gli occhi tondi su di me! Oh, tu similitudine celeste dell'anima mia..
..io mostro solo il ghiaccio e l'inverno delle mie cime - e non  che la mia montagna si cinge anche di tutti i cinti solari!"

"Come potrebbero sopportare la mia felicità, se non la circondassi di incidenti e miserie invernali e di cappe d'orso polare e di veli di cielo nevoso!
Questa è la saggia protervia e volontà buona dell'anima mia: di non nascondere il suo inverno e le sue tempeste di gelo; nemmeno i lividi del gelo essa nasconde."

"La solitudine dell'uno è la fuga del malato; la solitudine dell'altro è la fuga dal malato."

"Ma a te, pazzo, do questo insegnamento per congedo: dove non è più possibile amare, bisogna - passare oltre!
Là la migliore saggezza è tacere e passare oltre... là tutti parlano e nessuno fa attenzione... tutti parlano presso di loro, nessuno è più capace di intendere."

"Tutto va a finire nell'acqua, nulla più in profonde sorgenti."

"Si disimpara a conoscere gli uomini, se si vive tra gli uomini: troppo in tutti gli uomini è solo facciata, - a - ce servono, tra loro, occhi che mirano e cercano nella lontananza!... non ne trovai uno che non fosse povero di spirito..."

"Chi non è capace di comandare a se stesso, ha da obbedire.
E vi sono certi che sanno comandare a se stessi, ma molto ci manca a che sappiano anche obbedire a se stessi."

"Essere veri - pochi ne sono capaci! E chi ne è capace, non vuole ancora esserlo! Meno di tutti, però, ne son capaci i buoni.
Ah, questi buoni! - uomini buoni non dicono mai la verità; sicché, per lo spirito, la bontà è una malattia.
Cedono, questi buoni, si concedono, il loro cuore è fatto per ripetere, dal profondo essi obbediscono: ma chi obbedisce, non dà ascolto a sé stesso!"

"Io parlo troppo rude e sincero per coniglietti dal serico pelo"

"Bisogna imparare ad amare se stessi - questa è la mia dottrina - di un amore sano e salutare: tanto da sopportare di rimanere presso se stessi e non andare vagando in giro...
Invece è l'uomo che è per se stesso un grave fardello! E questo perché si trascina dietro sulle spalle troppe cose estranee."

"E in verità, anima mia...
La tua bontà,... non vuole lamentarsi né piangere: e tuttavia, anima mia, il tuo sorriso anela le lacrime, e la tua bocca tremante il singhiozzo."

"Non è ogni pianto un lamento? E ogni lamento un'accusa?"


lunedì 14 gennaio 2019

Il simbolismo del Dragone nei miti e nell'astrologia


Sotto il profilo psicologico il Drago o Dragone, rappresenta l'incarnazione della parte oscura e primitiva dell'essere umano, il mondo degli istinti aggressività, sessualità, asocialità, amoralità ecc..), rimossi nelle profondità dell'inconscio.
Quando ne emerge, il Dragone porta con sé tutto il terrore delle esperienze primordiali della vita.
Essere inghiottito e sparire nelle fauci del mostro, come accadde a Giasone rientra nell'ambito della simbologia archetipica universale, che allude, in termini psicologici e funzionali, a una regressione nelle viscere materne o una discesa agli inferi.
Questo ritorno nel grembo materno è in analogia con quanto accade al Sole, o alla Luna quando questa, giunta su uno dei suoi nodi, causa un'eclissi...
A livello di inconscio individuale, l'eclissi è avvertita come un evento drammatico, in cui l'Io conscio viene ghermito dalle tenebre dell'inconscio per essere in seguito distrutto dalle potenze del Male.L'elemento astronomico Testa del Dragone rappresenta quindi alcune analogie con quella parte della personalità umana ritenuta inferiore e negativa dalla conoscenza e ad essa rimossa nell'inconscio.
Jung considerava questa componente della psiche come una specie di alter ego o di fratello gemello sconosciuto, l'uomo interiore o uomo antico che Jung chiamava "ombra"...
La testa del Dragone rappresenta in poche parole la proiezione inconscia sullo Zodiaco dell'"ombra", che spesso oscura la rimanente parte della personalità dell'uomo, quella ritenuta luminosa a livello conscio.
Tratto da "La Luna - Influssi Poteri Leggende" di Stefano Mayorca

venerdì 11 gennaio 2019

Zarathustra: frasi scelte per Nell'AniMo Antico (parte 2)

"Io sono uscito dalla casa dei dotti: e per giunta ho sbattuto la porta alle mie spalle.
Troppo a lungo la mia anima sedette affamata alla loro mensa; io non sono addestrato alla conoscenza al pari di loro...io amo la libertà e l'aria sulla terra fresca; preferisco dormire su pelli di bue, che sulle vostre dignità e rispettabilità.
Io sono troppo ardente e riarso dai miei stessi pensieri... e allora bisogna che fugga all'aperto, via dal chiuso delle stanze polverose.
Loro invece siedono freddi nell'ombra fredda: in tutto non vogliono essere che spettatori e si guardano bene dal mettersi a sedere dove il sole arde i giardini"

"Il cammino con un miei pensieri al di sopra delle loro teste, e perfino volendo camminare sui miei errori, mi troverei pur sempre al di sopra di loro e delle loro teste"

"Chi non crede a se stesso, mente sempre"

"Questo vorrei sopra ogni altra cosa... amar la terra così come la luna l'ama, e sol con l'occhio palparne la bellezza.
E ciò sia per me la conoscenza immacolata di tutte le cose - che io nulla voglio dalle cose: se non poter giacere di fronte ad esse, come uno specchio dai cento occhi"

"....Ah pensiero abissale  che sei il mio pensiero! Quando troverò la forza di sentirti scavare, senza più tremare?
Il cuore mi batte fino in gola, quando ti sento scavare! E anche il tuo silenzio vuol strangolarmi, tu che taci dall'abisso!....
Non ero ancora abbastanza forte per l'estrema leonina audacia e tracotanza...
..Dovrò trovare anche la forza e la voce leonina che ti evochi in alto!...
Nel frattempo sono in balia di mari insicuri....Ancora non è giunta l'ora dell'ultima mia battaglia, - o è appena giunta? Davvero con perfidia bellezza tutt'intorno mi contemplano il mare e la vita!
Oh pace nell'incertezza!..."

"Sono come l'amante che diffida di un sorriso troppo vellutato.
Come questi allontana da sé la donna amata, tenero perfino nella sua durezza e pieno di gelosia -, così io allontano da me quest'ora di beatitudine.
Và via, ora beata! Con te giunse a me una beatitudine non voluta! Io sto qui docile al mio più fondo dolore: - tu sei venuta fuori tempo!"

"...Tra gli uomini, io odio più di tutti quelli che camminano a passetti felpati, i mezzi mezzi, le dubitose esitanti nuvole pigre."

"E chi non sa benedire, "impari" a maledire!"

"...Tutte le cose son benedette alla sorgente dell'eterno e di là del bene e del male; ma bene e male altro non sono che ombre intermedie e umidi triboli e nuvole pigre..."

"La terra, egli disse, ha una pelle; e questa pelle ha malattie.
Una di queste malattie si chiama, per esempio, uomo."

"Redimere coloro che sono passati e trasformare ogni "così fu" in ogni "così volli che fosse!" - solo questo può essere per me redenzione!
Volontà - è il nome di ciò che libera e procura la gioia"

"Non l'altezza: il declivio è spaventoso!
Il declivio, quando lo sguardo precipita in basso e la mano si aggrappa in alto.
Qui il cuore è preso da vertigine per la sua volontà duplice."

"Chi non voglia morire di sete in mezzo agli uomini, è costretto a imparare a bere da tutti i bicchieri; e chi in mezzo agli uomini voglia restare pulito, deve sapersi lavare con acqua sporca."

"Affinché sia possibile guardare bene alla vita, bisogna che il suo spettacolo sia ben recitato: a questo scopo occorrono dei bravi attori."

"Voi, uomini superiori tra tutti quelli che il mio occhio abbia mai incontrato! Verso di voi nutro un dubbio, che segretamente mi fa ridere di voi: scommetto che il mio superuomo voi lo chiamereste demonio!"

"Tutte le cose dritte mentono...ogni verità è ricurva, il tempo stesso è un circolo."

"Poiché tutto quanto è ancora in cammino tra cielo e terra ed è felicità, cerca per sé, proprio ora, asilo in un'anima luminosa: per la felicità, adesso, ogni luce si è fatta più quieta."

"Ma c'è qualcosa che io chiamo coraggio... Coraggio è infatti la mazza più micidiale...
Il coraggio ammazza anche la vertigine in prossimità degli abissi: e dove mai l'uomo non si trova vicino agli abissi! Non è la vista già di per sé un - vedere abissi?
... il coraggio ammazza anche la compassione.
Ma la compassione è l'abisso più profondo: quando l' uomo affonda la sua vista nella vita, altrettanto affonda nel dolore.
Coraggio è però la mazza più micidiale...esso ammazza anche la morte..."


lunedì 7 gennaio 2019

Il Dragone nella mitologia


Il tema del Dragone ricorre con una certa frequenza nell'ambito della mitologia legata alle antiche civiltà.
Era considerato un animale apparentemente legato all'elemento umido e freddo (valenza lunare), o al mondo ctonio (regno sotterraneo, infero)e, come nemico della luce, spesso era associato a ciò che ha carattere magico, occulto, primordiale, notturno, tenebroso e pericoloso.
Nelle mitologie più antiche quali la sumerica, la babilonese, l'assira, la cinese, la peruviana e altre ancora, è il Dragone celeste che divora il Sole o la Luna nel corso delle eclissi.
Le lotte mitiche e leggendarie che si generano fra le divinità babilonesi e assire (Marduk, Enlil, Sin ecc.) e i draghi spaventosi e feroci (Tiamat, Labbu, Drago di Babele ecc.), hanno sempre un carattere astrale che allude all'eterno conflitto tra luce e tenebra.
Nella mitologia greca il Drago era custode del celebre Vello d'Oro, appeso a una quercia situata in un bosco sacro a Marte, nella Colchide
Similmente, nel Giardino delle Esperidi un Drago con numerose teste, Ladone, era posto a guardare delle magiche "mele d'oro".
Proprio a questi miti si riferiscono le parole incise sull'architrave della famosa Porta magica alchemica, o Porta d'Oro, che si trova nei giardini di Piazza Vittorio  a Roma (Horti magici ingressum Esperidum custodit Drago sine Alcide Cholchidas delicias non gustasset Iason, vale a dire: "un Drago custodisce l'ingresso del magico giardino delle Esperidi e, senza Ercole, Giasone non avrebbe gustato le delizie della Colchide".
Nella tradizione mitica germanica un altro Drago, il terribile Fafnir, viene ucciso dall'eroe dei Nibelunghi, Sigfrido, che bagnandosi nel suo sangue diviene invulnerabile e acquisisce la facoltà di parlare il linguaggio degli uccelli.
Anche la religione cristiana è costellata di leggende e rappresentazioni associate ai Draghi che lottano con angeli o santi, basti pensare a San Michele, San Giorgio e così via.
Temibile  e pericoloso custode di tesori, il Drago simboleggia le difficoltà che devono essere superate, allo scopo di conquistare qualcosa che riveste un gran valore per l'umanità intera...
L'eroe che riesce a uccidere il Drago rappresenta il trionfo dell'uomo sulle sue tendenze istintive e regressive e sulla sua natura animalesca, oscura e lunare.
Tratto da "La Luna - Influssi Poteri Leggende" di Stefano Mayorca
...nello stemma di Cagliostro un serpente trafitto da una freccia, mira al sole passando di sopra al dragone, a quel dragone orrendo che è il guardiano terribile della Verità Vera.
La leggenda Giasonica, Bellerofonte, Perseo, Teseo sono forme favolose diverse della stessa conquista della Verità.
I combattimenti fantastici delle mitologie nordiche tra cavalieri e dragoni, tra generosi e valorosi militi della verità è mostri che vomitano fiamme e inghiottivano popoli come polli, non sono che identiche artificiose rappresentazioni di questa verità.
Giuliano Kremmerz "La scienza dei magi"

venerdì 4 gennaio 2019

Zarathustra: frasi scelte per Nell'AniMo Antico (parte 1)

"La sua saggezza si chiama: stare svegli, per dormire bene. E in verità, se la vita non avesse senso e io dovessi scegliere un'assurdità, questa sarebbe anche per me la più preferibile delle assurdità"

"Il creatore non voleva guardare se stesso e allora creò il mondo....questo mondo, eternamente imperfetto, di un'eterna contraddizione l'immagine riflessa, e un'imperfetta immagine - un ebbro piacere per il suo creatore imperfetto - così un tempo mi sembrò il mondo"

"Tra coloro che poetano e sono smaniosi di dio, vi è sempre stata molta gente malata; essi odiano furiosamente l' uomo della conoscenza e la virtù novissima, che si chiama: onestà.
Essi guardano sempre all'indietro verso epoche di tenebra: allora certo che l'illusione e la fede erano tutt'altra cosa; il delirio della ragione era somiglianza con Dio, e il dubbio era peccato"

"Voi mi dite: "la vita è pesante da portare".
Ma perché mai avreste la mattina il vostro orgoglio e la sera la vostra rassegnazione?
La vita è pesante da portare: ma, per favore, non fare troppo i delicati! Noi siamo tutti quanti graziosi e robusti asini e asine"

"Noi animano la vita non perché siamo abituati alla vita, bensì all'amore.
Nell'amore è sempre un po' di demenza. Ma anche nella demenza è sempre un po' di ragione"

"Quando ho visto il mio demonio, l'ho sempre trovato serio, radicale, profondo, solenne: era lo spirito di gravità - grazie a lui tutte le cose cadono.
Non con la collera, col riso si uccide.
Orsù uccidiamo lo spirito di gravità"

"Ho imparato a volare... adesso sono lieve, adesso io volo, adesso vedo al di sotto di me, adesso è un dio a danzare, se io danzo"

"Se volessi scuotere questo albero con le mie mani non ci riuscirei.
Ma il vento, da noi non veduto, lo squassa e lo piega dove vuole.
Sono mani invisibili quelle che più orribilmente ci squassano e piegano...
Quanto più egli vuole elevarsi in alto e verso la luce, con tanto più forza le sue radici tendono verso terra, in basso, verso le tenebre, l'abisso - verso il male"

"Il futuro e ciò che sta in remota lontananza sia la causa del tuo oggi"

"Ma anche l'amore vostro più nobile non è altro che un simbolo estatico, un doloroso ardore.
È una fiaccola che deve illuminarvi verso sentieri più alti.
Al di sopra di voi stessi dovrete amare, un giorno! Perciò imparate prima di tutto ad amare!"

"Colui che adempie la sua vita, morrà la sua morte da vittorioso, circondato dalla speranza e dalle promesse di altri.
Così si dovrebbe imparare a morire.."

"Chiunque vuole avere la gloria, deve prender per tempi congedo dagli onori e applicare l'arte difficile di - andar via al momento giusto"

"In alcuni è il cuore che invecchia per primo, in altri la mente.
E certi sono vecchi già da giovani: una tarda giovinezza è una lunga giovinezza. Per molti la vita è un fallimento; un verme velenoso li rode nel cuore"

"E questo è la cosa più difficile, chiudere per amore la mano che si è già aperta e, nel donare, conservare il pudore"

"Precipiti pure il mio torrente d'amore in sentieri impervi! Come non dovrebbe alla fine un torrente trovare la via verso il mare!... dentro di me c'è un lago, solitario, che basta a se stesso; ma il mio torrente d'amore lo trascina giù in basso con sé - verso il mare!"

"Creare - questa è la grande redenzione fa lo sofferenza, e il divenir lieve della vita.
Ma perché vi sia colui che crea è necessaria molta sofferenza e molta trasformazione"

"La voce della bellezza parla tenue: essa si insinua solo nelle anime risvegliate.
Tenue tremò e sorrise, oggi il mio scudo; questo è il sorriso e il tremito sacro della bellezza.
Di voi, o virtuosi, oggi la mia bellezza ha sorriso"

"Come la stella che si estingue è ogni opera della vostra virtù: la sua luce è sempre in cammino e va peregrinando - e quando finirà di essere in cammino?
Così la luce della vostra virtù è in cammino, ancora dopo che l'azione è stata compiuta. Anche se dimenticata e morta: il suo raggio di luce vive ancora ed è in cammino.
Sia la vostra virtù il vostro Sé e non qualcosa di estraneo"



venerdì 28 dicembre 2018

I piccoli uomini


Io passo in mezzo a questa gente e tengo gli occhi aperti: essi non mi perdonano ch'io non provi invidia per le loro virtù.
Essi cercano di mordermi, perché io dico loro: le virtù piccole sono necessarie per gente piccola - e perché mi riesce fatto che la gente piccola sia necessaria!....
Io passo in mezzo a questa gente e tengo gli occhi aperti: costoro son diventati più piccoli e diventano sempre più piccoli: -ma in ciò consiste la loro dottrina sulla felicità e la virtù.
...anche nella virtù essi sono modesti, - perché vogliono vivere comodi.
 Ma alla comodità si adatta solo la virtù modesta.
...tra la piccola gente è molta menzogna..
Alcuni di loro sono autentici, ma i più sono cattivi attori.. gli autentici sono sempre rari, specialmente gli attori autentici.
Qui c'è poca virilità: per questo le donne si virilizzano.
Perché solo chi è veramente uomo, potrà nella donna - liberare la donna.
E tra loro trovai questa che è la peggiore delle ipocrisie: che anche quelli che comandano fingono ipocritamente di avere le virtù di quelli che servono.
"Io servo, tu servi, noi serviamo" - così prega qui l'ipocrita di coloro che comandano ....il primo signore "non è altro che" primo servitore!...
In fondo alla loro semplicità essi non vogliono, prima di tutto, se non una cosa: che nessuno gli faccia male....
Questa è viltà: sebbene si chiami virtù..
Virtù è per loro ciò che rende modesti e mansueti: a questo mondo trasformano il lupo in cane e l'uomo stesso nel migliore animale domestico dell'uomo...
Ma questa è mediocrità: sebbene si chiami moderazione.
Questi maestri di rassegnazione! Essi si insinuano come pidocchi dovunque è meschinità e malattia e rogna: e solo il mio schifo mi impedisce di schiacciarli....
Voi state diventando sempre più piccoli, voi gente piccola! ..Voi che vivete comodi! Voi finirete per andare in rovina - per le vostre virtù piccole...
Per diventare grande, un albero vuol gettare le sue radici dure attorno a dure rupi!...
Ah se vi liberaste da ogni volere a metà e diventaste decisi....
"Fate pure pure ciò che volete, - ma siate prima di tutto di quelli che sanno volere!"
"Amate pure il vostro prossimo come voi stessi, - ma siate prima di tutto di quelli che amano se stessi - amano di grande amore e, di disprezzo grande, amano!"
...Tra gli uomini, io odio più di tutti quello che camminano a passetti felpati, i mezzi mezzi, le dubitose esitanti nuvole pigre.
E chi non sa benedire, "impari" a maledire!
...Tutte le cose son benedette alla sorgente dell'eterno e di là del bene e del male; ma bene e male altro non sono che ombre intermedie e umidi triboli e nuvole pigre...

venerdì 21 dicembre 2018

La cima più alta..


Sono passati i tempi in cui potevano capitarmi eventi casuali; e che cosa potrebbe ormai capitarmi, che non fosse già mio!....
E se ormai ti sono venute a mancare tutte  le scale, bisogna che tu sappia salire sul tuo capo: come potresti altrimenti salire in alto?
Sul tuo capo stesso e, via, a di sopra del tuo stesso cuore! Adesso la tua più tenera mitezza deve diventare la durezza più dura.... sia lodato ciò che rende duri!...
È necessario imparare a distogliere lo sguardo da sé stessi, per vedere molto: anche di questa durezza hanno bisogno tutti coloro che salgono le montagne.
Tu hai voluto vedere il fondo è sotto il fondo di tutte le cose: e già questo ti obbliga a salire al di sopra di te stesso - sempre più in alto, finché anche le tue stelle si trovino al di sotto di te!
Guardar giù verso te stesso e persino verso le mie stelle: solo questo può voler dire la mia vetta per me, questo mi è ancora rimasto come ultima vetta!...
Il monte dalla cima più alta e la più lunga delle mie peregrinazioni mi attendono: per questo debbo, prima ancora, discendere più in basso di quanto non sia mai disceso: - più in fondo del dolore di quanto non sia mai disceso, fin dentro il suo flutto più nero!
Così vuole il mio destino; orsù! Io sono pronto!
Donde vengono le montagne più alte? ....imparai che esse vengono dal mare.
Questa testimonianza sta scritta nelle loro rocce e nelle pareti delle loro cime.
Dall'abisso più profondo, la vetta più alta deve giungere alla sua altezza....
Tutto dorme ora, disse: anche il mare dorme.
Ebbro di sonno e straniato, il suo occhio si posa su di me.
Ma il suo respiro è caldo, lo sento.
E sento anche che il mare sogna. E sognando si gira e rigira...
Ascolta! Come sospira per i ricordi cattivi! O per cattive attese?...
Non c'è mostro che non ti sia venuta voglia di accarezzare.
Un soffio di caldo respiro, un po' di morbido vello sugli artigli - e subito eri pronto ad amare e ad attirare a te.
L'amore è il pericolo per il più solo tra gli uomini, l'amore verso qualsiasi cosa, purché vivente! La mia follia e la mia modestia in amore sono davvero risibili!...Così... rise...e subito dopo accade che colui che aveva riso si mettesse a piangere: di collera e di nostalgia, piangeva amaramente...
Tratto da "Così parlò Zarathustra" di F. Nietzsche
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