mercoledì 13 febbraio 2019

Le tre facce della Luna


La natura femminile della Luna a causa dei suoi mutamenti ha dato vita ad alcune divinità legate al Pantheon greco-romano nel quale compaiono con i nomi e aspetti diversi, ognuno riconducibili alle varie fasi e alle multiformi trasformazioni operate dalla Luna.
Tra queste troviamo Cibele, Artemide, Ecate, Lucina,Trivia e Diana.
Ma quella che in qualche maniera è entrata a far parte dell'immaginario collettivo è Selene dea lunare madre di Pandia, la "tutta lucente", probabile personificazione del chiarore visibile nelle notte di plenilunio.
Selene era sorella di Elio (il Sole) e racchiudeva in sé differenti facce.
La Luna piena, la Luna nuova, e la Luna crescente; metafora che includeva rispettivamente la vita, la morte e la rinascita.
Fin dalla notte dei tempi, queste tre figure lunari hanno rappresentato il ciclo della vita, della fecondità, della femminilità, del divenire e dell'immortalità.
Nella sua scintillante pienezza apportatrice di vita il primo volto della luna era quello di Selene, nome che proviene da sélas, che significa splendore.
Selene nacque da Theia e Iperione divinità legate alla luminosità del cielo che con la loro unione generarono anche Elio, dio del Sole, ed Eos, dea dell'aurora.
Il secondo nome di Selene era Méne, di derivazione Frigia, la cui radice etimologica mé, significava misura computo.
Non è una coincidenza quindi che il termine latino mensis (mese) derivi dalla stessa radice...in origine il mese non era altro che l'unità di misura che rappresentava l'intervallo tra una luna nuova e l'altra.
Il secondo aspetto della dea corrispondente alla Luna nuova che in quella fase si trova in congiunzione con il Sole era configurato da Ecate, l'unica divinità cui era concesso di condividere con Zeus il privilegio di poter estendere il suo dominio sul Cielo, Terra e Mare.
Ecate, considerata come l'immagine della Luna nera, simbolo di morte e di rinascita lo stesso tempo, veniva spesso posta in relazione con il regno del soprannaturale degli spiriti e degli incantesimi.
Per tale ragione le erano sacri i crocevia, luoghi magici che la tradizione popolare riteneva teatro di pratiche stregonesche e sortilegi.
Ecate aveva diversi punti di contatto con la dea Proserpina, regina degli Inferi, per questo già nell'antichità si avanzava l'ipotesi che Ecate, Artemide e Proserpina formassero una triade se non addirittura le 3 persone di una medesima divinità.
Per tale ragione Ecate veniva appellata anche "Artemide triforme" giàcche le si attribuivano tre teste o tre corpi; di leone, di cavallo e di cane.
La natura triforme le conferiva il potere di indovinare il passato, il presente e il futuro.
Veniva anche chiamata Cagna o Lupa. Nonostante le apparenze Ecate era benigna e assisteva chi era simpatico.
La terza e ultima manifestazione legata a Selene, era la falce di Luna che riappare dopo il novilunio, simbolo di rinascita interiore di resurrezione.
Selene assume così il nome di Artemide sorella del dio solare Apollo.
La mitologia vuole che Artemide nata per prima aiutasse la madre Latona a partorire suo fratello.
Per questo le donne incinte e le partorienti la invocano al fine di ricevere protezione chiamandola Kourotròphos, nutrice, colei che custodiva i bambini e i cuccioli degli animali.
Tratto da "Luna Influssi Poteri Leggende" di Stefano Mayorca

mercoledì 6 febbraio 2019

Lilith e personaggi analoghi nei miti


Esempi di personaggi simili sono presenti in numerosi miti, che nella loro essenza non sono altro che le proiezioni inconsce di contenuti psichici umani e di archetipi universali e primordiali.
Si tratta di divinità che non fanno coppia con alcuna divinità maschile e conducono un'esistenza libera e indipendente.
Artemide, dea greca della vegetazione e della fecondità, era una vergine casta, cacciatrice e guerriera raffigurata a livello iconografico con molte mammelle, ma più spesso con arco e frecce.
Il fatto che fosse una dea dei boschi, a livello simbolico, ci suggerisce che viveva in una condizione psichica fuori dalla norma.
Infatti Artemide (Diana per i romani) appare come ritratto di una donna ribelle (non dimentichiamo che si tratta di una divinità lunare),ombrosa, vendicatrice e crudele che rifiuta la sua femminilità e di conseguenza il maschio e l'amore.
Questa dea della vegetazione arriverà perfino al punto di uccidere il giovane cacciatore Atteone e il gigante Orione, solo perché avevano osato posare il loro sguardo su di lei.
Proprio ispirandosi al nome romano di questa divinità a Freud (1856-1939) padre della psicoanalisi, denominò il "complesso di Diana" la tendenza inconscia che spinge alcune donne a comportarsi in modo virile e ostile verso il sesso opposto.
Per queste sue caratteristiche negative Diana, talvolta, viene identificata con la dea Ecate la strega infera che crea gli incantesimi e provoca l'apparizione di spettri notturni e di mostri terrificanti.
Altre divinità femminili legate alla nascita e alla morte, alla Terra, alla natura, alla guerra, alla fecondità e all'amore sono a Anatha e la dea frigia Cibele.
A proposito di quest'ultima è interessante notare che il culto di Cibele introdotto a Roma intorno al 204 a.C. racchiudeva inquietanti usi rituali.
Sul Palatino, dove era stato edificato un tempio in suo onore, i sacerdoti a lei consacrati nel corso dei diti dei festeggiamenti offerti a Cibele e nel momento di maggior esaltazione si infliggevano profonde ferite e in alcuni casi si auto eviravano.
Ciò conferma il carattere dominante e castrante della dea.
Anche Atena (la Minerva dei romani) dea greca, vergine, fiera e sdegnosa rivestiva analogo significato ed era raffigurata armata di lancia, scudo ed elmo.
Atena inoltre era una guerriera difficile da battere, tanto che ferisce in combattimento perfino Marte il dio della guerra.
Alla stregua delle altre delle altre divinità della notte, Atena assume carattere notturno come testimonia la civetta, animale simbolico a lei attribuito.
Con il tempo la dea subirà una trasformazione perdendo le sue caratteristiche di crudeltà e oscurità e divenendo divinità della vegetazione e della fecondità, nonché dea della sapienza.
La nuova personalità della dea viene creata attraverso la sua seconda esistenza che si origina dalla testa di Giove mediante partenogenesi.
Ma nonostante questa rinascita, nella dea restano alcuni elementi dissonanti; per esempio il fatto che ella sia nata solamente dal padre Giove senza la presenza e il concorso di una madre.
Tutto ciò in termini simbolici esprime una mancata accettazione della propria femminilità.
Tratto da (Luna Influssi Poteri Leggende) di Stefano Mayorca

mercoledì 30 gennaio 2019

Lilith e l'uomo


Dai tempi biblici ad oggi l'uomo non pare aver integrato alla coscienza questo contenuto rimosso nel suo inconscio: il mito di Lilith ha così assunto per la psiche umana un'importanza sempre crescente della quale esistono prove tangibili in ogni epoca.
In base a quanto scritto nella Cabala  il grande libro magico-esoterico, i Babilonesi e gli Assiri, durante la notte pronunciavano scongiuri per impedire a Lilith di emergere dalle profondità del mare e di avvicinarsi alle loro case; "Fermati, fermati, non entrare[...], ritorna ritorna nel mare. Le sue onde ti chiamano" G. Scholem, La Kabbale et sa symbolique
Allo scopo di proteggersi dagli attacchi di Lilith, fino al medioevo, gli ebrei indossavano amuleti non potendo fare a meno di rinnovare il mito che la riguardava, sempre presente e attivo nella loro anima, attraverso altre leggende e con medesimi contenuti simbolici.
Un esempio ci viene offerto da Dàlila (In ebraico Delilah) che porta un nome simile a quello di Lilith e incarna l'immagine della donna perversa che attraverso l'inganno capisce il segreto della forza a Sansone, taglia suoi capelli e lo consegna nelle mani dei Filistei.
Ancora ebrea è la storia di Giuditta (Yehudit in ebraico), la giovane e ricca vedova di Betulia, che taglia la testa di Oloferne, generale di Nabucodonosor, dopo avergli fatto credere di amarlo.
Si evince quindi che Lilith continua a vivere in ogni tempo e luogo, con le sembianze di Euridice, presso i greci o sotto le spoglie di una sirena.
Nella mitologia slava, invece, prendeva il nome di Rusalka e nella leggenda teutonica quello di Lorelei.
In tempi più recenti, l'immagine intramontabile di Lilith, appare nel celebre romanzo dello scrittore Antonio Fogazzaro, pubblicato nel 1910 e dal titolo Laila, la cui protagonista è una ragazza strana, enigmatica e infedele che incarna perfettamente le caratteristiche legate a Lilith.
Anche nell'ambito musicale ritroviamo questo archetipo, come nella famosa opera musicale del compositore austriaco Alban Berg (1855-1935), dal titolo Lulù, una fanciulla dalla bellezza infernale, che travolge nella più sfrenata passione ogni uomo che incontra costringendo i suoi spasimanti al suicidio.
Secondo quanto espresso dalla psicanalisi, un uomo che non è in grado di integrare a livello cosciente le esperienze sgradevoli avute con l'altro sesso, è portato a proiettare su ciascuna donna che incontra successivamente, le qualità negative rimosse nel suo inconscio.
Per questo motivo, l'immagine che il soggetto ha della figura femminile, equivale a quella di una donna che odia l'uomo e lo contesta, oppure che non è capace di comunicare a livello affettivo ed è eccentrica, anticonformista, ribelle falsa, gelosa, tormentata.
Inoltre egli vede in lei un soggetto che esprime lussuria, seduce e rifiuta la maternità.
L'immagine di Lilith, al contrario, assume per la donna un significato completamente diverso rispetto a quello vissuto dall'uomo, visto che quest'ultima si identifica con tale archetipo e con la sua personalità individuale a sé stante che trascende i valori di Eva.
Tratto da "Luna Influssi Poteri Leggende" di Stefano Mayorca

lunedì 28 gennaio 2019

Lilith come compagna di Adamo


È in alcuni testi ebraici quali la Bibbia, il Talmud, il Sefer ha Zoar (Libro dello splendore, testo cabalistico ed ermetico), alcune Haggadah (tradizioni popolari ebraiche) e alcuni Midrash (libri di indagine esegetica dei sacri testi ebraici), che incontriamo per la prima volta il nome di Lilith, come appellativo della compagna di Adamo in una versione quasi identica a quella sumerica.
Anche se il contenuto psicologico è rimasto identico, non è semplice fornire un'adeguata versione del mito ebraico di Lilith, diverso e maggiormente elaborato rispetto a quello sumerico più antico, a causa delle numerose contraddizioni che si riscontrano nei testi ebraici citati.
Le fonti, in ogni caso, sono in linea di massima concordi nell'affermare che Lilith sia stata la prima donna comparsa sulla terra, creata da Dio direttamente dal fango come Adamo, contemporaneamente e indipendentemente da lui.
Lilith e Adamo iniziarono a litigare fin dal primo momento.
Adamo voleva avere la supremazia su tutta la Terra e comandare anche su di lei, che a sua volta, pretendeva di avere gli stessi diritti e rifiutava di sottomettersi alla sua volontà.
Non riuscendo ad ottenere la parità di dominio con Adamo, Lilith fu presa dalla collera e abbandonò il suo compagno, conducendo in seguito una vita errabonda.
Dio la relegò in fondo al mare (in termini psicologici, nelle profondità dell'inconscio dell'uomo) e da una costola di Adamo generò Eva.
Le modalità relative alla nascita di Eva, assai differenti da quelle connesse con la nascita di Lilith, stabilirono fin dal principio della creazione biblica, un rapporto di stretta dipendenza della donna dall'uomo.
Eva rappresenterebbe un'emanazione, un riflesso di Adamo: nata da lui e per lui, rappresentava esclusivamente la compagna devota, fedele e sottomessa, senza avere un'esistenza propria.
Unioni del genere non costituiscono un evento eccezionale nell'ambito della mitologia, soprattutto in quella dei popoli la cui civiltà era basata su un modello prettamente patriarcale..
Totalmente diversa da Eva, Lilith non accetta la superiorità che Adamo vuole imporle, e al pari di una moderna femminista, esige da lui parità di diritti.
Ella rappresentava, e rappresenta tutt'ora, l'archetipo e l'immagine della donna libera emancipata, che è in grado di assumere una personalità propria e un ruolo indipendente, rifiutandosi in tal modo di farsi soggiogare dall'uomo o di vivere alla sua "ombra".
Tratto da "Luna Influssi Poteri Leggende" di Stefano Mayorca

venerdì 25 gennaio 2019

Zarathustra: frasi scelte per Nell'AniMo Antico (parte 4)

"Così parli a te stessa, e perciò, anima mia, preferisci sorridere che sfogare il tuo dolore...
Ma se non vuoi piangere, se non vuoi sfogare la tua melanconia purpurea, allora dovrai cantare... cantare un canto... finché tutti i mari ammutoliscano, per ascoltare il tuo anelito...
Mi piego, mi contorco , tormentato...
Colpito
Da te, il più crudele dei cacciatori..
Colpisci più a fondo!
Colpisci ancora una volta!
Pugnala, spezza questo cuore!
Perché questa tortura
Con dardi spuntati?
Perché torni a guardare...
Non vuoi uccidere?
Torturare soltanto, torturare?
Perché torturarmi,
Maligno, ignoto..."

"Nella solitudine, ciò che uno si è portato con se cresce, anche la bestia interiore.
Per questo la solitudine è da sconsigliare a molti."

"Vi sono stati mai sulla terra individui più sudici dei santi del deserto?
Attorno ad essi non si scatena soltanto il diavolo, - bensì anche il maiale."

"Puoi avere ingannato anche gente più fine di me,....io non sto all'erta contro i frodatori, io devo essere senza cautela: così vuole la mia sorte.
Tu però - non puoi non ingannare: fin qui ti conosco!
Tu devi sempre avere due tre quattro cinque significati!...
Tu, perverso falsario, come potresti altrimenti!...
In te penso non una parola è autentica, sì però la bocca: cioè la nausea, che è impressa sulla tua bocca."

"Avete coraggio fratelli?
Avete cuore?
Non coraggio davanti a testimoni, bensì il coraggio dei solitari e delle aquile, cui non  fa da spettatore nemmeno un dio?...
Ha cuore, chi conosce la paura, ma soggioga la paura, chi guarda nel baratro, ma con orgoglio.
Chi guarda nel baratro, ma con gli occhi d'aquila, chi con artigli d'aquila aggranfia il baratro: questi ha coraggio."

"Nulla, infatti, secondo me, è più prezioso e più raro dell'onestà, oggi.
...ma la plebe non sa che cosa sia grande, o piccolo, o diritto, o onesto: essa è innocentemente distorta, essa mente sempre."

"..Ti ricordi, caldo cuore,
Come assetato fosti:
Di lacrime del cielo, di gocciante rugiada;
Bruciato e stanco, avevi sete,
Mentre sull'erba gialla dei sentieri
Maligne occhiate del sole di sera
Intorno ti correvano dagli alberi neri,
Occhiate ardenti abbaglianti del sole,
Liete del tuo affanno."

"...Imparate da me la mia saggezza: anche la peggiore delle cose ha due buoni rovesci, - anche la peggiore delle cose ha buone gambe per ballare: perciò, vi prego... imparate a piazzarvi sulle gambe giuste!..."

"Voi tutti non avete imparato a danzare come si deve - a danzare senza curarvi di voi e al di sopra di voi stessi! Che importa se siete falliti!
Quante cose sono ancora possibili! E allora imparate a ridere, senza curarvi di voi e al di sopra di voi stessi! Elevate i vostri cuori, buoni ballerini, in alto! Più in alto! E non dimenticatevi la buona risata!"

"Circondatevi di piccole cose buone perfette...
Mature, d'oro: la loro vista risana il cuore.
La perfezione insegna a sperare."

"Bisogna per forza maledire, là dove non si può amare?...
Ogni grande amore non vuole amore: - vuole di più.
Colui che si approssima alla sua meta danza....
Anche sulla terra vi sono paludi di densa tetraggine: chi ha piedi lievi, riuscirà a correre anche sopra alla melma e a danzarvi come su ghiaccio polito."

lunedì 21 gennaio 2019

Lilith origine e significato del nome

Lilith è un nome misterioso circondato da un'aurea magica e, per alcuni aspetti, sinistra.
La sua origine si perde nella notte dei tempi.
La fonte più antica alla quale si può far risalire la sua incerta etimologia è, con ogni probabilità, il poema sumero Sha nagha imuru, che risale al terzo millennio a.C., tradotto in italiano con il titolo di Epopea di Gilgamesh.
Nell'ambito di questo leggendario poema si parla di una certa Lìllà o Lilitu, la quale si era costruita una casa nel tronco di un huluppu, un salice.
In seguito era stata costretta a lasciare la sua casa e a fuggire nel deserto inseguita dall'eroe Gilgamesh, che si apprestava a tagliare l'albero.
La natura di Lilitu traspare da due elementi fondamentali, di carattere psicologico e mitologico.
Nella lingua sumera, Lìllà significava Gran sacerdote o Sacerdotessa, mentre lilitu era un sostantivo che significava civetta, animale associato ale tempeste, ai fantasmi, alla morte, al tradimento e alle streghe.
Con ogni probabilità Lilitu alludeva alla donna vanitosa e leggera, che manca di riservatezza e si mette in mostra con lo scopo di adescare gli uomini e farsi corteggiare.
In ogni caso la civetta, animale lunare per eccellenza, simboleggia da sempre le tenebre, l'oscurità della notte, il peccato e le pericolose tendenze istintive rimosse nelle profondità dell'inconscio umano.
Il tipo di albero il cui Lilitu dimora, il salice, fin dai tempi più antichi era ritenuto sacro a tutte le dee della guerra e dell'amore, tra cui la dea sumerica Anatha (o Anth o Inanna); la dea babilonese-assira Ishtar, considerata la prostituta degli dèi; la dea biblica Neith o Lamia; la dea greca Atena nata da un uomo salice di nome Itono.
Lilitu continuò a comparire in altri miti babilonesi e assiri sotto forma di demone femminile che, nell'approssimarsi della notte, usciva dal deserto o dal mare per sedurre gli uomini con la sua bellezza, oppure per istigare le donne alla ribellione e all'odio nei loro riguardi.
Questo archetipo femminile-lunare costituiva un elemento perturbatore dell'ordine familiare e sociale... in una società costituita su modello patriarcale personificava il disordine e il caos.
Nell'iconografia mesopotamica Lilitu veniva rappresentata come una donna dai lunghi capelli, provvista di ali e artigli, in piedi su due leoni e con una civetta sul lato sinistro e un'altra su quello destro.
Il nome Lilith pare derivare dal sostantivo lajil, utilizzato dai popoli semitici per indicare la notte e configura un demone femminile che all'approssimarsi delle tenebre si mostra per far insorgere gli uomini la lussuria.
Anche gli ebrei si servivano delle parole layla, per definire l'angelo della notte e layl, per notte,.. nella lingua araba il nome lìlak, scuro, tenebroso; e ancora lailat, che significa notte e indica genericamente una donna misteriosa e perversa.
Tratto da "Luna Influssi Poteri Leggende" di Stefano Mayorca

venerdì 18 gennaio 2019

Zarathustra: frasi scelte per Nell'AniMo Antico (parte 3)

"...Ciascuno impari la solitudine...nodoso e ricurvo in duttile durezza, dovrà stare... in riva al mare, faro vivente di vita invincibile."

"Là, dove le tempeste in mare giù precipitano, e la proboscide del monte beve l'acqua, là ciascuno dovrà avere le sue veglie giorno e notte, a sua prova e conoscenza...."

"E per suo amor e per amore di quelli che sono come lui, bisogna che io compia me stesso..
Affinché nessuno riesca a vedere fin nel fondo di me stesso e della mia volontà ultima, - a questo fine ho inventato per me il lungo silenzio luminoso...."

"Tu, cielo taciturno invernale dalla barba di neve, tu, candida testa da gli occhi tondi su di me! Oh, tu similitudine celeste dell'anima mia..
..io mostro solo il ghiaccio e l'inverno delle mie cime - e non  che la mia montagna si cinge anche di tutti i cinti solari!"

"Come potrebbero sopportare la mia felicità, se non la circondassi di incidenti e miserie invernali e di cappe d'orso polare e di veli di cielo nevoso!
Questa è la saggia protervia e volontà buona dell'anima mia: di non nascondere il suo inverno e le sue tempeste di gelo; nemmeno i lividi del gelo essa nasconde."

"La solitudine dell'uno è la fuga del malato; la solitudine dell'altro è la fuga dal malato."

"Ma a te, pazzo, do questo insegnamento per congedo: dove non è più possibile amare, bisogna - passare oltre!
Là la migliore saggezza è tacere e passare oltre... là tutti parlano e nessuno fa attenzione... tutti parlano presso di loro, nessuno è più capace di intendere."

"Tutto va a finire nell'acqua, nulla più in profonde sorgenti."

"Si disimpara a conoscere gli uomini, se si vive tra gli uomini: troppo in tutti gli uomini è solo facciata, - a - ce servono, tra loro, occhi che mirano e cercano nella lontananza!... non ne trovai uno che non fosse povero di spirito..."

"Chi non è capace di comandare a se stesso, ha da obbedire.
E vi sono certi che sanno comandare a se stessi, ma molto ci manca a che sappiano anche obbedire a se stessi."

"Essere veri - pochi ne sono capaci! E chi ne è capace, non vuole ancora esserlo! Meno di tutti, però, ne son capaci i buoni.
Ah, questi buoni! - uomini buoni non dicono mai la verità; sicché, per lo spirito, la bontà è una malattia.
Cedono, questi buoni, si concedono, il loro cuore è fatto per ripetere, dal profondo essi obbediscono: ma chi obbedisce, non dà ascolto a sé stesso!"

"Io parlo troppo rude e sincero per coniglietti dal serico pelo"

"Bisogna imparare ad amare se stessi - questa è la mia dottrina - di un amore sano e salutare: tanto da sopportare di rimanere presso se stessi e non andare vagando in giro...
Invece è l'uomo che è per se stesso un grave fardello! E questo perché si trascina dietro sulle spalle troppe cose estranee."

"E in verità, anima mia...
La tua bontà,... non vuole lamentarsi né piangere: e tuttavia, anima mia, il tuo sorriso anela le lacrime, e la tua bocca tremante il singhiozzo."

"Non è ogni pianto un lamento? E ogni lamento un'accusa?"


lunedì 14 gennaio 2019

Il simbolismo del Dragone nei miti e nell'astrologia


Sotto il profilo psicologico il Drago o Dragone, rappresenta l'incarnazione della parte oscura e primitiva dell'essere umano, il mondo degli istinti aggressività, sessualità, asocialità, amoralità ecc..), rimossi nelle profondità dell'inconscio.
Quando ne emerge, il Dragone porta con sé tutto il terrore delle esperienze primordiali della vita.
Essere inghiottito e sparire nelle fauci del mostro, come accadde a Giasone rientra nell'ambito della simbologia archetipica universale, che allude, in termini psicologici e funzionali, a una regressione nelle viscere materne o una discesa agli inferi.
Questo ritorno nel grembo materno è in analogia con quanto accade al Sole, o alla Luna quando questa, giunta su uno dei suoi nodi, causa un'eclissi...
A livello di inconscio individuale, l'eclissi è avvertita come un evento drammatico, in cui l'Io conscio viene ghermito dalle tenebre dell'inconscio per essere in seguito distrutto dalle potenze del Male.L'elemento astronomico Testa del Dragone rappresenta quindi alcune analogie con quella parte della personalità umana ritenuta inferiore e negativa dalla conoscenza e ad essa rimossa nell'inconscio.
Jung considerava questa componente della psiche come una specie di alter ego o di fratello gemello sconosciuto, l'uomo interiore o uomo antico che Jung chiamava "ombra"...
La testa del Dragone rappresenta in poche parole la proiezione inconscia sullo Zodiaco dell'"ombra", che spesso oscura la rimanente parte della personalità dell'uomo, quella ritenuta luminosa a livello conscio.
Tratto da "La Luna - Influssi Poteri Leggende" di Stefano Mayorca

venerdì 11 gennaio 2019

Zarathustra: frasi scelte per Nell'AniMo Antico (parte 2)

"Io sono uscito dalla casa dei dotti: e per giunta ho sbattuto la porta alle mie spalle.
Troppo a lungo la mia anima sedette affamata alla loro mensa; io non sono addestrato alla conoscenza al pari di loro...io amo la libertà e l'aria sulla terra fresca; preferisco dormire su pelli di bue, che sulle vostre dignità e rispettabilità.
Io sono troppo ardente e riarso dai miei stessi pensieri... e allora bisogna che fugga all'aperto, via dal chiuso delle stanze polverose.
Loro invece siedono freddi nell'ombra fredda: in tutto non vogliono essere che spettatori e si guardano bene dal mettersi a sedere dove il sole arde i giardini"

"Il cammino con un miei pensieri al di sopra delle loro teste, e perfino volendo camminare sui miei errori, mi troverei pur sempre al di sopra di loro e delle loro teste"

"Chi non crede a se stesso, mente sempre"

"Questo vorrei sopra ogni altra cosa... amar la terra così come la luna l'ama, e sol con l'occhio palparne la bellezza.
E ciò sia per me la conoscenza immacolata di tutte le cose - che io nulla voglio dalle cose: se non poter giacere di fronte ad esse, come uno specchio dai cento occhi"

"....Ah pensiero abissale  che sei il mio pensiero! Quando troverò la forza di sentirti scavare, senza più tremare?
Il cuore mi batte fino in gola, quando ti sento scavare! E anche il tuo silenzio vuol strangolarmi, tu che taci dall'abisso!....
Non ero ancora abbastanza forte per l'estrema leonina audacia e tracotanza...
..Dovrò trovare anche la forza e la voce leonina che ti evochi in alto!...
Nel frattempo sono in balia di mari insicuri....Ancora non è giunta l'ora dell'ultima mia battaglia, - o è appena giunta? Davvero con perfidia bellezza tutt'intorno mi contemplano il mare e la vita!
Oh pace nell'incertezza!..."

"Sono come l'amante che diffida di un sorriso troppo vellutato.
Come questi allontana da sé la donna amata, tenero perfino nella sua durezza e pieno di gelosia -, così io allontano da me quest'ora di beatitudine.
Và via, ora beata! Con te giunse a me una beatitudine non voluta! Io sto qui docile al mio più fondo dolore: - tu sei venuta fuori tempo!"

"...Tra gli uomini, io odio più di tutti quelli che camminano a passetti felpati, i mezzi mezzi, le dubitose esitanti nuvole pigre."

"E chi non sa benedire, "impari" a maledire!"

"...Tutte le cose son benedette alla sorgente dell'eterno e di là del bene e del male; ma bene e male altro non sono che ombre intermedie e umidi triboli e nuvole pigre..."

"La terra, egli disse, ha una pelle; e questa pelle ha malattie.
Una di queste malattie si chiama, per esempio, uomo."

"Redimere coloro che sono passati e trasformare ogni "così fu" in ogni "così volli che fosse!" - solo questo può essere per me redenzione!
Volontà - è il nome di ciò che libera e procura la gioia"

"Non l'altezza: il declivio è spaventoso!
Il declivio, quando lo sguardo precipita in basso e la mano si aggrappa in alto.
Qui il cuore è preso da vertigine per la sua volontà duplice."

"Chi non voglia morire di sete in mezzo agli uomini, è costretto a imparare a bere da tutti i bicchieri; e chi in mezzo agli uomini voglia restare pulito, deve sapersi lavare con acqua sporca."

"Affinché sia possibile guardare bene alla vita, bisogna che il suo spettacolo sia ben recitato: a questo scopo occorrono dei bravi attori."

"Voi, uomini superiori tra tutti quelli che il mio occhio abbia mai incontrato! Verso di voi nutro un dubbio, che segretamente mi fa ridere di voi: scommetto che il mio superuomo voi lo chiamereste demonio!"

"Tutte le cose dritte mentono...ogni verità è ricurva, il tempo stesso è un circolo."

"Poiché tutto quanto è ancora in cammino tra cielo e terra ed è felicità, cerca per sé, proprio ora, asilo in un'anima luminosa: per la felicità, adesso, ogni luce si è fatta più quieta."

"Ma c'è qualcosa che io chiamo coraggio... Coraggio è infatti la mazza più micidiale...
Il coraggio ammazza anche la vertigine in prossimità degli abissi: e dove mai l'uomo non si trova vicino agli abissi! Non è la vista già di per sé un - vedere abissi?
... il coraggio ammazza anche la compassione.
Ma la compassione è l'abisso più profondo: quando l' uomo affonda la sua vista nella vita, altrettanto affonda nel dolore.
Coraggio è però la mazza più micidiale...esso ammazza anche la morte..."


lunedì 7 gennaio 2019

Il Dragone nella mitologia


Il tema del Dragone ricorre con una certa frequenza nell'ambito della mitologia legata alle antiche civiltà.
Era considerato un animale apparentemente legato all'elemento umido e freddo (valenza lunare), o al mondo ctonio (regno sotterraneo, infero)e, come nemico della luce, spesso era associato a ciò che ha carattere magico, occulto, primordiale, notturno, tenebroso e pericoloso.
Nelle mitologie più antiche quali la sumerica, la babilonese, l'assira, la cinese, la peruviana e altre ancora, è il Dragone celeste che divora il Sole o la Luna nel corso delle eclissi.
Le lotte mitiche e leggendarie che si generano fra le divinità babilonesi e assire (Marduk, Enlil, Sin ecc.) e i draghi spaventosi e feroci (Tiamat, Labbu, Drago di Babele ecc.), hanno sempre un carattere astrale che allude all'eterno conflitto tra luce e tenebra.
Nella mitologia greca il Drago era custode del celebre Vello d'Oro, appeso a una quercia situata in un bosco sacro a Marte, nella Colchide
Similmente, nel Giardino delle Esperidi un Drago con numerose teste, Ladone, era posto a guardare delle magiche "mele d'oro".
Proprio a questi miti si riferiscono le parole incise sull'architrave della famosa Porta magica alchemica, o Porta d'Oro, che si trova nei giardini di Piazza Vittorio  a Roma (Horti magici ingressum Esperidum custodit Drago sine Alcide Cholchidas delicias non gustasset Iason, vale a dire: "un Drago custodisce l'ingresso del magico giardino delle Esperidi e, senza Ercole, Giasone non avrebbe gustato le delizie della Colchide".
Nella tradizione mitica germanica un altro Drago, il terribile Fafnir, viene ucciso dall'eroe dei Nibelunghi, Sigfrido, che bagnandosi nel suo sangue diviene invulnerabile e acquisisce la facoltà di parlare il linguaggio degli uccelli.
Anche la religione cristiana è costellata di leggende e rappresentazioni associate ai Draghi che lottano con angeli o santi, basti pensare a San Michele, San Giorgio e così via.
Temibile  e pericoloso custode di tesori, il Drago simboleggia le difficoltà che devono essere superate, allo scopo di conquistare qualcosa che riveste un gran valore per l'umanità intera...
L'eroe che riesce a uccidere il Drago rappresenta il trionfo dell'uomo sulle sue tendenze istintive e regressive e sulla sua natura animalesca, oscura e lunare.
Tratto da "La Luna - Influssi Poteri Leggende" di Stefano Mayorca
...nello stemma di Cagliostro un serpente trafitto da una freccia, mira al sole passando di sopra al dragone, a quel dragone orrendo che è il guardiano terribile della Verità Vera.
La leggenda Giasonica, Bellerofonte, Perseo, Teseo sono forme favolose diverse della stessa conquista della Verità.
I combattimenti fantastici delle mitologie nordiche tra cavalieri e dragoni, tra generosi e valorosi militi della verità è mostri che vomitano fiamme e inghiottivano popoli come polli, non sono che identiche artificiose rappresentazioni di questa verità.
Giuliano Kremmerz "La scienza dei magi"

venerdì 4 gennaio 2019

Zarathustra: frasi scelte per Nell'AniMo Antico (parte 1)

"La sua saggezza si chiama: stare svegli, per dormire bene. E in verità, se la vita non avesse senso e io dovessi scegliere un'assurdità, questa sarebbe anche per me la più preferibile delle assurdità"

"Il creatore non voleva guardare se stesso e allora creò il mondo....questo mondo, eternamente imperfetto, di un'eterna contraddizione l'immagine riflessa, e un'imperfetta immagine - un ebbro piacere per il suo creatore imperfetto - così un tempo mi sembrò il mondo"

"Tra coloro che poetano e sono smaniosi di dio, vi è sempre stata molta gente malata; essi odiano furiosamente l' uomo della conoscenza e la virtù novissima, che si chiama: onestà.
Essi guardano sempre all'indietro verso epoche di tenebra: allora certo che l'illusione e la fede erano tutt'altra cosa; il delirio della ragione era somiglianza con Dio, e il dubbio era peccato"

"Voi mi dite: "la vita è pesante da portare".
Ma perché mai avreste la mattina il vostro orgoglio e la sera la vostra rassegnazione?
La vita è pesante da portare: ma, per favore, non fare troppo i delicati! Noi siamo tutti quanti graziosi e robusti asini e asine"

"Noi animano la vita non perché siamo abituati alla vita, bensì all'amore.
Nell'amore è sempre un po' di demenza. Ma anche nella demenza è sempre un po' di ragione"

"Quando ho visto il mio demonio, l'ho sempre trovato serio, radicale, profondo, solenne: era lo spirito di gravità - grazie a lui tutte le cose cadono.
Non con la collera, col riso si uccide.
Orsù uccidiamo lo spirito di gravità"

"Ho imparato a volare... adesso sono lieve, adesso io volo, adesso vedo al di sotto di me, adesso è un dio a danzare, se io danzo"

"Se volessi scuotere questo albero con le mie mani non ci riuscirei.
Ma il vento, da noi non veduto, lo squassa e lo piega dove vuole.
Sono mani invisibili quelle che più orribilmente ci squassano e piegano...
Quanto più egli vuole elevarsi in alto e verso la luce, con tanto più forza le sue radici tendono verso terra, in basso, verso le tenebre, l'abisso - verso il male"

"Il futuro e ciò che sta in remota lontananza sia la causa del tuo oggi"

"Ma anche l'amore vostro più nobile non è altro che un simbolo estatico, un doloroso ardore.
È una fiaccola che deve illuminarvi verso sentieri più alti.
Al di sopra di voi stessi dovrete amare, un giorno! Perciò imparate prima di tutto ad amare!"

"Colui che adempie la sua vita, morrà la sua morte da vittorioso, circondato dalla speranza e dalle promesse di altri.
Così si dovrebbe imparare a morire.."

"Chiunque vuole avere la gloria, deve prender per tempi congedo dagli onori e applicare l'arte difficile di - andar via al momento giusto"

"In alcuni è il cuore che invecchia per primo, in altri la mente.
E certi sono vecchi già da giovani: una tarda giovinezza è una lunga giovinezza. Per molti la vita è un fallimento; un verme velenoso li rode nel cuore"

"E questo è la cosa più difficile, chiudere per amore la mano che si è già aperta e, nel donare, conservare il pudore"

"Precipiti pure il mio torrente d'amore in sentieri impervi! Come non dovrebbe alla fine un torrente trovare la via verso il mare!... dentro di me c'è un lago, solitario, che basta a se stesso; ma il mio torrente d'amore lo trascina giù in basso con sé - verso il mare!"

"Creare - questa è la grande redenzione fa lo sofferenza, e il divenir lieve della vita.
Ma perché vi sia colui che crea è necessaria molta sofferenza e molta trasformazione"

"La voce della bellezza parla tenue: essa si insinua solo nelle anime risvegliate.
Tenue tremò e sorrise, oggi il mio scudo; questo è il sorriso e il tremito sacro della bellezza.
Di voi, o virtuosi, oggi la mia bellezza ha sorriso"

"Come la stella che si estingue è ogni opera della vostra virtù: la sua luce è sempre in cammino e va peregrinando - e quando finirà di essere in cammino?
Così la luce della vostra virtù è in cammino, ancora dopo che l'azione è stata compiuta. Anche se dimenticata e morta: il suo raggio di luce vive ancora ed è in cammino.
Sia la vostra virtù il vostro Sé e non qualcosa di estraneo"



venerdì 28 dicembre 2018

I piccoli uomini


Io passo in mezzo a questa gente e tengo gli occhi aperti: essi non mi perdonano ch'io non provi invidia per le loro virtù.
Essi cercano di mordermi, perché io dico loro: le virtù piccole sono necessarie per gente piccola - e perché mi riesce fatto che la gente piccola sia necessaria!....
Io passo in mezzo a questa gente e tengo gli occhi aperti: costoro son diventati più piccoli e diventano sempre più piccoli: -ma in ciò consiste la loro dottrina sulla felicità e la virtù.
...anche nella virtù essi sono modesti, - perché vogliono vivere comodi.
 Ma alla comodità si adatta solo la virtù modesta.
...tra la piccola gente è molta menzogna..
Alcuni di loro sono autentici, ma i più sono cattivi attori.. gli autentici sono sempre rari, specialmente gli attori autentici.
Qui c'è poca virilità: per questo le donne si virilizzano.
Perché solo chi è veramente uomo, potrà nella donna - liberare la donna.
E tra loro trovai questa che è la peggiore delle ipocrisie: che anche quelli che comandano fingono ipocritamente di avere le virtù di quelli che servono.
"Io servo, tu servi, noi serviamo" - così prega qui l'ipocrita di coloro che comandano ....il primo signore "non è altro che" primo servitore!...
In fondo alla loro semplicità essi non vogliono, prima di tutto, se non una cosa: che nessuno gli faccia male....
Questa è viltà: sebbene si chiami virtù..
Virtù è per loro ciò che rende modesti e mansueti: a questo mondo trasformano il lupo in cane e l'uomo stesso nel migliore animale domestico dell'uomo...
Ma questa è mediocrità: sebbene si chiami moderazione.
Questi maestri di rassegnazione! Essi si insinuano come pidocchi dovunque è meschinità e malattia e rogna: e solo il mio schifo mi impedisce di schiacciarli....
Voi state diventando sempre più piccoli, voi gente piccola! ..Voi che vivete comodi! Voi finirete per andare in rovina - per le vostre virtù piccole...
Per diventare grande, un albero vuol gettare le sue radici dure attorno a dure rupi!...
Ah se vi liberaste da ogni volere a metà e diventaste decisi....
"Fate pure pure ciò che volete, - ma siate prima di tutto di quelli che sanno volere!"
"Amate pure il vostro prossimo come voi stessi, - ma siate prima di tutto di quelli che amano se stessi - amano di grande amore e, di disprezzo grande, amano!"
...Tra gli uomini, io odio più di tutti quello che camminano a passetti felpati, i mezzi mezzi, le dubitose esitanti nuvole pigre.
E chi non sa benedire, "impari" a maledire!
...Tutte le cose son benedette alla sorgente dell'eterno e di là del bene e del male; ma bene e male altro non sono che ombre intermedie e umidi triboli e nuvole pigre...

venerdì 21 dicembre 2018

La cima più alta..


Sono passati i tempi in cui potevano capitarmi eventi casuali; e che cosa potrebbe ormai capitarmi, che non fosse già mio!....
E se ormai ti sono venute a mancare tutte  le scale, bisogna che tu sappia salire sul tuo capo: come potresti altrimenti salire in alto?
Sul tuo capo stesso e, via, a di sopra del tuo stesso cuore! Adesso la tua più tenera mitezza deve diventare la durezza più dura.... sia lodato ciò che rende duri!...
È necessario imparare a distogliere lo sguardo da sé stessi, per vedere molto: anche di questa durezza hanno bisogno tutti coloro che salgono le montagne.
Tu hai voluto vedere il fondo è sotto il fondo di tutte le cose: e già questo ti obbliga a salire al di sopra di te stesso - sempre più in alto, finché anche le tue stelle si trovino al di sotto di te!
Guardar giù verso te stesso e persino verso le mie stelle: solo questo può voler dire la mia vetta per me, questo mi è ancora rimasto come ultima vetta!...
Il monte dalla cima più alta e la più lunga delle mie peregrinazioni mi attendono: per questo debbo, prima ancora, discendere più in basso di quanto non sia mai disceso: - più in fondo del dolore di quanto non sia mai disceso, fin dentro il suo flutto più nero!
Così vuole il mio destino; orsù! Io sono pronto!
Donde vengono le montagne più alte? ....imparai che esse vengono dal mare.
Questa testimonianza sta scritta nelle loro rocce e nelle pareti delle loro cime.
Dall'abisso più profondo, la vetta più alta deve giungere alla sua altezza....
Tutto dorme ora, disse: anche il mare dorme.
Ebbro di sonno e straniato, il suo occhio si posa su di me.
Ma il suo respiro è caldo, lo sento.
E sento anche che il mare sogna. E sognando si gira e rigira...
Ascolta! Come sospira per i ricordi cattivi! O per cattive attese?...
Non c'è mostro che non ti sia venuta voglia di accarezzare.
Un soffio di caldo respiro, un po' di morbido vello sugli artigli - e subito eri pronto ad amare e ad attirare a te.
L'amore è il pericolo per il più solo tra gli uomini, l'amore verso qualsiasi cosa, purché vivente! La mia follia e la mia modestia in amore sono davvero risibili!...Così... rise...e subito dopo accade che colui che aveva riso si mettesse a piangere: di collera e di nostalgia, piangeva amaramente...
Tratto da "Così parlò Zarathustra" di F. Nietzsche

mercoledì 19 dicembre 2018

L'eroe, la bellezza e il super eroe


Oggi ho visto un sublime, un solenne...
Egli non ha ancora imparato il riso e la bellezza.
Tetro fu il ritorno di questo cacciatore dalla foresta della conoscenza.
Dalla battaglia tornava a casa, con belve feroci: ma dalla sua tetragginde fa capolino ancora una belva feroce - non ancora vinta!..
Tutta la vita è una disputa su gusto e sapore!
Se si stancasse della sua sublimità, questo sublime: allora avrebbe inizio la sua bellezza - e allora lo gusterei e lo troverei saporoso.
E solo quando si distoglierà da sé stesso, salterà al di là della sua stessa ombra - è davvero! Nel suo sole....
La sua azione stessa è l'ombra su di lui: la mano oscura colui che agisce. Egli non ha ancora superato la sua azione...
Ha soggiogato mostri, ha risolto enigmi: ma egli dovrebbe liberare anche i suoi mostri e i suoi enigmi, dovrebbe trasformarli in figli del cielo.
La sua conoscenza non ha ancora imparato a sorridere e a essere senza gelosia: la sua scrosciante passione non si è ancora acquietata nella bellezza.
...Non nella sazietà dovrebbe tacere e immergersi la sua brama, ma nella bellezza! La grazia appartiene alla magnanimità di colui che ha grandi sensi.
Col braccio appoggiato sulla testa: così dovrebbe riposare l'eroe, così dovrebbe egli superare anche il suo riposarsi.
Ma proprio per l'eroe la bellezza è di tutte le cose la più ardua.
Irraggiungibile è la bellezza per ogni volontà violenta...
Quando la potenza diventa clemente e scende giù nel visibile: un tale scendere giù, io lo chiamo bellezza.
E da nessun altro come da te, o possente, io voglio appunto la bellezza: la tua bontà sia il tuo supremo sopraffare te stesso.
So che sei capace di ogni malvagità: perciò da te voglio la bontà...
Sì, o sublime, per te verrà il momento di essere anche bello e di specchiarti nella tua stessa bellezza.
Allora l'anima ti rabbrividirà di brame divine; e persino nella tua vanità sarà adorazione!
Questo infatti è il segreto dell' anima: solo quando l'eroe l'ha lasciata, le si avvicina, in sogno, - il super eroe.
Tratto da "Così parlò Zarathustra" di F. Nietzsche

venerdì 14 dicembre 2018

Il canto della danza: la vita e la saggezza


"Io sono una foresta e una notte di alberi scuri: ma chi non ha paura delle mie tenebre, troverà declivi di rose sotto i miei cipressi"
Invece io sono soltanto mutevole e selvaggia, e in tutto e per tutto femmina, e non virtuosa: sebbene per voi uomini mi chiami "la profonda" e "la fedele", "l'eterna", "la piena di mistero".
Ma voi uomini ci recate in dono sempre le vostre virtù, voi, virtuosi!"
Così rideva, l'incredibile; ma io non credo mai a lei, né al suo riso, quando parla male di se stessa.
Quando parlai a quattr'occhi con la mia saggezza selvaggia, quella mi disse incollerita: "Tu vuoi, tu desideri, tu ami, soltanto per questo lodi la vita!"
Quasi avrei voluto rispondere male e dire la verità a quella incollerita; e non è possibile rispondere peggio di quanto si "dice la verità" alla propria saggezza...
Infondo io amo soltanto la vita - e, davvero, soprattutto quando la odio!
Ma voglio bene - spesso troppo bene - alla mia saggezza, e questo perché essa mi ricorda moltissimo la vita!
Ha i suoi occhi, il suo riso e persino la sua aurea cannuccia da pesca: che posso farci se le due si assomigliano tanto?
E una volta, quando la vita mi chiese: "Ma chi è la saggezza?" Mi affrettati a rispondere: "A si! La saggezza!
Si ha sete di lei e non si diventa sazi, si guarda attraverso dei veli, si cerca di afferrarla con reti.
È bella? Che ne so! Ma anche le scarpe più vecchie e scaltrite abboccano alla sua esca.
Mutevole e impertinente essa è; spesso l'ho vista mordersi le labbra e pettinarsi i capelli contr'onda.
Forse è cattiva e falsa, e una donna in tutto e per tutto, ma proprio quando dice male di sé è seducente al massimo"
Quando dissi queste cose alla vita, si mise a ridere e chiuse gli occhi.
"Di chi parli?" Disse, "Di me, non è vero? E anche se tu avessi ragione - dirmi queste cose in faccia! Ma ora parlami anche della tua saggezza!"
Ahimè, e di nuovo apristi gli occhi, vita diletta! E di nuovo mi sembrò di sprofondare nel senza-fondo.
Tratto da "Così parlò Zarathustra" di F. Nietzsche

mercoledì 12 dicembre 2018

Il male, l'amore e la compassione


....L' uomo ha gioito troppo poco: solo questo, fratelli, è il nostro peccato originale!
Imparare a meglio gioire è per noi il modo migliore di disimparare a far male agli altri e ad escogitare cose che fanno male.
..Credetemi, fratelli: i rimorsi insegnano a mordere.
Ma la cosa peggiore sono i pensieri meschini.
Davvero, è meglio aver fatto del male che aver pensato meschinamente....
La cattiva azione è come un'ulcera: prude, gratta, scoppia - parla onestamente.
"Ecco, io sono malattia" - così parla la cattiva azione; questa è la sua onestà.
Ma il pensiero meschino è come il fungo: striscia e si rannicchia e non vuol essere in alcun posto..
A colui che è posseduto dal diavolo, io dico queste parole nell'orecchio: "è meglio che tu faccia diventare grande il tuo diavolo! Anche per te c'è una via di grandezza!"
Di ognuno si sa qualcosa di troppo! E certi ci diventano trasparenti, ma ciò nonostante siamo lontani dall'averli penetrati....
Non verso colui che ci ispira ripugnanza siamo ingiusti, bensì colui del quale non ci importa nulla.
Se hai un amico che soffre, sii asilo di pace al suo affanno, ma simile a un letto duro.... così gli gioverai al massimo.
E se un amico ti fa del male, devi dire: "Io ti perdono ciò che hai fatto a me; ma come potrei perdonarti di aver fatto ciò a te stesso!"
Così parla l'amore grande: esso supera anche il perdono e la compassione.
Bisogna tener fermo il proprio cuore; infatti, a lasciarlo andare, se ne va via ben presto anche la ragione!..
Guai a coloro che amano, se non hanno un'elevatezza che sia superiore alla loro compassione.
Così una volta mi parlò il diavolo: "Anche Dio ha il suo inferno: è il suo amore per gli uomini".
E di recente gli ho sentito dire: "Dio è morto; a causa della sua compassione per gli uomini.."
Perciò siatemi in guardia verso la compassione...
Ogni grande amore è superiore a tutta la propria compassione: infatti esso vuol ancora creare ciò che ama!
"Io offro me stesso al mio amore, il prossimo mio come me stesso!" Così sentono di parlare tutti coloro che creano.
Tutti coloro che creano - però - sono duri.
Tratto da "Così parlò Zarathustra" di F. Nietzsche

venerdì 7 dicembre 2018

Il cammino solitario


"Colui che cerca, finisce facilmente per perdersi. Ogni solitudine è una colpa": così parla il gregge.
E tu hai fatto a lungo parte del gregge.
La voce del gregge continuerà a risuonare dentro di te.
E quando dirai "Io non ho più la vostra stessa coscienza", ciò sarà un lamento e un dolore.
...sulla tua melanconia si riverbera, ardente, ancora l'ultimo bagliore di questa coscienza.
Ma tu vuoi procedere sul sentiero della tua melanconia, che è il sentiero verso te stesso? Fammi vedere che ne hai la forza e il diritto!
Sei...un moto primo? Una ruota che corre da sé? Sei capace di costringere le stelle a ruotarti intorno?...
Ahimè, vi sono tanti grandi pensieri che non fanno più di quel che faccia un mantice: gonfiano e rendono ancora più vuoti...
Sei tale da avere il diritto di sfuggire a un giogo?..
Libero da che cosa?... ma il tuo occhio deve limpidamente annunciarmi: libero per che cosa?
Sei capace di dare a te stesso il tuo male e il tuo bene e affiggere su di te la tua volontà come una legge?
Sei capace di essere per te stesso il giudice e il vendicatore della tua legge?...
Un astro viene proiettato nello spazio desolato e nel gelido respiro della solitudine.
Oggi soffri ancora a causa dei molti, tu che sei uno: oggi hai ancora per intero il tuo coraggio e le tue speranze...
Un giorno urlerai: "tutto è falso!"
Vi sono sentimenti che vogliono uccidere il solitario; se non ci riescono, devono morire essi stessi! Mai sei capace di essere assassino?...
E la tortura della tua giustizia: essere giusto verso coloro che ti disprezzano?
Tu costringi molti a ricominciare da capo nel conoscerti; ciò essi ti fanno pagar caro.
Sei giunto vicino a loro e sei passato oltre: non te lo perdoneranno mai...
Ma quanto più alto sali, tanto più piccolo ti vede l'occhio dell'invidia.
Ma più di tutti è invidiato colui che vola...
Fratello se vuoi essere una stella, devi nondimeno rilucere anche per loro!
E guardati dai buoni e giusti! Essi crocifiggono volentieri coloro che inventano le proprie virtù - essi odiano il solitario...
E guardati dagli accessi del tuo amore! Troppo precipitoso è il solitario nel tendere la mano a colui che incontra.
A certe persone non devi porgere la mano bensì solo la zampa; e io voglio che le tua zampa abbia anche artigli.
Ma il peggiore nemico che puoi incontrare, sarai sempre tu per te stesso; nelle caverne e nelle foreste ti tendi l'agguato a te stesso.
Da solo vai sul cammino che porta a te stesso! E il tuo cammino comprende anche te e i tuoi sette demoni!..
Tu ami te stesso e perciò ti disprezzi, come solo gli amanti sanno disprezzare.
Create vuole l'amante che disprezza! Chi sa che cosa è l'amore, se non è stato costretto a disprezzare ciò che amava!
Và nella solitudine, fratello, col tuo amore e con il tuo creare; solo in seguito la giustizia ti seguirà zoppicando.
Và con le mie lacrime nella solitudine, fratello. Io amo colui che vuole creare al di sopra di sé e cosi perisce.
Tratto da "Così parlò Zarathustra" di F. Nietzsche

mercoledì 5 dicembre 2018

L'oro interiore


Solo come riflesso della virtù più nobile, l'oro giunse al più nobile valore.
Simile all'oro, luccica lo sguardo di colui che dona. Lo splendore dell'oro sigilla la pace tra la luna e il sole.
Non volgare è la virtù più nobile e non utile, essa luccica di mite splendore: una virtù che dona è la virtù più nobile....
Insaziabile, l'anima vostra anela a tesori e gemme, perché la vostra virtù è insaziabile nella volontà di donare.
Voi costringete tutte le cose a venire a voi e dentro di voi, perché riscaturiscano dalla vostra sorgente come doni del vostro amore...un predone di tutti i valori deve diventare questo amore che dona...
Dove manca l'anima che dona, noi indoviniamo sempre la degenerazione...
In alto vola la vostra mente: così essa è il simbolo del nostro corpo, di un'elevazione  il simbolo...
Tutti quei momenti nei quali il vostro spirito vuol parlare un simboli: lì è l'origine della vostra virtù.
Lì il vostro corpo è elevato e risorto; col suo piacere esso delizia lo spirito, perché diventi colui che crea e valuta e ama e di tutte le cose il benefattore...
Lì è l'origine della vostra virtù.
Quando siete al di sopra della lode e del biasimo, e la vostra volontà vuol comandare a tutte le cose, come la volontà di uno che ama: lì è l'origine della vostra virtù...
Potenza è questa nuova virtù; un pensiero dominante essa è, attorno al quale si avvolge un'anima intelligente: un sole d'oro, e attorno a esso il serpente della conoscenza...
Rimanetemi fedeli alla terra, fratelli, con la potenza della vostra virtù! Il vostro amore che dona e la vostra conoscenza servano il senso della terra! Così vi prego e vi scongiuro....
Riportate...la virtù volata via sulla terra - sì, riportatela al corpo e alla vita: perché dia un senso alla terra, in senso umano!...
Il vostro spirito e la vostra virtù servano il senso della terra...
Perciò dovete essere combattenti! Perciò dovete essere creatori!
Il corpo si purifica nel sapere; facendo tentativi col sapere esso si eleva; a colui che conosce, tutti gli istinti si santificano; all'elevato, l'anima diventa gaia.
Medico aiuta te stesso: così aiuterai anche i tuoi malati....
Che egli guardi con gli occhi colui che risana se stesso...
Dal futuro giungono venti segretamente alitanti: la buona novella si rivela alle orecchie dei fini...
La terra deve ancora diventare un luogo di salute! E già intorno a essa alita profumo nuovo, che reca salute, - e una nuova speranza!...
L' uomo della conoscenza deve non soltanto saper amare i suoi nemici, bensì anche odiare i suoi amici.
Si ripaga male un maestro, se si rimane sempre scolari...
Voi non avete ancora cercato voi stessi: ecco che trovaste me.
Così fanno tutti i credenti; perciò ogni fede vale così poco.
E ora vi ordino di perdermi e di trovarvi; e solo quando mi avrete tutti rinnegato io tornerò tra voi...
Con altro amore allora vi amerò...
Quando l'uomo sta al centro del suo cammino tra l'animale e il superuomo, e celebra il suo avviarsi alla sera come la sua speranza più elevata: giacché quella è la via verso un nuovo mattino.
Allora colui che tramonta benedirà se stesso, come uno che passa dall'altra sponda; e il sole della sua conoscenza starà per lui nel meriggio...
Tratto da "Così parlò Zarathustra" di F. Nietzsche

venerdì 30 novembre 2018

Lo Stato


Si chiama Stato il più gelido di tutti i gelidi mostri.
Essi è gelido anche quando mente; e questa menzogna gli striscia fiori di bocca: "Io, lo Stato, sono il popolo".
È una menzogna!...
Distruttori sono coloro che sistemano trappole per i molti e li chiamano Stato...
Lo Stato mente in tutte le lingue del bene e del male; e qualunque cosa dica, mente - e tutto quanto possiede, l'ha rubato.
Tutto è falso nello Stato...
Troppi vengono al mondo; per i superflui fu inventato lo Stato.
Guardate come alletta i troppi! Come li ingoia, digerisce, rumina!...
Esso sussurra le sue sinistre menzogne! Ahimè, esso sa scoprire i cuori generosi che volentieri si prodigano!
Anche voi stessi sa scoprire, voi vincitori del vecchio dio!
Stanchi siete usciti dal combattimento, e ora la vostra stanchezza presta servizio anche al nuovo idolo (lo Stato)!...
Compra lo splendore delle vostre virtù e lo sguardo dei vostri occhi orgogliosi....
Io lo chiamo Stato il luogo dove si trovano tutti i bevitori di veleno, buoni e cattivi: Stato è dove tutti si perdono, buoni e cattivi: Stato è dove il lento suicidio di tutti - è chiamato "vita"...
Essi rubano per sé le opere degli inventori e i tesori dei saggi: istruzione essi chiamano questo furto - e tutto diventa per essi malattia e vessazione!...
Vomitano la bile e la chiamano giornale...
Acquistano ricchezze cosi diventano più poveri...
Guardate come si arrampicano, queste agili scimmie! Nell'arrampicarsi si scavalcano a vicenda e così si trascinano nel fango e nella bassezza.
Tutti quanti vogliono giungere al trono: la loro demenza è credere che sul trono debba la felicità! Spesso è il fango che siede sul trono - e spesso anche il trono siede sul fango.
...tutti questi servitori (dello Stato) esaltano per me un odore cattivo....
Allontanatevi dall'idolatria dei superflui!..
Allontanatevi dalle esalazioni di questi sacrifici umani!
La terra è ancora aperta e libera per i magnanimi.
Ancora sono vuote le residenze fatte per gli eremiti solitari...che sono avvolte dal profumo di mari silenziosi.
Una vita libera è ancora possibile è aperta ai magnanimi.
In verità, colui che poco possiede è tanto meno posseduto...
Là dove lo Stato finisce, comincia l'uomo che non è superfluo; la comincia il canto della necessità, la melodia unica e insostituibile.
Là dove lo Stato finisce ... non vedete l'arcobaleno e i ponti del superuomo?
Tratto da "Così parlò Zarathustra" di F. Nietzsche

venerdì 23 novembre 2018

Dolore e piacere


Il dolore dice: "Spezzati, sanguina, cuore! Cammina, gamba! Ala, vola! Su! In alto! Dolore!"
Ebbene! Orsù! Vecchio mio cuore: "dice il dolore: perisci!"...
Dolore è anche un piacere, maledizione è anche una benedizione, notte è anche un sole, - andate via o vi toccherà imparare: un saggio è anche folle....
Ogni piacere vuole l'eternità di tutte le cose, vuole miele, vuole feccia, vuole mezzanotte ebbra, vuole avelli, vuole il conforto delle lacrime sui sepolcri, vuole il rosso orifiammante della sera - cosa vuole il piacere! È più assetato, più tenero, più affamato, più pauroso, più misterioso di ogni sofferenza, vuole se stesso, morde se stesso, in esso lotta la volontà dell'anello, - vuole amore, vuole odio, trabocca di ricchezza, dona, butta via, mendica, perché qualcuno lo prenda, ringrazia colui che prende, vorrebbe essere odiato, - così ricco è il piacere, che ha sete di sofferenza, d'inferno, di odio, di vergogna, di storpiato, di mondo, - perché questo mondo: oh, voi lo conoscete!
...il piacere anela a voi, sfrenato, beato, - alla vostra sofferenza, o malriusciti!
 Ogni eterno piacere anela a ciò che è malriuscito.
Perché ogni piacere vuole se, perciò vuole anche sofferenza!
Oh felicità, oh dolore! Oh, spezzati cuore!...
Piacere vuole eternità, - piacere vuole eternità di tutte le cose, vuole profonda, profonda eternità!...
Uomo sii attento!
Che dice la mezzanotte profonda?
"Io dormivo, dormivo -,
Da un sonno profondo mi sono risvegliata:
Profondo è il mondo,
E più profondo che nei pensieri del giorno.
Profondo è il suo dolore -,
Piacere - più profondo ancora di sofferenza:
Dice il dolore: perisci!
Ma ogni piacere vuole eternità -,
- vuole profonda profonda eternità!"
Tratto da "Così parlò Zarathustra" di F. Nietzsche
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