martedì 27 marzo 2018

Paracelso, frasi e aforismi


Nel 1531 si diede alla predicazione religiosa, distribuendo delle bibbie, criticando aspramente le lotte delle varie sette e predicando l'amore reciproco e la bontà.
Egli dice: "Un uomo vale l'altro; i nobili e i ricchi come i più meschini.
Non vi deve essere prostituzione, non nobiltà, non mendicità, non possedimenti e tributi, ma ognuno deve procacciarsi il necessario mediante il proprio lavoro, perché la volontà di Dio sia fatta sulla terra come in cielo.
Gli insegnamenti e gli ordini di Dio ci furono dati perché intendessimo ciò che egli vuole da noi: non altro cioè, che eguaglianza, pace e concordia.
Nessuno deve cercare le ricchezze sulla terra, ma aspettarsele in cielo.
Beato e più che beato è l'uomo cui Dio diede la grazia della povertà.
Chi ama la ricchezza sta su un ramo pericoloso...
Fatti povero e mendico.
Il Papa ti lascia tranquillo, l'Imperatore pure, e ti tengono per pazzo.
Ora sei quieto e la tua pazzia è una grande saggezza davanti al Signore.
Ma chi ama la ricchezza è sospeso su un ramo pericoloso..."

Nelle creature appaiono due spiriti, l'"evestrum " e il "trarames".
L'"evestrum" è uno spirito oscuro, diverso dallo spirito astrale e nemico dell'idea divina nell'uomo; come tale è spirito di malattia.
Le concupiscenze e le empie rappresentazioni affluiscono all'evestro, per mezzo del quale gli uomini stanno in contatto col macrocosmo.
È dunque una forza del male, che corrisponde all'incirca alla "cattiva stella".
Paracelso chiama "evestrum" lo spirito profetico e la visione interna sorgente nei sonnambuli in stato di "trance".
Il "trarames" è inteso invece come essere d'ombra, invisibile, esistente nella sensibilità animale e nella ragione e causante dei suoni, delle voci, delle musiche interne, che sorgono dal cuore quando esso ha conosciuto la libertà interna.


-La buona opera deve maturare
Se tu sei destinato a scrivere un libro, non sarà male aspettare sia pure sessanta o settanta anni e più.
Se il pensiero si agitasse in te e se tu credessi di poterlo esprimere, non voler montare subito in sella.
Tanto, il pensiero non rimarrà nascosto, ma dovrà uscire come esce il bimbo dal seno della madre.
E ciò che esce in quel modo sarà fruttifero e buono e non si dovrà trascurarlo.
Segui l'insegnamento di quel pensiero, chiedi e batti, invece di dare importanza ad ogni inezia.
Ogni frutto ha la sua stagione.

-Molti sono chiamati, ma pochi sono eletti
Ognuno dovrà studiare fino alla sua più alta espressione quel che è suo dovete d'imparare...
Se in te v'è qualcosa che deve uscire, uscirà senz'altro, se Dio lo vorrà, pur senza che tu ne sappia nulla e senza che tu lo abbia voluto o desiderato.
Infatti....molti saprebbero regnare, ma uno solo è re.

-Felicità e infelicità
Cos'è la felicità, se no lo stare in armonia con la saggezza della natura?
Cos'è l'infelicità, se non la violazione della natura, contrariamente all'ordine prestabilito?....
Chi procede nella luce, non sarà infelice e non lo sarà neppure chi cammina nelle tenebre: hanno ragione tutti e due.
Chi non cade, possiede l'ordine, e chi cade lo ha spezzato.
Perciò la felicità e l'infelicità non sono come la neve e il vento, ma bisogna conoscerle e disciplinarle, procedendo dal fondamento della natura; perciò l'infelicità è ignoranza e la felicità è pure un'ignoranza.

-Ama il tuo prossimo
Ricordatevi di non disprezzare il prossimo: noi non sappiamo cosa siamo: Iddio è l'unico giudice e conoscitore delle cose.

-Il mondo e l'uomo sono una sola cosa
La medicina cresce dalla terra solo in favore dell'uomo destinato ad essere medico; la medicina conosce costui e gli obbedisce.
Noi conosciamo e sperimentiamo le tre sostanze....mediante l'esperienza naturale e mediante la spiegazione di questa proprietà dell'esperienza.
Si studia l' uomo sul macrocosmo e non sull'uomo.
Questa è la concordanza che conferisce la completezza ad ogni vero medico: se egli conoscerà il mondo, osserverà confrontando ad esso l'uomo che i due sono una sola cosa...

L'uomo e la donna debbono stare insieme.
Quando s'incontrano due di loro che hanno da stare insieme e che sono fatto l'uno per l'altro, non avverrà mai alcun adulterio, poiché la loro anatomia e concordanza è unita e non si spezza.
Ma se questo non si trova in loro, non vi sarà dell'amore costante, ma esso sarà incostante come una canna al vento.
L'uomo infedele non ha la sua vera donna secondo il contenuto dell'anatomia, è altrettanto vale per la donna infedele.
Dio ha disposto per ognuno il suo piacere, affinché nessuno diventi adultero.

Dio ha disposto gli uomini in modo che l'uno riesca a dare all'altro dell'intelligenza e del sapere e l'uso di queste doti per mezzo dei propri lumi....
Dio ha disposto che un uomo insegni all'altro e che lo educhi nella ragione e nel sapere, affinché la sua intelligenza ne resti rafforzata.
...se gli strumenti della vita interna di un uomo fossero puri e perfetti, nessuno avrebbe bisogno di maestri, poiché ognuno avrebbe abbastanza intelligenza per speculare, sapere e conoscere quel che viene solitamente insegnato...

-Anima, ragione e spirito
...V'è l'anima che porta eternamente i dolori e le gioie degli uomini.
Poi gli viene data l'intelligenza, la preveggenza e la saggezza, e queste tre sono preordinate a reggere e guidare il corpo, affinché non pesi troppo il giogo sul collo dell'anima.
Infine si aggiunge ad esse lo spirito,...onde è diretta l'intelligenza, la  saggezza e la preveggenza.
Queste virtù contengono l'ordinamento della vita e tutto procede dalla luce dello spirito, al pari della natura, ossia della luce della natura.

-Spirito e anima
Lo spirito non è l'anima, anzi, se fosse possibile, lo spirito sarebbe l'anima delle anime, come l'anima è lo spirito del corpo.
Lo spirito dell'uomo non si identifica al corpo né all'anima...
L'anima sta nel luogo ove si paga tutto, fino all'ultimo soldo...
Lo spirito va dove lo manda Iddio. Rimane con lui o con l'anima o col corpo o nelle dimore umane....
L'uomo concepisce delle immagini, ma l'immaginazione non è né il corpo, né l'anima, ma lo stesso spirito, che non lascia l'uomo, poiché in esso sono riposti i giudizi umani, sia dell'anima sia del corpo, sia di qualunque altra cosa.

-La morte
La morte di tutte le cose naturali non è che una inversione e trasformazione delle forze e delle virtù, un trionfo sul bene e sul male, uno sradicamento ed un soggiogamento della prima natura e la generazione di un'altra e nuova natura.

-La morte dell'uomo
La morte dell'uomo non è che la fine di una giornata di lavoro, una mancanza dell'aria, uno sparire del balsamo, un oscuramento della luce naturale, una grande separazione delle tre sostanze corpo, anima e spirito, una restituzione al corpo della madre.
Dato che l'uomo terreno e naturale proviene dalla terra, la terra è la madre in cui egli deve tornare, per perdervi la carne terrestremente naturale e per rinascere al giorno del giudizio in una nuova carne celeste e chiarificata, come disse Cristo a Nicodemo che venne da lui di notte.
Alla fine si vedrà in modo indubbio che l'eternità di tutte le cose sarà riunita.
Molte cose ignote saranno palesate alla fine ed esse risplenderanno in più d'una maniera....

-Spiritualizzazione della natura
La natura insegna ogni cosa e quel che essa non sa, l'acquista dallo Spirito Santo, che glielo insegna: lo Spirito Santo e la natura sono tutt'uno e cioè, la natura è giorno per giorno un lume che procede dallo Spirito Santo e che impara da esso la sua scienza e giunge così agli uomini, che sono come addormentati.

....Ma tu guarda di curare il tuo giardino interiore.

...Sappiate che il mondo e tutto ciò che noi vediamo e affermiamo nel suo ambito, non è che metà del mondo: e quel  che non vediamo è uguale ed altrettanto quanto a peso, essenza e caratteristica.
Ciò vuol dire che esiste pure un'altra metà d'uomo in cui agisce ed opera il mondo invisibile.
I due mondi ci fanno intendere che in un corpo solo dimorano due uomini.

La natura ha in sé una forza visibile ed una invisibile, un corpo visibile e uno invisibile.
Ciò che si vede con gli occhi non è infatti che la cornice...la prima materia degli elementi è invisibile ed inafferrabile, eppure si trova ovunque.
Infatti, la prima materia degli elementi non è diversa dalla vita che è riposta in tutti gli esseri viventi...
Un elemento non è diverso dall'anima; con ciò non voglio dire che la sua essenza sia simile all'anima, ma che ha la stessa forma dell'anima.

Quando il fuoco vive, la vita brucia, ma quando essa si trova nell'anima, nel suo elemento, vi sta senza ardere.

Il corpo e lo spirito sidereo testimoniano della forza della costellazione, come si può osservare nei sonnambuli, in cui lo spirito corporeo sidereo e il magnete sono risvegliati dall'influenza della luna nuova.

...Neppure il mondo interiore è dunque troppo grande per l'immaginazione, poiché con l'immaginazione si possono attraversare mille miglia; si può spingere l'immaginazione fino al cielo ed imprimere il suo segno su di esso...

Cercate, cercate, dice il massimo alchimista, e troverete; battete, e vi sarà aperto...
Seguire le retta arte e giungerete per mezzo di essa alla conoscenza perfetta.

La natura è tanto acuta e sottile nelle sue cose, che non di deve usarla se non con molta arte.
Essa non dà nulla che sia perfetto, ed è l'uomo che deve renderla perfetta.
Questo compimento si chiama alchimia.

Quando si trova la giusta misura, la materia si nobilita e si avvicina alla perfezione. La retta via è facile infatti, ma pochi sono quelli che la trovano.

..Un uomo d'arte saprà ben portare ragionevolezza alla perfezione la trasmutazione dei metalli...
Se tu possiedi la capacità e la scienza riguardo a tutto il resto, da ed opera se ne hai voglia.
Ma se in te o nella tua intelligenza o nella tua opera vi è difetto, verranno meno pure i pianeti, le costellazioni e i segni.

Noi chiamiamo destino, secondo la filosofia, la costellazione che agisce in noi.
Perché si riconosca meglio il destino, dirò che ogni uomo possiede uno spirito che abita fuori di lui e che risiede nella sua stella superiore.
Esso realizza la volontà del suo Maestro: predice gli eventi futuri e rinarra quelli passati.

La saggezza di ogni uomo comanda al cielo. Come la mano dell'uomo piega la terra alla sua volontà, così il microcosmo intero obbliga il cielo ad obbedire a guisa d'un cagnolino che accorre o scappa secondo la volontà del padrone...
Questa saggezza è la base del carattere.
Il carattere è come un'arma che ognuno usa secondo la capacità e scienza che tiene in mano.

Iddio non creò i pianeti e le altre stelle del cielo perché comandassero agli uomini e perché fossero loro padroni, ma perché servissero ad essi a somiglianza di tutte le altre creature.
Le stelle superiori danno la loro inclinazione e contrassegnano gli uomini di tutti i corpi terrestri con segni naturali, seguendo la loro generazione.
Non si tratta di un dominio o di una potenza superiore, ma di un ordine ed ufficio predestinato, perché nulla resti nascosto e perché la forza e la virtù interna si diano invece a riconoscere per mezzo dei segni esterni.

L'uomo ha una natura duplice, mortale in parte e in parte eterna.
Ognuna di queste due parti accoglie il proprio lume da Dio e non v'è nulla che non derivi da Dio.
Io posseggo il dono di quello stesso spirito irraggia dal Padre nella luce naturale e che solitamente procede dal Padre che dimora nel Foglio, espandendosi da Lui nella luce eterna.

Voglio dichiarare col soccorso della natura, che vi sono molti uomini in fama di dei o santi, che dovrebbero essere reputati invece assai più miseri di un cadavere.
Il diavolo usa infatti la sua virtù satanica per innalzare l'uomo.
Bisogna dunque conoscere la vera luce per allontanare da noi le virtù sataniche.

Le cose soprannaturali, destinate all'eternità, ritornano al Signore dopo la separazione della massa e dello spirito: essa dimora infatti nell'uomo come un maestro, per illuminarlo nelle cose eterne.

La differenza tra un santo e un mago è questa, che il santo agisce per mezzo di Dio e il mago opera invece per mezzo della natura.

La causa ed origine della divinazione consiste nel fatto che l'uomo possiede un corpo sidereo unito alla costellazione esterna, e i due conversano in modo che il corpo sidereo non si cura di quello elementare; nulla viene dato infatti al corpo elementare, ma tutto va al corpo sidereo, cui affluiscono tutti i doni.
Nel sonno, quando il corpo elementare riposa, il corpo sidereo compie le sue operazioni....durante il riposo del corpo elementare giungono i sogni e le loro spiegazioni.
I sogni giungono secondo la maggiore o minore abilità delle costellazioni.

L'uomo possiede tre specie di sapienza: la sapienza carnale, ossia animale, la sapienza siderea, cioè l'arte e l'intelligenza temporale dell'uomo, ed infine la sapienza dello Spirito, che è un dono di Dio.
Le prime due specie di sapienza sono mortali... la terza proviene da Dio e porta in sé una virtù divina, mentre lo spirito carnale porta seco una virtù carnale e lo spirito sidereo una virtù siderea.
Siccome Dio vuole che l'uomo venga nel suo regno, gli conferì un'intelligenza che gli fa comprendere quel che bisogna fare per giungere nel regno di Dio.

..L'uomo è destinato a rimanere per breve tempo su questa terra e quel che ottiene in quel breve lasso di tempo, gli resterà per sempre e lo seguirà in eterno...
Egli dovrà badare a ravvisare con certezza i doni che Dio gli ha destinato e per compiere la volontà divina per di essi.
Tutto ciò che riguarda il Cielo deve infatti essere compiuto per mezzo della rinascita e non per mezzo della vita terrestre.

Chi vuole possedere la retta fede, non l'attinga dalle cerimonie, dalle parvenze esterne, dalle immagini ecc.. ma direttamente da Cristo, senza nessun intermediario.
Tu non potrai nelle parvenze esterne nelle immagini, nelle cerimonie la parola che insegna; tu la troverai solo nello Spirito uno, che lo Spirito Santo.
Quando ti viene annunziata la fede, bisogna che tu te la conservi nel cuore e che tu creda in essa....
Se avrai attinto la tua fede alle parvenze esterne essa tornerà alle parvenze esterne.
Tutte le cose tornano infatti alla loro origine e le origini che abbiamo menzionato sono mortali e passeggere. Pure la tua fede sarà dunque mortale, passeggera e fragile.

Tutta la saggezza della terra deve dirci una sola cosa: di vivere rispetto al prossimo come gli angeli del cielo, poiché noi siamo degli angeli....
Noi siamo quel che siamo e la sola differenza tra noi e gli angeli è il corpo umano e il giudizio umano che ci sovrasta...
Le arti di Dio stanno negli angeli anche sulla terra. Essi sono puri e mondi e perciò sono svegli e senza sonno.

L'uomo è dotato d'un corpo e dorme; bisognerà perciò svegliarlo affinché giunga alla saggezza degli angeli, ossia alla saggezza e alle arti divine.

giovedì 22 marzo 2018

Lucifero, Adamo e Cristo


La caduta di Lucifero non consistette nel fatto che fu scacciato dal suo regno e mandato in un altro regno della sfera, ma in questo invece:
Che rimase al suo posto ma esso fu trasformato nel luogo più impuro e più ripugnante alla sua natura, e cioè, in quel luogo passeggero.
Ed egli, che è un angelo, deve dimorare in due luoghi; né vi è contrarietà peggiore che racchiudere nello stesso luogo quel che è eterno e quel che è passeggero.
E quanto ad Adamo, egli non fu scacciato dal paradiso, come se fosse stato cacciato da un paese nell'altro, ma la sua punizione di questa:
Che il paradiso gli fu tolto e trasformato sotto i suoi occhi nel mondo passeggero, e lui fu posto in un corpo mortale, afflitto da malattie e contrarietà.
Egli rimase nello stesso posto e fu il posto ad essere cambiato.
Inferno non sta fuori del centro, bensì il suo contro sta ovunque abitino gli uomini...
Quando Dio ebbe creato tutte le cose, gli dispiacque di aver creato l'uomo.
All'inizio della sua opera egli si compiacque dell'uomo e di tutte le creature ma dopo la caduta dell'uomo Egli se ne pentí.
E dopo che Iddio si fu pentito, l'uomo cadde nel peccato, nei dolori e nella miseria.
Poiché Dio allontanò da lui la sua mano, il diavolo diventò potente sulla terra.
Ma dopo un certo tempo...si mosse a pietà e pensò di rifare l'uomo e di crearlo di nuovo....(Cristo)
Questa luce venne nel mondo, ma il mondo non la riconobbe, salvo pochi beati che la ricevettero e credettero in essa.
Per questo Iddio diede loro il potere di evitare l'Adamo e di uscire dall'oscurità adamitica, per procedere verso l'eternità e per diventare figli di Dio...
Noi nasciamo da lui e non dagli uomini e dalle donne e perché noi abbiamo il potere di renderci figli di Dio....
Perché siamo carne proviene da Dio e non da Adamo.
Dimorando in questa carne scorgeremo nelle tenebre la nostra luce, e cioè Colui che ci renderà beati e che darà la vita nella rinascita a noi, figli concreati in Dio, nati da carne celeste, ossia dal secondo Adamo.
Tratto da "Il tesoro dei tesori. Scritti magici alchemici e ermetici" di Paracelso

martedì 20 marzo 2018

Spirito e Anima


Lo spirito naturale guida in noi l'intelligenza naturale, mentre lo spirito divino guida in noi la conoscenza divina; ambedue sono degli spiriti e ambedue abbandonano l'uomo quando egli muore; ma il primo di questi spiriti muore, mentre il secondo rimane in vita...
L'anima è il centro dell' uomo, ed in essa si recano a dimorare tutti gli altri spiriti, sia quelli buoni sia quelli cattivi.
Per parlare in immagini, il corpo è la casa dell'anima e l'anima è la casa degli spiriti dati all'uomo; o per usare un'altra similitudine: siede un re in consiglio ed ha nel suo consiglio dei consiglieri in parte buoni e in parte cattivi e i consigli entrano in lui a modo degli spiriti ed il re li accoglie in se.
Ora dipende da lui la scelta di compiere...il re possiede dunque la libera elezione di seguire il consiglio che crede.
Abita dunque nell'uomo l'anima d'un re e nel consiglio è riposta quella legge naturale che l'uomo è obbligato a seguire...
L'anima nasce dalla parola di Dio e la natura la riveste di carne mortale creata nella fede di una carne viva che seguirà alla rinascita dei corpi..
L'anima dimora nel cuore, nel centro dell'uomo e consuma in esso gli spiriti concreati che conoscono il bene e il male.
L'anima siede nell'uomo al posto ove abita la vita che lotta contro la morte e cioè nel cuore e l'anima è il cuore dell'uomo....
Bisogna che tutte le forze contrarie a Dio abbandonino l'anima e che tutto ciò che non è divino se ne allontani affinché l'anima resti completamente pura ed immacolata, monda di ogni altra cosa, nitida e limpida....
Arrivata a questo, l'anima resterà interamente sola, il corpo sarà rinnovato in Dio, come un re il cui cuore è nella mano di Dio.
Un cuore siffatto sarà veramente quale un re....
Invece in cuore macchiato non è regale...
L'anima siede nel cuore del mondo che non si può tagliarne le membra ma bisogna togliere tutta la vita, e allora l'anima tornerà a chi la diede...
Sappiate... che ogni cosa è uno spirito...lo spirito nasce da Dio con tutte le forze spirituali, come la carne che il mondo colma di tutte quelle forze che appartengono all'uomo.
E quando tutte le forze, sia quelle naturali, sia quelle celesti, saranno impiegate a dovere, secondo la volontà di Dio, tutto rimarrà in un'anima sola; e rimarrà eternamente in un'anima sola.
Ambedue le parti attingono dunque la propria saggezza ed intelligenza dall'ente onde provengono: la parte divina l'accoglie da Dio e quella naturale l'accoglie dalla natura.
Tratto da "Il tesoro dei tesori. Scritti magici alchemici e ermetici" di Paracelso

giovedì 15 marzo 2018

Magia e negromanzia

I sogni soprannaturali sono sempre veraci e mai ingannevoli.
Bileam era molto esperto di visioni ed apparizioni notturne.
Dice infatti la Scrittura che egli poteva avere una simile visione ogni notte e quante volte volesse; e non è certamente da imputarsi a questo se la Scrittura gli ha dato un nome rozzo, chiamandolo mago.
La Scrittura non fa differenza e chiama maghi tutti quelli che erano versati nelle cose soprannaturali, senza essere stati nel contempo dei santi.
Infatti ciò si spiega con delle ragioni ben profonde.
Iddio vuole che noi viviamo in semplicità come vissero gli apostoli e non vuole che ci diamo alla ricerca delle cose alte e segrete, che avvengono in modo soprannaturale, affinché non ci venga la tentazione di abusarne per danneggiare il prossimo e per dannarci così il corpo e l'anima.
Non tutti quelli che la Scrittura chiama maghi sono propriamente dei maghi, perché se così fosse, allora i tre re dell'Oriente sarebbero stati degli arcimaghi, versati com'erano nelle cose soprannaturali, più di chiunque altro ai loro tempi e prima di loro.
Poiché la Scrittura li chiama maghi e non negromanti, che cosa dobbiamo dedurre noi? Solo questo, che essi non hanno abusato della loro arte e della grande loro sapienza nascosta.
La magia è infatti un'arte che trae dalla fede la sua maggiore potenza e forza, ma quando viene usata a fin di male, diventa negromanzia....
Le visioni della negromanzia sono apparizioni ingannevoli e false e quantunque gli spiriti che vi compaiono parlino e spesso rispondano giurando le mille volte con le dita alzate, non c'è da disfarsene né si deve credere che ciò avvenga per ordine e volontà di Dio.
Tratto da "Il tesoro dei tesori. Scritti magici alchemici e ermetici" di Paracelso

martedì 13 marzo 2018

I sogni naturali e quelli soprannaturali


Vi sono due specie di sogni, naturali e soprannaturali.
I sogni naturali...avvengono giornalmente, a mano a mano come si sviluppano dalla tristezza, dalla depressione o dalla impurità del sangue o dal lavorio dell'umore, che ognuno porta seco durante il giorno, avendone pieno il cuore e lo spirito....
È opera del loro spirito notturno, che gioca con loro in quel modo è che li eccita con ciò che fa loro piacere, accendendo nel loro sangue un fuoco che poi sarà ben difficile spegnere...
Vi furono molti artisti, accesi nello spirito con desideri infocati, che ebbero molti insegnamenti dell'arte nel sonno e in sogno.
L'immaginazione ha compiuto un miracolo dopo l'altro, attirando l'"evestro" del filosofo nel sonno, sì che esso gli insegnò poi la sua arte.
Ciò avviene frequentemente, ma il più ne viene nuovamente dimenticato...
Quando avverrà a qualcuno una cosa del genere, non dovrà lasciare la sua camera dopo essersi alzato, non parlerà con nessuno, ma dovrà restarsene solo e a digiuno, finché non si ricorderà nuovamente di tutto...
...tutti i sogni che rallegrano o rattristano il nostro spirito nel sonno si riproducono poi nell'opera, come un riflesso.
..Non bisogna riporre troppa fiducia in questi sogni.
Ma gli altri sogni, quelli soprannaturali, sono dei messaggi e delle comunicazioni che ci manda Iddio stesso; e sono propriamente degli angeli e degli spiriti serventi che ci appaiono nei momenti di grande necessità come apparvero a tre re magi che cercavano il Bambino neonato....
Vi furono delle persone che nel sonno furono rapite spiritualmente fino a Dio, sì che videro la santità di Dio, la gioia dei beati, la pena e le sofferenze dei dannati, né poterono più dimenticarsene, ma lo conservano nel loro cuore fino alla morte.
...non v'è cosa che non si possa scorgere nel sonno....
Potremmo scorgere tutti i misteri di Dio, come li videro Elia e Giovanni...
Il vero detto profetare, che si concorda in tutte le profezie, proviene dalle visioni di cui abbiamo parlato...
Tratto da "Il tesoro dei tesori. Scritti magici alchemici e ermetici" di Paracelso

giovedì 8 marzo 2018

La Matrice del mondo e dell'uomo


....Il mondo non era altro che acqua e quando lo spirito del Signore stava sulle acque, l'acqua diventò mondo cioè matrice del mondo, trasformandosi nelle altre creature.
Tutto fu una matrice per l'uomo e lo spirito ebbe dimora nella carne...
Più tardi l'uomo si separò da questa matrice e fu fatta per lui una matrice propria e cioè le donne, che da allora sono una matrice come lo fu prima tutto il mondo: e lo spirito divino dimora in quella matrice, si crea in essa e pone in essa il frutto....
Guardino dunque le donne di non farsi alla fornicazione...
Iddio ha dato all'uomo la fantasia della voluttà e delle brame, perché essa si concentrasse in materia: questa materia è il seme...
Quando la fantasia voluttuosa e bramosa è sorta nell'uomo e si è posta nella sua speculazione, animata dalla volontà di agire, il seme è cresciuto ma non si è sparso né ha agito secondo proprio compito.
La fantasia del piacere sorge dalla speculazione, perché è la speculazione che fa, termina e forma la fantasia.
Questa speculazione sorge dall'oggetto...
Iddio ha preordinato la nascita in modo che la fantasia sia riposta in due persone, adattandosi nell'una alla fantasia dell'altra, nell'uomo a quella della donna e viceversa.
Perché l'uomo ha soltanto mezza fantasia, ma insieme alla donna ne ha una intera.
È dunque la fantasia la madre del seme e non la natura umana: da ciò si comprende facilmente che il seme non dipende affatto dalla libera volontà dell'uomo...
Nella matrice di risposta una forza attrattiva che è come il magnete e questa attira il seme...
La matrice genera il seme dell'umore sia negli uomini sia nelle donne, distillandolo dal cuore, dal fegato, dalla milza, dalle ossa, da midollo, dalle vene...da tutto ciò che esiste nel corpo..
La matrice genera nelle due persone il retto seme, mescolato allo sperma... in questo modo giunge il seme alla matrice; e dove manca la forma attrattiva della matrice, non avviene alcuna nascita..
Fanno male dunque i medici ignoranti ad attribuire allo sperma la forza generativa...
Tratto da "Il tesoro dei tesori. Scritti magici alchemici e ermetici" di Paracelso

martedì 6 marzo 2018

L'Artefice divino

L'ultima materia prima come ogni cosa consista nelle tre sostanze (zolfo, mercurio e sale), le quali costituiscono l'oggetto della ricerca del medico; ma il corpo che ne è il mezzo, non somiglia alle sostanze, data l'energia con la quale esse vengono preparate e lavorate.
Questa trasformazione somiglia al lavoro del pittore che dipinge un quadro sul muro o lo intaglia nel legno: nessuno scorge più il muro o il legno, ma vede solo un bel quadro; però uno straccio bagnato guasta di nuovo quel che ha fatto il pittore.
La vista somiglia a questo.
Noi fummo formati da Dio e posti nelle tre sostanze; poi fummo dipinti dalla vita, che conferì l'aspetto, l'andatura, la mobilità, ecc..; basta però uno straccio per cancellare di nuovo tutto quanto.
Ricordiamoci di questo, per non lasciarci traviare dalla vita...
La vita è un pittore magistrale...che sembra effigiare in un uomo il sole, nell'altro la luna, nel terzo Venere, e così via.
...uno ha un aspetto l'altro ne ha uno diverso: la maestria del pittore consiste nell'ornare siffattamente le figure che ha scolpito.
Ma non lasciarti fuorviare dall'immagine consistente nei colori...
A dire il vero esistono nell'uno diversi colori che sarà bene ricordare: ma questi colori procedono dalla morte.
Anche la morte ha i suoi propri colori e quando essa si avvicina e si ferma dinnanzi a qualcuno, la vita se ne ritrae e traspaiono...
Stabilito una volta che nelle cose coesistono dei colori, non pronunciare alcun giudizio per impossessarti di essi, poiché in ciò non ti assisterà né il cielo né la terra, trattandosi di cose trascendentali.
Tratto da "Il tesoro dei tesori. Scritti magici alchemici e ermetici" di Paracelso

giovedì 1 marzo 2018

Nutrimento, Medicina e Fede


Tutto ciò che forma il nostro nutrimento corrisponde a quel che siamo noi stessi: noi mangiamo dunque noi stessi.
Ciò vale anche per la medicina, con questa do la differenza, che essa si adatta al contenuto della malattia.
Non meravigliarti di ciò e pensa che l'albero che sta in mezzo ad un prato non sarebbe albero se non avesse il suo nutrimento.
Cos'è il nutrimento?
Non è un ingrassare e riempire, ma una costruzione delle forme.
Cos'è la fame?
L'impedimento del sopraggiungere della morte in conseguenza di una perdita degli organi.
La forma è infatti intagliata nel seno della madre ad opere di Dio stesso.
Quest'opera rimane nella forma dell'immagine, ma se non vi si aggiunge della forma esterna, essa si dissolve e muore.
Sappiate che l'influsso della volontà costituisce un capitolo importante della medicina.
Può avvenire infatti che l'uomo che non si concede nulla di buono e che odia sé stesso, finisca con l'ammalarsi in seguito all'odio che ha per sé stesso.
L'odio per sé stessi proviene da un oscuramento dello spirito.
E può darsi che le immagini siano maledette nelle malattia, portando seco febbri, epilessia, apoplessia e simili.
E voi, o medici, non ridete di ciò: voi non immaginate neppur lontanamente quanta parte abbia nella malattia la forza della volontà, poiché la volontà è una genitrice di spiriti do cui l'uomo razionale non sospetta neppure.
La fede è capace di creare da sé ogni specie di erba medica, seppure lo faccia in modo invisibile...E così la forza della fede è pure in grado di produrre tutto ciò che cresce nella natura terrestre; come, viceversa, è in grado di produrre tutte le malattie.
Tratto da "Il tesoro dei tesori. Scritti magici alchemici e ermetici" di Paracelso

martedì 27 febbraio 2018

Magia, Archeo e Vulcao "digestio" alchimia

Paracelso non assegna solitamente alla parola magia il suo valore consueto, ma intende con essa la conoscenza - naturale o ispirata - delle cose divine ed umane.
Essa fa parte dell'astronomia e concilia le opposte tendenze mediante un raffronto dei singoli rapporti di forza e delle loro reciproche correlazioni.
Nella natura è nascosto un artefice, espressione simbolica delle virtù e delle forze naturali, corrispondente all'incirca al concetto moderno di uno spirito vitale.
L'archeo è dotato di magnetismo ed attrae le forze magnetiche.
Quanto più debole sarà l'uomo, tanto più sarà esposto agli influssi magnetici, cosmici, magici.
L'archeo risiede principalmente nello stomaco, quale dimora del principio vitale; impera sui processi di assimilazione (digestio Archei); presiede alle trasformazioni fisiche, quale alchimista del corpo.
Esso è concepito come una specie di demone, detto anche "spirito architetto" e corrisponde allo spirito vitale dei vitalisti.
L'archeo non è limitato al corpo ma può irraggiare a distanza; esso mette in armonia i vari fattori dell'organismo, operando per mezzo dei "Vulcani".
Ogni "digestione" è dovuta al "Vulcano".
Digestione è trasformazione naturale, vulcano la volontà trasformatrice, sia naturale, sia spirituale.
Quanto la "digestione" è rivolta dall'uomo ad uno scopo determinato, artificiale è alchimia "modus praeparandi rerum medicinalium"; "l'alchimia è un'arte, il Vulcano l'artista in essa".
L'alchimista comincia dove finisce la natura.
Nel suo significato specifico e tradizionale, l'alchimia, preparazione dell'oro, costituiva per Paracelso uno dei problemi più importanti, poiché egli la concepiva quale simbolo del processo trasformativo della natura e quale mezzo per penetrare nella segreta correlazione tra la vita e le forze nascoste nella materia.
"Ogni agente che trasforma una cosa in un'altra è un artefice alchimistico, un Vulcano, ossia un'energia trasformatrice; ci vuole l'opera del Vulcano ".
L' alchimia dovrà trovare e preparare per mezzo dell'Archeo (principio vitale) la medicina da somministrare all'ammalato, procedendo attraverso un profondo esame della misteriosa vita dei processi naturali; il medico giungerà a questo esame attraverso lo sviluppo delle proprie facoltà poiché "tutte le arti si trovano nell'uomo, pur quella dell'alchimia esterna che le prefigura"; "L'alchimia toglie ciò che è inutile e porta l'utile alla sua ultima materia ed essenza".
Tratto da "Il tesoro dei tesori. Scritti magici alchemici e ermetici" di Paracelso

sabato 24 febbraio 2018

I viaggi e la conoscenza

I viaggi che ho compiuto finora mi hanno rivelato molte cose, e la causa di ciò è ben semplice: a nessuno cresce in casa il maestro e nessuno trova l'insegnante dietro la stufa della propria camera.
Le arti non sono chiuse nella casa ove si è nati, ma rimangono distribuite in tutto il mondo, né si trovano in un sol uomo o in sol luogo.
Bisogna raccoglierle, prenderle e cercare là dove si trovano.
Tutto il firmamento mi conferma che le inclinazioni sono sparpagliate e non stanno solo in quel paese dove cuscino dimora; i raggi si dirigono alla loro meta secondo il contenuto delle sfere superiori...
L'arte non rincorre nessuno: siamo noi che dobbiamo inserirla; io ho mostrato perciò di avere l'intelligenza di cercarla, anziché stare ad aspettare (inutilmente) che venga essa a cercarmi...
Se uno vuole vedere una persona, un paese, una città o se vuole imparare la loro ubicazione e i loro costumi, o la natura del cielo e degli elementi, deve recarsi costí.
Chi vorrà vedere dunque ed imparare qualcosa, dovrà cercarla, informandosene con intelligenza....
Di quale cosa si potrà rendere testimonianza senza averla nemmeno vista? Non ha forse dovuto rivelarsi alla vista perfino Iddio?
Rendereste voi testimonianza senza avere visto coi vostri occhi?
Come potrebbe sottrarsi alla testimonianza degli occhi un'arte o qualunque altra cosa?...
Il vagabondare in sé non rende nessuno peggiore o minore, ma fa migliorare ogni arte e conferisce maggior copia di giudizio di quanta ne abbia chi se ne è rimasto seduto dietro dietro la stufa di casa...Se ogni cosa deve camminare finché non giunge fino a noi, noi pure dovremmo camminare finché non giungeremo alle cose che non possono arrivare fino a noi....
Il vero medico dovrà pure essere alchimista e per diventarlo, dovrà vedere le madri onde nascono i minerali; ma le montagne non gli correranno dietro e bisognerà che sia lui a cercarle.
Tratto da "Il tesoro dei tesori. Scritti magici alchemici e ermetici" di Paracelso

giovedì 22 febbraio 2018

La concezione dell'astrologia secondo Paracelso


Paracelso è capace di parlare di una "chiromanzia delle erbe" o di una "anatomia delle stelle", poiché "anatomia" diventa per lui la conoscenza dello stato originario di un corpo e la sua scomposizione in sale, zolfo e mercurio.
Egli disprezzava l'anatomia ordinaria.
Considerava quale retta anatomia la conoscenza della volontà e delle forme del mondo e dei loro effetti nelle funzioni organiche del corpo.
Quanto all'astrologia, Paracelso riprende il concetto platonico della duplicità dell'uomo, scisso in un corpo visibile ed uno invisibile.
L'uomo così composto è sottoposto all'influenza delle stelle.
Anzitutto egli rigetta l'astronomia jurdiciaria e cioè quella ordinaria che pretende di predire l'avvenire in ogni dettaglio.
Divide poi nettamente l'uomo in un essere bestiale ed uno celestiale o angelico, e limita l'influsso delle stelle alla "bestia" nell'uomo, cioè alle sensazioni materiali.
L'adagio "volentem fata ducunt, nolentem trahunt", è espresso nel seguente modo: l'uomo saggio comanda alle stelle e al suo destino meccanicamente preordinato nel corso della Natura, operando, quanto alla sua persona, un'alterazione nel determinismo cosmico mediante una esplicazione del suo libero volere: l' uomo bestiale è invece 'dominato, retto, costretto, forzato dalle stelle".
Le costellazioni agiscono puramente sul lato bestiale dell' uomo, non avendo invece potere sulla sua anima divina in lui, essendo diretta emanazione del volete divino.
Si potrebbe dire che la nostra concezione delle leggi naturali coincida con la costellazione paracelsiana oppure che Paracelso inquadri l'uomo in un determinismo cosmico ove l'azione svolgentesi sulla stella più lontana si ripercuote sul divenire mondiale e sui casi umani; ad esso l'uomo rettamente ispirato e purificato da ogni scoria può opporsi però mediante uno sforzo volitivo della sua essenza divina.
Paracelso tenta di penetrare negli arcani dell'Eterno e di scoprire il volere del cielo '
"magicamente" e non "astrologicamente", gettando il suo sguardo nella correlazione del cosmo ben evidente nella sua coscienza magica.
Gli astri sorgono come il Tutto dal vento "Fiat" della volontà divina e corrispondono alle necessità causali insite nei fenomeni, mediante una correlazione strettissima tra macrocosmo e microcosmo.
"Le stelle sono i modelli, gli stampi, le forme e le matrici di tutte le piante. Per mezzo della forza d'attrazione ogni stella genera sulla terra un'erba che le corrisponde".
Tale concetto richiama il principio indiano di un "karma" mondiale, ossia di una catena di cause ed effetti esplicantesi in una correlazione cosmica ineluttabile e priva di elasticità.
La costellazione è dunque per Paracelso "l'unione di ciò che sta in basso con ciò che sta in alto".
Paracelso presupponeva in ogni cosa una volontà e vede a espressa questa tendenza volitiva in particolare nella costellazione, nella congiunzione tra gli elementi (fattori) e la terra, esprimentesi in una forza invisible che dà loro configurazione alle stelle.
Tratto da "Il tesoro dei tesori. Scritti magici alchemici e ermetici" di Paracelso

martedì 20 febbraio 2018

La teoria degli elementi secondo Paracelso

Zolfo Sale Mercurio
Nella terminologia paracelsiana queste tre sostanze indicano qualcosa di assai più generico che non le tre sostanze effettivamente designate da questi nomi: lo "zolfo" comprende ciò che è combustibile; il "sale" tutto ciò che è solubile; il "mercurio" tutto ciò che è volatile più i metalli.
"Omnia metalla fuerunt mercurius" e 
"ex Mercurio omnia metalla produci possum"; 
"Mercurius est metallum apertum", dice Paracelso.
Le sostanze sono delle espressioni tecniche per contraddistinguere le forze cosmiche che operano nella natura.
Il mercurio è lo spirito (pensiero), lo zolfo l'anima (sensazione), il sale il corpus (volontà).
Tutti e sette i metalli nascono da queste tre sostanze, assumendo colori diversi.
Le sostanze contraddistinguono delle categorie di materia secondo come si esprime in loro l'impulso vitale, mentre gli elementi indicano le forme essenziali, i tipi (ed archetipi) delle conformazioni fenomeniche, costituitesi nei vari stati d'aggregazione della materia

"Anzitutto fu diviso l'iliastro, che sparì, dando e facendo e coordinando i quattro elementi, seme onde cresce il fusto dell'albero.
L'elemento dovrà essere inteso secondo la sua tendenza e non secondo il suo corpo o sostanza, poiché ciò che è visibile non è che l'inquadratura, e l'elemento è  uno spirito che vive nelle cose come l'anima nel corpo.
I quattro elementi si dividono in due categorie, di cui l'una costituita dall'aria e dal fuoco e l'altra dalla terra e dall'acqua.
L'elemento aria è in sé una casa degli altri tre elementi, che esso conserva, separandone ognuno nella propria camera.
L'aria rinchiude in essa ciò che è mortale, lo separa da ciò che è immortale e tiene il mondo in coesione.
È la pelle, il muro, l'argine che non lascia passare nulla.
L'aria è il respiro onde hanno vita tutte le cose.
Agli inizi l'aria non era che dello zolfo bianco, coagulato dallo spirito del sale e chiarificato dal mercurio.
Nell'aria non v'è sopra né sotto, alto né basso, poiché la sua rotondità fu fatta in modo che non si distinguesse in essa altezza né profondità.
L'aria è inafferrabile e spirituale, né può generare alcunché di afferrabile e corporeo.
Da essa prendono vita le fate, le apparizioni nel sogno, i "diemei", che dimorano nelle pietre dure, i "durdali", che abitano negli alberi e le "melusine",  che stanno nel sangue.
Il fuoco materiale, come l'adoperiamo noi, si trova in tutti e quattro gli elementi, e di chiama "tristo".
Ma l'elemento del fuoco è semplicemente il firmamento, le stelle.
Dal fuoco fu tolta in primo luogo la candidezza bianca, onde fu fatta una massa ed una materia, dando origine al sole, in cui si ritrova dunque la candidezza dell'elemento del fuoco, il quale ne fu privato.
Poi ne fu estratta la diafanità rossa e se ne crearono le stelle e la luna, divise in molti pezzi.
E come la candidezza bianca è conglobata in uno, i candori rossi sono suddivisi in tante particelle.
L'elemento del fuoco possiede due nature, calda l'una e fredda l'altra. Il calore è rimasto nella candidezza bianca, il freddo in quella rossa...
L'elemento della terra fu separato dall'iliastro e concentrato in un globo che è il centro degli elementi esterni; tutte le forze nutritive che si trovano nell'iliastro, furono condotte nella terra.
Da essa sorgono (gl)i gnomi, i selvaggi, le villi e gli altri spiriti.
L'elemento dell'acqua ha da essere considerato come un albero fruttifero: l'acqua corrente corrisponde ai rami, il mare alla radici.
Derivano dall'acqua i sali, i minerali, le gemme, le pietre, i mostri marini, le ninfe, le sirene ecc..
I quattro elementi stanno in tutte le cose, non in atto però, ma a guisa di quattro complessioni.
Ogni elemento ha un suo colore: la terra è azzurra, l'acqua verde, l'aria gialla, il fuoco rosso; poi vi sono altri colori casuali e commisti, appena riconoscibili.
Ma tu vada con cura al colore elementare che predomina e giudica secondo quello.
Tratto da "Il tesoro dei tesori. Scritti magici alchemici e ermetici" di Paracelso

sabato 17 febbraio 2018

Macrocosmo e Microcosmo e le cause della malattia


L' uomo è l'immagine del cosmo e ripete in se tutta la costituzione di esso.
L'uomo-microcosmo è la quintessenza dell'universo-macrocosmo, e contiene in sé tutte le sue parti.
Le parti del macrocosmo sono poi in correlazione causale con le singole parti del microcosmo e presiedono al loro destino.
L'uomo riunisce in sé le forze cosmiche, rispecchiandole nel suo interno.
Le forze cosmiche imprimono il loro sigillo particolare su ogni cosa.
Le forze sono il "signator", il contrassegno è la "Signatur" e le cose contrassegnate sono i "Signata".
Grazie al segnatore,  noi possiamo comprendere l'interno delle cose mediante la sola osservazione del loro esterno; infatti anche nell'uomo il nocciolo spirituale si rispecchia nel volto e nell'abito complessivo (fisiognomia).
Taluni di questi segni sono manifesti, altri occulti.
La malattia è per Paracelso qualcosa d'invisibile, cui bisogna giungere attraverso l'esame del visibile, dei sintomi.
Questo invisibile deve essere ritrovato non nell'uomo, ma nella natura, quale corrispondenza al principio curativo.
La malattia non è che il sintomo, il fenomeno esterno della lotta dell'"uomo interno" contro le tendenze degenerative e distruttive della propria natura, causa della debolezza o della colpa dell'Io.
La malattia consiste dunque in una totalità o non in una qualità penetrata nel corpo dall'esterno.
Paracelso insegna che per lui il corpo è sano e perfetto; ciò che lo renderà malato, sarà l'influsso delle disarmonie spirituali e delle cattive disposizioni, nel caso di affezioni ereditarie.
La terapia paracelsiana consiste nella ricerca del farmaco adeguata ai singoli mali.
Concependo la natura organica nella sua trasformazione puramente fisiologica, egli cerca di individuare le forze che generano le trasformazioni, afferrandone l'azione correlativa tra macrocosmo e microcosmo, intervenendo in modo benefico e restauratore per ristabilire l'equilibrio turbato dalle impurità spirituali e dai mali influssi cosmici.
L'uomo si nutre di cose perfette in sé, le quali, entrando nell'organismo, subiscono delle alterazioni che a volte possono essere dannose, qualora l'alchimista interno non sappia vigilare su tutti gl'influssi.
In tal caso si produce la malattia, sviluppandosi da uno dei cinque enti.
Tratto da "Il tesoro dei tesori. Scritti magici alchemici e ermetici" di Paracelso

giovedì 15 febbraio 2018

Gli Enti e le cause delle malattie

Nella vita operano cinque sfere, che si chiamano enti: ente astrale, ente del veleno, ente naturale, ente spirituale ed ente di Dio.
L'ente astrale è una potenza che dà all'uomo il senso della comunità del destino ed è simbolicamente espresso nell'attività delle costellazioni; è "il rappresentante di quell'Unità di cui gli uomini sono i membri".
L'ente del veleno è la potenza dei rapporti fra l'uomo e le cose circostanti che egli assorbe in sé col cibo e con le impressioni dei sensi.
L'uomo si nutre di cose perfette in sé ma sottoposte ad alterazioni, una volta entrare nel corpo; perciò possono essere dannose all'uomo.
L'erba è una cosa perfetta in sé, ma entrando nel corpo umano come nutrimento, può diventare veleno.
A difendere l'armonia dell'organismo umano ed a vigilare sui mali influssi dell'ente del veleno è preposto il nostro alchimista interno che risiede nello stomaco.
Questo alchimista, emanazione dell'archeo opera per mezzo delle energie che gli fornisce il corpo stesso, separa il buono dal cattivo ed impedisce le malattie: in formulazione moderna, è la reazione dell'organismo ai perturbamenti nocivi.
L'ente naturale presiede al corso della vita umana con le sue trasformazioni e i suoi destini.
Appartengono a questo ente gli organi dei sensi e della generazione.
L'ente spirituale si riferisce ai sentimenti, all'amore, all'odio, alla vita sociale.
L'ente di Dio sta a sé, invigliando sugli altri quattro. Ad esso risalgono tutte le cause di morte che sfuggono al medico.
Quando i primi quattro enti sono in armonia, ed assolvono organicamente il loro compito, la persona è sana; in caso contrario sorge la malattia.
Ci sono dunque malattie della universalità (ente astrale), cioè di provenienza astrale (siderea), malattie derivanti da una disarmonia del nutrimento (ente del veleno), malattie del corso della vita (ente naturale) e malattie derivanti dalla ignoranza delle rette relazioni umane, ad esempio tra l'uomo e la donna (ente spirituale).
Al di sopra sta l'ente deale, che decide della vita o della morte, del ristabilimento dell'equilibrio o dello scioglimento della morte, trascendendo l'intelligenza e la sfera d'azione dell'uomo, essendo posto nella sfera impenetrabile della saggezza divina.
Tratto da "Il tesoro dei tesori. Scritti magici alchemici e ermetici" di Paracelso

martedì 13 febbraio 2018

Il cosmo secondo Paracelso


Secondo Paracelso, l'edificio del cosmo costituisce un'unità.
"Dio ha fatto un 'corpus' composto di quattro elementi, l'aria, la terra, il fuoco e l'acqua.
Questo 'corpus' fu stabilito in tre sostanze, mercurio, zolfo e sale.
Tutto ciò che esiste e che è formato nei quattro elementi è costituito da queste tre sostanze.
Le tre sostanze hanno in sé ogni forza e potenza delle cose caduche...
Questo 'Corpus Iliastri' (dal greco ύλη) è il ceppo nel quale sono poste tutte le erbe, tutte le acque, tutte le gemme, tutti i minerali, tutte le pietre, tutto il chaos..."
L'iliastro è la materia prima della creazione, mentre il cagastro è la corruzione, l'ultima materia del nutrimento = 'rebis', corrisponde nel linguaggio alchimistico, ad un simbolo composto di tre = prima materia + bis, contenente una duplice qualità, di cui la parte maschile, solare, si chiama zolfo, e quella femminile, lunare, mercurio.
Questo concetto, comune a tutte le filosofie della natura, che finiscono tutte col concepire il divenire del mondo sotto l'aspetto di una tensione allacciante due volontà polari, in un dualismo generatore dei fenomeni, si allaccia al concetto cinese della bipartizione della "Weltwille"
- Tai-Ki, o, nella formulazione taoista, "Tao" - nei due principi contrastanti ed opposti, maschile e femminile dello Yin e dello Yang.
"Nella creazione del mondo, quando la prima materia del mondo era solo un chaos, cominciò la prima separazione nei quattro elementi...
La separazione è la più grande meraviglia della filosofia...
E bisogna capire che ogni cosa creata proviene da una stessa materia e non ognuna da una propria.
Questa materia di tutte le cose è il Misterio Magno...
Il quale è la madre di tutti gli elementi e quindi l'ava di tutte le stelle, di tutti gli alberi, di tutte le creature di carne.
Dal Misterio Magno sono nate tutte le creature percettibili e non percettibili"
L'uomo riunisce dunque in sé tutto ciò che compone la materia dell'universo e non può evitare di conseguenza di partecipare alla vita dell'universo, subendo tutti gli influssi e reagendo alle azioni in cui si estrinseca la vita dell'universo.
Le costellazioni sono intimamente e costantemente collegate con l'uomo.
Tratto da "Il tesoro dei tesori. Scritti magici alchemici e ermetici" di Paracelso

sabato 10 febbraio 2018

Dal chaos al seme

Paracelso usa il termine "chaos" in un senso corrispondente a un depresso al nostro "gas", ma con un'accezione più ampia che non quella di una stato di aggregazione della materia.
Si può intendere il chaos come l'essenza della materia prima il "Limbo maggiore" e il "Mysterium Magnum".
Il concetto paracelsiano del chaos ricorda lo stato di nebulosa cosmica nella concezione Kant-Laplaciana della formazione dei sistemi solari.
Le cose escono dal chaos e procedono da uno stato di "prima materia" verso uno stato di "ultima materia" per mezzo della digestione puramente naturale o per mezzo di quella alchimistica.
Qui troviamo una straordinaria analogia coi concetti dei processi reversibili ed irreversibili della energetica moderna, come rilevò Schelegel: "Tutto procede dall'invisibile e torna ad esso: il mondo materiale si trova in uno stato intermedio, connesso da ogni parte con la vita.
Le azioni e le formazioni materiali si concretano in essi".
"La prima materia è nulla: e non è nulla neppure l'ultima materia" Paracelso
L'ultima materia è morte, ossia cessazione della vita in una forma determinata, poiché la vita in sé produce le forme, ma non ne è prodotta a sua volta.
Con la morte avviene una triplice separazione: tra l'anima e il corpo, tra lo spirito ed il corpo, tra lo spirito e l'anima.
La prima materia è immersa nel limbo e vive in uno stato privo di forme ed attributi.
Il limbo è la "madre" di ogni cosa terrena, è il chaos degli antichi, in cui tutte le cose giacevano allo stato potenziale (come possibilità non realtà) sotto la specie delle tre sostanze elementari.
Dormono nel limbo - stato d'unione del macrocosmo e del microcosmo - come in un  crogiolo, i "semi" di tutte le cose e passano dal limbo alla terra, ove vengono riposti in modo invisibile, per generare da essa le creature, sotto la spinta del "fiat" divino.
Usando il termine "seme" a proposito dell'uomo, Paracelso intende con esso  - a differenza dello "sperma" - l'estratto di tutte le parti dell'organismo umano.
Ogni organo genera un seme e i singoli semi si riuniscono nello sperma; quest'ultimo non è che l'"excrementum",  il veicolo, mentre la forza generatrice risiede nel raggruppamento dei semi provenienti dalle singole parti del corpo.
In questo modo Paracelso tenta di sviscerare il segreto tuttora profondo della generazione e dell'ereditarietà dei caratteri paterni.
Tratto da "Il tesoro dei tesori. Scritti magici alchemici e ermetici" di Paracelso

giovedì 8 febbraio 2018

L'essere quintuplice e le 5 cause della malattia


L'uomo è un essere quintuplice, ed in ognuna delle sue essenzialità può sorgere una malattia in seguito a decadimento o lesione di una di queste essenzialità, che vengono a turbare l'armonia del tutto.
Il complesso di queste cinque forze dà il pentagramma uomo; la loro armonia dà la salute:
L'essenza quintuplice consiste
1) nel cosiddetto corpo fisico, forma visibile, espressa dalla scheletro;
2) nel corpo etereo, espresso nel sistema delle secrezioni interne;
3) nel corpo astrale, o sidereo, operante per mezzo del sistema nervoso;
4) nell'Io, manifesto nel sistema dei vasi sanguigni; 
5)nell'essere superiore nell'uomo, nella sua parte eterna, individualità rifluente a Dio dopo la morte e creata con la parola del "fiat" demiurgico.
In altra formulazione, le cause delle malattie sono cinque e dipendono
1) dagli influssi del clima o dalle infezioni (ens astrale);
2) da veleni penetrati nell'organismo attraverso il nutrimento, la respirazione e le percezioni sensibili (ens veneni);
3) dalle disposizioni fisiche innate (ens naturale);
4) da magia e influssi spirituali (ens spirituale);
5) dalla volontà divina (ens Dei).
Tra i cinque enti v'è una perfetta armonia procedente dall'ens deale.
L'individuo sta in contatto con l'armonia cosmica attraverso di esso.
Una parte di questo ens deale, che presiede a tutte le creature del cielo e della terra, è assegnata al sistema solare e si chiama ens astrale.
Questo si espande dal sole e solo una piccola parte ne giunge alla terra: l'ens naturale; le frazioni di questo, che giungono all'uomo, si chiamano, in quanto agiscono come forze patogene, ens veneni ed ens spirituale.
Tratto da "Il tesoro dei tesori. Scritti magici alchemici e ermetici" di Paracelso

martedì 6 febbraio 2018

La creazione dell'uomo

Bisogna ricordare due cose a proposito della creazione: primo che ogni cosa fu creata dal nulla ed unicamente per mezzo della parola, eccezion fatta per l'uomo, che fu creato da qualcosa, e cioè da una massa che era già un corpo, una sostanza, un qualcosa.
Quando Dio tolse alle cose un corpo creò qualcosa dal nulla: è quella cosa era un estratto di tutte le creature del cielo e della terra.
L'uomo è fatto di sangue e di carne, più qualcosa d'altro ancora e cioè l'anima, che è l'uomo stesso in aspetto sottile.
L' uomo fu estratto da tutte le creature, da tutti gli elementi, da tutte le costellazioni, dal cielo e dalla terra, da tutte le qualità...
L'uomo è il piccolo mondo, il microcosmo...
Egli è la quintessenza, poiché essendo costituito il mondo intero da quattro elementi, l'uomo fu fatto di essi.
La sola differenza tra macrocosmo e microcosmo...egli è creato dal mondo e non secondo il mondo, ma secondo l'immagine di Dio. In esso però si sono conservate tutte le caratteristiche del mondo...
Bisogna che egli sappia che non è altro che una massa distillata del macrocosmo...egli dovrà nutrirsi di questo stesso mondo...il suo pane, la sua bevanda ed ogni suo nutrimento crescono dalla terra: il macrocosmo deve nutrire e guidare il microcosmo...
L'uomo non è fatto solo di carne e sangue; v'è in lui la sensibilità, che non deriva dagli elementi, bensì dalle complessioni: la sensibilità proviene dalla costellazione.
Dio ha creato la costellazione in modo che in essa è contenuta la sapienza animale, la ragione, l'abilità ed ogni arte umana, e l'uomo attinge queste virtù dalla propria costellazione...
L'uomo possiede nel proprio corpo la capacità di conservare il sangue e la carne: altrettanto avviene per la sensibilità, che bisogna alimentare e disertare nello stesso modo...
La costellazione è uno spirito... lo spirito viene nutrito nell'uomo in modo non dissimile dal corpo...
Egli è diviso in due parti e cioè nel corpo elementare e nello spirito (quest'ultimo) proviene dallo spirito della costellazione...
È la natura che prepara la creazione dell'uomo ma l'uomo e la donna non basterebbero da soli a fare un uomo: ci vogliono loro due, più gli elementi e lo spirito della costellazione; questi quattro fanno l'uomo....
E Dio insuffla la vita..
Esaminando il cielo, gli elementi, il padre e la madre, ognuno sappia chi sia.
La conoscenza del padre e della madre è la "stirpe"; la conoscenza degli elementi è "medicina", e la conoscenza del cielo è  "astronomia"...
Molte cose non derivano da dove si crede.
Il buon astronomo saprà ravvisare dunque quale sia lo spirito che si manifesta e parla.
L'uomo è figlio della natura e la costellazione influisce sul padre e sulla madre.
Chi conosce il padre, la madre, la costellazione e gli elementi, ha diritto di parlare del bimbo, del suo futuro, della sua natura, delle sue qualità e dei suoi modi.
Iddio ha reso grande la sua meravigliosa opera componendo nell'uomo tutti gli elementi e tutte le stelle, sì che l'uomo è il cielo stesso, il firmamento stesso, gli elementi stessi e la stessa natura di tutto il mondo riunita e nascosta in un piccolo corpo.
Tratto da "Il tesoro dei tesori. Scritti magici alchemici e ermetici" di Paracelso

Dalla materia allo spirito



"Più t'abbandoni in Dio, più egli nasce in te; né meno né più t'aiuta nelle tue pene"
Angelo Silesio
In termini psicologici questa affermazione si potrebbe tradurre nel seguente modo; più l'io razionale si abbandona e segue i messaggi del Sé, più ci si avvicina alla propria essenza divina.
Questo avvicinamento tuttavia non solleva in alcun modo dall'essere anche terreni ed esposti a tutto quello che tale stato comporta.
Un percorso che voglia condurre a una crescita spirituale ed interiore non dovrebbe mai escludere l'aspetto terreno.
San Bernardo di Chiaravalle dice:
"Noi siamo fatti di carne, e siamo frutto della concupiscenza della carne;
è necessario che anche il nostro amore cominci dalla carne: 
e la carne, ritorna alla normalità, innalzandosi a mano a mano sotto la guida della grazia, si annulla nello spirito.
Ciò che in noi è spirituale non può precedere ciò che è animale, e sboccia dopo; 
prima di essere uomini celesti dobbiamo essere uomini della terra".
Disunire la materia dallo spirito è uno di quei pensieri tossici che informano una spiritualità poco centrata, di natura eccessivamente verticale e che vuole "liberarsi" dalla materia, la cui radice etimologica risiede non a caso nella parola "Mater".
Il Santo di Chiaravalle, risuonando con le sue radici celtiche, aveva ben chiaro invece che "madre" natura è, per l'appunto, il terreno di indispensabile coltura della anime.
Tratto da "Abraxas il mistero del sigillo" di Valerio Ivo Montanaro

giovedì 1 febbraio 2018

La razionalità patriarcale e il Femminile Sacro

L'umanità ha [...] sempre percepito l'esistenza di qualcosa che andasse oltre il tempo e lo spazio ordinario.
Si tratta proprio di quel mondo sottile, spirituale o archetipico che Jung ha cercato in qualche maniera di avvicinare allo spirito dei nostri tempi, quello zeitgeist razionalista per il quale ogni cosa, per essere considerata reale, deve essere riducibile ad una spiegazione di ordine logico.
L'attuale società è dominata da valori tipicamente maschili di natura patriarcale. Alcuni ricercatori [...] hanno tentato di dare una spiegazione di natura storica del passaggio dalle culture matrilineari a quelle patriarcali.
Indipendentemente dalle modalità con cui questo passaggio sia avvenuto, le energie maschili oggi sono dominanti.
"Il principio maschile, che rappresenta la nostra dimensione logica, come energia porta in noi la capacità di analizzare e di conoscere razionalmente [...] Il maschile è quindi conoscenza, misura ed evidenza, ordine e controllo, poiché nulla deve sfuggirgli.
Di conseguenza comporta il bisogno di stabilire confini e limiti certi[...]."
Dott. Z. Fusco
[...] la scienza [...] non è solamente una semplice e libera ricerca delle verità relative al mondo della fisica, ma risponde ad una pulsione psichica che si manifesta attraverso una sentita necessità di controllare e delimitare, ed ogni volta che la parola "controllo"si presenta, necessariamente si accompagna alla sua ombra, la paura.
[...]Alla paura si risponde con maggior controllo [...] il cui risultato non può essere certo un esempio di equilibrio.
Nel buio non è possibile stabilire quei confini e quei limiti che vengono percepiti da questa energia come rassicuranti.
In definitiva la coscienza razionale [...] con la quale siamo abituati ad identificarci, teme semplicemente di scomparire, come se si trovasse davanti a una sorta di imminente pericolo di morte al quale segue la necessità di ristabilire una condizione di sicurezza.
Siamo in questo modo giunti alle soglie dei misteri del Femminile Sacro, cui si accede non attraverso un atto volitivo posto coscientemente in essere, ma attraverso un "fare il vuoto", un "lasciarsi andare", un "farsi afferrare" [....]
Quando la mente razionale tace, ci rendiamo infatti permeabili alle sensazioni del cuore, luogo nel quale, anche secondo l'iconografia cristiana, risiedono le fiamme dell'Eros.
La capacità di farsi afferrare da questo fuoco è indispensabile ed equivale allo stabilire un rapporto autentico con il nostro inconscio, parte della nostra psiche di natura femminile, attraverso il quale possiamo ricontattare la nostra vera essenza...
Dal cuore deriva anche la parola coraggio, quella sana pulsione che, donandoci fiducia nella magia della vita, ci consente di mantenere le porte aperte e di fare spazio a quel che sgorga nella nostra interiorità, sorgendo da profondità che ci sono sconosciute.
Tratto da "Abraxas il mistero del sigillo" di Valerio Ivo Montanaro
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