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martedì 16 gennaio 2018

Psiche e materia; due facce dello stesso segreto


L'energia è massa e la massa ha l'attributo dell'estensibilità.
In ogni caso un corpo che si muove a velocità superiore a quella della luce non è più visibile, e su di esso non si può affermare nulla di certo.
Non c'è alcuna possibilità di pronunciare qualcosa sulla sua collocazione o sulla sua esistenza, né sarebbe possibile stabilire il suo tempo.
..Il cervello potrebbe essere una stazione di scambio, in cui la tensione o l'intensità della psiche in sé, relativamente infinita, viene mutata in frequenze o "dilatazioni" percepibili.
All'opposto, il permanere di percezioni corporali introspettive può spiegarsi attraverso una graduale "psichizzazione" o intensificazione a scapito dell'estensione.
Psiche = altissima intensità nel minimo spazio.
La maggior parte delle percezioni extrasensoriali, dimostrano che la psiche non è assolutamente legata alle nostre categorie spaziotempo.
Essa coincide, inoltre, con quanto è provato dalla mistica orientale e occidentale: che in determinati stati estatici lo spaziotempo viene superato con una contemporanea intensificazione della coscienza psichica e spiega perché nell'impedimento delle funzioni cerebrali per effetti tossici si verifica anche una forte intensificazione dell'esperienza psichica, benché in tal caso disorganizzata e frammentaria.
Nella vita quotidiana presupponiamo una certa dicotomia di spirito e materia, che però è solo una forma della percezione cosciente.
In realtà non sappiamo né cosa sia la materia in sé, né cosa siano lo spirito o la psiche in sé.
Secondo Jung molto probabilmente sono semplicemente due facce dello stesso segreto vivente, che egli chiamò unus mundus, il mondo unico.
Attraverso l'ipotesi che psiche e materia siano forme di un'identica manifestazione di energia (l'una a basse frequenze, estesa nel tempo e nello spazio, l'altra come pura intensità), il mondo di psiche e materia sarebbe di fatto uno.
Se ciò è vero, il temporale e l'atemporale sono due fasce d'un unico segreto che si dovrebbe denominare tempo e non-tempo.
Adempiere alle esigenze del tempo orario e insieme seguire il ritmo del Sé richiede una considerevole maturità.
Ciò significa che talvolta tutti gli schemi e doveri impostici dall'esterno debbono essere lasciati cadere, se il Sé improvvisamente richiede da noi che facciamo qualcos'altro; che dobbiamo anche essere capaci di distinguere se una tale esigenza curve dal Sé o da altri complessi inconsci.
Considerato in tal modo, il tempo diviene una pietra di paragone, che ci mostra esattamente quanto siamo in armonia con noi stessi.
Tratto da "Psiche e materia" di Marie Louise von Franz

giovedì 11 gennaio 2018

La percezione personale del tempo


Il tempo nasce laddove l'eterno ordine extratemporale del Sé s'incontra con l'ordine legato al tempo del nostro mondo consciamente esperito.
Ciò ci porterebbe a concludere che la nostra relazione col tempo possa essere giusta "solo" se il nostro Io vive in stretta connessione con il Sè...
Sempre quando l'uomo non riesce a trovare senso e scopo della vita o smarrisce il suo modello "eterno", a causa di pregiudizi razionali, si pone sul piede di guerra contro il tempo.
La nostra valutazione dello scorrere del tempo, inoltre, varia se siamo sotto l'effetto di droghe o della febbre, se siamo anziani o giovani.
Gli orologi fisiologici in parte sembrano funzionare senza stimoli esterni, sembrano essere endogeni.
Non è ancora sicuro ma è probabile che molti di questi ritmi vengano scanditi dal cervello; la nostra percezione del tempo è quindi strettamente legata all'esistenza della nostra psiche nella sua forma incarnatasi nel cervello; nell'aspetto non incarnato, invece, la psiche appare in parte estranea al tempo, come ho già accennato.
Jung ha avanzato una spiegazione speculare di questo problema: "da un lato la coscienza non detiene alcuna informazione sui processi interni del corpo e dall'altra parte l'inconscio (...) si riferisce solo raramente al corpo o solo attraverso percorsi tangenziali, cioè in immagini fortemente "simbolizzate".
Tra "spirito e corpo"sembra sussistere un singolare vuoto".
Jung ritiene che in determinati luoghi del corpo possiamo avere un tumore a uno stadio avanzato, senza che ne siamo coscienti....
Jung menziona poi la relatività dello spaziotempo nei fenomeni parapsicologici e conclude infine con la domanda; «dobbiamo ricorrere alle categorie dello spazio e del tempo, quando si tratta della realtà psichica?... Forse la psiche potrebbe essere intesa come intensità inestesa e non come un corpo che si muove nel tempo.
Si potrebbe supporre che la psiche aumenti gradualmente da un'intensità minima a una infinita e che irrealizzi la realtà corporea se oltrepassa, ad esempio, la velocità della luce.
Ciò spiegherebbe l'"elasticità" dello spazio nelle percezioni extrasensoriali.
Senza un corpo che si muove nello spazio non può darsi alcun tempo e cioè spiegherebbe l'"elasticità" del tempo»
Tratto da "Psiche e materia" di Marie Louise von Franz

martedì 9 gennaio 2018

Gli eventi sincronistici


Gli eventi sincronistici sono per Jung fenomeni parapsicologici sporadici, emergenti in modo irregolare, che sembrano illustrate solo casi speciali all'interno d'un principio generale, da lui definito coordinamento acausale.
Vale a dire che certi fatti naturali sembrano possedere un ordine, senza che se ne possa indicare una causa.
Nell'ambito della materia, ad esempio, vi sono la legge temporale della disintegrazione radioattiva o la velocità costante della luce.
Nell'ambito dello spirito (psiche) il coordinamento acausale si trova ad esempio nel numero 6, numero perfetto: l'audizione di 1, 2, 3 dà infatti lo stesso risultato della loro moltiplicazione (1x 2 x 3).
Dobbiamo assumere tale dato, senza poterne fornire una ragione.
È possibile indagare l'ordine, che è alla base dei citati procedimenti oracolari, mentre gli eventi sincronistici sono solo casi speciali momentanei, nei quali l'osservatore è in grado di riconoscere il terzo elemento che connette psiche e materia, cioè l'omogeneità di senso tra eventi interni ed esterni.
"Questa forma del coordinamento di distingue da quella delle peculiarità dei numeri interi o delle discontinuità della fisica per il fatto che queste ultime sono reperibili da sempre e regolarmente, mentre le forme di coordinamento psichico rappresentano atti creativi nel tempo, nel senso di una creatio continua.
Così il contingente "sarebbe come qualcosa che da un lato è generale ed esiste da sempre e dall'altro è la somma di molti atti individuali di creazione che si realizzano nel tempo.
Tali atti creativi nel tempo, però, non si verificano del tutto al di fuori d'ogni possibilità predittiva, bensì all'interno di certi campi di probabilità nel coordinamento acausale, che tentano di comprendere l'oracolo con l'aiuto di procedimenti numerici.
I fisici moderni sono giunti all'idea di un'unità ultima dell'individuo e considerano tutte le nostre affermazioni una costruzione del nostro spirito.
In questo mondo unitario, dice Capra, "Ogni particella consiste di tutte le altre particelle".
Al tempo stesso esse esercitano con se stesse un effetto di scambio, emettono continuamente particelle "virtuali" e subito le riassorbono.
Le particelle tuttavia non sono "granuli isolati di materia, ma strutture probabili, connessioni in un tessuto cosmico inseparabile", che formano "un tessuto di relazione tra le diverse parti d'un tutto".
La distinzione tra mondo unitario e unus mundus di Jung poggia sul fatto che quest'ultimo include l'ambito psichico, cioè trascende la distinzione tra psiche e materia.
Quest'ultima realtà dell'unus mundus è trascendente, non può essere compresa dalla coscienza.
Gli eventi sincronistici sono singolarità in cui si manifesta sporadicamente l'unità di psiche e materia, l'unus mundus.
Anche il numero in particolare sembra mostrare una speciale relazione con entrambi i settori...
Il numero è perciò, secondo Jung, la forms più primitiva degli archetipi, quell'"ordinatore"  delle nostre riflessioni coscienti in cui si legano quantità e senso.
Tratto da "Psiche e materia" di Marie Louise von Franz

giovedì 4 gennaio 2018

La danza cosmica della materia


In Cina il tempo non è mai stato un vuoto quadro di riferimento; è stato sempre contrassegnato dagli eventi accaduti nella natura simultaneamente.
L'universo possedeva nel contempo una natura ritmico-temporale, il cui ritmo di fondo era formato dallo scambio di Yang e Yin.
Al suo ritmo, cioè, era connessa l'idea d'una enantiodromia: quando una linea dell'oracolo di I Ching raggiunge il suo vertice, si ribalta nel suo opposto.
Il filosofo greco Eraclito formulò un'idea analoga, quando definì il destino "un senso (logos) ordinatore del cosmo, che diviene, per enantiodromia, creatore di tutte le cose".
Jung riprese questo concetto indicando la legge psicologica che tende a rovesciare gli opposti psichici nel loro contrario: il male nel bene, l'amore nell'odio, l'eccessiva spiritualità nella pulsionalità e così via.
Afferma Capra: "Tutta la materia, sia qui sulla terra, sia nello spazio esterno, è coinvolta in una continua danza cosmica.
La fisica moderna ha rivelato che ciascuna particella "canta perennemente la sua canzone", producendo configurazioni ritmiche di energie in forme dense e tenui".
Anche quando ritorniamo nell'ambito macrofisico e ai corpi degli esseri viventi, incontriamo lo stesso fenomeno: tutti seguono determinati ritmi, i propri tempi biologici.
Piante e animali, così, non solo si adattano all'ambiente, ma al tempo; ad esempio al dì (il cosiddetto fenomeno circadiano), ma anche alle fasi lunari (bassa e alta marea) o persino all'anno solare.
Alcune attività, come la ricerca del cibo, vengono causate negli animali non solo dallo stimolo del sorgere del sole, ma anche da un ritmo interno, che consente loro la "programmazione".
Anche le piante posseggono quasi una memoria del tempo, poiché molte (non tutte) cominciano a schiudere i loro fiori parecchie ore prima dell'alba, come se "sapessero" che il sole entro breve sorgerà.
Se le si lascia apposta all'ombra, schiudono i loro fiori sempre alla stessa ora del dì.
Si presume che gli orologi biologici degli animali funzionino mediante oscillatori che regolano parecchi processi fisiologici; fasi di attività o di quiete, cambiamenti di stato nel metabolismo, temperatura corporea e altri.
Questi ritmi sembrano innati e sono endogeni, non prodotti da stimoli esterni.
Negli organismo unicellulari e in alcune piante il tutto è spesso legato a un ritmo.
Nel cervello sembra esistere un'organizzazione ritmica, cronologica, standardizzata, funzionante come un tutto, sostiene Schaltenbrand.
Adolf Portmann sottolineava che interi comportamenti di piante e animali hanno una natura temporale: "Ogni forma vitale forma vitale è al nostro cospetto come una figura che esperisce il proprio sviluppo peculiare non solo nello spazio, ma anche nel tempo".
Tratto da "Psiche e materia" di Marie Louise von Franz

domenica 31 dicembre 2017

Profilo numerologico del 2018


Stiamo lasciando un anno caratterizzato (numerologicamente) dall'1 l'archetipo del guerriero, delle prove di coraggio e della crescita...
Del principio maschile attivo, dell'iniziazione.
L'Alfa.
Dell'individualità, dell'indipendenza, della forza e della motivazione, della scelta e delle decisioni.
Dell'autoaffermazione!
Del coraggio e dell'orgoglio...
Molti di noi hanno sperimentato la solitudine interiore pur avendo persone accanto, molti di noi hanno dovuto lottare con sé stessi per non cadere giù...
Il nuovo anno il 2018 è caratterizzato da ben due numeri: il 2 e l'11.
Iniziamo dall' archetipo del 2 femminile e passivo.
Il 2 è il numero della coppia cosmica e dell'equilibrio.
Dominato dal principio femminile, avrà un'energia più materna ma ricordiamo che la madre può essere sia dolce e protettiva, sia severa e spietata, dipenderà dalle prove che dovremmo superare ancora per il raggiungimento del nostro equilibrio interiore.
Ricettività, attrazione e unione degli opposti, matrimonio mistico, Yin e Yang, unione attraverso la conoscenza della separazione.
Immaginazione, riflessione e intuizione faranno da padrone in questo anno.
Bisognerà imparare a trarre i benefici da questo anno materno; attraverso la forza del distacco da una "madre" dolce e premurosa, che non ci permette di diventare "grandi", o attraverso la "sconfitta" della madre "drago divoratore", che nella modalità diametralmente opposta ci condurrà alla completezza di noi stessi attraverso il coraggio dell'eroe sperimentato nell'anno precedente.
Mentre il 2017 era dominato dall'elemento fuoco e dal Sole questo nuovo anno sarà dominato dall'elemento acqua e dalla Luna...che darà saggezza amorevole e fecondità...
Questo anno potrebbe portare importanti esperienze nel campo delle relazioni, nel riconoscimento del rapportarsi alla pari e della vita di coppia che conduce, anche, a una completezza individuale, anziché alla spersonalizzazione finse stessi.
Questo anno porta con sé anche un aspetto ancora più profondo e mistico perché 2+1+8 ha come risultato il numero maestro 11 che si esprime a livello potenziale nella sensitività, nel genio, nell'intuizione, nella preveggenza, nella profezia, nelle capacità mediatiche.
Farà da padrona la verità, la bellezza animica, l'equilibro di positivo e negativo, la giustizia universale...
In questo anno la luce potrà illuminare le tenebre...
Molti potranno avere una chiara visione della propria strada nella vita...
Si sveglieranno molte coscienze in un salto di elevazione spirituale...
Purché si sia pronti a riflettere sul vero significato della vita....
Un anno all'insegna dell'illuminazione.
Anche in questo numero archetipo troviamo l'elemento acqua mescolato all'aria e oltre alla Luna si avrà il domino di Urano come pianeti del misticismo...
Con questa analisi numerologica auguro a tutti un anno nuovo di esperienze e crescita interiore...
Auguro a tutti coloro che stanno cercando l'amore di trovarne uno che possa esaltare le qualità individuali di ognuno...
Auguro di essere sempre la luce di sé stessi e di trovare sempre la via...
Auguro di avere sempre la forza di rialzarsi, anche se la vita è difficile e piena di prove...
Ma soprattutto di trovare la completezza in sé stessi e di realizzare i propri potenziali...
Con amore
Nell'AniMo Antico

giovedì 28 dicembre 2017

Il Sè e la struttura spiraliforme


Si è tentato ripetutamente di connettere la visione lineare e quella ciclica del tempo.
L'immagine migliore di tale combinazione è la spirale.
Jung ha tentato di mostrare che il divenire conscio del nucleo psichico, del Sé, o l'immagine interiore dell'Uomo-Dio, hanno attraversato storicamente tale sviluppo spiraliforme.
Lo schema rappresenta, secondo Jung, lo sviluppo fondamentale della nostra immagine dell' Uomo-Dio.
Dobbiamo svolgere la catena secondo la spirale; allora il punto inferiore, "il cerchio", ritorna su, ma a un livello cosciente leggermente più elevato.
Sotto "Adamo terrestre" sta il serpente, che provocò la sua caduta e che rappresenta la materia divina primordiale, meta perseguita dagli alchimisti.
Circolando attraverso i quattro elementi, diviene la "pietra del sapere", un nuovo simbolo dell'Uomo-Dio.
Quest'ultimo viene poi rappresentato in forma di "rotondo" come l'elemento fondamentale del tutto.
Nel mezzo si trovano i quattro quaternioni, intesi come sviluppo del centro sovrastante.
Jung paragona questo processo spiraliforme nel Sè (immagine divina) all'autorinnovamento d'una sostanza, il carbonio, nel ciclo solare del carbonio-azoto, nel quale un nucleo di carbonio si annette quattro protoni e alla fine del ciclo si scinde nuovamente in forma di particella alfa, per ritornare così alla struttura originaria.
L'analogia con la fisica non è una digressione, in quanto uno stesso schema simbolico rappresenta la discesa nella materia e postula l'identità tra esterno e interno.
La psiche non può essere qualcosa di "totalmente altro" dalla materia; altrimenti come potrebbe muoverla?
E la materia non può essere totalmente estranea alla psiche; come potrebbe altrimenti produrla?
Il mondo psichico e materia è il medesimo, è l'una partecipa dell'altra, altrimenti l'interazione sarebbe impossibile .
Il modello simbolico spiraliforme di Jung tenta di descrivere una struttura fondamentale della vita fisica e psichica.
Non da ultimo, la sostanza genetica di tutti gli esseri viventi è avvolta in una doppia spirale.
Forse questa spirale genetica rappresenta un'analogia con la concezione archetipica del tempo, in cui vengono conciliati sia l'aspetto ciclico che quello lineare.
Tratto da "Psiche e materia" di Marie Louise von Franz

giovedì 21 dicembre 2017

Albert Einstein e C.Gustav Jung; la teoria della relatività del tempo


Albert Einstein riconobbe che tutte le indicazioni temporali sono relative alla posizione dell' osservatore.
Nell'ambito quotidiano possiamo lasciar passare inosservato questo dato perché velocità della luce è tanto elevata
Tuttavia appena l'osservatore si muove con grande rapidità, l'intervallo di tempo tra gli eventi e la loro osservazione pone un problema alla loro sequenza: due eventi accadono simultaneamente per un osservatore, ma non per un altro.
L'idea che lo spaziotempo possa essere rappresentato da un sistema di coordinate del tutto "oggettivo" non vale più; si tratta solo di un mezzo ausiliario dell' osservatore, per descrivere il suo mondo fenomenico.
Einstein riconobbe inoltre, nella descrizione di fenomeni elettromagnetici, la necessità di introdurre coordinate spaziotemporali relativistiche per esprimere le leggi della natura, in modo che abbiano la stessa forma in tutti i sistemi di coordinate, indipendentemente dalla posizione e dal movimento dell'osservatore.
Ogni passaggio da un quadro di riferimento a un altro unisce spazio e tempo in una forma matematicamente definita; essi formano un continuum.
Il progresso di Einstein consiste nell'aver inserito nel sistema spaziotempo la gravitazione, nel momento in cui essa lo curva.
Il tempo non scorre alla stessa velocità di uno "spaziotempo piano" (ma si incurva) e poiché la curvatura muta da luogo a luogo, secondo la distribuzione delle masse corporee, muta anche la velocità del flusso temporale.
Per una coincidenza degna di nota, nel momento in cui i fisici scoprivano la relatività dello spazio e del tempo, Jung giunse a risultati simili nell'indagine sull'inconscio umano: anche nell'ambito dei sogni il tempo è relativo e i concetti di "prima" e "dopo" perdono la loro importanza assoluta.
In strati ancora più profondi dell'inconscio (gli strati archetipici) spazio e tempo scompaiono addirittura quasi completamente.
Entrando in contatto con l'area archetipica della psiche, esperiamo il sentimento di essere a contatto con qualcosa di infinito.
Come afferma Jung, addirittura la questione decisiva della vita d'un essere umano è essere o non essere in contatto con l'infinito.
"Se riusciamo a capire e a sentire che già in questa vita abbiamo un legame con l'infinito, i nostri desideri e i nostri atteggiamenti mutano".
L' applicabilità più sorprendente del nuovo modello spaziotemporale di Einstein si trova in astrofisica.
Poiché astronomi e astrofisici hanno a che fare con distanze molto grandi, tanto che persino la luce ha bisogno d'un lungo tempo per giungere dall'osservatore all'oggetto, l'astronomo "vede" il suo oggetto non nel suo stato attuale, bensì nel passato.
Con i nostri telescopi vediamo i sistemi della Via Lattea, la cui esistenza risale i realtà a milioni di anni fa.
La stessa cosa vale per gli effetti della forza di gravità.
Poiché le stelle e galassie posseggono una grandissima massa, diviene importante la curvatura dello spazio.
Un effetto estremo si mostra ad esempio nel collasso gravitazionale d'un corpo massivo, come, nella prospettiva attuale, accade nei buchi neri dell'universo.
Una stella diviene più densa; lo spaziotempo intorno a essa diventa sempre più curvo, sinchè, alla fine, la luce non può più sfuggirle perché "succhia" i raggi di luce circostanti.
Si forma così un "orizzonte fenomenico" intorno alla stella, dal quale non ci raggiunge più niente di osservabile.
La stella si muove contemporaneamente fuori dal nostro tempo e scompare, benché sia ancora "là".
Ritengo possibile che nella morte accada qualcosa di simile.
È possibile supporre che con la morte scompariamo dall'"orizzonte fenomenico" dei vivi, pur rimanendovi ancora, invisibili.
Tratto da "Psiche e materia" di Marie Louise von Franz

martedì 19 dicembre 2017

Il tempo come divinità nelle tradizioni antiche


Il tempo è una delle fondamentali esperienze archetipiche dell'umanità; sfugge sinora a ogni tentativo di spiegazione puramente razionale.
In origine esso fu vissuto come divinità o manifestazione d'una suprema divinità, come in flusso vitale che da esso scaturisce.
La distinzione di passato presente e futuro non è riconosciuta da tutti.
Gli Indiani Hopi, ad esempio, non l'annoverano nella propria lingua.
Il loro mondo ha solo due aspetti fondamentali: quello manifesto oggettivo e quello non manifesto soggettivo.
Il futuro esiste solo soggettivamente "nel cuore"...possiede un'intensissima realtà. È la speranza che si avvera.
Il cuore del cosmo è lo "spirito del respiro"...da cui procedono gradualmente le cose, passando a uno stato manifesto...divenendo esteriormente vere, iniziano ad essere già "passate".
In origine l'uomo viveva il tempo come il segreto divino del flusso vitale stesso.
Gli antichi Greci equiparavano il tempo al fiume Oceano che circonda la terra e abbraccia il cosmo come in flusso o come un serpente che si morde la coda...
Questo fiume si chiamava anche Chronos (tempo)...
Ferecide insegnava che la sostanza primordiale del mondo era Chronos...Oceano per tanto era l'anima cosmica.
Gli Egizi simboleggiavano il tempo infinito accanto al dio Sole anche attraverso un dio speciale, Heh, che porta il segno della vita, Ankh al braccio destro.
In Egitto come in Grecia, il tempo era associato con il serpente, incarnava la vita e la salute... ogni uomo era accompagnato da un "serpente-tempo della vita" che garantiva la sua sopravvivenza dopo la morte.
In India nel Bhagavadgita (IV-III sec a.C.) il suo Krisna si manifesta all'eroe Arjuna nella sua autentica terribile forma:... allora il dio parla: "sono il tempo che annienta tutto il mondo, apparso per afferrare tutti gli uomini".
Anche Siva rappresenta il tempo.
Egli incarna nella sua danza l'energia eterna.... Siva si dice anche Mahā Kāla, Grande Tempo, o Kāla Rudra "tempo che tutto divora".
Sakti il suo lato attivo appare nella sua forma distruttiva come la terribile dea Kāli, che è la forma femminile di Kāla, che significa colore blu scuro, morte e tempo.
La mistica induista considera il mondo come irreale; è specialmente il tempo che seduce i non iniziati, inducendoli a credere alla propria esistenza autonomamente cosciente e alla realtà del mondo esterno.
In realtà il mondo transitorio è un'illusione: "Davvero per colui che è illuminato il sole non tramonta, né sorge mai. Per lui c'è un giorno eterno" (Chāndogya Upanusad III, 11.3).
In Cina la divinità suprema non fu sempre intesa in senso personale, eppure anche qui il tempo è un aspetto dell'ultimo principio primordiale, dinamico e creativo, appartenente al principio maschile Yang, che nel sistema oracolare di I Ching viene illustrato da una linea intera; lo spazio appartiene al principio Yin (linea spezzata). Insieme essi manifestano il Tao, l'occulta legge del mondo.
Il tempo rende reale tutto ciò che era solo potenziale.
Yang e Yin non sono potenze cosmiche, bensì ritmi cosmici alternantisi.
In Cina la parola tempo significa una situazione temporale valida o non valida per agire. "Spazio e tempo comprendono una totalità di condizioni determinate e determinanti, si presentano costantemente come una realtà concertata...duratura".
Nella rappresentazione del tempo dei Maya e degli Aztechi si trova la stessa relazione tra il tempo e l'energia cosmica creativa, che scaturisce dalla divinità.
La più frequente parola Maya per designare il tempo è kin e significa "sole" e "giorno".
Presso gli Aztechi il tempo era associato con la divinità suprema Omoteotl, creatore, padre e madre di tutte le cose...
Questo dio primordiale creò altri quattro dei: Tezcatlipoca, rosso in Oriente, nero a Nord, bianco ad Ovest, blu a sud.
In contrasto con questi miti, in cui Dio stesso è il tempo (e il non-tempo), la nostra tradizione giudaico-cristiana considera Dip estraneo al tempo, creatore del tempo insieme al mondo.
Tratto da "Psiche e materia" di Marie Louise von Franz

giovedì 14 dicembre 2017

Numeri e psiche


Jung affermò una volta in un dibattito che il numero era la forma più primitiva dello spirito.
Per spirito egli intendeva un fattore ordinante attivo-dinamico, che agisce entro e dietro lo psichico inconscio.
Il numero appare tuttavia anche come quell'elemento spirituale-oggettivo che ordina insieme psiche e materia.
Il numero non solo è "posto" da un atto cosciente, ma è trovato "a priori" in natura; è una struttura dinamica o, per parlare più esattamente, una configurazione ritmica di energia che appare in modo isomorfo nell'ambito della realtà psichica e fisica.
Dal punto di vista psicologico potremmo considerare i numeri sotto due aspetti complementari: come quantità discontinue e come un unico continuum.
Quest'ultimo corrisponderebbe a un simbolo matematico dell'unus mundus.
Ogni numero naturale possiederebbe in questo senso quattro aspetti principali:
1) relazione con lo spaziotempo, geometrizzabilità (topologia);
2) quantità (misura);
3) ratio posizionale (ordine sequenziale), teoria dei gruppi;
4) qualità = specifica configurazione ritmica del continuum unitario.
È dunque possibile dimostrare empiricamente che l'intero ambito psichico, che Jung definisce inconscio collettivo, lo strato più sotterraneo dell'inconscio osservabile psichicamente, possiede una struttura di campo, i cui punti "carichi di energia" corrispondono agli archetipi.
I decorsi energetici in questo campo seguono un processo lineare irreversibile, e quindi determinano il tempo.
Anche la cosiddetta progressione dei numeri naturali è verosimilmente nient'altro che una sequenza di decorsi simili, creata da ritmi ordinatori.
Su di essi poggia il nostro senso del tempo e fors'anche, come ha supposto Pauli, la possibilità della precognizione parapsicologica.
È interessante notare che già nell'antica Cina la matematica valeva solo come scienza per la predizione del futuro!
I modelli comuni di movimento dell'energia psicofisica sono i numeri, che fondano nei loro ritmi di progressione l'idea di tempo e nella loro natura di campi l'idea di un ordine atemporale.
Ciò spiega perché le personificazioni mitologiche del tempo, come il suo Aion in Roma, Zervān in Persia, Kāla in India, siano chiare incarnazioni della polivalente energia psichica.
Il "campo" dell'inconscio collettivo, inteso come isomorfo al campo dei numeri naturali, non solo è organizzato in modo non occasionale né caotico-parziale, ma sembra, al contrario, subordinato a un centro energetico superiore.
In molte civiltà arcaiche la divinazione numerica è usata anche come tramite di contatto col mondo degli spiriti.
Se attraverso il tunnel tra psicologia e fisica atomica, venisse confermata l'idea di Jung, secondo cui l'archetipo dei numeri naturali sarebbe l'ordinatore delle aree della psiche e della materia, avremmo riguadagnato inaspettatamente la luce nel punto in cui si trovavano vecchie conoscenze e tradizioni del pensiero orientale a lungo dimenticate.
Ciò confermerebbe dal punto di vista empirico una vecchia convinzione dei buddhisti, secondo cui lo strato intimo e più profondo della natura umana, dove la nostra psiche si mescola con l'ignota totalità cosmica, è identico dappertutto.
Tratto da "Psiche e materia" di Marie Louise von Franz

martedì 12 dicembre 2017

Universo e Unus Mundus


È interessante notare che anche alcuni sviluppi della recente fisica teorica sembrerebbero inerenti alle formulazioni dell'unus mundus e del "sapere assoluto": il fisico francese Oliver Costa de Beauregard giunge alla conclusione che l'universo indagato dai fisici non sarebbe la totalità, anzi farebbe supporre, al contrario, un universo psichico molto più primordiale, del quale l'universo materiale sarebbe solo un doppio passivo.
Egli intende l'universo psichico come un infrapsichico, un subconscio, la cui esistenza sarebbe coestesa all'universo corporeo quadridimensionale di Minkovski e di Einstein.
È noto che per i relativisti tutto ciò che appare nello spazio è la realizzazione delle proprietà matematiche di una rappresentazione invisibile, nella quale diventano misurabili non solo spazio e tempo, ma anche sostanza e dynamis.
Lo spazio si forma attraverso la divisione di materia ed energia e la materia diviene concepibile attraverso l'impronta matematica del continuum che può essere fissata concettualmente in numeri.
In questo continuum geometrico quadridimensionale il tempo diviene una grandezza discutibile e perciò, per il suo determinismo, la teoria relativista contrasta in certo qual modo con la fisica quantistica.
Per riconciliare le due direzioni, quella del modello dell'universo statistico-matematico di Einstein e quella che intende l'evento indeterminato della fisica quantistica come autentico, Alois Wenzl, un filosofo di Monaco, propose di concepire il primo modello dell'universo come esistente solo in potenza, come uno spazio matematico all'interno del quale si attualizzerebbe l'evento fisico quantistico.
Poiché l'unus mundus, secondo la nostra concezione, possiede una realtà solo potenziale, il modello relativistico dell'universo, in questa formulazione, si avvicina sensibilmente a un simbolo dell'unus mundus, specialmente laddove Costa de Beauregard afferma arditamente che l'inconscio sarebbe coestensivo a questo modello cosmico.
Fisici come Eddington, Wheeler e Feynman hanno suggerito di postulare due dimensioni del tempo: una per il tempo normalmente diretto (freccia del tempo secondo l'entropia crescente) e una seconda dimensione in cui il tempo sarebbe privo di direzione, nel senso che le cose possono andare sia avanti che indietro.
Secondo Eddington i microeventi che accadono nella dimensione temporale matematico-immaginaria potrebbero accavallarsi ai macroeventi nella dimensione temporale che va nella direzione abituale, analogamente agli eventi sincronistici che, secondo Jung, trapassano sporadicamente nello stato "abituale".
Costa del Beauregard definisce "infrapsichismo" questo "altrove" psichico dell'energia.
Egli intende chiaramente qualcosa del tutto simile al fattore definito da Jung aspetto psicoide degli archetipi o dell'inconscio collettivo.
L'"infrapsichismo" di Costa de Beauregard contiene anche una "sovracoscienza", che corrisponde esattamente al concetto di "sapere assoluto" di Jung.
L'"infrapsichismo" cosmico è un mondo antifisico retto da leggi finali invece che causali e coesistente con la materia.
Si cristallizza nella singola psiche di uomini e animali e il sapere che contiene si estende con velocità superiore a quella della luce e "sincronizza" le singole essenze, poiché ogni psiche deriva dalla stessa "rete di telecomunicazione".
Tutto il mondo materiale è però come una gigantesca macchina cibernetica, che serve al divenire cosciente dell'individuo.
Costa de Beauregard riconosce apertamente qualcosa di psichico nei "parametri nascosti".
Tratto da "Psiche e materia" di Marie Louise von Franz

giovedì 7 dicembre 2017

I Ching e il DNA e la sincronicità


Il punto di partenza è il cosiddetto principio di sincronicità di Jung.
Osservando gli strati più profondi della psiche inconscia nell'individuo, Jung sottolineò che - come è frequentemente osservabile - nella costellazione di un contenuto archetipico (excited state) si verificano eventi analoghi a quelli del mondo esterno; le cosiddette coincidenze, che sono più di un "puro caso", per il fatto che mostrano una omogeneità di senso con il contenuto interno-inconscio attivato.
Jung ha designato questa classe di eventi come fenomeni di sincronicità, poiché il loro legame reciproco sembra non essere causale, bensì contraddistinto da un suo senso e da una relativa contemporaneità.
Inoltre ha agito come una sincronicità il fatto che Jung, proprio quando cominciò a osservare questi fenomeni, conobbe Richard Wilhelm, dal quale fu introdotto nei segreti di I Ching, interamente basati sul principio di sincronicità.
Questa scoperta di Jung ha avvalorato l'ipotesi che quella realtà che tentiamo di descrivere introspettivamente come inconscio collettivo possa essere la stessa realtà sconosciuta e inconoscibile che la fisica atomica tenta di descrivere dall'esterno come realtà materiale.
È interessante osservare che la ricerca biologica abbia rilevato che l'immagazzinamento e la trasmissione di "informazione" nelle cellule del nostro corpo e, in particolare, nella base materiale dei nostri processi cognitivi vengono attuati dall'RNA (acido ribonucleico) e dai messaggeri dell'RNA.
Questi acidi, che come il DNA (desossiribonucleico ) si trovano alla base di ogni sostanza ereditaria, soggiacciono a un codice matematico, la cui struttura numerica di base corrisponde esattamente a quella in esagrammi di I Ching.
Come è noto, sono sessantaquattro.
Analogamente esistono 64 combinazioni possibili di segnali di codice per l'elaborazione dei venti amminoacidi nel codice RNA e nel codice DNA.
La trasmissione dell'informazione avviene in un codice-tripletta, simile ai segni di I Ching, che constano di due triplette.
Anche la tecnica divinatoria della geomanzia si basa sulle stesse combinazioni di numeri, in ordine inverso.
Attraverso il principio della sincronicità Jung ha creato una base dalla quale si potessero concepire in modo unitario le aree sin qui complementari di psiche e materia.
Nell'evento sincronistico si manifesta lo stesso senso nella psiche e nella disposizione d'un simultaneo evento esterno, per cui spesso esiste contemporaneamente un "sapere a priori intorno a un fatto non conoscibile nel tempo", che Jung definì un "sapere assoluto".
I fenomeni di sincronicità rinviano a un aspetto unitario cosciente trascendente dell'Essere, che Jung ha definito come unus mundus.
Vedi anche: Leonardo da Vinci e la struttura del DNA
Tratto da "Psiche e materia" di Marie Louise von Franz

martedì 5 dicembre 2017

I numeri naturali dal Pitagorismo alla fisica odierna

Del massimo interesse sono le rappresentazioni dello spaziotempo, che si riconducono tutte all'immagine archetipica di un'onnipresenza della divinità o di un pneuma divino.
Ciò era stato accennato da Platone e fu poi formulato da Plotino: "Dio è un nucleo spirituale, la cui origine è ovunque e il cui centro in nessun luogo".
Qui abbiamo già anche la rappresentazione fisica del punto onnipresente.
Una delle maggiori concezioni, divenuta oggi ancor più significativa, quasi un modello concettuale di base della fisica moderna, è l'idea che in definitiva abbiamo a che fare con strutture matematiche, idea già precorsa dai Pitagorici, che videro i numeri naturali e certe relazioni tra i numeri come autentiche costanti della natura.
Wolfgang Pauli ha definito la conoscenza fisica una scoperta di immagini interne attraverso eventi esterni.
Rudolf Carnap approfondisce ulteriormente questa teoria: "Si tratta di conoscenze fisiche e immagini divenute pure formule matematiche".
Tutte le immagini sono diventate formule astratte.
Il traguardo ultimo della fisica, secondo Carnap, sarebbe la possibilità di predire eventi esterni attraverso formule matematiche.
Persino l'esperimento pratico viene pregiudicato dalla rappresentazione mentale dell'osservatore.
Le odierne formule matematiche, in contrasto con le concezioni degli antichi Pitagorici, sono interamente algebriche e nella maggior parte dei casi sviluppi raffinati e corretti del calcolo delle probabilità.
La stima delle probabilità può dare informazioni solo sulle medie e sulle misure valutabili come regolari, ma non può dare alcuna informazione su ciò che avviene una sola volta.
Fisici eminenti sostengono che l'evento occasionale non cade nell'ambito dell'indagine fisica.
Essi sottraggono l'evento occasionale al campo della ricerca, poiché non si lascia cogliere con questi strumenti matematici, elaborati nel corso del tempo.
Viene esclusa ogni informazione su un'esperienza unica.
In altri termini, tutto ciò che è stato trovato sin qui nel formalismo matematico sono costruzioni dello spirito umano, questo può essere rappresentato nel campo dei numeri naturali, dove c'è ancora tanto da scoprire.
Tratto da "Psiche e materia" di Marie Louise von Franz

giovedì 30 novembre 2017

Archetipo della Grande Madre e del Padre


Gli aspetti più importanti della Grande Madre sono stati individuati da Jung nelle seguenti immagini tipiche: sul piano personale la Madre, Grande Madre, la matrigna, la balia, la bambinaia, la nonna, la dea, la Vergine Maria, Sophia.
È la meta dell' ansia di liberazione, il Paradiso, il regno di Dio, la Chiesa, la terra, il cielo, il bosco, il mare, l'acqua stagnante, la materia, il mondo infero, la luna, il campo, il giardino, la roccia, la caverna, l'albero, il pozzo, il fonte battesimale, il fiore, il mandala, il forno, il cavallo, la mucca, la lepre e in generale tutti gli animali socorrevoli.
Psicologicamente è il principio benefico, protettivo, sostenitore, stimolante, fecondo e nutriente, il luogo della trasformazione, della rinascita, il segreto, l'occulto, la tenebra, il mondo dei morti, divorante, seducente, intossicante, la fonte d'ansia, l'ineluttabile.
Tutte queste immagini appartengono all'archetipo della Grande Madre.
All'archetipo del padre, cioè lo spirito, al polo opposto, appartengono le seguenti associazioni mitologiche: l'etere, il vento, il soffio spirituale, l'ossessione, i fantasmi dei defunti; si pensi allo pneuma, alla psiche, agli gnomi, agli spiriti, al diavolo, ai demoni, agli angeli, al vecchio soccorrevole.
Sul piano personale: il padre, il professore saggio, l'autorità, il sacerdote.
Spirito è l'elemento attivo, alato, mobile, vitale, stimolante, eccitante, focoso e dinamico elemento della psiche, ciò che produce entusiasmo e ispirazione.
Jung definisce lo spirito un principio spontaneo di movimento e attività, nel quale dimorano la peculiarità della libera produzione di immagini al di là della percezione sensoriale e la capacità d'una manipolazione autonoma e sovrana di esse.
Come si può facilmente osservare, in questi due archetipi - come in tutti - si distinguono determinati aspetti: Jung afferma che materia e spirito non sono per nulla comprensibili in sé e per sé, sono in definitiva forme fenomeniche d'un essere in sé trascendente, cioè transpsichico.
L'unica realtà immediata indagabile è la realtà psichica, cioè i nostri contenuti coscienti che deduciamo per così dire a posteriori da un'origine materiale o spirituale.
Tratto da "Psiche e materia" di Marie Louise von Franz

martedì 28 novembre 2017

L'Esodo e la ricchezza ebraica


Gli Egizi inseguirono gli Ebrei secondo il racconto della Bibbia.
Perché? Essi non avevano alcun bisogno degli Ebrei e, dopo le "piaghe d'Egitto" che uccisero ogni primogenito maschio in quel regno, l'esodo degli Ebrei avrebbe dovuto essere desiderato e non avversato.
È strano che un popolo di schiavi, o almeno considerato tale dagli Egizi, sia stato inseguito dai carri del Faraone.
La Bibbia dice che le Tavole della Legge furono dettate a Mosè sul monte Sinai, ossia dopo la fuga.
L'ipotesi più probabile è che gli Ebrei, che erano stati prima ospitati e nutriti dall'Egitto nel corso di una grande carestia che aveva colpito tutto il Medio Oriente e poi utilizzati come manodopera, abbandonassero la fertile valle del Nilo dopo essersi impadroniti dell'essenza delle conoscenze e dei saperi dei suoi abitanti
Non è a caso che di lì a poco la grande civiltà egizia abbia conosciuto l'inizio di un'inarrestabile decadenza, mentre, sia pure dopo un lungo peregrinare per il deserto, il popolo ebraico conobbe la propria fioritura.
È estremamente probabile che le Tavole della Legge siano derivate dai testi sacri egiziani, ma non era un "sapere" invisibile l'obbiettivo dietro al quale il faraone lanciò i suoi carri.
Egli cercava di recuperare qualcosa di fisico e tangibile, un oggetto sacro e potente, forse una "misura".
Ricordiamo il Numero d'Oro, che coincideva con la sezione aurea e permetteva di passare geometricamente dalla retta alla curva; il Ginocchio d'Oro, che era anch'esso un segreto geometrico, corrispondente all'Angolo d'Oro dei pitagorici; il Vello d'Oro, che fu rubato con il decisivo aiuto di Medea dal greco Giasone; le Mele d'Oro, che erano conservate nell'estremo Occidente, nel Giardino delle Esperidi...Ercole le portò via alle Esperidi che erano figlie di Atlante (si suppone un collegamento con Atantide)...
Un esercito non si mobilita solamente per recuperare delle pure conoscenze teoriche. Gli Ebrei portarono con loro anche qualcosa di materiale.
Non si dimentichi che essi fabbricarono il famoso "vitello d'oro" che provocò l'ira di Mosè e del suo Dio, durante la faticosa traversata del deserto.
Anche l'oro è dunque coinvolto in questa vicenda.
Sembra lecito pensare che gli Ebrei portassero con loro anche oggetti d'oro dall'Egitto, che forse contenevano la "misura" che sarebbe stata poi realizzata nell'Arca.
L'oro designava tutti i più preziosi segreti del mondo antico, che equivalevano a poteri sulla natura e sulle forme e costituivano una chiave iniziatica nelle credenze delle popolazioni mediterranee.
Questa improvvisa ricchezza di conoscenze sembra essere stata una conseguenza della conquista di Gerusalemme, dove probabilmente trovarono qualcosa.
Non si deve dimenticare l'aiuto degli studiosi ebraici tenuti in grande considerazione nell' Islam come nel resto in Europa.
I cabalisti ebrei sapevano infatti come leggere la Bibbia al di là della lettera e nei libri di Mosè, derivate dalle Tavole, era possibile trovare tutto quello che serviva.
Molti sapienti israeliti hanno confidato "formule" e segreti nascosti nel Libro.
Gli Ebrei avrebbero quindi tratto dagli Egizi, forse depositari della sapienza di Atlantide, un importante segreto che rese possibile la fondazione di Gerusalemme e del suo Tempio.
Si suppone che le piramidi sono un formulario di scienza cosmica e le tavole di pietra contengono una "formula dell'universo". 
Ciò potrebbe spiegare l'identità fondamentale che esiste, malgrado la diversità di forme dovute ai tempi e ai luoghi, tra le proporzioni e le misure ritmiche dei monumenti dell'antico Egitto e quelle di alcune moschee e di alcune cattedrali gotiche....
Tratto da "I segreti delle cattedrali" di Antonella Roversi Monaco

giovedì 23 novembre 2017

L'Adam Magister e la parola perduta


Chi costruisce secondo tutte le regole e le misure "segrete" non compie soltanto un'operazione sulla materia, usando i principi della geometria e producendo le "onde di forma", ma compie, da vero Franco Muratore o Massone operativo, un lavoro di trasformazione su se stesso.
Il Maestro Adamo è l' uomo che ha raggiunto completamente il centro più intimo del suo essere, ritrovando la fonte dell'energia e dell'equilibrio interiore.
Se la trasformazione ha avuto luogo, egli si ritrova nello stato primordiale di Adamo nel Giardino dell'Eden dove non c'è più la necessità d'imparare o di costruire nulla, ma solo la gioia del Giardino.
È come se, grazie a un lungo lavoro sui materiali, che simboleggiano quello che il Maestro ha compiuto su se stesso, egli abbia finalmente raggiunto lo stato della perfezione umana originaria.
L'opera materiale e visibile del Maestro è un dono elargito a tutti.
Il doppio ruolo della Massoneria operativa è questo: si tratta di trasformare i membri della confraternita in senso elevato, trasformando nello stesso tempo gli altri, che non possono accedere direttamente al grado più alto di realizzazione.
Questo fine non è diverso dall'attività che i monaci compiono su se stessi per purificarsi in modo da raggiungere quella condizione di pienezza che li pone in grado di aiutare gli altri, rendendoli capaci di accogliere influenze spirituali.
Nell'iniziazione muratoria lo scopo non è solo di raddrizzare ciò che è storto,  di rendere cubica la pietra grezza, di raddrizzare e levigate se stessi, ma di ritrovare una "parola perduta".
Potrebbe essere quella stessa parola, il Verbo, di cui si parla nel prologo del Vangelo di Giovanni.
La parola perduta sta per una condizione da cui ci si riconosce lontani e che si desidera ritrovare, ed è anche la "pietra che i costruttori hanno scartato", poi divenuta testata d'angolo.
La ricerca massonica della parola, o della pietra-chiave è anche una figura del lavoro che si deve compiere sul cuore.
Cuore, pietra e parola sono equivalenti simbolici e l'antica condizione dell'uomo di cui si ha nostalgia, corrisponde al cuore stesso.
Tratto da "I segreti delle cattedrali" di Antonella Roversi Monaco

martedì 21 novembre 2017

La Misura del Tempo


Il Tempo Cosmologico, la "danza delle stelle", come lo chiamava Platone era una semplice misura angolare, un ricettacolo vuoto, com'è diventato ora, per contenere la cosiddetta storia.
Si pensava che esso fosse abbastanza possente da esercitare un controllo inflessibile sugli eventi, plasmandoli alle proprie sequenze in un sistema cosmico dove passato e futuro si chiamavano l'un l'altro, da profondità a profondità.
Maestosa e tremenda, la Misura ripeteva e riecheggiava la struttura in molti modi, scandiva il Tempo, era fonte delle inesorabili decisioni che determinavano la 'scadenza' di un dato istante.
Quelle Misure concatenate possedevano una dignità così trascendente da dare alla realtà un fondamento inattingibile da tutta la fisica moderna: perché, a differenza di questa, esse esprimevano la prima idea di "che cosa significhi essere" e ciò su cui si concentravano diveniva, per contrasto, quasi un amalgama di passato e futuro, così che il Tempo tendeva a essere essenzialmente oracolare: esso presentava, annunciava, per così dire, orientava gli uomini verso l'evento....
Keplero, cimentandosi nella folle impresa di trascrivere le note dell'"Armonia delle Sfere", non poteva non fallire miseramente nel suo tentativo di esprimere la vera conformità alle leggi: quella che Platone chiama il canto di Lachesi.
Gli uomini hanno imparato a rispettarla senza pensarci.
Ancor oggi, nel celebrare il Natale, si invoca il dono impareggiabile di quel tempo ciclico - il dono di non essere nella storia, il suo aprirsi nel senza tempo, la sua virtù di delineare tutto quanto se stesso in un presente vitale, pregno di voci ancestrali, di oracoli e riti del passato.
Con quel tanto di sincerità loro rimasta, gli uomini invocano la remissione di antichi peccati e la rinascita dell'Anima, così come si faceva molti millenni fa.
Si implora da quel Tempo la rinnovata forza per continuare a vivere a dispetto di una realtà senza senso - e si chiede ancora ai figli di venire in soccorso alla propria incredulità.
La storia vera procede per miti, le sue forze sono mitiche.
Come osserva imperterrito Voltaire, si tratta di vedere quale mito scegliere.
Nella conoscenza astronomica e ne mito, "rivoluzione" è un vero termine tecnico: indica ciò che ritorna sempre allo stesso punto.
Esso viene sempre più a identificarsi con l'idea di Grande Mutamento.
Nelle Apocalissi e nelle Cosmogonie, negli inni vedici, il tempo viene rimescolato artificialmente e deliberatamente in elementi, stazioni lunari o protoscacchi per restituire la visione, la visione poetica o sibillina. 
Tratto da "Il mulino di Amleto" di de Santillana e von Dechend

giovedì 16 novembre 2017

Platone e i suoi miti


Platone non ha inventato i suoi miti, ne ha fatto uso nel contesto giusto, senza divulgare il loro preciso significato: chiunque aveva accesso alla conoscenza della terminologia relativa li avrebbe capiti.
A Platone, in fondo, la "farina" interessava ben poco.
Nel creare il linguaggio della filosofia del futuro, Platone parlava ancora l'antico idioma.
Era, per così dire, una "stele di Rosetta" vivente.
E difatti - per quanto strano possa sembrare agli specialisti di antichità classica - una lunga esperienza ha dimostrato la seguente regola metodologica empirica: ogni disegno rinvenuto in miti che vanno dall'Islanda alla Cina all'America precolombiana, e per il quale esistano allusioni in Platone, risale certamente a un'età remota, e può essere accettato per moneta buona.
Esso proviene da quella zecca "protopitagorica" situata nella "mezzaluna fertile", che un tempo coniò il linguaggio tecnico e lo consegnò ai pitagorici (ed altri).
Platone sapeva che il linguaggio del mito opera, in linea di principio, per generalizzazioni, con la stessa spietatezza del gergo della moderna tecnologia.
Il modo in cui Platone lo usa, i fenomeni che preferisce esprimere nell'idioma mitico rivelano come egli lo comprendesse perfettamente.
Non esiste, a quanto pare, altra tecnica oltre il mito che riesca a raccontare la  struttura.
Il trucco è questo : s'incomincia col descrivere l'opposto della realtà conosciuta, sostenendo che "tanto tempo fa" le cose stavano nella tal maniera e funzionavano in un modo strano, ma poi avvenne che...ciò che conta è unicamente l'esito, il risultato degli avvenimenti narrati.
Di solito non si pensa che questo modo di dire le cose è solo un artifizio tecnico, e si accusano gli antichi mitografi di aver 'creduto' che in tempi ancor più antichi le cose fossero tutte capovolte.
Dal momento che si tratta di lingua vera e propria, l'idioma del mito porta con se l'emergere della poesia...
Il mito può essere usato come veicolo per trasmettere conoscenze concrete indipendentemente dal grado di consapevolezza delle persone che concretamente narrano le storie, le favole o altro.
Esso permetteva ai membri del 'brain trust' arcaico di parlare di 'lavoro' senza curarsi della presenza dei non addetti...
Platone è stato uno degli ultimi in grado di comprendere a fondo il linguaggio tecnico, e le 'storie' sono rimaste vive e conservano spesso l'autentica archeologia antica.
Tratto da "Il mulino di Amleto" di de Santillana e von Dechend

martedì 14 novembre 2017

L'Eternità

L'Eternità risiede nell'unità, nel più alto e remoto 'fuori', al di là del visibile e del localizzabile.
'Dentro', per così dire, questa eternità necessaria al pensiero si muove costantemente il tempo secondo numero - il tempo che è stato definito come "l'immagine, che procede secondo numero (in misure determinate), dell'eternità che risiede nell'unità (μένοντος αίώνος έν ένί κατ' άριυηόν ίοΰσαν αίώνιον είκόνα)" - cioè mediante la quotidiana rotazione della sfera fissa nel senso del "Medesimo" (l'equatore celeste) e mediante gli strumenti del tempo, i pianeti, che si muovono in direzione opposta lungo "l'Altro" (l'eclittica).
Presi assieme, essi rappresentano gli "otto moti".
Ma con la fase successiva, quella che conduce dai pianeti alle creature viventi, il moto secondo numero viene escluso e deve essere sostituito (con grande rammarico di Platone) da una qualità di " moto" fondamentalmente diversa, il "moto" per generazione.
I pianeti, quantunque "diversi" tanto dall'eternità che risiede nell'unità quanto dal moto regolare della sfera delle costellazioni, rimangono perlomeno "se stesse" e sette di numero.
L'anima dell'uomo, invece, non solo si reinventa di continuo, ma poiché l'umanità si moltiplica, come il grano a cui l'uomo viene così spesso paragonato, si suddivide sempre più.
Questa similitudine -ripetutamente fraintesa dai patiti della fertilità- andrebbe presa molto seriamente, e alla lettera.
Il Demiurgo non ha creato le singole anime di tutti gli uomini destinati a nascere, bensì i primi antenati dei popoli, delle dinastie ecc... vale a dire il "seme dell'uomo" che si moltiplica ed è macinato in farina impalpabile nel Mulino del Tempo.
L'idea che vi siano "Anime delle Stelle Fisse" da cui ebbe origine la vita mortale e a cui le anime eccezionalmente virtuose "una volta liberate" possono ritornare in qualsiasi momento, mentre la "farina" comune del mulino deve attendere pazientemente l'"ultimo giorno" nella speranza di poter fare altrettanto allora, tale idea non solo è una parte vitale del sistema arcaico del mondo, ma spiega anche, fino a un certo punto, l'interesse quasi ossessivo per gli avvenimenti celesti che ha dominato i millenni del passato.
Tratto da "Il Mulino di Amleto" di de Santillana e von Dechend

giovedì 2 novembre 2017

Il Demiurgo del Timeo


Quando il Demiurgo del Timeo ebbe costruito la "struttura", lo skambha, governato dell'equatore e dall'eclittica (chiamati da Platone "il Medesimo" e "l'Altro"), che configurano la greca X, quando ebbe regolato le orbite dei pianeti secondo proporzioni armoniche, creò le "anime".
Per farle, si servì degli stessi ingredienti che aveva usato per fare l'Anima dell'Universo, essi però non erano "così puri come prima".
Il Demiurgo fece:
"anime in numero pari a quello delle stelle e le distribuí, ciascun'anima nella propria stella.
E ponendole come su dei carri, egli mostrò loro la natura dell'universo e dichiarò loro le leggi del Destino (νόμους.... τούς είμαρμένους).
Sarebbe toccata una prima nascita uguale per tutte, affinché nessuna risultasse svantaggiata per opera sua, e sarebbero state seminate tutte negli strumenti del tempo, ciascuna in  quello che le era appropriato, per nascere come le creature viventi più timorate di Dio; e d momento che la natura umana è duplice, la parte migliore sarebbe stata quella che d'ora in poi avrebbe avuto il norme di "uomo"...
E colui che fosse vissuto bene per il tempo assegnatogli sarebbe ritornato alla dimora della sua stella consorte, dove avrebbe vissuto una vita felice e congeniale; ma se fosse venuto meno in ciò, nella sua seconda nascita sarebbe stato mutato in una donna; e se in tale condizione non si fosse ancora astenuto dal male, allora, secondo il carattere della sua depravazione, sarebbe stato continuamente tramutato in una qualche bestia dalla natura conforme a tale carattere, né avrebbe avuto requie dal travaglio di queste trasformazioni finché, lasciando che la rivoluzione del Medesimo e dell'Uniforme entro di sé si trascinasse dietro tutto il tumulto di fuoco e di acqua e di aria e di terra che vi si era in seguito aggregato attorno, egli non avesse controllato la propria turbolenza irrazionale con la forza della ragione e non fosse ritornato alla forma della sua condizione primitiva e migliore.
Dopo che ebbe comunicato loro tutte queste disposizioni, così da rimanere senza colpa della futura malvagità di chiunque tra di loro, li seminò, alcuni sulla terra altri nella luna, altri negli altri strumenti del tempo" (Timeo, 41e 42d)
Tratto da "Il mulino di Amleto" di de Santillana e von Dechend

martedì 31 ottobre 2017

Le anime e le stelle fisse


Il Demiurgo senza macchia seminò le anime, in numero pari a quello delle stelle fisse, negli "strumenti del tempo" (cioè i pianeti), fra i quali Timeo annovera anche la Terra; anzi le seminò "ciascuna in quello che le era appropriato".
Timeo allude a un antico sistema che stabiliva un rapporto tra i membri fissi della comunità astrale e quelli vaganti - e non s'intendono le "case" zodiacali e le "esaltazioni" dei pianeti, bensì le stelle fisse in gebere.
Conosciamo questa impostazione da tavolette cuneiformi astrologiche che contengono un numero considerevole di informazioni sulle stelle fisse che rappresentavano un determinato pianeta e viceversa; ma il materiale non è sufficiente per spiegare le regole di questo disegno assai complesso.
Per dirla con E. Weidner: "abbiamo comunque a che fare con il sistema molto complicato. Soltanto una nuova raccolta e revisione di tutto il materiale ci consentirà forse di risolvere gli enigmi ancora esistenti".
Riteniamo che possa essere stato proprio il passaggio dalla "costellazioni" ai "segni" e, più genericamente, l'avvento di quel linguaggio astronomico che è il solo a essere riconosciuto come "scientifico" dagli storici contemporanei, cioè la terminologia dell'"astronomia posizionale", a interrompere la tradizione omerica.
Le anime vennero dunque tolte dalle loro stelle fisse e trasferite sui rappresentati planetari corrispondenti, sempre secondo regole ben precise.
Il Demiurgo si ritrovò - trasformandosi nel personaggio noto sotto il nome di deus otiosus - e venne messa in moto la Macchina del Tempo.
Timeo afferma: "Secondo la meccanica del mito è naturale supporre che la prima generazione di anime venga seminata sulla Terra, mentre le altre aspettano il loro turno, non incarnate, nei pianeti".
Tratto da "Il mulino di Amleto" di de Santillana e von Dechend
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