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giovedì 27 aprile 2017

Evoluzione spirituale e guarigione

Il nostro fine, come quello di tutte le forme di vita è evolvere.
Ciò significa che dobbiamo valutare le nostre potenzialità e cogliere qualsiasi possibilità.
Non si tratta di una semplice evoluzione del corpo fisico, come viene concepita nell'ottica neodarwiniana, ma dell'evoluzione del nostro Sé Superiore o coscienza spirituale, che si sviluppa solo attraverso la fatica dell'apprendimento e il superamento delle difficoltà.
Sintantochè la vita non incontra resistenza, continua nello stesso modo, si ripete, aumenta la quantità ma non la qualità dell'esperienza.
In presenza di un'opposizione, di un ostacolo, sorge il problema: come continuare a vivere, come cambiare, in altre parole, come sviluppare una nuova linea di azione, di comportamento?
Impariamo la nostra lezione e continuiamo a vivere la nostra vita.
Se rifiutiamo gli insegnamenti che questa ci vuole impartire o reagiamo in qualche modo contro di essi, ripudiamo i doni dell'esistenza.
In tal caso la nostra "anima che ci ama paternamente"  ci sussurrerà un consiglio, indicandoci l'approccio migliore per continuare ad apprendere e a crescere.
Se ancora non l'ascoltiamo, dovrà irrompere nel mondo fisico: a questo punto sorge la malattia, "la fase terminale di un disturbo molto più profondo".
Secondo l'esperienza di Bach la malattia è utile perché ci indica non solo un bisogno di cambiamento, ma anche il modo in cui dovremmo cambiare.
La parte colpita è indicativa dell'errore da capire e soppesare.
Bach dimostra come il male possa essere neutralizzato rispondendo alla propria lezione di vita.
Bisogna considerare anche le altre persone e gli altri fattori coinvolti (moglie, amici, familiari e vita passata)i processi che si svolgono nell'arco della vita, il ruolo del caso e il modo con cui il soggetto risponde a circostanze che sfuggono al suo controllo.
Prima di tutto non dobbiamo aver paura, soprattutto della morte.
Dobbiamo agire in base al desiderio del nostro cuore e vivere liberi, senza però minare la libertà altrui.
Dobbiamo aiutare il prossimo come possiamo, rispettando l'antico comandamento ama il tuo prossimo come te stesso.
La paura, il materialismo, la malattia moderna della noia, l'amore per se stessi, i piaceri terreni, la sensualità, la rassegnazione, la finzione, la schiavizzazione, l'orgoglio, la crudeltà, l'odio, l'ignoranza, l'instabilità e l'avidità: queste e altre furono individuate da Bach quali "le vere malattie primitive dell'uomo".
Bach affermò che ogni individuo viene al mondo con una lezione specifica da imparare, una lezione dell'anima che consente di trascendente i limiti di una specifica condizione emozionale e di sviluppare la virtù positiva a essa associata.
Indipendentemente da come giri la ruota del destino, iniziamo la vita con un tema conduttore che dobbiamo elaborare.
Secondo Bach, questo approccio è analogo alla definizione dei tipo astrologici, ossia si tratta di definire la qualità essenziale della vita.
Come il sistema immunitario conserva memoria delle precedenti invasioni microbiche, via via che un individuo sviluppa la virtù necessaria per l'apprendimento di una lezione specifica, acquisisce una volta per tutte un'immunità a un tratto negativo.
Il modello di apprendimento e di crescita nella sfera emozionale è parallelo a quello del mondo fisico.
Quando un soggetto recepisce la sua lezione di vita, acquista conoscenza.
Ricorrendo al modello platonico di un mondo delle idee e non a quello aristotelico basato sull'esperienza percepita egli affermò;
La verità non ha bisogno d'esser analizzata, discussa o avvolta da una miriade di parole.
Si manifesta in un lampo, è parte di te.
Solo per quanto riguarda gli aspetti complicati, ma secondari, della vita ci servono tante convinzioni, il che ha portato allo sviluppo dell'intelletto.
Con ciò Bach abbracciò la tradizione mistica, abbandonando il dominio della logica e della scienza e non tutti lo avrebbero seguito lungo questo nuovo cammino.
Tratto da "Fiori di Bach. Forma e funzione" di J. Barnard

mercoledì 26 aprile 2017

L'inconscio collettivo e il mare...

Mare in tempesta di Marika Panicello
Riconoscere in quale straordinaria misura gli uomini differiscano tra di loro è stata una delle maggiori esperienze della mia vita.
L'uguaglianza collettiva sarebbe semplicemente una gigantesca illusione... tale uguaglianza continua anche ora a persistere come inconscio collettivo: simile al mare su cui la coscienza dell'Io galleggia come una nave.
Come il mare, insinuandosi fra i continenti, li lambisce e circonda quali isole, così l'incoscienza originaria avvolge la nostra coscienza singola.
Nella catastrofe della malattia mentale questo mare si rovescia con la tempestosa violenza sull'isola appena formatasi e torna ad inghiottirla.
Nei disturbi nervosi gli argini vengono infranti e fertili zone di terreno restano devastate dalle inondazioni.
I nevrotici sono come gli abitanti delle coste, più vicini al pericolo del mare.
I cosiddetti uomini normali abitano nell'interno del paese, su terreni alti e asciutti, presso laghi e fiumiciattoli innocui: nessuna marea può raggiungerli e il mare è tanto lontano che si può anche negarne l'esistenza.
Ci si può infatti identificare col proprio Io in tal modo che scompaia tutto ciò che unisce l'umanità e allora un uomo si erge contro l'altro.
Ciò può bene accadere, dato che nessuno vuole esattamente ciò che vuole l'altro; e d'altra parte per l'egoismo primitivo vale il principio che deve sempre cedere l'altro, mai l'"Io".
La coscienza individuale è circondata dal mare minaccioso dell'inconscio e solo apparentemente si trova al sicuro; in realtà essa è cosa ben fragile, posta su basi oscillanti; può bastare una forte emozione per turbarne profondamente l'equilibrio.
Tali perturbamenti dovuti a stati emotivi, possono essere non soltanto acuti ma anche cronici e provocare alterazioni stabili della coscienza.
In seguito a scosse psichiche intere zone del nostro essere possono sprofondare nuovamente nell'inconscio e scomparire per anni e decenni dalla scena della coscienza.
Si chiamano scissione della personalità o dissociazione.
Nei conflitti psichici si manifestano appunto queste fenditure che minacciano di distruggere la sconnessa struttura della coscienza.
Anche chi abita la parte più interna del paese, il mondo dei normali, e ha dimenticato il mare, non vive sopra un territorio sicuro, ma su una zolla fragile, dove da un momento all'altro, sorgendo attraverso le fenditure dei continenti, il mare può irrompere.
Anche l'uomo normale è inerme di fronte al demone della passione; anch'egli  può essere posseduto da una passione amorosa, da un vizio, dallo spirito di parte che scavano una fossa fra lui e il prossimo e producono una dolorosa scissione della sua stessa anima.
Tratto da "Realtà dell'anima" di C.G. Jung

giovedì 20 aprile 2017

Bach e la semplicità dei suoi fiori


Bach liquidò duemila anni di scienza come "completamente sbagliati" poiché "consideravano la malattia un fattore materiale, eliminabile con mezzi materiali".
Per quanto riguardava i medici, avrebbero dovuto imparare a conoscersi e ad ascoltare la voce dell'anima prima di cercare di aiutare i pazienti e soprattutto prima di tentare di correggere le mancanze spirituali.
Bach dichiarò che l'obbiettivo principale dello studio era la comprensione della natura umana e della dimensione divina dell'uomo.
Bach era probabilmente consapevole di parlare di un sogno lontano, di una prospettiva aurea che forse un giorno si sarebbe realizzata.
Il suo principale interesse era rivolto alla figura del medico vero;
"Il modo per prepararsi a svolgere questo lavoro è perseguire una gentilezza sublime.... il massimo che possiamo fare, quando possediamo un po' più di conoscenza e di esperienza rispetto a un fratello minore è guidarlo con grande delicatezza.
Se ascolterà tutto andrà bene; in caso contrario, dobbiamo attendere con pazienza finché non acquisisca la maggiore esperienza che gli consenta di vedere il suo errore; a quel punto potrebbe tornare da noi".
Due erano gli obbiettivi di Bach:
Da un lato aveva scoperto una serie di rimedi e desiderava che la gente li usasse.
Questi sarebbero diventati i ben noti fiori di Bach.
Dall'altro fu profeta di un nuovo mondo, una voce che gridava nel materialismo è nell'ignoranza generali della medicina.
In un passo egli scrisse:
"TUTTA LA VERA CONOSCENZA PROVIENE SOLO DA NOI STESSI, in comunicazione silenziosa con la nostra Anima"
In un altro accenna alla crociata, alla missione di portare speranza all'umanità.
Egli abbraccia una prospettiva più ampia menzionando la "Scintilla Divina" presente nell'uomo;
L'idea della Scintilla Divina potrebbe derivare da Plotino (c. 205-270) e dai neoplatonici.
Secondo Plotino il creato è illuminato dalla luce divina, proviene dall'Unità o dall'Uno, dal buio lontano ai confini più estremi dell'esistenza materiale.
Tale scintilla divina è presente in tutti noi e consente potenzialmente al singolo di unirsi con i livelli superiori dell'esistenza, all'anima di raggiungere l'Unità.
Nel 1936 Bach aveva dunque sviluppato due visioni diverse della teoria: una per iniziati o quanto meno per chi fosse in grado di recepire il suo approccio visionario, l'altra, più semplice, arte a toccare l'animo delle persone comuni.
Queste ultime, pur desiderose di aiutare il prossimo, non possedevano alcuna conoscenza medica e sarebbero diventate le eredi di Bach.
Bach ritenne di distribuirle al pubblico sotto forma di semplice autoterapia, di metodo di autoguarigione.
Egli non cambiò nessun aspetto del suo sistema di credenze, ma lo celò agli occhi critici altrui.
"Se incontraste difficoltà nel scegliere il vostro rimedio, chiedetevi quali virtù ammiriate maggiormente negli altri
Siamo tutti guaritori e con l'amore e la compassione nel cuore siamo anche capaci di aiutare chiunque desideri veramente la salute"
"Sto cercando di rendere la prescrizione tanto semplice che (i rimedi) possano essere usati dal profano".
La custodia dei rimedi fu affidata alla popolazione del mondo intero.
Senza brevetti, segreti commerciali né marchi registrati.
I rimedi di Bach sono per tutti noi, per chiunque li voglia prendere e voglia imparare.
È stato lieto di dare questi rimedi alla gente perché sono tanto semplici che le persone possono trovare e preparare le loro medicine, guarire se stesse e gli altri dai loro mali.
"Dobbiamo determinarci come i cavalieri del passato a sconfiggere il drago della paura, sapendo di non dover mai pronunciare alcuna parola di scoraggiamento....possiamo portare SPERANZA, sì, e soprattutto, CERTEZZA a quanti soffrono.
....Non siamo altro che Messaggeri della Grande Forza.
Quando le persone si rimettono in salute.... Dobbiamo ricondurle a credere all'AMORE, alla PIETÀ, alla COMPASSIONE affettuosa e alla FORZA ONNIPOTENTE DEL PIÙ ALTO."
E.Bach
Tratto da "Fiori di Bach. Forma e funzione" di J Barnard

martedì 18 aprile 2017

Il peccato originale come primo sviluppo della coscienza


Il racconto biblico della creazione ha collocato, al principio del divenire psichico, una perfetta armonia delle piante, degli animali, dell'uomo e di Dio, nel simbolo del paradiso terrestre, spiegando come colpa fatale il primo sviluppo della coscienza ("Voi sarete come Dio, conoscitori del bene e del male").
Essa è la diabolica ribellione del singolo contro l'Uno, è l'atto ostile del disarmonico contro l'armonico, è la separazione contro la coscienza universale.
L'acquisizione della coscienza fu il più squisito frutto dell'albero della vita; fu l'arma magica che diede all'uomo la vittoria sulla terra, e che noi speriamo possa dargli ancora la più grande vittoria sopra sé stesso.
L'umanità ha sperimentato infinite volte che coscienza individuale significa divisione e inimicizia.
E come il tempo della scissione è tempo della malattia per l'individuo, così come lo è nella vita dei popoli.
Il germe della malattia della scissione è penetrato nell'anima dell'uomo con l'apparire della coscienza, massimo bene e massimo male.
Non v'è dubbio che anche la nostra epoca è un tempo di scissione e di malattia.
La parola crisi è anche un termine medico, che sta ad indicare lo stato culminante di una malattia grave.
Non è facile giudicare l'immediato presente in cui si vive, ma se risaliamo alla storia clinica delle malattie spirituali dell'umanità, troviamo altri attacchi del male.
Ma come dice il proverbio "non ogni male viene per nuocere".
Così la malattia della scissione di un dato mondo è anche un processo salutare o meglio il momento culminante di una gestazione, il travaglio del parto.
Un'età di scissione come quella dell'impero romano è anche un'epoca di rinascita.
Non per nulla datiamo la nostra era dal tempo di Cesare Augusto: cade infatti in esso la nascita di quella simbolica figura del Cristo, che dagli antichi cristiani era invocato come pesce, ossia come signore dell'allora iniziato mese cosmico dei Pesci e che divenne la guida spirituale di un'età bimillenaria.
Egli è per così dire sorto dal mare mentre incombeva il caos distruggendo un'epoca del mondo.
Egli ha detto infatti "Non sono venuto a mettere pace ma guerra". Ma ciò che porta separazione genere unione.
Perciò la sua dottrina è l'amore che unisce ogni cosa.
La dispersione insensata e disperata in una ripugnante molteplicità caotica, tale da riempire uno di ripugnanza e disperazione, contiene nel proprio oscuro seno il germe di nuova luce.
L'Uno il principio di ogni collegamento, là dove si compie quel parto creatore che "spezza la Madre" ed è la causa remota e profonda di ogni dissociazione di superficie.
Una civiltà non muore ma partorisce.
Tratto da "Realtà dell'anima" di C.G. Jung

giovedì 13 aprile 2017

I rimedi floreali di Bach


Nei suoi studi Bach ha sempre cercato di dimostrare che salute e malattia sono strettamente correlate con lo stile di vita dell'individuo e ha, pertanto, sottolineato l'opportunità di modificarlo.
Egli non distingueva la persona dalla malattia nella convinzione che quanto accadeva al corpo fisico fosse direttamente legato alla mentalità del paziente, nonché alle sue condizioni emozionali e spirituali.
Assumere un rimedio senza capire la fonte della guarigione significa ignorare il contesto di apprendimento che questo ci offre.
Per Bach, la medicina fallisce perché affronta gli effetti fisici ma non le vere cause dei problemi.
Anche un trattamento apparentemente riuscito non è che "un sollievo temporaneo se non si elimina la vera causa" e la vera causa non riguarda il piano fisico.
La malattia è determinata dal conflitto tra "mente e anima".
Bach intende sottolineare il contrasto tra la personalità umana e il sé superiore, correlato alla dimensione spirituale in cui avviene la guarigione.
Se le piante aiutano a sabato o accade perché esse sono legate alla dimensione spirituale: sono in breve, espressione delle forze divine che operano in natura, fanno parte del mondo sacro.
Se la medicina ci induce a concepire il corpo umano solo come una macchina Bach ci esorta a considerarlo come un tempio dello spirito.
La scintilla divina è al centro di tutto.
Sradicare i sintomi di una malattia è un risultato temporaneo se non se ne identifica e se ne rimuove la causa a tal fine è necessario operare una certa sintesi tra religione e scienza, tra trattamento medico e autoterapia spirituale, tra accettare e assumere le proprie responsabilità.
Le piante sono considerate forma di vita senzienti, reattive nei confronti dell'ambiente...hanno una coscienza...esse possiedono un sistema nervoso.
Esse reagiscono al pensiero umano
Bach ha scoperto che alcune di esse possono alleviare o contrastare alcuni problemi emotivi.
Ciò non in base alla chimica delle foglie e dei fiori ma alle proprietà dell'energia sottile da cui è permeata la pianta; una sorta di spirito o di coscienza vegetale di cui ci siamo o con cui abbiamo perso il contatto.
La scienza si è sviluppata mediante il processo di definizione delle componenti del mondo fisico.
La limitatezza di una scienza simile, tanto ricca di fatti e vuota di significati, è ormai più che evidente, anche se risulta difficile trovare alternative che non siano unicamente basate su speranze o speculazioni.
Un'essenza preparata da uno dei fiori di Bach modifica una determinata condizione emotiva.
Tutti i 38 rimedi di Bach possiedono informazioni, il gesto della pianta è indicativo della condizione emotiva della persona che ha bisogno di tale rimedio.
Forma e funzione vanno oltre i confini della botanica tradizionale e abbracciano un ulteriore ambito di studio.
Accanto alle informazioni sulle proprietà fisiche della pianta, vi sono quelle relative al suo gesto, all'idea che esprime.
Nello studio delle piante può sussistere una scienza della metafisica e del significato interiore.
La scoperta dei rimedi floreali da parte di Bach è la chiave per comprendere tale significato.
Tratto da "Fiori di Bach. Forma e funzione" di J. Barnard

martedì 11 aprile 2017

La realtà psichica e il conflitto tra natura e spirito


Il conflitto tra natura e spirito non è che l'espressione del carattere paradossale dell'essere spirituale: esso ha un aspetto fisico e un aspetto psichico; e tali aspetti ci appaiono contraddittori perché noi effettivamente non comprendiamo l'essenza della realtà spirituale.
Il conflitto fra l'aspetto fisico e l'aspetto spirituale è soltanto una prova del fatto che la realtà psichica è in definitiva qualche cosa di inafferrabile.
"Qualche cosa" c'è.
Essa è senza dubbio l'unica nostra esperienza immediata; tutto ciò che io sperimento è psichico.
Anche il dolore fisico è un dato psichico.
E tutti i dati sensoriali per i quali s'impone a me un mondo di cose, occupanti spazio e fra loro impenetrabili, sono pur essi immagini psichiche, costituenti la mia unica esperienza immediata.
La mia psiche altera e falsa la realtà in modo tale che ho bisogno di qualche artificiale mezzo sussidiario per poter stabilire che cosa siano le cose fuori di me, per poter affermare ad esempio che il suono è una vibrazione dell'aria di una data frequenza, o che il colore è una data lunghezza d'onda della luce.
Siamo talmente avviluppati in immagini psichiche che non possiamo per nulla procedere nella ricerca dell'essenza delle cose fuori di noi; e tutto ciò che possiamo conoscere consiste pur sempre di elementi psichici.
La psiche è la più reale delle essenze, giacché è l'unica realtà immediata.
Alcune immagini o contenuti sembrano provenire da un cosiddetto ambiente fisico, a cui appartiene anche il mio corpo; mentre altri provengono da una cosiddetta fonte spirituale la quale sembra essere diversa dalle cose materiali.
Si tratta sempre di fatti psichici egualmente reali.
Solo che gli uni si riferiscono al mondo delle cose fisiche, gli altri al mondo delle cose spirituali.
Se io trasferisco il mio concetto di realtà nella psiche, dove esso ha la sua sola vera sede, cessa anche il conflitto tra natura e spirito come principi di spiegazione.
Se fuoco mi scotta io non dubito della realtà del fuoco; se temo invece che mi possa apparire uno spirito, cerco di difendermi rifugiandomi nel pensiero che si tratta di una mera immaginazione.
Ma come il fuoco non è che l'immagine psichica di un processo materiale la cui natura mi è fondamentalmente ignota, la mia paura del fantasma è un'immagine psichica, di origine spirituale, ma reale quanto il fuoco, giacché essa provoca in me un'angoscia reale al modo stesso come il fuoco mi causa dolore reale.
Il primitivo non ha spezzato nei due opposti la sua esperienza originaria; nel suo mondo, spirito e materia si compenetrano ancora, e gli dèi s'aggirano per i boschi e per i prati.
Egli è come un bambino non ancora interamente nato, ancora racchiuso sognante nella propria anima: è cioè nel mondo come esso è realmente e non ancora alterato dalle difficoltà di conoscenza di un intelletto albeggiante. Nella scissione del mondo originario in natura e spirito l'Occidente tenne per sé la natura in cui esso crede e in cui è rimasto sempre più impigliato nonostante i suoi dolorosi e disperati sforzi di spiritualizzazione.
L'Oriente ha invece scelto per sé lo spirito, spiegando la materia come illusione (maya), per vivere la sua vita di sogno nella miseria e nella sporcizia asiatica.
Ma vi è una sola terra e Oriente e Occidente non possono spezzare l'umanità in due metà distinte, cosi la realtà psichica ancora consiste di una fondamentale unità e attende che la coscienza umana superi la fede dell'una parte e la negazione dell'altra, per riconoscere entrambe come elementi costitutivi dell'anima una.
La realtà sensibile può forse bastare alla ragione, ma essa è incapace di dare significato alla vita umana, la quale comprende in sé e da sé esprime anche il sentimento.
Tratto da "Realtà dell'anima" di C.G. Jung

giovedì 6 aprile 2017

L'anima e l'inconscio


L' uomo primitivo sente nella profondità della sua anima la fonte di vita, è profondamente impressionato dall'attività creatrice do vita della sua anima, e crede quindi in tutto ciò che agisce sulla sua anima, ossia negli usi magici di ogni specie.
L'anima è per lui la vita in genere, che egli non pensa a dominare, ma da cui dipende sotto ogni aspetto.
L'idea dell'immortalità dell'anima non è per  nulla straordinaria per l'empirismo d primitivo.
Certo l'anima è qualcosa di singolare.
Mentre tutto ciò che esiste occupa uno spazio determinato, essa non può essere esattamente localizzata.
Noi supponiamo che i nostri pensieri siano nella testa; ma già per i sentimenti diveniamo meno sicuri e ci sembra che essi risiedono nel cuore; e le sensazioni sono distribuite per tutto il corpo.
La nostra teoria è che sede della coscienza sia la testa; ma gli indiani Pueblos mi dicevano che gli americani sono pazzi a ritenere che i loro pensieri siano nella testa, giacché ogni uomo ragionevole pensa col cuore.
Alcune tribù localizzano la vita psichica nel ventre.

I contenuti psichici assumono un carattere nettamente non spaziale.
L'anima potrebbe essere un punto matematico e insieme un universo stellare.
Se l'anima non ha spazio, non ha corpo; i corpi muoiono... vita e anima esistevano prima che Io fossi e quando Io non sono -come nel sonno e nella perdita di coscienza - vi sono ancora vita e anima.
Perché mai un pensiero primitivo dovrebbe dubitare che l'anima viva al di là del corpo?

Che la vecchia concezione dell'anima le attribuisca una forma di conoscenza superiore e di origine divina, si può comprendere in considerazione al fatto che l'umanità, nelle civiltà antiche e su su fino alle epoche primitive, ha utilizzato sogni e visioni come fonti di conoscenza.
L'inconscio dispone di impressioni subliminali, la cui portata confina col prodigioso.
Sogni e visioni vengono utilizzati come fonti d'informazione negli stadi primitivi dello sviluppo umano.
Sopra una psicologia siffatta sono fiorite imponenti civiltà antiche, come quella indiana e quella cinese, le quali hanno entrambe sviluppato minuziosamente a scopi filosofici e pratici la vita interiore della conoscenza.
Sappiamo con certezza che l'inconscio dispone di contenuti tali che, se potessero esser resi coscienti, rappresenterebbero un incalcolabile aumento di coscienza.
L'inconscio riceve impressioni, formula propositi, ha presentimenti, sente e pensa al modo della coscienza.
La coscienza (però) ha carattere intensivo e concentrato.
L'inconscio non è concentrato e intensivo, ma crepuscolare fino all'oscurità; è estremamente estensivo e può collocare l'uno accanto all'altro gli elementi più disparati nel modo più paradossale; dispone di un patrimonio enorme costituito dai sedimenti di tutte le vite dei progenitori i quali hanno contribuito alla differenziazione della specie.
Se si potesse personificare apparirebbe come un uomo collettivo al di là della giovinezza e della vecchiaia, della nascita e della morte...
Quell'uomo sarebbe senza dubbio superiore al mutare dei tempi
Egli sarebbe sognatore di sogni secolari....capace di previsioni incompatibili....avrebbe vissuto un numero infinito di volte la vita....possiederebbe, in un sentimento intimo e vivissimo, il ritmo del divenire, della nascita e della morte.
L'inconscio precede l'individuo, giacché è disposizione funzionale ereditata dai primordi e la coscienza rappresenta soltanto un tardi foglio della psiche inconscia.
La psicologia antica...consapevole dello straordinario tesoro di oscure esperienze che giace nascosto sotto la soglia della coscienza individuale effimera, considerava l'anima individuale come dipendente da un sistema universale spirituale....e diede a questo essere il nome di Dio...
Tratto da "Realtà dell'anima" di C.G. Jung

martedì 4 aprile 2017

Patologia di Hermes


Intrighi politici, spionaggio, hackeraggio, intrallazzi vari,  all'italiana anche e non solo : come viene usata la PATOLOGIA di HERMES...
Hermes è il dio greco della comunicazione e sovrintende il legame. 
Dio delle erme e dei crocicchi, sta sui confini in perenne comunicazione, congiunge e ricongiunge, passa informazioni e le bypassa. 
Dice lo scomparso mitografo William Doty che Hermes è "sempre una figura di transizione. 
Divinizza la transizione [i passaggi] Egli mette eternamente in questione qualunque semplicistica definizione di genere, qualunque separazione riduzionistica tra questo mondo e un altro,- qualsiasi altro -. 
Ermeticamente ci si apre senza fine, senza mai perdersi o arrivare a un punto di stasi". 
Sappiamo bene dal mito come Hermes abbia questa straordinaria e volatile capacità di tessere legami e al tempo stesso di congiungere, riunire, una sorta di Hermes-simbolo, le cui oscillazioni possono costellare anche l'oscuro, l'apparente imprevedibile. 
Di fatto lui stesso è imprevedibile. 
Hermes congiunge l'inferiore e il superiore, ma anche l'oscuro e il luminoso. 
Jung nel suo saggio su Mercurio ci dice che Hermes è " questo mistero notturno, questa magica oscurità in piena luce del sole". 
Spesso si annuncia con un improvviso silenzio che è richiamo oscuro, cifra ermetica, presagio. 
Ma è nella notte che Hermes si manifesta con la sua capacità di avvolgere svelando e al tempo stesso nascondendo, orientando e sviando contemporaneamente, fa ritrovare come per caso cose perdute, situazioni, l'oscuro. 
Rivela nascondendo...
James Hillman ha parlato a lungo della patologia di Hermes come ricaduta umana di un dio frainteso nella sua naturale ambivalenza simbolica.
Ricordiamo che gli incontri più interessanti avvengono sempre sui confini, sulle zone di confine della Psiche...
Eldo Stellucci

giovedì 30 marzo 2017

La funzione riflessiva; le nozze di tra Puer e Psiche



La funzione riflessiva è il contributo della psiche umana allo spirito e al significato, i quali, per quanto nobili, senza la psiche, possono diventare possessioni distruttive e ingovernabili.
Sicché il vero problema puer non è la mancanza di realtà mondana, bensì la mancanza di realtà psichica.
Più che di impegno verso l'ordine del mondo, il Puer ha bisogno della nozze con Psiche, verso la quale prova comunque un'attrazione naturale.
Più che di continuità storica e di radicamento, ha bisogno di devozione per Anima.
Prima la psiche è poi il mondo; o il mondo attraverso psiche.
Anima ha in mano il filo e conosce tutti i passi della danza che permettono di percorrere il labirinto e può insegnare al Puer le sottigliezze di destra e sinistra, di aprire e chiudere, permettendogli di adattare e affinare la vista alla mezza luce dell'ambivalenza.
Nozze tra Puer e Psiche significa che ogni nuova ispirazione, ogni idea fulminante, a qualunque età della vita, in chiunque e dovunque, richiede psichizzazione.
Deve innanzitutto essere trattenuta dentro il rapporto con la psiche, essere mediata dell'anima.
Ciascun complesso ha bisogno di potersi sviluppare e di trovare possibilità di connessione dentro la psiche.
Le nozze con Psiche addomesticano le ossessioni brucianti del Puer con il sale comune dell'anima.
Questo sale fa durare le cose e ne tira fuori il vero sapore.

Perché si fissi e diventi pesante, il giovane e ardente zolfo va unito all'elusivo mercurio della realtà psichica.
Nozze tra Puer e Psiche significa portare all'interno i nostri complessi sottraendoli al mondo, alla sfera del potere e del sistema....
Significa che l'impulso messianico e rivoluzionario deve anzitutto connettersi con l'anima e occuparsi anzitutto della redenzione dell'anima.
Questo soltanto rende umano il messaggio del Puer è conferisce al significato che il nuovo reca con sé i valori animici, al tempo stesso infondendo sangue e vita all'anima.
Ed è qui, nel regno dell'anima, e non del mondo,  che c'è bisogno dei doni del Puer.
Tratto da "Puer Aeternus" di James Hillman

martedì 28 marzo 2017

Il Puer e Psiche


È al Puer che Psiche soccombe e proprio perché egli ne è l'opposto; lo spirito puer è il meno psicologico, il meno dotato di anima.
La sua "sensibilità" è in realtà pseudopsicologica,  un derivato dell'effeminatezza ermafroditica.
Il Puer possiede intuizione, gusto estetico, ambizione spirituale, tutto, ma non psicologia; perché la psicologia richiede tempo, la femminilità dell'anima e il coinvolgimento dei rapporti.
Piuttosto che psicologia, l'atteggiamento puer presenta una visione estetica.
La vita diventa letteratura, avventura dell'intelletto o della scienza, della religione o dell'azione, ma sempre irriflessa perciò non psicologica.
Egli è il principio che impedisce la coagulazione e che disgrega.
È il Puer che è all'interno del complesso a conferirgli la sua pulsione a farlo muovere  troppo rapidamente, a fargli pretendere troppo, andare lontano...ma archetipicamente, perché il mondo non può mai soddisfare le richieste dello spirito o raggiungere la sua bellezza.
La fame di esperienze eterne ci rende divoratori di eventi profani....
Dal Puer ci proviene il senso del destino e di missione; il senso di possedere un messaggio e di dover essere eterni coppieri degli dei; la sensazione che la nostra linfa e sovrabbondanza, l'entusiastica umidità della nostra anima,  sia al servizio degli dei, per portare eterno ristoro al fondo archetipico dell'universo.
È la vocazione delle cose a raggiungere la propria perfezione, la vocazione delle persone verso il Sé, a essere fedeli a se stesse, a mantenere il contatto con il proprio eidos che è creazione divina.
Il Puer offre un contatto diretto con lo spirito.
Se si rompe questa connessione diretta il Puer cade con le ali spezzate
.
E quando cade noi perdiamo il senso urgente, bruciante del nostro scopo è cominciamo invece la lunga marcia processionale attraverso i palazzi del potere verso il Vecchio Re malato e dal cuore indurito...
Ci sforziamo di superare il Puer dentro di noi..
In questo processo il danno maggiore è quello arrecato al significato, che si deforma da idealismo a cinismo.
Tratto da "Puer Aeternus" di James Hillman

giovedì 23 marzo 2017

L'archetipo del Puer


Questo singolo archetipo tende a fondere insieme l'Eroe, il Fanciullo divino, le figure di Eros, il Figlio del Re, il Figlio della Grande Madre,  lo Psicopompo, Ermes-Mercurio, il Briccone e  il Messia.
Il concetto di Puer Aeternus si riferisce a quella dominante archetipica che personifica le potenze spirituali trascendenti dell'inconscio collettivo o è con esse in una relazione speciale.
Le figure puer possono essere viste come manifestazioni dell'aspetto spirituale del Sé e gli impulsi puer come messaggi dello spirito o come chiamate dello spirito.
Gli impulsi  puer saranno contaminati dalla coloritura personalistica del "figlio di mamma o di papà"
Il lato personale e familiare a turbare il necessario rapporto con lo spirito.
Allora la vocazione alla trascendenza è vissuta all'interno del complesso familiare, è distorta in "funzione trascendente" del problema familiare,  come tentativo di redimere i genitori o di essere il loro Messia.
La vera chiamata non riesce a farsi udire o può farlo solo per mezzo di stimoli tecnici per esempio la droga.
Ma il complesso parentale non è il solo responsabile della mutilazione, paralisi o castrazione delle figure del Puer archetipico.
Per forza il Puer è debole sulla terra, perché il Puer non appartiene alla terra.
La sua direzione è verticale; gli inizi delle cose sono lampi di genio: ci piovono dall'alto come doni.... o spuntano dal suolo come fiori.
Ma all'inizio c'è difficoltà; il Fanciullo è in pericolo e rinuncia facilmente.
Il mondo orizzontale, il continuum spazio-tempo che noi chiamiamo "realta" non è il suo mondo.
La morte non ha importanza perché il Puer dà l'impressione di poter venire un'altra volta, di poter ricominciare.
Il Puer proprio non sopporta la tortuosità, il tempo e la pazienza.
Quando deve riposare o ritirarsi dal centro dell'azione sembra "fissato" in uno stato atemporale, ignaro del passare degli anni, non in sintonia con il tempo.
Il Puer non è destinato a camminare ma a volare.
Le figure puer hanno spesso un rapporto particolare con la Grande Madre,  la quale è innamorata di loro in quanto portatori dello spirito; l'incesto con queste figure ispira lei a eccessi estetici e alla distruzione.
La Grande Madre alimenta il loro fuoco con il desiderio animale e rinfocola la loro fiamma con promesse di successo e di conquista sul mondo orizzontale, il mondo della materia a lei.
L'impulso del Puer è rinforzato da questo invischiamento con l'archetipo della Grande Madre che conduce a esagerazioni spirituali.
Lo spirito eterno è autosufficiente e contiene tutte le possibilità.
Questa autoperfezione, questa aura di onniscenza e di non aver bisogno di nulla sono il vero sfondo della autosufficienza ed dell'isolamento caratteristici di tutti i complessi, rispecchiati negli atteggiamenti narcisistici dell'Io, quella qualità angelica, ermafroditica, dove maschile e femminile sono congiunti perfettamente che non occorre altro.
Perciò non vi è alcun bisogno di rapporti o di una donna, a meno che essa non sia una puella magica o una figura materna che possa rispecchiare ammirando, senza turbare quell'esclusiva e ermafroditica unione con la propria essenza archetipica.
Tratto da "Puer Aeternus" di James Hillman

martedì 21 marzo 2017

La "via" dell'ambivalenza psichica


L'ambivalenza è naturale perché è il riflesso necessario dell'ambiguità della totalità psichica, la cui luce è in uno stato crepuscolare.
Né l'ambivalenza, né la coscienza crepuscolare sono in sé stesse stati patologici, benché, come tutti i fenomeni psicologi, possano presentare forme patologiche.
Il vivere nell'ambivalenza è un vivere dove sì e no, luce e tenebra,  azione giusta e azione sbagliata sono adiacenti e difficili da distinguere.
Anziché sopraffatta, si potrebbe lasciare che l'ambivalenza evolva in base al suo proprio principio interno.
Questa è una via... esiste una via dell'ambivalenza, che può abbracciare l'archetipo nella sua totalità, conducendoci giù giù addirittura fino al livello psicoide.
Anziché correggerla, si potrebbe incoraggiare l'ambivalenza ad abbracciare paradossi e simboli via via più profondi i quali inevitabilmente liberano sentimenti ambivalenti che impediscono la chiarezza e la capacità di azione.
Paradosso e simbolo esprimono la coesistenza dei due poli all'interno dell'archetipo.
L'ambivalenza è la reazione adeguata della psiche integra alle verità integrali.

Sopportare l'ambivalenza ci situa dentro la realtà simbolica dove si percepiscono entrambe le facce contemporaneamente, dove addirittura si esiste come due realtà contemporaneamente.
La via dell'ambivalenza aggira gli sforzi dell'Io per attuare la coniunctio, perché sopportando l'ambivalenza noi ci troviamo direttamente dentro la coniunctio intesa come tensione tra gli opposti.
Questa via arriva alla totalità non una metà alla volta, ma partendo già dalla totalità.
È una via di cui troviamo echi in molte frasi di Lao-tzu e specialmente in questa;
"Abbassa la luce, diventa tutt'uno con il mondo opaco"
Tratto da "Puer Aeternus" di James Hillman

giovedì 16 marzo 2017

L'archetipo e gli opposti


L'archetipo per se è ambivalente è paradossale, abbraccia spirito e naturapsiche e materia, coscienza e incoscienza; in esso sì e no sono un'unica cosa.
Non c'è né giorno né notte, semmai un albeggiare continuo.
L'opposizione implicita nell'archetipo si scinde in due poli quando esso entra nella coscienza egoica.
È con l'Io che sorge il giorno; e la notte è lasciata alle spalle.
La coscienza diurna coglie una parte soltanto e la trasforma in un polo.
Nell'istante in cui accendiamo la candela,  creiamo le "tenebre fuori",  come se la nostra luce fosse un furto, una sottrazione di paradossale luce archetipica alla penombra crepuscolare.
Il processo del "rendere conscio" rende anche inconsci ovvero come Jung ebbe a esprimere;
"Si giunge così alla paradossale conclusione che non esiste contenuto della coscienza che non sia inconscio sotto un altro aspetto. E forse non esiste neppure psichismo inconscio che non sia al tempo stesso conscio".
La luce non è rubata al buio, che è assenza di luce; piuttosto, l'Io concentra in un unico polo la divina primordiale mezza luce, con ciò stesso oscurando il divino.
Spegni la candela, e alla periferia della stanza, che poco prima era un impenetrabile recesso di ombre, sorgerà di nuovo il crepuscolo.
I poli dell'archetipo sono necessari e si equivalgono.
Sul piano della visione, dell'intuizione, siamo al di là degli opposti, al di là di bene e male.
Il mondo umano ha inizio quando i giudizi di valore sentimento aggiungono complessità alla percezione e infatti noi avvertiamo le polarità con il sentimento è riconosciamo la scelta morale.
Sicché l'idea che ci facciamo di una metà di una polarità e il valore che le attribuiamo sono desunti da dentro il punto di vista dell'altra metà.
Il punto di vista oggettivo dell'osservatore cosciente si trova all'interno del medesimo archetipo,  solo all'estremità opposta.
Le polarità possono perfino combattersi ma esse posso anche essere riavvicinate.
Tale riavvicinamento fu lo scopo di Jung nello studiare la coniunctio alchemica.
La divisione in polarità reciprocamente indifferenti oppure respingenti sta provocando una lacerazione dell'anima.
L'anima si trova al centro di ogni sorta di opposizione come "terzo fattore".
La sua esistenza si è sempre situata a metà strada tra Paradiso e Inferno, tra spirito e carne, tra dentro e fuori, tra individuo e collettivo; o meglio, questi opposti sono sempre stati tenuti insieme dalle insondabili profondità dell'anima.
L'anima mantiene in armonia le polarità.
L'anima è la funzione di connessione della psiche.
L'Io.... è incapace di reggere la tensione...l'Io crea divisione dove l'anima offre connessioni con il sentimento e unità con il mito.
Tratto da "Puer Aeternus" di James Hillman

martedì 14 marzo 2017

Gli amuleti naturali: le pietre


Tra i fenomeni naturali occorre tener presenti gli influssi esercitati dai gioielli.... che comunicano le proprie virtù a coloro che se ne adornano...
A questo proposito Platone dice che quando si abbia la ferma credenza che una data cosa ci sia benefica, anche se priva di virtù, questa  cosa opererà in favore nostro per semplice influsso della nostra persuasione.
Tra gli amuleti naturali, alcuni influiscono sulla salute del corpo, altri sullo spirito e rendono le persone allegre o tristi... pigre o timide....
Così una catenella di diaspro verde, sospesa al collo in modo da toccare lo stomaco, rende questo robusto al dire di Galeno.
La pietra aetite, legata al braccio d'una donna incinta, le impedisce lo sgravo; legata invece sulla coscia, la farà partorire senza dolore.
L'alabastro appeso al collo aumenta la tristezza del dormente.
Lo zaffiro placa gli ardori interiori e applicato alla vene pulsative del cuore combatte le febbri ardenti.
Lo smeraldo sospeso al collo scaccia la terzana e preserva dall'epilessia.
L'ametista pendente dal collo sino a toccare lo stomaco, libera dall'ubriachezza... ed è favorevole agli studiosi.
Il giacinto sospeso al collo o portato al dito immunizza dalla malaria...
Preserva dai fulmini.
Le pietre solari e le lunari, sospese al collo, guariscono dalle coliche e le prime vanno legate con un filo d'oro, le seconde con un filo d'argento.
La selenite non imita solo la rotondità della luna, ma ne segue le fasi e portata al collo rende lunatici.
L'agata... è  eccellente contro le morsicature degli scorpioni e dei serpenti, rende l'uomo fecondo e piacevole e gli assicura l'amicizia dei re....
In Persia si usa con questa pietra stornare le tempeste e arrestare lo straripamento dei fiumi...
L'alectoria ha potere solare e rende invincibile chi la porta.
La calcedonia favorisce chi la porta facendogli guadagnare i suoi processi, arrobustendolo e garantedolo dalle illusioni degli spiriti maligni.
La corniola raddolcisce gli impeti e gli sdegni, arresta i flussi sanguigni ed è particolarmente giovevole alla donne mestruanti....
Il diaspro rende casti, arresta il sangue e i mestrui, fuga le febbri, fa trionfare dai nemici e arrobbustisce lo stomaco....
La turchese scaccia la melanconia, la febbre quartana e la debolezza del cuore.
Lo zaffiro conserva vigorose le membra, fuga gl'invidi e la paura, raffredda le febbri e le infiammazioni e guarisce col suo tocco l'antrace e le poteme.
È anche efficace contro i veleni e arresta le emorragie nasali.
Lo smeraldo... fa aumentare le ricchezze e dà eloquenza che persuade (va portato castamente perché il coito gli fa perdere ogni virtù).
Il topazio guarisce le lunaticherie, accresce i beni, arresta il sangue e fa acquistare grazia e benevolenza. Se è concavo però i suoi effetti saranno contrari.
Tratto da "La Magia Naturale" di G.B della Porta

giovedì 9 marzo 2017

Il riconoscimento della colpa


L'offesa se non è ricordata da entrambi gli interessati ricade tutta su colui che è stato tradito.
Se è solo il tradito a percepire l'offesa, mentre l'altro ci passa sopra con razionalizzazioni, allora il tradimento continua, anzi si accentua.
Il risentimento cresce perché il traditore non si assume la sua colpa e non prende con onestà coscienza del proprio atto.
Jung ha detto che il senso dei nostri peccati è che dobbiamo assumerceli, vale a dire non dobbiamo scaricarli sugli altri perché li portino per noi.
Per assumerci i propri peccati, bisogna prima riconoscerli e riconoscere la loro brutalità.
Per la psiche assumersi un peccato significa semplicemente riconoscerlo, ricordarlo.
Il risentimento è un'afflizione emotiva della memoria che l'oblio non riuscirà mai a rimuovere del tutto
E allora non è meglio ricordarla, l'offesa, piuttosto che girare a vuoto tra l'oblio e il sentimento?
Si direbbe che lo scopo di tali emozioni sia quello di impedire che le esperienze si dissolvano nell'inconscio.
Sono il sale che preserva l'evento dalla decomposizione.
Uno dei parametri del tradimento è la fedeltà che tradito e traditore mantengono, dopo l'evento, alla sua amarezza.
Se io sono incapace di ammettere di aver tradito un altro, o se cerco di dimenticarlo, rimango bloccato nella mia brutalità inconscia.
Allora il contesto più ampio dell'amore e il contesto più ampio della necessità destinale della mia azione e dell'intero  evento non verranno colti.
Il perdono da parte del tradito richiede l'espiazione da parte del traditore.
L'espiazione implica una sottomissione al tradimento in quanto tale, alla sua realtà transpersonale, destinale.
L'espiazione non deve servire a metterci la coscienza in pace e neppure ad appianare la situazione.
Essa è una forma di riconoscimento dell'altro.
Il tradimento può rientrare in un contesto più vasto e rappresentare un tema cosmico ma è pur sempre all'interno di rapporti individuali, attraverso una persona cara con la quale siamo in stretta intimità.
E che cosa è, in fondo, il pieno riconoscimento dell'altro, se non amore?
Tratto da "Puer Aeternus" di James Hillman

martedì 7 marzo 2017

Il perdono


Diciamo subito che il perdono non è un'impresa facile.
Quando l'Io è stato offeso, non può perdonare solo perché "dovrebbe".
L'Io si mantiene vitale grazie al suo amor proprio, al suo orgoglio e senso dell'onore .
Anche quando vorremmo sinceramente perdonare, scopriamo che proprio non riusciamo, perché il perdono non viene dall'Io.
A volte, desiderare che il perdono arrivi e attendere che arrivi è l'unica cosa che possiamo fare.
Per chi non ha provato che cosa vuol dire essere umiliati o essere offesi fin nel profondo, perdono e umiltà sono solo parole.
Il perdono acquista valore soltanto quando non ci è possibile né dimenticare né perdonare.
Chiunque può dimenticare un insulto, un affronto personale di scarsa importanza.
Ma chi è stato condotto un gradino dopo l'altro in un rapporto la cui sostanza stessa era la fiducia e ha denudato la propria anima e poi è stato tradito nell'intimo, allora il perdono assume un significato grandioso.
Potrebbe ben darsi che il tradimento non abbia altro esito positivo che il perdono, è che l'esperienza del perdono sia possible solo se si è stati traditi.
Il perdono non equivale a dimenticare ma è il ricordo del torto subito, trasformato all'interno di un contesto più vasto, ovvero, il sale dell'amarezza trasformato nel sale della saggezza.
Sofia, che, una volta ancora rappresenta un contributo del femminile al maschile.
La saggezza di cui parlo è dell'unione di amore e necessità dove finalmente il sentimento può riversarsi liberamente nel nostro destino, riconciliandoci con ciò che ci è accaduto.
Così come la fiducia conteneva il seme del tradimento, il tradimento contiene in sé il seme del perdono.
Forse il tradimento è la porta attraverso la quale gli esseri umani possono arrivare alle più alte esperienze religiose del perdono e della riconciliazione con quel muto labirinto che è il creato.
Ma il perdono è talmente difficile da dare che probabilmente c'è bisogno della collaborazione dell'altro, di colui che ha tradito.
Tratto da "Puer Aeternus" di James Hillman

giovedì 2 marzo 2017

Tradimento e guida verso il Sè


Ambiguità cosciente, anziché ambivalenza inconscia.
A quanto pare, il savio, il maestro, per poter essere lo psicopompo che guida le anime attraverso la confusione del creato....mostra un'astuzia ermetica e una freddezza che è impersonale come la natura stessa.
La capacità di tradire gli altri è affine alla capacità di guidare gli altri.
Una paternità compiuta le possiede entrambe.
Nella misura in cui il fine al quale mira la guida psicologica è l'autonomia e l'autosufficienza dell'altro, questi dovrà prima o poi essere condotto o lasciato a quello che è il suo vero livello, vale a dire senza più aiuto umano, a fare esperienza del tradimento dentro di sé, dove egli è solo.
Jung dice;
"So per esperienza che ogni coazione, si tratti  di una lieve suggestione o insinuazione o di qualsiasi altro mezzo di persuasione, non fa altro che ostacolare l'esperienza più alta e più decisiva; il trovarsi soli con il proprio Sé o qualsiasi altro nome si voglia dare all'oggettività dell'anima.
Essi devono esser soli, non c'è scampo, per far l'esperienza di ciò che li sorregge quando non sono più in grado di sorreggersi da sé.
Soltanto questa esperienza può fornir loro un fondamento indistruttibile".
Cosa c'è allora che è degno di fiducia nel padre buono o psicopompo? Qual è differenza sotto questo profilo tra il mago bianco e il mago nero? Che cosa distingue il savio dal bruto?
Non c'è il rischio di giustificare qualsiasi brutalità e tradimento che un uomo possa compiere come un segno dell'avvenuta integrazione di Anima....?
Troviamo due elementi: il motivo dell'amore e/o un senso di necessità.
L'interpretazione cristiana dell'abbandono di Gesù sulla croce da parte del Padre dice che Dio amava talmente il mondo da sacrificare il Suo unico figlio per la sua redenzione.
Il Suo tradimento era necessario per compiere il destino del figlio.
Chi può stabilire che il tradimento era necessario, era destino, una chiamata del Sé?
È certo che un elemento dell'amore è il senso di responsabilità...
Se il tradimento è perpetrato soprattutto per il vantaggio personale... allora si può star sicuri che c'entra più il potere, il bruto, che l'amore.
Il contesto più ampio di amore e necessità è dato dagli archetipi del mito.
Purtroppo può occorrere molto, moltissimo tempo perché l'evento riveli il suo significato e nel frattempo esso rimarrà sigillato nell'assurdità o a suppurare nel risentimento.
Lo sforzo per interpretarlo e integrarlo è il modo per uscirne, andare oltre....E anzi per fare un passo ulteriore, verso uno dei sentimenti religiosi più alti: il perdono.
Tratto da "Puer Aeternus" di james Hillman

martedì 28 febbraio 2017

Il significato del tradimento per il traditore

Che cosa può significare il tradimento per il padre? Cosa può significare per Dio lasciare morire il proprio figlio sulla croce non ci viene detto.
Che la capacità di tradire attenga alla condizione di padre? Proviamo a riflettere su questa domanda.
L'immagine paterna - quella figura giusta, saggia e clemente - si rifiuta di intervenire in alcun modo per lenire le sofferenze che il padre stesso ha provocato.
Inoltre, il padre rifiuta di rendere conto di sé.

Il rifiuto di spiegare significa che la spiegazione deve venire, semmai, dalla parte offesa.
Questo è lo stimolo creativo presente nel tradimento: è l'individuo tradito a dover trovare il modo di risorgere, a dover fare un passo avanti dandosi da sé un'interpretazione dell'accaduto.
Ma l'esperienza del tradimento può essere creativa solo a patto che egli non cada nei pericoli che abbiamo descritto evi rimanga fissato (vedi le 5 scelte sterili del post-tradimento).
Nei racconti archetipici e nella vita quotidiana il tradimento non è spiegato all'altro dal traditore, perché avviene inconsciamente, attraverso il nostro autonomo lato sinistro.
L'uso cosciente della brutalità sembrerebbe un tratto comune alle figure paterne.
Il padre ingiusto riflette l'iniquità della vita.
Rimanendo insensibile al grido di aiuto e al bisogno dell'altro, arrivando ad ammettere che la sua promessa è fallibile, il padre riconosce che il potere della parola può essere trasceso dalle forze della vita.
Tale consapevolezza dei propri miti maschili e tale durezza di cuore indicano un alto grado di differenziazione del lato sinistro che significa capacità di reggere la tensione senza intervenire, di sbagliare senza cercare di rappezzare la situazione, di lasciare che siano gli altri a determinare i principi.
Significa anche essere riusciti a superare in qualche misura quel senso di "coda di paglia" che ci trattiene dal compiere fino in fondo in piena coscienza certe azioni brutali ma necessarie.
La coda di paglia e il cuore tenero rendono l'azione schizofrenica e Anima non è in grado di reggere.
Invece il cuore duro del padre non trasmette ingiunzioni opposte.
Non tradisce il figlio per poi prenderlo in braccio dicendo: "povero piccolo fa più male a me che a te sai?"
Una tale disponibilità ad assumerci il ruolo di traditore ci avvicina alla condizione animale, non tanto schiavi di un Dio morale/diavolo immorale, quanto servitori di una natura che è amorale.
Integrazione di Anima, dove il cuore freddo e le labbra sigillate rimandano a Eva e al serpente, la cui  saggezza è pure vicina alla proditorietà della natura.
Che l'integrazione di Anima non possa manifestarsi, oltre ai vari modi che c aspettiamo (vitalità, relazionalità, amore, immaginazione, sottigliezza ecc...) anche nel diventare simili alla natura?
Tratto da "Puer Aeternus" di James Hillman

giovedì 23 febbraio 2017

Le 5 scelte sterili del post-tradimento: il tradimento di sé



Il tradimento di sé è forse l'esito più preoccupante.
E uno dei modi in cui può insorgere è appunto in conseguenza dell'essere stati traditi.
Nella situazione di fiducia, nell'ambito dell'amore, o davanti a un amico o un genitore noi apriamo uno spiraglio, mettiamo allo scoperto qualcosa che avevamo sempre custodito dentro di noi....
Una confessione, una poesia, una lettera d'amore, un progetto fantastico, un segreto, un sogno o una paura infantili, che contengono i nostri  valori più profondi.
Nel momento del tradimento, queste perle germinali, così delicate, diventando sassolini, granelli di sabbia.
La lettera d'amore diventa una sbrodolata sentimentale, la paura, il sogno, l'ambizione si riducono tutte a cose ridicole da sbeffeggiare sguaiatamente, da spiegare con linguaggio da caserma.... boiate.
Il processo alchemica è rovesciato: l'oro riconvertito in feci, le nostre perle buttate ai porci.
Rozze spiegazioni materialistiche che ci diamo, le ottuse semplificazioni che riducono tutto a pulsione sessuale e ingurgitano tutto quanto indiscriminatamente
È una strana sensazione quella di ritrovarsi a tradire se stessi, a volgersi contro le proprie esperienze attribuendo loro i valori negativi dell'Ombra e agendo contro le proprie intenzioni e il proprio sistema di valori.
Viene in luce il lato più brutto e più sporco e ci ritroviamo a comportarci nello stesso modo cieco e sordido che attribuiamo all'altro e a giustificare le nostre azioni con un sistema di valori che non ci appartiene.
E allora sì siamo davvero traditi, consegnati a un nemico interno.
L'alienazione di sé  dopo un tradimento ha una funzione essenzialmente autoprotettiva.
Non vogliamo più farci ferire e poiché la ferita è stata inferta quando ci siamo rivelati per come siamo, adesso non vogliamo più ritornare a vivere partendo da quel luogo dolente.
Così si ripudia il proprio sé, lo si tradisce.
Rifiutiamo essere quello che siamo, incominciando a imbrogliarci con giustificazioni e delusioni, il tradimento di sé diventa soffrire in modo inautentico.
Anziché vivere la nostra personale forma di sofferenza...per mancanza di coraggio di essere, tradiamo noi stessi.
Veniamo meno alla cosa essenziale, al dovere essenziale di assumerci e di portare la nostra croce e di essere quello che siamo, anche se ci fa soffrire.
Tratto da "Puer Aeternus" di James Hillman

martedì 21 febbraio 2017

Le 5 scelte sterili del post-tradimento: cinismo e scelta paranoide


Più pericoloso è il cinismo.
Una delusione d'amore, una delusione nei confronti di una causa politica, di un amico ecc.. provoca spesso nella persona tradita un mutamento di atteggiamento che non solo nega il valore di quella persona o di quel rapporto particolari, ma fa dire che l'amore è sempre una fregatura, tutte le grandi cause sono per imbecilli ecc... con i cocci dell'idealismo viene rafforzata una filosofia di rude cinismo.
Questa prospettiva cinica, poiché impedisce di elaborare il tradimento fino a un significato positivo, crea un circolo vizioso....il cinismo, quel ghigno contro la nostra stella,  è un tradimento dei nostri stessi ideali, delle nostre ambizioni più alte di cui è portatore l'archetipo del Puer.

La scelta paranoide è un modo di proteggerci dall'eventualità di essere nuovamente traditi e consiste nel costruire il rapporto perfetto.
Rapporti di questo genere esigono il giuramento di fedeltà al regime; non tollerano rischi alla loro sicurezza.
Il loro motto è "non mi dovrai mai deludere".
Il tradimento deve essere escluso dal rapporto con reiterate affermazioni di fiducia dichiarazioni di fedeltà eterna, prove di devozione, giuramenti di mantenere il segreto.
Non ci può essere la più piccola crepa, il tradimento non deve assolutamente entrare.
La pretesa paranoide di un rapporto esente dalla possibilità del tradimento non può in realtà fondarsi sulla fiducia: sarà piuttosto una convenzione intesa a escludere il rischio.
Come tale, più che all'amore attiene alla sfera del potere.
La distorsione paranoide delle vicende umane è una cosa grave.... soddisfare i requisiti di un rapporto paranoide dando assicurazione alla fedeltà, cancellando la possibilità del tradimento, è garantito che ci si sta allontanando dall'amore.
Amore è possibilità di tradimento provengono dal medesimo fianco, il sinistro.
Tratto da "Puer Aeternus" di James Hillman
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