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giovedì 22 giugno 2017

I Diciannove aiuti di Bach e il metodo della bollitura


I secondi 19 rimedi sono correlati con l'atto di portare luce nel mondo.
Sono i rimedi che aiutano a trasformare paure, sofferenze, traumi,...ecc.. in apprendimento.
Sono preparati sia con il metodo del Sole ma anche con quello della bollitura, i fiori preparati con quest'ultimo rappresentano gli ostacoli da superare nel cammino della vita.
Il motivo per il quale Bach avesse scelto questo metodo non è chiaro, dapprima si pensava al cattivo tempo, in quanto alcuni fioriscono a febbraio marzo, periodo in cui il sole non è abbastanza caldo per la preparazione del rimedio (ma egli continuò la bollitura anche per alcuni fiori estivi).
Si sostiene che i Secondi 19, costituiti (per lo più) da alberi e cespugli, ossia piante più dure, richiedano di dover essere bolliti.
Ma anche questo è vero solo in parte perché Star of Bethlehem è un fiore "morbido".
La luce del sole proviene da una dimensione esterna al nostro sistema planetario, mentre i combustibili fossili provengono dall'interno della terra.
La luce del fuoco si tramuta in fuoco assumendo la forma degli altri tre elementi: terra, acqua e aria, ossia carbone, petrolio e gas.
Proprio tale caratteristica di trasformazione diviene peculiare dei rimedi ottenuti per bollitura.
Non ci sono dubbi che questi nuovi rimedi agiscano a un livello diverso rispetto ai vecchi.
Sono più spiritualizzati e ci aiutano a sviluppare quel grande sé che dimora in noi e che ha il potere di sconfiggere tutte le paure, le difficoltà e le malattie.
Agire sugli stati emotivi della paura è la vera strada per perseguire la crescita spirituale.
Superare i problemi della vita ci aiuta a sviluppare le proprietà dell'anima.
L'apprendimento avviene attraverso l'esperienza delle difficoltà; non c'è conoscenza senza fatica.
Ci trasformiamo passando in mezzo al fuoco (come per l'alchimia).
La sofferenza è spesso associata alla seconda serie di rimedi.
La sofferenza è un processo di trasformazione e i rimedi ci aiutano a trovare la strada per uscirne, per eliminarla dal nostro cammino.
La malattia è il frutto di un modo di pensare e di agire sbagliati e cessa quando pensiero e azione vengono equilibrati.
Quando si apprende la lezione del dolore, della sofferenza e dell'angoscia, la sua presenza non ha più scopo ed essa automaticamente scompare.
Il latino sufferre, sostenere, è composto dal prefisso sub (ciò che sta sotto) e ferre (portare).
Si coglie l'idea di portare, qualcosa che sta sotto verso l'alto, azione compiuta dal fuoco nel metodo della bollitura.
Il concetto di spostamento dal basso verso l'alto è molto importante: l'energia del sole viene donata e ricevuta e proviene dall'alto.
Il fuoco brucia e porta con sé l'energia verso l'alto.
Così come i fiori avvizziscono e si dissolvono nell'acqua che bolle, i vecchi modelli si spezzano e il cambiamento esistenziale ha luogo.
Acqua e fuoco agiscono insieme per ammorbidire e disgregare, delicati e decisi.
La resistenza al cambiamento genera sofferenza, che per l'anima è paragonabile al processo di cottura.
I rimedi preparati con la bollitura sono:
Aspen - Cherry Plum - Elm -  Chestnut Bud - Star of Bethlehem - Willow - Pine - Holly - Walnut - Sweet Chestnut - Hornbeam - Red Chestnut.
I rimedi ottenuti da alberi, a livello emotivo, agiscono sulla riluttanza a vivere pienamente la vita.
Chestnut Bud vive ma non percepisce l'importanza di quello che prova e non appende le lezioni.
Larch evita di prendere attivamente parte alla vita e resta a guardare.
Hornbeam ha bisogno di attivare il coinvolgimento esistenziale perché usa la stanchezza interiore per restare fermo.
Quando queste tre lezioni vengono recepite e integrate nella vita, l'anima può fare tesoro dell'esperienza per crescere e progredire.
Tratto e adattato da "Fiori di Bach. Forma e funzione" di J. Barnard

martedì 20 giugno 2017

Fantasia e Anima


Anima crea ricettacoli in ogni luogo, in qualunque luogo, per il fatto stesso di entrarvi dentro.
Lo strumento con cui lo fa è la fantasia.
I fenomeni prendono vita e diventano portatori di anima attraverso le nostre fantasie immaginose su di essi.
Quando non abbiamo fantasie sul mondo, il mondo è oggettivo, morto....
La fantasia non è semplicemente un processo interiore che avviene nella mia testa: è un modo di essere nel mondo e di restituire al mondo l'anima.
Il tentativo di riappropriarsi dell'anima sottraendola alla vita esterna, priva il "fuori" del suo "dentro", imbottendo la persona di soggettiva pienezza d'anima e riducendo il mondo a un cumulo di scorie da cui sono state estratte tutte le proiezioni, tutte le personificazioni e tutta la psiche.
Perciò quanto più, in nome dell'Anima lavoriamo sulla nostra personalità e soggettività, tanto meno il nostro è un vero fare anima e tanto più e un'illusione che Anima sia in noi anziché noi in lei.
"L'uomo ....è....nella psiche (non nella sua psiche)"
"La parte maggiore dell'anima è fuori del corpo"
Jung
Poiché la nozione di Anima implica sempre l'anima mundi, l'anima del e nel mondo, nessuno sviluppo della coscienza improntata ad Anima può mai avvenire semplicemente attraverso lo sviluppo della soggettività individuale.
La "mia" Anima è un'espressione propria dell'errore personalistico.
"L'anima opera...nel corpo, ma ha La parte maggiore della sua funzione ....fuori del corpo"
Jung
L'esasperata soggettività degli eventi d'Anima "è tutto fuorché personale", perché è archetipica.
Quelle esperienze sono personali ma in senso archetipico, ci fanno sentire nel medesimo istante archetipici e personali insieme.
Quando è sotto il dominio di Anima, la nostra pienezza d'anima ci fa sentire più intensamente "me", speciali, diversi, prescelti, quello è precisamente il momento in cui "di fatti noi siamo più estraniati da noi stessi, e poi simili all'Homo sapiens tipico"
"Se parto dal presupposto che "queste non sono che fantasie" non riuscirò mai a considerare le manifestazioni della mia Anima come qualcosa di più che sciocche debolezze.
Ma se parto dal principio che il mondo è fuori e anche dentro.... devo a rigor di logica accettare i turbamenti e gli inconvenienti che mi arrivano dal di dentro come altrettanti sintomi di un difettoso adattamento alle condizioni di quel mondo interiore"
Jung
Anima rimanda a una "quintessenza di immagini fantastiche", una quintessenza del colore dell'aria il cui effetto finale nel convincere della realtà della psiche è la scoperta "che questa fantasia sta accadendo ed è non meno reale di quanto lo sia io, come entità psichica", "proprio come se io fossi una di quelle figure fantastiche".
La mia convinzione che la psiche e le sue fantasie sono altrettanto reali della materia e della natura, altrettanto reali dello spirito, dipende dalla credibilità che Anima ha saputo darsi ai miei occhi.
Tratto da "Anima" di James Hillman

giovedì 15 giugno 2017

I Sette aiuti di Bach


Dopo aver parlato dei Dodici guaritori, esponiamo il successivo lavoro di Bach nell'aver scoperto altri 4 e poi, successivamente, altri 3 (per un totale di 7) rimedi per tutte quelle persone per le quali è difficile individuare il tipo animico corrispondente ai Dodici guaritori.
Bach riusciva a individuare facilmente le varie condizioni dell'anima e i rimedi corrispondenti del paziente
In alcuni casi, tuttavia, le persone non appartengono a nessuno dei dodici tipi, poiché il tipo animico è oscurato da un altro stato emozionale, una condizione cronica, di vecchia data;
Si osserva che alcuni soggetti non sembrano corrispondere a nessuno dei Dodici guaritori; molti di loro si sono tanto abituati alla malattia che questa sembra parte della loro natura ed è difficile cogliere il loro vero sé ...
"Fase di stagnazione"
Tali persone hanno perduto gran parte della loro individualità, della loro personalità, e devono essere aiutate a uscire dal blocco, dall'impasse, in cui si sono visualizzate, prima di poter capire di quale dei Dodici guaritori abbiano bisogno.
Questi (7 rimedi) ci inducono a orientarci verso la luce, ci donano la percezione per poter cogliere la lezione esistenziale a noi riservata.
I nuovi rimedi servono a "farci superare questa fase" di rassegnazione nei confronti della malattia o dei problemi e ci "portano nell'ambito dei Dodici guaritori".
Degli stati si sovrappongono a tal punto al sé essenziale e diventano a tal punto parte della personalità che la "condizione anomala della mente o del corpo è considerata da loro stessi e dagli altri un tratto del carattere.
I Sette aiuti sono;
Gorse - rassegnazione
Oak - resistenza
Heather - egocentrismo, appiccicosità
Rock Water - inquisitore durezza
Vine - potere sugli altri
Olive - esaurimento psicofisico
Wild Oat - perdita della propria strada, bussola
Da notare Vine e Olive che sono piante coltivate dall'uomo e sono i rimedi per gli uomini che hanno patito le mani della civiltà.
Mentre Vine è una pianta "addestrata" dall'uomo, Olive è una pianta modificata al fine di sfruttarne i frutti nella maniera più completa.
Notiamo un'altra associazione tra Vine, Olive è Rock Water sono rimedi che hanno a che fare con il cristianesimo e le malattie corrispondenti sono legate allo stile di vita.
Olive e Vine hanno dei rapporti evidenti con la religione cristiana Rock Water è legato al fatto che ogni fonte sacra del paganesimo è stata tramutata da tempio pagano a santuario cristiano.
Mentre il rimedio Wild Oat è un rimedio per tutti, anzi è il rimedio che più può aiutare ad individuare il proprio corrispondente animico, quando sembra impossibile.
È la bussola dei fiori di Bach.
Tutti i Sette rimedi sono preparati con il metodo del Sole, come i Dodici guaritori.
Tratto e adattato da "Fiori di Bach. Forma e funzione" di J. Barnard

martedì 13 giugno 2017

Mercurio e Anima


Molti degli attributi assegnati a Mercurio sono termini anche usati per Anima e per l'anima; e come Mercurio è detto "l'archetipo dell'inconscio", così Anima è l'archetipo che personifica l'inconscio collettivo
".....Mercurio è l'anima mundi"
"Come anima mundi, Mercurio può effettivamente essere paragonato alla....(Vergine di luce) degli gnostici e alla Vergine Maria del cristianesimo."
".....esteriormente il Mercurio corrisponde all'argento vivo interiormente esso è.... un'anima mundi....."
Jung
Mercurio e Anima posseggono una natura molto simile: sono pieni si stratagemmi, volubili, irridescenti, sfuggenti, insondabili, qualità espresse dall'immagine dell'argento vivo, per Mercurio e per Anima, dall'immagine dell'elfo e di Melusina, e dalle ali baluginanti di psyche.
"Mercurio è spesso indicato come 'anima' .....Molto più materialistica è la definizione di Mercurio come 'forza vivificatrice, quasi un glutine che tiene insieme il mondo e sta tra corpo e lo spirito.
Tale concezione corrisponde a....Mercurio come anima media natura.
Di qui non c'è che un passo a identificare Mercurio con l'anima mundi"
Jung
La loro somiglianza non li rende la stessa e unica cosa sotto tutti gli aspetti; tuttavia contribuisce, essendo Mercurio la rappresentazione per eccellenza della natura psichica, a dare sostanza all'idea che lo speciale significato e importanza di Anima sia di ordine psichico.
Anima è mercuriale all'estremo seduttivamente sfuggente, diffusa ovunque e di conseguenza lo spirito è prevalentemente umido, vaporoso, immerso in un palpitante fluire di incertezze.
È in questo stato, quando anima e spirito sono confusi che lo spirito si riveste di bianco, il colore di Anima - l'albedo, anima candida - e l'anima appare vestita dei colori dello spirito l'azzurro o il rosso.
Tratto da "Anima" di James Hillman

giovedì 8 giugno 2017

Bach: la missione di ognuno di noi


Per Bach la natura era la creazione della vita e rispecchiava la Divinità.
"L'armonia del mondo si palesa nella Forma e nel Numero e il cuore, l'anima è tutte le poesia della Filosofia Naturale sono racchiuse nel concetto di bellezza matematica" D'Arcy Thompson.
La notiamo nella geometria dei cristalli, nel modello numerico dei petali, nella simmetria delle piante e nel disegno complesso delle forme di vita: la vita si è sviluppata mediante un ordine naturale..
Egli si concentrò sulle proprietà del sette e del dodoci.
Scelse sette nosodi, sette lezioni dell'anima, sette principi; poi dodici capitoli per Free Thyself, dodici difetti e dodici virtù, dodici grandi rimedi, dodici guaritori e, in seguito sette aiuti.
Dopo aver scoperto, alla fine del 1933, diciannove rimedi, nel 1935 iniziò la ricerca di una seconda serie, anch'essa composta da 19 preparati.
12+7=19, 1+9=10, 1+0=1; quindi, 19+19=38, 3+8=11; undici è un numero di per sé particolare, equivale a 1+1=2, indicativo delle due parti delle sue ricerche.
In tale ottica Bach scelse 12 tipi animici di base, correlati con 12 segni zodiacali (egli precisò che si trattava dei 12 segni lunari),  con i 12 discepoli, i 12 mesi dell'anno, le 12 tribù d'Israele, i 12 Imam, e altri elementi ancora.
Bach iniziò con 12 e si attenne all'idea che ognuno di noi potesse individuare la propria essenza in uno di essi.
Egli parla di "gruppi definiti di uomini, ognuno dei quali svolge la sua funzione, ovvero, divulgare nel mondo materiale la lezione specifica che ha imparato.
Ciascuno di questi gruppi animici è responsabile della trasformazione del suo problema esistenziale.
Questa visione, in cui il tipo animico rappresenta una virtù essenziale indispensabile per l'evoluzione della vita sulla terra, permea tutti gli scritti di Bach.
"....ed è perfezionando interiormente tali qualità che ognuno di noi porta il mondo intero un passo più vicino al suo fine ultimo, glorioso e inconcepibile".
Ogni individuo "ha la stessa importanza nel Piano divino" e può avere un ruolo nella salvezza del mondo.
Siamo tutti connessi con i 12 discepoli inviati nel mondo.
Ciascuno di noi, dunque, ha un compito da svolgere, conformemente alla natura del gruppo animico di appartenenza e allo scopo specifico che la nostra anima ci ha assegnato;
Ogni individuo in tali gruppi ha una personalità specifica, un compito specifico da svolgere e un modo specifico di svolgerlo.
Questi elementi sono anche causa di disarmonia: se non ci atteniamo  alla nostra personalità e al nostro compito, essa si manifesta nel corpo sotto forma di malattia.
Per trovare la pianta in grado di aiutarci, dobbiamo individuare lo scopo della nostra vita... e capire le difficoltà che incontriamo sul nostro cammino.
Le difficoltà.... sono proprio la prova che stiamo raggiungendo risultati...
Scopriamo da soli quale battaglia sia particolarmente ardua...poi usiamo con gratitudine e riconoscenza la pianta che ci è stata mandata per aiutarci a vincere....
Scopriamo cosa attira di più nella vita e  facciamolo.
Facciamo anche in modo che diventi parte di noi, naturale come il respiro, come l'apertura raccoglie il miele...
I 12 rimedi, ovvero i Dodici guaritori, costituiscono la base dei trentotto rimedi floreali di Bach, le fondamenta dell'edificio.
Secondo Bach l'anima è sostanzialmente di un tipo o dell'altro, anche se per un certo periodo assume uno stato emozionale diverso.... ritorniamo all'infanzia, recuperiamo il contatto con il tipo animico con cui siamo nati.
Durante la vita possono intervenire altri stati emozionali che ci portano talvolta alla disperazione e all'impotenza.
Tuttavia la disperazione non è un rimedio per un tipo specifico: non nasciamo disperati, bensì pieni di speranza ed è con la speranza infusa dall'amore per l'esistenza che muoviamo i primi passi.
Tratto da "Fiori di Bach - forma e funzione " di J. Barnard

martedì 6 giugno 2017

L'autoconoscenza dell'anima


Il fatto che attraverso l'autoconoscenza, ossia attraverso l'esplorazione della propria anima, si scoprano gli istinti e il loro mondo d'immagini, dovrebbe gettare luce sulle forze che dormono nell'anima e di cui non ci si rende conto finché tutto va bene.
Si tratta di risorse di altissimo dinamismo e dipende soltanto dalla preparazione e posizione della coscienza se l'ingresso di tali forze e delle immagini e rappresentazioni ad esse connesse porterà a una costruzione oppure a una catastrofe.

L'uomo moderno deve ricercare nella natura dell'uomo singolo quelle forze e rappresentazioni soccorrevoli che da sempre lo hanno aiutato a trovare la giusta via tenebre e pericoli.
Si tratterà sempre e soltanto di un solo individuo e non di centomila che giustificherebbero meglio quella fatica, per quanto si sappia che nulla accadrà finche non muterà il singolo.
Un'azione esercitata su tutti gli individui che si vorrebbero educare non potrà rendersi manifesta neppure dopo qualche secolo poiché la trasformazione spirituale dell'umanità si attua quasi insensibilmente, nel processo dei millenni, né vi è modo di accelerarla o rallentarla con processi razionali.
Bisogna provocare un mutamento nei singoli i quali avranno o si procureranno a loro volta la possibilità di influenzare, in una cerchia ristretta o più larga, coloro che la pensano in modo non dissimile.
Ogni uomo che possiede l'intelligenza del proprio fare e ha raggiunto così l'accesso all'inconscio esercita involontariamente un'azione sul proprio ambiente.
L'approfondimento e l'allargamento della coscienza genere l'effetto che i primitivi chiamavano mana.
Si tratta di un flusso involontario sull'inconscio degli altri, in certo senso di un prestigio inconscio che conserva tuttavia il suo effetto soltanto finché non avviene deliberatamente.
Inoltre lo sforzo verso l'autoconoscenza è fruttifero anche perché giunge qui in soccorso un fattore che è stato fin ora fondamentalmente trascurato: l'inconscio spirito del tempo, che compensa la presa di posizione della coscienza e anticipa quasi per presentimento le modificazioni future.
Viviamo nell'attesa di un "mutamento delle forme degli dèi", ossia dei principi e simboli fondamentali.
Quest'esigenza del nostro tempo, che davvero non abbiamo scelto coscientemente, è l'espressione dell'uomo interiore e inconscio che si trasforma.

Di questo mutamento gravido di conseguenze dovranno rendersi conto le generazioni future, sempre che l'umanità voglia salvarsi dall'autodistruzione che la minaccia per la Potenza della sua tecnica e della sua scienza.
Felicità e contentezza, equilibrio spirituale e senso della vita possono essere sperimentati soltanto dall'individuo e non dallo Stato, che, da un lato, non è che una convenzione tra individui autonomi e, dall'altro, minaccia di farsi preponderante e di soffocare l'individuo.
Le condizioni temporali, sociali e politiche, hanno certo molta importanza ma vengono smisuratamente sopravalutate agli effetti della felicità o infelicità individuali, poiché vengono giudicate come gli unici fattori decisivo.
Tutto ciò che è inteso a tal fine soffre del difetto di trascurare la psicologia dell'uomo, al quale asserisce di essere destinato, e di favorire soltanto le sue illusioni.
Tratto da "Realtà dell'anima" di C.G.Jung

martedì 30 maggio 2017

L'extra spazio-temporalità dei fatti parapsicologici


Occorre che la psicologia finisca di digerire certi fatti parapsicologici: ciò che essa non ha neppure incominciato a fare.
Pare infatti che la nostra psiche inconscia possieda proprietà che gettano una nuova e strana luce sui suoi rapporti con lo spazio e col tempo.
Si tratta di quei fenomeni telepatici, spaziali e temporali che, come sappiamo, è più facile ignorare che spiegare.
La scienza ha assunto la posizione più comoda; ma occorre convenire che le cosiddette capacità telepatiche della psiche hanno creato molti rompicapi, non certo sciolti dalla magica parola "telepatia".
La limitazione spazio-temporale della coscienza è cosa talmente prepotente, che ogni eccezione a tale verità fondamentale costituisce un fatto della massima importanza teoretica.
La psiche a cui la spazio-temporalità spetterebbe tutt'al più come una proprietà relativa e cioè condizionata, la barriera della spazio-temporalità potrebbe anche essere infranta e ciò necessariamente per mezzo della sua proprietà essenziale di essere relativamente extra spazio-temporale.
Questa possibilità è di tale incalcolabile portata che dovrebbe spingere ai massimi sforzi lo spirito di ricerca.
Accenno a questo tipo di fenomeni per rilevare come l'imprigionamento della psiche nel cervello, e cioè la sua limitazione spazio-temporale, non sia per nulla così indubbia e incrollabile come si è creduto sinora.
Chi conosca appena la documentazione parapsicologica abbastanza seria di cui già si dispone, sa che i cosiddetti fenomeni telepatici sono fatti incontrovertibili.
Un vaglio obbiettivo e una critica delle osservazioni fatte può stabilire l'esistenza di percezioni che accadono in parte come se non ci fosse lo spazio e in parte come se non ci fosse il tempo.
Non si può trarre una conclusione metafisica, nel senso che per l'essenza delle cose lo spazio e il tempo non esistano e che quindi lo spirito umano sia avviluppato nelle categorie dello spazio e del tempo come in una nebbia illusoria.
Spazio e tempo, oltre a costruire le certezze più immediate e spontanee, sono senz'altro evidenti empiricamente, giacché tutto ciò che è percettibile accade come se si svolgesse nello spazio e nel tempo.
Ma dove ci si attenga a determinati fatti non si può non riconoscere che l'apparente extra spazio-temporalità ne costituisce l'essenza più profonda.
Il fatto che le nostre capacità di rappresentazione non siano assolutamente in grado di immaginare una forma di realtà extra spazio-temporale, non prova però che una tale realtà non sia possibile.
Cosa significa in fin dei conti la "limitatezza dello spazio" considerata filosoficamente, se non una relativizzazione della categoria spaziale? E anche alla categoria temporale (come alla casualità) potrebbe accadere qualcosa di simile.
L'essenza della psiche si estende in tenebre che sono molto al di là delle nostre categorie intellettuali.
L'anima contiene non meno enigmi di quanti ne abbia l'universo con le sue galassie, di fronte al cui sublime aspetto soltanto uno spirito privo di fantasia può non riconoscere la propria insufficienza.
La conclusione è che la psiche partecipi profondamente a una forma di realtà extra spazio-temporale e appartenga quindi a ciò che in modo inadeguato e simbolico viene detto "eternità".
Tratto da "Realtà dell'anima" di C.G.Jung

giovedì 25 maggio 2017

I Dodici guaritori di Bach


Immaginate un cerchio di pietre con dodici monoliti disposti a intervalli regolari lungo la circonferenza, corrispondenti alle ore sul quadrante di un orologio.
Nel centro del cerchi o c'è uno spazio aperto.
Ora, visualizzate al centro una luce che si riversi sulla terra da un altro mondo, da un'altra dimensione.
Quando colpisce i monoliti, questa luce intensa genera ombre che si perdono nel buio.
Un lato di ogni pietra è illuminato e risalta contro l'ombra e la penombra, la parte invisibile è rivolta verso il buio.
I dodici monoliti equivalgono alle lezioni dell'anima dei Dodici guaritori.
Ognuno di noi, afferma Bach, nasce con il fine di imparare una di tali grandi lezioni.
L'aspetto negativo di ogni stato legato al rimedio è individuabile nell'ombra, nel buio, nell'isolamento che viviamo quando voltiamo le spalle alla luce.
Da qualsiasi punto della circonferenza possiamo guardare fuori, verso il buio e vedere paura o dolore, indifferenza, sofferenza o dubbio a seconda della lezione dell'anima che dobbiamo apprendere.
Se invece ci voltiamo verso la luce, incontriamo la forza positiva dell'insegnamento, che dona coraggio, pace, tolleranza o comprensione.
L'esperienza dell'amore e della luce, l'unità della vita, Bach vede tali virtù come le qualità di Cristo :
Ora, se consideriamo i dodici attributi di Cristo a cui maggiormente ambiamo e che Egli è venuto a insegnarci, troviamo le dodici grandi lezioni della vita.
L'azione dei rimedi floreali è quella di farci voltare, di indurci a passare alla via che porta alla luce dall'isolamento di un cammino che conduce alla tenebra.
Essi ci aiutano ad abbandonare la strada del dolore, dell'impazienza e dell'irritazione per seguire quella corroborante dell'indulgenza e della gentilezza.
In ciascuno di noi i quattro elementi del mondo fisico compongono il corpo fisico, mentre i quattro elementi del mondo invisibile compongono la nostra anima
Quest'ultima conosce la lezione di vita che ogni i individuo deve imparare.
Una a una le persone si voltano e iniziano a camminare nella vita.
All'inizio procedono affiancate, ma proseguendo nel cammino resteranno sole.
Lungo il percorso si presenteranno loro varie possibilità di crescere e apprendere.
Ciascuna le scorge, illuminate dalla luce che proviene da dietro; quando infine deciderà, allora si volterà e inizierà a ripercorrere i suoi passi verso la luce, verso il centro e il cerchio iniziale.
Tratto da "Fiori di Bach - forma e funzione " di J.Barnard

martedì 23 maggio 2017

Paracelso e la malattia

Il mondo di Paracelso è costituito, in grande come in piccolo, da particelle viventi, da entia.
E tali sono per lui anche le malattie, così come vi è un ens astrorum, veneni, naturale, spirituale e deale.
In una lettera all'imperatore egli spiegò la grande epidemia di peste del tempo come dovuta all'azione di sùccubi generati nelle case di prostituzione.
L'"ente" è parimenti un essere "spiritualistico", sicché nel suo libro Paragano egli dice: "....le malattie non sono corpora; perciò deve impiegarsi spirito contro spirito"
Con queste parole Paracelso vuol dire che secondo la dottrina dei corrispondentia a ogni ens morbi corrisponde un arcanum della natura, ad esempio una pianta o un minerale, costituente uno specifico per la corrispondente malattia.
Egli denominò  quindi le malattie non clinicamente o anatomicamente, ma secondo il loro rimedio specifico: vi erano così le malattie "tartariche", ossia quelle che erano curate col tartaro, che in questo caso era l'arcanum corrispondente.
Per questo egli approvò quella dottrina delle segnature che sembra essere stata uno dei principi fondamentali della medicina popolare del tempo, quale era praticata dalle lavatrici, dai chirurghi, dalle fattucchiere, dai ciarlatani, dai boia.
Per tale dottrina una pianta, ad esempio, che abbia le foglie a forma di mano è buona per le malattie della mano e così di seguito.
La malattia per lui è "una concrescenza naturale, qualche cosa di spirituale, di vivente, un germe".
Possiamo ben dire che per Paracelso la malattia è un necessario compagno vivente, un vero elemento costitutivo della vita umana, e non quell'odioso corpo estraneo che è per noi.
Perciò vi è anche parentela fra la malattia e quegli arcana presenti in natura e costitutivi della natura stessa, che sono altrettanto indispensabili per la natura è partecipi di essa quanto la malattia per l'uomo.
Paracelso attinse la propria esperienza da lunghi viaggi, senza disprezzare, da impareggiabile pragmatista, anche le fonti più torbide.
Trasse dalla zona primitiva e oscura della sua anima le idee filosofiche fondamentali della sua opera.
Riesumò un antichissimo paganesimo sotto la veste delle peggiori superstizioni del popolo minuto.
Lo spiritualismo cristiano si tramutó in lui nella sua fase preistorica, nell'animismo dei primitivi; e la formazione spirituale scolastica di Paracelso generò così una filosofia che non si accosta a nessun modello cristiano ma piuttosto al pensiero gnostico.
Non negò lo spirito a cui il suo sentimento credeva ma accanto ad esso eresse l'opposto principio della material la terra di fronte al cielo, la natura di fronte allo spirito; perciò egli non è divenuto un cieco sovvertitore, un genio mezzo truffaldino ma un padre della scienza naturale.
È presente in lui la pritiva partecipation mystique con la natura.
L'indissolubile e inconscio legame dell'uomo e del mondo stava ancora di fronte a lui come un dato indiscutibile, contro il quale il suo spirito cominciò a lottare con le armi dell'empirismo scientifico.
Tratto da "Realtà dell'anima" di C.G. Jung

giovedì 18 maggio 2017

Simboli religiosi


Secondo l'opinione illuminista le religioni dovrebbero essere un che di simile ai sistemi filosofici e come quelli frutto di un'elaborazione cerebrale.
Qualcuno si sarebbe inventato Dio e altri dogmi...
Contro tale opinione sta però il fatto psicologico che proprio con il cervello si riesce male a pensare i simboli religiosi.
Questi non sono per nulla un prodotto della testa, ma di qualche altra cosa; forse del cuore; comunque di un profondo stato psichico il quale ha assai poco da fare con la coscienza, che è sempre e soltanto superficie.
Perciò i simboli religiosi hanno anche un netto carattere di "rivelazione" come prodotti spontanei di un'attività psichica inconscia.
Essi sono tutto fuorché "pensati"; sono cresciuti lentamente, come piante, nel corso dei millenni, quali manifestazioni naturali dell'anima dell'umanità.
Essi spuntano nell'inconscio come fiori di specie ignota e la coscienza rimane smarrita e non sa bene che cosa fare con tale nascita.
Non è troppo difficile stabilire che quei simboli individuali provengano, per loro contenuto come per la forma, da quello stesso "Spirito" inconscio (o quel che esso sia) da cui provengono le grandi religioni degli uomini.
L'esperienza prova che le religioni non sorgono quali frutti di un'elucubrazione cosciente, ma provengono dalla vita naturale dell'anima inconscia che in qualche modo esprimono adeguatamente.
Ciò spiega la loro diffusione universale e la loro straordinaria efficacia storica sull'umanità.
Tale azione sarebbe incomprensibile se i simboli religiosi non fossero per lo meno verità naturali psicologiche.
Tratto da "Realtà dell'anima" di C.G.Jung

martedì 16 maggio 2017

Aforismi junghiani sui "tempi moderni"(1927)


-La lotta dei contrari nel mondo degli uomini si svolge sul piano dello spirito applicato si esprime sui campi di battaglia e nei bilanci delle banche, nella donna è un conflitto dell'anima.

-L'uomo del presente deve applicarsi all'avvenire. Deve lasciare ad altri il compito di tenere in piedi il passato.
Egli non è soltanto un costruttore ma anche un distruttore.
Tanto lui quanto il suo mondo sono incerti ed ambigui.

-Le vie che il passato gli ha indicato e le risposte che esso dà alle sue domande sono insufficienti di fronte alle necessità del presente. Le vecchie vie comode sono chiuse.

-La via nuova deve passare per un terreno vergine, senza presupposti e purtroppo spesso anche senza pietà. 

-La morale è l'unica cosa che non possa essere perfezionata poiché ogni modificazione della morale tradizionale è propriamente un'immoralità.

-Una delle caratteristiche della donna è che per amore di un uomo essa è in grado di fare di tutto.
Eccezionalissimo è invece il caso delle donne che abbiano compiuto atti notevoli per amore di una cosa: ciò non risponde alla loro natura.

-Ciò che appartiene al sesso opposto si trova sempre pericolosamente vicino all'inconscio.

-Ogni vita non vissuta rappresenta un potere distruttore e irresistibile, che opera in modo silenzioso ma spietato.

-La liberazione dai legami naturali porta con sé la liberazione di cospicue forze psichiche, che chiedono inevitabilmente di essere usate.

-Ogni qualvolta una simile somma di energie non trova uno scopo che le si confaccia, provoca una perturbazione dell'equilibrio dell'anima.
Ogni energia senza scopo cosciente rafforza l'inconscio e ne sorgono incertezza e dubbio.

-La sua psicologia (della donna) è basata sull'Eros, il grande impulso che lega e libera, mentre all'uomo fu sempre attribuito quale principio supremo il Logos.

-In linguaggio moderno il concetto di Eros potrebbe essere espresso come "relazione delle anime" e il Logos come "interesse obbiettivo".

-Ma la più parte degli uomini è eroticamente cieca, poiché commette l'imperdonabile malinteso di scambiare Eros con sessualità.

-L'uomo crede di possedere sessualmente: ma mai la possiede meno di allora.
Infatti per la donna la sola relazione che conti è quella erotica.

-Per l'uomo l'Eros appartiene al regno delle ombre e lo avvolge nell'inconscio femminile, nella "sfera dell'anima"; mentre per la donna il Logos è un ragionare moralmente noioso, quando non addirittura temibile e ripugnante.

-La donna è "psicologica" in misura assai maggiore dell'uomo. Quest'ultimo solitamente si accontenta della sola "logica".

-Tutto quanto è pertinente dell' anima, dell'"inconscio" gli dà fastidio e gli appare nebuloso, vago, patologico.

-Le relazioni umane, contrariamente alle discussioni obbiettive, passano proprio attraverso la "sfera dell'anima",  regno di mezzo che si estende dal mondo dei sensi e degli affetti con i allo spirito e continente qualcosa di ambedue, senza venir meno alla sua natura caratteristica.

-L'uomo dovrà avventurarsi su questo terreno se vorrà andare incontro alla donna.

-Maschilità vuol dire: sapere ciò che si vuole e fare il necessario per ottenerlo.
Quando lo si è imparato, esso diventa talmente chiaro che non è non è possibile dimenticarlo senza un grave danno spirituale.

-L'autonomia e il senso critico acquistati grazie a questa conoscenza sono valori positivi, valutati come tali dalla donna che quindi non sarà più disposta a rinunciarvi.

-Non è forse una vecchia verità che la donna ama nell'uomo forte più la debolezza che non la forza e nell'uomo intelligente più la stupidità che non l'intelligenza? È questo che vuole l'amore della della donna: l'uomo nella sua interezza e non "allo stato puro"; ma anche la negazione di lui, seppure appena accennata.
Perché l' amore della donna -contrariamente a quanto accade nell'uomo - non è un sentimento,  bensì una volontà di vita, che è talvolta spaventosamente antisentimentale, sino a portare la donna al sacrificio di sé stessa.

-Nella nostra forza siamo indipendenti e isolati, artefici del nostro destino.
Nella nostra debolezza invece siamo dipendenti e legati, strumenti non volontari del destino: poiché qui non parla più la volontà propria, ma quella della specie.

-"Rispettabile" è colui che è in grado di "mostrare sé stesso"; quindi uno che risponde all'aspettativa generale; con altre parole, una maschera ideale; in breve, un inganno.
Le buone forme non sono in sé stesse un inganno, ma quando la rispettabilità rimuove l'anima - il contenuto vero, voluto da Dio, - siamo di quelli che Cristo ha chiamato un "sepolcro imbiancato".

-La storia è fatta soltanto da chi ha il coraggio di combattere in prima linea, portando sono al compimento l'esperimento, che è la sia vita stessa, e dichiarando con ciò che la sua vita non è una continuazione ma un principio.

-La donna si convince sempre più che solo l'amore sarà in grado di conferirle una statura più piena; così come l'uomo comincia a sospettare che solo lo spirito saprà dare un senso supremo alla sua vita; e in fondo sono ambedue alla ricerca di una mutua relazione delle loro anime, perché per raggiungere il compimento l'amore ha bisogno dello spirito e lo spirito dell'amore.
Di una fedeltà superiore, fedeltà nello spirito e nell'amore, al di là delle debolezze e delle imperfezioni umane.

-Chi conserverà sé stesso, sperimenterà il senso dell'essere sé stesso soltanto se sarà capace di scendere anche all'interno di sé verso ciò che è indifferenziatamente umano.

-Che altro potrebbe riscattarlo dalla solitudine interiore della differenziazione personale? Che altro potrebbe servirgli come ponte spirituale verso l'umanità? Chi sta in alto e spartisce tra i poveri i suoi beni, è staccato dall'umanità per la stessa sublimità della sua virtù, e quanto più atti compie per gli altri, dimenticando e sacrificando sé stesso, tanto più egli si estranierà interiormente da tutto ciò che è umano.
Tratto da "Realtà dell'anima" di C.G. Jung

giovedì 11 maggio 2017

Fallo, madre e cavallo come simboli onirici

Fallo
Essi non significano necessariamente altro che il membro.
Dal punto di vista della psiche anche il membro è un'immagine che sta in luogo di qualche ulteriore elemento difficilmente determinabile: lo dimostra il fatto che ai primitivi e agli antichi (che facevano uso di simboli fallici con grande libertà) non è mai accaduto di scambiare il fallo, simbolo rituale, col pene.
Esso significava invece il  mana creatore, la forza medica e generatrice, espressa in forma equivalente dal toro, dall'asino, dal melograno, dal yoni, dal montone, dal lampo, dallo zoccolo di cavallo, dalla danza, dall'amplesso magico sul terreno coltivato, dal mestruo e da infinite analogie.
Sta alla base di tutte quelle analogie e quindi anche della sessualità e il significato più di ogni altra cosa si avvicina psicologicamente al primitivo simbolo del mana.
Madre
Madre è un archetipo che significa origine, natura, passiva entità generatrice (perciò materia) ed esprime quindi anche la natura materiale, il grembo (l'utero) e la finzione vegetativa, e quindi, anche l'inconscio, ossia ciò che vi è di naturale e d'istintivo, il fisiologico, il corpo (in cui si abita e si è contenuti), giàcche "madre" è anche recipiente, forma concava (ancora grembo) che contiene e nutre e quindi ancora psichicamente ciò che sta alla base della coscienza.
Con l'"essere contenuto" e l'"essere dentro" è collegata l'oscurità, l'aspetto notturno e angoscioso... una parte essenziale del concetto di yin dell'antica filosofia cinese.
La parola madre che suona così familiare, si riferisce apparentemente alla madre individuale, più nota di ogni altra, "mia madre"; come simbolo si riferisce però a ogni formulazione concettuale che si può indicare in modo assai vago ed approssimato come vita occulta, naturale, corporea. La vita inconscia.
Cavallo
È un archetipo diffusissimo nella mitologia e nel folklore.
Come animale rappresenta lo psichismo non umano, il subumano, l'animalesco e con ciò lo psichismo inconscio: perciò nel folklore i cavalli sono veggenti e comprendono il linguaggio e talora parlano.
Come bestie da soma essi hanno una stretta relazione con l'archetipo della madre (le Valchirie che portano gli eroi morti nel Walhalla, il cavallo di Troia, ecc).
Come cosa inferiore all'uomo, rappresenta il ventre e il mondo degli istinti che se ne sprigiona.
Il cavallo è forza e veicolo, esso trascina come l'istinto ma come l'istinto è soggetto al panico, giacché gli manca la qualità superiore della coscienza.
Esso ha a che fare con la magia e cioè con un'azione irrazionale, incantatoria e questo in particolar modo per i cavalli neri (e cioè notturni) che annunciano la morte.
Tratto da "Realtà dell'anima" di C.G. Jung

martedì 9 maggio 2017

I sogni e i "grandi sogni"


L'"altro" di cui si sogna non è il nostro amico o il nostro vicino, ma l'"altro" in noi, quello di cui noi preferiamo dire: "O mio Signore ti ringrazio di non essere come lui".
Certo il sogno, figlio della natura, non ha intenzioni moraleggianti: esso illustra soltanto il noto principio secondo cui non si può fare il passo più lungo della gamba.
Nell'inconscio abbonda sempre tutto ciò che manca invece alla coscienza, ossia che esso ha una funzione compensatoria rispetto alla coscienza, si possono già trarre dal sogno conclusioni, purché il sogno stesso non provenga da strati psichici troppo profondi.
In quest'ultimo caso, il sogno contiene solitamente quelli che si possono chiamare motivi mitologici, ossia complessi di rappresentazioni o immagini corrispondenti a quelli che si riscontrano nella mitologia del proprio popolo i di altri popoli.
Il sogno racchiude allora un senso collettivo, ossia un senso genericamente umano.
Non siamo, quali soggetti o individui, unici della nostra specie, ma simili agli altri uomini.
Un sogno con significato collettivo vale anzitutto per lo stesso sognatore; ma è nel contempo espressione del fatto che il suo problema momentaneo è anche un problema di altri uomini.
Vi sono molti individui interiormente isolati rispetto agli altri uomini che si lasciano dominare dall'idea che gli altri non abbiano i loro stessi problemi.
Oppure si tratta di persone eccessivamente modeste che nel loro sentimento radicato di non valere nulla hanno tenuto troppo nascosta la loro aspirazione a un'attività collettiva.
Inoltre tutti i problemi del singolo si collegano in qualche modo al problema dell'epoca.
Ciò è lecito solo nel caso in cui il sogno utilizzi effettivamente una simbologia mitologica ossia collettiva.
I primitivi indicano come "grandi" i sogni di questo genere.
I primitivi dell'Africa orientale dispongono che i grandi sogni siano riservati ai grandi uomini ossia stregoni e capitribù.
Sogni siffatti si producono anche in uomini comuni specie quando si trovano in uno stato di grande disagio spirituale.
Nel trattare i grandi sogni sono necessarie conoscenze estese ma anche solo con le conoscenze nessun sogno può venire interpretato.
Tali conoscenze non debbono essere infatti un inerte materiale mnemonico, ma debbono possedere, in colui che lo applica, la qualità dell'esperienza.
In ognuno di noi vi è un altro che noi non conosciamo e che ci parla attraverso il sogno comunicandoci come egli ci veda diversamente da come noi vediamo noi stessi.
L'altro può talora fornirci una luce che sarà meglio in grado di modificare radicalmente il nostro atteggiamento.
Tratto da "Realtà dell'anima" di C.G. Jung

martedì 2 maggio 2017

I sogni


Esiste una via che è stata abbandonata da tempo, riconosciuta come illusione, anzi sciocchezza. Quella zona non è altro che il fugace, effimero, grottesco prodotto della notte, il sogno, e la via è la comprensione del sogno.
Gli è proprio l'antico "sacro mistero", secondo il quale il sogno è visione interiore.
Il sogno è la piccola porta occulta che conduce alla parte più nascosta e intima dell'anima, aperta sulla notte cosmica originaria che era già anima molto tempo prima che esistesse una coscienza dell'Io e che sopravvivrà come anima a tutti i prodotti della coscienza dell'Io, giacché ogni coscienza dell'Io è isolata e conosce il singolo in quanto divide e separa e vede solo ciò che ha relazione con questo Io.
La coscienza dell'Io consta di tante limitazioni anche quando si estende sino alle più lontane nebulose stellari.
La coscienza divide: ma col sogno penetriamo nell'uomo più profondo, universale, vero ed eterno, ancora immerso in quell'oscurità della notte primitiva in cui egli era tutto e tutto era in lui, nella natura priva di ogni differenziazione e di ogni essere Io.
Da tale profondità, che collega tutto, nasce il sogno, per quanto infantile, grottesco e amorale esso sia.
La sua spregiudicatezza e la sua sincerità sono tali da dar arrossire la nostra mendacità autobiografica.
Nelle civiltà più antiche i sogni più impressionanti erano considerati messaggi divini.
Fu riservato al nostro razionalismo di spiegare il sogno con i "resti del giorno"...
Perché si vuol dimenticare che tutto quanto vi è di notevole e di bello nell'ampio campo dell'umana civiltà è nato da una felice ispirazione?
Che cosa mai diverrebbe  l'umanità se nessuno avesse più ispirazioni?
Solo quando ci accade di non aver alcuna ispirazione, comprendiamo fino a qual punto noi ne dipendiamo.
Ma il sogno non è che un'ispirazione di quell'oscura anima che collega tutto.
Anche se un intero mondo si sfasciasse, la connessione universale dell'anima oscura non potrebbe infrangersi.
E più si moltiplicano e si allargano le scissioni alla superficie, più aumenta nel profondo la forza dell'Uno.
I vostri sogni sono l'espressione del vostro essere soggettivo e possono perciò mostrarvi per quale falsa impostazione vi siete smarrito in quella via senza uscita.
I sogni sono puri prodotti della psiche inconscia, spontanei, imparziali, indipendenti dall'arbitrio della coscienza.
Essi sono natura pura e perciò di verità naturale, non adulterata.
Occuparsi dei sogni significa prendere conoscenza di sé.
La coscienza assume dati obbiettivi del sogno come comunicazione o messaggio dell'unica anima inconscia dell'umanità.
Non ci si conosce in base all'Io ma al Sé, a quel Sé straniero che fondamentalmente nostro.
Tratto da "Realtà dell'anima" di C.G. Jung

giovedì 27 aprile 2017

Evoluzione spirituale e guarigione

Il nostro fine, come quello di tutte le forme di vita è evolvere.
Ciò significa che dobbiamo valutare le nostre potenzialità e cogliere qualsiasi possibilità.
Non si tratta di una semplice evoluzione del corpo fisico, come viene concepita nell'ottica neodarwiniana, ma dell'evoluzione del nostro Sé Superiore o coscienza spirituale, che si sviluppa solo attraverso la fatica dell'apprendimento e il superamento delle difficoltà.
Sintantochè la vita non incontra resistenza, continua nello stesso modo, si ripete, aumenta la quantità ma non la qualità dell'esperienza.
In presenza di un'opposizione, di un ostacolo, sorge il problema: come continuare a vivere, come cambiare, in altre parole, come sviluppare una nuova linea di azione, di comportamento?
Impariamo la nostra lezione e continuiamo a vivere la nostra vita.
Se rifiutiamo gli insegnamenti che questa ci vuole impartire o reagiamo in qualche modo contro di essi, ripudiamo i doni dell'esistenza.
In tal caso la nostra "anima che ci ama paternamente"  ci sussurrerà un consiglio, indicandoci l'approccio migliore per continuare ad apprendere e a crescere.
Se ancora non l'ascoltiamo, dovrà irrompere nel mondo fisico: a questo punto sorge la malattia, "la fase terminale di un disturbo molto più profondo".
Secondo l'esperienza di Bach la malattia è utile perché ci indica non solo un bisogno di cambiamento, ma anche il modo in cui dovremmo cambiare.
La parte colpita è indicativa dell'errore da capire e soppesare.
Bach dimostra come il male possa essere neutralizzato rispondendo alla propria lezione di vita.
Bisogna considerare anche le altre persone e gli altri fattori coinvolti (moglie, amici, familiari e vita passata)i processi che si svolgono nell'arco della vita, il ruolo del caso e il modo con cui il soggetto risponde a circostanze che sfuggono al suo controllo.
Prima di tutto non dobbiamo aver paura, soprattutto della morte.
Dobbiamo agire in base al desiderio del nostro cuore e vivere liberi, senza però minare la libertà altrui.
Dobbiamo aiutare il prossimo come possiamo, rispettando l'antico comandamento ama il tuo prossimo come te stesso.
La paura, il materialismo, la malattia moderna della noia, l'amore per se stessi, i piaceri terreni, la sensualità, la rassegnazione, la finzione, la schiavizzazione, l'orgoglio, la crudeltà, l'odio, l'ignoranza, l'instabilità e l'avidità: queste e altre furono individuate da Bach quali "le vere malattie primitive dell'uomo".
Bach affermò che ogni individuo viene al mondo con una lezione specifica da imparare, una lezione dell'anima che consente di trascendente i limiti di una specifica condizione emozionale e di sviluppare la virtù positiva a essa associata.
Indipendentemente da come giri la ruota del destino, iniziamo la vita con un tema conduttore che dobbiamo elaborare.
Secondo Bach, questo approccio è analogo alla definizione dei tipo astrologici, ossia si tratta di definire la qualità essenziale della vita.
Come il sistema immunitario conserva memoria delle precedenti invasioni microbiche, via via che un individuo sviluppa la virtù necessaria per l'apprendimento di una lezione specifica, acquisisce una volta per tutte un'immunità a un tratto negativo.
Il modello di apprendimento e di crescita nella sfera emozionale è parallelo a quello del mondo fisico.
Quando un soggetto recepisce la sua lezione di vita, acquista conoscenza.
Ricorrendo al modello platonico di un mondo delle idee e non a quello aristotelico basato sull'esperienza percepita egli affermò;
La verità non ha bisogno d'esser analizzata, discussa o avvolta da una miriade di parole.
Si manifesta in un lampo, è parte di te.
Solo per quanto riguarda gli aspetti complicati, ma secondari, della vita ci servono tante convinzioni, il che ha portato allo sviluppo dell'intelletto.
Con ciò Bach abbracciò la tradizione mistica, abbandonando il dominio della logica e della scienza e non tutti lo avrebbero seguito lungo questo nuovo cammino.
Tratto da "Fiori di Bach. Forma e funzione" di J. Barnard

mercoledì 26 aprile 2017

L'inconscio collettivo e il mare...

Mare in tempesta di Marika Panicello
Riconoscere in quale straordinaria misura gli uomini differiscano tra di loro è stata una delle maggiori esperienze della mia vita.
L'uguaglianza collettiva sarebbe semplicemente una gigantesca illusione... tale uguaglianza continua anche ora a persistere come inconscio collettivo: simile al mare su cui la coscienza dell'Io galleggia come una nave.
Come il mare, insinuandosi fra i continenti, li lambisce e circonda quali isole, così l'incoscienza originaria avvolge la nostra coscienza singola.
Nella catastrofe della malattia mentale questo mare si rovescia con la tempestosa violenza sull'isola appena formatasi e torna ad inghiottirla.
Nei disturbi nervosi gli argini vengono infranti e fertili zone di terreno restano devastate dalle inondazioni.
I nevrotici sono come gli abitanti delle coste, più vicini al pericolo del mare.
I cosiddetti uomini normali abitano nell'interno del paese, su terreni alti e asciutti, presso laghi e fiumiciattoli innocui: nessuna marea può raggiungerli e il mare è tanto lontano che si può anche negarne l'esistenza.
Ci si può infatti identificare col proprio Io in tal modo che scompaia tutto ciò che unisce l'umanità e allora un uomo si erge contro l'altro.
Ciò può bene accadere, dato che nessuno vuole esattamente ciò che vuole l'altro; e d'altra parte per l'egoismo primitivo vale il principio che deve sempre cedere l'altro, mai l'"Io".
La coscienza individuale è circondata dal mare minaccioso dell'inconscio e solo apparentemente si trova al sicuro; in realtà essa è cosa ben fragile, posta su basi oscillanti; può bastare una forte emozione per turbarne profondamente l'equilibrio.
Tali perturbamenti dovuti a stati emotivi, possono essere non soltanto acuti ma anche cronici e provocare alterazioni stabili della coscienza.
In seguito a scosse psichiche intere zone del nostro essere possono sprofondare nuovamente nell'inconscio e scomparire per anni e decenni dalla scena della coscienza.
Si chiamano scissione della personalità o dissociazione.
Nei conflitti psichici si manifestano appunto queste fenditure che minacciano di distruggere la sconnessa struttura della coscienza.
Anche chi abita la parte più interna del paese, il mondo dei normali, e ha dimenticato il mare, non vive sopra un territorio sicuro, ma su una zolla fragile, dove da un momento all'altro, sorgendo attraverso le fenditure dei continenti, il mare può irrompere.
Anche l'uomo normale è inerme di fronte al demone della passione; anch'egli  può essere posseduto da una passione amorosa, da un vizio, dallo spirito di parte che scavano una fossa fra lui e il prossimo e producono una dolorosa scissione della sua stessa anima.
Tratto da "Realtà dell'anima" di C.G. Jung

giovedì 20 aprile 2017

Bach e la semplicità dei suoi fiori


Bach liquidò duemila anni di scienza come "completamente sbagliati" poiché "consideravano la malattia un fattore materiale, eliminabile con mezzi materiali".
Per quanto riguardava i medici, avrebbero dovuto imparare a conoscersi e ad ascoltare la voce dell'anima prima di cercare di aiutare i pazienti e soprattutto prima di tentare di correggere le mancanze spirituali.
Bach dichiarò che l'obbiettivo principale dello studio era la comprensione della natura umana e della dimensione divina dell'uomo.
Bach era probabilmente consapevole di parlare di un sogno lontano, di una prospettiva aurea che forse un giorno si sarebbe realizzata.
Il suo principale interesse era rivolto alla figura del medico vero;
"Il modo per prepararsi a svolgere questo lavoro è perseguire una gentilezza sublime.... il massimo che possiamo fare, quando possediamo un po' più di conoscenza e di esperienza rispetto a un fratello minore è guidarlo con grande delicatezza.
Se ascolterà tutto andrà bene; in caso contrario, dobbiamo attendere con pazienza finché non acquisisca la maggiore esperienza che gli consenta di vedere il suo errore; a quel punto potrebbe tornare da noi".
Due erano gli obbiettivi di Bach:
Da un lato aveva scoperto una serie di rimedi e desiderava che la gente li usasse.
Questi sarebbero diventati i ben noti fiori di Bach.
Dall'altro fu profeta di un nuovo mondo, una voce che gridava nel materialismo è nell'ignoranza generali della medicina.
In un passo egli scrisse:
"TUTTA LA VERA CONOSCENZA PROVIENE SOLO DA NOI STESSI, in comunicazione silenziosa con la nostra Anima"
In un altro accenna alla crociata, alla missione di portare speranza all'umanità.
Egli abbraccia una prospettiva più ampia menzionando la "Scintilla Divina" presente nell'uomo;
L'idea della Scintilla Divina potrebbe derivare da Plotino (c. 205-270) e dai neoplatonici.
Secondo Plotino il creato è illuminato dalla luce divina, proviene dall'Unità o dall'Uno, dal buio lontano ai confini più estremi dell'esistenza materiale.
Tale scintilla divina è presente in tutti noi e consente potenzialmente al singolo di unirsi con i livelli superiori dell'esistenza, all'anima di raggiungere l'Unità.
Nel 1936 Bach aveva dunque sviluppato due visioni diverse della teoria: una per iniziati o quanto meno per chi fosse in grado di recepire il suo approccio visionario, l'altra, più semplice, arte a toccare l'animo delle persone comuni.
Queste ultime, pur desiderose di aiutare il prossimo, non possedevano alcuna conoscenza medica e sarebbero diventate le eredi di Bach.
Bach ritenne di distribuirle al pubblico sotto forma di semplice autoterapia, di metodo di autoguarigione.
Egli non cambiò nessun aspetto del suo sistema di credenze, ma lo celò agli occhi critici altrui.
"Se incontraste difficoltà nel scegliere il vostro rimedio, chiedetevi quali virtù ammiriate maggiormente negli altri
Siamo tutti guaritori e con l'amore e la compassione nel cuore siamo anche capaci di aiutare chiunque desideri veramente la salute"
"Sto cercando di rendere la prescrizione tanto semplice che (i rimedi) possano essere usati dal profano".
La custodia dei rimedi fu affidata alla popolazione del mondo intero.
Senza brevetti, segreti commerciali né marchi registrati.
I rimedi di Bach sono per tutti noi, per chiunque li voglia prendere e voglia imparare.
È stato lieto di dare questi rimedi alla gente perché sono tanto semplici che le persone possono trovare e preparare le loro medicine, guarire se stesse e gli altri dai loro mali.
"Dobbiamo determinarci come i cavalieri del passato a sconfiggere il drago della paura, sapendo di non dover mai pronunciare alcuna parola di scoraggiamento....possiamo portare SPERANZA, sì, e soprattutto, CERTEZZA a quanti soffrono.
....Non siamo altro che Messaggeri della Grande Forza.
Quando le persone si rimettono in salute.... Dobbiamo ricondurle a credere all'AMORE, alla PIETÀ, alla COMPASSIONE affettuosa e alla FORZA ONNIPOTENTE DEL PIÙ ALTO."
E.Bach
Tratto da "Fiori di Bach. Forma e funzione" di J Barnard

martedì 18 aprile 2017

Il peccato originale come primo sviluppo della coscienza


Il racconto biblico della creazione ha collocato, al principio del divenire psichico, una perfetta armonia delle piante, degli animali, dell'uomo e di Dio, nel simbolo del paradiso terrestre, spiegando come colpa fatale il primo sviluppo della coscienza ("Voi sarete come Dio, conoscitori del bene e del male").
Essa è la diabolica ribellione del singolo contro l'Uno, è l'atto ostile del disarmonico contro l'armonico, è la separazione contro la coscienza universale.
L'acquisizione della coscienza fu il più squisito frutto dell'albero della vita; fu l'arma magica che diede all'uomo la vittoria sulla terra, e che noi speriamo possa dargli ancora la più grande vittoria sopra sé stesso.
L'umanità ha sperimentato infinite volte che coscienza individuale significa divisione e inimicizia.
E come il tempo della scissione è tempo della malattia per l'individuo, così come lo è nella vita dei popoli.
Il germe della malattia della scissione è penetrato nell'anima dell'uomo con l'apparire della coscienza, massimo bene e massimo male.
Non v'è dubbio che anche la nostra epoca è un tempo di scissione e di malattia.
La parola crisi è anche un termine medico, che sta ad indicare lo stato culminante di una malattia grave.
Non è facile giudicare l'immediato presente in cui si vive, ma se risaliamo alla storia clinica delle malattie spirituali dell'umanità, troviamo altri attacchi del male.
Ma come dice il proverbio "non ogni male viene per nuocere".
Così la malattia della scissione di un dato mondo è anche un processo salutare o meglio il momento culminante di una gestazione, il travaglio del parto.
Un'età di scissione come quella dell'impero romano è anche un'epoca di rinascita.
Non per nulla datiamo la nostra era dal tempo di Cesare Augusto: cade infatti in esso la nascita di quella simbolica figura del Cristo, che dagli antichi cristiani era invocato come pesce, ossia come signore dell'allora iniziato mese cosmico dei Pesci e che divenne la guida spirituale di un'età bimillenaria.
Egli è per così dire sorto dal mare mentre incombeva il caos distruggendo un'epoca del mondo.
Egli ha detto infatti "Non sono venuto a mettere pace ma guerra". Ma ciò che porta separazione genere unione.
Perciò la sua dottrina è l'amore che unisce ogni cosa.
La dispersione insensata e disperata in una ripugnante molteplicità caotica, tale da riempire uno di ripugnanza e disperazione, contiene nel proprio oscuro seno il germe di nuova luce.
L'Uno il principio di ogni collegamento, là dove si compie quel parto creatore che "spezza la Madre" ed è la causa remota e profonda di ogni dissociazione di superficie.
Una civiltà non muore ma partorisce.
Tratto da "Realtà dell'anima" di C.G. Jung

giovedì 13 aprile 2017

I rimedi floreali di Bach


Nei suoi studi Bach ha sempre cercato di dimostrare che salute e malattia sono strettamente correlate con lo stile di vita dell'individuo e ha, pertanto, sottolineato l'opportunità di modificarlo.
Egli non distingueva la persona dalla malattia nella convinzione che quanto accadeva al corpo fisico fosse direttamente legato alla mentalità del paziente, nonché alle sue condizioni emozionali e spirituali.
Assumere un rimedio senza capire la fonte della guarigione significa ignorare il contesto di apprendimento che questo ci offre.
Per Bach, la medicina fallisce perché affronta gli effetti fisici ma non le vere cause dei problemi.
Anche un trattamento apparentemente riuscito non è che "un sollievo temporaneo se non si elimina la vera causa" e la vera causa non riguarda il piano fisico.
La malattia è determinata dal conflitto tra "mente e anima".
Bach intende sottolineare il contrasto tra la personalità umana e il sé superiore, correlato alla dimensione spirituale in cui avviene la guarigione.
Se le piante aiutano a sabato o accade perché esse sono legate alla dimensione spirituale: sono in breve, espressione delle forze divine che operano in natura, fanno parte del mondo sacro.
Se la medicina ci induce a concepire il corpo umano solo come una macchina Bach ci esorta a considerarlo come un tempio dello spirito.
La scintilla divina è al centro di tutto.
Sradicare i sintomi di una malattia è un risultato temporaneo se non se ne identifica e se ne rimuove la causa a tal fine è necessario operare una certa sintesi tra religione e scienza, tra trattamento medico e autoterapia spirituale, tra accettare e assumere le proprie responsabilità.
Le piante sono considerate forma di vita senzienti, reattive nei confronti dell'ambiente...hanno una coscienza...esse possiedono un sistema nervoso.
Esse reagiscono al pensiero umano
Bach ha scoperto che alcune di esse possono alleviare o contrastare alcuni problemi emotivi.
Ciò non in base alla chimica delle foglie e dei fiori ma alle proprietà dell'energia sottile da cui è permeata la pianta; una sorta di spirito o di coscienza vegetale di cui ci siamo o con cui abbiamo perso il contatto.
La scienza si è sviluppata mediante il processo di definizione delle componenti del mondo fisico.
La limitatezza di una scienza simile, tanto ricca di fatti e vuota di significati, è ormai più che evidente, anche se risulta difficile trovare alternative che non siano unicamente basate su speranze o speculazioni.
Un'essenza preparata da uno dei fiori di Bach modifica una determinata condizione emotiva.
Tutti i 38 rimedi di Bach possiedono informazioni, il gesto della pianta è indicativo della condizione emotiva della persona che ha bisogno di tale rimedio.
Forma e funzione vanno oltre i confini della botanica tradizionale e abbracciano un ulteriore ambito di studio.
Accanto alle informazioni sulle proprietà fisiche della pianta, vi sono quelle relative al suo gesto, all'idea che esprime.
Nello studio delle piante può sussistere una scienza della metafisica e del significato interiore.
La scoperta dei rimedi floreali da parte di Bach è la chiave per comprendere tale significato.
Tratto da "Fiori di Bach. Forma e funzione" di J. Barnard

martedì 11 aprile 2017

La realtà psichica e il conflitto tra natura e spirito


Il conflitto tra natura e spirito non è che l'espressione del carattere paradossale dell'essere spirituale: esso ha un aspetto fisico e un aspetto psichico; e tali aspetti ci appaiono contraddittori perché noi effettivamente non comprendiamo l'essenza della realtà spirituale.
Il conflitto fra l'aspetto fisico e l'aspetto spirituale è soltanto una prova del fatto che la realtà psichica è in definitiva qualche cosa di inafferrabile.
"Qualche cosa" c'è.
Essa è senza dubbio l'unica nostra esperienza immediata; tutto ciò che io sperimento è psichico.
Anche il dolore fisico è un dato psichico.
E tutti i dati sensoriali per i quali s'impone a me un mondo di cose, occupanti spazio e fra loro impenetrabili, sono pur essi immagini psichiche, costituenti la mia unica esperienza immediata.
La mia psiche altera e falsa la realtà in modo tale che ho bisogno di qualche artificiale mezzo sussidiario per poter stabilire che cosa siano le cose fuori di me, per poter affermare ad esempio che il suono è una vibrazione dell'aria di una data frequenza, o che il colore è una data lunghezza d'onda della luce.
Siamo talmente avviluppati in immagini psichiche che non possiamo per nulla procedere nella ricerca dell'essenza delle cose fuori di noi; e tutto ciò che possiamo conoscere consiste pur sempre di elementi psichici.
La psiche è la più reale delle essenze, giacché è l'unica realtà immediata.
Alcune immagini o contenuti sembrano provenire da un cosiddetto ambiente fisico, a cui appartiene anche il mio corpo; mentre altri provengono da una cosiddetta fonte spirituale la quale sembra essere diversa dalle cose materiali.
Si tratta sempre di fatti psichici egualmente reali.
Solo che gli uni si riferiscono al mondo delle cose fisiche, gli altri al mondo delle cose spirituali.
Se io trasferisco il mio concetto di realtà nella psiche, dove esso ha la sua sola vera sede, cessa anche il conflitto tra natura e spirito come principi di spiegazione.
Se fuoco mi scotta io non dubito della realtà del fuoco; se temo invece che mi possa apparire uno spirito, cerco di difendermi rifugiandomi nel pensiero che si tratta di una mera immaginazione.
Ma come il fuoco non è che l'immagine psichica di un processo materiale la cui natura mi è fondamentalmente ignota, la mia paura del fantasma è un'immagine psichica, di origine spirituale, ma reale quanto il fuoco, giacché essa provoca in me un'angoscia reale al modo stesso come il fuoco mi causa dolore reale.
Il primitivo non ha spezzato nei due opposti la sua esperienza originaria; nel suo mondo, spirito e materia si compenetrano ancora, e gli dèi s'aggirano per i boschi e per i prati.
Egli è come un bambino non ancora interamente nato, ancora racchiuso sognante nella propria anima: è cioè nel mondo come esso è realmente e non ancora alterato dalle difficoltà di conoscenza di un intelletto albeggiante. Nella scissione del mondo originario in natura e spirito l'Occidente tenne per sé la natura in cui esso crede e in cui è rimasto sempre più impigliato nonostante i suoi dolorosi e disperati sforzi di spiritualizzazione.
L'Oriente ha invece scelto per sé lo spirito, spiegando la materia come illusione (maya), per vivere la sua vita di sogno nella miseria e nella sporcizia asiatica.
Ma vi è una sola terra e Oriente e Occidente non possono spezzare l'umanità in due metà distinte, cosi la realtà psichica ancora consiste di una fondamentale unità e attende che la coscienza umana superi la fede dell'una parte e la negazione dell'altra, per riconoscere entrambe come elementi costitutivi dell'anima una.
La realtà sensibile può forse bastare alla ragione, ma essa è incapace di dare significato alla vita umana, la quale comprende in sé e da sé esprime anche il sentimento.
Tratto da "Realtà dell'anima" di C.G. Jung
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