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giovedì 23 marzo 2017

L'archetipo del Puer


Questo singolo archetipo tende a fondere insieme l'Eroe, il Fanciullo divino, le figure di Eros, il Figlio del Re, il Figlio della Grande Madre,  lo Psicopompo, Ermes-Mercurio, il Briccone e  il Messia.
Il concetto di Puer Aeternus si riferisce a quella dominante archetipica che personifica le potenze spirituali trascendenti dell'inconscio collettivo o è con esse in una relazione speciale.
Le figure puer possono essere viste come manifestazioni dell'aspetto spirituale del Sé e gli impulsi puer come messaggi dello spirito o come chiamate dello spirito.
Gli impulsi  puer saranno contaminati dalla coloritura personalistica del "figlio di mamma o di papà"
Il lato personale e familiare a turbare il necessario rapporto con lo spirito.
Allora la vocazione alla trascendenza è vissuta all'interno del complesso familiare, è distorta in "funzione trascendente" del problema familiare,  come tentativo di redimere i genitori o di essere il loro Messia.
La vera chiamata non riesce a farsi udire o può farlo solo per mezzo di stimoli tecnici per esempio la droga.
Ma il complesso parentale non è il solo responsabile della mutilazione, paralisi o castrazione delle figure del Puer archetipico.
Per forza il Puer è debole sulla terra, perché il Puer non appartiene alla terra.
La sua direzione è verticale; gli inizi delle cose sono lampi di genio: ci piovono dall'alto come doni.... o spuntano dal suolo come fiori.
Ma all'inizio c'è difficoltà; il Fanciullo è in pericolo e rinuncia facilmente.
Il mondo orizzontale, il continuum spazio-tempo che noi chiamiamo "realta" non è il suo mondo.
La morte non ha importanza perché il Puer dà l'impressione di poter venire un'altra volta, di poter ricominciare.
Il Puer proprio non sopporta la tortuosità, il tempo e la pazienza.
Quando deve riposare o ritirarsi dal centro dell'azione sembra "fissato" in uno stato atemporale, ignaro del passare degli anni, non in sintonia con il tempo.
Il Puer non è destinato a camminare ma a volare.
Le figure puer hanno spesso un rapporto particolare con la Grande Madre,  la quale è innamorata di loro in quanto portatori dello spirito; l'incesto con queste figure ispira lei a eccessi estetici e alla distruzione.
La Grande Madre alimenta il loro fuoco con il desiderio animale e rinfocola la loro fiamma con promesse di successo e di conquista sul mondo orizzontale, il mondo della materia a lei.
L'impulso del Puer è rinforzato da questo invischiamento con l'archetipo della Grande Madre che conduce a esagerazioni spirituali.
Lo spirito eterno è autosufficiente e contiene tutte le possibilità.
Questa autoperfezione, questa aura di onniscenza e di non aver bisogno di nulla sono il vero sfondo della autosufficienza ed dell'isolamento caratteristici di tutti i complessi, rispecchiati negli atteggiamenti narcisistici dell'Io, quella qualità angelica, ermafroditica, dove maschile e femminile sono congiunti perfettamente che non occorre altro.
Perciò non vi è alcun bisogno di rapporti o di una donna, a meno che essa non sia una puella magica o una figura materna che possa rispecchiare ammirando, senza turbare quell'esclusiva e ermafroditica unione con la propria essenza archetipica.
Tratto da "Puer Aeternus" di James Hillman

martedì 21 marzo 2017

La "via" dell'ambivalenza psichica


L'ambivalenza è naturale perché è il riflesso necessario dell'ambiguità della totalità psichica, la cui luce è in uno stato crepuscolare.
Né l'ambivalenza, né la coscienza crepuscolare sono in sé stesse stati patologici, benché, come tutti i fenomeni psicologi, possano presentare forme patologiche.
Il vivere nell'ambivalenza è un vivere dove sì e no, luce e tenebra,  azione giusta e azione sbagliata sono adiacenti e difficili da distinguere.
Anziché sopraffatta, si potrebbe lasciare che l'ambivalenza evolva in base al suo proprio principio interno.
Questa è una via... esiste una via dell'ambivalenza, che può abbracciare l'archetipo nella sua totalità, conducendoci giù giù addirittura fino al livello psicoide.
Anziché correggerla, si potrebbe incoraggiare l'ambivalenza ad abbracciare paradossi e simboli via via più profondi i quali inevitabilmente liberano sentimenti ambivalenti che impediscono la chiarezza e la capacità di azione.
Paradosso e simbolo esprimono la coesistenza dei due poli all'interno dell'archetipo.
L'ambivalenza è la reazione adeguata della psiche integra alle verità integrali.

Sopportare l'ambivalenza ci situa dentro la realtà simbolica dove si percepiscono entrambe le facce contemporaneamente, dove addirittura si esiste come due realtà contemporaneamente.
La via dell'ambivalenza aggira gli sforzi dell'Io per attuare la coniunctio, perché sopportando l'ambivalenza noi ci troviamo direttamente dentro la coniunctio intesa come tensione tra gli opposti.
Questa via arriva alla totalità non una metà alla volta, ma partendo già dalla totalità.
È una via di cui troviamo echi in molte frasi di Lao-tzu e specialmente in questa;
"Abbassa la luce, diventa tutt'uno con il mondo opaco"
Tratto da "Puer Aeternus" di James Hillman

giovedì 16 marzo 2017

L'archetipo e gli opposti


L'archetipo per se è ambivalente è paradossale, abbraccia spirito e naturapsiche e materia, coscienza e incoscienza; in esso sì e no sono un'unica cosa.
Non c'è né giorno né notte, semmai un albeggiare continuo.
L'opposizione implicita nell'archetipo si scinde in due poli quando esso entra nella coscienza egoica.
È con l'Io che sorge il giorno; e la notte è lasciata alle spalle.
La coscienza diurna coglie una parte soltanto e la trasforma in un polo.
Nell'istante in cui accendiamo la candela,  creiamo le "tenebre fuori",  come se la nostra luce fosse un furto, una sottrazione di paradossale luce archetipica alla penombra crepuscolare.
Il processo del "rendere conscio" rende anche inconsci ovvero come Jung ebbe a esprimere;
"Si giunge così alla paradossale conclusione che non esiste contenuto della coscienza che non sia inconscio sotto un altro aspetto. E forse non esiste neppure psichismo inconscio che non sia al tempo stesso conscio".
La luce non è rubata al buio, che è assenza di luce; piuttosto, l'Io concentra in un unico polo la divina primordiale mezza luce, con ciò stesso oscurando il divino.
Spegni la candela, e alla periferia della stanza, che poco prima era un impenetrabile recesso di ombre, sorgerà di nuovo il crepuscolo.
I poli dell'archetipo sono necessari e si equivalgono.
Sul piano della visione, dell'intuizione, siamo al di là degli opposti, al di là di bene e male.
Il mondo umano ha inizio quando i giudizi di valore sentimento aggiungono complessità alla percezione e infatti noi avvertiamo le polarità con il sentimento è riconosciamo la scelta morale.
Sicché l'idea che ci facciamo di una metà di una polarità e il valore che le attribuiamo sono desunti da dentro il punto di vista dell'altra metà.
Il punto di vista oggettivo dell'osservatore cosciente si trova all'interno del medesimo archetipo,  solo all'estremità opposta.
Le polarità possono perfino combattersi ma esse posso anche essere riavvicinate.
Tale riavvicinamento fu lo scopo di Jung nello studiare la coniunctio alchemica.
La divisione in polarità reciprocamente indifferenti oppure respingenti sta provocando una lacerazione dell'anima.
L'anima si trova al centro di ogni sorta di opposizione come "terzo fattore".
La sua esistenza si è sempre situata a metà strada tra Paradiso e Inferno, tra spirito e carne, tra dentro e fuori, tra individuo e collettivo; o meglio, questi opposti sono sempre stati tenuti insieme dalle insondabili profondità dell'anima.
L'anima mantiene in armonia le polarità.
L'anima è la funzione di connessione della psiche.
L'Io.... è incapace di reggere la tensione...l'Io crea divisione dove l'anima offre connessioni con il sentimento e unità con il mito.
Tratto da "Puer Aeternus" di James Hillman

martedì 14 marzo 2017

Gli amuleti naturali: le pietre


Tra i fenomeni naturali occorre tener presenti gli influssi esercitati dai gioielli.... che comunicano le proprie virtù a coloro che se ne adornano...
A questo proposito Platone dice che quando si abbia la ferma credenza che una data cosa ci sia benefica, anche se priva di virtù, questa  cosa opererà in favore nostro per semplice influsso della nostra persuasione.
Tra gli amuleti naturali, alcuni influiscono sulla salute del corpo, altri sullo spirito e rendono le persone allegre o tristi... pigre o timide....
Così una catenella di diaspro verde, sospesa al collo in modo da toccare lo stomaco, rende questo robusto al dire di Galeno.
La pietra aetite, legata al braccio d'una donna incinta, le impedisce lo sgravo; legata invece sulla coscia, la farà partorire senza dolore.
L'alabastro appeso al collo aumenta la tristezza del dormente.
Lo zaffiro placa gli ardori interiori e applicato alla vene pulsative del cuore combatte le febbri ardenti.
Lo smeraldo sospeso al collo scaccia la terzana e preserva dall'epilessia.
L'ametista pendente dal collo sino a toccare lo stomaco, libera dall'ubriachezza... ed è favorevole agli studiosi.
Il giacinto sospeso al collo o portato al dito immunizza dalla malaria...
Preserva dai fulmini.
Le pietre solari e le lunari, sospese al collo, guariscono dalle coliche e le prime vanno legate con un filo d'oro, le seconde con un filo d'argento.
La selenite non imita solo la rotondità della luna, ma ne segue le fasi e portata al collo rende lunatici.
L'agata... è  eccellente contro le morsicature degli scorpioni e dei serpenti, rende l'uomo fecondo e piacevole e gli assicura l'amicizia dei re....
In Persia si usa con questa pietra stornare le tempeste e arrestare lo straripamento dei fiumi...
L'alectoria ha potere solare e rende invincibile chi la porta.
La calcedonia favorisce chi la porta facendogli guadagnare i suoi processi, arrobustendolo e garantedolo dalle illusioni degli spiriti maligni.
La corniola raddolcisce gli impeti e gli sdegni, arresta i flussi sanguigni ed è particolarmente giovevole alla donne mestruanti....
Il diaspro rende casti, arresta il sangue e i mestrui, fuga le febbri, fa trionfare dai nemici e arrobbustisce lo stomaco....
La turchese scaccia la melanconia, la febbre quartana e la debolezza del cuore.
Lo zaffiro conserva vigorose le membra, fuga gl'invidi e la paura, raffredda le febbri e le infiammazioni e guarisce col suo tocco l'antrace e le poteme.
È anche efficace contro i veleni e arresta le emorragie nasali.
Lo smeraldo... fa aumentare le ricchezze e dà eloquenza che persuade (va portato castamente perché il coito gli fa perdere ogni virtù).
Il topazio guarisce le lunaticherie, accresce i beni, arresta il sangue e fa acquistare grazia e benevolenza. Se è concavo però i suoi effetti saranno contrari.
Tratto da "La Magia Naturale" di G.B della Porta

giovedì 9 marzo 2017

Il riconoscimento della colpa


L'offesa se non è ricordata da entrambi gli interessati ricade tutta su colui che è stato tradito.
Se è solo il tradito a percepire l'offesa, mentre l'altro ci passa sopra con razionalizzazioni, allora il tradimento continua, anzi si accentua.
Il risentimento cresce perché il traditore non si assume la sua colpa e non prende con onestà coscienza del proprio atto.
Jung ha detto che il senso dei nostri peccati è che dobbiamo assumerceli, vale a dire non dobbiamo scaricarli sugli altri perché li portino per noi.
Per assumerci i propri peccati, bisogna prima riconoscerli e riconoscere la loro brutalità.
Per la psiche assumersi un peccato significa semplicemente riconoscerlo, ricordarlo.
Il risentimento è un'afflizione emotiva della memoria che l'oblio non riuscirà mai a rimuovere del tutto
E allora non è meglio ricordarla, l'offesa, piuttosto che girare a vuoto tra l'oblio e il sentimento?
Si direbbe che lo scopo di tali emozioni sia quello di impedire che le esperienze si dissolvano nell'inconscio.
Sono il sale che preserva l'evento dalla decomposizione.
Uno dei parametri del tradimento è la fedeltà che tradito e traditore mantengono, dopo l'evento, alla sua amarezza.
Se io sono incapace di ammettere di aver tradito un altro, o se cerco di dimenticarlo, rimango bloccato nella mia brutalità inconscia.
Allora il contesto più ampio dell'amore e il contesto più ampio della necessità destinale della mia azione e dell'intero  evento non verranno colti.
Il perdono da parte del tradito richiede l'espiazione da parte del traditore.
L'espiazione implica una sottomissione al tradimento in quanto tale, alla sua realtà transpersonale, destinale.
L'espiazione non deve servire a metterci la coscienza in pace e neppure ad appianare la situazione.
Essa è una forma di riconoscimento dell'altro.
Il tradimento può rientrare in un contesto più vasto e rappresentare un tema cosmico ma è pur sempre all'interno di rapporti individuali, attraverso una persona cara con la quale siamo in stretta intimità.
E che cosa è, in fondo, il pieno riconoscimento dell'altro, se non amore?
Tratto da "Puer Aeternus" di James Hillman

martedì 7 marzo 2017

Il perdono


Diciamo subito che il perdono non è un'impresa facile.
Quando l'Io è stato offeso, non può perdonare solo perché "dovrebbe".
L'Io si mantiene vitale grazie al suo amor proprio, al suo orgoglio e senso dell'onore .
Anche quando vorremmo sinceramente perdonare, scopriamo che proprio non riusciamo, perché il perdono non viene dall'Io.
A volte, desiderare che il perdono arrivi e attendere che arrivi è l'unica cosa che possiamo fare.
Per chi non ha provato che cosa vuol dire essere umiliati o essere offesi fin nel profondo, perdono e umiltà sono solo parole.
Il perdono acquista valore soltanto quando non ci è possibile né dimenticare né perdonare.
Chiunque può dimenticare un insulto, un affronto personale di scarsa importanza.
Ma chi è stato condotto un gradino dopo l'altro in un rapporto la cui sostanza stessa era la fiducia e ha denudato la propria anima e poi è stato tradito nell'intimo, allora il perdono assume un significato grandioso.
Potrebbe ben darsi che il tradimento non abbia altro esito positivo che il perdono, è che l'esperienza del perdono sia possible solo se si è stati traditi.
Il perdono non equivale a dimenticare ma è il ricordo del torto subito, trasformato all'interno di un contesto più vasto, ovvero, il sale dell'amarezza trasformato nel sale della saggezza.
Sofia, che, una volta ancora rappresenta un contributo del femminile al maschile.
La saggezza di cui parlo è dell'unione di amore e necessità dove finalmente il sentimento può riversarsi liberamente nel nostro destino, riconciliandoci con ciò che ci è accaduto.
Così come la fiducia conteneva il seme del tradimento, il tradimento contiene in sé il seme del perdono.
Forse il tradimento è la porta attraverso la quale gli esseri umani possono arrivare alle più alte esperienze religiose del perdono e della riconciliazione con quel muto labirinto che è il creato.
Ma il perdono è talmente difficile da dare che probabilmente c'è bisogno della collaborazione dell'altro, di colui che ha tradito.
Tratto da "Puer Aeternus" di James Hillman

giovedì 2 marzo 2017

Tradimento e guida verso il Sè


Ambiguità cosciente, anziché ambivalenza inconscia.
A quanto pare, il savio, il maestro, per poter essere lo psicopompo che guida le anime attraverso la confusione del creato....mostra un'astuzia ermetica e una freddezza che è impersonale come la natura stessa.
La capacità di tradire gli altri è affine alla capacità di guidare gli altri.
Una paternità compiuta le possiede entrambe.
Nella misura in cui il fine al quale mira la guida psicologica è l'autonomia e l'autosufficienza dell'altro, questi dovrà prima o poi essere condotto o lasciato a quello che è il suo vero livello, vale a dire senza più aiuto umano, a fare esperienza del tradimento dentro di sé, dove egli è solo.
Jung dice;
"So per esperienza che ogni coazione, si tratti  di una lieve suggestione o insinuazione o di qualsiasi altro mezzo di persuasione, non fa altro che ostacolare l'esperienza più alta e più decisiva; il trovarsi soli con il proprio Sé o qualsiasi altro nome si voglia dare all'oggettività dell'anima.
Essi devono esser soli, non c'è scampo, per far l'esperienza di ciò che li sorregge quando non sono più in grado di sorreggersi da sé.
Soltanto questa esperienza può fornir loro un fondamento indistruttibile".
Cosa c'è allora che è degno di fiducia nel padre buono o psicopompo? Qual è differenza sotto questo profilo tra il mago bianco e il mago nero? Che cosa distingue il savio dal bruto?
Non c'è il rischio di giustificare qualsiasi brutalità e tradimento che un uomo possa compiere come un segno dell'avvenuta integrazione di Anima....?
Troviamo due elementi: il motivo dell'amore e/o un senso di necessità.
L'interpretazione cristiana dell'abbandono di Gesù sulla croce da parte del Padre dice che Dio amava talmente il mondo da sacrificare il Suo unico figlio per la sua redenzione.
Il Suo tradimento era necessario per compiere il destino del figlio.
Chi può stabilire che il tradimento era necessario, era destino, una chiamata del Sé?
È certo che un elemento dell'amore è il senso di responsabilità...
Se il tradimento è perpetrato soprattutto per il vantaggio personale... allora si può star sicuri che c'entra più il potere, il bruto, che l'amore.
Il contesto più ampio di amore e necessità è dato dagli archetipi del mito.
Purtroppo può occorrere molto, moltissimo tempo perché l'evento riveli il suo significato e nel frattempo esso rimarrà sigillato nell'assurdità o a suppurare nel risentimento.
Lo sforzo per interpretarlo e integrarlo è il modo per uscirne, andare oltre....E anzi per fare un passo ulteriore, verso uno dei sentimenti religiosi più alti: il perdono.
Tratto da "Puer Aeternus" di james Hillman

martedì 28 febbraio 2017

Il significato del tradimento per il traditore

Che cosa può significare il tradimento per il padre? Cosa può significare per Dio lasciare morire il proprio figlio sulla croce non ci viene detto.
Che la capacità di tradire attenga alla condizione di padre? Proviamo a riflettere su questa domanda.
L'immagine paterna - quella figura giusta, saggia e clemente - si rifiuta di intervenire in alcun modo per lenire le sofferenze che il padre stesso ha provocato.
Inoltre, il padre rifiuta di rendere conto di sé.

Il rifiuto di spiegare significa che la spiegazione deve venire, semmai, dalla parte offesa.
Questo è lo stimolo creativo presente nel tradimento: è l'individuo tradito a dover trovare il modo di risorgere, a dover fare un passo avanti dandosi da sé un'interpretazione dell'accaduto.
Ma l'esperienza del tradimento può essere creativa solo a patto che egli non cada nei pericoli che abbiamo descritto evi rimanga fissato (vedi le 5 scelte sterili del post-tradimento).
Nei racconti archetipici e nella vita quotidiana il tradimento non è spiegato all'altro dal traditore, perché avviene inconsciamente, attraverso il nostro autonomo lato sinistro.
L'uso cosciente della brutalità sembrerebbe un tratto comune alle figure paterne.
Il padre ingiusto riflette l'iniquità della vita.
Rimanendo insensibile al grido di aiuto e al bisogno dell'altro, arrivando ad ammettere che la sua promessa è fallibile, il padre riconosce che il potere della parola può essere trasceso dalle forze della vita.
Tale consapevolezza dei propri miti maschili e tale durezza di cuore indicano un alto grado di differenziazione del lato sinistro che significa capacità di reggere la tensione senza intervenire, di sbagliare senza cercare di rappezzare la situazione, di lasciare che siano gli altri a determinare i principi.
Significa anche essere riusciti a superare in qualche misura quel senso di "coda di paglia" che ci trattiene dal compiere fino in fondo in piena coscienza certe azioni brutali ma necessarie.
La coda di paglia e il cuore tenero rendono l'azione schizofrenica e Anima non è in grado di reggere.
Invece il cuore duro del padre non trasmette ingiunzioni opposte.
Non tradisce il figlio per poi prenderlo in braccio dicendo: "povero piccolo fa più male a me che a te sai?"
Una tale disponibilità ad assumerci il ruolo di traditore ci avvicina alla condizione animale, non tanto schiavi di un Dio morale/diavolo immorale, quanto servitori di una natura che è amorale.
Integrazione di Anima, dove il cuore freddo e le labbra sigillate rimandano a Eva e al serpente, la cui  saggezza è pure vicina alla proditorietà della natura.
Che l'integrazione di Anima non possa manifestarsi, oltre ai vari modi che c aspettiamo (vitalità, relazionalità, amore, immaginazione, sottigliezza ecc...) anche nel diventare simili alla natura?
Tratto da "Puer Aeternus" di James Hillman

giovedì 23 febbraio 2017

Le 5 scelte sterili del post-tradimento: il tradimento di sé



Il tradimento di sé è forse l'esito più preoccupante.
E uno dei modi in cui può insorgere è appunto in conseguenza dell'essere stati traditi.
Nella situazione di fiducia, nell'ambito dell'amore, o davanti a un amico o un genitore noi apriamo uno spiraglio, mettiamo allo scoperto qualcosa che avevamo sempre custodito dentro di noi....
Una confessione, una poesia, una lettera d'amore, un progetto fantastico, un segreto, un sogno o una paura infantili, che contengono i nostri  valori più profondi.
Nel momento del tradimento, queste perle germinali, così delicate, diventando sassolini, granelli di sabbia.
La lettera d'amore diventa una sbrodolata sentimentale, la paura, il sogno, l'ambizione si riducono tutte a cose ridicole da sbeffeggiare sguaiatamente, da spiegare con linguaggio da caserma.... boiate.
Il processo alchemica è rovesciato: l'oro riconvertito in feci, le nostre perle buttate ai porci.
Rozze spiegazioni materialistiche che ci diamo, le ottuse semplificazioni che riducono tutto a pulsione sessuale e ingurgitano tutto quanto indiscriminatamente
È una strana sensazione quella di ritrovarsi a tradire se stessi, a volgersi contro le proprie esperienze attribuendo loro i valori negativi dell'Ombra e agendo contro le proprie intenzioni e il proprio sistema di valori.
Viene in luce il lato più brutto e più sporco e ci ritroviamo a comportarci nello stesso modo cieco e sordido che attribuiamo all'altro e a giustificare le nostre azioni con un sistema di valori che non ci appartiene.
E allora sì siamo davvero traditi, consegnati a un nemico interno.
L'alienazione di sé  dopo un tradimento ha una funzione essenzialmente autoprotettiva.
Non vogliamo più farci ferire e poiché la ferita è stata inferta quando ci siamo rivelati per come siamo, adesso non vogliamo più ritornare a vivere partendo da quel luogo dolente.
Così si ripudia il proprio sé, lo si tradisce.
Rifiutiamo essere quello che siamo, incominciando a imbrogliarci con giustificazioni e delusioni, il tradimento di sé diventa soffrire in modo inautentico.
Anziché vivere la nostra personale forma di sofferenza...per mancanza di coraggio di essere, tradiamo noi stessi.
Veniamo meno alla cosa essenziale, al dovere essenziale di assumerci e di portare la nostra croce e di essere quello che siamo, anche se ci fa soffrire.
Tratto da "Puer Aeternus" di James Hillman

martedì 21 febbraio 2017

Le 5 scelte sterili del post-tradimento: cinismo e scelta paranoide


Più pericoloso è il cinismo.
Una delusione d'amore, una delusione nei confronti di una causa politica, di un amico ecc.. provoca spesso nella persona tradita un mutamento di atteggiamento che non solo nega il valore di quella persona o di quel rapporto particolari, ma fa dire che l'amore è sempre una fregatura, tutte le grandi cause sono per imbecilli ecc... con i cocci dell'idealismo viene rafforzata una filosofia di rude cinismo.
Questa prospettiva cinica, poiché impedisce di elaborare il tradimento fino a un significato positivo, crea un circolo vizioso....il cinismo, quel ghigno contro la nostra stella,  è un tradimento dei nostri stessi ideali, delle nostre ambizioni più alte di cui è portatore l'archetipo del Puer.

La scelta paranoide è un modo di proteggerci dall'eventualità di essere nuovamente traditi e consiste nel costruire il rapporto perfetto.
Rapporti di questo genere esigono il giuramento di fedeltà al regime; non tollerano rischi alla loro sicurezza.
Il loro motto è "non mi dovrai mai deludere".
Il tradimento deve essere escluso dal rapporto con reiterate affermazioni di fiducia dichiarazioni di fedeltà eterna, prove di devozione, giuramenti di mantenere il segreto.
Non ci può essere la più piccola crepa, il tradimento non deve assolutamente entrare.
La pretesa paranoide di un rapporto esente dalla possibilità del tradimento non può in realtà fondarsi sulla fiducia: sarà piuttosto una convenzione intesa a escludere il rischio.
Come tale, più che all'amore attiene alla sfera del potere.
La distorsione paranoide delle vicende umane è una cosa grave.... soddisfare i requisiti di un rapporto paranoide dando assicurazione alla fedeltà, cancellando la possibilità del tradimento, è garantito che ci si sta allontanando dall'amore.
Amore è possibilità di tradimento provengono dal medesimo fianco, il sinistro.
Tratto da "Puer Aeternus" di James Hillman

giovedì 16 febbraio 2017

Le 5 scelte sterili del post-tradimento: vendetta e negazione


Il primo pericolo è la vendetta.
Occhio per occhio; male per male; dolore per dolore.
Per alcuni la vendetta è una reazione naturale, immediata,  che arriva senza  ge e senza che essi si pongano domande.
Se compiuta direttamente come gesto di verità emotiva, la vendetta può servire a fare pulizia, a saldare il conto, senza però ottenere altri risultati.
La vendetta infatti non conduce a niente di nuovo.
Non è produttiva sul piano psicologico, perché si limita a una abreazione dell tensione.
Quando poi è procrastinata e si trasforma nel fare macchinazioni, nello starsene acquattati in attesa dell'occasione buona, incomincia a puzzare di cattivo e alimenta  fantasie di crudeltà e astiosità.
La vendetta procrastinata, la vendetta affinata in metodi indiretti può diventare ossessiva e sposta la messa a fuoco dall'evento del tradimento e dal suo significato alla persona del traditore e alla sua Ombra.
Il lato peggiore della vendetta, dal punto di vista psicologico, è la sua messa a fuoco ridotta e limitata, il suo effetto di restringimento della coscienza.

Un'altra scelta sbagliata è la difesa della negazione.
Quando in un rapporto uno dei due partecipanti subisce una delusione, la tentazione è quella di negare il valore dell'altro; di colpo e tutta in una volta, egli scorge l'Ombra dell'altro, una vasta panoplia di demoni maligni che ovviamente, prima nella situazione di fiducia originale, non c'erano affatto.
Queste brutte facce dell'altro sono compensazioni delle idealizzazioni di prima.
La grossolanità di queste improvvise rivelazioni è indicativa della precedente grossolana inconscietà nei confronti di Anima,  cioè esisteva un retroterra di fiducia originale, l' inconscia innocenza dell'infanzia dove l'ambivalenza era rimossa..il flusso ininterrotto di valutazioni che scorre all'interno di ogni relazione era respinto.
Prima del tradimento il rapporto negava l'aspetto animico; dopo il tradimento, è il rapporto a essere negato dai risentimenti di Anima.
Coinvolgimento fatto soprattutto di proiezioni, come succede nelle storie amorose o è fatto di rimozione come nelle amicizie tutte maschili basate sulle idee e il "fare delle cose insieme".
Grossolana inconscietà nei confronti di Anima significa semplicemente che la parte emotiva del rapporto è data per scontata, con fede animale, una fiducia originale nel fatto che non ci sono problemi, che il rapporto è solo quello che pensiamo e diciamo e "abbiamo in mente" in proposito, che tutto si aggiusta da sé.....ora imbocchiamo la strada opposta e neghiamo qualsiasi speranza e aspettativa in generale e per sempre.

martedì 14 febbraio 2017

I quattro reggitori interni delle azioni: la matematica e la magia


"L'animo, quanto più è potente nei confronti del corpo, tanto più possiede distrazioni potenti, sì da non essere ostacolato nelle proprie naturali inclinazioni e azioni dai vortici degli impulsi della materia che è causa di turbamento.
Conosci dunque, conosci quelle piccole distrazioni e considera in che modo bisogna lottare contro una cieca caligine, che è necessario respingere fuori dalla porta"

La matematica contribuisce all'opera dell'animo; giacché ciò che è visibile è immagine di ciò che è invisibile.
Infatti come in uno specchio le cose che sono nel mondo intellegibile divengono tangibili nel mondo sensibile.
Qui si muovono, si differenziano: lì invece sono immobili in un ordine perpetuo e immutabile.
La matematica insegnandoci ad astrarre dalla materia, dal movimento e dal tempo, ci rende intellettivi e contemplativi delle specie intellegibili.
Perciò Pitagora, Platone e tutti quelli che di impegnarono a farci capire argomenti profondi e difficili, non usarono mai altri mezzi.
A noi è concesso di giungere dalle immagini e dalle ombre dei corpi - che sono oscuri elementi sensibili - , tramite gli elementi matematici - che Platone considera oscuri intellegibili - alle idee, che lo stesso considera chiari intellegibili, così come anche la loro chiarezza si imprime nella nostra ragione tramite gli strumenti della matematica.
La magia con l'intermediario della matematica condivide la stessa equidistanza dalla fisica e dalla metafisica.
Ve ne sono due tipi: la prima che, sia tramite la credulità e la forza della fede, mortifica il senso, tramite il quale la sua essenza viene assorbita profondamente attraverso un qualche elemento esterno, sì che la natura migliore si trasforma nell'immagine di qualcosa di peggiore (questo avviene presso i maghi disonesti che spingono l'uomo verso un certo spirito emblema...)
Il secondo tipo di magia invece è quella che, tramite una fede sorvegliata è tanto lontana dal servirsi del turbamento del senso che lo sostiene invece quando zoppica, lo corregge quando erra, lo irrobustisce e lo acuisce quando è debole e ottuso
Quando questa magia riconosce, per virtù del gran demone (che è l'amore), che l'anima è unita al corpo tramite lo spirito e che lo spirito tramite l'anima acquisisce una potenza più autonoma e divina e che tutte le cose del mondo sono legate e concatenate tra loro tramite un numero maggiore o minore di intermediari, e che quando non si nasconde l'anima è duplice - cioè superiore e più intellettiva, che riproduce in se stessa il bello e inferiore, che lo riproduce altrove- .
La magia naturale ha in comune con quella superstiziosa e con quella divina questo principio:  tutte le cose, per un certo stimolo interno, a seconda delle loro forze fuggono il male e perseguono il bene, e alcune si muovono da sé, altre mosse da qualcos'altro,  altre da un principio interno, che è sempre bisognoso o proprio di chi ha bisogno, altre poi da uno spirito esterno, altre ancora si muovono per natura, altre con violenza, altre senza far resistenza.

giovedì 9 febbraio 2017

I quattro reggitori interni delle azioni: l'amore e l'arte


"L'animo, quanto più è potente nei confronti del corpo, tanto più possiede distrazioni potenti, sì da non essere ostacolato nelle proprie naturali inclinazioni e azioni dai vortici degli impulsi della materia che è causa di turbamento.
Conosci dunque, conosci quelle piccole distrazioni e considera in che modo bisogna lottare contro una cieca caligine, che è necessario respingere fuori dalla porta"

L'amore è ciò per la cui potenza tutte le cose son generate; è in tutte le cose, vivo in ciò che è vivo, grazie a lui ciò che è vivo vive, ed è lui stesso la linfa vitale di ciò che è vivo: riscalda ciò che è freddo, illumina ciò che è oscuro, risveglia ciò che è assopito, vivifica ciò che è morto, fa percorrere la ragione sovraceleste alle cose  inferiori,  trasportandole con divino furore; per suo compito  le anime son legate ai corpi, per la sua guida sono innalzate alla contemplazione, per il suo volo si uniscono a Dio superate le difficoltà naturali.
È lui che insegna quali cose siano nostre e quali altrui, chi siamo noi e gli altri...
La necessità, che si fa beffa di tutto, obbedisce al solo amore.
Rivolgiamoci dunque a onorarlo, guardando non ai tre luoghi ma a tutto, stimolati non tre volte, non sette, ma sempre.

L'arte. Sperimentiamo in noi che l'arte più perfetta non sta  a calcolare e l'arte elaborata non ha bisogno di star lì a ragionare, sia perché agiamo a somiglianza della natura, sia perché la natura agisce insieme con noi.
Dunque l'arte si realizza perfettamente nel momento in cui è connessa alla natura agente; infatti tutto è disposto in modo che arte e natura abbiano una connessione, sia perché l'arte consiste in un certo senso nell'imitazione della natura, sia poiché, come è impossibile che ciò che è naturale non sia partecipe dell'arte, così neppure ciò che è frutto d'arte può mancare della natura.
Non v'è nulla infatti di completamente artificiale che non dipenda dalla natura.
Per conseguire un'arte perfetta e compiuta, bisogna che tu ti unisca all'anima del mondo e viva unito con essa che genera un mondo pieno di principi.
E questi principi plasmano e dan forma a tutte le cose nei semi, come se fossero piccoli mondi.
Dal momento che l'anima è presente ovunque, ed è intera e nell'intero e in qualunque parte intera, potresti scorgerla in ogni cosa, benché piccola e incompleta perché tutto è in tutto.
Quando qualcosa si realizza nel modo in cui l'essenza della sua anima sembra richiedere nei riguardi di una tale materia e accade come per un principio interno, poiché la natura dispiega la forma presente.
Vedi dunque da dove nasca la mirabile arte.
Tratto da "Il sigillo dei sigilli" di Giordano Bruno

martedì 7 febbraio 2017

Il significato archetipico del tradimento


Il tradimento come costante possibilità con la quale convivere, appartiene alla fiducia esattamente come il dubbio appartiene alla fede vivente.
Perché i rapporti evolvano,  la fiducia originale deve essere spezzata; non solo, dovremmo aspettarci che essa non sarà superata per il semplice fatto di crescere.
Si verificherà una crisi, una rottura caratterizzata dal tradimento il quale è la condizione sine qua non per la cacciata dall'Eden e l'ingresso nel mondo "reale", il mondo della coscienza e della responsabilità umane.
Se possiamo fare dono di noi stessi con la certezza che ne usciremo intatti, magari addirittura arricchiti, allora dov'è il dono?
La fiducia originale permette al Puer di volare alto quando vuole. Padre e figlio sono una cosa sola.
E tutte le virtù maschili come la competenza, il calcolo del rischio, il coraggio, non contano niente: Dio o il Papà saranno pronti ad afferrarti (se cadrai).
Arriva la volta in cui, a dispetto della promessa, si mette di mezzo la vita, succede l'incidente e si cade lunghi e distesi.
La rottura della promessa è un'irruzione della vita nel mondo sicuro del logos, dove si può contare sull' ordine di tutte le cose e il passato si fa garante del futuro.
Nello stesso tempo, la rottura della promessa ovvero della fiducia è una breccia verso un altro livello di coscienza.
Il padre ha risvegliato la coscienza, ha cacciato il ragazzo fuori dal giardino, brutalmente, dolorosamente.
Ha iniziato il figlio.
L'iniziazione a una nuova coscienza della realtà passa attraverso il tradimento, attraverso il venir meno del padre e la rottura della promessa da parte sua.
Il padre lascia che il lui e attraverso di lui si manifesti il lato oscuro.
....una dimostrazione nella propria persona della possibilità di tradimento insita perfino nella fiducia più intima.
Disvela la propria capacità di  tradimento, si pone nella sua nuda umanità rivelando una verità sulla condizione di essere umano.
Il tradimento è il male più grande di tutti, in quanto è un "male che fa del male a sé stesso".
Quando le esperienze posseggono una siffatta intensità, presupponiamo uno sfondo archetipico.... ci aspettiamo di trovare un mito, un modello di comportamento fondamentale mediante il quale l'esperienza può essere amplificata.
Il tradimento di Gesù Cristo può rappresentare tale sfondo archetipico.
La fiducia originale è riposta nella potenza paterna, il grido di aiuto di Cristo non è rivolto alla madre, perché l'esperienza del tradimento fa parte di un mistero maschile.
Via via che si dispiega e diventa più intenso il dramma del tradimento, il femminile viene sempre più alla ribalta.
La ferita nel costato al momento della morte di Cristo come quando Eva è tratta dal fianco di Adamo. E la scoperta di Cristo risorto, vestito di bianco,  da parte di donne.
Si direbbe che il messaggio d'amore, la missione di Gesù in favore di Eros, acquisti forza definitiva solo attraverso il tradimento e la crocifissione.
È nel momento in cui Dio lo abbandona, infatti, che Gesù diventa pienamente umano, patisce la tragedia dell'umanità, con il fianco trafitto e ferito dal quale sgorgano sangue e acqua, la sorgente ora liberata della vita, del sentimento, dell'emotività.
La qualità di puer, la posizione di sicurezza immune da paure del predicatore miracoloso è svanita.
Quando si spezza la fiducia originale, il Dio puer muore e nasce l'uomo.
E l'uomo può nascere soltanto quando nasce il femminile che è in lui.
Dopo la nascita di Eva dal fianco di Adamo dormiente,  diventa possibile il male; dopo che il fianco di Gesù tradito e morente è stato trafitto,  diventa possibile l'amore.
Tratto da "Puer Aeternus" di James Hillman

giovedì 2 febbraio 2017

La luce e il colore


Considera come i Platonici, la luce come fuoco e forma del cielo, immagine della vita celeste, accesa da Dio nel sole, nel quale si trovano le altre qualità, di cui le più importanti sono: il calore vitale e piacevole, una certa attività motrice e formatrice di tutte le specie.
V'è una luce più intima grazie alla quale il sole splende di luce propria:
da questo genere si considera differente la luce che di lì è diffusa ovunque come un'immagine del sole.
Dunque da questa luce che è stata accesa presso di noi passiamo alla luce effusa che l'accende, poi a quella da cui fisicamente viene effusa, quindi a quella intima che è il principio dell'effusione, infine da quella che sta in un corpo divisibile come elemento divisibile a quella più semplice e indivisibile.
Che quella luce prima e iniziale fosse prima del sole, se non per durata almeno per natura, lo capirono Orfeo e gli Egizi, i cui misteri forse rappresenta Mosè nelle sue parabole.
Per questo gli antichi Caldei, tutti gli Egizi, i Pitagorici, i Platonici e gli altri ottimi contemplatori della natura adoravano più ardentemente questo sole.
Il nostro corpo e la nostra anima, il senso e l'intelletto, sono mezzi per celebrare, e poiché entrambe le facoltà ci spingono al divino attraverso i mezzi di entrambe, sia i templi e i luoghi sacri, sia coloro che si dice abitino in essi, la natura ovunque proclama che debbano essere oggetto di un duplice culto; essa pure, sul modello delle stelle che dipendono da un'unica fonte della luce, insegna a riconoscere - al di sopra di tutti gli innumerevoli dèi reggitori del mondo - un solo principe, padre e Dio.


Il colore è considerato la qualità successiva alla luce: esso è la qualità visibile dispiegata su una superficie, mentre la luce è la qualità non suscettibile di estensione alcuna ma che corre ovunque in una frazione di secondo.
Il colore non è visibile che grazie alla luce; infatti il colore non pare essere niente se non luce indebolita: a sua similitudine i fantasmi non sono intellegibili se non alla luce della ragione e così i fantasmi più vicini alla ragione sono più intellegibili, come i colori più vicini alla luce, sono più visibili.
Il colore si presenta all'occhio come i fantasmi alla ragione.
La luce è anche foma universale di ogni visibile e del colore essa si diffonde uniformemente in tutti i colori e i colori sono costituiti da una varia partecipazione di luce a partire da materie diverse.
Tratto da " Il sigillo dei sigilli " di Giordano Bruno

martedì 31 gennaio 2017

Eva; la natura ambivalente dell'essere


Avere desideri sessuali, ingannare, sedurre, tentare, imbrogliare, incolpare, confondere, nascondere, fuggire, rubare, mentire, rovinare il creato con le nostre mani (la attribuiamo al) la nostra natura femminile, perpetrare tradimenti attraverso la nostra mancina inconscietà data dal carattere proditorio di Anima, che è la fonte del male nell'Eden e dell'ambivalenza di ogni Adamo da allora in poi.
Noi vogliamo la sicurezza del logos, dove la parola è Verità e non può essere fatta vacillare.
La nostalgia dell'unità con il vecchio Sé saggio,  dove io e il Padre siamo una cosa sola, senza l'interferenza di Anima è tipica del Puer Aeternus, colui che sta dietro a tutti gli atteggiamenti adolescenziali.
Il puer non vuole mai essere cacciato dall'Eden, perché là conosce il nome di tutte le creature, perché là i frutti crescono sugli alberi e basta allungare la mano e coglierli, la fatica non esiste....
Questa sensazione di esser perfettamente compresi, confermati, riconosciuti, benedetti per quello che siamo si riproduce in tutte le situazioni di fiducia originale e allora pensiamo:  soltanto il mio migliore amico, soltanto mia moglie... mi capisce davvero fino in fondo.
Il fatto che questo non succeda... è vissuto come un atroce tradimento.
Per Dio stesso fu necessario creare
Eva, evocarla, farla uscire dall'uomo e questo portò alla rottura della fiducia originale mediante il tradimento.
Fu la fine dell'Eden; l'inizio della vita.
Dio e il creato non erano sufficienti per Adamo; era necessaria Eva, il che significa che il tradimento è necessario.
Sembrerebbe che l'unica via di uscita da quel Giardino passasse per il tradimento e l'espulsione..
Si arriva così a una verità fondamentale riguardo sia la fiducia sia il tradimento: l'una confine l'altro e viceversa.
Non si da fiducia senza la possibilità del tradimento.
Siamo traditi proprio nei rapporti più intimi, quelli in cui è possibile la fiducia originale.
Possiamo essere traditi davvero soltanto là dove ci fidiamo davvero.....
La fiducia ha dentro il seme del tradimento; il serpente era presente nel Giardino fin dall'inizio, così come Eva esisteva dall'inizio, preformata nella struttura intorno al cuore di Adamo.
La fiducia e la possibilità di tradimento fanno la loro comparsa nel mondo nel medesimo istante
Tratto da "Puer Aeternus" di James Hillman

giovedì 26 gennaio 2017

Le molteplici contraddizioni


- Tutti quelli che si sono ritirati nella solitudine di un eremo sono stati inventori nelle arti, nelle scienze,  nelle virtù e nei costumi, maestri, guide e pastori di popoli.
Pitagora che per 10 anni non frequentò uomini, divenne grande e veritiero contemplatore della natura delle cose.
Dopo una solitudine di 20 anni Zoroastro progredì in ogni magia e divinazione...
Dopo la solitudine dell'Oreb Mosè riuscì a superare in meraviglie i maghi del suo faraone.
Si dice che Gesù di Nazareth non abbia cominciato a dire e operare cose miracolose prima di aver sostenuto il conflitto con il diavolo nel deserto.
Paracelso, che si gloria più del titolo di eremita che di quello di dottore e maestro, fu una guida e un'autorità innovatrice..
- Le cose allontanate il più possibile da alcuni fanatici dell religione, che si sono impadroniti dello sguardo dell'intelligenza,  vengono rese chiare al senso  che non erra,  tramite quella forza d'animo che non è costretta dai confini del corpo.
- L'animo è soggetto a divini sogni, visioni e rivelazioni; per colui che ne coglie il vero significato nulla è difficile.
- Si ritiene che l'animo prevalga e domini anche sui corpi a tal punto che non senza motivo si dice che possiamo comandare  anche ai monti.
Certamente questo si verifica effettivamente e al massimo grado quando  si rileva una certa rispondenza tra il principio attivo e quello passivo.
- Vale la pena di considerare come possa accadere per un miracolo che un sordo  dalla nascita e conseguentemente muto, sia in grado di parlare correttamente per ispirazione propria, non per una esterna, infusa tramite un'arte magica.
Chiunque può compiere un atto sul modello  di cose che non ha in attitudine.
Sulla base di questo principio non assimilato abbastanza chiaramente i Platonici asseriscono che le forme delle cose sono per natura insite nell'animo.
- Da un improvviso timore che contrae o sospinge lo spirito sino alla rocca del cuore e alle altre parti interne, avviene che i malati guariscono dalla maggior parte delle malattie, così come crediamo che le malattie che sorgono per una certa causa possano venir curate dal principio contrario.
Certe cose solo al guardarle suscitano nausea, stupore, dolcezza, tremore e simili altre emozioni: se ci accorgiamo che un altro sta male, noi stessi accusiamo dolore nel medesimo punto; se vediamo spargersi il sangue altrui, ci sentiamo mancare.
- Mentre i sensi esterni riposano durante il sonno  dagli atti che loro competono, sperimentiamo che i sensi interni, come se fossero più vitali,  percepiscono più vivacemente le specie che loro competono.
E quanti meno sono i sensi in colui che per natura di dice esserne partecipe, tanto più risultano essere potenti.
L'animo più lodevole e davvero proprio dei filosofi è quello per cui Anacrasso, impassibile nel sopportare le frustate, affliggeva il tiranno Nicreonte più di quanto egli stesso fosse torturato.
Non è forse vero che un più deciso piacere, timore, speranza, fede, sdegno e disprezzo della realtà allontanano dal sentimento presente? E allora si verifica la realizzazione della perfetta filosofia, qualora qualcuno per la profondità della speculazione si separi dalle passioni del corpo tanto da non provare affatto dolore.
Colui che è giunto a un punito tale da non provare dolore c'è maggior virtù che in un altro che lo sente e resiste.
Non soffre l'angoscia della morte colui che viene più coinvolto da un altro aspetto della cosa.
Colui che ha paura di fatti corporei non è  mai stato congiunto a fatti divini; infatti chi è davvero saggio e virtuoso, dal momento che non prova dolore, è felice allo stadio massimo.
- Hai la possibilità di renderti conto in quanti modi, saggiamente, inutilmente e pericolosamente, tu possa contrarre lo spirito, richiamare le forze, rivolger l'animo alla speculazione, alla comprensione di ciò che vien speculato e alla conservazione di ciò che è stato compreso e parimenti tu possa comportarti attivamente in campi affini tramite ciò che è affine, in campi proporzionali tramite ciò che è proporzionale,  in campi diversi tramite criteri analogici e infine in campi contrari tramite ciò che è opposto.
Da ciò nasce quella considerazione che conduce all'intelligenza, al giudizio e alla moderazione  delle passioni.
Tratto da "Il sigillo dei sigilli" di Giordano Bruno

martedì 24 gennaio 2017

La "Fiducia originale"



Fiducia e tradimento non costituivano un problema per Adamo, quando passeggiava in compagnia di Dio al crepuscolo.
L'immagine del giardino come inizio della condizione umana esemplifica quella che si potrebbe chiamare "fiducia originale", o la "fede animale".
La credenza basilare -nonostante la preoccupazione, la paura, il dubbio- che la terra sotto i piedi è solida e reggerà anche il nostro prossimo passo, che il sole sorgerà anche domani e il cielo non ci  crollerà sulla testa e che il mondo è stato creato da Dio per l'uomo.
Questa situazione di fiducia originale, espressa nell'immagine archetipica dell'Eden, si riproduce nella vita individuale di ciascun bambino e genitore.
Come nel principio Adamo si fida di Dio, così il ragazzino nel principio si fida di suo padre.
Per entrambi Dio e Papà incarnano l'imago paterna: affidabile, salda, stabile, giusta...
L' immagine paterna può anche essere espressa con il concetto di Logos, l'immutabile  potenza e sacralità della parola maschile.
Ma non siamo più dell'Eden.
Eva ha posto fine a quella nuda dignità.
Benché non si sia più in quel Giardino, ci possiamo ritornare attraverso l'esperienza dei rapporti di intimità, per esempio l'amore, l'amicizia.... nei quali viene ricostruita una situazione di fiducia originale.
Tale situazione è stata denominata témenos, recinto sacro..simbiosi madre-figlio... è il luogo dove si ritrova la sicurezza dell'Eden.
È una sicurezza maschile, data dal  logos attraverso la  promessa, il patto, la parola.
Non è una fiducia fatta di seni, latte, e calore della pelle; è simile a quella ma anche diversa; ....non è sempre obbligatorio andare dalla mamma per trovare i nostri modelli delle strutture fondamentali della vita umana.
In questa sicurezza fondata non sulla carne ma sulla parola, è stata ricostruita la fiducia originale.... Adamo è il primo uomo che tutti ci portiamo dentro.
Il bisogno di sicurezza come zona protetta in cui poter mettere a nudo il nostro mondo originario, in cui poterci esporre all'altro senza rimanere distrutti.
Il bisogno di sicurezza può riflettere il bisogno di cure materne, ma nel contesto paterno all'interno del quale ci stiamo muovendo esso è bisogno di intimità con Dio, come sapeva Adamo.
Ciò a cui aneliamo è una situazione in cui essere protetti dalla nostra stessa tendenza al tradimento, dalla nostra ambivalenza, dalla nostra stessa Eva.
Il mondo originale non solo è il mondo prima del male, è il mondo prima di Eva.
L'essere una cosa sola con Dio nella fiducia originale ci protegge dalla nostra stessa ambivalenza.
Tratto da "Puer Aeternus" di James Hillman

giovedì 19 gennaio 2017

Essenza, potenza e atto


Sopra l'atto razionale vien collocato l'atto intellettivo... come sopra l'anima corporea v'è l'anima pura e semplice, così anche al di sopra dell'intelligenza animale v'è l'intelligenza pura e semplice.
Una sola luce illumina tutto, un solo spirito vitale vivifica tutto discernendo secondo gradi stabiliti dalle cose più alte alle più basse e risalendo dalla più basse alle più alte e come accade nell'universo, così succede anche nei simulacri dell'universo.
E per chi sale più in alto non solo sarà manifesta la sola vita fra tutte, la sola luce fra tutte, la sola bontà e il fatto che tutti i sensi sono un unico senso, tutte le cognizioni una sola cognizione, ma anche il fatto che tutte le cose infinite sono un'unica essenza, un'unica potenza e un unico atto.
Essenza, potenza e atto; essere potere e agire; ente, possente e agente sono un'unica cosa sola; cosicché tutto è una cosa sola.
Il cominciare e l'esser cominciato, il fare e l'esser fatto, il superiore e l'inferiore non sono ente, ma appartengono all'ente, non sono ciò che è uno, ma ciò che appartiene, si origina o discende dall'uno.
Chi non dispone, non cerca, non comprende e non realizza l'unità, non dispone, non cerca, non comprende e non realizza niente; chi non  consegue dai molteplici sensi e dai molteplici livelli di conoscenza un solo e unico senso e un'unica cognizione, non possiede nessun senso, nessuna cognizione; che infine non conosce la cognizione stessa e non opera tramite essa, non conosce niente e niente opera.
Secondo i gradi di partecipazione all'unità alcuni conoscono e agiscono partecipando di essa.
Tratto da " Il sigillo dei sigilli " di Giordano Bruno

martedì 17 gennaio 2017

I due principi fisici della città del Sole


Tengono due principi fisici: il sole padre e la terra madre; e l'aere essere cielo impuro e 'l fuoco venir dal sole e 'l mar essere sudore della terra liquefatta dal sole e unir l'aere con la terra, come il sangue lo spirito col corpo umano; e 'l mondo essere animal grande e noi star intra lui, come i vermi nel nostro corpo; e però noi appartenemo alla providenza di Dio, e non del mondo e delle stelle, perché rispetto a loro siamo casuali; ma rispetto a Dio, di cui essi sono stromenti, siamo antevisti (prescienza) e provisti (alla provvidenza divina); però a Dio solo avemo l'obligo di signore, di padre e di tutto.
Tengono per cosa certa l'immortalità dell'anima e che s'accompagni, morendo, con spiriti buoni o rei, secondo il merito.
Ma li luoghi delle pene e premi non l'han per tanto certi....
Adorano Dio in Trinitate dicendo ch'è somma Possanza, da cui procede somma Sapienza e d'essi entrambi, sommo Amore.... tutte cose compongono di possanza, sapienza ed amore...
La natura... pecca nel far i mostri per impotenza o ignoranza.
Ma tutte queste cose son intese da Dio potentissimo, sapientissimo ed ottimo, onde in lui nullo ente pecca e fuor di lui sì;  ma non si va fuor di lui, se non per noi, non per lui, perché in noi la deficienza è, in lui l'efficienza.
Tratto da "La città del Sole" di Tommaso Campanella
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