mercoledì 30 luglio 2014

Om


La parola Om è il Brahman trascendente e immanente, lo Spirito Supremo.
La Parola Om, o Aum, ha tre suoni.
Colui che sofferma la sua meditazione sul primo, ne è illuminato e dopo la morte ritorna veloce a questo mondo di uomini guidato dalle armonie del Rig Veda.
Rimanendo qui in fermezza, purezza e verità, egli ottiene grandezza.
Ma se egli pone la mente in meditazione sui primi due suoni, è condotto dalle armonie dello Yajur Veda alle regioni della luna. E dopo aver goduto le gioie celesti di quelle, fa ritorno alla terra.
Ma se, con i tre suoni dell'Om eterno, egli pone la sua mente in meditazione sullo Spirito Supremo, egli giunge alle regioni della luce del sole.
Là si libera da tutto il male, come un serpente che muta la pelle, e, con le armonie del Sama Veda, egli giunge al cielo di Brahman da dove può osservare lo Spirito che dimora nelle città del corpo umano e che è al di sopra della vita più alta. È detto in due versi:
I tre suoni non in unione guidano di nuovo alla vita che muore; ma il saggio che li mescola in una armonia di unione diviene fermo nelle azioni esteriori, intime e mediane: egli non trema più.
Con l'aiuto dell'Om, il sapiente raggiunge le regioni che i veggenti conoscono nelle armonie del Sama Veda. Lì egli trova la pace dello Spirito Supremo, lì morte e dissoluzione non esistono, lì dove non esiste timore.
PRASNA UPANISHAD Quinto quesito

Esistono due vie per la contemplazione di Brahman: nel suono e nel silenzio. Attraverso il suono noi arriviamo al silenzio.
Il suono di Brahman è Om. Con Om noi giungiamo alla Fine: il silenzio di Brahman. La Fine è immortalità, unione e pace.
Alla fine dell'Om c'è il silenzio. È un silenzio di gioia.
Dio è suono e silenzio. Il suo nome è Om. Raggiungi perciò la contemplazione, la contemplazione di lui in silenzio.
MAITRI UPANISHAD (6.22-6.23) 

Prajapati, il Creatore di tutto, era in meditazione vivificante sui mondi della creazione e da essi vennero i tre Veda.
Egli rimase in meditazione e da essi vennero i tre suoni: Bhru, Bhuvas, Svar, terra, aria e cielo.
Proseguì la meditazione e dai tre suoni venne il suono Om.
Come tutte le foglie vengono da uno stelo, tutte le parole vengono dal suono Om.
Om è l'intero universo.
Om è proprio l'intero universo.
CHANDOGYA UPANISHAD (2.23.2)

martedì 29 luglio 2014

La Voce del Silenzio (prima parte)

Frammento 1
La Voce del Silenzio
Prima che l'Anima possa vedere deve raggiungere l'Armonia interna, e gli occhi della carne devono essere resi ciechi a ogni illusione.
Prima che l'Anima possa udire, l'immagine (l'uomo) deve diventare sorda ai rumori come ai mormorii.
Prima che l'Anima possa comprendere e ricordare, deve essere unita a Colui che parla in Silenzio.
Poiché l'Anima udrà e ricorderà.
E allora all'interno dell'orecchio parlerà
LA VOCE DEL SILENZIO
Se la tua Anima sorride immersa nella Luce Solare della tua Vita, se la tua Anima canta entro la sua crisalide di carne e di materia, se la tua Anima piange entro il suo castello d'illusioni, se la tua Anima lotta per spezzare l'argenteo filo che la unisce al MAESTRO (Se superiore), sappi che la tua Anima è di questa terra (equivale all'Ego).
Questa terra è la stanza del Dolore, dove lungo il Sentiero delle dure prove sono sparse insidie per avvolgere il tuo Ego nell'illusione detta la «Grande Eresia» (la separazione dell'Anima o Sé dall'universale e infinito Sé Uno)
Per diventare conoscitore del SE' UNIVERSALE, devi prima essere il conoscitore del SE'.
I SAGGI non si attardano nei giardini dei sensi.
I SAGGI non curano le voci seduttrici dell'illusione.
Soffoca la voce della carne, non permettere che alcuna immagine di senso si ponga tra la sua voce e la tua, affinché le due possano fondersi in una.
Guardati affinché la tua Anima, abbagliata da uno splendore illusorio, non si attardi e non sia presa nella sua ingannevole luce.
Questa luce splende dalla gemma del Grande Incantatore. Essa affascina i sensi, acceca la mente  e lascia l'incauto come un rottame abbandonato.
La farfallina attratta dalla vivida fiamma della tua lampada notturna è condannata a perire nel viscido olio.
Se vuoi raggiungere la valle di Beatitudine, chiudi fortemente i tuoi sensi alla grande e funesta eresia della Separazione che ti allontana dalla pace.
Lascia che l'igneo potere (il Kundalini) si ritiri nel più intimo asilo, nella camera del cuore, nel soggiorno della Madre del Mondo.
Le pure linfe della vita eterna, chiare e cristalline, non possono mescolarsi con le correnti fangose del monsone.
La goccia di rugiada celeste, che brilla ai primi raggi del mattino  nel seno del loto, quando cade a terra diventa argilla; ecco, la perla è ora una stilla di fango.
Lotta con i tuoi pensieri impuri prima che essi giungano a dominarti.
Tu non potrai percorrere il Sentiero prima di esser diventato Sentiero stesso.
Tenda la tua Anima ad ogni grido di dolore, come il loto apre il suo cuore per bere il sole mattutino.
Il sole ardente non asciughi una sola lacrima di dolore, prima che tu stesso non l'abbia tersa dall'occhio del sofferente.
Queste lacrime, o tu dal cuore pieno di compassione, sono i rivi che irrigano i campi della carità imperitura.
Su questo suolo germoglia e sboccia il fiore di Buddha.
Non opporti al Karma, né alle immutabili leggi della Natura. Ma lotta soltanto contro il personale, il transitorio, l'evanescente e il perituro.
Aiuta la Natura e lavora con lei; e la Natura ti considererà uno dei suoi creatori e ti renderà obbedienza.
Allora ti mostrerà essa i mezzi e la via, la prima porta e la seconda, la terza e fino alla settima. E poi la meta; oltre la quale stanno, immerse nel solare splendore dello Spirito, glorie inespresse, non viste che dall'Occhio dell'Anima.
Tratto da 'Il libro dei precetti aurei' H.P.Blavatskij

venerdì 25 luglio 2014

Il Kimono, un vestito che racconta



La poesia è come la pittura e rappresenta una delle maggiori caratteristiche del vestito tradizionale giapponese, ovvero il Kimono.
Il suo disegno e i motivi decorativi contengono spesso una certa iconologia, che trasmette vivacemente un messaggio o racconta una storia letteraria e la poesia.
Il termine Kimono significa letteralmente "le cose da vestire" e in particolare indica il vestito tradizionale del Giappone.
Il materiale di base di cui è costituito è un tessuto di seta; nel periodo estivo, tuttavia, ci si veste con un Kimono realizzato sia con cotone sia con crespo di garza di seta Lo (una specie leggera di seta sottile).
Le tecniche principali o più frequenti per il Kimono sono il ricamo e la tintura, attraverso cui riescono a 'dipingere' sul tessuto mille disegni.
Come nella pittura, qualsiasi tema potrebbe essere il disegno di un Kimono.
La differenza tra la pittura e il Kimono non è così semplice da spiegare ma si potrebbe semplificare così: la prima è da ammirare l'altra è da vestire, per la sua natura il Kimono  ci pone difronte a una scelta più personale.
Lo sviluppo dello stile giapponese risale al periodo Heian (794-1192) il periodo in cui il Giappone si distacca dall'influenza culturale della Cina.
Il Kimono nel corso dei secoli ha subito dei mutamenti grazie all'evoluzione delle tecniche di tintura, tessuto e ricami, i disegni da semplici si fanno sempre più complessi.
Nel tardo periodo Edo, vengono creati disegni che hanno origine dalla letteratura, dalla poesia waka e dall'opera teatrale youkyoku. 
Così il disegno del Kimono viene nutrito da un carattere pittoresco e poetico.
Come l'aforisma di Orazio "Ut pictura poesis", il Kimono rappresenta un linguaggio attraverso icone.
Il disegno che racconta la storia è poesia oltre la bellezza.
Tratto da "Giappone Tutela e conservazione di antiche tradizioni"

mercoledì 23 luglio 2014

Lasciar accadere


Vede male colui che vuol vedere.
Non devo perciò volere?
Alla fine ho scoperto che in ogni cosa volevo me stesso, senza però cercarmi 
Perciò ho voluto cercarmi non più fuori di me, ma dentro di me.
Noi abusiamo della volontà, la crescita naturale viene posta sotto il giogo della volontà.
La volontà non serve a nulla...dobbiamo vedere che cosa succederà.
Siamo completamente sottomessi al potere assoluto del divenire.
Il volere produce accecamento, e l'accecamento conduce sulla vita. 
Dobbiamo volere l'errore? Tu non devi, ma lo vorrai, perché lo ritieni la suprema verità, come gli uomini hanno sempre fatto.
Il simbolo del cristallo indica la legge inalterabile dell'evento spontaneo.
Al suo interno scorgerai quel che verrà.
La catastrofe risospinge su se medesimo l'uomo, nel sentimento della sua più totale impotenza; lo induce a guardare dentro di sé, e poiché tutto oscilla e sembra lì lì per crollare, l'uomo cerca qualcosa a cui appigliarsi.
Sono ancora molti, troppi, coloro che cercano al di fuori. 
Troppo pochi invece cercano al di dentro, nel proprio Sé, e ancora troppo pochi si domandano se il miglior servizio che si può rendere alla società umana non consista dopo tutto nel cominciare da sé stessi, e cioè che ciascuno, anziché di pretenderlo dai suoi simili, sperimenti innanzitutto e unicamente nella propria persona e nella propria arena interiore l'abolizione dell'ordine esistente.
Tratto da il "Libro Rosso" C.G.Jung


lunedì 21 luglio 2014

La divina Sofia e l'azione luciferina

Lucifero è la potenza che vuole trattenere l'immagine del mondo in uno stadio precedente, è la potenza che vuol immettere nell'attuale immagine del mondo ciò che vi era in stadi precedenti.
Naturalmente esiste nel presente tutto quanto era morale in stadi precedenti egli ha interesse ad eliminare dall'immagine del mondo la moralità come tale, che ha sempre la sua grande importanza come elemento del presente perché agisce in germe per una successiva creazione del mondo, e a far apparire nell'immagine esteriore solo quando è necessario secondo natura.
All'uomo moderno divenuto povero si presenta così una saggezza del mondo, che in pari tempo offre un'immagine del mondo in cui le stelle si muovono secondo necessità amorali e soltanto meccaniche, in cui le stelle si muovono in modo che non ci è possibile collegare al loro moto nulla del senso morale esistente nell'ordine universale.
È un'immagine del mondo puramente luciferica.
L'immagine del mondo divenuta luciferica è matematica e meccanica, è la nostra astronomia attuale (e in genere tutte le nostre scienze).
L'uomo moderno vede con tratti luciferici ciò che vede a causa del suo essere arimanico (Arimane colui che separa). Lucifero è presente e agisce.
L'immagine del mondo di Copernico, di Galileo e di Keplero è una costruzione luciferica appunto perché essa corrisponde alle nostre forze arimaniche di conoscenza.
Nel tempo in cui ebbe luogo il mistero di Golgota (Natale) ciò che rende l'uomo capace di guardare conoscendo nel mondo agiva in due modi come "Sofia" divina, come saggezza che compenetra il mondo.
La divina Sofia, la saggezza celeste agiva attraverso la rivelazione ai poveri pastori sul campo e attraverso la rivelazione ai magi dell'Oriente.
Questa saggezza non poté trapiantarsi nell'epoca moderna, venne repressa, venne uccisa da Lucifero come un tempo Osiride fu ucciso da Arimane-Tifone.
Per noi non è andato perduto Osiride, vale a dire il Cristo: per noi è andata perduto ciò che abbiamo al posto di Iside.
Lucifero ce l'ha uccisa e dispersa nello spazio universale, sprofondata nel vasto oceano universale.
Mentre noi guardiamo in quell'oceano e vediamo i rapporti stellari solo in base a linee matematiche, rimane in esso seppellito ciò che spiritualmente compenetra quel mondo, rimane uccisa la divina Sofia che è succeduta a Iside.
Dobbiamo muovere con quello che non abbiamo capito, ma che è in noi, con la forza del Cristo (nuovo Osiride) e cercare il cadavere della Iside moderna, il cadavere della Sofia divina.
Dobbiamo trovare ciò che interiormente ci spinge all'immaginazione, all'aspirazione e all'intuizione.
Così ci procuriamo l'aiuto del Cristo che rimane altrimenti buio e oscuro in noi, se non lo illuminiamo con la saggezza divina.
Iside è diffusa nella bellezza di tutto il Cosmo. Questa Iside ci riluce auricamente incontro con la sua aurea dal cosmo nei suoi molti colori luminosi.
Lucifero ha riunito nella luce bianca unitaria i molti colori differenziati e aurici che risplendono verso di noi dall'universo: quella luce bianca luceferina contro la quale insorge Goethe nella teoria dei colori, sostenendo che in essa devono essere contenuti i colori che sono diffusi sulle misteriose variate azioni dell'universo.
Dobbiamo comprendere che ci è dato trovare un'astronomia interiore mediante la forza del Cristo, un'astronomia che ci mostri di nuovo l'universo che sorge e che è attivo nella forza dello spirito.
Non ci manca il Cristo ci manca invece la conoscenza del Cristo, la Iside del Cristo, la "Sofia" del Cristo.
Dobbiamo arrivare a dirci che nel XIX secolo la teologia stessa è arrivata al punto di vedere nel Cristo solo l'uomo di Nazareth; quella teologia è cioè del tutto luciferizzata, non penetra più nei sostrati spirituali dell'esistenza.

Tratto da "La ricerca della nuova Iside, la divina Sofia" R. Stainer
Conferenza a Dornarch, 24 dicembre 1920


venerdì 18 luglio 2014

Il mistero di Iside


Il mistero di Iside ha per contenuto principale la morte di Osiride e la ricerca del morto Osiride fatta da Iside.
Sappiamo che Osiride, il rappresentante dell'Essere solare, del Sole spirituale, viene ucciso da Tifone che nell'espressione egizia non è altro che Arimane.
Osiride è ucciso da Arimane, gettato nel Nilo e trascinato dalla corrente: Iside, la sposa, si mette alla sua ricerca, lo trova in Asia e lo riporta in Egitto, Osiride poi viene fatto a pezzi dal nemico Arimane e infine Iside sotterra i quattordici pezzi in posti diversi del mondo e da allora in avanti essi diventano  parte della Terra.
La saggezza egizia ha pensato in modo profondo la connessione fra le potenze del cielo e quelle della terra.
Osiride come rappresentante delle forze solari,  passa attraverso la morte, in diversi posti e nello stesso tempo egli è la forza che porta tutto a dare frutti sulla Terra.
L'antico saggio egizio pensa in mondo spirituale come le potenze che brillano dal Sole comunichino con la Terra, come facciano parte della terra e come poi, quali potenze solari sotterrate nella Terra, ritrasmettano all'uomo ciò che dalla Terra dà frutti.
Una delle piramidi egizie esprime tutto questo in modo specialmente significativo, essa è costruita con misure tali che per la posizione del Sole l'ombra della piramide stessa scompariva con l'equinozio di primavera, perché cadeva sulla base, e ridiventava visibile dopo l'equinozio d'autunno.
Gli egizi volevano esprimere in tal modo come ciò che altrimenti riverberava dal Sole viene seppellito nella Terra  dalla primavera all'autunno per svilupparvi le forze della Terra, affinché possa dare frutti dalla Terra quel che è necessario per gli uomini.
Dobbiamo così rivolgerci a un'immagine degli antichi egizi secondo la quale essi da un lato guardavano al Sole e all'alta Entità solare che onoravano, e dall'altro anche indicavano come quell'Essere solare si fosse perduto in Osiride, come fosse stato creato e ritrovato da Iside affinché esso potesse continuare ad agire in un modo diverso.
In un altro modo deve adempiersi nel nostro tempo la leggenda di Iside.
Per noi non può andar perduto ciò che in misura maggiore ci vien dato da Osiride mediante il Cristo, ma può andar perduto, ed è  andato perduto, ciò che per la comprensione cristiana è posto accanto a Osiride; per noi è andata perduta Iside, la madre del Salvatore, la divina saggezza Sofia.
Dobbiamo ritrovare la leggenda di Iside, il contenuto del mistero di Iside costruendolo con l'immaginazione adatta al nostro tempo.
Tratto da "La ricerca della nuova Iside, la divina Sofia" R. Stainer
Conferenza a Dornarch, 24 dicembre 1920




mercoledì 16 luglio 2014

La solitudine intenzionale



Per conversare con il femminino selvaggio, la donna deve lasciare temporaneamente il mondo e abitare in uno stato di solitudine nel senso più antico del termine.
Molto tempo fa la parola inglese alone, solo, era composta da due parole, all one.
Essere all one significava essere nell'unicità, essenzialmente o temporaneamente.
È proprio questo il fine della solitudine. 
È la cura per il logorio tanto diffuso tra le donne moderne, quella che consente di "balzare in sella al cavallo e cavalcare in tutte le direzioni".
Solitudine non è assenza di energie o azione, come credono alcuni, ma piuttosto un dono di provviste selvagge a noi trasmesse dall'anima.
Se l'esercizio della solitudine intenzionale diventa regolare, favoriamo una conversazione tra noi e l'anima selvaggia.
Nella tradizione mistica lo scopo di questa unione è per noi di porre domande, e per l'anima di dare consigli.
Tutte abbiamo almeno uno stato mentale familiare in cui realizzare questo genere di solitudine.
L'unica cosa necessaria per la solitudine intenzionale è la capacità di spegnere tutte le distrazioni.
Mescolandoci con l'anima brilliamo, desideriamo affermare i nostri talenti. 
È questa unione breve, anche un istante, ma intenzionale, che ci aiuta a vivere la nostra vita interiore; invece di seppellirla nella vergogna, nella paura della rappresaglia o dell'attacco, nel letargo, nella compiacenza o altri ragionamenti o scuse, lasciamo che la nostra vita interiore fluttui, brilli, divampi all'esterno affinché tutti possano vedere.
Tratto da "Donne che corrono coi lupi" C.P.Estes

lunedì 14 luglio 2014

Nietzsche: apriamoci alla spiritualità

«Esser felice nel contemplare, con volontà annientata, senza rapacità o concupiscenza egoistica - freddo e grigio in tutto il corpo, ma con gli occhi inebriati dalla luna! Sarebbe per me la cosa più cara...amare la terra come l'ama la luna è non toccar che con lo sguardo la sua bellezza. E io chiamo immacolata questa contemplazione di tutte le cose, nella quale altro non chiedo loro che di potermene stare davanti a esse come uno specchio con cento occhi»
Nietzsche rovescia in in qualche modo l'immagine del porsi sulla vetta del monte.
La cima del monte anziché porsi sopra di noi è dentro di noi. Non si raggiunge  affidandosi allo sforzo di una scalata: speranze, sogni, ecc...ma semplicemente rivolgendosi a noi stessi attraverso la meditazione.
La meditazione non richiede nessuna disciplina. È liberazione della mente da tutti i pensieri e soprattutto da ogni forma di volontà.
Equivale a ricevere la luce che proviene dalla nostra interiorità e a raccoglierci in noi stessi in silenzio.
La meditazione non è un viaggio finalizzato a raggiungere una meta, nel momento in cui meditiamo siamo già arrivati: ci sentiamo bene.
«La mia formula per ciò che vi è di grande nell'uomo è amor fati: non voler nulla di diverso, né davanti né alle spalle, né in tutta l'eternità»
Evitare di compiangersi, modificare il nostro sguardo, renderlo più leggero, sgravarlo dai pensieri negativi:
Rivolgiamolo verso la nostra anima e scopriamo che cosa essa desidera comunicarci, ci accorgeremo così che essa ci vuole condurre su una strada diversa da quella che  finora abbiamo battuto.
Ci rendiamo conto che un eventuale fallimento nella nostra vita è solo un segnale che ci invia per spingerci verso i lidi dove il nostro talento potrà esprimersi in tutta libertà.
Basta lasciarsi andare senza resistere all'energia che l'anima sprigiona anche nelle situazioni più difficili.
L'interiorità è rischiarata solo dal bagliore del mistero, il mistero dell'energia dell'universo che prende forma nel progetto di autorealizzazione che ognuno ports dentro di sé:
Quello che gli antichi greci chiamavano demone, esso va lasciato libero di esprimersi, ci si deve affidare a lui.
Per Nietzsche il motto di Socrate "conosci te stesso" va riformulato in "diventa te stesso", diventare se stessi equivale ad accettare la necessità del destino incarnato dal proprio demone, significa lasciarlo libero di manifestare la sua energia creativa che è una forza rigeneratrice capace di donare alla vita pienezza e soddisfazione.
«La credenza in spiriti grandi, superiori, fecondi, è ancora non necessariamente ma molto spesso, legata alla superstizione in tutto o in parte religiosa, per la quale quegli spiriti sarebbero di origine sovrumana e possiederebbero certi poteri miracolosi, per mezzo dei quali acquisterebbero le loro conoscenze per via tutta diversa dagli altri uomini»
I modelli si trasformano prima o poi in imposizioni inconsapevoli, spingendoci ad adeguarci a schemi sperimentati da altri.
Ci privano in modo inconsapevole della nostra individualità.
Per realizzarci abbiamo solo bisogno di far convergere il nostro sguardo verso il centro di noi stessi.
Adattato da "Nietzsche: filosofia e salute"

sabato 12 luglio 2014

Il matto nella metropolitana


Mi son seduta vicino un ragazzo in metro che aveva evidenti squilibri comportamentali, e sapete cosa ho pensato?...che in fondo tutti vorremmo esprimere ciò che abbiamo dentro senza aver freni inibitori, come i "matti".
Che non me ne abbiano se li chiamo così, ma non è mia intensione offenderli, anzi, con questi versi ne celebro la loro libertà di espressione!!!:

Il matto nella metropolitana dice ciò che vuole, ride, sparla, grida e si diverte...
La gente lo guarda esterrefatta, si allontana e giudica, ma in fondo, vorrebbe essere libera di esprimersi come lui...
Disperato, sorridente, irrequieto e tranquillo..
Passa da uno stato all'altro senza preoccuparsi dei pensieri di chi lo guarda...
Tutti vorremmo essere un po' pazzi e vagabondi, sporchi e liberi da convenzioni..
Tutti vorremmo esprimerci senza pensare se è giusto o sbagliato, educato o sensato ciò che diciamo...
Il pazzo sulla metropolitana lo fa e se ne frega degli sguardi inquisitori della società che lo circonda..
Canta, balla, ride...
Cosa non darebbe ognuno di noi per passare intere giornate in questo modo?
Fuori dagli schemi, senza far del male...
Chi vive meglio... lui o noi?

Nell'AniMo Antico

venerdì 11 luglio 2014

Il giardino Zen

Con l'età dei samurai la cultura giapponese diventò più sobria (rispetto alla precedente epoca Heian) in accordo al gusto dei guerrieri. In questo periodo fu introdotta dalla Cina una scuola buddista, detta Zen. I monaci Zen disprezzavano i fenomeni transitori e si dedicavano a pratiche ascetiche nel profondo delle montagne.
Lo loro dottrine sobrie e spartane erano perfettamente consone al gusto dell'epoca e furono abbracciate dai samurai.
Quando i loro templi cominciarono ad essere costruiti all'interno delle città, i samurai crearono i giardini quale sostituzione dell'ambiente montagnoso.
Per i monaci costruire un giardino era un modo di praticare lo Zen; così nacque uno stile particolare di giardino.
Una delle caratteristiche è la semplicità dei materiali: si impiegano soprattutto pietre e sabbia, talvolta alcune piante.Anche l'acqua veniva usata per realizzare uno stagno all'interno del giardino. I monaci paragonavano i movimenti dell'acqua con quelli della mente per tenere sempre presente la dottrina della tranquillità.
Benchè la superficie dell'acqua possa essere increspata da fattori esterni, il fondo dello stagno rimane sempre stabile, così come la mente dovrebbe rimanere sempre calma liberandosi dai turbamenti superficiali.
Il monaco Musou, padre del giardino Zen ci ha lasciato le seguenti parole: "Mi dedico ai giardini, affinchè perfezionino la purezza della mia mente attraverso la loro bellezza".
Il suo capolavoro, il Saihouji, è comunemente conosciuto come 'Tempio dei muschi', perchè la maggior parte del giardino è coperta da un morbido tappeto di muschio.
In Giappone questa pianta viene apprezzata nell'arte del giardino e dei bonsai come elemento che rappresenta lo scorrere del tempo.
 Il Saihouji 

Ogni mattina i monaci o i giardinieri fanno le pulizie, strappano le erbacce e rastrellano regolarmente la sabbia bianca per creare nuovi disegni. Come diceva Musou, attraverso i giardini senza polvere, è possibile rendere la mente purissima. In altre parole il giardino Zen è luogo di pratiche ascetiche in cui ognuno prova a ottenere la purezza dell'anima.
Non solo i giardini ma anche gli spazi quotidiani dove abitiamo ed i nostri stessi corpi devono sempre essere mantenuti puliti per ottenere la perfezione mentale.
La scuola Zen antepone la pulizia alla lettura dei libri sacri.
Possiamo pensare che lo Zen sia una delle basi fondamentali che determina l'estetica e la sensibilità della vita dei giapponesi.
Tratto da "Giappone Tutela e conservazione di antiche tradizioni"

mercoledì 9 luglio 2014

Vivere o sopravvivere?

Mi rendo sempre più conto di quanto la gente si accontenti di sopravvivere anziché vivere davvero..
Troppe persone fanno compromessi con la loro esistenza e si creano mille scuse per non affrontare i propri limiti autoimposti!
La vita, quella vera e vissuta, è davvero per pochi..ci vuole un bel coraggio a mollare situazioni che non ci calzano, o non ci rendono felici, a lasciar andare persone, avvenimenti, relazioni ecc..
Ci vuole coraggio a crescere interiormente ed ascoltare quella parte istintiva dentro di noi che 'sa'....
Perché spesso è meglio non sapere, non ascoltarci, non voler capire i segni della vita che ci mettono davanti le soluzioni e le risposte...
Risposte che a volte non vorremmo perché mettono in discussione il nostro ego e le nostre scelte egoiche...
E invece è più facile vivere nella confort zone, in cui non si hanno grandi emozioni ma per lo meno non si soffre e non si gioisce semplicemente si "sta" tranquilli!
Vedo coppie che si accompagnano e non si amano, vedo persone che si stressano in un lavoro solo per soldi invece di trovare una soluzione o rinunciare a qualche vizio così da avere più tempo per sé a discapito del dio denaro..
Vedo persone ammalarsi senza capire perché e invece il perché ce l'hanno addosso...
Vedo persone lasciare che la loro esistenza sia una specie di cammino a mo di zombie, buio e senza slanci ...
La gente non sogna più i sogni di speranza, ormai gli unici desideri sono la macchina, i soldi, il sesso, il divertimento...
L'amore vero è per i veri sognatori, la felicità è per i veri sognatori, la Vita è per i veri sognatori.
Chi Vive rinuncia e spiazza, ma ottiene e gioisce, chi Vive segue sempre e comunque il proprio cuore, la propria anima, il proprio destino, senza pretendere che la propria vita sia una via senza ostacoli, né discese, né salite, né scelte coraggiose, né rinunce dolorose...
La lealtà, la sincerità, il senso di giustizia sono dei valori che non sempre ci spianano la strada...anzi spesso ce la rendono più faticosa e ci vuole un bel coraggio a scegliere questo modus operandi...
Chi Vive davvero da fastidio enormemente a chi sopravvive, fa loro una rabbia enorme...
Per tanti la sopravvivenza è vita per me che li guardo la loro vita e come essere già morti...
E tu non puoi far altro che aspettare che capiscano da soli la differenza... 
Perché in qualunque momento ci si può svegliare e iniziare a vivere una vita vera e consapevole! 

"Stai vicino a quelli che non hanno timore di essere vulnerabili perché hanno fiducia in loro stessi e sanno che ad un certo punto nella nostra vita, tutti inciampano, e non interpretano ciò come un segno di debolezza, ma di umanità" Paulo Coelho

"L'ego dice: Quando ogni cosa andrà apposto troverò pace.
Lo spirito dice: Trova la pace e ogni cosa andrà apposto" Cit

"Il destino non  esiste.
Il destino è quella scelta che abbiamo avuto le palle di fare.
Il destino è picchiare la testa finchè non te la spacchi.
Il destino è quella paura che abbiamo vinto.
Il destino non esiste e sai perchè?
Perchè esistono solo le scelte da fare: Insistere o Mollare" A.Marziale

Nell'AniMo Antico



lunedì 7 luglio 2014

Amore e Pensiero

Vuoto è l'amore senza il pensiero, vuoto il pensiero senza l'amore.
Grande è colui che è nell'amore, poiché l'amore è l'opera in atto del Grande Creatore, l'attimo presente del nascere e decadere del mondo.
Potente è colui che ama. 
Chi tuttavia si allontana dall'amore, si sente potente.
Nel tuo pensiero riconosci la nullità della tua esistenza momentanea, come un minuscolo punto tra l'infinità del passato e quella dell'avvenire.
Piccolo è colui che pensa, ma si sente grande quando si allontana dal pensare.
Se però parliamo dell'apparenza, succede il contrario.
Per chi è nell'amore la forma è un impedimento da poco.
Il suo orizzonte però finisce con la forma che gli è stata data.
Per chi è nel pensiero la forma è insormontabile e assume delle dimensioni spropositate.
Chi è nell'amore è un recipiente colmo e traboccante che attende soltanto di dare.
Chi è nel pensiero è profondo e cavo e attende di essere colmato.
Amore e prepensiero si trovano in un unico e medesimo luogo. 
L'amore non può esistere senza il prepensiero, il prepensiero non può esistere senza l'amore.
L'uomo è sempre troppo presente nell'uno o nell'altro.
Animali e piante paiono avere a sufficienza da ogni parte, solo l'uomo oscilla tra il troppo e il troppo poco.
Oscilla colui che è incerto su quanto debba dare qui o là...
L'essere umano è poco dotato per la divinità, e perciò oscilla tra il troppo e il troppo poco.
Lo spirito di questo tempo (la Società) ci ha condannato alla fretta. 
Se servi lo spirito di questo tempo (la Società) non avrai né futuro né passato.
Nel profondo portiamo il futuro e il passato (inconscio collettivo).
Tratto e adattato dal "Libro Rosso" di C.G.Jung

venerdì 4 luglio 2014

La cerimonia del tè

Il giardino della cerimonia del tè cerca di realizzare una spiritualità sublime in maniera originale.
Esso occupa lo stretto pezzo di terra che si estende dalla porta d'ingresso fino alla casa da tè e prioprio per questo si chiama giardino "roji" che significa letteralmente "terra per il passaggio". Ogni minimo dettaglio di questo spazio, sin dall'antichità, era accuratamente controllato ed i maestri del tè svilupparono, grazie alla loro particolare capacità estetica, una raffinata tecnica per trasformare il piccolo "giardino-passaggio" in un grande teatro del mondo.
L'origine della cerimonia del tè risale al rituale del bere il tè nei templi zen intorno al XV secolo.
Si diffuse poi anche tra la classe dei samurai, influendo lo sviluppo di molte arti: dalla pittura alla ceramica, alla calligrafia ecc..
La cerimonia del tè consiste nell'offrire agli ospiti, radunati nella casa, una tazza di tè verde in polvere secondo un preciso rituale.
La stanza, appositamente creata per la cerimonia, è di solito piccola ed estremamente sobria. In essa si entra senza poter portare armi attraverso una stretta porta tenuta volutamente bassa in modo tale che ognuno debba inchinarsi prima di entrare, il che simboleggia lo spirito di assoluta uguaglianza mantenuto durante la cerimonia.
Ogni cerimonia viene considerata il primo e l'ultimo incontro nella vita. Il maestro del tè manifesta la sua massima ospitalità tramite raffinatezza e la cura delicata alla preparazione, mentre gli invitati sono profondamente grati per tale accoglienza e godono del tè come se fosse l'ultimo della loro vita.
Questa cerimonia può essere considerata come una battaglia spirituale, combattuta, a rischio della vita, nello spazio semplice in cui ha valore solamente la forza d'animo.
Prima di entrare nella stanza del tè gli invitati si dirigono verso lo "tsukubai", una bacinella di pietra in cui ci si lava la bocca e le mani, in accordo con lo spirito stesso dello Shintoismo e del Buddismo che chiede ai fedeli di purificarsi dai peccati con abluzioni in acqua, prima di entrare nel tempio.
In questa cerimonia l'ospite e gli invitati trascorrono insieme un momento carico di tensione, ma, allo stesso tempo, il più sereno della loro vita. Non essendoci la certezza di rivedersi, ognuno si comporta con la massima onestà e serietà godendosi, con l'anima calma di chi è preparato a morire, una tazza di tè degna di accompagnare l'ultimo momento dell'esistenza.
Tratto da "Giappone Tutela e conservazione di antiche tradizioni"

mercoledì 2 luglio 2014

L'Anima



L'anima dell'uomo diventa una lampada attraverso la quale egli vede la Verità di Brahman. Allora egli vede Dio, puro, non generato ma perpetuo. E quando vede Dio egli è libero da tutti i legami.
MANDUKYA UPANISHAD Parte seconda

L'anima è come il sole splendente. Quando diventa una cosa sola con l'inconscio "Io sono" e con i suoi desideri, è una fiamma della misura di un pollice; ma quando è una cosa sola con la ragione pura e con lo Spirito interiore, si fa concentrata come la punta di un ago.
All'anima si può pensare come alla parte della punta di un capello divisa in cento parti e in cento ancora: in questa anima vivente è il seme dell'Infinito.
L'anima non è un uomo, né una donna, né ciò che è né uomo né donna.
Quando l'anima assume la forma di un corpo, essa è vincolata da quel corpo.
L'anima nasce e si rivela in un corpo, con i sogni, con i desideri e con il cibo della vita.
C'è poi la rinascita in nuovi corpi, in accordo con le sua azioni passate.
La qualità dell'anima determina il suo corpo futuro: terreno o aereo, pesante o leggero. I suoi pensieri e le sue azioni possono guidarla alla libertà o alla schiavitù, vita dopo vita.
Ma c'è il Dio delle forme infinite e quando un uomo conosce Dio egli è libero da tutti i legami.
Egli è uno spirito incorporeo, ma può essere visto da un cuore che è puro. Essere e non essere derivano da lui ed Egli è il Creatore di tutto. Egli è Dio, il Dio dell'amore, e l'uomo che lo conosce lascia dietro di sé i suoi corpi di trasmigrazione.
MANDUKYA UPANISHAD Parte quinta.

Ma cos'è l'anima, che è legata da luce o da oscurità, che segue le azioni e che, rinata dal bene e dal male, si eleva o precipita nelle sue peregrinazioni sotto l'impulso di due poteri contrari?
C'è, in verità, l'altra anima, composta dagli elementi del corpo, bhutatman, che è legata dalla luce o dall'oscurità che seguono le azioni e che, rinata dal bene e dal male, si eleva o precipita nelle sue peregrinazioni sotto l'impulso di due poteri contrari.
L'anima umana governa il corpo, ma l'immortale Anima spirituale è pura come una goccia d'acqua su una foglia di loto.
L'anima umana è sottoposta al potere di tre componenti e condizioni della natura, e in questo momento precipita nella vergogna.
A causa di questa vergogna l'anima non può venire a consapevolezza del Dio  che dimora all'interno e il cui potere dà a noi potere di operare.
L'anima rotola allora lungo la precipitosa corrente delle acque infangate delle tre condizioni della natura, diventa instabile e fluttuante, presa di confusione e piena di desideri, manchevole di concentrazione e disturbata dall'orgoglio.
Nel momento in cui l'anima ha pensieri di "Io" e "mio", essa imprigiona se stessa con il sé inferiore, è un uccello nel nido del serpente.
MAITRI UPANISHAD (3.2)

Colui che ha trovato e conosce la sua Anima ha trovato tutti i mondi, ha soddisfatto tutti i desideri.
CHANDOGYA UPANISHAD (8.7-12)

lunedì 30 giugno 2014

Cecilia Gatto Trocchi: satanismo e magia


Il bisogno del 'piccolo uomo' di rivalsa sulla vita, lo stesso uomo che nella sua mediocre esistenza sogna il successo, e nel sognare il suo successo diviene sempre più avido e meschino per la frustrazione di non essere in grado di raggiungere ciò che desidera, spesso, desideri ispirati a modelli illusori, porta molti individui ad aggregarsi con gruppi neo-satanici per sentirsi forti e parte di 'qualcosa'...
Non voglio demonizzare i gruppi in sè, ma evidenziare quanto l'uomo frustrato per l'insucceso della propria esistenza, diventi un elemento tendenzialmente pericoloso, una volta che si sente parte di un'aggregazione, spesso, anzi sempre, egli entra a far parte di queste sette  per acquisire poteri occulti ai fini del raggiungimento degli obbiettivi della propria vita, obbiettivi spesso totalmente egoici e materialistici, per i quali non si hanno scrupoli di distruggere o sacrificare altre esistenze. (il termine setta, rifiutato dagli adepti e dai capi carismatici, deriva dal latino sequore dal suo rafforzativo sector, con il senso di seguire, andare dietro, accompagnare un maestro. Secta in latino significava linea di condotta, dottrina, scuola filosofica e gruppo religioso. E' strano che si leghi al termine una valenza negativa, dato che all'origine sectae erano le scuole degli stoici, degli epicurei ecc..tratto dal libro Affare Magia)
L'uomo che entra in queste sette è brutale e primitivo e non ha nulla di evolutivo e innovativo, non accederà mai al vero valore dell'anima, anzi.. resterà invischiato nel sudicio della materia più grezza.
Ecco il perchè queste fantomatiche aggregazioni guidate da fantomatici santoni, che altro non fanno che usare linguaggi forbiti con persone di cultura scadente o uomini colti ma con una sete di potere smodata...convincendoli che grazie a loro e a sacrifici di vario genere e alla completa omissione di principi morali, si può raggiungere il tanto agoniato successo e perfino l'immortalità...
Nell'AniMo Antico

Il satanismo è la punta di diamante dell'occultismo alla moda.
Almeno la metà della musica hard rock e metal propone invocazioni e consacrazione al principe delle tenebre
(per non parlare dell'attuale musica pop con le sue icone e i video musicali). Abbiamo poi messe nere, pedofilia, riti orgiastici.
Gesù chiamò Satana «principe di questo mondo» e San Paolo lo dichiarò «dio del nostro secolo». Quale che sia la sua natura, Satana rivela all'uomo i suoi impulsi segreti: il desiderio smodato di perdersi nella voluttà sensuale e l'ansia di affermarsi come centro di smisurato potere. 
Il patteggiamento con le forze del male inizia nella letteratura: Faust e Mefistofele si alleano per possedere piacere e assoluto e potere. Nella modernità, il diavolo gradualmente perde i suoi tratti temibili e diventa l'alleato dell'uomo, a cui promette il potere magico.
L'illuminismo è percorso da correnti sataniste, e se di giorno combatte le superstizioni clericali ed oscurantiste, negando la realtà metafisica del diavolo, di notte pratica le scienze occulte evocando demoni, spiriti ed entità oscure. Il rapporto con il demoniaco fu emblema di libertà dalla legge  e di trionfo dell'Io.
Molti gruppi satanici o para-satanici di oggi si definiscono "neo-gnostici" : ma
il satanismo si rifà solo miticamente al passato. Esso è figlio della secolarizzazione e dell'attacco ai valori della tradizione.
Il satanismo ha creato una moda che coinvolge numerosissimi giovani.
Molti simboli satanici sono accettati acriticamente dai giovani che si ornano con la stella a cinque punte, la croce rovesciata, il numero 666, simbolo della «grande bestia» nell'Apocalisse di Giovanni.
Il satanismo raggiunge gruppi estremi come la Chiesa dell'Eutanasia, che propaganda come strumenti di santificazione il suicidio, l'aborto, il cannibalismo e la sodomia.
Lo scopo della setta è la scomparsa dell'uomo dalla faccia della Terra.
Si evidenzia un bisogno di 'sacro a rovescio', un desiderio abissale di potere, eco della voce dell'antico Serpente: «sarete simili a Dio».
Il Diavolo propone di non essere più sottoposti alla distinzione tra bene e male. Il dualismo dell'etica cristiana viene attaccato come riduttivo, si cerca l'Uno del tutto, e il potere degli dei
(per scopi puramente egoici e materialistici).
Dopo un secolo di indottrinamento fondato sul mito della trasgressione, su inni a Satana, su simboli ambigui e perversi, ora dobbiamo fare i conti con i bambini martirizzati o fanciulle vittime e carnefici. Oltre al satanismo dei figli, occorre evidenziare il satanismo dei padri.
Satana diventa un paravento, un immagine mitologica che garantisce il superamento di ogni morale, che promette il potere magico per restare impuniti, per farla franca. Rappresenta per i suoi adepti l'abolizione  della legge e il raggiungimento dello smodato piacere e del totale potere.
I rituali sono in genere frutto della fantasia del capo congrega che si affanna a ripetere che tutti gli altri satanisti e occultisti sbagliano i cerimoniali.
La messa nera non è che un rituale tra tanti. In genere si inizia con un segno della croce fatto con la sinistra e a rovescio, per proseguire con invocazioni a Satana in latino a dir poco approssimativo.
Per partecipare il costo ad personam si aggira, in genere, sulle trecentomila lire (2001). I partecipanti sono psicologicamente soggiogati dal capo, da cui pretendono miracoli di magia nera.
Questo satanismo straccione esalta la vischiosità del negativo e sembra la messa in scena da circo della dissoluzione dell'etica, auspicata da intellettuali e maestri del pensiero alla moda.
Il satanismo si rifà al passato, ma è figlio della secolarizzazione e dell'attacco ai valori della tradizione.
Gli adepti pretendono di ottenere poteri magici, il satanismo così sfuma nella magia.
La necessità di trasgredire ogni legge per esprimere pienamente la propria volontà è un dato comune ai satanisti e agli esoterici New Age.
Un bizzarro sincretismo mescola idee e simboli pagani, egizi, orientali, gnostici e magici. Queste manie convivono con il progetto di costruire un nuovo mondo libero dalle leggi, dalla repressione e dalla religione istituzionale.
Occorre riflettere che le proposte trasgressive, divenute di massa tendono ad abituare al negativo, (soprattutto perchè l'essere umano che ha bisogno di ciò è da considerarsi una bestia da addomesticare e non da lasciar libera di distruggere tutto ciò che "tocca") e a presentarlo come se fosse 'normale'.
E' la banalità, l'ovvietà del male che avvelena le nostre anime. Il male riproposto nei supermarket dei mass-media, nei talk-show della permissività consumistica, perde perfino la sua grandezza abissale, la sua drammatica intensità. (diviene grottesca e bestiale quasi ridicola, ma comunque pericolosa)
Eppure questa banalizzazione del male, questa ovvietà del negativo ha i suoi effetti perversi che ottundono la sensibilità, offuscano lo spirito.
Il Principe delle tenebre è diventato un povero satanasso da rotocalco che, evocato dagli occultisti, non trova di meglio, per contrapporsi al sommo Bene, che indirizzare le sue forze  tra le gambe di qualche ragazzotta di periferia in cerca di potere magico. Sembra diventato un gioco culturale che garantisce spregiudicatezza, libertà dagli schemi dogmatici e (adorabile) frivolezza.
(Il principe del male è diventato il principe degli imbecilli, che non sanno contenere la propria libido sessuale)
Malgrado tali segnali inquietanti, molti studiosi sociali negano il ritorno del Maligno, o meglio negano che egli sia l'immagine metafisica del male e preferiscono indicarlo come una realtà simbolica a cui attribuire il negativo che incombe sulla vita umana.
Spesso si preferisce attribuire al diavolo tutte le negatività che ci affliggono anzichè farsene carico e lottare.
Tratto dal libro "Affare Magia" di Cecilia Gatto Trocchi

domenica 29 giugno 2014

Lo scacciapensieri

Mi è stato chiesto il dono di uno scacciapensieri.
Questo compito mi aveva messo in uno stato di crisi, più ragionavo su cosa rispecchiasse il gusto della persona che me lo ha chiesto e meno riuscivo farmi un idea...
Il compito era difficile perché simbolico, la richiesta mi è stata fatta successivamente ad un sogno della persona:
Nel sogno egli chiedeva ad una zingara uno di questi oggetti ma lei glie lo negava e in cambio lei ne offriva in regalo un altro...
Ovviamente: "Non paragonabile a quello scelto"...
Nel vissuto di questa persona c'è un blocco, una sofferenza data da una storia passata e non ancora metabolizzata, per me il sogno rappresenta in un modo o nell'altro il paragone (non necessariamente tra persone) ma anche il non vendere il bello nel ciò che la vita  offre, nel ciò che la vita mette davanti a sé, proprio a causa di un idea preconcetta che è lì e impedisce di apprezzare tutto il resto...
Soprattutto diventa un forte ostacolo per la sua personale crescita spirituale, come una resistenza egoica che rende invisibile qualsiasi cosa, che rende ciechi gli "occhi dell'anima".
Lo scacciapensieri che sceglie, potrebbe simboleggiare sia ciò che potenzialmente vuole davvero, ma che nega a se stesso,  sia che a causa di ciò che crede di volere non vede la bellezza in altro...
Credo che in questo sogno lo scacciapensieri è proprio il simbolo più adatto a contrapporsi al concetto di legame atrofizzante, di catena legata al cuore, perché dà quell'idea di vento...di suono curativo...di anima vibrante...
Qualcosa di leggero e calmante...
...un suono dolce e inebriante...
Per regalare quello giusto ho cercato di capire e di entrare nella testa della persona che mi ha chiesto questo dono, per non deludere le sue aspettative, per far sì che mi avvicinassi il più possibile ai suoi gusti...
Poi mi sono svegliata all'alba con la mia  risposta personale a ciò che è al caso di questa situazione e ora mi rivolgo direttamente a te:
Ti regalo uno scacciapensieri trasparente, il più limpido, chiaro e cristallino che ho trovato...
Qualcosa che rappresenti l'anima e non l'estetica...
Con degli angeli per ricordarti tutto ciò che è di incorporeo...
Che abbia il colore non colore dell'aria e dell'acqua così mobili e flessibili, cristallini e trasparenti, impalpabili e sfuggenti...
Tutto questo perché solo tu puoi sapere cosa volere davvero...
Nessuno ti può 'preconfezionare o regalare' la vita..
Ti ho cercato qualcosa che non rispecchiasse nulla, solo la delicatezza e la purezza...
Che desse l'idea del corpo di diamante  buddistico che si realizza quando gli opposti si accettano e la quiete ti avvolge il cuore...
Spero davvero che la "voce" di questi angeli ti guidino nel raggiungimento della tua pace interiore...
Con affetto
Nell'AniMo Antico

venerdì 27 giugno 2014

L'androgino nella cultura



L'uomo in quanto microcosmo, condivide le leggi che danno unità e dinamismo all'Universo.
Possiamo leggere l'Universo dentro di noi come in uno specchio, le caratteristiche principali che contrassegnano l'essere umano sono l'immagine riflessa di quelle che identificano il cosmo.
Tra gli attributi fondamentali di ogni soggetto che segnalano la sua doppia natura maschile e femminile (razionalità/affettività, calma/passione, esteriorità/interiorità ecc..) troviamo anche latenti tensioni erotiche bipolari, eterosessuali e omosessuali.
Tutto questo significa che il nucleo maschile-femminile è originato tanto nell'uomo che nel cosmo, ma anche che la potenza creatrice intelligente, quella che attimo dopo attimo imprime forma, movimento e trasformazione alla natura, contiene in sè una duplice valenza erotica.
Il maschile e femminile sono dunque principi della natura che operano in perfetta sintonia.
Nella cultura scritta umana l'idea del doppio principio maschile-femminile è radicato fin dagli albori del pensieri filosofico, prendiamo il caso dell'antica filosofia cinese: qui tale concetto compare nella forma della contrapposizione delle complementarità cosmiche dello Yin (femminile) e dello Yang (maschile), fin dalle prime pagine de Il libro delle trasformazioni (I-Ching VIII sec. a.C.) e anche nel taoismo tale nozione occupa una posizione di primo piano.
Secondo questa filosofia non c'è tra yin e yang una frontiera netta: uno è contenuto nell'altro, poichè la loro unione è all'origine di tutte le cose, ogni essere è una vita che palpita dei due principi, un punto di incontro di entrambi i sessi.
Anche nelle gesta delle divinità egizie quali Mut, Iside e Hathòr si mettono ben in luce la compresenza in esse di caratteri maschili e femminili.
Ermete Trimegisto (VI sec. d,C) pensa a un mondo generato da una potenza divina che possiede "la fecondità di ambedue i sessi"(Corpo ermetico e Asclepio).
Non da ultimo, la teoria del doppio principio trova riscontro nella psicoanalisi di Jung, a testimonianza del fatto che essa è ancora parte viva e integrante della nostra cultura.

mercoledì 25 giugno 2014

Alejandro Jodorowsky la poesia e l'atto poetico



"La prima cosa a venirmi in aiuto è stata la poesia, il contatto con i poeti negli anni cinquanta.
Il poeta inventa fuori dal mondo esistente, il mondo che dovrebbe esistere... il valore del linguaggio della poesia dipende direttamente dalla sua lontananza dal linguaggio parlato...
La poesia è il crinale in cui gli estremi si toccano, dove non esiste nè contraddizione nè dubbio.
Il poeta ci tende la mano per condurci oltre l'ultimo orizzonte, oltre la cima della piramide, in quella terra che si estende oltre il vero e il falso, oltre la vita e la morte, oltre lo spazio e il tempo, oltre la ragione e la fantasia, oltre lo spirito e la materia...nella sua voce c'è un incendio inestingiubile...
Questi cinque poeti costituivano un mandala alchemico:
Neruda era l'acqua, Parra l'aria, De Rokha il fuoco, Gabriela Mistral la terra e Huidobro, al centro, la quintessenza .
 "La poesia è azione".
A partire da quel momento abbiamo cominciato a prestare molta più attenzione all'atto poetico che alla scrittura in sè.
Per tre o quattro anni non abbiamo fatto altro che consegnarci all'atto poetico. Pensavamo solo a quello giorno e notte.
Il coraggio, il senso dell'umorismo, la propensione a mettere in discussione i mediocri assiomi della vita comune e l'amore per l'atto gratuito.
E qual è la definizione dell'atto poetico? Deve essere bello, estetico e prescindere da qualsiasi giustificazione.
Può anche comportare una certa violenza.
L'atto poetico è un richiamo alla realtà...Questa vita che noi vorremmo logica è in realtà folle, scioccante, meravigliosa e crudele.
Se osserviamo lucidamente la nostra realtà, constatiamo che è poetica. illogica, esuberante.
La poesia è convulsione come un terremoto! Denuncia le apparenze, trapassa con la sua spada menzogne e convenzioni.
Realizzare un atto poetico è un processo cosciente che mira a introdurre volontariamente una frattura nell'ordine della morte perpetuato dalla società, non è la manifestazione complessiva di una ribellione cieca.
L'atto poetico permette di manifestare energie normalmente represse o talenti in noi.
L'atto poetico deve essere sempre positivo, cercare la costruzione non la distruzione...
Sono convinto che il senso di colpa sia inutile. 
L'errore è lecito se commesso una sola volta e in seno a un processo di sincera ricerca della coscienza... L'uomo cerca la conoscenza, e che cos'è l'uomo alla ricerca di qualcosa se non un essere erratico? L'errore è parte integrante del percorso. 
Abbiamo smesso di compiere esperienze negative, ma non abbiamo mai avuto rimorsi.
Quelle esperienze ci avevano aperto la via all'atto poetico autentico. Non si fa una frittata senza prima aver rotto le uova.
Si diventa saggi soltanto nella misura in cui si passa attraverso la propria follia.
Non dimenticare mai che il fiore del loto nasce dalla melma, è necessario esplorare il fango, toccare la morte per salire nel cielo limpido."
Tratto da "Psicomagia una terapia panica" Alejandro Jodorowsky

lunedì 23 giugno 2014

La Luce nel cuore

Una Luce brilla aldilà di tutte le cose che sono sulla terra, aldilà di noi tutti, aldilà dei cieli, aldilà dei più alti, davvero dei dei cieli più alti.
È la Luce che brilla nel nostro cuore.
CHANDOGYA UPANISHAD (3.13.7)

Tutto questo universo è, in verità, Brahman. Egli è il principio, la fine e la vita di tutto. In quanto tale, adoralo in silenzio.
L'uomo, in verità, è fatto di fede. Tale è la  sua fede in questa vita, tale egli diventa nell'aldilà: lascialo operare con fede e visione.
C'è uno Spirito che è mente e che è vita, che è luce, verità e ampi spazi. Egli contiene tutte le azioni e i desideri, tutti i profumi e i sapori. Egli avvolge l'intero universo e in silenzio è amante di tutto.
Questo è lo Spirito che risiede nel mio cuore, più piccolo di un chicco di riso o di un grano d'orzo o di senape, o di un seme di scagliola, più piccolo anche del cuore di un seme di scagliola.
Questo è lo Spirito che è nel mio cuore, più grande della terra, più grande del cielo, più grande del paradiso, più grande di tutti questi mondi.
Egli contiene tutte le azioni, i desideri e i profumi e tutti i sapori. Abbraccia l'intero universo e in silenzio ama tutto. Questo è lo Spirito che è nel mio cuore, questo è Brahman.
A lui verrò quando andrò oltre questa vita. E a lui verrà colui che ha fede e non dubita.
(3.14)

Lo Spirito dell'intero universo è un'essenza invisibile e sottile.
Questa è la Realtà.
Questa è la Verità.
Tu sei quello.
(6.12-14)

Solo nell'Infinito è la gioia: conosci la natura dell'Infinito.
L'Infinito è immortale; il finito è mortale.
L'Infinito è l'universo intero.
Colui che vede, conosce e capisce questo, che trova in Atman, lo Spirito, il suo amore e il suo piacere e la sua unione e la sua gioia, diventa un Maestro si se stesso.
La sua libertà allora è infinita.
Ma quelli che non vedono questo, diventano servitori di altri maestri e nei mondi transuenti non ottengono la loro liberazione.
(7.16-25)

venerdì 20 giugno 2014

Platone: il mito dell'Androgino

Il mito narra che alle origini gli uomini erano dotati di forma sferica, di quattro mani, quattro gambe e doppia faccia si  muovevano in modo rapido come delle palle, appoggiandosi sulle quattro mani e sulle quattro gambe.
I sessi erano tre, il maschile aveva avuto origine dal Sole, il femminile dalla Terra, il terzo sesso quello androgino, che univa il maschile e il femminile, dalla Luna.
Data la loro grande forza fisica tentarono di dare l'assalto all'Olimpo, Zeus padre degli dei, volle punirli e neutralizzarli e così decise di dividerli in due metà ciascuna autonoma dall'altra.

Era del tutto naturale, da parte di ciascuna, cercare ardentemente l'altra perduta, ma congiunte in modo casuale finivano per morire.
Allora Zeus decise di ristrutturare il corpo di questi nostri progenitori spostando il sesso sul davanti e permise quindi la distinzione maschio-femmina e da quel momento il concepimento avvenne tramite il congiungimento degli organi genitali.
Platone attraverso questo gioco di fantasia fa intendere che è fuorviante pensare che l'uomo è separato dalla totalità dell'Universo.
Nel mito infatti, Zeus è il cosmo, è lui che plasma l'umanità.
E' lui che dà forma dinamica alla sessualità dell'uomo.
Le due facce di Eros, il divenire cosmico e quello umano, non sono dunque separabili.
Con l'immagine dell'androgino, segnala che la partecipazione dell'uomo al Tutto comporta anche la condivisione del duplice principio che alimenta l'Universo: quello maschile e quello femminile.
Pertanto, tutto ciò che ha corpo e vita proviene da questo desiderio androgino che è la segreta, impenetrabile officina magica di ogni vita, se custodito senza forzature genera gioia di vivere, se invece profanato, perchè ingabbiato in reti di giudizi e pensieri, produce malattia e infelicità.
Ognuno di noi dunque porta in se una parte femminile e una maschile, è un doppio nucleo dell'anima misteriosa e senza tempo.
Il femminile indica il desiderio erotico incontenibile, passionale, il suo ripetersi incessante come le stagioni della Terra, il femminile è tutto ciò che di creativo ruota intorno al desiderio sessuale, è invenzione, trasformazione e rottura delle abitudini, è apertura dell'anima a esperienze sempre nuove, è il lato "demonico" e poetico dell'amore rivolto all'interno.
Il maschile è il lato prosaico e pratico dell'amore, diretto all'esterno. La sua luce esprime anch'essa un principio di creatività illimitata, di intima ricreazione, di potenza vivificante. Tuttavia, è anche il principio di razionalità applicato alle reazioni d'amore che rischia di porre dei reticolati alla libera manifestazione dell'energia interiore.
Il maschile, se non temperato dal femminile, tende quindi a irrigidirsi in regole abitudinarie che spengono la forza innovativa interiore.
Il femminile inonda il mondo intero di poesia, ma chiede però la liberazione da modelli preconcetti di vita.
Se il maschile saprà accettare questi inviti allora le due potenze rigenerative potranno congiungersi per dar luogo a un percorso di vita contrassegnato da gioia e soddisfazione.
Da "Platone filosofia e salute"

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