mercoledì 24 giugno 2015

Solve et Coagula


La formula solve e coagula è ritenuta in un certo modo contenere tutto il segreto della «Grande Opera», in quanto questa riproduce il processo della manifestazione universale, con le sue fasi inverse.
Il termine solve è talora rappresentato da un segno che mostra il Cielo e il termine coagula da un segno che mostra la Terra.
Ogni forza di espansione è yang e ogni forza di contrazione è yin; le "condensazioni" che danno origine ai composti individuali, procedono quindi dagli influssi terrestri, e le "dissipazioni" che riconducono gli elementi di tali composti ai loro principi originari, procedono dagli influssi celesti; sono gli effetti delle rispettive attrazioni del Cielo e della Terra.
Se si parte dallo stato di non manifestazione per passare a quello manifesto per prima cosa si presenterà la "coagulazione" verrà poi la "soluzione", come movimento di ritorno verso il non manifestato...
Se si partisse invece da un determinato stato di manifestazione si dovrebbe in primo luogo considerare una tendenza avente come risultato la "soluzione" di quanto  si trova in tale stato e una fase ulteriore di "coagulazione" per tornare a un altro stato di manifestazione
: occorre aggiungere che tale soluzione e tale coagulazione, rispetto allo stato antecedente e allo stato susseguente, possono essere in realtà perfettamente simulatanee.
È la "morte" a uno stato e la "nascita" a un altro, considerati come le due facce opposte e inseparabili di una stessa modificazione dell'essere.
Le cose si presentano in senso inverso a seconda che le consideriamo dal punto di vista del Principio o della manifestazione.
Il Cielo in quanto polo positivo della manifestazione, rappresenta in modo diretto il Principio rispetto ad essa, mentre la Terra, in quanto polo negativo, non può che rappresentarne un'immagine invertita.
La prospettiva della manifestazione riferirà quindi abbastanza naturalmente allo stesso Principio ciò che realmente appartiene al Cielo, e accadrà così che il movimento (simbolico) del cielo venga in un certo modo attribuito al Principio, anche se esso è immutabile.
Ogni attrazione genera un movimento centripeto e quindi una condensazione, alla quale corrisponderà, al polo opposto, una dissipazione determinata da un movimento centrifugo in modo da ristabilire o meglio da mantenere l'equilibrio complessivo.
Ne consegue che ciò che è condensazione sotto il profilo della sostanza è all'opposto una dissipazione sotto il profilo dell'essenza e ciò che è dissipazione sotto il profilo della sostanza è una condensazione sotto il profilo dell'essenza.
Ogni trasmutazione nel senso ermetico del termine, consisterà propriamente nel dissolvere ciò che era coagulato e viceversa... Sono due aspetti complementari di un'unica operazione.
Gli alchimisti dicono: "la dissoluzione del corpo è la fissazione dello spirito" e viceversa:
Corrisponde alla condensazioni e alle dissipazioni della tradizione taoista: "spiritualizzare il corpo è corporizzare lo spirito" o "rendere occulto il manifesto e manifesto l'occulto" o espressione coranica "trarre il vivo dal morto e il morto dal vivo".
Al suo più alto grado, questo rovesciamento si trova in stretto rapporto con quello che il simbolismo cabbalistico chiama lo "spostamento delle luci", e anche con questo detto che la tradizione islamica attribuisce agli awaliyâ
"I nostri corpi sono nostri spiriti e i nostri spiriti sono i nostri corpi".
In virtù di questo stesso rovesciamento  si può dire che, nell'ordine spirituale, è l'"interno" ad avvolgere l'esterno, come nel caso del rapporto fra il Cielo e la Terra.
Vedi anche Yin e Yang
Tratto da "La Grande Triade" di R.Guenon

lunedì 22 giugno 2015

Mercurio l'acqua e il sole



Nell'ambito della corrente mistica nessun oggetto 'simbolico' presenta mai un unico significato.
La sessualità non esclude la spiritualità, e viceversa, giacché in Dio tutti gli opposti sono eliminati.
Mercurio a livello alchemico, in quanto "anima" è il ligamentum che unisce spiritus e corpus, la sua duplice natura lo rende atto al ruolo d'intermediario; esso è al tempo stesso corporeo e spirituale e unisce in sé stesso entrambi i principi.
Egli unisce l'emanazione della parte destra o maschile e della parte sinistra o femminile.
Esiste una relazione indubitabile tra il simbolo del Lapis e il concetto empirico del Sé, Mercurio è spirito e materia; il Sé comprende, come mostra il suo simbolismo, tanto la sfera psichica quanto quella corporea.
Mercurio è però anche l'"acqua" che occupa una posizione mediana tra l'elemento volatile (aria, fuoco) e quello fisso o solido (terra), perché esso si presenta sotto entrambe le forme, quella liquida e quella gassosa, e al tempo stesso come corpo solido quando assume l'aspetto del ghiaccio.
Mercurio ha in comune con l'acqua l'aqaeositas, giacché da un lato è un metallo e si amalgama con i metalli sottoforma solida, e dall'altro è liquido ed è evaporabile.
Il motivo più profondo per cui esso viene paragonato così spesso all'acqua è che, in virtù della sua somiglianza, esso riunisce in sé tutte le qualità numinose che possiede l'acqua.
Nel corso dei secoli cristiani sotto l'influsso delle idee gnostico-ermetiche, l'acqua ha assunto il significato di Nous, di cui il cratere divino era ricolmo, affinchè gli uomini desiderosi di giungere alla coscienza potessero rinnovarsi in quel bagno battesimale; in seguito essa significò l'aqua doctrinae, da un lato, e un'acqua magica e miracolosa dall'altro.
L'identificazione assai antica con l'hydrargyrum, l'argento vivo, inserì l'intera tradizione di Ermete Trimegisto nella sfera l'interpretazione dell'acqua, elemento anch'esso dotato di carattere numinoso fin dai tempi più antichi.
Ciò poté avvenire poiché l'acqua, in quanto "matrice e nutrice univesale" possiede un aspetto materno primordiale che ne fa un simbolo quasi ineguagliabile dell' inconscio.
In tal modo l'idea dell'"acqua" poté gradualmente svilupparsi sino a giungere a quel tremendo paradosso del Mercurio, che in quanto "antichissimo figlio della madre" è lo spirito ermetico e in quanto sostanza chimica è argento vivo preparato con arti magiche.
In quanto "figlio del giorno" Mercurio è la luce.
 


Per tale ragione viene anche celebrato come lux moderna o come Luce al di sopra di tutte le luci.
Egli è dunque un "figlio della domenica" (creato nel "giorno del sole"), così come il pianeta Mercurio è il più vicino al sole e per tale ragione può essere considerato "figlio del sole".
Tratto da "Mysterium Coniunctionis"   di C.G.Jung

venerdì 19 giugno 2015

Il Figlio del Cielo e della Terra


"Il Cielo è suo Padre e la Terra è sua madre"
questa è la formula inizaitica, che determina i rapporti dell'Uomo con gli altri due termini della Grande Triade, egli rappresenta l'"uomo vero" di cui l'iniziato è chiamato a realizzare in se stesso tutte le possibilità.
Ogni uomo, anzi qualunque essere, è allo stesso modo e proprio per questo motivo figlio del Cielo e della Terra, giacchè la sua natura partecipa necessariamente di entrambi; c'è in ogni essere una essenza e una sostanza nell'accezione relativa dei due termini, un aspetto yang e un aspetto yin, un lato "in atto" e un lato "in potenza", un "interno" e un "esterno".
In tale partecipazione ci sono dei gradi da osservare, perchè negli esseri manifestati, gli influssi celesti e terrestri possono combinarsi in moltissime maniere e in moltissime proporzioni diverse.
Ogni essere è in una certa maniera e a un certo grado, perchè sono l'"uomo vero" è pienamente e per eccellenza il Figlio del Cielo e della Terra e tra i suoi privilegi, ha quello di poter riconoscere effettivamente il Cielo come suo "Vero Antenato".
l'uomo vero è l'unico a dover essere considerato come l'uomo realmente normale, possiede veramente la pienezza della natura umana, avendo sviluppato in sè l'integralità delle possibilità che essa implica; gli altri uomini hanno solo una potenzialità umana più o meno sviluppata in alcuni suoi aspetti, questo carattere di potenzialità ne fa in realtà dei figli della Terra più che del Cielo, ed è tale carattere a farli yin rispetto al Cosmo.

Per far si che un uomo sia "Figlio del Cielo e della Terra" occorre che in lui l'"atto" sia uguale alla "potenza" e quindi perfettamente equilibrato sotto l'aspetto dello yang e dello yin, là dove essi sono realizzati in eguel misura, egli è yang rispetto al Cosmo; egli può così svolgere in modo effettivo il ruolo centrale che gli compete, a patto di essere effettivamente uomo nel pieno significato della parola cioè l'immagine del "Vero Antenato".
L'"uomo vero" è anche l'"uomo primordiale", la sua condizione è quella che era naturale all'umanità alle sue origini, e da cui si è poco a poco allontanata, per giungere fino allo stato di uomo comune che propriamente non è altro che uomo decaduto.
Un graduale allontanamento dal centro in cui si situava l'"uomo primordiale"; un essere è tantomeno yang e tanto più yin quanto si allontana dal centro, nella stessa misura in cui l'"esterno" ha il sopravvento sull'"interno" e quindi ormai quasi solo "Figlio della Terra".
L'"uomo primordiale" in virtù della sua interiorità, abbracciando tutto il suo stato dui esistenza come il Cielo abbraccia tutta la manifestazione (perchè in realtà è il centro che contiene tutto), egli in qualche modo li comprendeva in sè come possibilità particolari incluse nella propria natura: per questo secondo il simbolismo della Genesi (11, 19-20) Adamo poteva veramente "nominare" tutti gli esseri di questo mondo, cioè poteva definire, nel senso più completo della parola, la natura propria a ciascuno di essi, ch'egli conosceva immediatamente e interiormente come un aspetto parziale della propria natura.
L'Uomo, come terzo aspetto della Grande Triade, rappresenta effettivamente l'insieme di tutti gli esseri manifestati.
L'uomo che è ricondotto dalla posizione decentrata, alla posizione centrale che normalemente gli compete, ed è reintegrato in tutte le prerogative inerenti a questa posizione centrale ha avuto accesso a quelli che vengono chiamati "piccoli misteri" ossia la perfezione dello stato umano e sfugge così alla vicissitudini della "ruota cosmica" perchè il centro non partecipa al movomento della stessa, ma è il punto fisso e immutabile intorno al quale si effettua il movimento, svolgendo la funzione del "motore immobile", la cui "azione di presenza" imita, nel proprio ambito, l'attività "non agente" del Cielo.
Tratto da "La Grande Triade" di R. Guenon

mercoledì 17 giugno 2015

Destra e Sinistra


In un'epoca antica, benché lontanissima dai tempi primordiali, era la sinistra a predominare sulla destra come indica questo passo di Lao-tseu:
  "Nelle faccende propizie (o di buon augurio), si mette al di sopra la sinistra; nelle faccende funeste, si mette al di sopra la destra" Tao-te-king cap XXXl
Intorno alla stessa epoca è stato detto anche: 
"L'umanità è la destra; la Via è la sinistra" Li-ki, affermazione che implica palesemente un'inferiorità della destra rispetto alla sinistra; nel loro reciproco rapporto la sinistra corrisponderebbe a yang e la destra allo yin.
Effettivamente l'Oriente è sempre stato considerato come il "lato luminoso" (yang) rispetto all'Occidente e l'Occidente come il "lato oscuro" (yin) rispetto all'Oriente; il mutamento nei rispettivi significati  della destra e della sinistra, essendo condizionato da un mutamento di orientazione, è insomma perfettamente logico e non implica assolutamente alcune contraddizione (rispetto alla corrente orientazione e considerazione della destra e della sinistra).
Può darsi che in una medesima corrispondenza la destra e la sinistra abbiano entrambe il sopravvento da punti di vista diversi.
Lo indica chiaramente questo testo:
  " La Via del Cielo preferisce la destra, il Sole e la Luna si muovono verso Occidente; la Via della Terra preferisce la sinistra, il corso dell'acqua va verso Oriente; allo stesso modo vengono disposti in alto"  Tcheou-li.
La preminenza della destra è associata alla "Via del Cielo" e quella della sinistra alla "Via della Terra" ; ora la prima è necessariamente superiore alla seconda e, potremmo dire, gli uomini sono venuti a confrontarsi alla "Via della Terra"  proprio perché hanno smarrito la "Via del Cielo", fatto che indica molto bene la differenza tra l'epoca primordiale e le ulteriori epoche di degenerazione spirituale.
In rigorosa conformità con la legge dell'analogia; ed è sempre così quando ci di trova in presenza di due termini che si oppongono in modo tale per cui uno di essi sia quasi un riflesso dell'altro, riflesso che è invertito come l'immagine di un oggetto in uno specchio lo è rispetto all'oggetto stesso, talchè la destra dell'immagine corrisponde alla sinistra dell'oggetto e viceversa.
Tratto da "La Grande Triade" di R.Guenon
Foto tratta dal libro "La Grande Triade"

lunedì 15 giugno 2015

Il simbolismo delle monete cinesi

È detto che il Cielo, il quale avvolge o abbraccia tutte le cose, presenta al Cosmo una faccia "ventrale", cioè interna, e la Terra, che le sostiene, presenta una faccia "dorsale", cioè esterna; è facile vederlo dalla semplice osservazione della figura riprodotta qui sotto, dove il Cielo e la Terra, com'è naturale, sono rappresentati rispettivamente da un cerchio e da un quadrato concentrici.

Si noterà come questa figura riproduca la forma delle monete cinesi, forma che per altro è in origine quella di certe tavolette rituali: fra il contorno circolare e il quadrato vuoto che sta in mezzo, la parte piena, nella quale si inscrivono i caratteri, corrisponde evidentemente al Cosmo, in cui si situano i "diecimila esseri"  (ì caratteri sono i nomi degli esseri e di conseguenza rappresentano questi ultimi in modo assolutamente naturale, specie quando si tratta di una scrittura idrografica come nel caso della lingua cinese), il fatto che essa sia compresa tra due vuoti indica simbolicamente tutto ciò che non si trova fra il Cielo e la Terra per ciò stesso si trova al di fuori della manifestazione (il Cosmo).
Se si prestasse attenzione solo alle rispettive posizioni apparenti del Cielo e della Terra, o meglio delle loro raffigurazione, potrebbe sembrare che il Cielo si trovi all'esterno e la Terra all'interno; non bisogna scordarsi di applicare l'analogia in senso inverso: in realtà, da tutti i punti di vista, l'"interiorità" appartiene al Cielo e l'"esteriorità" alla Terra, considerazione che ritroveremo fra non molto.
Del resto, anche a prevedere semplicemente la figura come sta, si vede che, relativamente al Cosmo, il Cielo e la Terra, per il fatto stesso di essere i limiti estremi, hanno in verità una sola faccia, e che tale faccia è interna per il Cielo e esterna per la Terra; se volessimo considerare l'altra loro faccia, dovremmo dire che questa può esistere solo relativamente al comune principio nel quale essi si unificano e dove scompare ogni distinzione fra interno ed esterno, come pure ogni opposizione e perfino ogni complementarismo, per lasciar sussistere unicamente la "Grande Unità".
Vedi anche:
Il simbolo del dollaro
"La Grande Triade" di R.Guènon

sabato 13 giugno 2015

La separazione dei Mondi e Portali magnetici...


Ai miei tempi sono stata chiamata in molti modi: sorella, amante, sacerdotessa, maga, regina.
Ora in verità, sono una maga e forse verrà un giorno in cui queste cose dovranno essere conosciute.
Ma credo che saranno i cristiani a narrare l'ultima storia.
Il mondo della Magia si allontana sempre di più dal mondo dove regna il Cristo.
Non ho nulla contro di lui, ma solo contro i suoi preti che negano il potere della Grande Dea oppure l'avvolgono nella veste azzurra della Signora di Nazareth e affermano che era vergine. Ma che cosa può sapere una vergine delle sofferenze dell'umanità?
....La storia dev'essere narrata com'era prima che i preti del Cristo Bianco venissero a costellarla di santi e di leggende.
Il mondo è mutato.

Un tempo un viaggiatore, se aveva la volontà e conosceva qualche segreto, poteva avventurarsi con la barca nel Mare dell'Estate e giungere non già a Glastonbury dei monaci, ma all'Isola Sacra di Avalon; allora le porte tra i mondi fluttuavano con la nebbia e si aprivano al volere del viaggiatore.
Perchè questo è il grande segreto, noto a tutti gli uomini colti del nostro tempo: con il nostro pensiero, noi creiamo giorno per giorno il mondo che ci circonda.
Ora i preti, pensano che questo usurpi la potenza del loro Dio, hanno chiuso le porte (che non furono mai porte se non nelle menti degli uomini) e il percorso conduce soltanto alla loro Isola.
E affermano che quel mondo, se esiste, è il dominio di Satana, la porta dell'Inferno.
....I seguaci di Cristo affermano che non vi è altro Dio tranne il loro, e che lui solo ha creato il mondo, lui solo è onnipotente...E la Dea Madre..?
Essi credono che la Dea non esista: perchè il principio femminile, dicono, è il principio del male.
...Nel nostro tempo vi sono stati seguaci di altri Dei, che rispettavano gli Dei altrui...
Come i druidi sanno, è la fede dell'umanità a plasmare il mondo e la realtà.
I Cristiani cercano di cancellare ogni sapere che non sia il loro.
Hanno proclamato eresia il credere che gli uomini vivano più d'una vita...
Ma se gli uomini non credono in più di una vita, come sfuggiarnno alla disperazione?
Forse i cristiani vogliono che gli uomini disperino del destino perchè si prosternino davanti al Cristo che li condurrà al paradiso.
Ma, qualunque cosa credano, le loro convinzioni stanno alterando il mondo, non soltanto nello spirito ma anche sul piano materiale.
Negano il mondo dello spirito e i regni di Avalan, e per loro cessano di esistere.
Esistono tutt'ora, naturalmente; ma non nello stesso mondo dei seguaci di Cristo, Avalon, l'Isola Sacra, non è più la stessa, Glastonbury dove noi della Vecchia Fede permettemmo ai monaci di costruire la cappella e il monastero.
Perchè il nostro sapere e il loro sapere.....possono stare vicini ma non nello stesso luogo....Quattrocento anni fa, prima che venissero i romani, i preti giurarono che non sarebbero mai insorti contro di noi, perchè eravamo qui prima di loro, ed essi erano supplici e deboli. Debbo ammettere che hanno mantenuto la promessa.
Ma nelle loro preghiere non hanno mai smesso di lottare contro di noi per il loro Dio e per scacciare i nostri Dei.....
Nell'universo dei cristiani non c'è posto per il nostro sapere: vi è un Dio solo, e non vi sono mai stati altri Dei se non falsi idoli, opera del loro diavolo.
Ecco ciò che credono: e il mondo diviene ciò che credono gli uomini.
Perciò i mondi che un tempo erano una cosa sola si stanno separando......
Tratto da "Le Nebbie di Avalon" di Marion Zimmer Bradley

...Perchè un libro, per quanto possa narrare legende, per quanto possa sembrare "fantastico" e surreale, ha sempre una verità da raccontare... ha sempre un fondo di realtà da cui partire...
Per chi vuole può trovare in alcuni post tratti dai dati storici, quelle realtà che fanno di una magica legenda, la nostra interiorità spirituale che abbiamo perso e che non vediamo più, non  perchè non esista ma perchè siamo stati abituati a vedere solo attraverso gli occhi sensibili abbandonando i sensi che sfuggono al mondo materiale quelli del cuore... della nostra anima...
Avalon è questo... la realtà che non vediamo più, che non siamo più in grado di vedere, soffocata e nascosta dal velo che la nostra attuale cultura ci ha creato...
Un'occhiata a questo articolo: I portali magnetici,  può svegliare la curiosità umana per tutto ciò che sembra solo una storia incredibile e fantastica, oggi con le tecnologie possiamo, forse, scovare ciò che l'occhio umano un tempo vedeva in maniera del tutto naturale...?
Se siamo riusciti a fare ciò vuol dire che una parte remota di noi cerca disperatamente di ritrovare le origini...?
Ma con i mezzi sbagliati e con la mentalità sbagliata....
Se questi  portali conducono nei luoghi nei quali si narrava secoli e secoli fa, e se l'uomo ritrovasse il modo per evocarli, vederli, attraversarli scoprirebbe che tutto ciò è possibile ed è sempre stato alla portata di tutti senza l'ausilio di apparecchiature esterne delle quali ci stiamo circondando sempre più?
Anche tutte le spiegazioni scientifiche di questo mondo non mi tolgono dalla testa che i fenomeni di questa portata sono l'emanazione di qualcosa che noi abbiamo sempre conosciuto ma abbiamo dimenticato.
Credo solo che sia sbagliata la metodologia scientifica che oggigiorno si usa per trovare spiegazioni a tutto ciò che sembra fantastico... potranno fare tutte le spedizioni o le missioni che vogliono ma con il positivismo odierno, non comprenderanno mai qualcosa che ha a che fare con la spiritualità più profonda che non va spiegata oggettivamente ma va compresa interiormente...
...Siamo coperti da quel velo che la nostra cultura odierna ci ha imposto di indossare, e di cui noi non ci rendiamo neanche conto...
La scienza, come la religione a suo tempo stanno causando sempre più una regressione delle vere capacità umane...
Ed ora è inutile voler spiegare tutto con essa, che altro non è che uno strumento per acuire la cecità spirituale...
Ci si sveglia guardando dentro e non fuori...
Nell'AniMo Antico

"Avalon sarà  sempre accessibile per chi saprà  trovare la strada: ma se l'umanità  non vi riesce, allora forse questo è il segno che non è  pronta."

"Nelle ultime generazioni gli uomini avevano imparato a credere che esistessero un solo Dio, un solo mondo, un solo modo di descrivere la realtà, e che quanto era estraneo a quel mondo appartenesse ai diavoli, e che il suono delle campane tenesse lontano il male.... e più  era numerosa la gente che lo credeva, più  Avalon diventava un sogno alla deriva in un altro mondo quasi inaccessibile."

venerdì 12 giugno 2015

Cable-tow e la Vesica piscis

La figura formata da due ternari rappresentati da due triangoli equilateri, uno con la punta in alto e uno con la punta in basso, posti l'uno sopra all'altro, uniti dalla loro base, possiede alcune proprietà geometriche abbastanza notevoli:
i due triangoli equilateri opposti per la base si inscrivono in due circonferenze eguali ciascuna delle quali passa per il centro dell'altra;
la corda che unisce i rispettivi punti di intersezione è naturalmente la base comune dei due triangoli, e i due archi sottesi formano la figura denominata mandorla o vesica piscis, figura  ben nota nel simbolismo architettonico e sillografico del medioevo.



Nell'antica Massoneria operativa inglese, il numero complessivo dei gradi di queste due circonferenze, ossia 360 x 2 = 720, forniva la risposta alla domanda relativa alla lunghezza del cable-tow; non possiamo tradurre questo termine tecnico, in primo luogo perchè non ha nessun esatto equivalente in francese, e poi perchè presenta foneticamente un doppio senso che richiama (per assimilazione dell'arabo qabeltu) il reclutamento iniziatico, sicchè esso esprime, potremmo dire, un "legame" in tutti i sensi della parola.


La figura formata dalla verticale e dall'orizzontale così disposte è un simbolo ben noto fino ai nostri giorni nella Massoneria anglosassone, per quanto sia quelli che non sono stati conservati dalla cosiddetta Massoneria "latina".
Nel simbolismo costruttivo in genere, la verticale è rappresentata dal filo a piombo e l'orizzontale dalla livella.
Allo stesso simbolismo corrisponde un'analoga disposizione delle due lettere arabe alif e ba.
                

Tratto da "La Grande Triade" di R.Guènon

Tra la Squadra e il Compasso


Questi due strumenti corrispondono palesemente al cerchio e al quadrato ossia le figure geometriche che rappresentano rispettivamente il Cielo e la Terra.
(Si noti come in inglese la parola square significhi sia squadra che quadrato e anche in cinese la parola fang ha entrambi i significati.)
Il modo in cui il compasso e la squadra sono disposti l'uno rispetto all'altra, nei tre gradi della Craft Masonry,  mostra gli influssi celesti prima dominati dagli influssi terrestri, poi nell'atto di liberarsene gradualmente e infine a loro volta dominanti.
Nel simbolismo massonico, in conformità con la corrispondenza Cielo Terra il compasso è normalmente posto in alto e la squadra in basso, quando la posizione è invertita,  il simbolo assume un significato particolare,  da accostarsi all'inversione del simbolo dello Zolfo  operata al fine di rappresentare il compimento della "Grande Opera": fra i due in genere è raffigurata la Stella fiammeggiante che è un simbolo dell'Uomo più precisamente dell'"uomo rigenerato".

La Stella fiammeggiante è una stella a cinque punte e il 5 è il numero del "microcosmo"; del resto questa assimilazione è indicata espressamente nel caso in cui nella stella sia rappresentata la figura di un uomo (pentagramma di Agrippa).

La Stella fiammeggiante, secondo un antico rituale, è il simbolo del Massone (o dell' iniziato) risplendente di luce in mezzo alle tenebre (del mondo profano).
In oltre è detto che "un Maestro Massone si trova sempre tra la squadra e il compasso", cioè esattamente nel luogo in cui si inscrive la Stella fiammeggiante, luogo che è propriamente l'"Invariabile Mezzo", non senza ragione, la loggia dei Maestri è chiamata "Camera del Mezzo"; il Maestro è dunque in tal modo assimilato all'"uomo vero" posto tra il Cielo e la Terra a esercitare la funzione di "mediatore".
Il grado di Maestro rappresenta il compimento dei "piccoli misteri" di cui lo stato di uomo vero costituisce il termine.
Questo grado di Maestro appartiene all'ultimo grado della Massoneria propriamente detta ed è in perfetto accordo con il fatto che le iniziazioni di mestiere e quelle che ne derivano si riferiscono propriamente ai "piccoli misteri".
Quello che vengono chiamati "alti gradi" costituiti da elementi di varia provenienza, vi sono alcuni riferimenti ai "grandi misteri", riferimenti  tra i quali ce n'è almeno uno che si ricollega direttamente all'antica Massoneria operativa e sta a indicare come quest'ultima aprisse almeno qualche spiraglio su ciò che si trova oltre il termine dei "piccoli misteri": si allude alla distinzione che viene fatta nella Massoneria anglosassone fra la Square Masonry e l'Arch Masonry.
In effetti nel passaggio "From square to arch" o, come si diceva in modo equivalente nella Massoneria francese del Settecento "dal triangolo al cerchio" si trovava l'opposizione tra le figure rettilinee e quelle circolari in corrispondenza rispettivamente con la Terra e con il Cielo e quindi può trattarsi di un passaggio dallo stato umano a quello sopraumano, ossia dai "piccoli misteri" a quello dei "grandi misteri" in quanto la Terra rappresenta lo stato umano nella sua integralitá e dev'essere considerata inclusiva sia della Terra che dell'Atmosfera o "regione intermedia", e la volta celeste è la vera "volta di perfezione" cui si fa riferimento in alcuni gradi della Massoneria scozzese.
Tratto da "La Grande Triade" di R.Guenon
Vedi anche: Cable tow e la vesica piscis

mercoledì 10 giugno 2015

Le "ombre" del cristianesimo


Nel 1° secolo della nostra Era, in un mondo rimasto a corto di cronache di guerra, improvvisamente circolò un evangelos, una buona notizia: Dio si è fatto uomo e il Dio uomo,  Cristo Gesù,  è morto ed è risorto.
Il Vangelo della morte e risurrezione del Dio-uomo fu diffuso dagli apostoli,  dagli inviati da Cristo stesso e da una massa anonima di fratelli che per primi avevano ascoltato il loro annuncio.
I cristiani erano per lo più aristocratici giramondo e schiavi al loro seguito,  o marinai e mercanti che battevano i porti del Mediterraneo,  oppure militari in continua trasferta.
Viaggiavano con gran facilità: l'Impero Romano garantiva mari sicuri, non avevano problema di lingua perché tutti erano bilingui...tutti parlavano il greco che era la koinè la lingua comune del Commonwealth romano.
I missionari cristiani raggiunsero le città portuali della Sicilia e del resto della Grande Grecia.
Qui le città costiere offrivano le condizioni più adatte all'impianto di comunità cristiane: stato economico elevato, presenza di piccole e grandi sinagoghe,  vivacità e curiosità culturale,  padronanza del greco o almeno diffuso bilinguismo.
In Italia meridionale però le testimonianze archeologiche relative ai primi anni del cristianesimo sono poche.
Non solo e non tanto a causa d'alluvioni, terremoti,  maremoti,  eruzioni vulcaniche,  guerre e invasioni: sono eventi comuni a tutto il mediterraneo anzi a tutto il mondo.
Costantinopoli non è meno soggetta di Messina a terremoti; ha subito assedi di Avari e Bulgari e saccheggi es devastazioni;  sin dal 1453 vi sventolò la bandiera dell'islam eppure santa Sofia è ancora in piedi.
In Italia Meridionale le testimonianze storiche sono state invece distorte o distrutte di proposito.
Le testimonianze romano - ortodosse dell'intera penisola sono poche perché volutamente distrutte.
A Ravenna per esempio la sontuosa basilica dell'Anàstasi fu abbattuta nel 1733 e poco dopo Felice Kiel 'corresse' i mosaici del Battistero degli Ortodossi: esso fu rappresentato nell'atto di battezzare Cristo alla latina.
Verso il 1510\21, il vescovo latino di Crotone, Antonio Lucifero fece abbattere a Capocolonna il santuario della Tuttasanta: era un sito sacro alla popolazione della Grande Grecia sin dal 6° secolo avanti Cristo;  pietre e marmi di quel tempio -consacrato secondo la tradizione da san Dionigi l'Ariopaghita- furono utilizzate per costruirci i palazzi di una nuova Crotone.
Quasi negli stessi anni, il vescovo latino d'Agrigento, Lorenzo Gioeni,  fece abbattere l'antica cattedrale della città, un edificio che risaliva al 5° secolo avanti Cristo: colonne e pietre furono trascinate a chilometri e chilometri di distanza dalla città verso il mare.
Bisognava disperdere e nascondere un ricordo della grecità agrigentina.
La storia della Chiesa ortodossa in Italia Meridionale è costellata da distruzioni volute; sin dai primi tempi della Francoazia è stata stravolta la toponomastica: dei nomi sono stati storpiati (Osteodi/Ustica o Kostantinia/ Cosenza), spesso mutati del tutto (Trikala/Caltabellotta) e l'Italia meridionale è costellata da località che portano il nome degli invasori (Francavilla, Francica, Barrafranca, Francoforte ecc allo stesso modo al culto dei santi ritenuti 'troppo greci' è stato sovrapposto quello di personalità della cristianità occidentale).
E portate a termine in virtù dello sciagurato Patto di Melfi, un concordato firmato a Melfi  di Potenza il 23 agosto 1059 tra i Normanni e Gerard de Chevronne (papa Nicola II), che sancì il futuro assetto dell'Italia Meridionale che stava per essere conquistata del tutto dagli invasori: Sardegna,  Sicilia e Grande Grecia sarebbero diventate 'feudo' dello Stato pontificio e le Chiese ortodosse sarebbero state sottoposte all'autorità del Papa-re; in cambio il papa di Roma Antica assegnava ai Normanni (quali delegati dell'apostolo Pietro) il diretto controllo delle terre conquistate.
Il Patto di Melfi servì da modello per l'assetto giuridico (civile ed ecclesiastico) di tutti gli altri territori dell'Impero Romano conquistati in seguito dai Crociati.
Sono scomparse così quasi tutte le prime testimonianze del cristianesimo in Sicilia e nel resto della Grande Grecia.
Vedi anche i post del tag:
Oltre la storia uffciale
Tratto da "Ombre della storia" di Antonio monaco

martedì 9 giugno 2015

Due anni di Nell'AniMo Antico


Sono ormai passati  due anni da quando ho deciso di condividere le mie letture e le mie riflessioni con chiunque avesse il desiderio  di leggerle..
Due anni da quando Nell'AniMo Antico, da anagramma del mio nome e cognome, diventò il mio angolo di pace e interesse, per il quale ho passato ore davanti al pc in attesa di terminare questo o quel post, con la soddisfazione di aver creato una finestra sul mio mondo interiore!
Una cosa vorrei precisare: questo blog  è solo una specie di quaderno degli appunti che amo passare a tutti coloro hanno bisogno di uno spunto, il mio quaderno degli appunti di tutto ciò che per me è importante, rilevante e significativo... e che può esserlo in parte per chiunque altro individuo...
Come fu per me in un periodo in cui avevo bisogno di orientarmi e sentivo che dovevo intraprendere letture più profonde e complete di determinati argomenti a me necessari, ma partii proprio da blog personali di altre persone.
Mi sento di dare il solo consiglio di non rinunciare mai a una buona lettura, di non spegnere mai la scintilla della curiosità e di partire da se stessi ed estendere gli approfondimenti  verso l'interno profondo di noi stessi e non al di fuori ...
Di scegliere le proprie letture usando la parte più intuitiva come fa un compositore con le note quando produce guidato solo dall'ispirazione profonda, imparando a seguire le risonanze con se stessi.
Vorrei consigliare  di non avere mai maestri assoluti eccetto noi stessi perché anche in mille sbagli possono esserci mille insegnamenti:
di vagliare sempre molteplici possibilità e di non fermarsi alle prime empatie ma, nello stesso tempo però, di seguire una linea bibliografica che più ci riconduce alla nostra profonda verità.
Provare a sentire ciò  che risuona in noi stessi, per provare la sensazione che quel libro che si sta leggendo sia stato scritto per noi...
Vivere pienamente la propria vita vuol dire anche comprendere a fondo la propria esistenza...
Pochi mesi fa mi è accaduto con un libro scritto prima della prima guerra mondiale e mai più ristampato, trovato per caso in un mercatino... quel libro mi ha quasi chiamato... beh io ho avuto la sensazione di aver già avuto tra le mie mani quelle pagine... ma una sensazione ancestrale che non si può spiegare a parole..
Ognuno di noi deve sentirsi unico, in questa società che ci vuole omologati chiunque si senta profondamente diverso dalla massa non è "strano" ma particolare e un giorno questa particolarità sarà la parte di sé che sentirà di amare di più...  
Mi piace pensare che un giorno una mia essenza di una prossima (futura o parallela) esistenza, possa trovarsi difronte ad un post di Nell'AniMo Antico e per una sorta di sensazione di appartenenza possa comprendersi come non mai attraverso un lavoro di chissà chi ma così familiare alla sua parte più profonda.
E anche gli altri, che sono degli specchi per noi stessi, ti guarderanno come una persona "particolare" e non amena ...ma il primo ad accorgersi di te devi essere proprio  te!!!!
Non si deve mai rinunciare a ciò in cui si crede, anche se in quella cosa ci credi solo tu...ma se si accetta in sè si  troveranno conferme anche al di fuori perché il blocco parte solo da sè stessi!
Segui la tua natura e non quella di chiunque altro....
Circondati di persone che vibrano all'unisono con te ma ricorda di non evitare il confronto con chi ti vorrebbe uguale al resto della massa... perché non vi è palestra più efficace per l'anima.
Torna a sentire l'armonia con la Natura e troverai fonte di saggezza, forza, verità...
Non sentirti mai arrivato ma pensa sempre che c'è sempre qualcosa in più  che si può imparare e sapere...E non solo nei libri ma anche nella vita di tutti i giorni....e soprattutto dentro di te...
"Studia" te stesso... se vuoi capire il mistero dell'esistenza comprendi te stesso...
Nell'AniMo Antico

lunedì 8 giugno 2015

Adamo ermafrodita

 
Ruland menziona Adamo come sinonimo di aqua permanens, in contrasto con Eva, che significa "terra".
L'acqua è la sostanza arcana per eccellenza, e perciò essa è al tempo stesso ciò che va trasformato e l'agente di trasformazione.
Dato che l' "acqua" é sinonimo di Mercurio, diviene comprensibile l'osservazione compiuta da John Dee, secondo cui "l'altro Mercurio", che compare nel corso nell'Opus, è il "Mercurio dei filosofi, il microcosmo e Adamo".
Dorneus asserisce che il Lapis viene designato con il nome di "Adamo, che porta nascosta nel proprio corpo" la sua invisibile Eva:
"La materia della pietra dei filosofi non è altro che (...) Il vero Adamo ermafrodito e il microcosmo" Theatrum chemicum
Basilio Valentino dice in una sua poesia:
"Adamo sedeva nel bagno,
preparato dal vecchio drago,
dove Venere trovò il suo compagno".
Per un'immagine barocca non è cosa da poco mettere insieme Adamo e Venere.
Nella poesia Venere corrisponde alla "fonte che scaturisce la pietra e sommerge suo padre, assorbendone in sé stessa il corpo e la vita".
Ruland afferma che esso viene anche detto l' "uomo alto".
Ruland era discepolo di Paracelso, ragion per cui questa espressione potrebbe coincidere con il "grande Uomo" di quest'ultimo, l'Adech (un neologismo paracelsiano formato probabilmente dall'unione di Adamo ed Enoch), che Ruland definisce "Il nostro uomo interiore e invisibile".
La sostanza arcana o di trasformazione si rivela dunque, in questo caso, identica all'uomo "interiore" o primigenio, conosciuto come Adam Kadmon nella Qabbalà.
Adamo, in quanto uomo interiore, è sommerso dalla Venere, la dea dell'amore, il che costituisce indiscutibilmente uno psicologema, ossia l'espressione di una condizione psichica ben definita e tipica, che presso gli gnostici viene ben simboleggiata dal rapporto d'amore tra il Nous e la Physis.
Si tratta dell'"uomo superiore spirituale" della totalità maggiormente comprensiva e sovraordinata, che si designa come il Sé.
Il bagno, l'immersione, l'inondazione, il battesimo e l'affogare sono sinonimi alchemici per designare la condizione inconscia, per così dire l'incarnazione del Sé o - più esattamente - quel processo inconscio tramite cui esso viene "rigenerato" ovvero passa in uno stato in cui può divenire oggetto d'esperienza.
Quest'ultimo viene allora designato come filius regis.
A preparare il bagno è stato, come dice il testo il "vecchio drago", una creatura primordiale che dimora nelle caverne della terra; dal punto di vista psicologico si tratta di una personificazione dell'anima istintuale, la quale viene perlopiù simboleggiata dai rettili.
È come se le rappresentazioni alchemiche volessero esprimere, in tal modo, che è l'inconscio stesso a preparare il processo di rinnovamento.
Vedi anche: Il Lapis e l'Androginia di Cristo
I due Adamo e l'esperienza del Sè
Tratto da "Mysterium Coniunctionis" di C.G.Jung

venerdì 5 giugno 2015

Terra e Luna


Nella concezione cristiana terra e luna sono intimamente legate, tramite la figura della Madre di Dio, e lo stesso capita nell'alchimia.
Nell'impiego dei termini Luna e Terra gli alchimisti spesso non operano nessuna distinzione:
"Perciò Luna è la madre e il campo in cui si deve seminare il seme solare"
" Io sono infatti come il seme che venne seminato in terra buona" Clangor Buccinae
La coppia procreatrice è sempre costituita da Sol e Luna, ma altrettanto capita che la terra venga considerata come madre.
Pare che, mentre la luna rappresenta l'amata e la sposa, la terra corrisponda invece all'elemento materno.
"Ormai tu sai che la nostra terra vergine dev'essere coltivata un'ultima volta affiinchè il frutto del sole vi venga seminato e in essa possa maturare" Musaeum hermeticum
La terra è la "madre dei metalli" e di ogni creatura.
In quanto terra terra alba è la "perfetta terra bianca" ma questa fase dell'albedo è detta "luna piena" e "bianca terra fertile".
Così come Luna spasima per il suo amato, la terra attira a sè l'anima lunare.
Luna dice a Sol: "Con le lusinghe riceverò l'anima da te"
"La terra è detta madre degli elementi, poichè porta il proprio figlio nel suo ventre" Mylius
Questa identificazione tra Terra e Luna si trova anche negli autori antichi:
"....poichè la terra costituisce la parte più bassa di tutto l'universo, e la la luna la parte più bassa dell'etere, gli antichi hanno chiamato anche la luna 'terra', ma 'terra eterea'" Macrobio
Gia in Ferecide la luna è la terra celeste, da cui vengono generate le anime, per Firmico Materno la luna è persino la "madre dei corpi umani"
"...Se dunque nel Sole e nella Luna dei filosofi si trovano dei buoni semi, occorre purificare la terra stessa da ogni impurità e dalle erbacce e lavorarla con cura; solo dopo che sarà stata preparata in tal modo, vi dovranno essere introdotti i semi del Sole e della Luna" Jodocus Greverus
La terra bianca corrisponde alla terra, che significa l'umanità, "viene esaltata al di sopra di tutte le sfere del mondo ed è posta nel cielo spirituale della Santissima Trinità, essa si unisce manifestatamente alla Trinità come quarto elemento, riuscendo a costituire solo in questo modo la totalità.
Tratto da "Mysterium Conictionis" di C.G.Jung

mercoledì 3 giugno 2015

Il 5, il 6, il 10 il 12 e l'11


"Il 5 e il 6 è l'unione centrale (tchoung-ho, cioè l'unione nel loro centro) del Cielo e della Terra"
Entrambi sono formati dal 2 e dal 3, ma questi ultimi sono uniti tra loro in due modi diversi, mediante addizione per il primo (2+3=5), e mediante moltiplicazione per il secondo (2x3=6); è questo poi il motivo per cui i due numeri 5 e 6 che nascono dall'unione tra pari e dispari, sono entrambi considerati in modo molto generale, nel simbolismo delle varie tradizioni come dotati di un carattere essenzialmente "congiuntivo":
Per i pitagorici, il 5 era il "numero nuziale", in quanto somma del primo numero pari o femminile e del primo dispari o maschile; per quanto riguarda il carattere "congiuntivo" del numero 6, basterà ricordare il significato della lettera waw in ebraico e in arabo, come pure la figura del "sigillo di Salomone" che corrisponde geometricamente a questo numero.
Si può dire che in seguito all'azione del Cielo sulla Terra, il numero celeste 3 viene semplicemente ad aggiungersi al numero terrestre 2, perché tale azione, essendo propriamente "non agente", è quella che possiamo chiamare una "azione di presenza"; in seguito alla reazione della terra verso il Cielo, il numero terrestre 2 moltiplica il numero celeste 3, perché la potenzialità della sostanza è la radice stessa della molteplicità.
Da questa modalità di formazione dei due numeri risulta naturalmente lo scambio tra pari e dispari, perché la somma di un numero pari e di un numero dispari è necessariamente dispari, mentre il prodotto di un numero pari e di un numero dispari è necessariamente pari. 
La somma di due numeri può essere pari solo se i numeri sono entrambi pari o entrambi dispari; in quanto al prodotto, perché sia dispari bisogna che i suoi due fattori siano entrambi dispari.
Si ricorda che il Cielo e la Terra in sé stessi non sono in alcun modo misurabili, perché non appartengono all'ambito della manifestazione; di misura  si può parlare unicamente per le determinazioni attraverso le quali essi appaiono allo sguardo degli esseri manifestati.
Nella considerazione delle forme geometriche che simboleggiano i due principi, il cerchio per il Cielo e il quadrato per la Terra, le forme rettilinee, di cui il quadrato è il prototipo, si misurano con il 5 e i suoi multipli, e , del pari, le forme circolari si misurano con il 6 è i suoi multipli.
Parlando dei multipli dei numeri 5 e 6, facciamo principalmente riferimento ai primi tra questi multipli, e cioè al loro doppio, che nel primo caso è 10 e nel secondo 12; infatti la misura naturale delle linee rette si effettua mediante una divisione decimale, e quella delle linee circolari mediante una divisione duodecimale; e in questo possiamo vedere la ragione per la quale i due numeri 10 e 12 vengono assunti come basi dei principali sistemi di numerazione, sistemi che talora sono poi usati in concorrenza, come appunto nel caso della Cina, perché in realtà hanno applicazioni diverse, sicché la loro coesistenza in una stessa forma tradizionale non ha assolutamente nulla di arbitrario o superfluo.
Il numero 10 viene attribuito al Cielo e il numero 12 alla Terra, quasi a indicare una volta di più la loro interdipendenza rispetto alla manifestazione o all'ordine cosmico propriamente detto, sotto la duplice forma delle relazioni spaziali e temporali.
Nella tradizione cinese i giorni vengono contati a periodi decimali e i mesi a periodi duodecimali; ora dieci giorni sono «dieci soli», e dodici mesi sono «dodici lune»; i numeri 10 e 12 sono perciò rispettivamente messi in rapporto il primo con il Sole, che è yang o maschile, e corrisponde al Cielo, al fuoco al Sud, e il secondo con la Luna, che è yin o femminile e corrisponde alla Terra, all'acqua e al Nord.
Il numero 11 in quanto somma di 5 e 6 ha una sua riconosciuta importanza; questa unione ne fa il simbolo di quella «unione centrale del Cielo e della Terra» e di conseguenza «Il numero grazie al quale si costituisce nella sua perfezione (tcheng) la via del Cielo e della Terra».
L'importanza del numero 11, come dei suoi multipli, è del resto un ulteriore punto comune alla più diverse dottrine tradizionali; nelle tradizioni ermetica e cabbalistica, il numero 11 è la sintesi del «microcosmo» e del «macrocosmo», rappresentati rispettivamente dai numeri 5 e 6, che corrispondono anche, in un'altra applicazione connessa con questa, all'uomo individuale e all'«Uomo Universale» (o all'uomo terrestre e all'Uomo celeste della tradizione estremo-orientale).
I numeri 10 e 12 hanno in oltre importanza dal punto di vista cabbalistico, la loro somma 22 (doppio o multiplo di 11) come noto, è il numero delle lettere dell'alfabeto ebraico.
Tratto da "La Grande Triade" di R.Guenon
Numeri celesti e numeri terrestri

lunedì 1 giugno 2015

La nigredo e la presa di coscienza dell'Ombra

La nigredo corrisponde all'oscurità dell'inconscio, che contiene in primo luogo la personalità "inferiore", l'Ombra.
Quest'ultima diviene una figura femminile che per così dire gli sta alle spalle e lo controlla: l'Anima di cui la Sulamith è una caratteristica esplicazione.
"Nigra sum, sed formosa" ("Sono nera, ma bella", Cantico dei Cantici 1.4), e non "brutta", come invece vorrebbe far credere il nostro Elaezar, dopo aver riconsiderato la questione. Giacchè la natura è deformata dalla colpa di Adamo, la nerezza va dunque considerata sinonimo di bruttura in quanto nerezza della colpa, in quanto stato iniziale saturnino, pesante e nero come il piombo.
Sulamith, la sacerdotessa di Istar, significa terra, natura, fecondità, tutto ciò che prospera sotto l'umida luce lunare, anche la pura e semplice "vita" naturale.
L'Anima è l'archetipo della vita stessa al di là di ogni significato e responsabilità.
Il fatto che -invertendo l'ordine della creazione- il vecchio Adamo debba nascere di nuovo da lei, si può capire, poiché, se c'è uno che sa vivere la vita naturale, questi è sicuramente il vecchio Adamo.
Si tratta di un Adamo rinato dalla figlia di Eva, un Adamo restaurato alla sua primitiva naturalità.
Eva genera un'altra volta Adamo e una nera Sulamith fa di nuovo venire alla luce l'Uomo primigenio nel suo stato irredento di naturalità.
Il cambiamento avviene all'interno, e non è il primo, ma il secondo. Il primo è infatti presupposto. Il cambiamento non avviene però nell'uomo normale, per quanto quest'ultimo possa identificarsi con il "vecchio Adamo", bensì nell'Uomo primigenio, in quell'archetipo che è presente in ognuno di noi.
Il primo cambiamento corrisponde perciò al divenir cosciente dell'Anima nera, che rappresenta l'aspetto femminile dell'Uomo primigenio. Ogni uomo si sente identico a lei, senza però esserlo veramente.
Per l'uomo è assai più difficile divenire cosciente dell'aspetto maschile dell'Anthropos che non di quello femminile. Giacché in tale archetipo v'è troppa nerezza perché si accetti di assumersela immediatamente, e vi sono troppi elementi buoni e positivi, perché si possa resistere alla tentazione di identificarvisi.
È perciò alquanto più facile vedere la nerezza proiettata.
La frase: "La donna che tu mi hai posta accanto mi ha dato il frutto dell'albero, e io ne ho mangiato" Genesi 3.12, rimane vera anche alla luce della psicologia più illuminata. All'insondabilità dell'aspetto femminile corrisponde tuttavia quella dell'aspetto maschile.
Per quanto si sia esseri umani, non si ha tuttavia alcun motivo o ragione di attribuirsi tutta l'elevazione e la bellezza che è dato all'uomo di ottenere, così come ripugnerebbe addossarsi la colpa di tutta l'abiezione e l'ignominia, che abbassano l'uomo al di sotto della bestia, a meno che una turba mentale non ci faccia "smarrire" sino al punto di identificarsi con l'archetipo.
La presa di coscienza rappresenta una grande illuminazione poiché è un'interiorizzazione dell'idea dell'Uomo primigenio, unità archetipica, trascendente i sessi.
La speranza che nutre Sulamith di diventare una "bianca colomba" allude a uno stato futuro di perfezione. La bianca colomba lascia intendere che Sulamith diventerà la Sophia e lo Spirito Santo,  mentre l'Adam Kadmon è un trasparente omologo di Cristo.
Eva in quanto principio femminile appare principalmente come ciò che sta "in basso" (inferiora), ossia come Malchùth (regno), Shekhinà (la dimora di Dio) o come Atarà (corona), un equivalente inferiore di Kether, la corona superiore.
Essa però è anche presente nell'"ermafrodito" del sistema delle Sefiroth, la cui metà destra viene designata come maschile e quella sinistra come femminile.
Tratto da "Mysterium Coniunctionis" di C.G.Jung

venerdì 29 maggio 2015

L'Uomo Vero

La grandezza di Jung si denota nell'attualità delle sue parole, nel suo continuo ribadire il concetto di crescita spirituale interiore vissuta in privato e non messa sul palcoscenico del gregge, dal gregge e per il gregge!
Trovo che la frase: "Pecore e pastori sono sovente egualmente inetti" sia una profonda verità non sempre propriamente riconosciuta soprattutto dai pastori che spesso credono di fare bene... 
credono che il loro destino sia salvare le pecorelle smarrite, le quali non si rendono neanche conto del loro stato reale di cognizione di realtà, in questo recinto creato ad hoc dal Sistema per evitare l'evoluzione dell'uomo...
... ma che comunque sarà prima o poi inesorabile, ci vorrà di più, e questo è solo un freno, ma la forza risanatrice interiore che è in ognuno di noi riuscirà a venir fuori attraverso l'Uomo Vero che è dentro ognuno di noi:
Dentro non  fuori... perchè è là che bisogna rivolegere lo sguardo... è solo ciò che ognuno deve comprendere profondamente per attuare la propria ricerca verso l'elevazione animica..
Nell'AniMo Antico

L'"uomo interiore spirituale" degli gnostici (il vero uomo) corrisponde al chên-yên (uomo vero) dell'alchimia di Wei Po-yang (circa 142 d.C.).
Il chên-yên è il risultato dell'Opus.
È da un lato l'adepto che viene trasformato dall'Opera e, dall'altro, l'Homunculus o filius dell'alchimia occidentale, che deriva dunque dall'"uomo vero".
Di lui si dice nel trattato di Wei Po-yang:
L'orecchio, l'occhio e la bocca costituiscono le tre cose preziose.
Essi devono essere chiusi per interrompere ogni comunicazione.
L'Uomo Vero (...) che vive in un profondo abisso fluttua attorno al centro del vaso rotondo (...)
La mente è relegata nel regno della Non-esistenza, così da acquisire uno stato durevole di assenza di pensiero.
Se la mente è integra non si smarrirà.
Nel sonno riposerà nelle braccia di Dio, ma durante le ore della veglia si angustia sulla continuazione o sulla fine della sua esistenza.
Questo Uomo Vero è il vir unus di Dorneu, e allo stesso tempo è il lapis philosophorum.
L'"uomo vero" esprime l'Anthropos nell'individuo. Paragonato alla rivelazione del Figlio dell'Uomo in Cristo, esso sembra rappresentare un passo indietro, giacché l'unicità storica dell'incarnazione nell'uomo costituì allora il grande progresso che radunò intorno ad un unico pastore le pecorelle smarrite.
Si teme perciò che l'"Uomo" dell'individuo significhi una dispersione del gregge.
Questo rappresenterebbe in realtà un passo indietro, che però non può essere imputato al "vero uomo", bensì è causato piuttosto da tutte le qualità negative dell'uomo, che hanno continuamente contrastato e minacciato l'opera della civiltà.
Pecore e pastori sono sovente egualmente inetti.
Il "vero uomo" non ha nulla a che fare con tutto questo; soprattutto non distruggerà alcuna preziosa forma di civiltà, giacché egli stesso rappresenta la più elevata forma di civiltà.
Né in Oriente né in Occidente egli si presta a giocare a pecore e pastore, poiché ha già tanto da fare per essere il pastore di sé stesso.
Tratto da "Mysterium Coniunctionis" di C.G.Jung
Vedi anche:

mercoledì 27 maggio 2015

Il dogma e gli archetipi


"Il dualismo nelle sue varie forme, è caratteristico di tutti coloro il cui orizzonte si arresta a certi limiti, fossero pure quelli dell'intero mondo manifestato, e che di conseguenza, non potendo risolvere quella dualità, che constatano in tutte le cose all'interno di questi limiti, col riportarla ad un principio superiore, la ritengono veramente irriducibile e sono perciò condotti alla negazione dell'Unità suprema che per essi è come se non esistesse"
R.Guenon

Il destino ultimo di ogni dogma è quello di essere a poco a poco svuotato della sua anima.
La vita creerà nuove forme e perciò, quando nel dogma scompare l'anima, necessariamente prende vita l'archetipo, che da sempre ha consentito all'uomo di dare espressione al mistero dell'anima.
Si badi che non si sta affermando che sia l'archetipo a produrre la figura divina.
L'archetipo psichico rappresenta la possibilità di cogliere e dare forma a ciò che ne è privo.
La forza a ciò necessaria ed estremamente importante, che mette in moto le possibilità archetipiche in un dato momento storico, non può essere spiegata a partire dall'archetipo stesso.
Si può solamente stabilire in base all'esperienza quale archetipo è diventato operativo, ma non si sarebbe mai potuto predire che esso doveva necessariamente fare la sua comparsa.
Chi, per esempio, avrebbe potuto logicamente prevedere che il profeta giudeo Gesù avrebbe fornito la risposta decisiva alla situazione spirituale del sincretismo ellenistico, oppure che l'immagine ancora sonnecchiante dell'Anthropos sarebbe stata da lui destata con un'efficacia tale da imporsi poi in tutto il mondo?
La limitatezza del sapere umano, che deve lasciare inesplicate così tante cose incomprensibili e meravigliose, non è in alcun modo svincolata dal compito di accostarsi alla comprensione di quelle rivelazioni dello spirito difficili da intendere, che si sono incarnate nel dogma; altrimenti si vedrà crescere minacciosamente il pericolo che alla luce del giorno il tesoro della conoscenza suprema, il quale è proprio nascosto nel dogma, svanisca come pallido fantasma e divenga solo la facile preda di tutti gli illuministi superficiali e dei piatti razionalisti.
Un grande passo avanti sarebbe compiuto se per lo meno una volta si accettasse di vedere a che punto la verità del dogma è profondamente ancorata nell'anima, la quale non è fatta dalla mano dell'uomo.
Tratto da "Mysterium Coniunctionis" di C.G.Jung



lunedì 25 maggio 2015

Numeri celesti e numeri terrestri


Secondo lo Yi-king i numeri dispari corrispondono allo yang, cioè sono maschili o attivi, e i numeri pari corrispondono allo yin, cioè sono femminili o passivi.
Tale corrispondenza è conforme a quanto insegnano tutte le dottrine tradizionali; in Occidente, essa è nota soprattutto attraverso il Pitagorismo, si tratta di una verità che dev'essere parimenti riconosciuta dovunque esista la scienza tradizionale dei numeri.
I numeri dispari essendo yang possono essere considerati celesti e i numeri pari essendo yin posso essere detti terrestri; ma al di là di questa considerazione assolutamente generale, vi sono certi numeri che vengono attribuiti in modo più specifico al Cielo e alla Terra: sono soprattutto i primi numeri rispettivamente dispari e pari ad essere  considerati caratteristici del Cielo e della Terra, ovvero l'espressione della loro intima natura, in quanto tutti gli altri numeri ne sono in qualche modo  derivati e relativamente ad essi occupano nelle loro rispettive serie un posto secondario.
Sono quelli a rappresentare lo yin e lo yang al grado più alto o ad esprimere nel modo più puro la natura celeste e la natura terrestre.
L'unità essendo propriamente il principio non viene calcolata come numero; in realtà ciò che essa rappresenta è anteriore alla distinzione tra il Cielo e la Terra.
Perciò se il primo numero pari è il 2, come primo numero dispari sarà considerato il 3, e non l'uno; di conseguenza il 2 è il numero della Terra e il 3 è il numero del Cielo.
Anche altri numeri sono attribuiti al Cielo e alla Terra ma c'è una specie di inversione, infatti alla Terra viene attribuito il 5, numero dispari, e al Cielo il 6, numero pari.
Come può verificarsi questa cosa? Avviene tramite uno scambio «ierogamico» fra gli attributi dei due principi complementari:
Si può parlare propriamente di ierogamia solo quando i due complementari sono espressamente considerati come maschile e femminile l'uno rispetto all'altro, come avviene in questo caso, e in tutti i complementarismi, di qualunque tipo, hanno allo stesso modo il loro principio nella prima di tutte le dualità, come quella dell'Essenza e della Sostanza, o, secondo il linguaggio simbolico della tradizione estremo-orientale, del Cielo e della Terra e può verificarsi quando due termini complementari sono considerati nel loro reciproco rapporto e non presi in sé stessi e ciascuno indipendente dall'altro.
Ne risulta che, mentre il 2 e il 3 sono la Terra e il Cielo in sé stessi e nella loro specifica natura, il 5 e il 6 sono la Terra e il Cielo nella loro reciproca azione e reazione, dunque dal punto di vista della manifestazione che è il prodotto di tale azione e di tale reazione.
Tratto da "La Grande Triade" di R.Guenon
Il 5, il 6, il 10, il 12 e l'11

venerdì 22 maggio 2015

Ouroboros e la figura di Cristo


Nell'osservazione di san Giovanni Crisostomo, Cristo fu il primo a bere il proprio stesso sangue (quando istituì l'Ultima Cena).
E Tertulliano afferma che il Signore si era rivestito di due lettere dell'alfabeto greco, l'A e l'Ω, ossia la prima e l'ultima, come segni dell'inizio e della fine, mostrando in tal modo che il lui si trova il decorso dal principio alla fine e il ritorno dalla fine al principio.
È sempre la stessa idea che si esprime con la massima efficacia nell'immagine dell'Ouroboros anche in campo ecclesiastico, corrisponde precisamente sotto ogni riguardo a ciò che gli alchimisti si sforzavano di esprimere con tale figura.
Questo è un simbolo pagano assai antico e non vi è motivo di supporre che l'idea della creatura che si autoproduce e che si uccide da sé medesima sia derivata dal mondo delle rappresentazioni cristiane.
È subito evidente l'analogia con Cristo che, come unico Dio, genera se stesso e volontariamente si offre in sacrificio e che, nel rito dell'Eucarestia, attraverso le parole della consacrazione, compie la propria immolazione.
L'idea dell'Ouroboros è ben più antica, e probabilmente risale anzitutto alla teologia egizia, ossia alla dottrina dell'homoousia del Dio-padre col figlio divino, il faraone.
Nella Cantilena di Ripley il mitologema dell'Ouroboros è tradotto in maniera inattesa e inusuale al femminile in cui è la madre che inghiotte se stessa, "divora la propria coda" oppure "ingravida se stessa".
La regina si trova in stato di gravidanza psichica: l'Anima è attivata, e invia i suoi contenuti alla coscienza.
Se i prodotti dell'Anima (sogni, fantasie, visioni, sinimi, casi fortuiti ecc..) vengono assimilati, digeriti e integrati, ciò produce benefici effetti sulla crescita e sullo sviluppo ("nutrimento") della psiche.
L'Anima diviene creativa allorché il vecchio re si rinnova in lei.
Dal punto di vista psicologico il re corrisponde alla coscienza, ma oltre a questo il re rappresenta anche una dominante della coscienza, ossia un principio generalmente riconosciuto, una convinzione collettiva o un punto di vista tradizionale.
Notoriamente tali sistemi e idee dominanti invecchiano e necessitano quindi di una "metamorfosi degli dei".
Vedi anche: Zolfo Drago Cristo

Tratto da "Mysterium Coniunctionis" di C.G.Jung



mercoledì 20 maggio 2015

Il significato del Sale nell'alchimia


Il sale è come la cenere, un sinonimo dell'albedo: è la pietra bianca, il sole bianco, la luna piena, la fertile terra bianca, purificata e calcinata ecc..
Uno dei principali significati del sale è quello di anima, come sostanza bianca e in quanto "donna bianca", il sale cristallino, il sal magnesiae nostrae (per gli alchimisti la magnesia ha di norma il significato di sostanza arcana), è una "scintilla dell'anima del mondo".
Per Glauber il sale è femminile e corrisponde ad Eva (per Eva si intende l'elemento femminile racchiuso nell'uomo).
La Gloria mundi dice: "Il sale della terra è l'anima":
Da un lato, l'anima è quell'"aqua permanens che dissolve e coagula", la sostanza arcana che trasforma e al tempo stesso è trasformata, la natura che vince la natura.
Dall'altro lato essa è l'anima umana, imprigionata nel corpo come l'anima mundi lo è nella materia: essa è soggetta alle stesse trasformazioni del Lapis; morte, purificazione e infine liberazione.
È la "tintura" che "coagula tutte le sostanze e addirittura fissa sé stessa".
L'anima non è cosa terrena bensì trascendentale.
Come l'anima del mondo, così il sale pervade ogni cosa. Esso è praticamente dappertutto e adempie alle condizioni che si esige dalla sostanza arcana: che si trovi ovunque.
In una maniera pressoché perfetta esso rappresenta il principio femminile dell'Eros, che pone tutte le cose in relazione reciproca.
In quanto Anima e scintilla dell'anima mundi, il sale è per così dire la figlia dello spirito vegetativo della creazione.
Glauber stabilisce l'equazione Sal:Sol=A:Ω (Alfa-Omega), cosicché il sale diventa analogo della divinità.
Cristo è il sale è il Verbo che è generato dall'eternità per la nostra conservazione.
Cristo è il "sale soave e fisso della silente dolce eternità".
Quand'è salato da Cristo, il corpo è tinto (battezzato), è perciò incorruttibile.
Il parallelo tra Cristo e il sale è proprio della riflessione alchemica che fu resa possibile dall'equivalenza sal = sapientia.
Il sale "contiene allo stesso tempo l'elemento dell'acqua e quello del fuoco" e il paradosso è la base fondamentale per distinguere la divinità).
Nel sale si trovano stranamente alleati tra loro due elementi che si giurano inesorabile inimicizia: il sale infatti è tutto fuoco e tutt'acqua.
"Il principio spirituale è esteriorizzato per essere formato, generato ed esaltato mediante il connubio con il principio psichico. Gli gnostici di Ireneo dicono che sono il sale e la luce del mondo", l'unione del principio spirituale maschile con quello psichico femminile.
Gli alchimisti tentarono di dire a proposito del sale: esso è lo spirito, la trasmutazione del corpo in luce (albedo), la scintilla dell'anima mundi, imprigionata nell'oscuro abisso del mare e proprio lì generata come una luce dall'alto e come "progenie del femminile".
Chi abbia familiarità allo stesso tempo con lo spirito dell'alchimia e con le concezioni gnostiche non mancherà di rimanere ogni volta profondamente colpito dall'intima affinità esistente tra questi due ambiti.
Il sale, la sostanza arcana, la colomba bianca (lo spiritus sapientiae), la saggezza e la femminilità compaiono in un'unica figura. Khunrath riassume: "La nostra acqua non può essere prodotta senza il sale della sapienza, poiché essa stessa è il sale della sapienza, dicono i filosofi; è un fuoco, anzi un fuoco di sale, il vero menstruum vegetativum universale".
Tratto da "Mysterium Coniunctionis" di C.G.Jung

lunedì 18 maggio 2015

Il serpente e il verme

Il serpente è stato uno dei principali oggetti di interesse degli alchimisti.
Secondo una rappresentazione mitica primitiva l'eroe, allorché si spegne la sua luce vitale, continua a vivere in figura di serpente e come tale è anche venerato.
D'altra parte le anime dei morti vengono spesso raffigurate sottoforma di serpenti nella medesima rappresentazione primitiva.
Nell'Amente, nel mondo egizio degli inferi, dimora il Grande Serpente dalle sette teste e nell'inferno cristiano è presente il verme per eccellenza ossia il diavolo, che è il "serpente antico".
In realtà l'inferno è abitato da una coppia di fratelli, ossia la morte e il diavolo: la prima caratterizzata dal verme, e il secondo dal serpente.
Il serpente-mostro per eccellenza è il Serpente Apep, tra i Babilonesi ad esso corrisponde Tiamat, nel Libro dell'apostolo Bartolomeo sulla risurrezione di Cristo si dice:
"Ora Abbatôn, che a la Morte, e Gaios e Trifone e Ofiate e Phthinôn e Sotomis e Komphion, i sei figli della Morte, strisciano nella tomba del figlio di Dio, sui loro volti, in forma di serpenti, strisciano dentro con il loro grande ladro in verità".
Il serpente gnostico dalle sette teste è solo una forma del serpente Nâu, e la credenza in questo mostro risale perlomeno alla sesta dinastia.
I "sette Urei del Libro dei Morti" (cap 83) sono probabilmente identici ai "vermi di Rastau", che vivono sui corpi degli uomini alimentandosi del loro sangue (Papiro di Nektu-Amen).
Quando Ra tradusse il serpente Apep con la sua lancia, quest'ultimo vomitò tutto ciò che aveva divorato in precedenza (Budge, 1911, vol. 1, p. 65).
Questo è un motivo che si ripete più volte nei miti primitivi del drago-balena.
Per lo più succede che dal ventre del mostro insieme con l'eroe che ers stato inghiottito, escano anche il padre e la madre.
Il verme o il serpente rappresentano la morte che tutto inghiotte (di sono delle versioni in cui dopo l'incenerimento della fenice compare il verme): e colui che uccide il drago è perciò sempre anche l'eroe che vince la morte.
Anche nella mitologia germanica l'inferno è in relazione con l'immagine del verme.
In inglese antico "inferno" si dice wyrmsele (sala dei vermi), e nel tedesco medievale wurmgarten (giardino dei vermi).
Allo stesso modo degli eroi e degli spiriti dei morti, anche gli dèi - e in particolare le divinità ctonie - vengono associati al serpente, come succede per esempio a Ermete e ad Asclepio con il caduceo.
Pare che anche il dio greco della medicina, uscendo dall'uovo, abbia preso forma di serpente.
Il verme rappresenta per così dire la forma di vita arcaica, primitiva, da cui si sviluppa poi la figura definitiva o perlomeno una figura opposta, ossia un uccello in opposizione all'animale ctonio.
Questa coppia di opposti - serpente e uccello - è classica.
Aquila e serpente, i due animali di Zarathustra, simboleggiano il cerchio del tempo, vale a dire dell'eterno ritorno: "Giacché le tue bestie, Zarathustra, sanno bene chi tu sei e chi devi diventare: ecco, tu sei il maestro dell'eterno ritorno, questo è ormai il tuo destino" Nietzsche.
Nella dottrina di Saturnino gli angeli in un primo tempo avrebbero creato un uomo il quale era soltanto in grado di strisciare come un verme (Ireneo, Adversus haereses, 1. 24,1).
Come osserva Ippolito (Elenchos, VII. 28,3), a causa della debolezza degli angeli che lo crearono, l'uomo "si dimenava come un verme".
Il cristianesimo ha assunto molti tratti della religiosità egizia; perciò è comprensibile che anche l'allegoria del serpente sia penetrata nel mondo delle rappresentazioni cristiane e sia stata prontamente raccolta dagli alchimisti.
Nell'interpretazione gnostica di Paracelso del Salmo 24. 7-10 alla domanda: "Chi è il re della gloria?" riceve da Ippolito come risposta: "Un verme e non un uomo, un'infamia e la feccia del popolo. È il re della gloria, possente in battaglia."
Questo passo - dice Ippolito - si riferisce ad Adamo e alla sua "rinascita, grazie alla quale egli diventa spirituale e non carnale".
Altra citazione biblica viene dal Salmo 22. 7 il che inizia: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?". La trasformazione del "re della gloria" nel suo opposto più estremo, ossia nella più limitata delle sue creature, viene avvertita come abbandono da parte di Dio.
Il verme si riferisce dunque al secondo Adamo, ossia a Cristo.
Anche Epifanio menziona il verme come allegoria di Cristo.
Vedi anche:
L'Uovo del Mondo
"Mysterium Coniunctionis" di C.G.Jung
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