venerdì 15 maggio 2015

La natura oscura di Adamo

Nella letteratura non alchemica, si attribuisce ad Adamo una figura luminosa, il cui splendore eclissa perfino quello del sole. Il peccato originale gli avrebbe poi tolto quello splendore.
Con questo si allude alla duplice natura: da un lato egli è una creatura radiosa e perfetta; dall'altro, invece, è di natura oscura e terrena.
L'interpretazione haggadica fa derivare il suo nome da adamà=terra ( terra rossa)
La concezione islamica afferma che l'anima di Adamo era stata creata migliaia di anni prima del suo corpo e si era rifiutata di entrare nella figura modellata col fango, ragion per cui Dio l'avrebbe poi costretta ad entrarvi per forza.
Secondo la tradizione rabbinica, Adamo doveva essere perfino dotato di coda. All'inizio la sua condizione era assai sgradevole. Mentre giaceva a terra ancora inanimato, egli era di colore verdognolo e gli frullavano intorno migliaia di spiriti impuri che volevano entrare in lui.
Ma Dio li scacciò tutti, ad eccezione di uno, ossia di Lilith, la "signora degli spiriti", la quale riuscì a fissarsi nel corpo di Adamo, tanto da rimanerne gravida.
Ella fuggì solo quando fece la sua comparsa Eva.
La demoniaca Lilith pare essere in un certo senso un aspetto di Adamo, dal momento che il racconto mitologico dice che fu creata insieme a lui, essendo tratta dalla medesima terra.
Il fatto che dal suo seme nascessero numerosi demoni e spettri getta una luce sinistra sulla natura di Adamo.
"....O Adam Kadmon come sei bello! E adorno del rickmah del re del mondo! Fino a questo momento io sono nera (...) oh quanto allungo! Vieni dunque, mio Mesech, e liberami dalla mia veste, affinché appaia la mia bellezza interiore.
Oh, il serpente ha sedotto Eva! È ciò che io devo indicare con il colore nero che mi aderisce addosso e che è diventato mio per la maledizione di questa persuasione, ed è per questo che sono indegna rispetto a tutti i miei fratelli.
O Sulamith, afflitta dentro e fuori, i custodi della grande città ti troveranno e ti feriranno, ti strapperanno le vesti e ti toglieranno il velo (...) E tuttavia io tornerò ad essere beata quando verrò di nuovo liberata dal veleno portato dalla maledizione, e quando appariranno il mio seme interiore e la mia prima nascita (...) Io non conosco altro sposo che mi debba amare, poiché sono così nera...."
Elaezar, Uraltes chymisches Werk
È evidente che colei che parla in questo passo è la personificazione femminile della prima materia allo stato della nigredo.
In senso psicologico questa figura oscura significa l'Anima allo stato inconscio. In questa forma essa corrisponde alla nefesh dei qabbalisti.
Essa è "desiderio", come dice Knorr:
"La madre altro non è che l'inclinazione del padre alle cose inferiori".
Nello gnosticismo l'Uomo primigenio Adamas viene posto in parallelo (...) con il seduttore pederasta di Dionisio.
Nella Pistis Sophia incontriamo un Sabaòt Adamas, il signore degli Eoni, il quale combatte contro la luce della Pistis Sophia e si trova già pienamente sul versante del male.
Secondo la dottrina dei Bogomili, Adamo venne creato col fango da Satanele, primo figlio di Dio e angelo caduto. Satanaele però non riuscì a dargli la vita e fu quindi Dio a farlo per lui.
Anche nella tradizione rabbinica si allude a un'intima relazione di Adamo con Satana, secondo la quale Adamo sederà un giorno sul trono di Satana.
Tratto da "Mysterium Coniunctionis" di C.G.Jung

mercoledì 13 maggio 2015

Il conflitto interiore divenuto esteriore

La mia marcia "pacifica", ma non troppo, per smascherare la falsità New Age continua e continuerà fino a quando riuscirò a trovare ciò che indebitamente, arbitrariamente e in maniera del tutto fuorviante hanno estrapolato da fonti valide e mescolato nel loro pappone di "luce e bontà"...
Il loro messaggio di pace che invita tutti noi a sorridere al mondo, a ignorare ciò che di brutto accade si traduce a mio avviso in uno stato di negazionismo che non risolve alcunché.
Questo passo chiarisce il fatto, che sì, il conflitto è all'interno di noi ma che grazie al nostro conflitto non risolto abbiamo creato um "cancro" a livello mondiale.
Forse dovremmo chiederci se un giorno ci sarà soluzione, dal momento che la maggioranza degli esseri umani non comprenderanno mai determinati concetti dentro-fuori, forse, anzi sicuramente, non dovremmo ignorare le bruttezze del mondo per far entrare la "luce" ma, analizzarle e imparare a compredere noi stessi e i nostri conflitti interiori...
Qualcuno già ci riesce ma credo che sia la grande utopia mondiale che ogni essere umano accetti la propria anima.
Credo anche che solo in questo caso è colpa anche delle manipolazioni socio-psicologiche che il Sistema ha imparato molto bene a fare mediante il subliminale per far sì che sempre meno individui riescano a guardare dentro loro stessi anziché fuori....
Nell'AniMo Antico
Come nell'individuo la decadenza della dominante della coscienza è seguita da un'irruzione del caos lo stesso capita anche per le masse (guerre dei contadini, anabattisti, rivoluzione francese ecc...) e, mentre nel primo caso divampa la lotta tra tutti gli elementi, nel secondo si scatena il piacere di uccidere e l'ebbrezza del sangue.
Gli esseri umani incapaci di discernimento sono assai numerosi, in apparenza nessuno si accorge che quella verità espressa nel dogma si dissolve in una brumosa lontananza, e nessuno pare sentirne la mancanza.
L'uomo capace di discernimento sa e avverte che la propria anima è afflitta e inquieta per la perdita di una cosa che era l'essenza vitale dei suoi antenati.
L'uomo privo di discernimento non risente di alcuna mancanza e scopre soltanto attraverso i giornali (e dunque troppo tardi) sintomi allarmanti, che sono ormai divenuti "reali" nel mondo esteriore, perché in precedenza nessuno li aveva percepiti in sé stesso...
Se i sintomi sono ormai esternati sotto forma di insania socio-politica, allora non è più possibile convincere nessuno che il conflitto è presente nell'animo di ciascuno, perché ormai ognuno sa bene dove di trovi il nemico.
Quindi si verifica proprio quel conflitto, che nell'anima di chi è capace di discernimento rimane un fenomeno interno alla psiche, ma che sul piano della proiezione si trasforma in divisione politica e in violenza assassina.
Occorre che da tutti i pulpiti le autorità spieghino che ogni salvezza può unicamente provenire dall'esterno e che il senso dell'esistenza si trovi solo nella "comunità" e che l'anima dell'essere umano è priva di significato.
In tal modo si conduce l'essere umano dove la sua natura lo conduce fin troppo facilmente: nella terra dell'infanzia, dove si pongono esclusivamente pretese agli altri, e dove, se uno sbaglia, è sempre colpa degli altri.
Se un uomo non sa più la sua anima da cosa sia sostenuta, si accresce il potenziale dell'inconscio, e quest'ultimo prende il comando.
L'uomo è sopraffatto dai suoi desideri e mete illusorie prendono il posto delle immagini eterne e ne stimolano la cupidigia (ecco a cosa servono i messaggi subliminali che la società studia ad oc).
La bestialità predatrice si impadronisce dell'individuo e egli dimentica di essere uomo.
Allora soltanto chi si renderà conto che il conflitto gli appartiene e non se ne può sbarazzare attaccando gli altri e che se il destino gli farà carico di una colpa sarà una colpa che egli commette verso se stesso.
Da questo egli riconosce il valore della propria anima, dal fatto che nessuno può essere colpevole di nulla nei confronti di un altro.
Il conflitto proiettato all'esterno, per essere sanato deve ritornare nella psiche del singolo, da dove inconsciamente era nato.
Tratto da "Mysterium Coniunctionis" di C.G.Jung
Vedi anche:

lunedì 11 maggio 2015

Cielo e Terra


"Il Cielo copre, la Terra sostiene": è la formula tradizionale che determina, con estrema concisione, i ruoli di questi due principi complementari e definisce simbolicamente le loro posizioni, rispettivamente superiore e inferiore, rispetto ai "diecimila esseri" (numero assunto a rappresentazione simbolica dell'infinito), cioè tutto l'insieme della manifestazione universale.
Sono così indicati, da un lato, il carattere "non agente" dell'attività del Cielo o di Purusha, e, dall'altro, la passività della Terra o di Prakriti, che propriamente è un "terreno" o un supporto di "manifestazione" .
Nell'Universale e visti dall'alto del loro principio comune, il Cielo e la Terra si assimilano rispettivamente alla "perfezione attiva" (Khien) e alla "perfezione passiva" (Khouen), nessuna delle quali peraltro è la Perfezione in senso assoluto perché già in questo vi è un distinzione che necessariamente implica una limitazione; visti dal lato della manifestazione, sono soltanto l'Essenza e la Sostanza che, in quanto tali, si situano a un grado minore di università appunto perché appaiono così solo rispetto alla manifestazione.
Il Cielo e la Terra sono sempre rispettivamente un principio attivo e uno passivo, o secondo uno tra i simbolismi più frequentemente usati, un principio maschile e un principio femminile, e tale appunto è il modello del complementarismo per eccellenza.
È noto che, in un complementarismo i cui termini siano considerati come attivo e passivo l'uno rispetto all'altro, il termine attivo è in genere simboleggiato da una linea verticale e il termine passivo da una linea orizzontale; anche il Cielo e la Terra sono talora rappresentati conformemente a questo simbolismo.
Le due linee potranno essere considerate come l'altezza e la base di un triangolo i cui lati obligui partono dal culmine del cielo e determinano la misura della superficie della Terra, ossia il terreno di base alla manifestazione.
La rappresentazione geometrica che si incontra con maggiore frequenza nella tradizione estremo-orientale è quella che associa alla Terra le forme quadrate e al Cielo le forme circolari:
La Terra viene rappresentata dalla forma più definita, il cubo e il Cielo da quella meno specificata, la sfera; e potremmo dire che la sfera ha un carattere eminentemente dinamico mentre il cubo eminentemente statico corrispondendo ancora una volta ai principi attivo e passivo.(Dalla sfera al cubo)
Secondo le apparenze sensibili, il Cielo e la Terra si congiungono proprio alla loro periferia e ai loro più remoti confini, vale a dire all'orizzonte; ma bisogna notare che la realtà simboleggiata da queste apparenze dev'essere presa in senso inverso perché secondo questa realtà, essi si uniscono invece per il centro, oppure se li consideriamo nello stato di relativa separazione necessaria affinché il Cosmo possa svilupparsi in mezzo a loro, essi comunicano attraverso l'asse che passa per il centro e che appunto li separa e li unisce nello stesso momento.
Tratto da "La Grande Triade" di R.Guènon

venerdì 8 maggio 2015

Due generi di ternari

Uno dei due generi di ternario è costituito da un pricipio primo dal quale derivano due termini opposti o meglio complementari; un ternario siffatto potrà essere rappresentato da un triagolo con il vertice in alto.
L'altro genere è quello in cui il ternario è costituito da due termini complementari e dal loro prodotto o dalla loro risultante: a tale genere corrisponde la triade estremo-orientale; in modo inverso al precedente, questo ternario viene rappresentato da un triangolo la cui base è posta in alto.

Nel primo caso il ternario è completato dal loro principio e nel secondo dalla loro risultante.
In una qualsiasi dottrina può esservi "dualismo" solo se due termini  opposti o complementari fossero posti come due termini ultimi e irriducibili, senza alcuna derivazione da un principio comune.
Una dottrina siffatta si potrebbe trovare solo in ternari del secondo genere, e quindi riferita solo all'ambito della manifestazione, ne deriva chiaramente che ogni "dualismo" è necessariamente al tempo stesso un "naturalismo".
Il fatto di riconoscere una dualità e di situarla al posto che realmente le compete, non costituisce in alcun modo un dualismo, dato che i due termini di questa dualità procedono da un unico principio, appartenente a un ordine superiore di realtà: la prima di tutte le dualità  è quella dell'Essenza e della Sostanza universale, generate da una polarizzazione dell'Essere o dell'Unità principiale e fra le quali si produce ogni manifestazione.

Al di sopra di ogni altro principio vi è ancora il Tao che nel suo significato più universale, è insieme Non Essere e Essere, ma che peraltro non è realmente diverso dal Non Essere in quanto contiene anche l'Essere il quale a sua volta è principio primo di ogni manifestazione e si polarizza in Essenza e Sostanza (o Cielo e Terra) per produrre effettivamente tale manifestazione.
I due ternari possono essere considerati come aventi la stessa base e, se li rappresentiamo uniti da questa base comune, vediamo che l'insieme dei due ternari costituisce un quaternario, la cui base rappresenta il piano di riflessione, e ciò non è altro che il piano intermedio su cui si situano i due complementari che vengono generati dal primo termine e producono l'ultimo.
L'Essenza e la Sostanza universale sono rispettivamente il polo superiore e il polo inferiore della manifestazione e possiamo dire che l'una si trovi propriamente al di sopra e l'altra al di sotto di ogni esistenza; quando esse vengono designate come Cielo e Terra, ciò si traduce in modo esattissimo anche nelle apparenze sensibili che servono loro da simboli.
La manifestazione dunque si situa interamente fra questi due poli; e lo stesso vale naturalmente anche per l'Uomo che ne costituisce simbolicamente il centro stesso.
L'Uomo posto com'è tra il Cielo e la Terra, dev'essere considerato prima di tutto come il prodotto o la risultante dei loro reciproci influssi, costituisce per così dire il "ponte" gettato tra loro.
Nell'ordine "Cielo, Terra, Uomo", l'Uomo vi appare come il Figlio del Cielo e della Terra; invece nell'ordine " Cielo, Uomo, Terra" egli vi appare come il Mediatore tra il Cielo e la Terra.
Tratto da "La Grande Triade" di R.Guènon

mercoledì 6 maggio 2015

Luna e Anima

La luna con la sua natura contraddittoria è, in un certo senso, un prototipo dell'individuazione, una prefigurazione del Sé in quanto "madre e sposa del sole", la quale porta nel vento e nell'aria l'embrione spagirico concepito dal sole nel suo grembo e utero.
Quest'immagine corrisponde allo psicologema, che ricorre di frequente, dell'Anima gravida, il cui figlio corrisponde al Sé ed è caratterizzato da attributi eroici.
Come l'Anima rappresenta l'inconscio collettivo, così Luna simboleggia i sei pianeti ovvero gli spiriti dei metalli o metalla spiritualia.

"Da Saturno, Mercurio, Giove, Marte e Venere non può scaturire nulla né alcun altro metallo che non sia Luna (ossia argento)... Luna infatti è composta dai sei metalli spirituali e dalle loro virtù, che sono due per ognuno di loro... Dal pianeta Mercurio, dall'Acquario e dai Gemelli, o dall'Acquario e dai Pesci, Luna riceve la liquidità (liquatio) e il suo bianco splendore... Da Giove, dal Sagittario e dal Toro il colore bianco e la sua grande resistenza al fuoco... Da Marte, dal Cancro e dall'Ariete la durezza e la risonanza.... Da Venere, dai Gemelli e dalla Bilancia il suo grado di solidità (coagulatio) e di malleabilità... Dal Sole, dal Leone e dalla Vergine la vera purezza e la grande resistenza contro la forza del fuoco... Da Saturno, dalla Vergine e dallo Scorpione o dal Capricorno il corpo omogeneo, la pura bellezza (pura mundities) e la resistenza alla violenza del fuoco." Dorneus
La Luna costituisce quindi la somma e la quintessenza delle nature dei metalli, che trovano tutti il loro posto nel suo biancore sfolgorante.
Essa rappresenta la pluralità dei metalli, mentre il sole, per parte sua è di natura eccezionale, in quanto "settimo dei sei metalli spirituali".
Esso è "in sé stesso null'altro che puro fuoco".
Questa funzione della luna compete anche all'anima, che personifica la pluralità degli archetipi, e anche alla Chiesa e alla Beata Vergine Maria che, entrambe di natura lunare, raccolgono sotto la loro protezione la molteplicità degli esseri umani e li rappresentano dinanzi al Sol iustitiae.
La luna è l'univesale receptaculum omnium (vaso universale di ogni cosa), la prima ianua in coelo (prima porta in cielo); e Wilhelm Mennens sostiene che essa riunisce in sé le virtù di tutti gli astri come in un grembo materno, per poi ripartirli tra le creature sublunari.
Luna è la luce di tutte le luci e il fiore e il frutto di tutte le luci, che illumina tutte le cose.
Tratto da "Mysterium Coniunctionis" di C.G.Jung

lunedì 4 maggio 2015

La contraddizione e l'univocità


"Sono immerso in un profondo fango, e non c'è per me sostegno alcuno" Bibbia di Zurigo, Salmo 69. 3
"Dal profondo (profondità della divinità) io grido a te, o Signore". Salmo 69, Ancoratus, 12.
Nell'alchimia, questa contraddizione nell'interpretazione del "profondo" è assai più stretta, spesso a tal punto che gli opposti sono i diversi aspetti della medesima cosa.
Naturalmente il profondo riveste entrambi i significati, le immagini eterne non hanno mai avuto un significato univoco.
È caratteristico dell'alchimia di non ignorare mai il carattere contraddittorio dei suoi contenuti; essa costituisce perciò un'evidente compensazione dell'universo dogmatico che, per giungere a un senso preciso, respinge gli opposti nell'incommensurabile.
La tendenza a separare il più possibile gli opposti, vale a dire lo sforzo di trovare un senso univoco è assolutamente necessaria per avere chiarezza di coscienza, dato che la discriminazione fa parte della natura di quest'ultima.
Se però la separazione è talmente ampia che si perde di vista l'opposto complementare, e non si scorge più il risvolto nero del bianco, il male che c'è nel bene, le bassezze presenti nelle cose sublimi eccetera, allora subentra l'unilateralità, che viene compensata dall'inconscio senza il nostro intervento.
Questo bilanciamento avviene contro la nostra volontà, che di conseguenza assumerà atteggiamenti ancora più fanatici giungendo all'enantriodromia catastrofica.
La saggezza invece non dimentica mai che ogni  cosa ha due risvolti.
Purtroppo la saggezza non ha mai il potere necessario, ma quest'ultimo è al centro degli interessi della massa e perciò si accompagna inevitabilmente all'illimitata stupidità dell'uomo-massa.
Mentre si accentua l'atteggiamento unilaterale, decade il potere del re (coscienza), che in origine consisteva proprio nella sua capacità di unire simbolicamente le polarità dell'essere.
Quanto più distintamente emerge un'idea, tanto più la coscienza acquista chiarezza, tanto più insistente e tirannico si fa il suo contenuto, a cui deve inchinarsi tutto ciò che lo contraddice.
La natura nell'uomo, ossia l'inconscio, cerca immediatamente di produrre una compensazione; questo riesce estremamente sgradito alla posizione estrema, perché quest'ultima si considera sempre come ideale e per di più si trova nella  condizione di provare la sua eccellenza con i migliori argomenti.
Essa è comunque imperfetta perché esprime solo una metà della vita: quest'ultima non vuole soltanto ciò che è limpido, ma anche ciò che è torbido; non solo la luce, ma anche l'oscurità; anzi vuole ad ogni giorno segua la notte e che anche la saggezza celebri il suo carnevale...
Vedi anche:
Il paradosso nell'alchimia Tratto da "Mysterium Coniunctionis" di C.G.Jung

mercoledì 29 aprile 2015

L'assioma di Maria e il Nomen Essentiale YHWH



È una formula alchemica, l'assioma di Maria, la Copta o l'Ebrea,:
"L'Uno diviene Due, il Due diviene Tre, e dal Tre l'Uno procede come un quarto".
Nel trattato del Rabbi Abraham Cohen Irira si dice:
"Adam Kadmon è proceduto dall'Uno semplice e, in quanto tale, egli è l'Unità; ma al tempo stesso egli è disceso ed è sprofondato nella sua stessa natura, per cui è Due. E di nuovo viene ricondotto all'Uno che egli possiede in sé, e all'Elemento supremo, cosicché egli è il Tre e il Quattro".
Kabbala denudata
Questa riflessione si riferisce al nomen essentiale, al tetragrammaton, ossia alle quattro lettere del nome di Dio, delle quali "tre sono diverse e una è ripetuta due volte":
"Ed ecco perché il Nome Essenziale ha quattro lettere, tre diverse e una ripetuta due volte; poiché he è anzitutto la sposa di yod e in secondo luogo la sposa di wau. Essa è emanata anzitutto dallo yod, per via diretta, e poi dal  wau in via inversa e riflessa".
Si riferisce alla trascrizione senza vocali del nome YHWH, che si compone di tre lettere diverse, una delle quali è ripetuta due volte.
He (h) è femminile ed è assegnata in sposa allo yod (y) e al wau (w):
"He designa l'Essere che consiste di essenza e di esistenza (...) He è da ultimo l'immagine e la metafora dell'intelletto <cosmico> e della mente "
"Si chiama yod, perché è semplice; è qualcosa di unico e di originario, e simile all'Uno, poiché è anteriore a tutti i corpi nel numero e attraverso il punto. Il punto attraverso il movimento nella sua lunghezza produce la linea ossia il wau.
Il wau indica la via, che è l'emanazione e il movimento dell'essenza che si è manifestata in sé stessa; ed è il mezzo d'unione e di collegamento tra l'essenza e l'intelletto".
Kabbala denudata
Ne deriva da un lato che lo yod al primo posto e lo wau al terzo sono maschili, e che il femminile he, sebbene raddoppiato, è identico a sé stesso e dunque è una semplice unità.
Il nomen essentiale forma dunque una triade; tuttavia dal momento che lo he è raddoppiato, si tratta anche di una tetrade o quaternità, una perplessità che coincide con l'assioma di Maria.
Il tetragramma contiene il doppio matrimonio, anche la duplicità dello he femminile è archetipica, perché il quaternio coniugale presuppone da un lato la diversità delle figure femminili e dall'altro la loro identità.
La figura maschile coincide con la coscienza maschile, un ambito nel quale le differenze sono pressoché assolute. L'elemento femminile, sebbene duplice, è così poco differenziato che appare identico.
Questa figura duplice e tuttavia identica corrisponde perfettamente all'immagine dell'Anima la quale, a causa del suo stato prevalentemente "inconscio", presenta il carattere della non-differenziazione.
Tratto da "Mysterium Coniunctionis" di C.G.Jung

lunedì 27 aprile 2015

Il sangue "color rosa" e la prima materia



Dorneus e Khunrath attribuiscono il "sangue color rosa" sia al leone verde che al filius macrocosmi: "Il sangue color rosa e l'acqua eterica scorrono dal costato del figlio unigenito del macrocosmo (...) aperto con la potenza dell'Arte".
La rosa bianca e la rosa rossa sono sinonimi dell'albedo e della rubedo:
Dice Benedictus Figulus: "Non tralascerò di ammonirti di non rivelare ad alcuno, per caro che possa esserti, i tesori dei nostri segreti, per timore che le capre maleodoranti non divorino le rose rosse e le bianche del nostro roseto".
La tintura è di "color di rosa" e corrisponde al sangue di Cristo, che viene "paragonato e associato" al Lapis.
Cristo è la "pietra celeste fondamentale e angolare".
Il rosarium è un hortus conclusus e, come la rosa, un attributo di Maria, la quale è messa in parallelo con la prima materia "ben rinchiusa" (vedi Venere e la meretrix).
La relazione tra la dea dell'amore e il colore rosso risale già all'antichità, e il rosso scarlatto è il colore della grande Babilonia e della sua bestia.
Il rosso è il colore del peccato.
E il rosa è attributo sia di Venere che di Dioniso.
Nell'alchimia il rosso e il rosa, come abbiamo già visto, sono i colori del sangue, un sinonimo dell'aqua permanens e dell' "anima" che vengono estratte dalla prima materia e conferiscono vita al corpo "morto".
La prima materia è detta anche "meretrice" ed è paragonata alla "grande Babilonia", così come il drago e il leone sono paragonati al drago di Babilonia.
Il Lapis e filius regius è il figlio di questa meretrice. Nella tradizione ecclesiale però il "figlio della meretrice" è l'Anticristo, generato dal diavolo: "L'Anticristo nascerà nella grande Babilonia, da una meretrice della tribù di Dan. Il diavolo lo possederà nell'utero della madre e verrà allevato dai negromanti a Corazaim" Elucidarium di Onorio di Autun.
Certi simbolo ecclesiastici si rivelano nettamente a doppio senso.
Così succede anche per la rosa. È soprattutto un'allegoria di Maria e di svariate virtù. Il profumo di rosa caratterizza "l'odore soavissimo del corpo incorrotto dei santi", come nel caso di santa Elisabetta e santa Teresa.
Nello stesso tempo la rosa significa anche la bellezza (venustas) umana, anzi la voluptas mundi (o piaceri del mondo): "Come la rorida rosa fiorisce in mezzo alle spine, così le gioie di Venere non mancano mai di fiele" (Giorgio Camerario, cit. in Pincinelli, Mundus symbolicus).
Non è solo la rosa a brillare in tutti i colori dell'amore celeste e terreno, ma anche la figura femminile della madre-amante, la "casta sposa e meretrice", che rappresentano la prima materia, quel frammento che "la natura ha lasciato imperfetto".
Questo mitologema si riferisce all'Anima nel suo significato psicologico. Essa è quel frammento del caos che si trova ovunque ed è quindi nascosto, e un vaso di contraddizioni e di molti colori; è la totalità in forma di massa confusa, ma al tempo stesso è anche una sostanza dotata di ogni qualità, in cui si può esprimere la pienezza della divinità nascosta.
Tratto da "Mysterium Coniunctionis" di C.G.Jung

Vedi anche:
I colori oro e rosso di Roma
Iside come simbolo della Mater Alchimia
Significato di Materia
Materia e "materia"

venerdì 24 aprile 2015

Yin e Yang


Tutto ciò che è attivo, positivo o maschile è yang, tutto ciò che è passivo, negativo o femminile è yin. Yin Yang
Queste due categorie si ricollegano simbolicamente alla luce e all'ombra: in tutte le cose, il lato luminoso è yang e il lato oscuro è yin; ma, dato che l'uno è inseparabile dall'altro, essi appaiono più come complementari che come opposti.
Non si dovrebbe perciò interpretare questa distinzione tra luce ed ombra in termini di "bene" e "male" come talora avviene in altre tradizioni come il Mazdeismo.
Il senso più generale in cui queste stesse denominazioni di yang e di yin si estendono ai termini di ogni complementarismo  trova innumerevoli applicazioni in tutte le scienza tradizionali; la medicina tradizionale cinese, in particolare, è in certo modo interamente basata sulla distinzione tra lo yang e lo yin:
ogni malattia è dovuta a uno stato di squilibrio, cioè a un eccesso di uno di questi due termini rispetto all'altro, bisogna quindi rafforzare quest'ultimo per ristabilire l'equilibrio, e si colpisce così la malattia nella sua stessa causa, anzichè limitarsi a curare sintomi più o meno esterni e superficiali come fa la medicina profana degli occidentali moderni.
Yang è ciò che procede dalla natura del Cielo e yin è ciò che procede dalla natura della Terra e da questo complementarismo derivano tutti gli altri;
l'aspetto yang degli esseri risponde a quanto vi è di più "essenziale" o di "spirituale", ed è noto che nel simbolismo di tutte le tradizioni  lo Spirito è identificato alla Luce;
l'aspetto yin è quello per il quale essi dipendono dalla "sostanza", e quest'ultima, per via dell'"intellegibilità" inerente alla sua indistinzione o al suo stato di pura potenzialità, può essere propriamente definita come l'oscura radice di ogni esistenza.
Prendendo in prestito il linguaggio aristotelico e scolastico, yang è tutto ciò che è "in atto" e yin è tutto ciò che è "in potenza", ovvero che ogni essere è yang sotto l'aspetto in cui è "in atto" e yin sotto l'aspetto in cui è "in potenza", dato che questi due aspetti sono necessariamente compresenti in tutto ciò che è manifestato.
Il Cielo è interamente yang e la Terra è interamente yin, il che vuol dire che l'Essenza è atto puro e la Sostanza potenza pura; in tutte le cose manifestate, lo yang non è mai senza lo yin nè lo yin senza lo yang.
Se consideriamo lo yang e lo yin sotto il loro aspetto di elementi maschile e femminile, potremmo dire che, in virtù di questa partecipazione, ogni essere in un certo senso e in una certa misura è "androgino" e che lo è in modo più completo quanto più sono equilibrati in lui questi due elementi.
La Terra appare con la sua faccia "dorsale" e il cielo appare con la sua faccia "ventrale" per questo lo yin è "all'esterno" mentre lo yang è "all'interno". In altre parole, gli influssi terrestri, che sono yin, sono sensibili, mentre gli influssi celesti, che sono yang, sfuggono ai sensi e possono essere colti unicamente dalle facoltà intellettuali.
Lo yin e lo yang, considerati separatamente, hanno come simboli lineari quelle che vengono chiamate le "due determinazioni"(eul-i), cioè il tratto intero e il tratto spezzato che sono gli elementi dei trigrammi e degli esagrammi dello Yi-king: questi ultimi rappresentano tutte le combinazioni possibili dell'integralità del mondo manifesto.
Lo yin e lo yang si mescolano in proporzioni diverse e il primo e l'ultimo esagramma sono formati da sei tratti pieni e sei spezzati e rappresentano la pienezza del Cielo o della Terra.
Quando i due termini yin e yang sono uniti  sono rappresentati dal simbolo chiamato proprio yi-yang che rappresenta il "circolo del destino individuale":
la parte yin e la parte yang rappresentano rispettivamente la traccia degli stati inferiori e il riflesso degli stati superiori rispetto a un determinato stato dell'esistenza, quale lo stato individuale umano.
E' il simbolo dell'Androgino primordiale, perchè i suoi elementi sono i due principi  maschile e femminile, è anche l'Uovo del Mondo  le cui due metà, quando si separeranno saranno rispettivamente il Cielo e la Terra.
Le due metà sono delimitate da una linea sinuosa che indica una reciproca compenetrazione dei due elementi, tale linea sinuosa è formata da due semicirconferenze il cui raggio è pari alla metà di quello di quello della circonferenza che costituisce il contorno della figura e la cui lunghezza totale è pari alla metà di quella di detta circonferenza, sicchè ciscuna delle due metà della figura è compresa entro una linea di lunghezza pari a qualla che comprende l'intera figura.
Il simbolo di Tai-ki che così appare come la sintesi dello yin e dello yang, a patto di precisare che tale sintesi, essendo l'Unità prima, è anteriore alla differenziazione dei suoi elementi e perciò assolutamente indipendenti da questi; si può propriamente parlare di yin e yang solo in relazione al mondo manifestato che in quanto tale procede interamente dalle "due determinazioni":
"I diecimila  esseri sono prodotti (tsao) da Tai-i (che si identifica con Tai-ki), e modificati (houa) da yin.yang"
perchè tutti gli esseri provengono dall'Unità principiale ma le loro modificazioni nel "divenire" sono dovute alle reciproche azioni e reazioni delle "due determinazioni".
Vedi anche:
Bianco e Nero

mercoledì 22 aprile 2015

Il Cristallo e la Pietra


"La materia zaffirica è quel liquido in cui non v'è materia che si guasti" Dorneus
Nell'alchimia l'aurum nostrum è il "cristallino"; il tesaurum philosophorum è un cielo di vetro simile al cristallo duttile come l'oro"; la tincura auri è trasparente come il cristallo, fragile come il vetro".
La Grotta dei tesori siriana dice che il corpo di Adamo brillava "come la luce di un cristallo".
Nel linguaggio della Chiesa il cristallo, "che appare altrettanto puro dentro che fuori", viene riferito al candor illaesus (purezza incontaminata) di Maria.
Secondo san Gregorio Magno, il trono della visione di Ezechiele è stato giustamente paragonato allo zaffiro, dato che questa pietra ha il colore dell'aria.
Questo autore paragona anche Cristo stesso al cristallo, e lo fa in termini che costituiscono un modello diretto per il linguaggio e le idee nell'alchimia: il corpo del Salvatore, egli dice, è simile all'acqua, si è mosso con agilità attraverso tutte le vicissitudini della sua vita, fino a giungere alla Passione.
Esso è passato dalla corruzione alla stabilità dello stato incorruttibile, così come l'acqua si solidifica in un cristallo immutabile. Per i giusti  questo cristallo è una cosa bella da contemplare, mentre è orrendo agli occhi degli empi.
Il collegamento tra acqua e cristallo si trova anche nell'opera quabballistica Sifra de Zeniutha: "La seconda forma viene detta 'rugiada cristallina', e viene costituita dalla Severità del Regno del primo Adamo, severità che faceva parte della Saggezza del Macroprosopos: perciò nel cristallo appare un distinto color rosso [Il Macroprosopos corrisponde alla prima triade del sistema Azilúth: Kether (corona), Binà (intelligentia) e Hokhmà (sapientia).
 "È certo che l'En Soph è al tempo stesso padre, madre e corona, saggezza e intelligenza del mondo emanativo dopo la restaurazione". Questa triade costituisce una vera e propria Trinità].
E questa forma è la Saggezza di cui si è detto che dà origine ai giudizi".
"Pietra" è l'essenza di qualcosa di solido, irremovibile e terreno. È la "materia" femminile, la cui idea penetra nella sfera del simbolismo spirituale. In proposito le allegorie ermeneutiche della "pietra angolare" (lapis angularis) e della pietra "che si staccò dal monte, ma non per mano di un uomo" (lapis de monte sine manibus abscissus), che venivano impiegate dalla Chiesa in riferimentoa Cristo, non hanno avuto un'influenza causale, ma furono impiegate dagli alchimisti per giustificare il loro simbolo.
La pietra è ben più di un'"incarnazione" di Dio; è una concretizzazione, una materializzazione che si spinge fino al più oscuro regno inorganico della materia o che addirittura deriva da esso, vale a dire da quella componente della divinità che si è posta in contrasto con il creatore, poiché essa è rimasta latente nella panspermia (fecondazione univesale), come principio formativo dei cristalli, dei metalli e degli organismi viventi.
Vedi anche:
La simbologia del diamante
L'acqua
Tratto da "Mysterium Coniunctionis" di C.G.Jung

lunedì 20 aprile 2015

Il Sè e la peregrinatio mistica

 
La struttura della totalità esiste già da tempo immemorabile, ma è sepolta nei più intimi recessi dell'inconscio, dove può ad ogni momento essere riscoperta, a patto che si accetti il rischio di raggiungere la massima ampiezza di coscienza possibile mediante la massima autoconoscenza possibile....una bevanda aspra e amara riservata di solito ai dannati dell'inferno.
Il trono di Dio si direbbe una ricompensa non di poco conto per le fatiche.
L'autoconoscenza non è solo un passatempo intellettuale, ma un viaggio attraverso i quattro continenti, dove si è esposti a tutti i pericoli sia del mare che della terra, sia dell'aria che del fuoco.
Un atto di conoscenza totale, degno di questo nome, abbraccia i quattro - i 360 -  aspetti dell'Essere.
In una simile impresa non si può "prescindere" da nulla.
Negli esercizi spirituali di Ignazio Loyola in cui si passa con l'immaginazione attraverso i cinque sensi ovvero l'imitatio Christi, egli intende mirare alla "realizzazione" più perfetta  possibile dell'oggetto di contemplazione.
Una simile meditazione ha principalmente l'effetto di operare un addestramento della coscienza, della capacità di concentrazione, dell'attenzione e della chiarezza di pensiero.
Le forme corrispondenti di yoga hanno un effetto identico.
In opposizione a queste modalità tradizionali di realizzazione, dove si tratta di calarsi in una forma prescritta da altri, nell'autoconoscenza di Michael Maier si tratta di immedesimarsi nel Sé, così come lo si trova empiricamente.
Non è dunque quel "Sé" che ci piace rappresentarci, bensì l'Io empirico, tal quale esso è, con tutto ciò che esso fa e che gli accade.
Ci si vorrebbe proprio sbarazzare di questo oggetto odioso, ed ecco perché l'Oriente considera l'Io un'illusione, mentre l'Occidente l'offre in sacrificio alla figura di Cristo.
La peregrinatio mistica  mira, al contrario, a comprendere ogni parte del mondo, ossia tutta la possibile estensione della coscienza, come se il principio direttivo di questa impresa mistica fosse l'idea di Carpocrate secondo cui non ci si è liberati da un peccato sinché non lo si ha commesso.
La tendenza fondamentale della peregrinatio  non è dunque quella di distogliersi dall'empirico "essere come si è", bensì quella di compiere l'esperienza più completa possibile dell'Io che si riflette nelle "diecimila cose":
Dice Angelus Silesius (Il pellegrino cherubico, III. 118):
«Uomo, purché in te stesso tu entri! Che secondo la pietra dei savi non si può viaggiare per primi in straniera regione»
"Nessuno però ha mai potuto scoprire sé stesso senza il mondo".
Non siamo lontani da una seconda paradossale affermazione dello stesso:
«Dio è il mio centro, se io in me lo chiudo:
Ed è il mio circolo, se per amore in lui mi struggo» (Io pellegrino cherubico, III. 148).
Tratto da "Mysterium Conictionis" di C.G.Jung

sabato 18 aprile 2015

Non impeditevi di sognare...


Quando non si facessero più sogni audaci,
anche le azioni audaci sulla Terra cesserebbero.
I sogni audaci sono il carburante indispensabile
per il motore del Fare.
I sogni audaci sono la miccia d'oro
per la forza vitale dell'Essere.
Ciò che non si può sognare
non si può fare.
Rialzatevi!
Non impeditevi di sognare,
seminate ovunque
i sogni più belli
i sogni più audaci
sorti dall'Anima con ruggito. 
Questo lo sappiamo...tutti i nostri antenati.. e a volte anche noi, nei tempi moderni, abbiamo attraversato nella vita un indicibile, quasi insopportabile qualcosa, un evento tanto improvviso, tanto distruttivo, che pareva dovesse annientare la nostra forza vitale.
Eppure al centro di foreste di afflizione, in lontananza c'è sempre una radura d'oro, viva, fertile, ricca di cuore e anima a sufficienza da sfamare tutti coloro che vi giungono.
Questo cuore inestinguibile d'Amore protegge l'essenza della forza vitale, là, anche quando tutto il resto non è che un cumolo di rovine.
Noi siamo piante verdeggianti in quella radura d'oro.
A dispetto della morte di sogni o Sognatori, a dispetto di qualunque massacro, la nostra essenza è in qualche modo protetta, nuovamente nutrita da un qualcosa xche non può essere distrutto.
la Madre, datrice di nuova vita, sarà richiamata in vita per sempre di nuovo dall'amore e dal desiderio di lei della gente...e dal suo amore e desiderio per la gente.
...La quintessenza della madre...e non incoraggia i suoi figli e figlie ferite a vivere in questo mondo da deboli... ma semmai da guerrieri...levando la voce, levandoci in piedi a rivendicare i nostri diritti... riversa la sua forza in noi, che almeno una volta nella vita siamo stati profondamente turbati, scossi, scioccati, annientati, violati e lasciati come morti.
China sulle nostre ferite e ossa rotte spirituali, lei ci esorta a smettere di crederci soli nelle prove che affrontiamo.
Tratto da "Forte è la Donna" di Clarissa Pinkola Estès


venerdì 17 aprile 2015

Caduceo e bastone di Esculapio

Per spiegare la formazione del caduceo si narra che Mercurio vide due serpenti  che si azzuffavano (figura del caos);
egli li divise (distinzione dei contrari) con una bacchetta (determinazione di un asse in base al quale il caos si ordinerà per diventare il Cosmo), intorno alla quale essi si arrotolarono (equilibrio delle due forze contrarie, che agiscono simmetricamente rispetto all'"Asse del Mondo").
Bisogna anche notare che il caduceo (Kérukeion, insegna degli araldi) è considerato l'attributo  caratteristico di due funzioni complementari di Mercurio o Ermete: da un lato, quella di interprete o messaggero degli dèi e, dall'altro, quella di "psicopompo", che conduce gli esseri attraverso i loro mutamenti di stato, oppure nei passaggi da un ciclo di esistenza a un altro;
e infatti queste due funzioni corrispondono rispettivamente ai due sensi discendente e ascendente delle correnti rappresentate dai due serpenti.


La medicina per gli antichi rientrava nell'"arte sacerdotale", proprio per questo corrisponde a una posizione verticale della doppia spirale, in quanto mette in azione le forze rispettive dello yang e dello yin.
Questa doppia spirale verticale è rappresentata dal serpente arrotolato a S intorno al  bastone di Asclepio:
in questo caso il serpente è uno solo, a indicare che la medicina mette in opera solo l'aspetto "benefico" della forza cosmica.
Si noti come il termine "spagiria", che designa la medicina ermetica, esprime formalmente, nella sua composizione, la duplice operazione di "soluzione" e di "coagulazione";
l'esercizio della medicina tradizionale è quindi propriamente un'applicazione, un ordine particolare del "potere delle chiavi".
Tratto da "La Grande Triade" di R.Guènon

mercoledì 15 aprile 2015

Pavone: il significato simbolico


Alla cauda pavonis corrisponde Iride, l'arcobaleno in quanto fenomeno cromatico, soggetto iconografico prediletto dalle stampe e dai manoscritti antichi.
Esso significa "omnes colores", ossia l'integrazione di tutte le qualità, un'illustrazione dell'Amphitheatrum sapientiae di Khunrath lo pone logicamente sulle due teste del Rebis, del quale esso rappresenta evidentemente l'unità.
È indicato come l'"uccello di Ermete" e come benedicta viriditas, epiteti che rimandano entrambi allo Spirito Santo.
La cauda pavonis viene anche chiamata "anima del mondo, natura, quintessenza, che fa germogliare tutte le cose".
Il verde è il colore predominante e quindi associato al pavone, colore che simboleggia anche lo Spirito Santo, la vita, la procreazione e la risurrezione.
Insieme alla fenice il pavone è l'antico simbolo cristiano della risurrezione.
In Dorneus il "corpo morto spirituale" è "l'uccello senz'ali" che "di trasforma nella testa di corvo e infine nella coda di pavone, per acquisire quindi le più candide piume di cigno e, alla fine, il rosso più rutilante, segno della sua natura ignea".
Questa frase contiene una chiara allusione alla fenice che, insieme al pavone, svolge un ruolo considerevole nell'alchmia, principalmente come sinonimo del Lapis.
La cauda pavonis annuncia la fine dell'Opus, allo stesso modo in cui Iride (l'arcobaleno) è la "messaggera di Dio".
Lo splendido gioco cromatico della ruota del pavone preannuncia l'imminente sintesi di tutti i colori, vale a dire di tutte le qualità e di tutti gli elementi, che sono uniti nella "rotondità" della pietra filosofale.
Nell'alchimia la comparsa della "coda di pavone" indica che si approssima il compimento dell'Opera, ossia la nascita filius regius.
Il pavone è l'uccello di Giunone, e Giunonia è uno dei tanti epiteti di Iride.
Come la regina madre o la madre degli dei garantisce il rinnovamento, così il pavone rinnova ogni anno le sue piume e si trova perciò in relazione con tutte le trasformazioni della natura.
Pincinelli per esempio afferma che il pavone -contrapposto al sole- significa l'"uomo giusto", il quale "anche se adorno dei colori di mille virtù", partecipa comunque "della maggior gloria della presenza divina"; allo stesso modo esso rappresenta l'uomo che "macchiatosi di ripetute colpe, risorge all'integrità dello spirito (ad animi integritatem)".
Il pavone esprime la  "bellezza interiore (venustas)" e la "perfezione dell'anima".
Merula afferma che il pavone vuota e distruggere un vaso contenente il veleno; un aspetto questo, che si può fondare sul significato alchemico del pavone: quest'ultimo, in effetti, consente e rappresenta la trasformazione del drago venefico nel farmaco salutare.
Il pavone simbolo del Sé e della sua capacità di garantire la rinascita, di cui proprio egli è l'emblema.
Secondo Sant'Agostino, la carne del pavone ha la peculiarità di non imputridire (anche quando il pavone è morto, la sua carne non imputridisce, né manda odore fetido, ma rimane come se fosse preparata con sostanze aromatiche), essa è come direbbero gli alchimisti un cibus immortalis, come i frutti dell'arbor philosophica.
Le sue uova sono utilizzate per la preparazione del color oro.
Il suo cervello serve a preparare un filtro d'amore, il suo sangue, se viene bevuto, scaccia i demoni e i suoi escrementi curano l'epilessia (Delatte).
In Cina l'analogia più prossima è costituita dal fluttering Chu-Niao, l'"uccello scarlatto"; esso ha cinque colori, vale a dire la totalità dei colori, cifra che corrisponde ai cinque elementi e alle cinque direzioni dello spazio.(trattato di Wei Po-yang del 142 d.C.).
Tratto da "Mysterium Coniunctionis" di C.G.Jung

lunedì 13 aprile 2015

Orientamento Polare e Solare

Nell'epoca primordiale l'uomo era perfettamente equilibrato riguardo al complementarismo dello yin e dello yang:
Egli era yin o passivo rispetto al solo Principio, e yang o attivo rispetto al Cosmo o all'insieme delle cose manifestate; perciò egli si volgeva naturalmente verso Nord che è lo yin, come verso il proprio complementare.
L'uomo delle epoche ulteriori, in seguito alla degenerazione spirituale, che corrisponde al cammino discendente del ciclo, è diventato yin rispetto al Cosmo; egli deve perciò rivolgersi verso Sud che è lo yang, per riceverne gli influssi del principio complementare a quello divenuto in lui predominante, e per ristabilire l'equilibrio tra yin e yang.
Il primo di questi due orientamenti può essere detto "polare", mentre il secondo è propriamente "solare": nel primo l'uomo guarda la Stella polare o "culmine del Cielo", ha l'Est alla propria destra e l'Ovest alla propria sinistra;
 

Nel secondo caso guardando il Sole a mezzogiorno, ha invece l'Est a sinistra e l'Ovest a destra.

Nella tradizione estremo-orientale nelle carte e nelle piante, il Sud è posto in alto e il Nord in basso, l'Est a sinistra e l'Ovest a destra, disposizione che è conforme al secondo orientamento, eccezione che esisteva tra gli antichi Romani e sopravvisse anche per una parte del medioevo occidentale.
In Cina, in genere, il lato preminente è la sinistra.
Secondo la corrispondenza universalmente ammessa tra le stagioni e i punti cardinali, la primavera corrisponde all'Est e l'autunno all'Ovest, l'estate al Sud e l'inverno al Nord:
Tale corrispondenza strettamente conforme alla natura delle cose, è comune a tutte le tradizioni, qui è proprio il Sud a essere avanti e il Nord indietro, mentre l'Est è a sinistra e l'Ovest a destra.
Si può accostare a quanto detto il seguente testo dello Yi-king: 
"Il Saggio ha il viso rivolto verso Sud e ascolta l'eco di ciò che è sotto il Cielo (ossia del Cosmo), lo illumina e lo governa".
Vedi anche: Destra e Sinistra
Tratto da "La Grande Triade" di R.Guenon

Tratta da "La Grande Triade"

venerdì 10 aprile 2015

La natura femminile dell'otto


Origene si procurò un diagramma simile a quello utilizzato da Celso nel suo trattato e vi aveva scoperto i nomi dei sette angeli, ai quali quest'ultimo aveva fatto allusione.
Il principe degli angeli è chiamato il "dio maledetto", ed essi stessi vengono designati in parte come angeli della luce, in parte come "arconti" (secondo le affermazioni di Celso).
Il Deus maledictus si riferisce al demiurgo della tradizione ebraico-cristiana, come fa opportunamente notare Origene.
Yahwèh appare qui chiaramente come il principe e il padre dei sette arconti.
Il primo ha la "forma leonina" e si chiama Michaèl; il secondo e un toro e si chiama Suriél, ossia colui che ha forma di toro; il terzo, dalla forma di drago, è Rafaèl; il quarto è Gabrièl in forma di aquila; il quinto, Thauthabaòth, ha la faccia di orso; il sesto, Erathaòth, ha il volto canino; il settimo, infine, "dal volto asinino", viene chiamato Onoèl o Taphabaòth ovvero Thauthabaòth.
I sette arconti corrispondono ai sette pianeti e significano anche altrettante sfere munite di porte che l'adepto deve oltrepassare nella sua ascesa.
Qui si trova l'origine dell'Ogdoade la quale dev'essere composta dai sette e dal loro padre Yahwèh.
Il "primo e  settimo" si chiama Ialdabaòth, come già detto questo arconte ha la testa leonina o presenta sembianze di leone esso corrispondetebbe a Michaèl del diagramma ofitico, che nell'elenco degli angeli compare al primo posto.
Ialdabaòth significa "figlio del caos" e, di conseguenza, è il primogenito di un nuovo ordine che sostituisce lo stato primigenio di caos. In quanto primo figlio, Ialdabaòth ha in comune con Adamo il fatto di essere anche l'ultimo della serie.
La più esterna delle sfere planetarie o degli arconti è quella di Saturno (vedi anche: )
Quest'ultima sarebbe racchiusa, all'esterno, della sfera delle stelle fisse che, nel diagramma, corrisponde al Leviathàn come decimo cerchio.
In tale sistema l'ottava sfera è l'Achamòth (=Sophia, sapientia), dunque di natura femminile.
Per introdurre il diagramma, Celso descrive l'immagine di una scala a sette porte sormontata da un'ottava.
La prima porta è quella di Saturno ed è correlata al piombo. La settima è l'oro e rappresenta il sole.
La scala rappresenta il "passaggio dell'anima" (animae transitus). L'ottava porta corrisponde alla sfera delle stelle fisse.
L'archetipo del Sette ricompare sia nella suddivisione della settimana e nella denominazione dei suoi giorni, che nell'ottava musicale, in cui l'ultima nota significa sempre l'inizio di un nuovo ciclo.
Ciò potrebbe spiegare perché l'ottavo elemento appaia di genere femminile: esso è la madre di una nuova serie.
Nella successione dei profeti ricordati nelle Omelie clementine l'ottavo è Cristo.
In quanto primo e secondo Adamo, egli dapprima apre e chiude la serie dei sette, mentre in seguito comprende in sé le sette virtù dello Spirito Santo.
Questi elementi mostrano la natura particolare dell'otto e la tendenza a considerare come femminile tale numero anche nella gnosi cristina.
In Boehme quest'idea si manifesta nell'affermazione secondo cui Cristo sarebbe una "vergine nell'animo".
Il Lapis e l'androginia di Cristo
Tratto da "Mysterium Coniunctionis" di C.G.Jung

mercoledì 8 aprile 2015

Fuoco


La terra alchemica è la sostanza arcana che viene messa i  relazione con i corpo di Cristo e anche, in quanto adamà, con la terra rossa del Paradiso.
Il nome di Adamo infatti, viene tradizionalmente fatto derivare da adamà, ed è per tale ragione che anche la terra del Paradiso venne collegata al corpo mistico.
Questo adamà deve essere "mescolato" al fuoco.
Occorre ricordare l'idea alchemica di ignis gehennalis [fuoco della Gehenna], del fuoco centrale, grazie al cui calore e alla cui energia la natura può essere verdeggiante e rigogliosa:
"Perciò il fuoco al centro della terra è il fuoco più vasto e più bruciante (egli si concentra là a partire dai raggi del sole); è chiamato abisso od Orco e non esiste altro fuoco sublunare: la feccia infatti o i residui terrestri dei principi designati, ossia il calore del sole e dell'acqua sono fuoco e terra: essi sono destinati ai dannati" Mennens
In esso risiedono il serpens mercurialis, la salamandra che non può bruciare nel fuoco e il drago che di fuoco si alimenta:
"E' in effetti ciò che vince il fuoco e non è vinto dal fuoco, ma riposa amichevolmente in lui godendone" Geber
Sebbene questo fuoco si una porzione dello Spirito di Dio (il "fuoco della collera divina" come lo ha chiamato Jacob Boehme), tuttavia esso indica anche Lucifero, che era il più bello tra gli angeli di Dio e che poi è divenuto fuoco infernale stesso.
Un'altra fonte per l'adamà mescolato al fuoco potrebbe essere costituita dall'immagine del Figli dell'uomo dell'Apocalisse 1.14.sgg.:
"La sua testa poi i suoi capelli erano bianchi come la bianca lana, come la neve, i suoi occhi erano comme fiamma di fuoco e i suoi piedi erano simili al bronzo prezioso arroventato in una fornace, mentre la sua voce era come il fragore di molte acque....."
Il capo viene paragonato al sole e al biancore (albedo) della luna piena.
I piedi invece, in  quanto parte inferiore della figura, si trovano per così dire nel fuoco e risplendono come metallo fuso.
Incontriamo il fuoco "infernale" in Giobbe 28. 5: "Terra (...) igne subversa est", la terra è stata sconvolta dal fuoco. Ma su di essa cresce il pane: un 'immagine, questa, dell'unione degli opposti supremi.
La testa d'oro, ricoperta da argentei capelli lunari, e il corpo di terra rossa frammista a fuoco rappresentano l'interno di una figura nera, brutta e velenosa... Tali qualità negative vanno chiaramente intese in senso morale, sebbene esse significhino al tempo stesso, in senso chimico, il plumbum nigrum (piombo nero) dello stato iniziale.
L'interno è costituito dal secondo Adamo, un Cristo mistico, come si può vedere dall'allegoria del leone strangolato da Sansone e divenuto l'abitazione di uno sciame di api produttrici di miele.
Con ciò si allude all'enigma posto da Sansone stesso ai Filistei: "Dal divoratore è uscita la vivanda, e dal forte è venuta la dolcezza".
Queste parole alludono al corpus Christi, all'ostia che è un "alimento degli eroi".
Tratto da "Mysterium Conictionis" di C. G. Jung




lunedì 6 aprile 2015

La fenice e Cristo

L'ermeneutica cristiana ha trasformato la fenice in allegoria di Cristo, il che costituisce un'eccellente interpretazione del mito.
All'autoincenerimento della fenice corrisponde l'autosacrificio di Cristo; alla cenere corrisponde il suo corpo sepolto; e al risorgere dell'uccello meraviglioso fa da contrappunto la risurrezione di Cristo.
La vitalità del mito della fenice è dimostrata dal fatto che esso è stato ripreso e assimilato, mediante l'interpretazione, dal cristianesimo.
Ciò è tuttavia anche prova della vitalità del cristianesimo stesso, che seppe interpretare e assimilare una gran quantità di miti.
Non va qui sottovalutato il significato dell'ermeneutica; essa ha infatti un effetto benefico sulla psiche, poiché all'oggi unisce consapevolmente il lontano passato, la vita psichica dei nostri avi, che vive ancor sempre nell'inconscio e in tal modo stabilisce il legame - di così straordinaria importanza sul piano psichico - tra coscienza orientata verso il momento presente e l'anima storica che vive in spazi temporali di durata infinita.
Le religioni, in quanto sono le più conservatrici di tutte le produzioni dello spirito umano, costituiscono in sé stesse un ponte salutare che ci lega a un passato eterno, e ci insegnano la presenza viva di quest'ultimo.
Una religione divenuta incapace di assimilare il mito ha dimenticato la sua funzione più importante.
La vitalità spirituale riposa sulla continuità del mito e quest'ultima può essere garantita solo se ogni epoca traduce il mito nel suo linguaggio e lo trasforma in un contenuto del proprio spirito.
La Sapientia Dei che si manifesta nell'archetipo fa si che anche le più forti deviazioni ritornino costantemente alla posizione centrale.
Così il fascino esercitato dall'alchimia filosofica è dovuto in buona parte dal fatto che essa ha potuto dare nuova espressione a un gran numero di importantissimi archetipi.
Secondo Orapollo la fenice rappresenta l'anima e il suo pellegrinaggio verso la terra della rinascita.
Essa indicherebbe anche la "durevole restaurazione delle cose"; anzi, incarnerebbe la trasformazione stessa: "Infatti mentre nasce questo uccello, si verifica la trasformazione e il rinnovamento del mondo".
I concetti di restitutio (Atti degli apostoli 3. 21) e di instauratio in Christo ( ricapitolazione, Efesini 1. 10) possono aver favorito in maniera sostanziale l'allegoria della fenice, oltre il tema centrale dell'autorinnovamento.
Vedi anche:
Zolfo Drago Cristo
Tratto da "Mysterium Coniunctionis" di C.G.Jung

domenica 5 aprile 2015

Il simbolo delle colombe


Le colombe di Diana mitigano la malignità.
Le binae columbae (due colombe) formano una coppia, e più precisamente una coppia di innamorati.
Le colombe sono infatti gli uccelli di Astarte: "Nella sublimazione filosofica o prima preparazione di Mercurio, all'alchimista si presenta un compito erculeo (...) La soglia è infatti custodita da belve munite di corna (...) La loro ferocia sarà placata solo dalle insegne di Diana è dalle colombe di Venere, se sarai scelto dal fato (Arcanum hermeticae philosophiae).
Le colombe stesse sono in origine "corvorum pulli" (piccoli dei corvi).
Le sacerdotesse i Istar sono "colombe", così come le sacerdotesse della divinità dell'Asia Minore vengono dette Pleiadi, "colombe selvatiche".
La colomba è pure un attributo della Dea Madre ittita raffigurata in posizione oscena.
Nell'alchimia esse rappresentano (come tutti gli esseri alati) degli spiritus o delle anime, oppure in, termini tecnici , l'aqua, ossia la sostanza di trasformazione estratta.
La coppia di colombe allude alle nozze imminenti del filius regius e l'eliminazione degli opposti che risulterà dall'unione.
"Che ti sia qui propizia Diana, lei che sa domare le bestie feroci e le cui due colombe mitigheranno con le loro ali la malignità dell'aria...." Introitus apertus
Tratto da "Mysterium Coniunctionis" di C.G.Jung

sabato 4 aprile 2015

Malattia: spirito e corpo

Dorneus, commentando la citazione di Ermete "Ideo fugiet a te omnis obscuritas", afferma:
Egli dice infatti: "Perciò fuggirà da te ogni oscurità"...
"Oscurità" non significa null'altro che infermità e patimenti sia del corpo che dello spirito (mentis)...
L'intento dell'autore è in genere quello di insegnare che coloro i quali hanno ottenuto il rimedio spagirico guariscono tutte le infermità e le sofferenze sia del corpo che dello spirito per mezzo di una dose estremamente ridotta, grande come un granello di senape, assunta in qualche modo, a causa dell'efficacia e semplicità dell'unione nel farmaco, che non consente di resisterle ad alcuna varietà delle numerose malattie.
Del resto esistono molte oscurità e infermità dello spirito (mentis), come l'insania (vesania), la mania, la furia, la stupidità (stoltadis) e altre affezioni di ogni genere dalle quali l'intelletto (animus) è ottenebrato e accecato; esse verranno completamente sanate da un simile rimedio spagirico.
Non solo esso rende la sanità all'intelletto (animo), ma rende più acuti lo spirito (ingenium) e l'intelletto (mentem) dell'uomo, cosicché tutto ciò che si riferisce al miracolo (guarigione) diviene per loro facile da capire (intellectu) e da percepire (perceptu) e non rimane loro nascosto nulla di ciò che è contenuto nelle regioni superiori e inferiori."
Unionis semplicitas si riferisce alla dottrina della res simplex Platonica.
Simplex è ciò che Platone chiama intellegibile non sensibile.
"Semplice è la parte non soggetta ad opinione"; è ciò che è "indivisibile", "di un'unica essenza".
L'anima è simplex.
"L'opera non raggiunge la perfezione se non è trasformata in cosa semplice"....
La malattia è un'impressio mali (impronta del male) e viene guarita tramite "la repressio mali (repressione del male) mediante l'azione che il centro vero e universale esercita sul corpo".
Il centro è l'Unarius o l'Uno su cui si fonda l'unicus homo (l'uomo che è diventato uno con sé stesso).
Se egli vuole dunque sanare le sue infermità fisiche e spirituali, si applichi a conoscere con precisione il centro, e vi si dedichi totalmente, e il centro sarà liberato da ogni imperfezione e infermità.
Tratto da "Mysterium Coniunctionis" di C.GJung

I link sottostanti sono fonte di ricerche, esperienze dirette e personali, di curiosità e di ribellione verso la medicina convenzionale che di fatto sta causando più danni di quanti successi terapeutici abbia sulle malattie.
Sempre più persone esperte cercano di tornare alla concezione olistica della guarigione, alla connessione corpo anima che è il fondamento, la pietra angolare per una buona salute.
Questo post l'ho estrapolato da un testo di psicologia alchemica di Jung...
Questo post fa riflettere quanto siano porofonde nel passato le radici della psicosomatica.
...Soprattutto quanto un esponente importantissimo della tradizione Egizia come Ermete, il Tre Volte Grande, abbia lasciato l'importante insegnamento della frase: "Ideo fugiet a te omnis obscuritas" fulcro del post sovrastante.
Qui di seguito ho linkato il frutto di letture specifiche sull'argomento, argomento così scottante nelle conversazioni in quanto la società è abituata a pensare con ciò che il Sistema vuole, e il sistema vuole "forse" gonfiare le casse delle aziende farmaceutiche?
Come sempre, per chi vuole, buona lettura...
Nell'AniMo Antico

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