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mercoledì 22 aprile 2015

Il Cristallo e la Pietra


"La materia zaffirica è quel liquido in cui non v'è materia che si guasti" Dorneus
Nell'alchimia l'aurum nostrum è il "cristallino"; il tesaurum philosophorum è un cielo di vetro simile al cristallo duttile come l'oro"; la tincura auri è trasparente come il cristallo, fragile come il vetro".
La Grotta dei tesori siriana dice che il corpo di Adamo brillava "come la luce di un cristallo".
Nel linguaggio della Chiesa il cristallo, "che appare altrettanto puro dentro che fuori", viene riferito al candor illaesus (purezza incontaminata) di Maria.
Secondo san Gregorio Magno, il trono della visione di Ezechiele è stato giustamente paragonato allo zaffiro, dato che questa pietra ha il colore dell'aria.
Questo autore paragona anche Cristo stesso al cristallo, e lo fa in termini che costituiscono un modello diretto per il linguaggio e le idee nell'alchimia: il corpo del Salvatore, egli dice, è simile all'acqua, si è mosso con agilità attraverso tutte le vicissitudini della sua vita, fino a giungere alla Passione.
Esso è passato dalla corruzione alla stabilità dello stato incorruttibile, così come l'acqua si solidifica in un cristallo immutabile. Per i giusti  questo cristallo è una cosa bella da contemplare, mentre è orrendo agli occhi degli empi.
Il collegamento tra acqua e cristallo si trova anche nell'opera quabballistica Sifra de Zeniutha: "La seconda forma viene detta 'rugiada cristallina', e viene costituita dalla Severità del Regno del primo Adamo, severità che faceva parte della Saggezza del Macroprosopos: perciò nel cristallo appare un distinto color rosso [Il Macroprosopos corrisponde alla prima triade del sistema Azilúth: Kether (corona), Binà (intelligentia) e Hokhmà (sapientia).
 "È certo che l'En Soph è al tempo stesso padre, madre e corona, saggezza e intelligenza del mondo emanativo dopo la restaurazione". Questa triade costituisce una vera e propria Trinità].
E questa forma è la Saggezza di cui si è detto che dà origine ai giudizi".
"Pietra" è l'essenza di qualcosa di solido, irremovibile e terreno. È la "materia" femminile, la cui idea penetra nella sfera del simbolismo spirituale. In proposito le allegorie ermeneutiche della "pietra angolare" (lapis angularis) e della pietra "che si staccò dal monte, ma non per mano di un uomo" (lapis de monte sine manibus abscissus), che venivano impiegate dalla Chiesa in riferimentoa Cristo, non hanno avuto un'influenza causale, ma furono impiegate dagli alchimisti per giustificare il loro simbolo.
La pietra è ben più di un'"incarnazione" di Dio; è una concretizzazione, una materializzazione che si spinge fino al più oscuro regno inorganico della materia o che addirittura deriva da esso, vale a dire da quella componente della divinità che si è posta in contrasto con il creatore, poiché essa è rimasta latente nella panspermia (fecondazione univesale), come principio formativo dei cristalli, dei metalli e degli organismi viventi.
Vedi anche:
La simbologia del diamante
L'acqua
Tratto da "Mysterium Coniunctionis" di C.G.Jung

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