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martedì 15 maggio 2018

Normalità e anormalità


Sotto il Regno delle Quantità, come ha definito la nostra epoca Guénon, ordinario, regolare, equilibrato, centrato, prevedibile, sono diventati norme ideali stabilendo i parametri per l'anima.
"Anormale" è contemporaneamente definizione statistica e condanna morale.
Ciò che è singolare diventa sbagliato; ciò che è irregolare e insolito diventa biasimevole....
Assistiamo all'affermazione del Regno della Quantità nel regno dell'uomo comune, all'infiltrazione della statistica nelle norme ideali....
(Se) la nostra visione dell'anima diventa normalizzata, (allora non siamo distinguibili) dalle api e dalle formiche: sociale, pratica, naturale.
E allora si che saremo ben difesi contro gli archetipi della nostra vita...e allora si che ci saremo modellati su norme prive di dimensioni archetipiche; l'uomo misuratore di tutte le cose, osservatore esterno, esterno alla propria sofferenza....un uomo che vive una vita priva di qualunque intrinseco senso di necessità..
Per Finicio la mediana...rappresenta la posizione dell'uomo pratico, l'uomo d'azione, la cui preoccupazione è la moralità e la cui posizione è quella dell'osservatore.
Tali uomini "se ne stanno fermi nei piaceri del vedere e delle relazioni sociali soltanto".
La via mediana evita la discesa nel contatto voluttuoso, sia l'ascesa all'astrazione contemplativa.
Limitarsi a osservare, a porre agli eventi l'interrogativo morale, a trasformare i moti dell'anima in azioni pratiche sono tutti atteggiamenti che attengono alla vita mediana, che è orizzontale e serve a difendersi dal potere demonico dell'amore, il quale ci attira sempre verticalmente, verso il basso e verso l'alto.
La vita mediana dell'uomo sociale-morale-pratico è la difesa della normalità contro l'irresistibile coinvolgimento delle altre due strade.
Le grandi passioni, le grandi verità, le grandi immagini non sono vie di mezzo...
Invasamenti, errori, ferite,...la verità metaforica è qualcosa di più grande della vita, di diverso della vita, pur mentre ci mostra i modelli ideali della vita.
Quell'idea stessa è in parte espressa attraverso enormità patologizzante.
Queste cose non sono che l'altra faccia della normalità...
la ragione da sola non governa il mondo né fissa le sue regole.
Cercare nella vita le norme, norme senza enormità, è ricusare la causa errante di  Anankē.
Norme del genere sono illusioni, false credenze, che non tengono conto della natura delle cose nella sua interezza.
Le norme senza patologizzazioni nelle loro immagini attuano un processo di normalizzazione sulla nostra visione psicologica, fungendo da idealizzazioni repressive, che ci fanno perdere il contatto con le nostre individuali anormalità...
Tratto da "La vana fuga dagli dei" di J. Hillman
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