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martedì 8 maggio 2018

L'immobilità di Necessità e il potere delle parole


Gli eventi reali della nostra anima, quello che possiedono vera realtà, sono quelli in cui non c'è movimento.
È nell'immobilitá, nelle immutabili fissazioni del nostro universo psichico, là dove siamo costretti e immobilizzati, che opera la necessità.
"E la necessità è considerata qualcosa che non è suscettibile di persuasione: e questo giustamente, perché essa è contraria al movimento che si accorda con lo scopo e col ragionamento....ciò che impedisce e ha la tendenza a ostacolare, che è contrario allo scopo"
Aristotele, Metafisica (1015 a).
"Contrario allo scopo"...eventi necessari come eventi arbitrari e contro i nostri scopi...Li viviamo come intralci, impedimenti senza motivo....
Un fastidioso impedimento da eliminare.
La necessità è dolorosa, dice Aristotele,  "perché ogni cosa necessaria è sempre fastidiosa"...
Gli Dei stessi, poiché sono necessari ci tormentano senza sosta.
La loro fastidiosità è inerente alla loro stessa necessità...e noi dobbiamo servirli e sentire il loro giogo...
La necessità opera alla stregua di un'inesorabile causa interna, di una virtù o proprietà inerente all'evento stesso.
"La necessità è quello per cui una cosa non può essere altrimenti"; è quello "senza il quale" una cosa non può esistere.
Aristotele richiama l'attenzione sul fatto che la necessità può operare come funzione della natura di una cosa, anziché essere soltanto una causa esterna, meccanica.
La necessità attiene allo stato, alla condizione in sé, alla natura stessa di un'immagine...un evento è indotto a forza non soltanto dall'esterno, ma anche dall'interno, dalla propria immagine....
I greci indagavano su ciò che definivano "la natura delle cose" e la domanda che si ponevano era: "che cosa in x fa sì che esso si comporti come si comporta?".
Su questo punto la teoria e la terapia di Jung sono tradizionali e greche.
La domanda che si pongono è: "che cosa nell'intima natura del mio disturbo e della mia afflizione è necessario e autogeno?"..
Quando l'angoscia ci invade o ci assale, noi non possiamo fare altro che accoglierla come un vuoto (chaos) aperto nella continuità della ragione....
(L'angoscia) Si fa strada ineluttabilmente finché non ne viene ammessa la necessità...
Non è possibile alcuna teoria razionale dell'angoscia.
Essa non ha altra ragione di essere che la sua intrinseca necessità. Le basi dell'angoscia risiedono nella necessità stessa...
Quando eludi la necessità, soffri nella carne, e peggio, smarrisci il corpo della tua immaginazione...
Più oltre andiamo con l'interiorizzazione, più le nostre necessità psichiche perdono corpo.
Allora mete come la scarica emotiva, la liberazione, la trasformazione impallidiscono, perché siamo indotti ad accudire con intelligenza e a comprendere immaginativamente le necessità che, attraverso il suo corpo psichico, le sue immagini più intime, le mitiche profondità che si celano l'anima nelle sue fantasie, governano l'anima...
La parola chiave per lo scioglimento dell'intera vicenda è peitho; la forza di persuasione, il discorso che convince, il fascino delle parole...
Il fondamentale conflitto tra la ragione che è dentro di noi e le forze del destino, che non sono capaci di prestare ascolto a quella ragione, che non possono essere raggiunte dall'intelletto né essere smosse dal loro corso obbligato...
Le parole hanno la facoltà di persuadere gli elementi più tenebrosi a partecipare, a darsi uno spazio.
Dobbiamo parlare e lasciarci parlare.
Tratto da "La vana fuga dagli dei" di J. Hillman
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