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martedì 6 giugno 2017

L'autoconoscenza dell'anima


Il fatto che attraverso l'autoconoscenza, ossia attraverso l'esplorazione della propria anima, si scoprano gli istinti e il loro mondo d'immagini, dovrebbe gettare luce sulle forze che dormono nell'anima e di cui non ci si rende conto finché tutto va bene.
Si tratta di risorse di altissimo dinamismo e dipende soltanto dalla preparazione e posizione della coscienza se l'ingresso di tali forze e delle immagini e rappresentazioni ad esse connesse porterà a una costruzione oppure a una catastrofe.

L'uomo moderno deve ricercare nella natura dell'uomo singolo quelle forze e rappresentazioni soccorrevoli che da sempre lo hanno aiutato a trovare la giusta via tenebre e pericoli.
Si tratterà sempre e soltanto di un solo individuo e non di centomila che giustificherebbero meglio quella fatica, per quanto si sappia che nulla accadrà finche non muterà il singolo.
Un'azione esercitata su tutti gli individui che si vorrebbero educare non potrà rendersi manifesta neppure dopo qualche secolo poiché la trasformazione spirituale dell'umanità si attua quasi insensibilmente, nel processo dei millenni, né vi è modo di accelerarla o rallentarla con processi razionali.
Bisogna provocare un mutamento nei singoli i quali avranno o si procureranno a loro volta la possibilità di influenzare, in una cerchia ristretta o più larga, coloro che la pensano in modo non dissimile.
Ogni uomo che possiede l'intelligenza del proprio fare e ha raggiunto così l'accesso all'inconscio esercita involontariamente un'azione sul proprio ambiente.
L'approfondimento e l'allargamento della coscienza genere l'effetto che i primitivi chiamavano mana.
Si tratta di un flusso involontario sull'inconscio degli altri, in certo senso di un prestigio inconscio che conserva tuttavia il suo effetto soltanto finché non avviene deliberatamente.
Inoltre lo sforzo verso l'autoconoscenza è fruttifero anche perché giunge qui in soccorso un fattore che è stato fin ora fondamentalmente trascurato: l'inconscio spirito del tempo, che compensa la presa di posizione della coscienza e anticipa quasi per presentimento le modificazioni future.
Viviamo nell'attesa di un "mutamento delle forme degli dèi", ossia dei principi e simboli fondamentali.
Quest'esigenza del nostro tempo, che davvero non abbiamo scelto coscientemente, è l'espressione dell'uomo interiore e inconscio che si trasforma.

Di questo mutamento gravido di conseguenze dovranno rendersi conto le generazioni future, sempre che l'umanità voglia salvarsi dall'autodistruzione che la minaccia per la Potenza della sua tecnica e della sua scienza.
Felicità e contentezza, equilibrio spirituale e senso della vita possono essere sperimentati soltanto dall'individuo e non dallo Stato, che, da un lato, non è che una convenzione tra individui autonomi e, dall'altro, minaccia di farsi preponderante e di soffocare l'individuo.
Le condizioni temporali, sociali e politiche, hanno certo molta importanza ma vengono smisuratamente sopravalutate agli effetti della felicità o infelicità individuali, poiché vengono giudicate come gli unici fattori decisivo.
Tutto ciò che è inteso a tal fine soffre del difetto di trascurare la psicologia dell'uomo, al quale asserisce di essere destinato, e di favorire soltanto le sue illusioni.
Tratto da "Realtà dell'anima" di C.G.Jung

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