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martedì 21 marzo 2017

La "via" dell'ambivalenza psichica


L'ambivalenza è naturale perché è il riflesso necessario dell'ambiguità della totalità psichica, la cui luce è in uno stato crepuscolare.
Né l'ambivalenza, né la coscienza crepuscolare sono in sé stesse stati patologici, benché, come tutti i fenomeni psicologi, possano presentare forme patologiche.
Il vivere nell'ambivalenza è un vivere dove sì e no, luce e tenebra,  azione giusta e azione sbagliata sono adiacenti e difficili da distinguere.
Anziché sopraffatta, si potrebbe lasciare che l'ambivalenza evolva in base al suo proprio principio interno.
Questa è una via... esiste una via dell'ambivalenza, che può abbracciare l'archetipo nella sua totalità, conducendoci giù giù addirittura fino al livello psicoide.
Anziché correggerla, si potrebbe incoraggiare l'ambivalenza ad abbracciare paradossi e simboli via via più profondi i quali inevitabilmente liberano sentimenti ambivalenti che impediscono la chiarezza e la capacità di azione.
Paradosso e simbolo esprimono la coesistenza dei due poli all'interno dell'archetipo.
L'ambivalenza è la reazione adeguata della psiche integra alle verità integrali.

Sopportare l'ambivalenza ci situa dentro la realtà simbolica dove si percepiscono entrambe le facce contemporaneamente, dove addirittura si esiste come due realtà contemporaneamente.
La via dell'ambivalenza aggira gli sforzi dell'Io per attuare la coniunctio, perché sopportando l'ambivalenza noi ci troviamo direttamente dentro la coniunctio intesa come tensione tra gli opposti.
Questa via arriva alla totalità non una metà alla volta, ma partendo già dalla totalità.
È una via di cui troviamo echi in molte frasi di Lao-tzu e specialmente in questa;
"Abbassa la luce, diventa tutt'uno con il mondo opaco"
Tratto da "Puer Aeternus" di James Hillman

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