Follow by Email

mercoledì 31 luglio 2013

Le Sette Cose Fatali


Le sette cose fatali contribuirono a rendere imperitura Roma nei secoli. Assegnate ad essa dal fato, dal destino. Sette come i sette coli, come i re, sette come i giorni della creazione chi più ne ha più ne metta…
La tradizione vuole che, chi se ne fosse impossessato, avrebbe di certo compromesso questa inalterabilità o se vogliamo, invulnerabilità.
Virgilio in Eneide, 1,647 e sg ne cita alcune:

E i doni, inoltre , vuole che si portino,
gioie strappate alle rovine di Troia:
un manto rigido d’aurei ricami,
un velo intessuto d’un croceo fregio d’acanto,
ornamenti di Elena argiva,
che lei portò da Micene…
E ancora, uno scettro, che Ilione reggeva, la figlia maggiore di Priam,
e sul collo un monile…..”

è molto forte la radicale troiana-frigia do Roma, tanto forte che coinque delle ‘cose fatali’ sono di provenienza troiano-frigia.
La significazione più alta della COSA stessa sia la divinità ad essa associata: per questo, cosa fatale e non cosa in sé.
Le sette cose sono elencate rispettando un certo ordine cronologico e anche una certa gerarchia celeste.
Elenchiamo le COSE FATALI:

 -Lo SCETTRO DI PRIAMO; associato a JUPPITER;

 - il PALLADIO, che era un piccolo simulacro di MINERVA; era custodito insieme ad altre copie nel sacrario del tempio di Vesta, insieme ad alcune delle altre delle cose fatali.
Palladio da Pallade: virtù del cuore palpitante ;

 -il VELO DI ILIONE, che intendo associare a IUNO, oppure a VENERE.

Già in queste tre prime cose si forma la triade capitolina GIOVE-GIUNONE-VENERE che è d fondamentale importanza per la dedica di una città senza la quale non poteva essere ritenuta tale.

 -Le CENERI DI ORESTE, erano collocate sotto la soglia del tempio di SATURNO al Foro; furono trasportate in Roma dal tempio di Diana Arcina.

 -L’ANCILE, scudo sacro a MARTE, di forma romboidale e concavo d’ambo i lati, apparso a Numa sull’Aventino “…cadde da cielo nei pressi di Numa sull’Aventino” cit.

 -La QUADRIGA DI CRETA DE VEJENTI, portata a Roma nel 396 a.C., dopo le vittorie dei romani sugli Etruschi e la conquista definitiva di Vejo; associabile a MERCURIO, perché si è manifestata in movimento, portata da cavalli al galoppo, senza conduttore, fino in cima al colle capitolino.

 -Il LAPIS NIGER o AGO DELLA MADRE DEGLI DEI,  portata a Roma nel 200 a.C. circa, da Pessinunte in Frigia, su consultazione dei Libri Sibillini; era una pietra nera di forma conica, che alcuni sostengono trattasi di meteorite; associabile a VENERE avendo trovato dimora nella bocca della statua raffigurante la VITTORIA, o a IUNO essendo questa l’AGO  della Madre degli Dei, intesa come Cibele ma traslato anche come la Grande Madre Iuno.

A queste sette cose fatali  se ne può aggiungere un’altra di cui parlo in un post a parte e sono:
I LIBRI SIBYLLINI.
Fonte "Roma segreta e pagana" C. Monachesi

Nessun commento:

Posta un commento

Google+