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giovedì 28 aprile 2016

Necessità


Necessità è  colei che ruota il fuso sul quale è  avvolto il filo della nostra vita.
La dea Ananke o Necessità, siede sul trono, circondata dalle Moire, sue figlie, compagne e aiutanti.
Ma è  lei, Ananke, a stabilire che la sorte scelta dall'anima è  necessaria: non un accidente, non buona o cattiva, non già nota né garantita, semplicemente necessaria.
Ciò che viviamo è  necessario che lo viviamo.
Platone cita soltanto due grandi forze cosmiche: Ragione (nous, la mente) e Necessità  (ananke).
Ragione risponde per ciò che possiamo comprendere, ciò che segue le leggi e gli schemi dell'intelletto.
Necessità opera come una causa "mutevole" o, come si traduce a volte, come causa "errante" o "erratica".
Quando una cosa non combacia, sembra fuori posto o strana, rompe lo schema consueto, allora più  probabilmente lì c'è la mano di Necessità.
I modi in cui esercita la sua influenza sono irrazionali.
Ecco perché è  così difficile comprendere la vita, perfino la propria.
La legge che l'anima segue è  quella di Necessità, che è  erratica.
L'etimologia della parola ananke deriva da un'antica radice semitica riconoscibile nei termini usati, per esempio nell'antico egizio, nell'accadico, nell'aramaico e nell'ebraico per significare "angusto", "gola", "costringere", "strangolare", o per indicare il giogo dei buoi e il collare degli schiavi.
Ananke ci stringe alla gola,  ci tiene prigionieri, ci trascina come schiavi.
Insomma non si può  sfuggire alla necessità.
Necessità non vuole cedere, non può sottomettersi: ne cedere.
Se alziamo per un attimo gli occhi dall'azione in cui siamo impegnati e ci fermiamo a riflettere, ecco l'implacabile sorriso di Necessità a dirci che, qualunque scelta compiamo, è  esattamente la scelta richiesta da lei.
Non poteva essere altrimenti.
Nell'istante in cui la decisione accade, essa è  necessaria.
In ciascuna decisione rischiamo tutto, anche se poi ciò  che alla fine viene deciso diventa immediatamente necessario.
E gli errori, allora, dove sono? Come possiamo sbagliarci,  perché ci sentiamo in colpa? Se tutto ciò  Che accade è  necessario, come mai il rimorso?
Abbiamo sempre il collare addosso, ma il collare è  adattabile.
È il giogo di Necessità che produce la familiare sensazione di essere comunque incastrati,  comunque vittime delle circostanze, anelanti alla liberazione.
Necessità dice che anche il rimorso è  necessario, come sentimento.
Interpretare in questa maniera la necessità rende i nostri errori qualcosa di profondamente tragico invece che peccati di cui pentirci o accidenti a cui rimediata .
Occorre un cuore grande per accettare il collare che strangola. 
Il più  delle volte, noi rifiutiamo gli assurdi, irrazionali eventi che ci capitano addosso.
Finché il cuore non attira la nostra attenzione su di esse, suggerendo che forse sono importanti, forse sono necessari.
Beninteso, la mente può procrastinare la chiamata, reprimerla,  tradirla.  Non saremo necessariamente punitie dannati per questo.
E fuggire non è peccato, perché Necessità non è un moralista. La fuga potrebbe fare parte del destino della mia anima  e della sua immagine tanto quanto potrebbe farne parte l'affrontare il pericolo e offrire il petto alla frecce.
Tratto da "Il codice dell'anima" di James Hillman

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