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martedì 8 marzo 2016

L'Infinito e la Possibilità


L'Infinito, secondo il significato etimologico del termine che lo designa, è  ciò  che non ha limiti; e, per mantenere a questo termine il senso che gli è  proprio, è necessario riservarne rigorosamente l'impiego alla designazione di ciò che non ha assolutamente alcun limite.
La Possibilità universale e totale è  ciò che potremmo chiamare un aspetto dell'Infinito, da cui non è distinta in alcun modo né in alcuna misura; nulla può  esservi al di fuori dell'Infinito, poiché ciò sarebbe una limitazione, e l'Infinito non  sarebbe più  tale.
Se parliamo dell'Infinito e della Possibilità come correlati, possiamo aggiungere che, non per stabilire fra questi due termini una distinzione che in realtà non può  esistere, ma si può  dire; che l'Infinito è considerato più  particolarmente nel suo aspetto attivo, mentre  la Possibilità ne è  l'aspetto passivo; però, sia esso da noi considerato come attivo o come passivo, si tratta sempre dell'Infinito, che non può  essere toccato da tali punti di vista contingenti, e le determinazioni, qualunque sia il principio in base a cui le si voglia effettuare, esistono qui soltanto in rapporto al nostro pensiero.
Si tratta in definitiva di ciò  che altrove abbiamo chiamato, seguendo la terminologia della dottrina estremo-orientale, "perfezione attiva" (Khien) e "perfezione passiva" (Khouen), in quanto la Perfezione, in senso assoluto, è identica all'Infinito inteso nella sua totale indeterminatezza;  esse sono analoghe - ma a un grado differente e da un punto di vista più universale - a quelle che nell'Essere sono l'"essenza" e la "sostanza".
Occorre avere ben chiaro che l'Essere non racchiude l'intera Possibilità e, di conseguenza, non può in alcuna maniera venire identificato con l'Infinito.
La Possibilità universale è illimitata, e non può che essere illimitata; volerla concepire in modo diverso è dunque, come condannarsi a non poterla concepire affatto.
Ne discende che tutti i sistemi filosofici dell'Occidente moderno sono ugualmente impotenti dal punto di vista metafisico, cioè universale, e lo sono in quanto sistemi con concezioni limitate e chiuse, le quali possono avere un certo valore in ambito relativo, ma diventano pericolose e false nel momento in cui ambiscono a qualcosa di più  e pretendono di essere un'espressione della realtà totale.
Non è  legittimo affermare che rappresentano l'intera Possibilità e negare tutto quel che oltrepassa la portata della propria comprensione individuale, più o meno strettamente limitata.
Il pensiero filosofico occidentale, nel senso corrente del termine, non ha e non può avere niente in comune con le dottrine di ordine puramente metafisico.
Tratto da "Gli stati molteplici dell'essere" di René Guénon

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