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lunedì 4 maggio 2015

La contraddizione e l'univocità


"Sono immerso in un profondo fango, e non c'è per me sostegno alcuno" Bibbia di Zurigo, Salmo 69. 3
"Dal profondo (profondità della divinità) io grido a te, o Signore". Salmo 69, Ancoratus, 12.
Nell'alchimia, questa contraddizione nell'interpretazione del "profondo" è assai più stretta, spesso a tal punto che gli opposti sono i diversi aspetti della medesima cosa.
Naturalmente il profondo riveste entrambi i significati, le immagini eterne non hanno mai avuto un significato univoco.
È caratteristico dell'alchimia di non ignorare mai il carattere contraddittorio dei suoi contenuti; essa costituisce perciò un'evidente compensazione dell'universo dogmatico che, per giungere a un senso preciso, respinge gli opposti nell'incommensurabile.
La tendenza a separare il più possibile gli opposti, vale a dire lo sforzo di trovare un senso univoco è assolutamente necessaria per avere chiarezza di coscienza, dato che la discriminazione fa parte della natura di quest'ultima.
Se però la separazione è talmente ampia che si perde di vista l'opposto complementare, e non si scorge più il risvolto nero del bianco, il male che c'è nel bene, le bassezze presenti nelle cose sublimi eccetera, allora subentra l'unilateralità, che viene compensata dall'inconscio senza il nostro intervento.
Questo bilanciamento avviene contro la nostra volontà, che di conseguenza assumerà atteggiamenti ancora più fanatici giungendo all'enantriodromia catastrofica.
La saggezza invece non dimentica mai che ogni  cosa ha due risvolti.
Purtroppo la saggezza non ha mai il potere necessario, ma quest'ultimo è al centro degli interessi della massa e perciò si accompagna inevitabilmente all'illimitata stupidità dell'uomo-massa.
Mentre si accentua l'atteggiamento unilaterale, decade il potere del re (coscienza), che in origine consisteva proprio nella sua capacità di unire simbolicamente le polarità dell'essere.
Quanto più distintamente emerge un'idea, tanto più la coscienza acquista chiarezza, tanto più insistente e tirannico si fa il suo contenuto, a cui deve inchinarsi tutto ciò che lo contraddice.
La natura nell'uomo, ossia l'inconscio, cerca immediatamente di produrre una compensazione; questo riesce estremamente sgradito alla posizione estrema, perché quest'ultima si considera sempre come ideale e per di più si trova nella  condizione di provare la sua eccellenza con i migliori argomenti.
Essa è comunque imperfetta perché esprime solo una metà della vita: quest'ultima non vuole soltanto ciò che è limpido, ma anche ciò che è torbido; non solo la luce, ma anche l'oscurità; anzi vuole ad ogni giorno segua la notte e che anche la saggezza celebri il suo carnevale...
Vedi anche:
Il paradosso nell'alchimia Tratto da "Mysterium Coniunctionis" di C.G.Jung

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