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giovedì 13 luglio 2017

Amore e crescita spirituale (Platone)


- La follia divina è più bella della saggezza umana -
- Le cicale furono un tempo esseri umani che invaghiti del canto delle Muse, non facevano che cantare, dimenticando di mangiare e di bere e così estinguendosi senza accorgersene.
Trasformati in cicale ottennero in sorte di non nutrirsi e di cantare perpetuamente e dopo la morte, di poter riferire alle Muse i nomi di quegli uomini, da cui ciascuna delle Muse era stata particolarmente onorata.
Non è per niente vero che chi non ama merita di ottenere i favori dell'amato, solo perché egli è sano di mente, laddove chi ama è in preda alla follia.
Ciò sarebbe vero se la follia fosse in ogni caso un male, ma non è così; c'è una follia ispirata dalla divinità, che è per noi la fonte di grandissimi beni....
Ad essa dobbiamo l'amore, che ne è la più alta manifestazione che ci fu concesso dagli dei come la maggiore delle felicità...
La follia amorosa.

Di tutte le essenze che l'anima umana poté contemplare più o meno rapidamente nel suo viaggio, quella che, come le altre, brillava in tutta la sua purezza, nel cielo e brilla ancora, unica nei suoi riflessi terreni, è la bellezza, che noi percepiamo mediante il più luminoso dei nostri sensi: la vista.
Chi s'innamora di essa fino al delirio è chiamato con il nome d'amante.
Non tutti per altro hanno la virtù di sollevarsi dalle immagini terrene e imperfette del bello al ricordo della pura e divina bellezza; e, incuranti di questa, non trattenuti da un senso di rispetto, alla bellezza umana non chiedono che la soddisfazione d'un piacere momentaneo; e questo non è che amore volgare e libidine.
Ma chi è iniziato di recente ed ha l'animo tuttora pieno delle meraviglie che ha ammirato, in presenza di un bel corpo subito risente qualcosa delle antiche emozioni e s'infiamma d'un desiderio nel quale non c'è nulla di basso o di turpe, ma uno schietto omaggio alla bellezza eterna.
Nel calore della passione si dilatano i pori dell'anima che si sforza di rimetter le ali; e il sentimento, che egli prova, diventa per lui come per l'amato, la via per sollevarsi all'imitazione degli dèi immortali; e più particolarmente di quel dio che egli seguì nella sua peregrinazione ultraterrena.
Costoro cercano un amato che abbia un'anima filosofica e fatta per comandare; e quando l'abbiano trovato lo circondano d'ogni affetto e d'ogni reverenza, s'impegnano a promuovere le buone disposizioni e se anche prima non erano dediti allo studio della vera sapienza, allora vi si rivolgono con ardore si preoccupano molto di rintracciare da soli l'immagine del loro dio a cui si sforzano di uniformarsi; e poiché sentono che dall'amato è venuto in loro questo impulso, essi trovano in ciò un motivo per amarlo e venerarlo ogni giorno di più.
A questa forma così alta d'amore non si giunge facilmente...
L'intimità che si stabilisce in questo amore puro e filosofico, assicura ad entrambi una vita perennemente concorde e il premio più alto a cui si possa aspirare.

Essi.. affiancando quel che vi genera la virtù, hanno conquistato un bene, di cui non è possibile immaginarne un altro maggiore e al termine della vita riprendono le ali, perché sono riusciti a superare la prova più ardua imposta ad un uomo.
Ma quell'anima che  si lascia adescare dalle lusinghe d'un uomo senz'amore, il cui  commercio non può far germogliare in essa altro all'infuori d'una prudenza servile, che può sembrare una virtù soltanto agli occhi del volgo, sarà condannato ad errare priva di ragione durante novemila anni in terra e sottoterra.
Egli deve mirare al vero, cercar di conoscere la natura dell'anima umana nella sua varietà infinita e ingegnarsi di risalire da questa alla conoscenza dell'anima universale: deve insomma divenire filosofo e un dialettico...
Questa via è certo lunga e difficile; ma nella ricerca delle cose anche il soffrire per esso è bello.
Giacché l'uomo saggio non deve prefiggersi come scopo di piacere agli uomini, che sono i suoi compagni di servitù, ma agli dei, che sono i suoi padroni buoni e nobili (XXXIX-LVIII)
Tratto da "Dialoghi sull'amicizia e sull'amore" Platone

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