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martedì 23 maggio 2017

Paracelso e la malattia

Il mondo di Paracelso è costituito, in grande come in piccolo, da particelle viventi, da entia.
E tali sono per lui anche le malattie, così come vi è un ens astrorum, veneni, naturale, spirituale e deale.
In una lettera all'imperatore egli spiegò la grande epidemia di peste del tempo come dovuta all'azione di sùccubi generati nelle case di prostituzione.
L'"ente" è parimenti un essere "spiritualistico", sicché nel suo libro Paragano egli dice: "....le malattie non sono corpora; perciò deve impiegarsi spirito contro spirito"
Con queste parole Paracelso vuol dire che secondo la dottrina dei corrispondentia a ogni ens morbi corrisponde un arcanum della natura, ad esempio una pianta o un minerale, costituente uno specifico per la corrispondente malattia.
Egli denominò  quindi le malattie non clinicamente o anatomicamente, ma secondo il loro rimedio specifico: vi erano così le malattie "tartariche", ossia quelle che erano curate col tartaro, che in questo caso era l'arcanum corrispondente.
Per questo egli approvò quella dottrina delle segnature che sembra essere stata uno dei principi fondamentali della medicina popolare del tempo, quale era praticata dalle lavatrici, dai chirurghi, dalle fattucchiere, dai ciarlatani, dai boia.
Per tale dottrina una pianta, ad esempio, che abbia le foglie a forma di mano è buona per le malattie della mano e così di seguito.
La malattia per lui è "una concrescenza naturale, qualche cosa di spirituale, di vivente, un germe".
Possiamo ben dire che per Paracelso la malattia è un necessario compagno vivente, un vero elemento costitutivo della vita umana, e non quell'odioso corpo estraneo che è per noi.
Perciò vi è anche parentela fra la malattia e quegli arcana presenti in natura e costitutivi della natura stessa, che sono altrettanto indispensabili per la natura è partecipi di essa quanto la malattia per l'uomo.
Paracelso attinse la propria esperienza da lunghi viaggi, senza disprezzare, da impareggiabile pragmatista, anche le fonti più torbide.
Trasse dalla zona primitiva e oscura della sua anima le idee filosofiche fondamentali della sua opera.
Riesumò un antichissimo paganesimo sotto la veste delle peggiori superstizioni del popolo minuto.
Lo spiritualismo cristiano si tramutó in lui nella sua fase preistorica, nell'animismo dei primitivi; e la formazione spirituale scolastica di Paracelso generò così una filosofia che non si accosta a nessun modello cristiano ma piuttosto al pensiero gnostico.
Non negò lo spirito a cui il suo sentimento credeva ma accanto ad esso eresse l'opposto principio della material la terra di fronte al cielo, la natura di fronte allo spirito; perciò egli non è divenuto un cieco sovvertitore, un genio mezzo truffaldino ma un padre della scienza naturale.
È presente in lui la pritiva partecipation mystique con la natura.
L'indissolubile e inconscio legame dell'uomo e del mondo stava ancora di fronte a lui come un dato indiscutibile, contro il quale il suo spirito cominciò a lottare con le armi dell'empirismo scientifico.
Tratto da "Realtà dell'anima" di C.G. Jung

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