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domenica 14 febbraio 2016

L'amore e l'immagine del cuore

....L'amore si innamora anche di "qualcos'altro", che è invisibile.
Diciamo: "Lui/lei ha un non so che";  "Il mondo intero cambia quando c'è lui/lei".
Come pare abbia detto Flaubert: "Lei era il punto di luce sul quale convergeva la totalità delle cose".
Le teorie psicodinamiche devono situare la chiamata dell'amore dentro il "sé"personale.
La mia teoria (Hillman) psicodaimonica immagina tale chiamata più fenomenologicamente, usando il linguaggio che l'amore stesso usa: mito, poesia, storie, canzoni; e questo situa la chiamata oltre il "sé ", come se venisse da un essere divino o demoniaco.
La chiamata si cristallizza in quella persona la cui faccia ci chiama a ciò che ci sembra il nostro destino.
Quella persona diventa una divinità esteriorizzata, padrona del mio fato, signora della mia anima, come dicono i romantici, demoniaca e angelica insieme, alla quale devo aggrapparmi, dalla quale non posso separarmi, non perché io sia troppo debole o fragile, ma perché lei, la chiamata, è troppo forte.
È ovvio allora che sono tormentato,  possessivo, dipendente, sofferente.
Il daimon sta facendo a pezzi la mia mappa amorosa (i prototipi che abbiamo dell'amore).
La psicologia come scienza non osa immaginare ciò che non può misurare.
A conferma dell'autonomia del daimon il suo fuoco illumina precisamente il compagno o la compagna che ci vogliono per me, nel bene o nel male, a breve o a lungo termine, convincendomi che questa altra persona è  l'unica e la sola e che questo evento è unico e irripetibile.
Questa particolare persona incarna l'immagine che mi porto nel cuore.
La mania amorosa vede ciò che è  già contenuto nella ghianda prima di venire al mondo.
L'innamoramento è  un evento raro e fortuito, che colpisce a una profondità incredibile.
Quando accade, accade esclusivamente per la singolarità dell'oggetto: quella persona, non un'altra.
Non gli attributi e le virtù, non la voce o i fianchi ecc... semplicemente l'unicità di quella persona che l'occhio del cuore ha veduto fra tante.
Se manca quel senso di scelta fatale il romanticismo non scatta.
Perché questo tipo di amore non è un rapporto personale o una epistasi genica, ma più probabilmente un'eredità demoniaca e maledizione degli antenati invisibili.
L'amore romantico più di tutti riverbera del senso dell'eterno e insieme della brevità e fragilità della vita, come se sulla passione romantica  fossero sempre sospesi l'ombra e il respiro della morte, con il suo richiamo di un'altrove che è "oltre" e senza confini.
Si affrontano rischi pazzeschi.
E quando la letteratura unisce gli amanti romantici, unisce anche il loro amore con la morte.
L'occhio del cuore che "vede" è anche l'occhio della morte che vede al di là dell'apparenza visibile fino a un invisibile cuore.
In ciascuno di noi è  racchiusa un'immagine del cuore.
L'incontro tra amante ed essere amato avviene da cuore a cuore..
È un incontro di immagini, uno scambio di immaginazioni.
E quando immaginiamo intensamente incominciamo ad innamorarci delle immagini evocate davanti all'occhio del cuore..
Siamo innamorati perché c'è l'immaginazione.
Tratto da "Il codice dell'anima" di James Hillman 

1 commento:

  1. Non posso trascurare nessun suggerimento. Magnifico! Meraviglioso!

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