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martedì 26 gennaio 2016

Il daimon

Ciascuna vita è formata dalla propria "immagine", unica e irripetibile, un'immagine che è l'essenza di quella vita e che la chiama a un destino.
In quanto forza del fato, l'immagine ci fa da nostro genio personale, da compagno e da guida memore della nostra vocazione.
Il daimon svolge la sua funzione di "promemoria" in molti modi.
Ci motiva.
Ci protegge.
Inventa e insiste con ostinata fedeltà.
Si oppone alla ragionevolezza facile ai compromessi e spesso obbliga il suo padrone alla devianza e alla bizzarria, specialmente quando si sente trascurato o contrastato.
Offre conforto e può ospitarci nel suo  guscio, ma non sopporta l'innocenza.
Può far ammalare il corpo.
È incapace di adattarsi al tempo, nel flusso della vita trova errori, salti e nodi ed è lì che preferisce stare.
Possiede affinità con il mito, giacché lui stesso è  un essere del mito e pensa in forma mitica.
Il daimon è  dotato di una prescienza, non ha il potere di manipolare gli eventi per conformarli all'immagine e adempiere la vocazione.
La sua prescienza, dunque, non è perfetta ma limitata, riguarda piuttosto il senso generale della vita in cui si incarna.
Inoltre il daimon è  immortale, nel senso che non ci lascia mai e non può  essere liquidato dalle spiegazioni di noi mortali.
C'entra molto con i sentimenti di unicità, di grandezza e con l'inquietudine del cuore, con la sua impazienza, la sua insoddisfazione, i suoi struggimenti.
Ha bisogno della sua parte di debolezza.
È lento ad ancorarsi e svelto a volare.
Si sente insieme esule sulla terra e partecipe dell'armonia del cosmo.
Le immagini e le metafore sono la sua lingua madre, innata, la stessa che costituisce la base poetica della mente e rende possibile la comunicazione con tutti gli uomini e tutte le cose.
Tratto da "Il codice dell'anima" di James Hillman

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