Follow by Email

martedì 22 dicembre 2015

Concetto di anima nelle culture


Una vocazione può essere rimandata, elusa, a tratti perduta di vista.
Oppure può  possederci totalmente.
Non importa: alla fine verrà fuori.
Si è  cercato per secoli il termine più appropriato per indicare questo tipo di "vocazione", o chiamata.
I latini parlavano del nostro genius, i greci del nostro daimon e i cristiani dell'angelo custode.
I romantici dicevano che la chiamata veniva dal cuore, mentre l'occhio intuitivo di Michelangelo vedeva un'immagine nel cuore della persona che stava scolpendo.
I neoplatonici parlavano di un corpo immaginale, ochema, che ci trasporta come un veicolo, che è  il nostro personale supporto o sostegno.
C'è chi fa riferimento alla dea Fortuna,  chi a un genietto...
Per gli egiziani poteva essere il ka o il ba, con il quale si poteva dialogare.
In epoca vittoriana, l'antropologo culturale E.B. Taylor (1832-1917) riferiva che presso i popoli "primitivi"  ciò che noi chiamiamo "anima" era concepito come "un'immagine umana immateriale, una sorta di vapore, di velo o ombra.... impalpabile e invisibile, manifestante tuttavia potenza fisica".
Platone nel mito di Er usa una parola, paradeigma, o forma fondamentale, che abbraccia l'intero destino di una persona.
Questa immagine che ci accompagna come un'ombra nella vita, sebbene sia portatrice del destino e della fortuna, non è però una guida morale né va confusa con la voce della coscienza.
Il genius dei latini non era un moralista.
Benché conoscesse tutto del futuro di un individuo e ne determinasse il destino, tale divinità non esercitava alcuna sanzione morale; era semplicemente un agente della sorte personale.
Il concetto di immagine individualizzata dell'anima ha una storia lunga e complicata;  compare sotto le più svariate forme in quasi tutte le culture e i suoi nomi sono legioni.
Nella nostra società, le discipline che si occupano dello studio e della terapia della psiche ignorano un fattore che altre culture considerano il nucleo della personalità e il depositario del destino individuale: l'oggetto centrale della psicologia, la psiche o l'anima, non entra nei libri ufficialmente dedicati al suo studio e alla sua cura.
Tratto da "Il codice dell'anima" di James Hillman

Nessun commento:

Posta un commento

Google+