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lunedì 20 aprile 2015

Il Sè e la peregrinatio mistica

 
La struttura della totalità esiste già da tempo immemorabile, ma è sepolta nei più intimi recessi dell'inconscio, dove può ad ogni momento essere riscoperta, a patto che si accetti il rischio di raggiungere la massima ampiezza di coscienza possibile mediante la massima autoconoscenza possibile....una bevanda aspra e amara riservata di solito ai dannati dell'inferno.
Il trono di Dio si direbbe una ricompensa non di poco conto per le fatiche.
L'autoconoscenza non è solo un passatempo intellettuale, ma un viaggio attraverso i quattro continenti, dove si è esposti a tutti i pericoli sia del mare che della terra, sia dell'aria che del fuoco.
Un atto di conoscenza totale, degno di questo nome, abbraccia i quattro - i 360 -  aspetti dell'Essere.
In una simile impresa non si può "prescindere" da nulla.
Negli esercizi spirituali di Ignazio Loyola in cui si passa con l'immaginazione attraverso i cinque sensi ovvero l'imitatio Christi, egli intende mirare alla "realizzazione" più perfetta  possibile dell'oggetto di contemplazione.
Una simile meditazione ha principalmente l'effetto di operare un addestramento della coscienza, della capacità di concentrazione, dell'attenzione e della chiarezza di pensiero.
Le forme corrispondenti di yoga hanno un effetto identico.
In opposizione a queste modalità tradizionali di realizzazione, dove si tratta di calarsi in una forma prescritta da altri, nell'autoconoscenza di Michael Maier si tratta di immedesimarsi nel Sé, così come lo si trova empiricamente.
Non è dunque quel "Sé" che ci piace rappresentarci, bensì l'Io empirico, tal quale esso è, con tutto ciò che esso fa e che gli accade.
Ci si vorrebbe proprio sbarazzare di questo oggetto odioso, ed ecco perché l'Oriente considera l'Io un'illusione, mentre l'Occidente l'offre in sacrificio alla figura di Cristo.
La peregrinatio mistica  mira, al contrario, a comprendere ogni parte del mondo, ossia tutta la possibile estensione della coscienza, come se il principio direttivo di questa impresa mistica fosse l'idea di Carpocrate secondo cui non ci si è liberati da un peccato sinché non lo si ha commesso.
La tendenza fondamentale della peregrinatio  non è dunque quella di distogliersi dall'empirico "essere come si è", bensì quella di compiere l'esperienza più completa possibile dell'Io che si riflette nelle "diecimila cose":
Dice Angelus Silesius (Il pellegrino cherubico, III. 118):
«Uomo, purché in te stesso tu entri! Che secondo la pietra dei savi non si può viaggiare per primi in straniera regione»
"Nessuno però ha mai potuto scoprire sé stesso senza il mondo".
Non siamo lontani da una seconda paradossale affermazione dello stesso:
«Dio è il mio centro, se io in me lo chiudo:
Ed è il mio circolo, se per amore in lui mi struggo» (Io pellegrino cherubico, III. 148).
Tratto da "Mysterium Conictionis" di C.G.Jung

3 commenti:

  1. non tutti sono predestinati per l'illuminazione, anzi pochissimi, e spesso le cosiddette persone spirituali sono più artefatte e costruite delle persone comuni, e paradossalmente l'illuminazione per loro è ancora più difficile

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  2. Le persone spirituali sviluppano un ego ancora più grande di cui nemmeno si rendono conto e di cui diventano schiavi "Io sono meglio, io sono più saggio, più intelligente, io sono una luce per gli altri, io non parlo con le persone comuni, io non faccio le cose che fanno le persone comuni, io, io, io ecc."
    Diventano ancora più prigionieri di quella cosa di cui vorrebbero liberarsi.

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  3. L ' egocentrismo non ha nulla a che vedere con la spiritualità, probabilmente molta gente pensa di essere spirituale e nei confronti degli altri, soprattutto, commettono molti sbagli.... ma ricorda che siamo umani e ogni essere umano può sbagliare... gli sbagli spesso sono la vera peregrinatio mistica

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