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mercoledì 31 dicembre 2014

Iside come simbolo della Mater Alchimia


Esistono sinonimi quali mater, matrix, Venere, regina, femina, virgo o puella praegnans, "vergine nel centro della terra", Luna, meretrix, vetula (vecchia), più specificamente vetulla extenuata, Mater Alchimia e virago.
Questi sinonimi dimostrano la qualità verginale o materna, ossia l'esistenza senza uomo della "prima materia" essa è soprattutto la madre del Lapis, del filus philosophorum.
Un albero genealogico illustra le origini dei Sette (metalli): alla cima dell'albero si trova il Lapis. Suo padre è "Gabrizio" il quale discende a sua volta da Iside e Osiride. Dopo la morte di Osiride, Iside sposa suo figlio "Gabrizio" (Gabrico corrisponde a Horus, il quale nell'antico Egitto veniva equiparato a Osiride), e viene identificata con Beia (vidua nubit filio suo).
La vedova appare qui dunque come la classica figura di Iside in lutto.
Maier dedica in particolare a quest'avvenimento un "epitalamio in onore delle nozze di Beia col figlio Gabrico":
Quando la madre di unisce col figlio in legame
maritale, non si pensi che sia opera d'incesto.
Questo infatti ingiunge la natura, questo richiese la benefica
legge del fato, né si tratta di cosa a Dio non grata.
Tale sposalizio inizia con grande allegria ma poi è seguito dall'amarezza del cordoglio:
Et quod in ipsis floribus angat,
et ubi mel, ibi fel, ubi uber, ibi tuber.
(C'è qualcosa che nel massimo della fioritura si affligge: dov'è il miele, c'è anche il fiele; dov'è il seno che allatta, c'è anche il bubbone).
Infatti "se il figlio dorme insieme alla madre, essa lo uccide con mossa viperina".
Tale perfidia ricorda il ruolo omicida di Iside che pone sulla via di Ra, il padre celeste, il "nobile verme".
Iside però è anche la guaritrice che non solo lava Ra dall'avvelenamento ma ricompone le membra di Osiride.
Essa personifica la rugiada ("Io sono Iside che viene chiamata rugiada") o l'aqua permanens (sinonimo di aqua vitae. Alla relazione dell'acqua del Nilo che "riconforta le anime") che riunifica gli elementi tra loro ostili.
Iside è detta la Nera, Apuleio sottolinea il colore nero del suo mantello (palla nigerrima), e sin dall'antichità essa gode di possedere l'elisir di lunga vita il famoso "farmaco d'immortalità" e di essere esperta nelle arti magiche ("Essa cerca di rendere immortale il figlio del re dei fenici facendolo ardere nel fuoco" Plutarco).
Veniva chiamata la "vecchia" ed era considerata discepola di Ermete, o addirittura sua figlia.
Nel trattato La Profetessa Iside a suo figlio Horus fa da maestra di alchimia.
È anche menzionata nel ruolo di meretrix in Epifanio, dove si dice che si sarebbe prostituta a Tiro.
Essa rappresenta la Terra ("La terra è il corpo di Iside" Plutarco) e viene equiparata alla Sophia.
È la lei dai mille nomi, ricettacolo e materia del bene e del male, è la Luna viene definita "Una che sei Tutto", la salvatrice.
In Atenagora essa è "la natura dell'eone, dalla quale tutto nacque e tramite cui tutto esiste".
Tutto ciò vale anche per la prima materia nel suo aspetto femminile, in quanto Mater Alchimia è la Sapienza e ne è maestra è la madre del Salvatore e del filius macrocosmi.
Essa è la terra e il serpente che in lei si nasconde, il color nero e la rugiada o l'acqua meravigliosa  che ricompone tutto ciò che è separato.
I Filosofi hanno tuttavia messo a morte la donna che uccide i suoi mariti; infatti il corpo di quella donna è irto di armi e colmo di veleno. Scavate quindi una tomba per quel drago e sia seppellita la donna insieme a lui....
Allorché egli si vede avviluppato alle membra della donna lo attenderà morte certa e tutto verrà tramutato in sangue...i filosofi lo lasciano esposto al sole per qualche giorno fino a che la sua debolezza non sia consumata, il sangue essiccato ed essi potranno trovare quel veleno. Apparirà allora il vento occulto (io vento è lo pneuma celato nella prima materia).
Tratto da "Mysterium Coniunctionis" C.G.Jung

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