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venerdì 20 giugno 2014

Platone: il mito dell'Androgino

Il mito narra che alle origini gli uomini erano dotati di forma sferica, di quattro mani, quattro gambe e doppia faccia si  muovevano in modo rapido come delle palle, appoggiandosi sulle quattro mani e sulle quattro gambe.
I sessi erano tre, il maschile aveva avuto origine dal Sole, il femminile dalla Terra, il terzo sesso quello androgino, che univa il maschile e il femminile, dalla Luna.
Data la loro grande forza fisica tentarono di dare l'assalto all'Olimpo, Zeus padre degli dei, volle punirli e neutralizzarli e così decise di dividerli in due metà ciascuna autonoma dall'altra.

Era del tutto naturale, da parte di ciascuna, cercare ardentemente l'altra perduta, ma congiunte in modo casuale finivano per morire.
Allora Zeus decise di ristrutturare il corpo di questi nostri progenitori spostando il sesso sul davanti e permise quindi la distinzione maschio-femmina e da quel momento il concepimento avvenne tramite il congiungimento degli organi genitali.
Platone attraverso questo gioco di fantasia fa intendere che è fuorviante pensare che l'uomo è separato dalla totalità dell'Universo.
Nel mito infatti, Zeus è il cosmo, è lui che plasma l'umanità.
E' lui che dà forma dinamica alla sessualità dell'uomo.
Le due facce di Eros, il divenire cosmico e quello umano, non sono dunque separabili.
Con l'immagine dell'androgino, segnala che la partecipazione dell'uomo al Tutto comporta anche la condivisione del duplice principio che alimenta l'Universo: quello maschile e quello femminile.
Pertanto, tutto ciò che ha corpo e vita proviene da questo desiderio androgino che è la segreta, impenetrabile officina magica di ogni vita, se custodito senza forzature genera gioia di vivere, se invece profanato, perchè ingabbiato in reti di giudizi e pensieri, produce malattia e infelicità.
Ognuno di noi dunque porta in se una parte femminile e una maschile, è un doppio nucleo dell'anima misteriosa e senza tempo.
Il femminile indica il desiderio erotico incontenibile, passionale, il suo ripetersi incessante come le stagioni della Terra, il femminile è tutto ciò che di creativo ruota intorno al desiderio sessuale, è invenzione, trasformazione e rottura delle abitudini, è apertura dell'anima a esperienze sempre nuove, è il lato "demonico" e poetico dell'amore rivolto all'interno.
Il maschile è il lato prosaico e pratico dell'amore, diretto all'esterno. La sua luce esprime anch'essa un principio di creatività illimitata, di intima ricreazione, di potenza vivificante. Tuttavia, è anche il principio di razionalità applicato alle reazioni d'amore che rischia di porre dei reticolati alla libera manifestazione dell'energia interiore.
Il maschile, se non temperato dal femminile, tende quindi a irrigidirsi in regole abitudinarie che spengono la forza innovativa interiore.
Il femminile inonda il mondo intero di poesia, ma chiede però la liberazione da modelli preconcetti di vita.
Se il maschile saprà accettare questi inviti allora le due potenze rigenerative potranno congiungersi per dar luogo a un percorso di vita contrassegnato da gioia e soddisfazione.
Da "Platone filosofia e salute"

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