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giovedì 6 luglio 2017

Anima (Platone)


-...In quanto poi all'idea dell'anima in sé, definire cosa essa sia richiederebbe per tante ragioni un'esposizione divina e interminabile...-
..L'anima è immortale perché è principio di moto.
Ma poiché non è facile mostrare per via diretta qual è la sua natura, mi avvarrò di un'immagine.
La paragonerò a una biga alata col suo auriga.
Negli dei cavalli ed aurighi sono perfetti ma negli uomini l'uno dei due cavalli è di buona indole, l'altro cattivo e recalcitrante, sicché l'auriga ha un compito tutt'altro che agevole.
Tutto ciò che diciamo anima si occupa di tutto ciò che è inanimato, e penetra l'universo sotto forme differenti.
Finché l'anima rimane perfetta ed alata si libra in alto e domina tutto; ma se perde le ali, precipita in giù e non d'arresto se non quando s'imbatte in un corpo, in cui va ad abitare.
Come può avvenne che l'anima perda le ali?
La virtù delle ali è di portare ciò che pesa in alto, verso il divino.
E divino è il bello, il vero, il bene e ogni cosa che somiglia a queste essenze assolute. E poichè le ali sono tra le cose corporee che più partecipano del divino, dal divino appunto sono fortificate e nutrite, mentre dal brutto o dal male esse sono rovinate e distrutte.
I cavalli degli dèi raggiungono il culmine senz'alcuno sforzo, ma quelli degli uomini, pur ingegnandosi nel seguirli, non sempre ci riescono o, se mai, vi riescono in misura diversa, giacché il cattivo cavallo s'appesantisce e tende a precipitare verso terra.
Gli immortali, raggiunta la sommità e portati in giro, contemplano tutte le essenze nella loro purezza, pure per colore e forma, in quel luogo sopracceleste, che nessuno ha mai celebrato o potrà celebrare come si conviene e quando, sazi e rinvigoriti da un così mirabile spettacolo, ritornano al punto da dove erano partiti.
Questa è la vita degli dèi.
Ma delle altre anime quelle che seguono più da vicino gli dei e che somigliano più a loro... cercano come possono... di contemplare le essenze; e alcune vedono di più, altre meno, altre infine restano al di sotto della volta celeste, non godono di quel magnifico spettacolo e, tratte in giù dal moto circolare... cercando di farsi largo, si pigiano, si combattono, vi perdono in gran parte le ali, né riescono a vedere l'essere e si nutrono di ipotesi.
E la ragione per la quale è così viva in tutte il desiderio di vedere il campo della verità, è che lì appunto si trova l'alimento adatto alla parte migliore dell'anima, quell'alimento  che nutre e rinvigorisce le ali.
Per una legge fatale le anime che nel loro giro celeste hanno visto qualcuna delle pure entità, rimangono immuni da sofferenze sino ad un nuovo viaggio e se vi riescono sempre non vanno soggette ad alcun male.
Quelle invece che non vi riescono... s'appesantiscono e precipitano in basso, entrano in un corpo terreno.
Quella che ha visto di più si incarna in un uomo devoto o alla sapienza o alla bellezza o alle Muse o all'amore; quella che ha visto di meno...entra in un corpo d'un re giusto o bellicoso e potente; quella che segue al terzo posto, anima imo statista, un economo, un uomo d'affari; la quarta, un atleta o un medico; la quinta un profeta  o un sacerdote; la sesta un poeta o un artista; la settima un artigiano o un agricoltore; l'ottavo un sofista o un demagogo; la nona un tiranno.
E tra costoro chiunque viva giustamente ottiene dopo la morte una sorte migliore chi ingiustamente una peggiore.
Nessun'anima può ritornare là da dove era venuta, prima di diecimila anni perché prima di questo periodo non recupera le ali; salvo che non sia quella di un uomo che abbia vissuto filosoficamente con purezza di cuore... questo a patto che abbia scelto per tre volte consecutive la medesima vita, dopo il terzo millennio riprendono il volo.
La proprietà fondamentale dell'uomo è di potere da molte percezioni sensibili elevarsi al concetto di genere e questa facoltà non è che ricordo di ciò che l'anima nostra vide nel suo viaggio celeste...
Tratto da "Dialoghi sull'amicizia e sull'amore" Platone

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