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giovedì 11 maggio 2017

Fallo, madre e cavallo come simboli onirici

Fallo
Essi non significano necessariamente altro che il membro.
Dal punto di vista della psiche anche il membro è un'immagine che sta in luogo di qualche ulteriore elemento difficilmente determinabile: lo dimostra il fatto che ai primitivi e agli antichi (che facevano uso di simboli fallici con grande libertà) non è mai accaduto di scambiare il fallo, simbolo rituale, col pene.
Esso significava invece il  mana creatore, la forza medica e generatrice, espressa in forma equivalente dal toro, dall'asino, dal melograno, dal yoni, dal montone, dal lampo, dallo zoccolo di cavallo, dalla danza, dall'amplesso magico sul terreno coltivato, dal mestruo e da infinite analogie.
Sta alla base di tutte quelle analogie e quindi anche della sessualità e il significato più di ogni altra cosa si avvicina psicologicamente al primitivo simbolo del mana.
Madre
Madre è un archetipo che significa origine, natura, passiva entità generatrice (perciò materia) ed esprime quindi anche la natura materiale, il grembo (l'utero) e la finzione vegetativa, e quindi, anche l'inconscio, ossia ciò che vi è di naturale e d'istintivo, il fisiologico, il corpo (in cui si abita e si è contenuti), giàcche "madre" è anche recipiente, forma concava (ancora grembo) che contiene e nutre e quindi ancora psichicamente ciò che sta alla base della coscienza.
Con l'"essere contenuto" e l'"essere dentro" è collegata l'oscurità, l'aspetto notturno e angoscioso... una parte essenziale del concetto di yin dell'antica filosofia cinese.
La parola madre che suona così familiare, si riferisce apparentemente alla madre individuale, più nota di ogni altra, "mia madre"; come simbolo si riferisce però a ogni formulazione concettuale che si può indicare in modo assai vago ed approssimato come vita occulta, naturale, corporea. La vita inconscia.
Cavallo
È un archetipo diffusissimo nella mitologia e nel folklore.
Come animale rappresenta lo psichismo non umano, il subumano, l'animalesco e con ciò lo psichismo inconscio: perciò nel folklore i cavalli sono veggenti e comprendono il linguaggio e talora parlano.
Come bestie da soma essi hanno una stretta relazione con l'archetipo della madre (le Valchirie che portano gli eroi morti nel Walhalla, il cavallo di Troia, ecc).
Come cosa inferiore all'uomo, rappresenta il ventre e il mondo degli istinti che se ne sprigiona.
Il cavallo è forza e veicolo, esso trascina come l'istinto ma come l'istinto è soggetto al panico, giacché gli manca la qualità superiore della coscienza.
Esso ha a che fare con la magia e cioè con un'azione irrazionale, incantatoria e questo in particolar modo per i cavalli neri (e cioè notturni) che annunciano la morte.
Tratto da "Realtà dell'anima" di C.G. Jung

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