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giovedì 6 aprile 2017

L'anima e l'inconscio


L' uomo primitivo sente nella profondità della sua anima la fonte di vita, è profondamente impressionato dall'attività creatrice do vita della sua anima, e crede quindi in tutto ciò che agisce sulla sua anima, ossia negli usi magici di ogni specie.
L'anima è per lui la vita in genere, che egli non pensa a dominare, ma da cui dipende sotto ogni aspetto.
L'idea dell'immortalità dell'anima non è per  nulla straordinaria per l'empirismo d primitivo.
Certo l'anima è qualcosa di singolare.
Mentre tutto ciò che esiste occupa uno spazio determinato, essa non può essere esattamente localizzata.
Noi supponiamo che i nostri pensieri siano nella testa; ma già per i sentimenti diveniamo meno sicuri e ci sembra che essi risiedono nel cuore; e le sensazioni sono distribuite per tutto il corpo.
La nostra teoria è che sede della coscienza sia la testa; ma gli indiani Pueblos mi dicevano che gli americani sono pazzi a ritenere che i loro pensieri siano nella testa, giacché ogni uomo ragionevole pensa col cuore.
Alcune tribù localizzano la vita psichica nel ventre.

I contenuti psichici assumono un carattere nettamente non spaziale.
L'anima potrebbe essere un punto matematico e insieme un universo stellare.
Se l'anima non ha spazio, non ha corpo; i corpi muoiono... vita e anima esistevano prima che Io fossi e quando Io non sono -come nel sonno e nella perdita di coscienza - vi sono ancora vita e anima.
Perché mai un pensiero primitivo dovrebbe dubitare che l'anima viva al di là del corpo?

Che la vecchia concezione dell'anima le attribuisca una forma di conoscenza superiore e di origine divina, si può comprendere in considerazione al fatto che l'umanità, nelle civiltà antiche e su su fino alle epoche primitive, ha utilizzato sogni e visioni come fonti di conoscenza.
L'inconscio dispone di impressioni subliminali, la cui portata confina col prodigioso.
Sogni e visioni vengono utilizzati come fonti d'informazione negli stadi primitivi dello sviluppo umano.
Sopra una psicologia siffatta sono fiorite imponenti civiltà antiche, come quella indiana e quella cinese, le quali hanno entrambe sviluppato minuziosamente a scopi filosofici e pratici la vita interiore della conoscenza.
Sappiamo con certezza che l'inconscio dispone di contenuti tali che, se potessero esser resi coscienti, rappresenterebbero un incalcolabile aumento di coscienza.
L'inconscio riceve impressioni, formula propositi, ha presentimenti, sente e pensa al modo della coscienza.
La coscienza (però) ha carattere intensivo e concentrato.
L'inconscio non è concentrato e intensivo, ma crepuscolare fino all'oscurità; è estremamente estensivo e può collocare l'uno accanto all'altro gli elementi più disparati nel modo più paradossale; dispone di un patrimonio enorme costituito dai sedimenti di tutte le vite dei progenitori i quali hanno contribuito alla differenziazione della specie.
Se si potesse personificare apparirebbe come un uomo collettivo al di là della giovinezza e della vecchiaia, della nascita e della morte...
Quell'uomo sarebbe senza dubbio superiore al mutare dei tempi
Egli sarebbe sognatore di sogni secolari....capace di previsioni incompatibili....avrebbe vissuto un numero infinito di volte la vita....possiederebbe, in un sentimento intimo e vivissimo, il ritmo del divenire, della nascita e della morte.
L'inconscio precede l'individuo, giacché è disposizione funzionale ereditata dai primordi e la coscienza rappresenta soltanto un tardi foglio della psiche inconscia.
La psicologia antica...consapevole dello straordinario tesoro di oscure esperienze che giace nascosto sotto la soglia della coscienza individuale effimera, considerava l'anima individuale come dipendente da un sistema universale spirituale....e diede a questo essere il nome di Dio...
Tratto da "Realtà dell'anima" di C.G. Jung

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