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giovedì 27 aprile 2017

Evoluzione spirituale e guarigione

Il nostro fine, come quello di tutte le forme di vita è evolvere.
Ciò significa che dobbiamo valutare le nostre potenzialità e cogliere qualsiasi possibilità.
Non si tratta di una semplice evoluzione del corpo fisico, come viene concepita nell'ottica neodarwiniana, ma dell'evoluzione del nostro Sé Superiore o coscienza spirituale, che si sviluppa solo attraverso la fatica dell'apprendimento e il superamento delle difficoltà.
Sintantochè la vita non incontra resistenza, continua nello stesso modo, si ripete, aumenta la quantità ma non la qualità dell'esperienza.
In presenza di un'opposizione, di un ostacolo, sorge il problema: come continuare a vivere, come cambiare, in altre parole, come sviluppare una nuova linea di azione, di comportamento?
Impariamo la nostra lezione e continuiamo a vivere la nostra vita.
Se rifiutiamo gli insegnamenti che questa ci vuole impartire o reagiamo in qualche modo contro di essi, ripudiamo i doni dell'esistenza.
In tal caso la nostra "anima che ci ama paternamente"  ci sussurrerà un consiglio, indicandoci l'approccio migliore per continuare ad apprendere e a crescere.
Se ancora non l'ascoltiamo, dovrà irrompere nel mondo fisico: a questo punto sorge la malattia, "la fase terminale di un disturbo molto più profondo".
Secondo l'esperienza di Bach la malattia è utile perché ci indica non solo un bisogno di cambiamento, ma anche il modo in cui dovremmo cambiare.
La parte colpita è indicativa dell'errore da capire e soppesare.
Bach dimostra come il male possa essere neutralizzato rispondendo alla propria lezione di vita.
Bisogna considerare anche le altre persone e gli altri fattori coinvolti (moglie, amici, familiari e vita passata)i processi che si svolgono nell'arco della vita, il ruolo del caso e il modo con cui il soggetto risponde a circostanze che sfuggono al suo controllo.
Prima di tutto non dobbiamo aver paura, soprattutto della morte.
Dobbiamo agire in base al desiderio del nostro cuore e vivere liberi, senza però minare la libertà altrui.
Dobbiamo aiutare il prossimo come possiamo, rispettando l'antico comandamento ama il tuo prossimo come te stesso.
La paura, il materialismo, la malattia moderna della noia, l'amore per se stessi, i piaceri terreni, la sensualità, la rassegnazione, la finzione, la schiavizzazione, l'orgoglio, la crudeltà, l'odio, l'ignoranza, l'instabilità e l'avidità: queste e altre furono individuate da Bach quali "le vere malattie primitive dell'uomo".
Bach affermò che ogni individuo viene al mondo con una lezione specifica da imparare, una lezione dell'anima che consente di trascendente i limiti di una specifica condizione emozionale e di sviluppare la virtù positiva a essa associata.
Indipendentemente da come giri la ruota del destino, iniziamo la vita con un tema conduttore che dobbiamo elaborare.
Secondo Bach, questo approccio è analogo alla definizione dei tipo astrologici, ossia si tratta di definire la qualità essenziale della vita.
Come il sistema immunitario conserva memoria delle precedenti invasioni microbiche, via via che un individuo sviluppa la virtù necessaria per l'apprendimento di una lezione specifica, acquisisce una volta per tutte un'immunità a un tratto negativo.
Il modello di apprendimento e di crescita nella sfera emozionale è parallelo a quello del mondo fisico.
Quando un soggetto recepisce la sua lezione di vita, acquista conoscenza.
Ricorrendo al modello platonico di un mondo delle idee e non a quello aristotelico basato sull'esperienza percepita egli affermò;
La verità non ha bisogno d'esser analizzata, discussa o avvolta da una miriade di parole.
Si manifesta in un lampo, è parte di te.
Solo per quanto riguarda gli aspetti complicati, ma secondari, della vita ci servono tante convinzioni, il che ha portato allo sviluppo dell'intelletto.
Con ciò Bach abbracciò la tradizione mistica, abbandonando il dominio della logica e della scienza e non tutti lo avrebbero seguito lungo questo nuovo cammino.
Tratto da "Fiori di Bach. Forma e funzione" di J. Barnard

mercoledì 26 aprile 2017

L'inconscio collettivo e il mare...

Mare in tempesta di Marika Panicello
Riconoscere in quale straordinaria misura gli uomini differiscano tra di loro è stata una delle maggiori esperienze della mia vita.
L'uguaglianza collettiva sarebbe semplicemente una gigantesca illusione... tale uguaglianza continua anche ora a persistere come inconscio collettivo: simile al mare su cui la coscienza dell'Io galleggia come una nave.
Come il mare, insinuandosi fra i continenti, li lambisce e circonda quali isole, così l'incoscienza originaria avvolge la nostra coscienza singola.
Nella catastrofe della malattia mentale questo mare si rovescia con la tempestosa violenza sull'isola appena formatasi e torna ad inghiottirla.
Nei disturbi nervosi gli argini vengono infranti e fertili zone di terreno restano devastate dalle inondazioni.
I nevrotici sono come gli abitanti delle coste, più vicini al pericolo del mare.
I cosiddetti uomini normali abitano nell'interno del paese, su terreni alti e asciutti, presso laghi e fiumiciattoli innocui: nessuna marea può raggiungerli e il mare è tanto lontano che si può anche negarne l'esistenza.
Ci si può infatti identificare col proprio Io in tal modo che scompaia tutto ciò che unisce l'umanità e allora un uomo si erge contro l'altro.
Ciò può bene accadere, dato che nessuno vuole esattamente ciò che vuole l'altro; e d'altra parte per l'egoismo primitivo vale il principio che deve sempre cedere l'altro, mai l'"Io".
La coscienza individuale è circondata dal mare minaccioso dell'inconscio e solo apparentemente si trova al sicuro; in realtà essa è cosa ben fragile, posta su basi oscillanti; può bastare una forte emozione per turbarne profondamente l'equilibrio.
Tali perturbamenti dovuti a stati emotivi, possono essere non soltanto acuti ma anche cronici e provocare alterazioni stabili della coscienza.
In seguito a scosse psichiche intere zone del nostro essere possono sprofondare nuovamente nell'inconscio e scomparire per anni e decenni dalla scena della coscienza.
Si chiamano scissione della personalità o dissociazione.
Nei conflitti psichici si manifestano appunto queste fenditure che minacciano di distruggere la sconnessa struttura della coscienza.
Anche chi abita la parte più interna del paese, il mondo dei normali, e ha dimenticato il mare, non vive sopra un territorio sicuro, ma su una zolla fragile, dove da un momento all'altro, sorgendo attraverso le fenditure dei continenti, il mare può irrompere.
Anche l'uomo normale è inerme di fronte al demone della passione; anch'egli  può essere posseduto da una passione amorosa, da un vizio, dallo spirito di parte che scavano una fossa fra lui e il prossimo e producono una dolorosa scissione della sua stessa anima.
Tratto da "Realtà dell'anima" di C.G. Jung

giovedì 20 aprile 2017

Bach e la semplicità dei suoi fiori


Bach liquidò duemila anni di scienza come "completamente sbagliati" poiché "consideravano la malattia un fattore materiale, eliminabile con mezzi materiali".
Per quanto riguardava i medici, avrebbero dovuto imparare a conoscersi e ad ascoltare la voce dell'anima prima di cercare di aiutare i pazienti e soprattutto prima di tentare di correggere le mancanze spirituali.
Bach dichiarò che l'obbiettivo principale dello studio era la comprensione della natura umana e della dimensione divina dell'uomo.
Bach era probabilmente consapevole di parlare di un sogno lontano, di una prospettiva aurea che forse un giorno si sarebbe realizzata.
Il suo principale interesse era rivolto alla figura del medico vero;
"Il modo per prepararsi a svolgere questo lavoro è perseguire una gentilezza sublime.... il massimo che possiamo fare, quando possediamo un po' più di conoscenza e di esperienza rispetto a un fratello minore è guidarlo con grande delicatezza.
Se ascolterà tutto andrà bene; in caso contrario, dobbiamo attendere con pazienza finché non acquisisca la maggiore esperienza che gli consenta di vedere il suo errore; a quel punto potrebbe tornare da noi".
Due erano gli obbiettivi di Bach:
Da un lato aveva scoperto una serie di rimedi e desiderava che la gente li usasse.
Questi sarebbero diventati i ben noti fiori di Bach.
Dall'altro fu profeta di un nuovo mondo, una voce che gridava nel materialismo è nell'ignoranza generali della medicina.
In un passo egli scrisse:
"TUTTA LA VERA CONOSCENZA PROVIENE SOLO DA NOI STESSI, in comunicazione silenziosa con la nostra Anima"
In un altro accenna alla crociata, alla missione di portare speranza all'umanità.
Egli abbraccia una prospettiva più ampia menzionando la "Scintilla Divina" presente nell'uomo;
L'idea della Scintilla Divina potrebbe derivare da Plotino (c. 205-270) e dai neoplatonici.
Secondo Plotino il creato è illuminato dalla luce divina, proviene dall'Unità o dall'Uno, dal buio lontano ai confini più estremi dell'esistenza materiale.
Tale scintilla divina è presente in tutti noi e consente potenzialmente al singolo di unirsi con i livelli superiori dell'esistenza, all'anima di raggiungere l'Unità.
Nel 1936 Bach aveva dunque sviluppato due visioni diverse della teoria: una per iniziati o quanto meno per chi fosse in grado di recepire il suo approccio visionario, l'altra, più semplice, arte a toccare l'animo delle persone comuni.
Queste ultime, pur desiderose di aiutare il prossimo, non possedevano alcuna conoscenza medica e sarebbero diventate le eredi di Bach.
Bach ritenne di distribuirle al pubblico sotto forma di semplice autoterapia, di metodo di autoguarigione.
Egli non cambiò nessun aspetto del suo sistema di credenze, ma lo celò agli occhi critici altrui.
"Se incontraste difficoltà nel scegliere il vostro rimedio, chiedetevi quali virtù ammiriate maggiormente negli altri
Siamo tutti guaritori e con l'amore e la compassione nel cuore siamo anche capaci di aiutare chiunque desideri veramente la salute"
"Sto cercando di rendere la prescrizione tanto semplice che (i rimedi) possano essere usati dal profano".
La custodia dei rimedi fu affidata alla popolazione del mondo intero.
Senza brevetti, segreti commerciali né marchi registrati.
I rimedi di Bach sono per tutti noi, per chiunque li voglia prendere e voglia imparare.
È stato lieto di dare questi rimedi alla gente perché sono tanto semplici che le persone possono trovare e preparare le loro medicine, guarire se stesse e gli altri dai loro mali.
"Dobbiamo determinarci come i cavalieri del passato a sconfiggere il drago della paura, sapendo di non dover mai pronunciare alcuna parola di scoraggiamento....possiamo portare SPERANZA, sì, e soprattutto, CERTEZZA a quanti soffrono.
....Non siamo altro che Messaggeri della Grande Forza.
Quando le persone si rimettono in salute.... Dobbiamo ricondurle a credere all'AMORE, alla PIETÀ, alla COMPASSIONE affettuosa e alla FORZA ONNIPOTENTE DEL PIÙ ALTO."
E.Bach
Tratto da "Fiori di Bach. Forma e funzione" di J Barnard

martedì 18 aprile 2017

Il peccato originale come primo sviluppo della coscienza


Il racconto biblico della creazione ha collocato, al principio del divenire psichico, una perfetta armonia delle piante, degli animali, dell'uomo e di Dio, nel simbolo del paradiso terrestre, spiegando come colpa fatale il primo sviluppo della coscienza ("Voi sarete come Dio, conoscitori del bene e del male").
Essa è la diabolica ribellione del singolo contro l'Uno, è l'atto ostile del disarmonico contro l'armonico, è la separazione contro la coscienza universale.
L'acquisizione della coscienza fu il più squisito frutto dell'albero della vita; fu l'arma magica che diede all'uomo la vittoria sulla terra, e che noi speriamo possa dargli ancora la più grande vittoria sopra sé stesso.
L'umanità ha sperimentato infinite volte che coscienza individuale significa divisione e inimicizia.
E come il tempo della scissione è tempo della malattia per l'individuo, così come lo è nella vita dei popoli.
Il germe della malattia della scissione è penetrato nell'anima dell'uomo con l'apparire della coscienza, massimo bene e massimo male.
Non v'è dubbio che anche la nostra epoca è un tempo di scissione e di malattia.
La parola crisi è anche un termine medico, che sta ad indicare lo stato culminante di una malattia grave.
Non è facile giudicare l'immediato presente in cui si vive, ma se risaliamo alla storia clinica delle malattie spirituali dell'umanità, troviamo altri attacchi del male.
Ma come dice il proverbio "non ogni male viene per nuocere".
Così la malattia della scissione di un dato mondo è anche un processo salutare o meglio il momento culminante di una gestazione, il travaglio del parto.
Un'età di scissione come quella dell'impero romano è anche un'epoca di rinascita.
Non per nulla datiamo la nostra era dal tempo di Cesare Augusto: cade infatti in esso la nascita di quella simbolica figura del Cristo, che dagli antichi cristiani era invocato come pesce, ossia come signore dell'allora iniziato mese cosmico dei Pesci e che divenne la guida spirituale di un'età bimillenaria.
Egli è per così dire sorto dal mare mentre incombeva il caos distruggendo un'epoca del mondo.
Egli ha detto infatti "Non sono venuto a mettere pace ma guerra". Ma ciò che porta separazione genere unione.
Perciò la sua dottrina è l'amore che unisce ogni cosa.
La dispersione insensata e disperata in una ripugnante molteplicità caotica, tale da riempire uno di ripugnanza e disperazione, contiene nel proprio oscuro seno il germe di nuova luce.
L'Uno il principio di ogni collegamento, là dove si compie quel parto creatore che "spezza la Madre" ed è la causa remota e profonda di ogni dissociazione di superficie.
Una civiltà non muore ma partorisce.
Tratto da "Realtà dell'anima" di C.G. Jung

giovedì 13 aprile 2017

I rimedi floreali di Bach


Nei suoi studi Bach ha sempre cercato di dimostrare che salute e malattia sono strettamente correlate con lo stile di vita dell'individuo e ha, pertanto, sottolineato l'opportunità di modificarlo.
Egli non distingueva la persona dalla malattia nella convinzione che quanto accadeva al corpo fisico fosse direttamente legato alla mentalità del paziente, nonché alle sue condizioni emozionali e spirituali.
Assumere un rimedio senza capire la fonte della guarigione significa ignorare il contesto di apprendimento che questo ci offre.
Per Bach, la medicina fallisce perché affronta gli effetti fisici ma non le vere cause dei problemi.
Anche un trattamento apparentemente riuscito non è che "un sollievo temporaneo se non si elimina la vera causa" e la vera causa non riguarda il piano fisico.
La malattia è determinata dal conflitto tra "mente e anima".
Bach intende sottolineare il contrasto tra la personalità umana e il sé superiore, correlato alla dimensione spirituale in cui avviene la guarigione.
Se le piante aiutano a sabato o accade perché esse sono legate alla dimensione spirituale: sono in breve, espressione delle forze divine che operano in natura, fanno parte del mondo sacro.
Se la medicina ci induce a concepire il corpo umano solo come una macchina Bach ci esorta a considerarlo come un tempio dello spirito.
La scintilla divina è al centro di tutto.
Sradicare i sintomi di una malattia è un risultato temporaneo se non se ne identifica e se ne rimuove la causa a tal fine è necessario operare una certa sintesi tra religione e scienza, tra trattamento medico e autoterapia spirituale, tra accettare e assumere le proprie responsabilità.
Le piante sono considerate forma di vita senzienti, reattive nei confronti dell'ambiente...hanno una coscienza...esse possiedono un sistema nervoso.
Esse reagiscono al pensiero umano
Bach ha scoperto che alcune di esse possono alleviare o contrastare alcuni problemi emotivi.
Ciò non in base alla chimica delle foglie e dei fiori ma alle proprietà dell'energia sottile da cui è permeata la pianta; una sorta di spirito o di coscienza vegetale di cui ci siamo o con cui abbiamo perso il contatto.
La scienza si è sviluppata mediante il processo di definizione delle componenti del mondo fisico.
La limitatezza di una scienza simile, tanto ricca di fatti e vuota di significati, è ormai più che evidente, anche se risulta difficile trovare alternative che non siano unicamente basate su speranze o speculazioni.
Un'essenza preparata da uno dei fiori di Bach modifica una determinata condizione emotiva.
Tutti i 38 rimedi di Bach possiedono informazioni, il gesto della pianta è indicativo della condizione emotiva della persona che ha bisogno di tale rimedio.
Forma e funzione vanno oltre i confini della botanica tradizionale e abbracciano un ulteriore ambito di studio.
Accanto alle informazioni sulle proprietà fisiche della pianta, vi sono quelle relative al suo gesto, all'idea che esprime.
Nello studio delle piante può sussistere una scienza della metafisica e del significato interiore.
La scoperta dei rimedi floreali da parte di Bach è la chiave per comprendere tale significato.
Tratto da "Fiori di Bach. Forma e funzione" di J. Barnard

martedì 11 aprile 2017

La realtà psichica e il conflitto tra natura e spirito


Il conflitto tra natura e spirito non è che l'espressione del carattere paradossale dell'essere spirituale: esso ha un aspetto fisico e un aspetto psichico; e tali aspetti ci appaiono contraddittori perché noi effettivamente non comprendiamo l'essenza della realtà spirituale.
Il conflitto fra l'aspetto fisico e l'aspetto spirituale è soltanto una prova del fatto che la realtà psichica è in definitiva qualche cosa di inafferrabile.
"Qualche cosa" c'è.
Essa è senza dubbio l'unica nostra esperienza immediata; tutto ciò che io sperimento è psichico.
Anche il dolore fisico è un dato psichico.
E tutti i dati sensoriali per i quali s'impone a me un mondo di cose, occupanti spazio e fra loro impenetrabili, sono pur essi immagini psichiche, costituenti la mia unica esperienza immediata.
La mia psiche altera e falsa la realtà in modo tale che ho bisogno di qualche artificiale mezzo sussidiario per poter stabilire che cosa siano le cose fuori di me, per poter affermare ad esempio che il suono è una vibrazione dell'aria di una data frequenza, o che il colore è una data lunghezza d'onda della luce.
Siamo talmente avviluppati in immagini psichiche che non possiamo per nulla procedere nella ricerca dell'essenza delle cose fuori di noi; e tutto ciò che possiamo conoscere consiste pur sempre di elementi psichici.
La psiche è la più reale delle essenze, giacché è l'unica realtà immediata.
Alcune immagini o contenuti sembrano provenire da un cosiddetto ambiente fisico, a cui appartiene anche il mio corpo; mentre altri provengono da una cosiddetta fonte spirituale la quale sembra essere diversa dalle cose materiali.
Si tratta sempre di fatti psichici egualmente reali.
Solo che gli uni si riferiscono al mondo delle cose fisiche, gli altri al mondo delle cose spirituali.
Se io trasferisco il mio concetto di realtà nella psiche, dove esso ha la sua sola vera sede, cessa anche il conflitto tra natura e spirito come principi di spiegazione.
Se fuoco mi scotta io non dubito della realtà del fuoco; se temo invece che mi possa apparire uno spirito, cerco di difendermi rifugiandomi nel pensiero che si tratta di una mera immaginazione.
Ma come il fuoco non è che l'immagine psichica di un processo materiale la cui natura mi è fondamentalmente ignota, la mia paura del fantasma è un'immagine psichica, di origine spirituale, ma reale quanto il fuoco, giacché essa provoca in me un'angoscia reale al modo stesso come il fuoco mi causa dolore reale.
Il primitivo non ha spezzato nei due opposti la sua esperienza originaria; nel suo mondo, spirito e materia si compenetrano ancora, e gli dèi s'aggirano per i boschi e per i prati.
Egli è come un bambino non ancora interamente nato, ancora racchiuso sognante nella propria anima: è cioè nel mondo come esso è realmente e non ancora alterato dalle difficoltà di conoscenza di un intelletto albeggiante. Nella scissione del mondo originario in natura e spirito l'Occidente tenne per sé la natura in cui esso crede e in cui è rimasto sempre più impigliato nonostante i suoi dolorosi e disperati sforzi di spiritualizzazione.
L'Oriente ha invece scelto per sé lo spirito, spiegando la materia come illusione (maya), per vivere la sua vita di sogno nella miseria e nella sporcizia asiatica.
Ma vi è una sola terra e Oriente e Occidente non possono spezzare l'umanità in due metà distinte, cosi la realtà psichica ancora consiste di una fondamentale unità e attende che la coscienza umana superi la fede dell'una parte e la negazione dell'altra, per riconoscere entrambe come elementi costitutivi dell'anima una.
La realtà sensibile può forse bastare alla ragione, ma essa è incapace di dare significato alla vita umana, la quale comprende in sé e da sé esprime anche il sentimento.
Tratto da "Realtà dell'anima" di C.G. Jung

giovedì 6 aprile 2017

L'anima e l'inconscio


L' uomo primitivo sente nella profondità della sua anima la fonte di vita, è profondamente impressionato dall'attività creatrice do vita della sua anima, e crede quindi in tutto ciò che agisce sulla sua anima, ossia negli usi magici di ogni specie.
L'anima è per lui la vita in genere, che egli non pensa a dominare, ma da cui dipende sotto ogni aspetto.
L'idea dell'immortalità dell'anima non è per  nulla straordinaria per l'empirismo d primitivo.
Certo l'anima è qualcosa di singolare.
Mentre tutto ciò che esiste occupa uno spazio determinato, essa non può essere esattamente localizzata.
Noi supponiamo che i nostri pensieri siano nella testa; ma già per i sentimenti diveniamo meno sicuri e ci sembra che essi risiedono nel cuore; e le sensazioni sono distribuite per tutto il corpo.
La nostra teoria è che sede della coscienza sia la testa; ma gli indiani Pueblos mi dicevano che gli americani sono pazzi a ritenere che i loro pensieri siano nella testa, giacché ogni uomo ragionevole pensa col cuore.
Alcune tribù localizzano la vita psichica nel ventre.

I contenuti psichici assumono un carattere nettamente non spaziale.
L'anima potrebbe essere un punto matematico e insieme un universo stellare.
Se l'anima non ha spazio, non ha corpo; i corpi muoiono... vita e anima esistevano prima che Io fossi e quando Io non sono -come nel sonno e nella perdita di coscienza - vi sono ancora vita e anima.
Perché mai un pensiero primitivo dovrebbe dubitare che l'anima viva al di là del corpo?

Che la vecchia concezione dell'anima le attribuisca una forma di conoscenza superiore e di origine divina, si può comprendere in considerazione al fatto che l'umanità, nelle civiltà antiche e su su fino alle epoche primitive, ha utilizzato sogni e visioni come fonti di conoscenza.
L'inconscio dispone di impressioni subliminali, la cui portata confina col prodigioso.
Sogni e visioni vengono utilizzati come fonti d'informazione negli stadi primitivi dello sviluppo umano.
Sopra una psicologia siffatta sono fiorite imponenti civiltà antiche, come quella indiana e quella cinese, le quali hanno entrambe sviluppato minuziosamente a scopi filosofici e pratici la vita interiore della conoscenza.
Sappiamo con certezza che l'inconscio dispone di contenuti tali che, se potessero esser resi coscienti, rappresenterebbero un incalcolabile aumento di coscienza.
L'inconscio riceve impressioni, formula propositi, ha presentimenti, sente e pensa al modo della coscienza.
La coscienza (però) ha carattere intensivo e concentrato.
L'inconscio non è concentrato e intensivo, ma crepuscolare fino all'oscurità; è estremamente estensivo e può collocare l'uno accanto all'altro gli elementi più disparati nel modo più paradossale; dispone di un patrimonio enorme costituito dai sedimenti di tutte le vite dei progenitori i quali hanno contribuito alla differenziazione della specie.
Se si potesse personificare apparirebbe come un uomo collettivo al di là della giovinezza e della vecchiaia, della nascita e della morte...
Quell'uomo sarebbe senza dubbio superiore al mutare dei tempi
Egli sarebbe sognatore di sogni secolari....capace di previsioni incompatibili....avrebbe vissuto un numero infinito di volte la vita....possiederebbe, in un sentimento intimo e vivissimo, il ritmo del divenire, della nascita e della morte.
L'inconscio precede l'individuo, giacché è disposizione funzionale ereditata dai primordi e la coscienza rappresenta soltanto un tardi foglio della psiche inconscia.
La psicologia antica...consapevole dello straordinario tesoro di oscure esperienze che giace nascosto sotto la soglia della coscienza individuale effimera, considerava l'anima individuale come dipendente da un sistema universale spirituale....e diede a questo essere il nome di Dio...
Tratto da "Realtà dell'anima" di C.G. Jung

martedì 4 aprile 2017

Patologia di Hermes


Intrighi politici, spionaggio, hackeraggio, intrallazzi vari,  all'italiana anche e non solo : come viene usata la PATOLOGIA di HERMES...
Hermes è il dio greco della comunicazione e sovrintende il legame. 
Dio delle erme e dei crocicchi, sta sui confini in perenne comunicazione, congiunge e ricongiunge, passa informazioni e le bypassa. 
Dice lo scomparso mitografo William Doty che Hermes è "sempre una figura di transizione. 
Divinizza la transizione [i passaggi] Egli mette eternamente in questione qualunque semplicistica definizione di genere, qualunque separazione riduzionistica tra questo mondo e un altro,- qualsiasi altro -. 
Ermeticamente ci si apre senza fine, senza mai perdersi o arrivare a un punto di stasi". 
Sappiamo bene dal mito come Hermes abbia questa straordinaria e volatile capacità di tessere legami e al tempo stesso di congiungere, riunire, una sorta di Hermes-simbolo, le cui oscillazioni possono costellare anche l'oscuro, l'apparente imprevedibile. 
Di fatto lui stesso è imprevedibile. 
Hermes congiunge l'inferiore e il superiore, ma anche l'oscuro e il luminoso. 
Jung nel suo saggio su Mercurio ci dice che Hermes è " questo mistero notturno, questa magica oscurità in piena luce del sole". 
Spesso si annuncia con un improvviso silenzio che è richiamo oscuro, cifra ermetica, presagio. 
Ma è nella notte che Hermes si manifesta con la sua capacità di avvolgere svelando e al tempo stesso nascondendo, orientando e sviando contemporaneamente, fa ritrovare come per caso cose perdute, situazioni, l'oscuro. 
Rivela nascondendo...
James Hillman ha parlato a lungo della patologia di Hermes come ricaduta umana di un dio frainteso nella sua naturale ambivalenza simbolica.
Ricordiamo che gli incontri più interessanti avvengono sempre sui confini, sulle zone di confine della Psiche...
Eldo Stellucci

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