Follow by Email

martedì 7 marzo 2017

Il perdono


Diciamo subito che il perdono non è un'impresa facile.
Quando l'Io è stato offeso, non può perdonare solo perché "dovrebbe".
L'Io si mantiene vitale grazie al suo amor proprio, al suo orgoglio e senso dell'onore .
Anche quando vorremmo sinceramente perdonare, scopriamo che proprio non riusciamo, perché il perdono non viene dall'Io.
A volte, desiderare che il perdono arrivi e attendere che arrivi è l'unica cosa che possiamo fare.
Per chi non ha provato che cosa vuol dire essere umiliati o essere offesi fin nel profondo, perdono e umiltà sono solo parole.
Il perdono acquista valore soltanto quando non ci è possibile né dimenticare né perdonare.
Chiunque può dimenticare un insulto, un affronto personale di scarsa importanza.
Ma chi è stato condotto un gradino dopo l'altro in un rapporto la cui sostanza stessa era la fiducia e ha denudato la propria anima e poi è stato tradito nell'intimo, allora il perdono assume un significato grandioso.
Potrebbe ben darsi che il tradimento non abbia altro esito positivo che il perdono, è che l'esperienza del perdono sia possible solo se si è stati traditi.
Il perdono non equivale a dimenticare ma è il ricordo del torto subito, trasformato all'interno di un contesto più vasto, ovvero, il sale dell'amarezza trasformato nel sale della saggezza.
Sofia, che, una volta ancora rappresenta un contributo del femminile al maschile.
La saggezza di cui parlo è dell'unione di amore e necessità dove finalmente il sentimento può riversarsi liberamente nel nostro destino, riconciliandoci con ciò che ci è accaduto.
Così come la fiducia conteneva il seme del tradimento, il tradimento contiene in sé il seme del perdono.
Forse il tradimento è la porta attraverso la quale gli esseri umani possono arrivare alle più alte esperienze religiose del perdono e della riconciliazione con quel muto labirinto che è il creato.
Ma il perdono è talmente difficile da dare che probabilmente c'è bisogno della collaborazione dell'altro, di colui che ha tradito.
Tratto da "Puer Aeternus" di James Hillman

Nessun commento:

Posta un commento

Google+