Follow by Email

giovedì 30 marzo 2017

La funzione riflessiva; le nozze di tra Puer e Psiche



La funzione riflessiva è il contributo della psiche umana allo spirito e al significato, i quali, per quanto nobili, senza la psiche, possono diventare possessioni distruttive e ingovernabili.
Sicché il vero problema puer non è la mancanza di realtà mondana, bensì la mancanza di realtà psichica.
Più che di impegno verso l'ordine del mondo, il Puer ha bisogno della nozze con Psiche, verso la quale prova comunque un'attrazione naturale.
Più che di continuità storica e di radicamento, ha bisogno di devozione per Anima.
Prima la psiche è poi il mondo; o il mondo attraverso psiche.
Anima ha in mano il filo e conosce tutti i passi della danza che permettono di percorrere il labirinto e può insegnare al Puer le sottigliezze di destra e sinistra, di aprire e chiudere, permettendogli di adattare e affinare la vista alla mezza luce dell'ambivalenza.
Nozze tra Puer e Psiche significa che ogni nuova ispirazione, ogni idea fulminante, a qualunque età della vita, in chiunque e dovunque, richiede psichizzazione.
Deve innanzitutto essere trattenuta dentro il rapporto con la psiche, essere mediata dell'anima.
Ciascun complesso ha bisogno di potersi sviluppare e di trovare possibilità di connessione dentro la psiche.
Le nozze con Psiche addomesticano le ossessioni brucianti del Puer con il sale comune dell'anima.
Questo sale fa durare le cose e ne tira fuori il vero sapore.

Perché si fissi e diventi pesante, il giovane e ardente zolfo va unito all'elusivo mercurio della realtà psichica.
Nozze tra Puer e Psiche significa portare all'interno i nostri complessi sottraendoli al mondo, alla sfera del potere e del sistema....
Significa che l'impulso messianico e rivoluzionario deve anzitutto connettersi con l'anima e occuparsi anzitutto della redenzione dell'anima.
Questo soltanto rende umano il messaggio del Puer è conferisce al significato che il nuovo reca con sé i valori animici, al tempo stesso infondendo sangue e vita all'anima.
Ed è qui, nel regno dell'anima, e non del mondo,  che c'è bisogno dei doni del Puer.
Tratto da "Puer Aeternus" di James Hillman

martedì 28 marzo 2017

Il Puer e Psiche


È al Puer che Psiche soccombe e proprio perché egli ne è l'opposto; lo spirito puer è il meno psicologico, il meno dotato di anima.
La sua "sensibilità" è in realtà pseudopsicologica,  un derivato dell'effeminatezza ermafroditica.
Il Puer possiede intuizione, gusto estetico, ambizione spirituale, tutto, ma non psicologia; perché la psicologia richiede tempo, la femminilità dell'anima e il coinvolgimento dei rapporti.
Piuttosto che psicologia, l'atteggiamento puer presenta una visione estetica.
La vita diventa letteratura, avventura dell'intelletto o della scienza, della religione o dell'azione, ma sempre irriflessa perciò non psicologica.
Egli è il principio che impedisce la coagulazione e che disgrega.
È il Puer che è all'interno del complesso a conferirgli la sua pulsione a farlo muovere  troppo rapidamente, a fargli pretendere troppo, andare lontano...ma archetipicamente, perché il mondo non può mai soddisfare le richieste dello spirito o raggiungere la sua bellezza.
La fame di esperienze eterne ci rende divoratori di eventi profani....
Dal Puer ci proviene il senso del destino e di missione; il senso di possedere un messaggio e di dover essere eterni coppieri degli dei; la sensazione che la nostra linfa e sovrabbondanza, l'entusiastica umidità della nostra anima,  sia al servizio degli dei, per portare eterno ristoro al fondo archetipico dell'universo.
È la vocazione delle cose a raggiungere la propria perfezione, la vocazione delle persone verso il Sé, a essere fedeli a se stesse, a mantenere il contatto con il proprio eidos che è creazione divina.
Il Puer offre un contatto diretto con lo spirito.
Se si rompe questa connessione diretta il Puer cade con le ali spezzate
.
E quando cade noi perdiamo il senso urgente, bruciante del nostro scopo è cominciamo invece la lunga marcia processionale attraverso i palazzi del potere verso il Vecchio Re malato e dal cuore indurito...
Ci sforziamo di superare il Puer dentro di noi..
In questo processo il danno maggiore è quello arrecato al significato, che si deforma da idealismo a cinismo.
Tratto da "Puer Aeternus" di James Hillman

giovedì 23 marzo 2017

L'archetipo del Puer


Questo singolo archetipo tende a fondere insieme l'Eroe, il Fanciullo divino, le figure di Eros, il Figlio del Re, il Figlio della Grande Madre,  lo Psicopompo, Ermes-Mercurio, il Briccone e  il Messia.
Il concetto di Puer Aeternus si riferisce a quella dominante archetipica che personifica le potenze spirituali trascendenti dell'inconscio collettivo o è con esse in una relazione speciale.
Le figure puer possono essere viste come manifestazioni dell'aspetto spirituale del Sé e gli impulsi puer come messaggi dello spirito o come chiamate dello spirito.
Gli impulsi  puer saranno contaminati dalla coloritura personalistica del "figlio di mamma o di papà"
Il lato personale e familiare a turbare il necessario rapporto con lo spirito.
Allora la vocazione alla trascendenza è vissuta all'interno del complesso familiare, è distorta in "funzione trascendente" del problema familiare,  come tentativo di redimere i genitori o di essere il loro Messia.
La vera chiamata non riesce a farsi udire o può farlo solo per mezzo di stimoli tecnici per esempio la droga.
Ma il complesso parentale non è il solo responsabile della mutilazione, paralisi o castrazione delle figure del Puer archetipico.
Per forza il Puer è debole sulla terra, perché il Puer non appartiene alla terra.
La sua direzione è verticale; gli inizi delle cose sono lampi di genio: ci piovono dall'alto come doni.... o spuntano dal suolo come fiori.
Ma all'inizio c'è difficoltà; il Fanciullo è in pericolo e rinuncia facilmente.
Il mondo orizzontale, il continuum spazio-tempo che noi chiamiamo "realta" non è il suo mondo.
La morte non ha importanza perché il Puer dà l'impressione di poter venire un'altra volta, di poter ricominciare.
Il Puer proprio non sopporta la tortuosità, il tempo e la pazienza.
Quando deve riposare o ritirarsi dal centro dell'azione sembra "fissato" in uno stato atemporale, ignaro del passare degli anni, non in sintonia con il tempo.
Il Puer non è destinato a camminare ma a volare.
Le figure puer hanno spesso un rapporto particolare con la Grande Madre,  la quale è innamorata di loro in quanto portatori dello spirito; l'incesto con queste figure ispira lei a eccessi estetici e alla distruzione.
La Grande Madre alimenta il loro fuoco con il desiderio animale e rinfocola la loro fiamma con promesse di successo e di conquista sul mondo orizzontale, il mondo della materia a lei.
L'impulso del Puer è rinforzato da questo invischiamento con l'archetipo della Grande Madre che conduce a esagerazioni spirituali.
Lo spirito eterno è autosufficiente e contiene tutte le possibilità.
Questa autoperfezione, questa aura di onniscenza e di non aver bisogno di nulla sono il vero sfondo della autosufficienza ed dell'isolamento caratteristici di tutti i complessi, rispecchiati negli atteggiamenti narcisistici dell'Io, quella qualità angelica, ermafroditica, dove maschile e femminile sono congiunti perfettamente che non occorre altro.
Perciò non vi è alcun bisogno di rapporti o di una donna, a meno che essa non sia una puella magica o una figura materna che possa rispecchiare ammirando, senza turbare quell'esclusiva e ermafroditica unione con la propria essenza archetipica.
Tratto da "Puer Aeternus" di James Hillman

martedì 21 marzo 2017

La "via" dell'ambivalenza psichica


L'ambivalenza è naturale perché è il riflesso necessario dell'ambiguità della totalità psichica, la cui luce è in uno stato crepuscolare.
Né l'ambivalenza, né la coscienza crepuscolare sono in sé stesse stati patologici, benché, come tutti i fenomeni psicologi, possano presentare forme patologiche.
Il vivere nell'ambivalenza è un vivere dove sì e no, luce e tenebra,  azione giusta e azione sbagliata sono adiacenti e difficili da distinguere.
Anziché sopraffatta, si potrebbe lasciare che l'ambivalenza evolva in base al suo proprio principio interno.
Questa è una via... esiste una via dell'ambivalenza, che può abbracciare l'archetipo nella sua totalità, conducendoci giù giù addirittura fino al livello psicoide.
Anziché correggerla, si potrebbe incoraggiare l'ambivalenza ad abbracciare paradossi e simboli via via più profondi i quali inevitabilmente liberano sentimenti ambivalenti che impediscono la chiarezza e la capacità di azione.
Paradosso e simbolo esprimono la coesistenza dei due poli all'interno dell'archetipo.
L'ambivalenza è la reazione adeguata della psiche integra alle verità integrali.

Sopportare l'ambivalenza ci situa dentro la realtà simbolica dove si percepiscono entrambe le facce contemporaneamente, dove addirittura si esiste come due realtà contemporaneamente.
La via dell'ambivalenza aggira gli sforzi dell'Io per attuare la coniunctio, perché sopportando l'ambivalenza noi ci troviamo direttamente dentro la coniunctio intesa come tensione tra gli opposti.
Questa via arriva alla totalità non una metà alla volta, ma partendo già dalla totalità.
È una via di cui troviamo echi in molte frasi di Lao-tzu e specialmente in questa;
"Abbassa la luce, diventa tutt'uno con il mondo opaco"
Tratto da "Puer Aeternus" di James Hillman

giovedì 16 marzo 2017

L'archetipo e gli opposti


L'archetipo per se è ambivalente è paradossale, abbraccia spirito e naturapsiche e materia, coscienza e incoscienza; in esso sì e no sono un'unica cosa.
Non c'è né giorno né notte, semmai un albeggiare continuo.
L'opposizione implicita nell'archetipo si scinde in due poli quando esso entra nella coscienza egoica.
È con l'Io che sorge il giorno; e la notte è lasciata alle spalle.
La coscienza diurna coglie una parte soltanto e la trasforma in un polo.
Nell'istante in cui accendiamo la candela,  creiamo le "tenebre fuori",  come se la nostra luce fosse un furto, una sottrazione di paradossale luce archetipica alla penombra crepuscolare.
Il processo del "rendere conscio" rende anche inconsci ovvero come Jung ebbe a esprimere;
"Si giunge così alla paradossale conclusione che non esiste contenuto della coscienza che non sia inconscio sotto un altro aspetto. E forse non esiste neppure psichismo inconscio che non sia al tempo stesso conscio".
La luce non è rubata al buio, che è assenza di luce; piuttosto, l'Io concentra in un unico polo la divina primordiale mezza luce, con ciò stesso oscurando il divino.
Spegni la candela, e alla periferia della stanza, che poco prima era un impenetrabile recesso di ombre, sorgerà di nuovo il crepuscolo.
I poli dell'archetipo sono necessari e si equivalgono.
Sul piano della visione, dell'intuizione, siamo al di là degli opposti, al di là di bene e male.
Il mondo umano ha inizio quando i giudizi di valore sentimento aggiungono complessità alla percezione e infatti noi avvertiamo le polarità con il sentimento è riconosciamo la scelta morale.
Sicché l'idea che ci facciamo di una metà di una polarità e il valore che le attribuiamo sono desunti da dentro il punto di vista dell'altra metà.
Il punto di vista oggettivo dell'osservatore cosciente si trova all'interno del medesimo archetipo,  solo all'estremità opposta.
Le polarità possono perfino combattersi ma esse posso anche essere riavvicinate.
Tale riavvicinamento fu lo scopo di Jung nello studiare la coniunctio alchemica.
La divisione in polarità reciprocamente indifferenti oppure respingenti sta provocando una lacerazione dell'anima.
L'anima si trova al centro di ogni sorta di opposizione come "terzo fattore".
La sua esistenza si è sempre situata a metà strada tra Paradiso e Inferno, tra spirito e carne, tra dentro e fuori, tra individuo e collettivo; o meglio, questi opposti sono sempre stati tenuti insieme dalle insondabili profondità dell'anima.
L'anima mantiene in armonia le polarità.
L'anima è la funzione di connessione della psiche.
L'Io.... è incapace di reggere la tensione...l'Io crea divisione dove l'anima offre connessioni con il sentimento e unità con il mito.
Tratto da "Puer Aeternus" di James Hillman

martedì 14 marzo 2017

Gli amuleti naturali: le pietre


Tra i fenomeni naturali occorre tener presenti gli influssi esercitati dai gioielli.... che comunicano le proprie virtù a coloro che se ne adornano...
A questo proposito Platone dice che quando si abbia la ferma credenza che una data cosa ci sia benefica, anche se priva di virtù, questa  cosa opererà in favore nostro per semplice influsso della nostra persuasione.
Tra gli amuleti naturali, alcuni influiscono sulla salute del corpo, altri sullo spirito e rendono le persone allegre o tristi... pigre o timide....
Così una catenella di diaspro verde, sospesa al collo in modo da toccare lo stomaco, rende questo robusto al dire di Galeno.
La pietra aetite, legata al braccio d'una donna incinta, le impedisce lo sgravo; legata invece sulla coscia, la farà partorire senza dolore.
L'alabastro appeso al collo aumenta la tristezza del dormente.
Lo zaffiro placa gli ardori interiori e applicato alla vene pulsative del cuore combatte le febbri ardenti.
Lo smeraldo sospeso al collo scaccia la terzana e preserva dall'epilessia.
L'ametista pendente dal collo sino a toccare lo stomaco, libera dall'ubriachezza... ed è favorevole agli studiosi.
Il giacinto sospeso al collo o portato al dito immunizza dalla malaria...
Preserva dai fulmini.
Le pietre solari e le lunari, sospese al collo, guariscono dalle coliche e le prime vanno legate con un filo d'oro, le seconde con un filo d'argento.
La selenite non imita solo la rotondità della luna, ma ne segue le fasi e portata al collo rende lunatici.
L'agata... è  eccellente contro le morsicature degli scorpioni e dei serpenti, rende l'uomo fecondo e piacevole e gli assicura l'amicizia dei re....
In Persia si usa con questa pietra stornare le tempeste e arrestare lo straripamento dei fiumi...
L'alectoria ha potere solare e rende invincibile chi la porta.
La calcedonia favorisce chi la porta facendogli guadagnare i suoi processi, arrobustendolo e garantedolo dalle illusioni degli spiriti maligni.
La corniola raddolcisce gli impeti e gli sdegni, arresta i flussi sanguigni ed è particolarmente giovevole alla donne mestruanti....
Il diaspro rende casti, arresta il sangue e i mestrui, fuga le febbri, fa trionfare dai nemici e arrobbustisce lo stomaco....
La turchese scaccia la melanconia, la febbre quartana e la debolezza del cuore.
Lo zaffiro conserva vigorose le membra, fuga gl'invidi e la paura, raffredda le febbri e le infiammazioni e guarisce col suo tocco l'antrace e le poteme.
È anche efficace contro i veleni e arresta le emorragie nasali.
Lo smeraldo... fa aumentare le ricchezze e dà eloquenza che persuade (va portato castamente perché il coito gli fa perdere ogni virtù).
Il topazio guarisce le lunaticherie, accresce i beni, arresta il sangue e fa acquistare grazia e benevolenza. Se è concavo però i suoi effetti saranno contrari.
Tratto da "La Magia Naturale" di G.B della Porta

giovedì 9 marzo 2017

Il riconoscimento della colpa


L'offesa se non è ricordata da entrambi gli interessati ricade tutta su colui che è stato tradito.
Se è solo il tradito a percepire l'offesa, mentre l'altro ci passa sopra con razionalizzazioni, allora il tradimento continua, anzi si accentua.
Il risentimento cresce perché il traditore non si assume la sua colpa e non prende con onestà coscienza del proprio atto.
Jung ha detto che il senso dei nostri peccati è che dobbiamo assumerceli, vale a dire non dobbiamo scaricarli sugli altri perché li portino per noi.
Per assumerci i propri peccati, bisogna prima riconoscerli e riconoscere la loro brutalità.
Per la psiche assumersi un peccato significa semplicemente riconoscerlo, ricordarlo.
Il risentimento è un'afflizione emotiva della memoria che l'oblio non riuscirà mai a rimuovere del tutto
E allora non è meglio ricordarla, l'offesa, piuttosto che girare a vuoto tra l'oblio e il sentimento?
Si direbbe che lo scopo di tali emozioni sia quello di impedire che le esperienze si dissolvano nell'inconscio.
Sono il sale che preserva l'evento dalla decomposizione.
Uno dei parametri del tradimento è la fedeltà che tradito e traditore mantengono, dopo l'evento, alla sua amarezza.
Se io sono incapace di ammettere di aver tradito un altro, o se cerco di dimenticarlo, rimango bloccato nella mia brutalità inconscia.
Allora il contesto più ampio dell'amore e il contesto più ampio della necessità destinale della mia azione e dell'intero  evento non verranno colti.
Il perdono da parte del tradito richiede l'espiazione da parte del traditore.
L'espiazione implica una sottomissione al tradimento in quanto tale, alla sua realtà transpersonale, destinale.
L'espiazione non deve servire a metterci la coscienza in pace e neppure ad appianare la situazione.
Essa è una forma di riconoscimento dell'altro.
Il tradimento può rientrare in un contesto più vasto e rappresentare un tema cosmico ma è pur sempre all'interno di rapporti individuali, attraverso una persona cara con la quale siamo in stretta intimità.
E che cosa è, in fondo, il pieno riconoscimento dell'altro, se non amore?
Tratto da "Puer Aeternus" di James Hillman

martedì 7 marzo 2017

Il perdono


Diciamo subito che il perdono non è un'impresa facile.
Quando l'Io è stato offeso, non può perdonare solo perché "dovrebbe".
L'Io si mantiene vitale grazie al suo amor proprio, al suo orgoglio e senso dell'onore .
Anche quando vorremmo sinceramente perdonare, scopriamo che proprio non riusciamo, perché il perdono non viene dall'Io.
A volte, desiderare che il perdono arrivi e attendere che arrivi è l'unica cosa che possiamo fare.
Per chi non ha provato che cosa vuol dire essere umiliati o essere offesi fin nel profondo, perdono e umiltà sono solo parole.
Il perdono acquista valore soltanto quando non ci è possibile né dimenticare né perdonare.
Chiunque può dimenticare un insulto, un affronto personale di scarsa importanza.
Ma chi è stato condotto un gradino dopo l'altro in un rapporto la cui sostanza stessa era la fiducia e ha denudato la propria anima e poi è stato tradito nell'intimo, allora il perdono assume un significato grandioso.
Potrebbe ben darsi che il tradimento non abbia altro esito positivo che il perdono, è che l'esperienza del perdono sia possible solo se si è stati traditi.
Il perdono non equivale a dimenticare ma è il ricordo del torto subito, trasformato all'interno di un contesto più vasto, ovvero, il sale dell'amarezza trasformato nel sale della saggezza.
Sofia, che, una volta ancora rappresenta un contributo del femminile al maschile.
La saggezza di cui parlo è dell'unione di amore e necessità dove finalmente il sentimento può riversarsi liberamente nel nostro destino, riconciliandoci con ciò che ci è accaduto.
Così come la fiducia conteneva il seme del tradimento, il tradimento contiene in sé il seme del perdono.
Forse il tradimento è la porta attraverso la quale gli esseri umani possono arrivare alle più alte esperienze religiose del perdono e della riconciliazione con quel muto labirinto che è il creato.
Ma il perdono è talmente difficile da dare che probabilmente c'è bisogno della collaborazione dell'altro, di colui che ha tradito.
Tratto da "Puer Aeternus" di James Hillman

giovedì 2 marzo 2017

Tradimento e guida verso il Sè


Ambiguità cosciente, anziché ambivalenza inconscia.
A quanto pare, il savio, il maestro, per poter essere lo psicopompo che guida le anime attraverso la confusione del creato....mostra un'astuzia ermetica e una freddezza che è impersonale come la natura stessa.
La capacità di tradire gli altri è affine alla capacità di guidare gli altri.
Una paternità compiuta le possiede entrambe.
Nella misura in cui il fine al quale mira la guida psicologica è l'autonomia e l'autosufficienza dell'altro, questi dovrà prima o poi essere condotto o lasciato a quello che è il suo vero livello, vale a dire senza più aiuto umano, a fare esperienza del tradimento dentro di sé, dove egli è solo.
Jung dice;
"So per esperienza che ogni coazione, si tratti  di una lieve suggestione o insinuazione o di qualsiasi altro mezzo di persuasione, non fa altro che ostacolare l'esperienza più alta e più decisiva; il trovarsi soli con il proprio Sé o qualsiasi altro nome si voglia dare all'oggettività dell'anima.
Essi devono esser soli, non c'è scampo, per far l'esperienza di ciò che li sorregge quando non sono più in grado di sorreggersi da sé.
Soltanto questa esperienza può fornir loro un fondamento indistruttibile".
Cosa c'è allora che è degno di fiducia nel padre buono o psicopompo? Qual è differenza sotto questo profilo tra il mago bianco e il mago nero? Che cosa distingue il savio dal bruto?
Non c'è il rischio di giustificare qualsiasi brutalità e tradimento che un uomo possa compiere come un segno dell'avvenuta integrazione di Anima....?
Troviamo due elementi: il motivo dell'amore e/o un senso di necessità.
L'interpretazione cristiana dell'abbandono di Gesù sulla croce da parte del Padre dice che Dio amava talmente il mondo da sacrificare il Suo unico figlio per la sua redenzione.
Il Suo tradimento era necessario per compiere il destino del figlio.
Chi può stabilire che il tradimento era necessario, era destino, una chiamata del Sé?
È certo che un elemento dell'amore è il senso di responsabilità...
Se il tradimento è perpetrato soprattutto per il vantaggio personale... allora si può star sicuri che c'entra più il potere, il bruto, che l'amore.
Il contesto più ampio di amore e necessità è dato dagli archetipi del mito.
Purtroppo può occorrere molto, moltissimo tempo perché l'evento riveli il suo significato e nel frattempo esso rimarrà sigillato nell'assurdità o a suppurare nel risentimento.
Lo sforzo per interpretarlo e integrarlo è il modo per uscirne, andare oltre....E anzi per fare un passo ulteriore, verso uno dei sentimenti religiosi più alti: il perdono.
Tratto da "Puer Aeternus" di james Hillman
Google+