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mercoledì 20 settembre 2017

La Precessione e la Via Lattea


Con la scoperta della Precessione, la Via Lattea prese un significato nuovo e decisivo: non solo era la fascia più spettacolare del cielo, era anche il punto di riferimento dal quale si poteva immaginare avesse avuto inizio la Precessione.
Ciò sarebbe accaduto quando il sole equinoziale di primavere abbandonò la sua posizione nei Gemelli nella Via Lattea.
Si pensò che la Via Lattea potesse segnare la pista che il sole aveva abbandonato - una zona bruciata, per così dire, ima cicatrice nel cielo.
La Via Lattea era un "punto" di riferimento dal quale si poteva dire aver avuto inizio la Precessione e l'idea che s'ebbe non fu che la Via Lattea potesse segnare la pista che il sole aveva abbandonato, bensì che essa era l'immagine di una pista abbandonata, una formula che offriva ricche possibilità di 'raccontare' complessi mutamenti celesti.
Il sentiero abbandonato è probabilmente la formulazione originaria delle nozioni elaborate con insistenza intorno a un ipotizzato Tempo Zero.
Se la Precessione veniva vista come il grande orologio dell'Universo, il sole, nel suo spostarsi all'equinozio, rimaneva la misura di tutte le misure, l'"aurea fune", come dice Socrate nel Teeteto di Platone (153 c); anzi eccezion fatta per gli intervalli armonici, il sole era l'unica misura assoluta fornita dalla natura.
Esso va quindi inteso come colui che dirige in ogni istante le 'fughe' planetarie.
Così quando il sole alla stazione di controllo si spostò verso la Via Lattea, anche i pianeti, si diceva, trasferirono le loro cacce in quella direzione.
Tutto ciò non ha molto senso dal punto di vista geometrico, ma dimostra come un'immagine possa dominare le menti degli uomini e assumere vita propria.
Tratto da "Il mulino di Amleto" di de Santillana e von Dechend

giovedì 14 settembre 2017

La Stella Polare... e i suoi "spostamenti" dovuti alla Precessione

La Stella Polare va fuori posto e ogni poche migliaia di anni è necessario sceglierne un'altra stella, quella che più si approssima a tale posizione.
"....la precessione ha sulla posizione del Polo un effetto rimarchevole, costringendolo a descrivere un ampio cerchio avente per centro il polo dell'eclittica.
Oggi, naturalmente, il Polo è estremamente vicino all'Orsa Minore, la stella polare dell'astronomia contemporanea... ma tra circa 11.000 anni si troverà all'altra estremità della sua 'orbita', ad una declinazione approssimativamente di 45°Ν, nella costellazione della Lira non lontano da Vega.
Nel -3000 doveva invece trovarsi più o meno a 64° di declinazione Nord e 14° di ascensione retta. È per tanto del massimo interesse il rinvenimento per l'intera estensione del percorso seguito dal Polo celeste a partire da quella data, di stelle che...furono scelte a diverse riprese come stelle polari, ma in seguito abbandonate..."
E di fatto non sempre erano disponibili stelle adatte allo scopo.
È risaputo che la Grande Piramide, così scrupolosamente allineata, non è orientata sulla nostra stella polare, bensì su α Draconis, che 5000 anni fa occupava la posizione del Polo.
(Ad esempio i Draconis = Unità Celeste o Principio Celeste, Celeste Unico, il Grande Unico ecc...).
Ma i moderni trovano tanto più difficile immaginare che in quelle età lontane gli uomini sapessero seguire uno spostamento così impercettibile, in quanto molti di loro non sono al corrente dei fatti puri e semplici.
Vi è un'intera raccolta di miti che dimostrano come una volta si sapeva che la sfera delle stelle fisse non era destinata a compiere per sempre le sue rivoluzioni attorno allo stesso perno.
Parecchi miti narrano di come la Polare viene abbattuta o comunque rimossa dalla sua sede..
Tuttavia questi miti si presentano, per la maggior parte, con una denominazione ingannevole: sono stati infatti intesi come miti che trattano la fine del mondo.
Ciò che ha fine, in realtà, è un mondo, inteso come un'età del mondo.
La catastrofe spazza via il passato, che viene sostituito da "un nuovo cielo è una nuova terra" su cui regna una "nuova" stella polare.
Per la sua grande lentezza e la sua impercettibilità nell'arco di una vita umana, si è dato per scontato che nessuno avrebbe potuto accorgersi della Precessione prima del 127 a.C., anno della presunta scoperta del fenomeno da parte di Ipparco, il quale scoprì e dimostrò che Precessione ruota attorno al polo dell'eclittica.
La Precessione assunse un'importanza preponderante: divenne il vasto disegno impenetrabile del fato stesso, ove un'età del mondo diventava all'altra, mentre l'invisibile lancetta dell'equinozio scivolava lungo i segni e ogni età portava con sé ascesa e caduta di configurazioni e sovranità astrali, insieme con le loro conseguenze terrene.
Occorrevano storie pera gente comune, che narrassero come da un'origine fosse sorto il susseguirsi delle sovranità e come fosse avvenuta la creazione stessa del mondo.
Il sistema copernicano ha spogliato la Precessione della sua solenne grandiosità, facendone una questione puramente terrestre, il barcollare del corso individuale di un qualsiasi pianeta.
Tratto da "Il mulino di Amleto" di de Santillana e von Dechend

martedì 12 settembre 2017

La danza dei pianeti

Nella voce "Pitagorici" della RE van der Waerden ha dato la più concisa formulazione della differenza tra astronomia babilonese e astronomia greca;
"Gli astronomi babilonesi disponevano: 1) di osservazioni di lunga durata, 2) di periodo estremamente precisi, 3) di metodi aritmetici per il calcolo dei fenomeni celesti, in particolare le successioni crescenti e decrescenti.
L'astronomia greca è al contrario eminentemente geometrica.
Il suo problema principale non è "come si fa a calcolare i fenomeni celesti?", bensì "quali moti circolari uniformi bisogna ipotizzare per dare ragione dei fenomeni?".
Gli astronomi greci non si accontentarono del calcolo dei moti planetari, rifiutarono di "credere ai propri occhi" e si misero alla ricerca di modelli geometrici che potessero dare ragione degli straordinari fenomeni che osservavano - in particolare gli arresti e le traiettorie a cappio: e questo sono a che sulla base di quei modelli non fosse possibile ricostruire e dimostrare come si giungesse all'apparenza sensibile, cosa che poi riuscì perfettamente a Tolomeo.
Prima dei greci ci si preoccupava solo sei tempi; l'importante era quanto tempo occorresse a un pianeta per completare il proprio periodo; la forma della traiettoria percorsa aveva minore importanza.
Giacciono su un'orbita i luoghi ai quali un pianeta ritorna, i punti nei quali si ripetono le congiunzioni dopo intervalli di tempo di diversa lunghezza e così via.
Partendo da queste considerazioni si comprende il rapporto che esisteva tra i movimenti celesti e la danza, rapporto sul quale Luciano si è espresso nel modo più chiaro (i Greci chiamavano la stella polare χορευτής, "guida della danza").
La danza non consisteva nel semplice moto circolare, bensì nella descrizione, lungo l'orbita, di artistiche figure; non è un caso che il danzatore per eccellenza sia Marte con le sue sensazionali giravolte - sia che si presenti col nome di "Giovane-Guerra" (Neoptolemos, che avrebbe espugnato Troia con la sua danza) oppure, a Roma, con quello di Mars Ultor; sia che riceva, come nell'India antica, il nome di Skanda, "il saltellante", oppure quello di Ueuecoyotl, il coyote originario, come gli Aztechi chiamavano il loro dio della danza.
Gli storici affidabili sono concordi nell'affermare che la danza ha avuto origine contemporaneamente all'universo ed è comparsa insieme all'Eros arcaico - dunque non l'innocuo figlio di Afrodite, bensì l'Eros cosmogonico di Esiodo e degli orfici.
"In realtà" continua Luciano "la danza circolare degli astri, l'incontro dei pianeti in rapporto alle stelle fisse, i ben ritmati rapporti che li legano, la loro ben ordinata armonia dimostrano l'esistenza primordiale della danza".
La κοινωνία, l'intrecciarsi di pianeti e stelle fisse da luogo ad un buon ritmo.
E la άρμονία non è uno stato durevole, bensì qualcosa che si realizza "in buon ordine": e dopo tutto l'armonia e la figlia di Marte e di Venere (Ares e Afrodite).
In connessione con questi temi Luciano ci insegna quale fosse il "programma" che un buon danzatore doveva padroneggiare: una sintesi del corpus mitologico greco.
Tratto da "Il mulino di Amleto" di de Santillana e von Dechend

giovedì 7 settembre 2017

Il cosmo e l'allegoria della nave "che scoprì se stessa"


Il cosmo era un unico vasto sistema pieno di ingranaggi che contenevano altri ingranaggi, enormemente intricato nei suoi collegamenti e paragonabile a un orologio dai molti quadranti.
Le sue funzioni apparivano e scomparivano dappertutto nel sistema, come strani cucù d'orologio e attorno a esse venivano intrecciati racconti meravigliosi per descriverne il comportamento; ma, proprio come avviene con le macchine, non è possibile comprendere la singola parte fino a quando non si è compreso il modo in cui tutte le parti sono collegate fra loro nel sistema.
In una buffa allegoria, La nave che scoprì se stessa, Rudyard Kipling ha descritto in termini analoghi quello che accade a una nave nuova durante il viaggi inaugurale.
Tutti i pezzi, via via che ciascuno fa per la prima volta la sua parte, sorgono chiassosamente alla vita: ed ecco il tutto dei pistoni, il gemito dei cilindri, la virgola dell'albero dell'elica, la tensione delle paratie, il chiacchierio dei rivetti: ciascuno si sente al centro del palcoscenico, ciascuno narra al vapore le proprie gesta uniche e incompatibili, finché tutti non si azzittiscono e allora s'ode una voce nuova, profonda ed è la voce della nave che ha finalmente trovato la sua identità.
La vastità e la complessità del sistema incominciano appena a configurarsi, a mano a mano che le parti vanno al loro posto.
La sola cosa da fare è procedere induttivamente, un passo dopo l'altro, evitando i preconcetti e lasciando che sia l'argomentazione a condurci alle sue conclusioni.
Tratto da "Il mulino di Amleto" di G. di Santillana e H. von Dechend

martedì 5 settembre 2017

Le Sette stelle dell'Orsa


Quelli che in India e altrove sono chiamati i "Sette Sapienti", sono le Sette Stelle dell'Orsa (Ursae maioris), punto di riferimento obbligato in tutti gli allineamenti cosmologici sulla sfera stellata.
I Sette Sapienti sono le stelle del Gran Carro, i Saptarsi, i "sette Rsi" della tradizione indiana.
Il coluro solstiziale, detto "linea dei sette Rsi" (la linea dei Sette Sapienti), nel corso di vari millenni toccò queste stelle ad una ad una (a cominciare da η intorno al 4000 a.C.).
L'atto di determinare questo coluro viene 'intenzionalmente' detto "sospendere il cielo": i Babilonesi chiamavano il Gran Carro "legame del cielo", "legame-madre del cielo"; i Greci invece lo denominavano όμφαλόεσσα.
La denominazione "Orsa Maggiore" -femminile da cui deriva il termine "Artide"- è più diffusa rispetto a quella di "Gran Carro".
Tolomeo enumerava 27 stelle-orse.
Inoltre l'orsa corre nella direzione opposta a quella del carro: il timone del carro corrisponde alla coda dell'orsa.
Storicamente è più antica la concezione di un urside circumpolare, mentre il carro risale all'ambito mesopotamico.
Queste stelle dominatrici dell'estremo Nord sono legate in modo singolare ma sistematico con quelle che vengono considerate le potenze operative del cosmo, cioè i pianeti, nel corso del loro moto in diverse disposizioni e configurazioni lungo lo zodiaco.
Gli antichi pitagorici, nel loro linguaggio cifrato, chiamavano le due Orse "mani di Rea", la Signora del Cielo ruotante, e i pianeti "cani di Persefone", la Regina degli Inferi.
Lontano verso Sud, la misteriosa nave Argo con la sua stella Pilota reggeva gli abissi del passato, mentre la Galassia era il "ponte" che conduceva fuori dal Tempo.
Queste nozioni sembrano essere state dottrina comune nell'età precedente la storia e in tutta la fascia delle civiltà superiori intorno al nostro globo.
L'intensità e la ricchezza, nonché la coincidenza di particolari in questo stratificarsi di riflessioni hanno portato alla conclusione che tutto bene origine nel Vicino Oriente.
Tratto da "Il mulino di Amleto" di G. de Santillana e H. von Dechend

giovedì 31 agosto 2017

La sopravvivenza del mito ai giorni nostri


Oggi gli uomini vengono addestrati a pensare in termini spaziali, a localizzare gli oggetti.
A mano a mano che la scienza e la storia invadono l'intero campo del pensiero, gli eventi del mito retrocedono nella pura favola e ci appaiono come fantasie d'evasione: mancano di collocazione e di serietà; il loro spazio è ubiquo, il loro tempo è circolare.
Eppure, alcune di queste storie sono tanto forti da esser sopravvissute con tratti vigorosi: sono i veri miti, con personaggi identificati inequivocabilmente, e tuttavia fluidi e sfuggenti nei contorni.
Narrano di figure gigantesche e di eventi sovrumani che sembrano occupare tutto lo spazio abitabile tra il cielo e la terra.
Sono figure che spesso, al loro passaggio, prestano il loro nome a personaggi storici e poi scompaiono.
I fatti storici non potranno mai 'spiegare' gli eventi mitici; questo gia lo sapeva bene Plutarco.
Le figure mitiche invece, hanno invaso la storia sotto mentite spoglie, foggiandola sottilmente secondo i propri fini.
Le figure mitiche hanno bisogno di denominazioni caratteristiche, come quella di "Re nel Passato e nel Futuro", sono esistite ancor prima, o esisteranno ancora, con altri nomi, sotto altri aspetti, proprio come il cielo ci riporta in eterno le sue configurazioni.
Se si cercasse di definirle con precisione come le persone e cose, sicuramente svanirebbero ai nostri occhi, quanto i frutti di una fantasia malata.
Ma se si rispetta la loro vera natura, riveleranno questa natura come funzioni dell'ordine generale delle cose così come lo si poteva concepire.
Queste figure esprimono il comportamento di quel vasto complesso di variabili un tempo chiamato cosmo.
Esse combinano in sé varietà, eternità e ricorrenza, poiché tale è la natura del cosmo stesso.
La possibilità che il cosmo sia infinito sembra essere rimasta al di là della soglia dell'umana consapevolezza fino ai tempi di Lucrezio e a quelli di Giordano Bruno è Galileo.
E Galileo, che aveva seri dubbi al riguardo, si trovò d'accordo con tutti i suoi predecessori sul fatto che l'universo fosse sicuramente eterno, e che quindi i suoi mutamenti fossero soggetti alla legge della periodicità e della ricorrenza.
"Quello che è eterno" diceva Aristotele "è circolare, quello che è circolare è eterno".
Tratto da "Il mulino di Amleto" di G. di Santillana e H. von Dechend

martedì 29 agosto 2017

Il mito arcaico e l'universalità dei dati sparsi nelle varie tradizioni


Platone sapeva ancora parlare la lingua del mito arcaico; nel costruire la prima filosofia moderna, egli rese il mito consono al proprio pensiero.
Platone ci ha dato una prima norma empirica, ed egli sapeva quel che diceva.
Dietro Platone si erge il corpus imponente delle dottrine attribute a Pitagora, di grezza formulazione in parte, eppure ricche di contenuto prodigioso della matematica primitiva, pregne di una scienza e di una metafisica destinate a sbocciare ai tempi di Platone; da qui provengono parole come "teorema", "teoria" e "filosofia".
Tutto ciò poggia a sua volta su quella che potremmo definire una fase proto-pitagorica, diffusa in tutto l'Oriente, ma con punto focale a Susa.
E infine c'è dell'altro ancora: il severo calcolo numerico dei Babilonesi.
Da tutto ciò deriva lo strano principio che "le cose sono numeri".
Una volta afferrato il filo che risale indietro nel tempo, la prova delle dottrine più tarde e dei loro sviluppi storici sta nella loro congruenza con una tradizione conservatasi intatta anche se compresa solo a metà.
Vi sono infatti semi che si propagano lungo le correnti del tempo.
E l' universalità, quando è unita a un disegno preciso, è già da sola una prova.
Quando per esempio un elemento presente in Cina compare anche in testi astrologici babilonesi, lo si deve considerare pertinente, poiché rivela un complesso di immagini insolite cui nessuno potrebbe attribuire una genesi indipendente per generazione spontanea.
Non è accidentale che i numeri come 108, oppure 9X13, si trovino, ripetuti in vari multipli, nei Veda, nei templi di Angkor, a Babilonia, negli oscuri detti di Eraclito e anche nella Valhöll norrena.
Vi è modo per controllare i segnali così sparsi negli antichi dati, nelle tradizioni, nelle favole, nei testi sacri.
Una morfologia comparata: il serbatoio dei miti e delle fiabe è assai vasto ma esistono 'segnacoli' morfologici per tutto ciò che non è semplice narrazione di tipo spontaneo.
Inoltre presso i promitivi 'secondari', quali gli Amerindi e gli indigeni dell'Africa occidentale, si trova materiale arcaico meravigliosamente ben conservato.
Abbiamo infine  racconti cortesi e annali dinastici che sembrano romanzi: il Feng-shen Yan-yi, il giapponese Nihongi, lo hawaiano Kumulipo, che non sono soltanto favole infarcite di credenze fantastiche.
Un'altra notevole fonte sono i testi sacri che in origine rappresentavano una forte concentrazione di attenzione su materiali distillati per la loro importanza nel corso di un lungo periodo di tempo e considerati degni di essere imparati a memoria generazione dopo generazione.
La tradizione druidica celtica veniva trasmessa non solo mediante canti ma anche attraverso una dottrina dell'albero molto simile a un codice; in Oriente, da giochi complessi fondati sull'astronomia si sviluppò una specie di stenografia che divenne poi l'alfabeto.
Una molteplicità rieccheggiante ove ogni cosa reagisce a ha un suo luogo e un suo tempo stabilito.
Una specie di matrice matematica, un'Immagine del Mondo che s'accorda a ognuno dei molti livelli, regolata in ogni sua parte da una rigorosa misura.
È la misura a fornire la controprova; molte cose possono essere identificate e ricombinante in base a regole a analoghe al vecchio detto cinese sui flauti rituali e il calendario.
Nell'universo arcaico tutte le cose erano segni e segnature l'una dell'altra, iscrizioni nell'ologramma, da divinarsi con sottigliezza.
E su tutte dominava il numero.
Tratto da "Il mulino di Amleto" di G. di Santillana e H. von Dechend

giovedì 24 agosto 2017

Le scienze degli antichi sapienti


Alcuni antichi sapienti si sono preoccupati di cose meravigliose e grandi...
Uno diceva che questa scienza si divide in tre parti.
Di queste la prima è la magia; quelli che l'hanno maggiormente studiata e coltivata sono coloro che abbiamo chiamato Azahabin, che sono gli schiavi prigionieri dei Caldei.
La seconda è la scienza delle stelle e delle preghiere da rivolgere ad esse con fumigazioni, sacrifici, orazioni e scritti; quelli che vi si sono dedicati sono i Greci, molto abili, sapienti e intelligenti nel praticare l'astrologia: dominano una vera conoscenza perché la scienza dell'astrologia è considerata fondamento di tutta la scienza della magia.
La terza parte è la scienza che si pratica con le fumigazioni, formule e parole appropriate...come anche la scienza degli spiriti da associare o separare da quelle parole; soprattutto gli abitanti dell'India sono versati in essa e viene praticata anche in Egitto.
È noto ed evidente che gli abitanti dell'India hanno dominio e potere sulle parole con cui si liberano e guariscono dai veleni mortali, senza medicine.
Allo stesso modo dominano le frasi e le parole con le quali perseguitano qualunque demone vogliano e non è loro impossibile trasformare il senso di queste parole con il solo suono, influiscono a loro piacere sui movimenti astrali con il potere di queste parole.
Ugualmente possiedono uno strumento musicale detto alquelquella con una sola corda armonica con cui producono i suoni e tutti i loro virtuosismi nel modo che vogliono e desiderano.
Operano anche meraviglie riguardo alla donne: le fanno concepire senza l'unione con l'uomo è questo con i movimenti, le operazioni e i medicamenti.
Alcuni indiani rendono un vino, che bevono, tale da impedire loto di invecchiare e allontana la debolezza della vecchiaia, muoiono solo di morte naturale per la virtù di questo vino....
Queste facoltà sono loro concesse per natura, mentre altri le acquisiscono con lo studio e la pratica....
Alcuni indiani nella lingua comune, dicono e affermano che lungo la linea equinoziale meridionale esiste una certa popolazione che chiamano "diavoli"....
E lì i pianeti o corpi celesti che hanno potere e influenza sono Saturno e la Coda del Dragone.
Il saggio dice che tutte le figure e le immagini della generazione e della corruzione in questo mondo procedono dai poteri e dagli influssi delle stesse fisse e a seconda di come le figure e le configurazioni delle stesse si dispongono e ordinano nei talismani....
In cielo si trovano alcune figure che non si trovano in terra né possono essere conosciute o comprese se non dai sapienti istruiti..
A queste hanno imposto i nomi con i quali sono conosciute, non perché questi nomi indichino proprietà o qualità delle figure stesse.
Questi nomi sono immagini e sigilli... tramite le quali si rappresentano le figure celesti e i talismani: esse sono situate nell'ottava sfera insieme con le stelle fisse.
(Gli antichi sapienti hanno notato che i quattro quarti del cielo si muovono da Occidente verso Oriente di 8 gradi, poi ritornano da Oriente verso Occidente di altri 8 gradi; questo movimento lo hanno chiamato moto dell'ottava sfera)
Gli antichi sapienti hanno l'arte di osservare e interpretare i segni degli animali, il volo degli uccelli, l'arte degli specchi e delle spade e l'arte di spiegare le interpretazioni dei sogni.
Tratto da "Picatrix"

martedì 22 agosto 2017

La virtù della propria natura


Aristotele disse che ciascun sapiente ha una propria virtù infusagli dagli spiriti alti e proprio tramite queste potenze si aprono le serrature del senso e dell'intelletto e si manifestano le varie scienze.
E questa virtù si congiunge a quella del pianeta dominante nella scienza della natività; virtù che così intrinsecamente si dà e rafforza l'intelletto....
Aristotele ha affermato inoltre che l'immagine è detta così per il fatto che le forze dei suoi spiriti sono congiunte e che quindi l'immaginazione è inclusa là dove virtù consiste in uno spirito recluso.
Le fortezze degli spiriti sono quattro, ossia il senso, che nel mondo è ben ordinato, lo spirito della cosa dalla quale lo spirito stesso è attratto, lo spirito completo di riflessione, sano e illeso e lo spirito della cosa lavorata a mano.
Questi tre spiriti che esistono nella materia, nella volontà e nell'opera, sono riuniti in relazione al senso della riflessione completa, che....attrae i raggi (dei pianeti), riversandoli poi sulle cose che intende comporre, proprio come avviene in uno specchio....
E i tre spiriti sopra menzionati operano in modo che quando lo spirito superiore del tatto, del movimento e della quiete si congiunge al senso del mondo, le forze dello spirito stesso sono attratte e si fondono l'una nell'altra; è questa la radice dell'immagine o talismano...
Socrate disse che la natura completa è il solo cimento del sapiente e la sua intima radice.
Ermete disse "la natura completa è lo spirito del filosofo e del saggio, legato insieme al pianeta che lo governa.

È lui che apre le serrature della scienza da cui si comprendono tutti quei misteri altrimenti pressoché incomprensibili e da dove inoltre sgorgano le opinioni sulla natura, direttamente, sia nel corso del sogno che della veglia"....
Così opera propriamente la natura predetta, tramite la sua virtù ed influenza, disponendo l'intelletto del filosofo secondo una naturale inclinazione.
....è impossibile che alcuni pervenga a questa scienza se non vi è naturalmente portato per indole, tanto per propria virtù quanto per la buona disposizione del pianeta dominante al momento della sua venuta al mondo.
Tratto da "Picatrix"

giovedì 10 agosto 2017

La cosmologia arcaica


La teoria su come ebbe inizio il mondo" sembra comportare lo spezzarsi di un'armonia, una sorta di "peccato originale" cosmogonico per effetto del quale il cerchio dell'eclittica (assieme allo zodiaco) venne  inclinato rispetto all'equatore e ne nacquero i cicli del mutamento.
La cosmologia arcaica delineò l'unità dell' universo (e della mente umana) spingendosi verso i suoi più lontani confini.
In verità, oggi l'uomo sta facendo la stessa cosa.
Einstein ha detto:
"Ciò che è inconcepibile dell'universo è che esso sia concepibile".
L' uomo non si arrende.
Quando scopre milioni e milioni di remote galassie.... egli è felice di poter attingere simili profondità.
Ma paga un prezzo terribile per i suoi successi.
La scienza dell'astrofisica si protende su ordini di grandezza sempre più vasti senza perdere il proprio punto di appoggio; all'uomo in quanto tale ciò non è possibile: nelle profondità dello spazio egli perde se stesso e ogni senso della propria importanza.
L' uomo moderno sta affrontando il non-concepibile; l'uomo arcaico, invece manteneva una salda presa sul concepibile inquadrando nel proprio cosmo un ordine temporale e un'escatologia che avevano un senso per lui e riservavano un destino per la sua anima.
Era una teoria straordinariamente vasta che nulla concedeva a sentimenti meramente umani; anch'essa dilatava la mente oltre i limiti del tollerabile, ma non distruggeva il ruolo dell'uomo nel cosmo.
Era una metafisica spietata.
Non era un universo clemente, un mondo di misericordia...inesorabile come le stelle nel loro corso, miserationis parcissimae, dicevano i Romani.
Eppure era un mondo non immemore dell'uomo, un mondo dove ogni cosa trovava, di diritto e non solo statisticamente, il suo posto riconosciuto, dove nemmeno la caduta di un passero passava inosservata e dove anche ciò che veniva respinto per errore proprio non sprofondava nella predizione eterna; perché l'ordine del Numero e del Tempo era un ordine totale che tutto conservava e a cui tutti - dèi, uomini, animali, alberi e cristalli, gli stessi assurdi astri vaganti - appartenevano, tutti soggetti a legge e misura.
Tratto da "Il mulino di Amleto" di G. di Santillana e H. von Dechend

martedì 8 agosto 2017

Microcosmo e Macrocosmo


L' uomo è il più nobile degli animali, al punto tale che nel suo corpo gli elementi sono posti in vicendevole nonché giusta proporzione, rendendolo nel complesso, maggiormente uguale alla somma dei restanti animali.

Ognuno degli elementi influenza il proprio animale che non è mai separato da esso, come gli uccelli non si separano mai dal cielo, né i pesci dall'acqua e gli spiriti diabolici, chiamati per questo infernali, dal fuoco eterno.
Ma il fuoco che si può percepire è sentito in modo particolare dai sensi e risulta, nello specifico, legato a un animale chiamato Salamandra, il quale si origina dall'apparire un sorcio in mezzo al fuoco.
E gli animali più pesanti, proprio in ragione di questa loro pesantezza, non sono separati dalla terra.
Ora rispondiamo a una domanda non ancora posta, ossia cosa vi è di diabolico nel fuoco.
Affermo, infatti, che l'uomo è detto microcosmo e questo per paragone in relazione al macrocosmo, quasi si volesse affermare che tutte quanto è contenuto nell'uno appartiene virtualmente anche all'altro.
Per cui se i diavoli si trovano nel macrocosmo, è necessario che in qualche modo, conseguentemente, si trovino anche nel microcosmo.
Perciò si verifica che, quando nell'uomo si accende un irascibile appetito, egli diventa sommamente furibondo, si infiamma d'ira in modo sconsiderato e si trasforma in un essere diabolico in ogni sua azione.

E per  una certa quale similitudine, possiamo affermare che i diavoli si trovano nel fuoco, o meglio, nell'accezione del fuoco irascibile presente nell'uomo e da questo, appunto, derivano le diaboliche conseguenze.
Viceversa, quando la volontà dell'uomo stesso è particolarmente moderata e retta da virtù e ragione, egli si rende simile ad un angelo.
Per cui possiamo ragionevolmente affermare il perché, in questo microcosmo, tutte le cose si presentino allo stesso modo in cui si trovano in quello maggiore.
Tratto da "Picatrix"

giovedì 3 agosto 2017

I pianeti e le influenze sulle cose inferiori del mondo


Luna, la cui proprietà principale è quella di accrescere le cose.
Essa, invero, fa crescere e diminuire alberi e frutti;
Essa è causa della crescita di uova e gemme e dell'accrescimento e della diminuizione di fiumi ed acque.
Essa infatti congiunge e quasi lega le potenze dei pianeti e degli spiriti celesti con le cose inferiori di questo mondo, come appare in alcuni alberi, che, per la virtù della Luna, crescono e si rafforzano, mentre al contrario, ricevono danni dalla virtù degli altri pianeti; al contrario, tuttavia, in alcuni alberi, come il fico, sembra che la luna porti solo danni; il Sole invece, accrescimento e forza; e lo stesso accade per gli animali e vegetali marini, fruitori degli influssi favorevoli di Diana e quelli terreni che, al contrario, scoperti nella notte gelida dagli occhi della Luna, ne traggono solo calamità.
Giove è il padre della vita e delle scienze; da lui, infatti, promanano leggi, fedeltà e processi.
Venere è la madre dei giochi, degli strumenti musicali, delle cantilene e dei suoni; anche se a cagione della sua voluttà e scienze, queste cose non sono regolate a dovere, ella ne ha, pur tuttavia, il pieno potere e controllo.
Mercurio è padre della fecondità, dell'intelletto razionale e del sentimento; da lui promana la consapevolezza dei segreti più difficili e profondi.
Saturno presiede agli inganni, all'agricoltura e all'edilizia; da lui promana la conoscenza duratura; da lui le leggi antiche.
Il Sole illumina tutti gli altri pianeti; per suo tramite ogni tenebra si ritira; grazie a lui lo spirito si rallegra e si espande; per mezzo del suo intervento, in ogni albero i frutti maturano e si seccano e si sviluppa l'evoluzione di tutto quanto è vegetale.
In genere diciamo che esso è la luce e la candela dell'Universo.
Tratto da "Picatrix"

giovedì 27 luglio 2017

Divinazione e rettitudine

La divinazione è la quintessenza dell'arte, quella che chiamiamo profezia.
Le percepisce  e le comprende durante il sonno o la veglia perché quando la qualità in cui si formano gli esseri è completa e libera da superfluità e impurità, vedrà le cose separate come gli esseri che appaiono in uno  specchio; allo stesso modo si manifestano nello spirito quanto è puro e completo.
Se possiede queste facoltà complementari sarà un profeta.
Questo si può verificare solo nelle persone eccezionali nelle quali gli spiriti profetici sono riversati completamente dal primo ordinatore degli esseri che è Dio stesso, che trasmette e infonde gli spiriti profetici tramite i sensi, così che lo stesso Dio pone naturalmente questa virtù in esso; da questo senso comune proviene la virtù e la potenza al senso o all'intelletto umano.
Questo senso si unisce alle forze da cui si formano gli esseri; poi, a causa dell'unione di questa virtù, il senso della persona stessa è arricchito dalla sapienza, poiché attinge alle virtù che formano gli esseri è chiamato anche profeta.
Una persona così disposta è più nobile, più completa e più fortunata di chiunque altra.
Per questo ci conviene coltivare buone inclinazioni per non essere persone malvagie.
Per questo gli uomini si istruiscono nelle leggi e nelle credenze delle cose future affinché si riuniscano secondo un unico principio di bontà.
Profezia va dalle cose sensibili e via via sempre più alte fino a che si perviene alla scienza metafisica nella quale la virtù umana giunge a completezza; grazie alla scienza speculativa l' uomo diviene perfetto.
Questo è il bene che cercano le persone...colui che metterà in pratica questi principi inizia bene e senza tristezza; anzi avrà in perpetuo e per sempre gaudio, letizia e sapienza duratura...
Tratto da "Picatrix"

martedì 25 luglio 2017

Ermete e il pozzo


Ermete:
"Quando in verità volli capire ed evincere i segreti dell'opera del mondo e della natura stessa, mi posi sopra un pozzo molto profondo e buio, dal quale usciva un vento impetuoso, ma non  riuscivo a guardarvi dentro per questa oscurità;
ed ogni volta che tentavo di sporgere in esso una candela, subito questa veniva spenta dal vento.
Quindi mi apparve in sogno un uomo imponente e di incredibile autorità, che così mi parlò:
'Prendi una candela accesa e mettila in una lanterna di vetro, sì che non si spenga  per l'impeto del vento, poi mettila nel pozzo, nel mezzo del quale vuoi fare luce e di lì afferrare l'immagine, una volta tratta la quale dal pozzo, il vento che spira in esso si estinguerà e in tal modo, proprio nello stesso punto potrai tenere saldo il lume.
Quindi illumina i quattro angoli del pozzo, dai quali riuscirai a evincere i segreti del mondo, la natura completa e la sua essenza, nonché le generazioni di tutte le cose".
Gli chiesi chi fosse ed egli mi rispose: "Sono la natura completa e quando desideri parlare con me, chiamami col mio nome proprio ed io ti risponderò"....

Tratto da "Picatrix"

giovedì 20 luglio 2017

Amore e "Ali"


La virtù delle ali è quella di portare in alto ciò che pesa, sollevandolo sino alla sfera abitata dagli dei... e il divino vuol dire bellezza, sapienza, bontà e ogni altra cosa simigliante.
...L'intelletto  si nutre di pensiero e di scienza pura, come quello di ogni anima a cui stia a cuore accogliere ciò che le si conviene, vedendo di tanto in  tanto l'ente, se ne compiace; e, contemplando il vero, si nutre e si diletta, fino a che il moto circolare non lo riporti al medesimo luogo.
E nel suo tragitto esso contempla la giustizia in sé, contempla la temperanza, contempla la scienza, non quella che è soggetta a divenire, ed è diversa nei diversi oggetti che chiamiamo enti, ma quella che è la vera scienza del vero ente.
È legge di Adrastea (la dea a cui non si sfugge, la dea della necessità) che qualsiasi anima, fattasi seguace d'un dio, riesca a vedere qualcuno dei veri, fino all'altro giro sia immune da dolore; e qualora possa farlo sempre, non vada mai soggetta ad alcun male.
Allorché un uomo, vedendo la bellezza di quaggiù e rammentandosi della vera bellezza, metta le ali e desideri, così alato, di levarsi in volo e s'accorga di non poterlo fare e, come un uccello, guardi in alto e trascuri le cose terrene, costui si acquista la fama di folle.
Ebbenei, io dico che di tutte le forme di delirio divino questa è la più alta e derivante dalle più alte sorgenti, così per chi la possiede, come per chi ne partecipa; e che colui il quale, possedendola, s'innamori di quelli che son belli, si chiama appunto amante..... ricordarsi attraverso le cose terrene di quel che vide lassù non è facile per ogni anima...
Alcune appena ne serbano un ricordo sufficiente; e queste, allorché vedono qualcosa che somigli a quelle, ne rimangono sbalordire.
La giustizia infatti e la temperanza e quant'altro hanno importanza per le nostre anime, nelle loro immagini di quaggiù hanno perso ogni splendore; e ben pochi e a stento, attraverso questi nostro torbidi organi, appressandosi a queste immagini, contemplano il modello che esse rappresentando.
Ma la bellezza brillava ai nostri occhi, quando insieme col coro dei beati...c'iniziavano alla più beata delle iniziazioni che celebravamo, allorché perfetti e immuni dei mali che ci attendevano nell'avvenire, iniziati ai più profondi misteri, godevamo di quelle visioni perfette, semplici, calme, felici, in una luce pura, puri noi stessi e non sepolti in questa tomba, che chiamiamo corpo e che trasciniamo con noi, imprigionati in esso, come ostriche nel proprio guscio.
La bellezza.... sfolgorava allora nella sua essenza tra quegli spettacoli; e noi, venuti quaggiù, l'abbiamo senz'altro riconosciuta per la sua luminosità mediante il più luminoso dei nostri sensi.
La vista è infatti il più acuto dei nostri sensi corporei, ma con essa non si vede la sapienza - che desterebbe in noi ardentissimi amori, se la sua immagine si offrisse altrettanto chiara al nostro occhio - come del resto non si vedono le altre amabili essenze.
Alla sola bellezza toccò questo privilegio d'essere la più evidente e la più amabile.
Chi è iniziato di recente, chi è pieno delle visioni avute, allorché veda un volto divino o una forma corporea, imitazione felice della vera bellezza...è assalito dagli sgomenti d'un tempo...la contempla e la venera come un nume..
Nell'accogliere attraverso gli occhi l'efflusso della bellezza si riscalda d'un calore, da cui si ristora la natura delle ali, e per effetto di esso si fonde l'involucro che copriva i germogli e che da tempo induratosi ne impediva lo sviluppo.
Quindi, penetrandovi il nutrimento, il gambo delle penne si gonfia e tenta di spuntare dalla radice di sotto a tutta l'anima, perché questa era un tempo tutta alata.
...Tutta l'anima ribolle e sussulta...soffre l'anima, quando comincia a rivestirsi di penne; essa prova un ardore, una pena, un solletico nel metter le ali.
Ma non appena volge lo sguardo alla bellezza...si ristora e riscalda e, cessando di soffrire, si sente lieta e felice.....si sente lieta nel ricordo della bellezza...
A questa passione....gli uomini hanno dato il nome di amore...
Lui Eros alato noman per fermo i mortali
Ma gl'immortali Pteros, perché egli impenna le ali.
Tratto da "Dialoghi sull'amicizia e sull'amore" Platone

martedì 18 luglio 2017

Gerarchie delle cose naturali


L'ordine che fu dato dagli antichi saggi alle gerarchie della natura non fu da loro ricercato se non per questa via...
Le sostanze semplici sono le madri e le precorritrici di tutto e che quindi le sostanze sono quattro: la freddezza, l'umidità, la siccità e il calore, qualità primarie e semplici, verosimilmente indivise.
Seguono le precedenti altre sostanze composte e cioè: il caldo, il freddo, l'unico e il secco.
La parola "caldo" esprime il fatto che le materia è congiunta con il calore e analogamente per le altre: è ben evidente da quanto detto, ossia quando diciamo "caldo" o "freddo", che non è la stessa cosa di quando diciamo "calore" o "freddezza"...
Dopo questa materia composta viene una seconda materia che diciamo "calda e secca" o "calda e umida", "fredda e secca" o "fredda e umida": queste sono le seconde sostanze composte...
In terzo luogo vengono... il fuoco, l'aria, la terra e l'acqua che sono le terze sostanze composte coadiuvate dalle prime e seconde qualità.
Queste sostanze sono seguite da altre nature composte.... che sono divisibili in molte parti, come i quattro tempi dell'anno (inverno, primavera, autunno, estate); come i quattro umori che si trovano sia negli uomini che negli animali; il sangue, la linfa, la bile e l'atrabile...
Le sostanze che si trovano negli alberi e nelle piante che nascono dalla terra (come l'olio, le tinture, i semi, le radici ecc) sono terze a questo livello similmente vale per le qualità che si trovano nella materia delle pietre....
Perciò:
Le sostanze semplici sono la freddezza, l'umidità, la siccità e il calore; le prime sostanze composte sono il caldo, il freddo l'umido e il secco;
le seconde sostanze composte sono il caldo e secco, il caldo e umido, il freddo e secco, il freddo e umido;
le terze sostanze composte sono gli stessi elementi, il fuoco, l'aria, l'acqua e la terra;
le quarte sostanze composte sono i tempi dell'anno cioè l'inverno, la primavera, l'estate e l'autunno;
le quinte sostanze composte sono i quattro umori cioè il sangue, la bile, la linfa e l'atrabile;
le seste sostanze composte sono le tinture l'olio, le radici, i semi e cose simili.
Il fuoco è caldo per il fatto che è caldo secco e non perché il calore è il fuoco o questo sia composto da fuoco o altro, giacché ogni composto è una mescolanza simultanea delle cose precedenti: il calore precede il fuoco, l'umidità l'acqua, la freddezza l'aria e la siccità la terra.
....ugualmente bisogna intendere riguardo al fegato, al polmone, alla cistifellea, al cuore, alla testa, alle tibie, alle mani e a tutte le altre membra.
Il calore nasce dal moto del cielo, mentre la freddezza dal centro di questo....
La freddezza contrasta il calore in tutte le sue qualità, in numero, quiete e moti, giacché il calore è la qualità che riunisce i simili e divide i contrari e perciò diciamo che le cose contrarie sono congiunte dalla freddezza e da questa sono divise quelle simili...
Tratto da "Picatrix"

giovedì 13 luglio 2017

Amore e crescita spirituale (Platone)


- La follia divina è più bella della saggezza umana -
- Le cicale furono un tempo esseri umani che invaghiti del canto delle Muse, non facevano che cantare, dimenticando di mangiare e di bere e così estinguendosi senza accorgersene.
Trasformati in cicale ottennero in sorte di non nutrirsi e di cantare perpetuamente e dopo la morte, di poter riferire alle Muse i nomi di quegli uomini, da cui ciascuna delle Muse era stata particolarmente onorata.
Non è per niente vero che chi non ama merita di ottenere i favori dell'amato, solo perché egli è sano di mente, laddove chi ama è in preda alla follia.
Ciò sarebbe vero se la follia fosse in ogni caso un male, ma non è così; c'è una follia ispirata dalla divinità, che è per noi la fonte di grandissimi beni....
Ad essa dobbiamo l'amore, che ne è la più alta manifestazione che ci fu concesso dagli dei come la maggiore delle felicità...
La follia amorosa.

Di tutte le essenze che l'anima umana poté contemplare più o meno rapidamente nel suo viaggio, quella che, come le altre, brillava in tutta la sua purezza, nel cielo e brilla ancora, unica nei suoi riflessi terreni, è la bellezza, che noi percepiamo mediante il più luminoso dei nostri sensi: la vista.
Chi s'innamora di essa fino al delirio è chiamato con il nome d'amante.
Non tutti per altro hanno la virtù di sollevarsi dalle immagini terrene e imperfette del bello al ricordo della pura e divina bellezza; e, incuranti di questa, non trattenuti da un senso di rispetto, alla bellezza umana non chiedono che la soddisfazione d'un piacere momentaneo; e questo non è che amore volgare e libidine.
Ma chi è iniziato di recente ed ha l'animo tuttora pieno delle meraviglie che ha ammirato, in presenza di un bel corpo subito risente qualcosa delle antiche emozioni e s'infiamma d'un desiderio nel quale non c'è nulla di basso o di turpe, ma uno schietto omaggio alla bellezza eterna.
Nel calore della passione si dilatano i pori dell'anima che si sforza di rimetter le ali; e il sentimento, che egli prova, diventa per lui come per l'amato, la via per sollevarsi all'imitazione degli dèi immortali; e più particolarmente di quel dio che egli seguì nella sua peregrinazione ultraterrena.
Costoro cercano un amato che abbia un'anima filosofica e fatta per comandare; e quando l'abbiano trovato lo circondano d'ogni affetto e d'ogni reverenza, s'impegnano a promuovere le buone disposizioni e se anche prima non erano dediti allo studio della vera sapienza, allora vi si rivolgono con ardore si preoccupano molto di rintracciare da soli l'immagine del loro dio a cui si sforzano di uniformarsi; e poiché sentono che dall'amato è venuto in loro questo impulso, essi trovano in ciò un motivo per amarlo e venerarlo ogni giorno di più.
A questa forma così alta d'amore non si giunge facilmente...
L'intimità che si stabilisce in questo amore puro e filosofico, assicura ad entrambi una vita perennemente concorde e il premio più alto a cui si possa aspirare.

Essi.. affiancando quel che vi genera la virtù, hanno conquistato un bene, di cui non è possibile immaginarne un altro maggiore e al termine della vita riprendono le ali, perché sono riusciti a superare la prova più ardua imposta ad un uomo.
Ma quell'anima che  si lascia adescare dalle lusinghe d'un uomo senz'amore, il cui  commercio non può far germogliare in essa altro all'infuori d'una prudenza servile, che può sembrare una virtù soltanto agli occhi del volgo, sarà condannato ad errare priva di ragione durante novemila anni in terra e sottoterra.
Egli deve mirare al vero, cercar di conoscere la natura dell'anima umana nella sua varietà infinita e ingegnarsi di risalire da questa alla conoscenza dell'anima universale: deve insomma divenire filosofo e un dialettico...
Questa via è certo lunga e difficile; ma nella ricerca delle cose anche il soffrire per esso è bello.
Giacché l'uomo saggio non deve prefiggersi come scopo di piacere agli uomini, che sono i suoi compagni di servitù, ma agli dei, che sono i suoi padroni buoni e nobili (XXXIX-LVIII)
Tratto da "Dialoghi sull'amicizia e sull'amore" Platone

martedì 11 luglio 2017

Sogni e spiriti celesti

I sapienti hanno detto che anche la scienza dei sogni è una certa forza che sta nell'anima e che è legata agli spiriti celesti.
Grazie ad essa si vedono forme e figure nella maniera in cui possono essere recepite in terra e in esse si forma la forza dello spirito; questi sono i sogni veritieri tramite i quali penetriamo nelle cose.

La scienza di questi sogni concorda con l'astronomia e simili, dato che in questa scienza dei sogni si serve dell'astrologia.
Questo potere e influsso proviene da Mercurio, perché quando Mercurio è forte al momento della nascita indica la capacità di divinare i sogni.
Sappi che i sogni sono veramente dimostrazioni di cose semplici distinte e diverse dai corpi.
Ciò accade quando l'anima smette di percepire attraverso i sensi e non li usa; ma si forma secondo i pensieri della mente e le forze che informano gli esseri -quelle che possiedono le virtù delle cose sensibili e ancora una terza proprietà, cioè il ricordo delle cose sensibili e ancora una terza proprietà, cioè il ricordo delle cose secondo questo principio: quando lo spirito razionale è completo come deve essere, vede gli esseri che la stessa persona aveva visto.
E giungono uguali a come erano apparsi in sogno.
Se la qualità in cui gli esseri si formano sarà più forte dello spirito razionale, vedrà quello che aveva visto simile alla cosa che aveva appreso in precedenza per averla vista, ma non proprio la stessa.
Ad esempio: una persona che ha in sé lo spirito razionale completo vedrà nei sogni un orso o un cane che gli corre dietro e lo stesso accade a loro.
L'altro tipo: nel sogno precedente apparirà come fosse un ladro o una persona in cattive condizioni che corre in mezzo ad essi; questa è la similitudine.
Se la natura sarà forte e potente lo spirito sarà ostacolato dalla forza della natura stessa che è forte e si intromette nelle cose naturali come il mangiare, il bere, il vestire e il piacere con le donne; tutte le cose naturali per il corpo le vedrà in sogno simili.
Se il corpo sarà pieno di umori umidi, in sogno vedrà fiumi e acque.
Se sarà pieno di bile gialla, nei sogni appariranno fuoco, incendi e cose simili.
Se sarà pieno di bile nera, vedrà nei sogni cose paurose, terrificanti e simili.
Questo lo attesta l'arte divinatoria... quando la forza dei loro verdetti si unisce a quelle cose che lo stesso augure comprende per averle viste, udite e fissate e per aver meditato sulle cose percepite nella predizione.
Se la loro forza sarà forte e pura nell'informare in se stessa, quelle cose saranno come un sapiente vede nello specchio gli esseri e trae vantaggio da ciò che vede e ascolta e a tutte queste cose possono attingere la virtù della scienza e l'intelletto delle cose sensibili.
Tutto questo è la virtù e la forza dello spirito
In questo modo agisce la virtù, ovvero l'energia dello spirito in cui gli esseri si formano quanto si separano e abbandonano le cose sensibili.
Si produce un punto di incontro tra il sensibile e il visibile in quel momento e le forze dello spirito si raccolgono.
Se il corpo sarà purificato dagli umori cattivi e di complessione equilibrata, ciò che vedrà sarà veritiero e certo; se sarà il contrario, ciò che vedrà sarà falso e vano.
Tratto da "Picatrix"

giovedì 6 luglio 2017

Anima (Platone)


-...In quanto poi all'idea dell'anima in sé, definire cosa essa sia richiederebbe per tante ragioni un'esposizione divina e interminabile...-
..L'anima è immortale perché è principio di moto.
Ma poiché non è facile mostrare per via diretta qual è la sua natura, mi avvarrò di un'immagine.
La paragonerò a una biga alata col suo auriga.
Negli dei cavalli ed aurighi sono perfetti ma negli uomini l'uno dei due cavalli è di buona indole, l'altro cattivo e recalcitrante, sicché l'auriga ha un compito tutt'altro che agevole.
Tutto ciò che diciamo anima si occupa di tutto ciò che è inanimato, e penetra l'universo sotto forme differenti.
Finché l'anima rimane perfetta ed alata si libra in alto e domina tutto; ma se perde le ali, precipita in giù e non d'arresto se non quando s'imbatte in un corpo, in cui va ad abitare.
Come può avvenne che l'anima perda le ali?
La virtù delle ali è di portare ciò che pesa in alto, verso il divino.
E divino è il bello, il vero, il bene e ogni cosa che somiglia a queste essenze assolute. E poichè le ali sono tra le cose corporee che più partecipano del divino, dal divino appunto sono fortificate e nutrite, mentre dal brutto o dal male esse sono rovinate e distrutte.
I cavalli degli dèi raggiungono il culmine senz'alcuno sforzo, ma quelli degli uomini, pur ingegnandosi nel seguirli, non sempre ci riescono o, se mai, vi riescono in misura diversa, giacché il cattivo cavallo s'appesantisce e tende a precipitare verso terra.
Gli immortali, raggiunta la sommità e portati in giro, contemplano tutte le essenze nella loro purezza, pure per colore e forma, in quel luogo sopracceleste, che nessuno ha mai celebrato o potrà celebrare come si conviene e quando, sazi e rinvigoriti da un così mirabile spettacolo, ritornano al punto da dove erano partiti.
Questa è la vita degli dèi.
Ma delle altre anime quelle che seguono più da vicino gli dei e che somigliano più a loro... cercano come possono... di contemplare le essenze; e alcune vedono di più, altre meno, altre infine restano al di sotto della volta celeste, non godono di quel magnifico spettacolo e, tratte in giù dal moto circolare... cercando di farsi largo, si pigiano, si combattono, vi perdono in gran parte le ali, né riescono a vedere l'essere e si nutrono di ipotesi.
E la ragione per la quale è così viva in tutte il desiderio di vedere il campo della verità, è che lì appunto si trova l'alimento adatto alla parte migliore dell'anima, quell'alimento  che nutre e rinvigorisce le ali.
Per una legge fatale le anime che nel loro giro celeste hanno visto qualcuna delle pure entità, rimangono immuni da sofferenze sino ad un nuovo viaggio e se vi riescono sempre non vanno soggette ad alcun male.
Quelle invece che non vi riescono... s'appesantiscono e precipitano in basso, entrano in un corpo terreno.
Quella che ha visto di più si incarna in un uomo devoto o alla sapienza o alla bellezza o alle Muse o all'amore; quella che ha visto di meno...entra in un corpo d'un re giusto o bellicoso e potente; quella che segue al terzo posto, anima imo statista, un economo, un uomo d'affari; la quarta, un atleta o un medico; la quinta un profeta  o un sacerdote; la sesta un poeta o un artista; la settima un artigiano o un agricoltore; l'ottavo un sofista o un demagogo; la nona un tiranno.
E tra costoro chiunque viva giustamente ottiene dopo la morte una sorte migliore chi ingiustamente una peggiore.
Nessun'anima può ritornare là da dove era venuta, prima di diecimila anni perché prima di questo periodo non recupera le ali; salvo che non sia quella di un uomo che abbia vissuto filosoficamente con purezza di cuore... questo a patto che abbia scelto per tre volte consecutive la medesima vita, dopo il terzo millennio riprendono il volo.
La proprietà fondamentale dell'uomo è di potere da molte percezioni sensibili elevarsi al concetto di genere e questa facoltà non è che ricordo di ciò che l'anima nostra vide nel suo viaggio celeste...
Tratto da "Dialoghi sull'amicizia e sull'amore" Platone

martedì 4 luglio 2017

Conoscenza


"L'oscurità e la profondità delle parole costituiscono l'astuzia dei saggi nei loro ragionamenti, in modo che non possono essere intesi se non con grande studio e lunga meditazione, al fine di trarre da essi l'intendimento segreto che viene spogliato dagli altri intendimenti, colti in prima lettura e comprensione"
Sappi che la conoscenza è qualcosa di molto nobile e alto e che colui che la studia e opera per suo mezzo ne acquisisce nobiltà e altezza.
La conoscenza è come una scala, per cui una volta avuta padronanza di un gradino, subito ne appare un altro.
È perfetto colui che raggiunge l'ultimo gradino della conoscenza e ama e ha cura dei suoi gradini: coloro che perseguono questo sono detti filosofi in greco e "amanti della conoscenza" in latino.
....colui che veramente è uomo si preoccupa di indagare le scienze con le quali si appende l'uomo in sé e come sia il microcosmo simile al macrocosmo e il corpo si completi con lo spirito razionale e diventi un essere animato e razionale e sua perciò separato con questi tre spiriti, da tutte le cose del mondo in quanto razionale.
...Sapere cosa può accadere negli eventi esterni o nell'uomo, cioè nel microcosmo, che è simile al macrocosmo cui si assimila per forma e per le cose che in esso vivono.
L'uomo è simile agli animali in tutte le sue cose naturali, ma da essi è separato per i suoi precetti e le sue conoscenze.
Egli ha sei movimenti, le ossa dure, tutto ciò che si muove dalla parte della larghezza naturalmente allineato e rettamente ordinato.
Ha dita e palmi, composti in linea retta e una resta rotonda,  capacità critica e di appendere le scienze e la scrittura, di scoprire precetti.... ride, piange e singhiozza.
C'è in lui il potere di Dio e la conoscenza della giustizia per governare le città.
Egli è un simulacro che ha dentro di sé una luce ed è potente nello spirito e uniforme nella sua rappresentazione.
Sa ciò  che giova e ciò che nuoce.
Egli ha scoperto sottili precetti e le sottigliezze di questi, opera miracoli e meravigliose rappresentazioni ed è in grado di capire l'astrattezza delle scienze.
Separato da tutti gli animali dotati di sensi, Dio lo fece tale da scoprire e formulare le sue scienze, sperare le sue qualità e quelle di tutte le cose del modo, in grado di recepire lo spirito profetico, i tesori della sua sapienza....
Egli è maestro di sé stesso nel darsi delle buone regole...
L'uomo ha un corpo compatto e uno spirito sottile...la parte sottile appartiene alla vita, l'altra alla morte.
Infatti la sostanza dell'una è sfuggente, dell'altra stabile, una è dotata di forma e l'arte no.
Una sostanza è la notte e l'altra il giorno, una è la luce e l'altra le tenebre, una è evidente e l'altra è nascosta, una percepisce e l'altra  capisce, una scende dall'alto e l'altra sta in basso...
L'uomo porta in se la grossolanità della terra e la finezza dell'aria, il calore del fuoco e il freddo dell'acqua; perciò è ugualmente disposto alle tendenze delle forze vitali.... conosce in se stesso le proprietà degli elementi...
La testa rappresenta, per forma, aspetto e sfericità, il cielo e in generale, alla figura umana si associa tutto ciò che è sottile.
...la figura umana è l'arca dello spirito universale e l' intelletto universale è l' arca della luce, da cui procede l'intendimento: perciò la luce è la materia dell'intendimento generale....
L'uomo è completo rispetto alla composizione della propria figura, poiché ad essa prendono parte tutti gli altri corpi ed egli stesso è congiunto con l'altra sostanza.
Tratto da "Picatrix"

giovedì 29 giugno 2017

Il Cielo


La forma del cielo è sferica, rotonda e uniforme nella sua superficie, così come tutte le cose che in esso sono contenute e partecipano delle sue qualità e tempi.
La forma del cielo è la forma essenziale... poiché è la forma dello spirito, quasi a testimoniare che lo spirito è la prima è più antica delle cose del mondo...
La forma e la figura perfetta è il cerchio che, contenendo una sola linea, è la prima di tutte le figure.
E nessuna corruzione o generazione di corpi terrestri può avvenire in cielo e viceversa, nessuna parte del cielo può essere in qualsivoglia modo coinvolta come essenza nelle corruzioni e generazioni mondane.
Il cielo è una sfera perfetta e assolutamente uniforme in tutte le sue parti ed è contenuto in una circonferenza dotata di un punto medio che gode di tale proprietà: che tutte le linee condotte da esso alla circonferenza sono di lunghezza uguale.
Questo punto è detto Centro.
Queste linee sono i raggi che le stelle proiettano verso il centro del mondo...
Il cielo è una sfera e contiene in sé tutto il mondo secondo la sua capacità.
Questa sfera ....è una figura immutevole in se stessa.
Da esso accendono tutte le potenze degli spiriti e il cielo delle stelle fisse sta al suo interno con il centro separato da quello, essendo coincidente con il centro terrestre.
La sostanza del cielo è una unica sostanza e tutti i moti, sia dei corpi che delle sostanze, seguono il moto del cielo.
I gradi della prima partizione del cielo sono 360 e altrettante le raffigurazioni.
Da questa suddivisione discendono tutti i criteri astrologici, giacché questi corrispondono a immagini celesti e, inversamente, il cielo è la causa di tutte le operazioni inferiori.
...allo stesso modo agiscono le operazioni, le costellazioni, gli aspetti e le congiunzioni e le influenze dei pianeti sulle cose del mondo;
Giove quelle calde e umide;
Marte quelle calde e secche;
Venere quelle tiepide e molto umide;
Mercurio quelle di debole calore e molto secche;
Luna quelle fredde e umide;
Mentre le stelle fisse vengono influenzate dalle loro costellazioni...
Tratto da "Picatrix"

martedì 27 giugno 2017

Riflessione come relazione tra Anima e psiche

La relazione tra Anima e psiche emerge attraverso l'idea junghiana di riflessione.
Delle cinque pulsioni istintuali che Jung prende in esame (fame, sessualità, attività, riflessione, creazione) la nozione di riflessione -"piegarsi all'indietro"- e "volgersi verso l'interno" dando le spalle al mondo e ai suoi stimoli per dedicare l'attenzione a immagini ed esperienze psichiche - è quella che più si avvicina alla nozione di Anima.
Anima come Luna, passiva, fredda, proliferante, assorta, ripiegata su di sé, descrive nel linguaggio alchemico la riflessione.
L'archetipo corrispondente all'istinto di riflessione sarebbe dunque l'Anima.
".....l'istinto riflessivo .....Reflexio significa "piegarsi all'indietro"....il fatto che il riflesso che trasporta lo stimolo fino alla sua scarica istintuale subisce l'interferenza della psichizzazione.....Reflexio è un volgersi verso l'interno, il cui esito è....la formazione di una serie di contenuti e stati derivati, che si potrebbero chiamare riflessione o deliberazione.
Attraverso l'istinto riflessivo lo stimolo viene più o meno completamente trasformato in contenuto psichico, diventa cioè un'esperienza...."
Jung
Un'immagine della riflessione tradizionalmente associata con Anima è lo specchio e l'attività del rispecchiare.
L'autonomia dell'istinto riflessivo, la "mente naturale" di Jung, compare in un ambito più funesto come la mente lunare descritta da Paracelso nel suo De pestiliate, resto sul quale Jung si diffonde quando tratta dell'aspetto venefico e paralizzante della riflessione...
La psiche è principalmente frutto dell'istinto di riflessione, a sua volta intimamente legato all'archetipo dell'Anima.
"Attraverso la riflessione, la 'vita' e la sua 'anima' vengono astratte dalla Natura e dotate di esistenza autonoma".
L'archetipo sia della vita sia dell'anima, intese come qualcosa di distinto dalla "mera Natura" è Anima; Anima, dunque, sarebbe l'archetipo che attraverso la riflessione opera l'astrazione e, insieme, personifica in forma riflessa la vita e l'anima.
"La riflessione è un atto spirituale che  a in direzione opposta a quella del processo naturale; l'atto per cui ci fermiamo, richiamiano  alla mente una cosa, ci formiamo un'immagine e ci poniamo in relazione e veniamo a patti con ciò che abbiamo veduto.
Essa va intesa come atto del diventare coscienti.
Tratto da "Anima" di James Hillman

giovedì 22 giugno 2017

I Diciannove aiuti di Bach e il metodo della bollitura


I secondi 19 rimedi sono correlati con l'atto di portare luce nel mondo.
Sono i rimedi che aiutano a trasformare paure, sofferenze, traumi,...ecc.. in apprendimento.
Sono preparati sia con il metodo del Sole ma anche con quello della bollitura, i fiori preparati con quest'ultimo rappresentano gli ostacoli da superare nel cammino della vita.
Il motivo per il quale Bach avesse scelto questo metodo non è chiaro, dapprima si pensava al cattivo tempo, in quanto alcuni fioriscono a febbraio marzo, periodo in cui il sole non è abbastanza caldo per la preparazione del rimedio (ma egli continuò la bollitura anche per alcuni fiori estivi).
Si sostiene che i Secondi 19, costituiti (per lo più) da alberi e cespugli, ossia piante più dure, richiedano di dover essere bolliti.
Ma anche questo è vero solo in parte perché Star of Bethlehem è un fiore "morbido".
La luce del sole proviene da una dimensione esterna al nostro sistema planetario, mentre i combustibili fossili provengono dall'interno della terra.
La luce del fuoco si tramuta in fuoco assumendo la forma degli altri tre elementi: terra, acqua e aria, ossia carbone, petrolio e gas.
Proprio tale caratteristica di trasformazione diviene peculiare dei rimedi ottenuti per bollitura.
Non ci sono dubbi che questi nuovi rimedi agiscano a un livello diverso rispetto ai vecchi.
Sono più spiritualizzati e ci aiutano a sviluppare quel grande sé che dimora in noi e che ha il potere di sconfiggere tutte le paure, le difficoltà e le malattie.
Agire sugli stati emotivi della paura è la vera strada per perseguire la crescita spirituale.
Superare i problemi della vita ci aiuta a sviluppare le proprietà dell'anima.
L'apprendimento avviene attraverso l'esperienza delle difficoltà; non c'è conoscenza senza fatica.
Ci trasformiamo passando in mezzo al fuoco (come per l'alchimia).
La sofferenza è spesso associata alla seconda serie di rimedi.
La sofferenza è un processo di trasformazione e i rimedi ci aiutano a trovare la strada per uscirne, per eliminarla dal nostro cammino.
La malattia è il frutto di un modo di pensare e di agire sbagliati e cessa quando pensiero e azione vengono equilibrati.
Quando si apprende la lezione del dolore, della sofferenza e dell'angoscia, la sua presenza non ha più scopo ed essa automaticamente scompare.
Il latino sufferre, sostenere, è composto dal prefisso sub (ciò che sta sotto) e ferre (portare).
Si coglie l'idea di portare, qualcosa che sta sotto verso l'alto, azione compiuta dal fuoco nel metodo della bollitura.
Il concetto di spostamento dal basso verso l'alto è molto importante: l'energia del sole viene donata e ricevuta e proviene dall'alto.
Il fuoco brucia e porta con sé l'energia verso l'alto.
Così come i fiori avvizziscono e si dissolvono nell'acqua che bolle, i vecchi modelli si spezzano e il cambiamento esistenziale ha luogo.
Acqua e fuoco agiscono insieme per ammorbidire e disgregare, delicati e decisi.
La resistenza al cambiamento genera sofferenza, che per l'anima è paragonabile al processo di cottura.
I rimedi preparati con la bollitura sono:
Aspen - Cherry Plum - Elm -  Chestnut Bud - Star of Bethlehem - Willow - Pine - Holly - Walnut - Sweet Chestnut - Hornbeam - Red Chestnut.
I rimedi ottenuti da alberi, a livello emotivo, agiscono sulla riluttanza a vivere pienamente la vita.
Chestnut Bud vive ma non percepisce l'importanza di quello che prova e non appende le lezioni.
Larch evita di prendere attivamente parte alla vita e resta a guardare.
Hornbeam ha bisogno di attivare il coinvolgimento esistenziale perché usa la stanchezza interiore per restare fermo.
Quando queste tre lezioni vengono recepite e integrate nella vita, l'anima può fare tesoro dell'esperienza per crescere e progredire.
Tratto e adattato da "Fiori di Bach. Forma e funzione" di J. Barnard

martedì 20 giugno 2017

Fantasia e Anima


Anima crea ricettacoli in ogni luogo, in qualunque luogo, per il fatto stesso di entrarvi dentro.
Lo strumento con cui lo fa è la fantasia.
I fenomeni prendono vita e diventano portatori di anima attraverso le nostre fantasie immaginose su di essi.
Quando non abbiamo fantasie sul mondo, il mondo è oggettivo, morto....
La fantasia non è semplicemente un processo interiore che avviene nella mia testa: è un modo di essere nel mondo e di restituire al mondo l'anima.
Il tentativo di riappropriarsi dell'anima sottraendola alla vita esterna, priva il "fuori" del suo "dentro", imbottendo la persona di soggettiva pienezza d'anima e riducendo il mondo a un cumulo di scorie da cui sono state estratte tutte le proiezioni, tutte le personificazioni e tutta la psiche.
Perciò quanto più, in nome dell'Anima lavoriamo sulla nostra personalità e soggettività, tanto meno il nostro è un vero fare anima e tanto più e un'illusione che Anima sia in noi anziché noi in lei.
"L'uomo ....è....nella psiche (non nella sua psiche)"
"La parte maggiore dell'anima è fuori del corpo"
Jung
Poiché la nozione di Anima implica sempre l'anima mundi, l'anima del e nel mondo, nessuno sviluppo della coscienza improntata ad Anima può mai avvenire semplicemente attraverso lo sviluppo della soggettività individuale.
La "mia" Anima è un'espressione propria dell'errore personalistico.
"L'anima opera...nel corpo, ma ha La parte maggiore della sua funzione ....fuori del corpo"
Jung
L'esasperata soggettività degli eventi d'Anima "è tutto fuorché personale", perché è archetipica.
Quelle esperienze sono personali ma in senso archetipico, ci fanno sentire nel medesimo istante archetipici e personali insieme.
Quando è sotto il dominio di Anima, la nostra pienezza d'anima ci fa sentire più intensamente "me", speciali, diversi, prescelti, quello è precisamente il momento in cui "di fatti noi siamo più estraniati da noi stessi, e poi simili all'Homo sapiens tipico"
"Se parto dal presupposto che "queste non sono che fantasie" non riuscirò mai a considerare le manifestazioni della mia Anima come qualcosa di più che sciocche debolezze.
Ma se parto dal principio che il mondo è fuori e anche dentro.... devo a rigor di logica accettare i turbamenti e gli inconvenienti che mi arrivano dal di dentro come altrettanti sintomi di un difettoso adattamento alle condizioni di quel mondo interiore"
Jung
Anima rimanda a una "quintessenza di immagini fantastiche", una quintessenza del colore dell'aria il cui effetto finale nel convincere della realtà della psiche è la scoperta "che questa fantasia sta accadendo ed è non meno reale di quanto lo sia io, come entità psichica", "proprio come se io fossi una di quelle figure fantastiche".
La mia convinzione che la psiche e le sue fantasie sono altrettanto reali della materia e della natura, altrettanto reali dello spirito, dipende dalla credibilità che Anima ha saputo darsi ai miei occhi.
Tratto da "Anima" di James Hillman

giovedì 15 giugno 2017

I Sette aiuti di Bach


Dopo aver parlato dei Dodici guaritori, esponiamo il successivo lavoro di Bach nell'aver scoperto altri 4 e poi, successivamente, altri 3 (per un totale di 7) rimedi per tutte quelle persone per le quali è difficile individuare il tipo animico corrispondente ai Dodici guaritori.
Bach riusciva a individuare facilmente le varie condizioni dell'anima e i rimedi corrispondenti del paziente
In alcuni casi, tuttavia, le persone non appartengono a nessuno dei dodici tipi, poiché il tipo animico è oscurato da un altro stato emozionale, una condizione cronica, di vecchia data;
Si osserva che alcuni soggetti non sembrano corrispondere a nessuno dei Dodici guaritori; molti di loro si sono tanto abituati alla malattia che questa sembra parte della loro natura ed è difficile cogliere il loro vero sé ...
"Fase di stagnazione"
Tali persone hanno perduto gran parte della loro individualità, della loro personalità, e devono essere aiutate a uscire dal blocco, dall'impasse, in cui si sono visualizzate, prima di poter capire di quale dei Dodici guaritori abbiano bisogno.
Questi (7 rimedi) ci inducono a orientarci verso la luce, ci donano la percezione per poter cogliere la lezione esistenziale a noi riservata.
I nuovi rimedi servono a "farci superare questa fase" di rassegnazione nei confronti della malattia o dei problemi e ci "portano nell'ambito dei Dodici guaritori".
Degli stati si sovrappongono a tal punto al sé essenziale e diventano a tal punto parte della personalità che la "condizione anomala della mente o del corpo è considerata da loro stessi e dagli altri un tratto del carattere.
I Sette aiuti sono;
Gorse - rassegnazione
Oak - resistenza
Heather - egocentrismo, appiccicosità
Rock Water - inquisitore durezza
Vine - potere sugli altri
Olive - esaurimento psicofisico
Wild Oat - perdita della propria strada, bussola
Da notare Vine e Olive che sono piante coltivate dall'uomo e sono i rimedi per gli uomini che hanno patito le mani della civiltà.
Mentre Vine è una pianta "addestrata" dall'uomo, Olive è una pianta modificata al fine di sfruttarne i frutti nella maniera più completa.
Notiamo un'altra associazione tra Vine, Olive è Rock Water sono rimedi che hanno a che fare con il cristianesimo e le malattie corrispondenti sono legate allo stile di vita.
Olive e Vine hanno dei rapporti evidenti con la religione cristiana Rock Water è legato al fatto che ogni fonte sacra del paganesimo è stata tramutata da tempio pagano a santuario cristiano.
Mentre il rimedio Wild Oat è un rimedio per tutti, anzi è il rimedio che più può aiutare ad individuare il proprio corrispondente animico, quando sembra impossibile.
È la bussola dei fiori di Bach.
Tutti i Sette rimedi sono preparati con il metodo del Sole, come i Dodici guaritori.
Tratto e adattato da "Fiori di Bach. Forma e funzione" di J. Barnard

martedì 13 giugno 2017

Mercurio e Anima


Molti degli attributi assegnati a Mercurio sono termini anche usati per Anima e per l'anima; e come Mercurio è detto "l'archetipo dell'inconscio", così Anima è l'archetipo che personifica l'inconscio collettivo
".....Mercurio è l'anima mundi"
"Come anima mundi, Mercurio può effettivamente essere paragonato alla....(Vergine di luce) degli gnostici e alla Vergine Maria del cristianesimo."
".....esteriormente il Mercurio corrisponde all'argento vivo interiormente esso è.... un'anima mundi....."
Jung
Mercurio e Anima posseggono una natura molto simile: sono pieni si stratagemmi, volubili, irridescenti, sfuggenti, insondabili, qualità espresse dall'immagine dell'argento vivo, per Mercurio e per Anima, dall'immagine dell'elfo e di Melusina, e dalle ali baluginanti di psyche.
"Mercurio è spesso indicato come 'anima' .....Molto più materialistica è la definizione di Mercurio come 'forza vivificatrice, quasi un glutine che tiene insieme il mondo e sta tra corpo e lo spirito.
Tale concezione corrisponde a....Mercurio come anima media natura.
Di qui non c'è che un passo a identificare Mercurio con l'anima mundi"
Jung
La loro somiglianza non li rende la stessa e unica cosa sotto tutti gli aspetti; tuttavia contribuisce, essendo Mercurio la rappresentazione per eccellenza della natura psichica, a dare sostanza all'idea che lo speciale significato e importanza di Anima sia di ordine psichico.
Anima è mercuriale all'estremo seduttivamente sfuggente, diffusa ovunque e di conseguenza lo spirito è prevalentemente umido, vaporoso, immerso in un palpitante fluire di incertezze.
È in questo stato, quando anima e spirito sono confusi che lo spirito si riveste di bianco, il colore di Anima - l'albedo, anima candida - e l'anima appare vestita dei colori dello spirito l'azzurro o il rosso.
Tratto da "Anima" di James Hillman

giovedì 8 giugno 2017

Bach: la missione di ognuno di noi


Per Bach la natura era la creazione della vita e rispecchiava la Divinità.
"L'armonia del mondo si palesa nella Forma e nel Numero e il cuore, l'anima è tutte le poesia della Filosofia Naturale sono racchiuse nel concetto di bellezza matematica" D'Arcy Thompson.
La notiamo nella geometria dei cristalli, nel modello numerico dei petali, nella simmetria delle piante e nel disegno complesso delle forme di vita: la vita si è sviluppata mediante un ordine naturale..
Egli si concentrò sulle proprietà del sette e del dodoci.
Scelse sette nosodi, sette lezioni dell'anima, sette principi; poi dodici capitoli per Free Thyself, dodici difetti e dodici virtù, dodici grandi rimedi, dodici guaritori e, in seguito sette aiuti.
Dopo aver scoperto, alla fine del 1933, diciannove rimedi, nel 1935 iniziò la ricerca di una seconda serie, anch'essa composta da 19 preparati.
12+7=19, 1+9=10, 1+0=1; quindi, 19+19=38, 3+8=11; undici è un numero di per sé particolare, equivale a 1+1=2, indicativo delle due parti delle sue ricerche.
In tale ottica Bach scelse 12 tipi animici di base, correlati con 12 segni zodiacali (egli precisò che si trattava dei 12 segni lunari),  con i 12 discepoli, i 12 mesi dell'anno, le 12 tribù d'Israele, i 12 Imam, e altri elementi ancora.
Bach iniziò con 12 e si attenne all'idea che ognuno di noi potesse individuare la propria essenza in uno di essi.
Egli parla di "gruppi definiti di uomini, ognuno dei quali svolge la sua funzione, ovvero, divulgare nel mondo materiale la lezione specifica che ha imparato.
Ciascuno di questi gruppi animici è responsabile della trasformazione del suo problema esistenziale.
Questa visione, in cui il tipo animico rappresenta una virtù essenziale indispensabile per l'evoluzione della vita sulla terra, permea tutti gli scritti di Bach.
"....ed è perfezionando interiormente tali qualità che ognuno di noi porta il mondo intero un passo più vicino al suo fine ultimo, glorioso e inconcepibile".
Ogni individuo "ha la stessa importanza nel Piano divino" e può avere un ruolo nella salvezza del mondo.
Siamo tutti connessi con i 12 discepoli inviati nel mondo.
Ciascuno di noi, dunque, ha un compito da svolgere, conformemente alla natura del gruppo animico di appartenenza e allo scopo specifico che la nostra anima ci ha assegnato;
Ogni individuo in tali gruppi ha una personalità specifica, un compito specifico da svolgere e un modo specifico di svolgerlo.
Questi elementi sono anche causa di disarmonia: se non ci atteniamo  alla nostra personalità e al nostro compito, essa si manifesta nel corpo sotto forma di malattia.
Per trovare la pianta in grado di aiutarci, dobbiamo individuare lo scopo della nostra vita... e capire le difficoltà che incontriamo sul nostro cammino.
Le difficoltà.... sono proprio la prova che stiamo raggiungendo risultati...
Scopriamo da soli quale battaglia sia particolarmente ardua...poi usiamo con gratitudine e riconoscenza la pianta che ci è stata mandata per aiutarci a vincere....
Scopriamo cosa attira di più nella vita e  facciamolo.
Facciamo anche in modo che diventi parte di noi, naturale come il respiro, come l'apertura raccoglie il miele...
I 12 rimedi, ovvero i Dodici guaritori, costituiscono la base dei trentotto rimedi floreali di Bach, le fondamenta dell'edificio.
Secondo Bach l'anima è sostanzialmente di un tipo o dell'altro, anche se per un certo periodo assume uno stato emozionale diverso.... ritorniamo all'infanzia, recuperiamo il contatto con il tipo animico con cui siamo nati.
Durante la vita possono intervenire altri stati emozionali che ci portano talvolta alla disperazione e all'impotenza.
Tuttavia la disperazione non è un rimedio per un tipo specifico: non nasciamo disperati, bensì pieni di speranza ed è con la speranza infusa dall'amore per l'esistenza che muoviamo i primi passi.
Tratto da "Fiori di Bach - forma e funzione " di J. Barnard

martedì 6 giugno 2017

L'autoconoscenza dell'anima


Il fatto che attraverso l'autoconoscenza, ossia attraverso l'esplorazione della propria anima, si scoprano gli istinti e il loro mondo d'immagini, dovrebbe gettare luce sulle forze che dormono nell'anima e di cui non ci si rende conto finché tutto va bene.
Si tratta di risorse di altissimo dinamismo e dipende soltanto dalla preparazione e posizione della coscienza se l'ingresso di tali forze e delle immagini e rappresentazioni ad esse connesse porterà a una costruzione oppure a una catastrofe.

L'uomo moderno deve ricercare nella natura dell'uomo singolo quelle forze e rappresentazioni soccorrevoli che da sempre lo hanno aiutato a trovare la giusta via tenebre e pericoli.
Si tratterà sempre e soltanto di un solo individuo e non di centomila che giustificherebbero meglio quella fatica, per quanto si sappia che nulla accadrà finche non muterà il singolo.
Un'azione esercitata su tutti gli individui che si vorrebbero educare non potrà rendersi manifesta neppure dopo qualche secolo poiché la trasformazione spirituale dell'umanità si attua quasi insensibilmente, nel processo dei millenni, né vi è modo di accelerarla o rallentarla con processi razionali.
Bisogna provocare un mutamento nei singoli i quali avranno o si procureranno a loro volta la possibilità di influenzare, in una cerchia ristretta o più larga, coloro che la pensano in modo non dissimile.
Ogni uomo che possiede l'intelligenza del proprio fare e ha raggiunto così l'accesso all'inconscio esercita involontariamente un'azione sul proprio ambiente.
L'approfondimento e l'allargamento della coscienza genere l'effetto che i primitivi chiamavano mana.
Si tratta di un flusso involontario sull'inconscio degli altri, in certo senso di un prestigio inconscio che conserva tuttavia il suo effetto soltanto finché non avviene deliberatamente.
Inoltre lo sforzo verso l'autoconoscenza è fruttifero anche perché giunge qui in soccorso un fattore che è stato fin ora fondamentalmente trascurato: l'inconscio spirito del tempo, che compensa la presa di posizione della coscienza e anticipa quasi per presentimento le modificazioni future.
Viviamo nell'attesa di un "mutamento delle forme degli dèi", ossia dei principi e simboli fondamentali.
Quest'esigenza del nostro tempo, che davvero non abbiamo scelto coscientemente, è l'espressione dell'uomo interiore e inconscio che si trasforma.

Di questo mutamento gravido di conseguenze dovranno rendersi conto le generazioni future, sempre che l'umanità voglia salvarsi dall'autodistruzione che la minaccia per la Potenza della sua tecnica e della sua scienza.
Felicità e contentezza, equilibrio spirituale e senso della vita possono essere sperimentati soltanto dall'individuo e non dallo Stato, che, da un lato, non è che una convenzione tra individui autonomi e, dall'altro, minaccia di farsi preponderante e di soffocare l'individuo.
Le condizioni temporali, sociali e politiche, hanno certo molta importanza ma vengono smisuratamente sopravalutate agli effetti della felicità o infelicità individuali, poiché vengono giudicate come gli unici fattori decisivo.
Tutto ciò che è inteso a tal fine soffre del difetto di trascurare la psicologia dell'uomo, al quale asserisce di essere destinato, e di favorire soltanto le sue illusioni.
Tratto da "Realtà dell'anima" di C.G.Jung
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