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giovedì 22 dicembre 2016

I sensi, l'anima e la memoria


Attraverso i sensi, quasi fossero porte, gli elementi diventano fisici da metafisici, da fisici divengono razionali e pronti a essere analizzati dai sensi più interni dell'uomo ove per perpetuarsi ricorrono a facoltà più immateriali.
E così dal mondo supremo, che è fonte delle idee, si discende al mondo ideato, creato tramite il primo e dal primo e da questo si giunge a quel mondo che è contemplativo di entrambi i precedenti.
Di qui deriva, con un percorso circolare, un salto dal primo al terzo e un ritorno dal terzo al primo o, rigirando la prospettiva, dal primo al terzo v'è una discesa, dal terzo al primo un'ascesa attraverso l'intermedio.
Quanto sarà mirabile l'opera tua se ti conformerai all'opera di entrambe le nature.
In questo modo sarai in grado di concepire e partorire con la memoria e con l'intelletto la struttura e la concatenazione del triplice mondo.
I sensi e i loro organi, le potenze e gli atti si riconducono a un unico centro, donde devono ornare il vicino atrio della fantasia con forme che entrano nella camera della memoria attraverso il triclinio del pensiero.
Per colui che desidera ricordare... certe cose viste e udite mille volte sfuggono nel momento meno opportuno e altre con cui i sensi sono venuti a contatto una sola volta e in modo superficiale, quando sono destinate a durare in eterno, si impadroniscono degli intimi recessi della memoria; poiché queste, assorbite dalla fantasia stessa, sono state assimilate tramite il pensiero.
Se dunque la fantasia non avrà bussato abbastanza vivacemente, il pensiero non aprirà e se questo "pensiero-usciere" non apre, la madre delle Muse, sdegnata, non le riceverà.
Il principio sta nell'aver considerato ciò per cui la memoria concepisce e trattiene in sé per partorire al momento opportuno e tramite certe apparenze superficiali attraverso la vista vengono mosse le varie passioni dell'animo.
Bada poi a non restringere le facoltà dell'anima ritenendo che la memoria sia legata agli organi corporei.
Questo in verità accade a coloro che, cercando a occhi chiusi lo spirito nella testa, pretendono di procurarsi la reminescenza, di richiamare le immagini dimenticate....quanto più insistono e fan pressione, tanto sono resi immemori.
La memoria proviene da un "trasporto", per cui non tramite gli occhi, ma tramite una certa facoltà senza nome dell'animo, che è collocata nel genere dell'intenzione o della tensione verso qualcosa, vede anche ciò che è nascosto e quasi posto in disparte.
Una cosa più è lontana, tanto più è da attribuirsi all'anima quanto più riconosciamo che essa è distante dai confini della materia.
Benché appaia all'anima l'immagine presente, dobbiamo rivolgere la nostra attenzione a osservare non essa ma come tramite essa.
È abbastanza evidente che i nostri sensi più interni agiscono più facilmente ed efficacemente se i sensi esterni sono sopiti...
Colui che propose di credere che la virtù si realizza nell'infermità, comprese che la virtù dell'animo fiorisce alla sfioritura delle virtù del corpo.
Smettiamo di ammirare quelle apparenze presentate dai sensi, che sono come le ombre delle cose e facciamo in modo nell'intimo di tornare ad ascoltare nell'animo il discorso dell'intelletto - guida che ci è proprio.
Ciò che deve essere concepito sulla verità delle cose non può essere espresso compiutamente da alcuna apparenza sensibile, ma l'assenza delle cose si insinua in noi come per un ordine che dà i suoi accidenti.
Noi esprimiamo queste cose con segni e certi simboli, poiché le nostre parole sono ancora insufficienti a dire di più.
Tratto da "Il sigillo dei sigilli" di Giordano Bruno

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