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giovedì 20 ottobre 2016

Il culto delle caverne


Il culto delle caverne è sempre connesso all'idea di "luogo interiore" o di "luogo centrale", il simbolo della caverna e quello del cuore, sotto questo aspetto, sono assai vicini l'uno all'altro.
D'altra parte, esistono realmente in Asia centrale come in America e forse anche altrove, caverne e sotterranei dove alcuni centri iniziatici hanno potuto sussistere per secoli.
Possiamo ritenere persino che siano state ragioni di ordine simbolico a determinare la scelta di luoghi sotterranei dove installare tali centri iniziatici, piuttosto che ragioni di semplice prudenza.
Vi è una tradizione che presenta un interesse particolare per il concetto di luogo interiore o centrale: la troviamo nel Giudaismo e concerne una città misteriosa chiamata "Luz".
Questo nome, in origine, era quello del luogo  dove Giacobbe ebbe il sogno in seguito al quale lo chiamò "Beith-El", cioè casa di Dio.
È detto che l'Angelo della Morte non può penetrare in questa città e non vi ha alcun potere; e con un raffronto piuttosto singolare ma non molto significativo, alcuni la situano vicino all'"Alborj" che,  anche per i persiani è il soggiorno dell'immortalità.
Vicino a Luz vi è si dice un mandorlo (chiamato luz in ebraico) alla base del quale si trova una cavità attraverso cui  si penetra in un sotterraneo; e questo sotterraneo conduce alla città che è completamente nascosta.
La parola luz, nelle sue diverse accezioni, sembra per altro derivare da una radice che designa tutto ciò che è nascosto,  coperto, avviluppato, silenzioso, segreto.
Si avvicina di solito "coelum" dal greco "koilon", cavo; ma bisogna osservare che la forma più antica e più corretta sembra essere "caelum" che ricorda la parola "caelare" nascondere.
D'altra parte in sancrito "Varuna" deriva dalla radice "var", coprire ( che è anche il significato della radice "kal" alla quale si ricollegano il latino "celare" altra forma di "caelare" e il suo sinonimo greco "kaluptein"); e il greco "Ouranos" è un'altra forma dello stesso nome, poiché "var" si trasforma in "ur".
Tali parole dunque possono significare "ciò che scopre", "ciò che nasconde", ma anche "ciò che è nascosto" e  quest'ultimo significato è duplice: cioè che è  nascosto ai sensi, il regno sovrasensibile; e, nei periodi di occultamento e di oscuramento, la tradizione che cessa di essere manifestata esteriormente e apertamente, allorché il mondo celeste diviene il mondo sotterraneo.
Tratto da " Il Re del Mondo" di Réne Guénon

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