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martedì 27 settembre 2016

Il numero come fondamento di tutte le cose

La quantità, numero in sé, infinito, la qualità di un'idea.
È grazie alla Quantità  (ideale) che noi conosciamo la pluralità delle cose.
Perciò la quantità in sé produce tale pluralità.
C'è più di un'idea, ce ne sono molte, quindi una volta che ce n'è più di una, ce n'è un numero infinito.
Il numero, allora, precede l'idea.
È stata una profonda intuizione dei discepoli di Pitagora quella di porre il numero a fondamento di tutte le cose.
I tre mondi: il mondo casuale, il mondo intellettuale e il mondo numerico.
La realtà del mondo "materiale" dipende dal numero. In questo mondo-risultato siamo come ogni ente, meri numeri.
Ma i numeri hanno una logica, una ragione.
Non presuppongono nient'altro. (Neanche la coscienza di essi)
Ma i numeri hanno un ordine. Per questo, al di sopra dei numeri c'è la ragione dei numeri.
Questa ragione è del tutto immanente ai numeri.
La pensiamo soltanto grazie a quel fenomeno che ha luogo tra i numeri e che chiamiamo Legge.
Ma questa ragione deve avere un'ordine, una causa.
Quindi al di sopra del mondo razionale c'è il mondo causale.
Il mondo numerico è retto dagli dei; vale a dire, relativamente al mondo che concepiamo, il politeismo è la Verità.
Ma nel mondo razionale non ci sono più dei, o meglio, questo mondo è al di sopra degli dei.
Esso non è reale:  cioè non c'è niente in noi che ci permetta di affermarne l'esistenza.
Il mondo razionale non può essere raggiunto né  dai sensi che insegnano l'idea di Realtà, né dalla ragione, che insegna l'idea di Legge, né dalla Coscienza, che insegna l'idea di Essere.
Nessuna nostra facoltà, nessuna modalità di percezione ci può innalzare fino al mondo razionale; tutt'al più possiamo scorgere il riflesso tra i numeri.
Perché ci sono numeri, relazioni fra numeri  (riflesso della Ragione), esistenza  (astratta) di numeri e relazioni fra loro, in quanto il dato comune fra numeri e le loro relazioni consiste nell'essere "cose" che esistono.
Ciò che il pensiero concepisce come infinitamente divisibile non e la materia,  ma l'idea astratta di materia.
La matematica è una scienza soltanto al proprio interno.
Non è applicabile alla realtà.
Tratto da " Pagine esoteriche " di Fernando Pessoa

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