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giovedì 16 giugno 2016

"Telos" e teologia


C'è qualcosa in serbo per me.
Sono destinato a diventare....
"Teologia" è il termine usato per indicare la convinzione che gli eventi abbiano un finalità, siano attirati da uno scopo verso un preciso fine.
Telos significa "scopo, fine, adempimento".
Si contrappone a "causa" nella nostra accezione moderna.
La casualità domanda: "Chi ha dato il via a questo evento?", e immagina gli eventi come sospinti da dietro, dal passato.
La teologia invece domanda: "Qual è  il fine?", e concepisce gli eventi come indirizzati verso una meta.
Sinonimo di teologia è  finalismo, la concezione secondo cui ciascuno di noi, e come noi l'universo stesso, muove verso una meta finale.
La teologia conferisce una logica all'esistenza.
Fornisce un'interpretazione razionale dello scopo a lungo termine della vita.
E legge qualsiasi cosa accade nella vita come una conferma di questa visione a lungo raggio: per esempio, come volontà di Dio, disegno divino.
Se però lasciamo cadere il suffisso "logia" e ci atteniamo a "telos", possiamo ritornare al suo significato originale, formulato da Aristotele: "Ciò per cui".
Telos fornisce una ragione limitata, specifica per cui compio la mia azione.
Si immagina, sì, uno scopo per ogni azione, ma non formula uno scopo dominante per tutto l'agire in generale; quello sarebbe teologia o finalismo.
La ghianda sembra seguire questo schema circoscritto.
Non indulge in filosofie di ampia portata.
Ti fa battere il cuore, esplode in un eccesso di rabbia, eccita, chiama, pretende; ma raramente offre uno scopo grandioso.
La forza di attrazione dello scopo è intensa e improvvisa; ci si sente molto risoluti.
Ma in che cosa consista esattamente lo scopo e il come arrivarci rimangono nel vago.
Il telos può essere duplice a volte, o addirittura triplice, e non sapersi decidere....
Lo scopo di solito non si presenta come una meta nettamente inquadrata, bensì come un'urgenza indefinita, che turba, unità a un senso di indubbia importanza.
L'idea di telos conferisce valore a ciò che accade, perché considera ciascun evento come dotato di uno scopo.
Le cose avvengono per un qualcosa. Hanno un'intenzionalità.
Telos conferisce importanza agli eventi.
Ma basta aggiungere il suffisso "logia", e subito quel valore acquista un nome. Viene detto qual è l'intenzione del capriccio e dell'ossessione.
La teologia osa pronunciare il nome dello scopo.
Se sai già quale sia lo scopo di un sintomo,  derubi il sintomo delle sue peculiari intenzioni.
Perdi rispetto per il suo autonomo scopo e in questo modo ne sminuisci il valore.
La ghianda non si comporta tanto come una guida personale, quanto piuttosto come uno stile mobile, una dinamica interna che conferisce alle occasioni il sentimento che abbiano uno scopo; di lì quel senso di importanza: questo momento, apparentemente banale, è significativo, mentre quell'evento apparentemente importante, non conta poi molto.
Ecco diciamo che alla ghianda interessa di più l'aspetto animico degli eventi, è più attenta a ciò che fa bene all'anima che a ciò che noi pensiamo faccia bene a noi stessi.
Tratto da "Il codice dell'anima" di James Hillman

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