Follow by Email

giovedì 26 maggio 2016

Gli accidenti


Se la nostra bussola è  puntata troppo fissamente sul lontano orizzonte e se la nostra visione teologica sa esattamente dove dovremmo andare e come fare per arrivarci e dove ci troviamo ora, non riusciremo a scoprire alcun senso negli accidenti avversi.
Ciò che conta non è tanto stabilire se un'interferenza abbia o no uno scopo; è  importante, piuttosto, guardare con occhio sensibile allo scopo e cercare il valore nell'imprevisto.
Il mondo è  governato dalla follia non meno che dalla saggezza, dal caos non meno che dall'ordine.
È  altrettanto fatalistico o teologico il credere nella casualità del cosmo quanto lo è  il credere in un disegno cosmico.
L'occhio sensibile allo scopo si limita a scrutare ciascun "accidente", come vengono chiamati questi eventi, per leggervi ciò  che esso dice di sé. Perché l'anima vuole accomodarlo dentro la sua forma.
La forma non solo integra la caduta,  ma se ne nutre.
La forma trova uno scopo e si piega ad accomodarlo dentro di sé.
(Come ad esempio le) piccole (?) cose accidentali che ci portiamo dietro dall'infanzia e che ricevono significato dall'anima.
Ciò  che le serve, l'anima lo usa.
Sono strabilianti, anzi, la saggezza e il senso pratico che essa dimostra nell'utilizzare accidenti e disgrazie.
Saggezza in greco era sophia ("filo-sofia" è dunque l'amore per la saggezza) e aveva un significato molto pratico, riferito in origine alle arti che richiedono destrezza manuale, in particolare all'arte del timoniere.
La saggezza del timoniere si manifesta nell'arte di compiere minimi aggiustamenti con la barra del timone, in accordo con le variazioni accidentali delle onde, del vento, del carico.
Il daimon, facendo costantemente la stima di eventi che sembrerebbero farci deviare dalla nostra rotta, insegna appunto questo tipo di saggezza.
Esiste un'arte del crescere, cioè discendere; è  la saggezza di osservare le cose con un occhio ai loro effetti.
Già in Aristotele l'anims era concepita insieme come la forma e il motore dei corpi.
La forma, che è  data dall'inizio come immagine della parte assegnataci,  si sposta via via che noi ci muoviamo.
Questa forma (immagine, daimon, vocazione,  angelo, cuore, ghianda, anima, modello, carattere) rimane fedele alla sua forma.
Tratto da "Il codice dell'anima" di James Hillman

Nessun commento:

Posta un commento

Google+