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giovedì 7 aprile 2016

La "mediocrità"

Può essere un angelo mediocre? 
Una vocazione alla mediocrità?
In fondo la maggior parte di noi trascorre l'esistenza al sicuro... intorno alla media, guardiamo con invidia e timore le rare eccezioni che premono per sfuggire agli estremi. "Mediocre" tende a significare "senza tratti distintivi", mentre agli snob piacciono tanto le griffe che distinguono il loro stile dalla massa.
Nessuna anima è mediocre, per convenzionali che siano i nostri gusti personali e per medie che siano le nostre prestazioni in tutto.
Di un'anima si può dire che è vecchia, o saggia, o tenera.
Parlando di una persona diciamo che ha una bella anima, o è ferita nell'anima, che ha un'anima profonda o grande, o che è un'anima bella, cioè semplice, fanciullesca, ingenua.
Ma non diremo mai: "La tale ha un'anima di ceto medio"; termini come "medio", "usuale", "tipico", "normale", "mediocre" non si accompagnano con "anima".
Non ci sono parametri standard per il daimon.
Non possiamo far coincidere la mediocrità dell'anima con il mestiere mediocre che una persona fa, perché potrà essere mediocre il lavoro in sé, ma non il modo in cui è svolto.
Ciascuno è "uno" in virtù del suo stile.
Siamo tutti segnati; ciascuno di noi è al singolare.
Per l'anima, l'idea di mediocrità non ha senso.
Attenti però a non confondere un dono particolare con la vocazione dell'anima.
Molti sono i chiamati, pochi gli eletti; molti hanno talento, pochi il carattere che può realizzare quel talento.
È il carattere il mistero; e il carattere è individuale.
Alcuni possono nascere senza un talento particolare per una cosa precisa.
Ciò che determina l'eminenza non è tanto una vocazione alla grandezza, quanto la chiamata del carattere, l'impossibilità di essere  diverso da quello che sei nella ghianda, e allora le ubbidisci fedelmente, oppure sei incalzato senza scampo dal suo sogno.
La teoria della ghianda afferma che ciascuno di noi è un eletto.
Il fatto stesso di essere dei "ciascuni" presuppone una ghianda unica e irripetibile che caratterizza ogni persona.
L'errore è: il carattere non è quello che faccio, ma il modo in cui lo faccio.
È la vocazione all'armonia dell'uomo.
E si rifiuta di identificare l'individualità con l'eccentricità.
La vocazione accompagna la vita e la guida in maniera impercettibile e in forme meno vistose di quelle a cui si assiste nelle figure esemplari.
Una vocazione all'onestà invece che al successo, al prendersi cura dell'altro, al servire e lottare per amore della vita.
Finché giudicheremo le persone in base alla loro capacità salariale o a una specifica competenza, non vedremo il loro carattere.
La messa a fuoco della nostra lente è  stata calibrata sui valori medi che la rendono più adatta a individuare, semmai, i mostri.
Tratto da "Il codice dell'anima" di James Hillman

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