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venerdì 1 aprile 2016

Il 'numero'


"La convenzione può  apparire arbitraria, come un avvenimento può apparire "fortuito" a chi ne ignora le cause"
I matematici nell'epoca moderna e ancor più nell'epoca contemporanea, sembrano ormai giunti a ignorare che cosa sia veramente il numero; e con ciò non intendiamo parlare soltanto del numero nel senso analogico e simbolico in cui l'intendevano i Pitagorici e i Kabbalisti.
I matematici riducono tutta la loro scienza al calcolo, secondo la concezione più ristretta che ci possa formare, considerato cioè come un semplice insieme di procedimenti più o meno artificiali, che valgono unicamente per le applicazioni pratiche cui danno luogo.
Essi sostituiscono il numero con la cifra, e, del resto, questa confusione del numero con la è così diffusa ai giorni nostri che la si potrebbe facilmente ritrovare a ogni istante fin nelle espressioni del linguaggio corrente.
La cifra non è nulla più che l'abito del numero; non diciamo nemmeno il corpo,  perché è  piuttosto la forma geometrica che,  sotto certi aspetti, può essere legittimamente considerata come costituente il vero corpo del numero, come mostrano le teorie degli antichi sui poligoni e i poliedri, messi in rapporto diretto col simbolismo dei numeri; e ciò si accorda d'altronde col fatto che ogni "incorporazione" implica necessariamente una "spazializzazione".
Non vogliamo dire che le cifre stesse siano segni completamente arbitrari la cui forma sarebbe stata determinata  dalla fantasia di individui: deve valere per i caratteri numerici quello che vale per i caratteri alfabetici, dai quali del resto in certe lingue non si distinguono (l'ebraico, il greco come pure l'arabo prima che fosse introdotto l'uso delle cifre di origine indiana), potendosi applicare sia agli uni che agli altri la nozione di un'origine geroglifica, cioè idrografica o simbolica.
I matematici non solo non si chiedono più  quale possa essere questo significato, ma sembra persino che non vogliano ve ne sia uno.
Gli scienziati ignorano che la realtà di origine matematico, al pari di tutte le altre, possono soltanto essere scoperte e non inventate, mentre loro immaginano volentieri che tutta la loro scienza non sia né debba essere nient'altro che una "costruzione dello spirito umano", il che, a dar loro retta, la ridurrebbero ad essere in verità ben poca cosa.
Il ruolo di coloro che vengono chiamati "grandi uomini" è,in buona parte, un ruolo di "ricettori", benché di solito essi stessi i primi a illudersi sulla propria "originalità".
Tratto da "I principi del calcolo infinitesimale" di René Guénon

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