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venerdì 4 marzo 2016

Fantasia immaginativa

"Un aspetto più  importante per  la cultura che non il tessuto sociale è la necessità dell'immaginazione"
Perché non è dall'autoritarismo o dalla confusione dei genitori che i figli fuggono; i figli fuggono dal vuoto insopportabile del vivere in una famiglia senza altre fantasie che il fare compere, lavare la macchina e scambiarsi convenevoli.
Il grande valore delle fantasie dei genitori, per i figli, è di obbligarli a opporsi, a riconoscere che il proprio cuore è eccentrico, diverso, insofferente dell'ombra che su di esso getta l'occhio dei familiari.
Se non altro, la ghianda avrà una sfida da superare, una realtà contro cui combattere,  la realtà delle fantasie dei genitori, che può portare a smascherare la superstizione parentale stessa, a vedere che io non sono condizionato dai miei genitori, non sono il loro risultato.
La ghianda ha bisogno di personificazioni viventi delle fantasie, di persone in carne ed ossa la cui vita assomigli a un romanzo di appendice, il cui comportamento, modo di parlare è di vestirsi apporti una ventata di pura fantasia.
La possibilità di stringere relazione che oltrepassano l'orizzonte solito, un'estensione dell'immaginazione dal familiare al romanzesco, dal padre e madre a quei personaggi chiacchierati, leggendari ma raramente visti, perché stanno in carcere, in paesi lontani o sono scomparsi anni fa.
Le storie romanzate di gente "fuori" evocano come la magia immagini del possibile che sono salutari per potenzialità contenute nella ghianda.
Su che cosa si basa l'attrazione esercitata d teatro, dal baule dei travestimenti, dai nasi finti, dalle sedute davanti allo specchio con trucchi e ceroni?
Lo scopo non sarà quello di uscire dalla forma in cui mi hanno calato per svelare magicamente l'immagine del cuore? È  possibile liberarsi il mio genio dal sarcofago dell'adattamento con l'improvvisa visione di un'altro possibile inquilino?
Se i genitori non possono essere mentori né,  all'estremo opposto, degli svitati, possono però, se non altro, lasciare dischiusa la porta alle invasioni dall'altro lato dello specchio, rammentando così al bambino la sua appartenenza di fondo all'angelo che chiama.
Che si trattino con rispetto le attività ossessive dei bambini sull'immaginazione nei sogni, nelle fantasticherie, nella follia, nella scrittura creativa e nei bambini.
Finché dura l'attività immaginativa, è  come se fossimo fuori di noi, in un altro territorio.
A volte si tratta solo di uno stato di fantasticheria, lo sguardo nel vuoto,  un'assenza; altre volte invece si dispiega nei partcolarti di un progetto futuro; altre ancora può essere una visione estatica, come quella dei santi.
La sua realtà ci possiede al punto che "fantasia", "immaginazione", "visione" non sono le parole giuste: sembra tutto troppo vero e troppo importante. In particolare i bambini sotto i dieci anni, ma anche gli adolescenti e naturalmente i vecchi si ritrovano attirati di continuo in questo stato,  fuori dalla realtà ordinaria.
L'attività immaginativa esige attenzione assoluta.
Quando si trova nelterritorio dell'immaginazione, la mente non può  tollerare interruzioni.
E quando un bambino sta seduto per terra tutto sporco e bagnato con tre bambole in braccio, oppure, in giardino, corre come un forsennato dentro e fuori dai cespugli, è  intento al suo lavoro tanto quanto lo siamo noi.
Anzi, forse di più.
Il gioco è il lavoro dei bambini.
Prendere in braccio il piccolo lavoratore e toglierlo dal bagnato,  chiamarlo in casa perché si vesta e rimetta tutto in ordine, prima che abbia finito quello che sta facendo, è  un'illecita interruzione.
La ghianda è  ossessiva.
È tutta e solo concentrazione, come una goccia di essenza, non si può diluire.
I comportamenti infatti elaborano questa alta densità. Il bambino mette i  gioco il codice germinale che lo spinge dentro queste attività ossessive.
Attraverso la sua concentrazione, il bambino crea spazio vitale...permette a questa verità di articolarsi in stili e forme e strumentazioni in cui egli può esercitarsi soltanto ossessivamente, rispettivamente, fino a esaurimento.
Ci vuole rispetto.
Per favore bussare prima di entrare.
Tratto da "Il codice dell'anima" di James Hillman

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